Oggetto del Consiglio n. 87 del 1° ottobre 2008 - Resoconto
OGGETTO N. 87/XIII - Presa d'atto della dichiarazione di ineleggibilità a Consigliere regionale di Norbiato Carlo, dell'annullamento della convalida della sua elezione e sua sostituzione. Convalida del neo Consigliere Prola Piero.
Il Consiglio
Premesso che:
- la Corte d'Appello di Torino - Sezione Feriale - nell'udienza del 10 settembre 2008 ha pronunciato la sentenza n. 1258 sul ricorso elettorale presentato, ai sensi del combinato disposto degli articoli 11 della legge regionale 7 agosto 2007, n. 20, e 22 della legge 5 agosto 1962, n. 1257, in data 23 luglio 2008, da Leonardo Tamone, Paolo Louvin, Mario Vietti e Gino Bortoli contro Carlo Norbiato, annullando la delibera della sua convalida alla carica di Consigliere regionale e dichiarando la situazione di ineleggibilità in cui versava il medesimo al momento della consultazione elettorale. Tale sentenza è stata notificata al Consiglio regionale il 23 settembre 2008 ed è stata comunicata all'interessato in pari data;
- l'articolo 57 della legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3, stabilisce che il seggio che rimanga vacante per nullità dell'elezione di un Consigliere è attribuito al candidato che nella medesima lista segue immediatamente, quanto a voti di preferenza ottenuti, l'ultimo eletto, nell'ordine accertato dall'organo di verifica dei poteri;
- la Corte d'Appello di Torino, con la sentenza sopra citata, ha provveduto a sostituire l'eletto Norbiato con il primo dei candidati risultati non eletti nella lista Union Valdôtaine, ovvero Piero Prola, in quanto dal verbale dell'Ufficio Elettorale Regionale presso il Tribunale di Aosta, chiuso in data 12 giugno 2008, riguardante l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta avvenuta il 25 maggio 2008, risulta che nella lista n. 4, avente il contrassegno "Union Valdôtaine", il primo dei candidati non eletti risulta essere il Signor Piero Prola con una cifra individuale di 1657;
Ravvisata la necessità di prendere atto della dichiarazione d'ineleggibilità a Consigliere regionale di Carlo Norbiato e dell'annullamento della convalida della sua elezione disposta dalla Corte d'Appello di Torino e di procedere alla convalida del neo Consigliere Piero Prola, sempre che non sussistano nei suoi confronti motivi o condizioni di ineleggibilità o di incompatibilità, così come previsto dalla legge regionale 7 agosto 2007, n. 20.
Considerato che dalle risultanze dei riscontri effettuati dagli uffici non sussistono cause di ineleggibilità o di incompatibilità nei confronti dell'eletto Piero Prola;
Vista la legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3 e la legge regionale 7 agosto 2007, n. 20;
Preso atto che la Corte d'Appello di Torino ha dichiarato l'ineleggibilità a Consigliere regionale di Carlo Norbiato, l'annullamento della convalida della sua elezione e la sua sostituzione con il primo dei candidati non eletti nella lista dell'Union Valdôtaine;
delibera
di convalidare l'elezione a Consigliere regionale del Sig. Piero Prola, attribuendo al medesimo il seggio rimasto vacante a seguito dell'annullamento dell'elezione del Consigliere Carlo Norbiato.
Président - Chers collègues, je crois judicieux réunir la discussion sur les points n° 2.1 et n° 2.2, il y aura après une différente votation, mais la discussion on peut la réunir si vous êtes d'accord. En raison du jugement prononcé par la Cour d'Appel de Turin, lors de l'audience du 10 septembre 2008 concernant le recours présenté par MM. Leonardo Tamone, Paolo Louvin, Mario Vietti, Gino Bortoli, qui a annulé les délibérations du Conseil n° 4 et n° 5 du 1er juillet 2008 concernant la validation des Conseillers régionaux Albert Lanièce et Carlo Norbiato, le Conseil de la Vallée d'Aoste, ayant pris acte de la déclaration d'inéligibilité des Conseillers susmentionnés, est tenu à procéder à leur remplacement.
La Cour d'Appel de Turin, par la sentence évoquée auparavant, a également défini que le remplacement de Carlo Norbiato doit se faire avec le premier des candidats non élus dans la liste n° 4, "Union Valdôtaine", à savoir Piero Prola, tel qu'il est décrit dans le procès-verbal du Bureau électoral régional auprès du Tribunal d'Aoste, concernant l'élection du Conseil de la Vallée d'Aoste du 25 mai 2008. Le remplacement de Albert Lanièce doit se faire avec le premier des candidats non élus dans la liste n° 4, "Union Valdôtaine", et qui est déterminé dans la personne de Gabriele Maquignaz, compte tenu du remplacement d'un autre élu décidé par la Cour même le 10 septembre par un jugement séparé et compte tenu du procès verbal du Bureau électoral régional auprès du tribunal, concernant l'élection du Conseil de la Vallée d'Aoste du 25 mai 2008. Il est donc nécessaire de procéder séparément à la validation du nouveau Conseiller Piero Prola et du nouveau Conseiller Gabriele Maquignaz, à moins évidemment qu'il n'existe des causes d'inéligibilité ou d'incompatibilité. Les vérifications qui ont été effectuées à ce propos par le Bureau du secrétariat n'ont relevé aucune cause d'inéligibilité, ni d'incompatibilité concernant les deux candidats. J'ouvre la discussion sur ce sujet.
La parole au Conseiller Louvin.
Louvin (VdAV-R) - Merci M. Président... l'affaire est déjà connue, abbiamo però da dirci in quest'aula alcune cose e credo sia giunto il tempo di farlo perché abbiamo rinviato la presa d'atto delle sentenze della Corte di Appello nella scorsa settimana. Crediamo quindi che questo Consiglio debba delle scuse: questo Consiglio come Assemblea, in particolare la maggioranza che ha orientato il 1° luglio l'Assemblea nella direzione di non fare il suo lavoro.
Il suo lavoro era molto semplice, non grato certamente perché mai è piacevole pronunciarsi nei confronti di alcuni colleghi. Almeno in questo caso, quando addirittura il supporto tecnico di tale Consiglio, una segreteria generale che crediamo imparziale, "mette nero su bianco" e senza ombra di dubbio che sussistono cause di ineleggibilità nei confronti di uno dei nostri colleghi, sarebbe stato doveroso prendere atto di questa situazione e pronunciarsi di conseguenza.
In quella circostanza, il Presidente della Regione, allora non ancora Presidente perché eravamo nella fase costitutiva dell'Assemblea, è stato tranchant: "l'assemblée a été légitimée par un vote, on prend acte du vote qui a été librement exprimé et on va valider pour tous les Conseillers présents". È stato Carlo V ad Alghero a proclamare "todos caballeros" e in quella circostanza la proposta del collega Rollandin a nome del suo gruppo fu quella di una proclamazione generale, di un'assoluzione generale, urbi et orbi, dell'Assemblea. Questo ha portato a reagire un certo numero di cittadini, alcuni dei quali sostenuti da forze politiche e noi non abbiamo mai "nascosto il nostro dito". Accanto al ricorso di coloro che hanno introdotto il giudizio ci sono state forze politiche fra cui "Vallée d'Aoste Vive-Renouveau Valdôtain", ma anche altri cittadini hanno "messo mano al portafoglio" per chiedere che fossero rispettate delle regole che a noi competeva far rispettare, a noi consiglieri per primi.
Il fatto di tacere in questo momento di fronte a tale situazione - ripeto, sono al punto n. 2.1, quindi alla "questione Norbiato" in particolar modo -, è stato grave, tanto più che la stessa Corte di Appello parla non di infondatezza, ma di assoluta infondatezza delle tesi propugnate, dichiara la deliberazione illegittima... e della tesi sostenuta dai resistenti parla in termini di "assurdità", di "stridore con la logica". Ho letto molte sentenze nella mia attività professionale, ma mai ho visto "girare così fortemente il cacciavite" nel sottolineare l'infondatezza della tesi di resistenza. Perché questo Consiglio non deve dire di avere sbagliato? Perché non deve dire che era suo onere e dovere fare qualcosa che non mettesse dei cittadini, delle forze politiche, dei soggetti che operano in questa Valle in condizione di dover chiedere in un Tribunale il rispetto della legalità? Questa non era - ci teniamo a dirlo - una bega fra privati, questa era una procedura costitutiva dell'Assemblea, di fronte alla quale il silenzio è stato obiettivamente un silenzio colpevole.
In parte diversa la "questione Lanièce", perché su questa - chi ha avuto modo di leggere la sentenza ha fatto sicuramente questo rilievo - vi possono essere delle argomentazioni che, per quanto a noi paiano deboli, possano aver fatto ritenere la questione opinabile, ma di tale sentenza una cosa vorremmo che fosse detta in quest'aula ed è la riaffermazione del principio che le norme sono stabilite proprio per evitare che si turbi o si condizioni la libera decisione degli elettori.
Ora, non era vero quello che affermava il collega Rollandin il 1° luglio, che "ce vote a été librement exprimé", due Consiglieri della sua forza politica erano in condizioni da non potersi candidare, hanno raggiunto un consenso individuale importante dell'ordine di circa 5.000 preferenze nel complesso. Queste non sono cose che possono essere ignorate e mi dispiace che si colga solo l'occasione per delegittimare la legge, per dire che la legge era mal fatta. Vi è anche uno spirito e un'intenzione nelle leggi. Difenderle con le "tesi del diaframma", ossia del fatto che "noi abbiamo nominato il Consiglio di amministrazione ed è il Consiglio che ha nominato il Presidente"... non ha tenuto. Lo stabilirà poi la Corte di Cassazione, se si farà ricorso, se queste tesi siano fondate o meno. Al momento ci preme solo dire che siamo di fronte a due sentenze - e ci torneremo fra poco - esecutive della Corte d'Appello di Torino, che ha ritenuto di accogliere la lamentela di cittadini valdostani che hanno messo - ripeto - mano al portafoglio per ottenere delle ragioni che almeno in un caso, con assoluta trasparenza, doveva essere dovere di questa Assemblea regolare secondo giustizia.
Chiediamo che almeno moralmente siano formulate delle scuse nei confronti della cittadinanza valdostana.
Président - La parole au Conseiller Donzel.
Donzel (PD) - Egregio Presidente, care colleghe e cari colleghi, ho già avuto modo di dire che ci sono argomenti che ci interessano, che stanno più a cuore a noi e alla cittadinanza, di questo che si trascina ormai da mesi; voglio ribadire che la responsabilità di questo dibattito che si sta attorcigliando su sé stesso è di chi non ha rispettato la legge fin dall'inizio. Premesso che esiste ancora un grado di giudizio dopo la sentenza in Corte di Appello, sentenza peraltro resa esecutiva e applicata subito - lo vedremo fra un po' - a beneficio di due nuovi Consiglieri, aspettando che la Corte di Cassazione scriva la parola fine a questa triste vicenda, chiediamoci cosa fa la politica. Ribadito che mai in quest'aula abbiamo condotto battaglie di carattere personale, ma riteniamo di profilo istituzionale, ciò nondimeno reputiamo opportuno rimarcare che oggi stiamo scrivendo una brutta pagina della storia politica del Consiglio regionale in Valle d'Aosta e voglio sottolinearlo con particolare vigore. Questo non è imputabile, come qualche volta in passato si è fatto... legato a presunti comportamenti scorretti o "sopra le righe" della minoranza, ma all'ottusità con cui la maggioranza persegue i suoi fini e i suoi disegni. In alcun modo chi ha diritto-dovere di governare sta creando un clima di fattiva collaborazione, ma semplicemente intende riaffermare con la forza dei numeri la forza ben più grande del buon senso. Ingenuità politica la mia, un atteggiamento donchisciottesco? No, Signori miei. È l'Europa che ci chiama ad essere diversi, sono le grandi difficoltà del sistema economico occidentale che ci chiamano ad assumere una maggiore responsabilità in queste situazioni. L'Europa? Facciamo un esempio. È successo in questi giorni che, rispetto ad una direttiva europea che prevede l'allungamento dell'orario di lavoro, la Camera dei Deputati della Spagna, non 35 Consiglieri, ma ben oltre 300 Deputati, abbia votato all'unanimità una risoluzione di indirizzo. Socialisti e popolari insieme, Autonomisti baschi e catalani e la Sinistra hanno guardato ben più in là del loro naso.
Visto che un mio dotto collega che siede agli antipodi in Consiglio regionale l'altra volta ha citato Cicerone, mi rifarò alla voce più umile, ma non meno efficace di uno schivo, Fedro, che ebbe a vivere sotto imperatori e sotto i loro volubili umori, egli diceva: "contra potentes nemo est munitus satis", che per chi non ha avuto la fortuna di studiare il latino vuol dire che nessuno è sufficientemente difeso contro i potenti. Noi, povere tartarughe, neanche dalla Magistratura riusciremo mai ad ottenere giustizia. Si afferma qui oggi un pensiero che spesso abbiamo udito per le calle dei nostri villaggi, ossia che la legge può essere facilmente aggirata dall'uomo di potere. Quale orrore! La rassegnazione del cittadino che sa come i potenti possano sempre farsi beffe della legge e solo l'umile popolano è tenuto all'obbedienza della stessa; chi sgarra paga se non ha il portafoglio gonfio o le spalle coperte dal Signore di turno. Non a questo siamo stati educati, non è certo questo che ci ha insegnato l'articolo 3 della Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge": questo sarebbe dunque il nostro dovere. Noi invece abbiamo assistito alla violazione della legge prima e all'aggiramento della stessa poi, tanto valeva dirci votate come volete, tanto l'Assessore sarà X o Y indipendentemente dal vostro voto e qui si verifica quasi un paradosso referendario: chi si oppose all'elezione diretta della Giunta ora si inventa una Giunta con più Assessori, con l'introduzione dell'Assessore tecnico...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
... non dica nulla sui costi della politica che mi paiono un'inezia di fronte alla gravità dell'atto politico. Guardo fra le file della maggioranza, dove siedono persone che per competenza ed esperienza ben avrebbero potuto ricoprire tale incarico. Sono da sempre un fautore della democrazia, non oggi per la prima volta ho usato queste parole. Chi mi conosce sa che ho sostenuto questioni come questa anche con battaglie dure all'interno del mio partito riguardo al limite dei mandati, con l'ottica che in una democrazia nessuno è insostituibile! Alle volte bisogna fare a meno del migliore: "si rimbocchino le maniche" i meno dotati, ma sempre, se si vuol salvaguardare il più prezioso bene che abbiamo, ossia la democrazia, occorre affidarsi a meccanismi legali, al ricambio. L'alternativa è l'affermazione di un sistema aristocratico, monarchico. Sono parole grosse, "stiamo con i piedi per terra". Ebbene, a qualche mese dalle elezioni ci dite, voi la potente maggioranza blindata del centrismo autonomista, che dobbiamo aspettare una sentenza della Corte di Cassazione, che ci dica se l'Assessore è o non è... se Tizio, Caio o Sempronio hanno o non hanno violato le norme. È stata violata una legge elettorale, discutibile, ma è stata votata con ampia maggioranza; tale legge non è stata rispettata: questo dice oggi la Corte d'Appello, tanto che la sentenza è esecutiva! Finalmente apprendiamo dai giornali che anche qualche coscienza unionista comincia a porsi il problema della commissione elettorale... del partito... che non ha vagliato le candidature rispetto alla legge; era l'ora! Noi lo diciamo da tempo.
La nostra è stata definita opposizione molle, perché siamo educati, rispettosi del Regolamento che ci siamo dati e non indulgiamo a dati folcloristici; certo, molle come l'acqua del poeta Ovidio che modella e scalfisce la dura roccia. Prima si è invocato il voto popolare, ora ci si affida alla Corte di Cassazione per dirimere una questione interna, stravolgendo una linea tenuta fino ad oggi e dopo aver contestato chi era ricorso alla Magistratura. Ora ci si aggrappa al sistema garantista, dico: bene, sia questo valido oggi e domani. Mi chiedo se con tali comportamenti vogliamo motivare la gente alla partecipazione democratica, ma vengo alla questione più importante e delicata per noi del "Partito Democratico": parafrasando la famosa trilogia di Calvino, assistiamo alla storia dell'Assessore rampante ieri, dell'Assessore dimezzato oggi, dell'Assessore inesistente domani. Questa dell'Assessorato dimezzato, del rischio di un Assessore che si aggira per le stanze del Palazzo a chiedersi: "durerò o non durerò" è una questione grave per noi, mentre in un momento delicato come questo servono scelte decise ed importanti in un settore che credo stia a cuore a tutte le forze politiche. Abbiamo creato una situazione di debolezza e di difficoltà, abbiamo messo una persona, qualunque essa sia - non è un fatto personale, l'ho detto fin dall'inizio -, nelle condizioni di non operare con la serenità e la determinazione che è necessaria in quel settore. Visto che sono state poi associate due questioni all'ordine del giorno, farò una sola battuta. Immaginatevi se questa teoria che è stata messa in atto si dovesse compiere, ossia che la Corte di Cassazione si rimangiasse il verdetto della Corte d'Appello, certo diremmo: "abbiamo fatto bene, abbiamo insistito su questo Assessorato che comunque per cinque mesi lavora in modo amletico", ma assisteremmo di nuovo all'uscita di un Consigliere o di due Consiglieri regionali e al rientro di altri... c'è questo balletto continuo! Vogliamo restituire autorevolezza al Consiglio regionale, chiediamo la fine delle finte emergenze, delle situazioni eccezionali, come questa è stata definita, e l'inizio di una stagione proficua al servizio dei Valdostani.
Président - La parole au Conseiller Empereur.
Empereur (UV) - Grazie, Presidente. Anche in altre circostanze, nei due precedenti Consigli abbiamo avuto modo di parlare di questi argomenti su cui tornerò in modo abbastanza sintetico. Vorrei qui sottolineare il significato fortemente politico della prima convalida in occasione del Consiglio del 1° luglio, vorrei ribadire l'altrettanto importante significato politico assunto dalla maggioranza nell'ambito della reiezione dei ricorsi nei confronti dei Consiglieri. Abbiamo avuto modo di dire - forse non così esplicitamente, ma lo ribadiamo in tale circostanza - che questo Consiglio non è un'aula di tribunale, ma è un organismo istituzionale con un ruolo legislativo e una funzione politica. Naturalmente siamo per il rispetto delle altre istituzioni, di tutte le altre istituzioni. In questo momento la giustizia sta facendo il suo corso, nell'ambito di tale percorso ci troviamo oggi di fronte ad una sentenza non definitiva, ma immediatamente esecutiva. È una sentenza che vede, ahimè, coinvolti due amici: Carlo Norbiato e Albert Lanièce, eletti nelle liste dell'"Union Valdôtaine", che in questi mesi hanno esercitato la loro funzione in tale Assemblea e a cui va il nostro ringraziamento politico e la nostra solidarietà personale.
C'è una terza sentenza che ha visto coinvolto un altro amico e collega: Luciano Caveri e, da questo punto di vista, non possiamo che esprimere una soddisfazione politica e personale. Si parla di scuse, ci dovrebbero essere altrettante scuse di fronte ad una sentenza che fa chiarezza almeno per quanto concerne la sua persona. L'applicazione di questa sentenza, sulla quale siamo assolutamente rispettosi, fa sì che altri due colleghi di lista e di appartenenza politica all'interno del movimento "Union Valdôtaine", Piero Prola e Gabriele Maquignaz, entrino oggi legittimamente a far parte di questo Consesso, a loro, in qualità di Capogruppo, do il benvenuto a nome del nostro gruppo e a loro formulo naturalmente migliori auguri di buon lavoro. Lo abbiamo detto, lo ribadiamo, siamo per il rispetto delle regole, le regole che dovrebbero essere essenziali, chiare, facilmente applicabili, poco interpretabili. Riteniamo al riguardo opportuna e forse necessaria una profonda riflessione sulle regole, forse un poco troppo articolate e complesse, che sono state approvate dal Consiglio Valle nella passata legislatura e che l'"Union Valdôtaine" ha naturalmente condiviso in materia di ineleggibilità e di incompatibilità. Dovremmo saperlo fare con competenza e con la necessaria serenità, con l'intelligenza che ci appartiene, dovremmo anche provare a farlo in un momento di relativa tranquillità, almeno dal punto di vista della competizione elettorale, come l'inizio di una legislatura. Questo è il mio auspicio e su questo conto in una collaborazione di tale Consiglio, affinché si evitino le strumentalizzazioni che, ahimè, sono state esplicitate. Grazie.
Président - La parole au Conseiller Lattanzi.
Lattanzi (PdL) - Grazie, Presidente. Ci troviamo a ratificare una sentenza esecutiva, una sentenza che ha sollevato un forte dibattito, tecnico, giuridico e politico. Questi sono i due elementi che vanno rilevati in tale discussione, che si trascina ormai da tre mesi e che ha confuso i due campi: quello tecnico giuridico, legislativo e quello politico.
Per quanto riguarda quello tecnico-giuridico, oggi prendiamo atto di una sentenza immediatamente esecutiva, la rispettiamo, così come vanno rispettate le sentenze di un organo terzo chiamato ad esprimersi, attendiamo la fine di questo giudizio che si otterrà con il terzo grado, ossia con la Corte di Cassazione. Non possiamo non rilevare sotto l'aspetto tecnico-giuridico che l'"Union Valdôtaine" ha commesso degli errori, ma lo potremo dire solo quando verrà espresso un giudizio definitivo. Alla luce dei fatti, oggi non si può che rilevare questo aspetto: che due amici hanno dovuto subire tali angherie giudiziarie che hanno pagato in maniera emotiva molto forte, perché ognuno di noi può pensare cosa si soffre a subire una cosa del genere, ma questo è avvenuto perché sull'aspetto tecnico-giuridico si è innestata anche la polemica politica.
Vorrei solo, cogliendo anche l'invito del Capogruppo dell'"Union", fare una riflessione più serena su una legge molto controversa - condivido -, una legge che è nata alla fine di una legislatura, prima di un'elezione e quindi con la necessità di riparare in questa regione i cittadini e le istituzioni da un'oggettiva complicità fra la politica, le istituzioni e il voto; una legge che è nata con molte pressioni e polemiche; una legge che ricordo è stata votata da questo Consiglio da 30 Consiglieri su 35. E qui si innesta il fatto politico... diceva il collega Louvin una sentenza esecutiva che si è prodotta grazie a dei liberi cittadini che di tasca propria hanno pagato per vedere riconoscere un diritto di legge in questa Regione, che è malversata dalla politica, l'applicazione di una legge anche... Naturalmente non ha potuto nascondere il fatto che dietro a quei liberi cittadini vi fosse un'operazione politica e dei movimenti politici. Rilevo semplicemente che proprio quei cittadini a più riprese durante il dibattito per l'approvazione della legge elettorale e le stesse forze politiche che hanno sostenuto e sostengono quei cittadini sono stati i più acerrimi nemici di quella legge e di quelle regole che oggi chiedono che vengano applicate. Ho sentito giudizi da quei cittadini e anche dai partiti a cui loro fanno riferimento come "legge liberticida", "legge illiberale", "legge da non approvare", anche se il percorso del Centro-Sinistra autonomista in questa Regione è stato su quella legge anche abbastanza imbarazzante. Ricordo il collega Sandri che partecipò al 90% della stesura della legge per poi tirarsi indietro all'ultimo secondo, proprio nel momento della votazione, perché pressato dalla base di Sinistra e dagli Autonomisti di Sinistra che da fuori di questo Palazzo pressavano affinché quella legge non venisse approvata. Oggi proprio quelle forze richiedono il rispetto di quella legge. Certo, qualcuno mi potrebbe dire: "finita la battaglia politica, una volta approvata la legge, essa deve essere rispettata". È vero, però qualche riflessione e qualche pensiero credo si possa affrontare. Noi rimaniamo convinti che tale legge serva, perché in questa Regione la complicità fra le istituzioni, la politica e il voto è un rapporto troppo stringente, perché siamo una piccola comunità, perché il bilancio di questa Regione è molto importante, perché le relazioni sul territorio per la conquista dei voti e la determinazione dei risultati delle campagne elettorali sono troppo stretti fra danaro, potere e voto. La riteniamo quindi una legge che ha una sua validità, che ha espresso un concetto filosofico giusto: quello di impedire l'utilizzo di danaro pubblico da parte di chi, nominato per politica e con nomine direttamente politiche, potesse influenzare il voto clientelare. Riteniamo quindi che nella sostanza di quell'impianto quella legge sia buona. Certo non possiamo non rilevare che sono "incappati nella rete" forse Consiglieri che quel processo e quella influenza... con questa legge forse non l'avrebbero neanche potuta applicare... e quindi accettiamo l'invito alla riflessione, all'inizio di una legislatura, per dotare questa Regione di una legge elettorale seria, serena che impedisca la pressione del potere politico ed economico sul voto, ma non siamo disponibili alla becera battaglia politica di chi da una parte si batte per essere contrario alla legge e oggi si batte strumentalmente affinché la stessa venga applicata. Perché se guardiamo bene, non sono certamente il Consigliere Lanièce, né il Consigliere Norbiato l'identikit delle persone di potere che pensavamo dovessero essere limitate nella loro azione di recupero del consenso. Attendiamo le decisioni che dovranno essere comunicate, anche se in questa regione le decisioni dell'interim dell'Assessore alla sanità si leggono sui giornali prima che... fra qualche istante potremo discutere anche di questo e su questo ci esprimeremo in maniera diversa.
Président - La parole au Président de la Région, Rollandin.
Rollandin (UV) - Merci, M. le Président. Je crois que les interventions, qui ont été faites de la part des collègues sur un thème sans doute difficile à aborder dans une salle du Conseil, mais nécessaire compte tenu de ce qui s'est passé, doivent être ciblées dans un contexte qui voit deux aspects que je crois doivent être pris en compte: le fait qu'il y a eu pour la première fois l'application d'une loi électorale qui a changé la méthode de vote et qu'une loi a réglé le système d'incompatibilité et d'inéligibilité. Une loi, la n° 20 en particulier, qui a fixé des principes, avec un objectif qui a été rappelé: celui d'exclure toute une série de possibilités d'influence sur le vote de la part de ceux qui ont une charge particulière à l'intérieur des sociétés participées. Je crois que là l'observation qui a été faite de la part des personnes qui votent c'est de dire: "sans doute il y a ce problème et il devait être pris en charge", mais n'oublions pas qu'en même temps, comme on sait, le Gouvernement continue à travailler jusqu'à la dernière minute. Alors, j'estime, si le système institutionnel a encore un sens: qui a plus d'influence que les Assesseurs et le Président en charge? Là une réflexion s'impose. Je la porte à l'attention du Conseil pour ce qui est des problèmes qu'il sera appelé à revoir. Sans doute il faut revoir cette loi, mais j'estime que pour certaines situations on risque, en faisant une liste trop longue... ce qu'a mené M. Louvin à porter plainte vis-à-vis... je crois... il est intéressé, mais quand même le point: docenti universitari, il était un des ceux qui s'était préoccupé d'une position...
(interruption du Conseiller Louvin, hors micro)
... dizaines de professeurs, mais je crois qu'il y a eu un bon coup de main aussi de Louvin, qui était intéressé à la situation de docente universitario. Là il y a eu, déjà avant d'appliquer la loi, recours à la Cour constitutionnelle, qui a dit: "docenti universitari, non, il ne faut pas insérer la liste des docenti universitari dans ceux qui sont inéligibles". Ce qui a troublé le sens de la loi, mais alors si les docenti universitari sont exclus, ou bien l'influence du docente universitario est nulle, ou bien, cela mérite une réflexion sur une série de figures qui sont insérées et qui peut-être pourraient avoir moins d'influence qu'un professeur universitaire. C'est une réflexion qui a été faite et qui est nécessaire, car il n'y a eu que cette position qui a été objet d'une réflexion à la Cour constitutionnelle. Pour les autres il n'y a pas eu de recours, donc la Cour ne s'est pas exprimée, mais là c'est un point important pour dire que cette loi, vu qu'elle est entrée dans le détail d'une série de figures... qui prévoit qui soient dans la liste des inéligibles. A la fin, si on va voir le contexte de notre Région, on risque d'interpréter cette loi, qui est correcte d'une point de vue de la philosophie, c'est-à-dire d'exclure certains personnages qui sont à la une pour une possibilité d'influencer l'électorat... de dire qu'à la fin c'est un peu un système qui risque de maintenir le status quo, d'exclure comme possibles candidats la plupart des personnes qui ont une charge en Vallée d'Aoste, sauf prévoir leur démission six mois avant le temps. J'insiste sur le thème: six mois. L'organisation politique des mouvements et des partis très souvent... six mois avant l'échéance de la compétition électorale... ne savent même pas dire si le tel ou le tel autre sera candidat, par conséquent il peut se passer ce qui s'est passé pour certaines personnes, qui pourraient avoir une chance d'être candidates...
(interruption du Conseiller Lattanzi, hors micro)
L'on a dit justement cela car c'était évident qu'on a dans ce sens évité d'être dans la situation pour qui avait déjà l'intention, avec certaines assurances, de pouvoir être candidat, mais pour une série d'autres personnes c'est évident qu'elles n'ont pas la possibilité de savoir six mois à l'avance si elles peuvent être candidates ou non! Je crois alors que cette loi... et je fais ces deux remarques pour dire que cette loi avait déjà dès le début de son approbation une série de points faibles, critiques... donc il sera bon, comme venait de dire M. Empereur, de vérifier les points critiques si c'est le cas de les changer ou non. Je crois que celui-ci c'est le premier point de l'application de cette loi, qui a sans doute des interprétations possibles, sinon on ne serait pas ici à avoir ce débat.
Quelqu'un a dit: "mais, en effet, il y a eu en conséquence de ce problème... vous aller voir... il faut changer les Conseillers compte tenu de la sentence". Oui, il faut aussi dire qu'en Vallée d'Aoste il y a le système des préférences, dans un autre système le cas ne se poserait pas, car il n'y a pas de préférences, c'est la liste qu'on va décider de la part des secrétaires ou Présidents de mouvement, point c'est tout. Les préférences ne sont pas choisies démocratiquement, mais elles sont - comme on dit - blindate, il y a qui décide que le tel est candidat ou non. C'est un débat qui est à la une aujourd'hui, mais le fait d'avoir les préférences (donc il y a la question de pouvoir choisir de la part de l'électeur) nous porte a dire que certains problèmes que j'ai entendus pas seulement dans cette salle... mais alors qu'est-ce que s'est passé, les gens qui avaient voté peut-être auraient modifié le résultat... mais qui a voté la préférence pour le tel ou tel autre a quand même voté le parti ou le mouvement, c'était une expression de vote pour le parti ou le mouvement avant tout. Quelqu'un a dit: "il y avait dans ce cas 5.000 préférences en prévoyant le montant des votes de préférence de Norbiato et les votes de préférence de Lanièce", mais ce n'est pas ainsi qu'on peut compter les préférences! Il y avait trois préférences, qui a voté pour Lanièce pouvait voter pour Norbiato! Ce n'est pas le système de comptabiliser les votes!
Je crois que, pour ce qui est des votes, il n'y a aucun problème pour ce qui est des résultats; je crois au contraire devoir souligner deux aspects que je retiens importants. Le respect de la loi c'est évidemment le sens commun qui doit être de toutes les institutions. Le fait d'avoir dit au début de la séance qu'on respectait le résultat électoral c'était un signe de respect pour une attitude qui n'était pas seulement de ce Conseil. Si on va voir ce qui s'est passé pendant toute l'histoire de cette autonomie, il y a eu toujours au début cette attitude, alors je crois qu'il n'y a pas eu de changements particuliers.
Pour ce qui est au contraire des résultats de cette plainte, qui a été portée de la part des mouvements. En effet les personnes qui ont signé de façon indépendante c'étaient évidemment des personnes appartenant aux organes directifs des mouvements intéressés, donc ce ne sont pas des citoyens. Ce sont des personnes qui font partie des mouvements qui ont ajouté leur position à la signature pour le recours. Il ne faut pas dire donc des citoyens quelconques, il s'agit de: Leonardo Tamone, Louvin Paolo, Vietti Mario et Bortoli Gino. On sait très bien qu'ils sont des appartenants et, pas seulement, des responsables de mouvements. Ce n'est pas alors le peuple qui s'est révolté contre l'élection de Lanièce ou de Norbiato, ce sont quatre qui sont là très bien marqués, présents dans toutes les assemblées des mouvements dans lesquels vous vous reconnaissez. C'est légitime, mais c'est la prise d'acte du fait qu'ils sont des appartenants aux mouvements et qui ont pris position contre l'élection des deux.
Le résultat a donné la possibilité de vérifier que pour une partie ce qu'avaient dit les bureaux a été confirmé par la Cour. Pour ce qui est de M. Caveri, je crois que ceux qui ont fait recours ont dû prendre acte qu'on était dans le bon sens de confirmer ce qui avait été l'avis. La même chose vaut pour Lanièce, les bureaux avaient examiné la position et avaient dit très clairement qu'il y avait une différence substantielle entre le fait d'être il legale rappresentante et être le Président. Lanièce était Président de l'institution et non pas il legale rappresentante nommé d'une façon explicite comme la loi prévoit, par conséquent on avait fait un raisonnement qui nous a amené, en plus de la situation politique, à dire qu'il n'y avait pas de problèmes. La situation de M. Norbiato était plus délicate, car là il y avait un aspect que même les bureaux avaient pris en charge, tout de même il avait fait une déclaration que, pour ce qui était de notre connaissance, pouvait être même soutenue, donc on avait accepté au début de faire confiance à ce qu'il avait été dit et d'accepter qu'il y ait le résultat électoral qui soit confirmé dans cette salle.
Le problème qu'on discutera d'ici quelques minutes de prévoir la position de M. Lanièce... qu'il soit nommé en tant qu'Assesseur, je crois que, si on veut, on peut ouvrir déjà le débat, mais j'estime qu'il soit plus correct de le faire au moment où on présentera la solution pour ce qui est de la position de l'Assesseur à la santé. J'estime pour l'instant de dire qu'on maintient l'attitude de respect de la loi existante, en soulignant les criticités et les exigences de la modifier et on souligne encore qu'à aujourd'hui il n'y a pas une sentence définitive, mais le fait d'attendre la sentence et des conséquences c'est le respect de la loi. Ce n'est pas alors un optional, c'est normal qu'il y ait l'exigence d'attendre la sentence pour prendre les décisions définitives; là c'est le degré de jugement qui doit être respecté, donc on ne peut que dire que pour le moment les considérations politiques ont été faites et on continue les travaux.
Président - La parole au Conseiller Louvin.
Louvin (VdAV-R) - Solo per due precisazioni dopo l'intervento del Presidente della Regione, che ci ha portato ai massimi sistemi e alla genesi di questa legge ormai infame, no? Le votano 30 Consiglieri e poi sono leggi infami, non hanno più un padre queste leggi, curioso, no, Presidente Caveri? Curioso quanto meno che nessuno dica: "abbiamo fatto il possibile, abbiamo cercato di fare un buon lavoro". No, ormai sono tutti a farla a pezzi questa legge non solo per le parti che meritano di essere riviste, ma nella sua globalità.
Volevo solo ricordare al Presidente Rollandin che non c'è stato nessun ricorso sulla questione dei professori universitari. Se una buona parte dei docenti dell'Università della Valle d'Aosta è insorta, e a ragione, contro quella disposizione ... c'è stata un'impugnativa del Governo contro questa legge. Non è stata un'iniziativa di parte, tanto perché sia chiaro. Credo che questo non vada dimenticato, come non va dimenticato che questa legge è stata a lungo vagliata all'interno del suo movimento, il cui Conseil fédéral, che adesso attesta altre cose, ne ha discusso a lungo. Si leggeva, in quei giorni, delle discussioni politiche e c'era un orientamento politico, un anno fa, nel movimento, oggi prendiamo atto che la situazione è totalmente diversa. Almeno partiamo da questo dato: c'è una legge, è stata fatta con determinati scopi, lei, Presidente Rollandin, si è dimesso da Presidente della CVA e poi è rimasto Consigliere di amministrazione, ha scelto le vie più tortuose per poter continuare a contenere gli effetti di tale legge, ciascuno agisce come ritiene.
C'era comunque un presidio di legalità che questo Consiglio ha inteso mettere, ci sono stati - bisogna dirlo oggi alla popolazione valdostana - dei tentativi più o meno consapevoli di aggirare tale legge e al momento c'è una decisione della Magistratura e la decisione è molto severa.
Ritorno sulla questione del rispetto dei cittadini. È vero, l'ho detto io stesso, che c'erano esponenti politici nel gruppo che ha presentato i ricorsi, ma non credo che fossero esponenti politici i Signori Casadei Mauro, De Curti Carlo, Evangelisti Giuseppe, che sono intervenuti nel giudizio e che altrimenti avrebbero fatto loro stessi forse l'iniziativa giudiziale. È agli atti, ne ho preso conoscenza dalla sentenza, sono delle persone che sono intervenute... non so chi siano, credo che anche i colleghi...
(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)
... Norbiato, ma io ho parlato della "questione Norbiato", è lì che ho detto che andavano presentate delle scuse da parte di questa Assemblea, non per la restante parte per la quale poteva esserci un margine di opinabilità. Rimaniamo quindi nel solco delle questione e avremo altri momenti di tornare sul rispetto delle sentenze. Grazie.
Président - La parole au Conseiller Rigo.
Rigo (PD) - Non ho partecipato alla stesura della legge, né al confronto su di essa, che si è svolto in seno alla forze politiche, quindi parlo da ignorante da questo punto di vista. Mi sembra però che si voglia far passare come un po' di confusione sulle norme rispetto a serie riflessioni e non possiamo mischiare tutto in una discussione senza fine: primo, credo che siamo in presenza qui oggi in Consiglio e fra la gente di una situazione anomala; sono tre mesi che discutiamo della convalida di eletti! Non c'è dubbio che è antipatico principalmente per il Presidente della Regione e per il Presidente del Consiglio, ma anche per noi che dobbiamo parlare di nostri colleghi e non credo che piaccia a tutti, anzi non piace a nessuno. Siamo in una situazione un po' paradossale, nello stesso tempo mi spiace per i Consiglieri che sono incappati in questa disavventura, sono contento per il collega Caveri e anche per quanto riguarda i nuovi Consiglieri che prenderanno fra poco posto fra noi.
Vi è poi il problema dei contenuti della legge, che è nata in un momento storico specifico; sono passati pochi mesi, ma il tempo di ieri non è quello di oggi, quindi non possiamo confondere la discussione che si è svolta ieri, in condizioni che non favorivano un dibattito sereno fra le forze politiche e al loro interno, con i Consiglieri pressati da un referendum e dalle elezioni imminenti, con quella di oggi. Quella legge è stata guidata con paletti e criteri che erano "figli" di quel momento.
Vi è poi un secondo momento, che è quello dell'attenzione nel momento delle candidature. C'è una legge, bisognava applicare la legge e il controllo doveva avvenire in quel momento. Si potevano - dico "si potevano" e non si sono - ingannare gli elettori ad arte, una fantomatica lista poteva nascere, poteva inserire candidati ineleggibili, i cittadini votavano e venivano ingannati. Si poteva perché non c'era un controllo a monte, controllo che non ha fatto il movimento di maggioranza relativa rispetto alle candidature. Gli elettori, quando vanno a votare, devono essere sicuri che quel candidato a cui danno la preferenza è eleggibile e non ci possono essere altri ostacoli per la sua presenza in Consiglio regionale.
Vi è poi il terzo momento: quello del 1° luglio; per un Consigliere gli uffici, con un lavoro puntuale, avevano verificato alcune anomalie e le avevano segnalate, quindi coscientemente quest'aula non ha tenuto conto delle indicazioni corrette da tale punto di vista fatte...
(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)
... per uno... ho detto: per uno, se ho detto per tre, me ne scuso.
Diciamo quindi che i piani sono diversi, vorrei che le forze politiche potessero discutere di questo dividendo le responsabilità e i momenti: prima della legge, dopo la legge e in questo momento. Credo che ci voglia una riflessione domani a mente più serena rispetto all'impatto che tali norme molto arzigogolate hanno avuto sulle elezioni e in questo forse ha ragione il Presidente della Regione: dobbiamo "metterci mano" al più presto, non possiamo arrivare alla scadenza elettorale del 2013 con un dibattito ancora aperto. Grazie.
Président - Je ferme la discussion. Je soumets au vote la validation du nouveau Conseiller Piero Prola. Je dois vous annoncer à cet égard che la relazione predisposta dagli uffici in merito alla situazione dell'eletto Piero Prola deve essere aggiornata in relazione alla comunicazione che ci è appena pervenuta, concernente le dimissioni volontarie rassegnate dallo stesso in data 30 settembre 2008, con decorrenza 1° ottobre 2008, dall'incarico di Coordinatore del Dipartimento dell'agricoltura, risultando pertanto rimossa, ai sensi della legge regionale n. 20/2007, la causa di ineleggibilità sopravvenuta.
Pongo in votazione la convalida del Sig. Piero Prola:
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 32
Il Consiglio approva all'unanimità.
