Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2525 del 21 febbraio 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 2525/XII - Secondo rapporto dell'Osservatorio per le politiche sociali.

Il Consiglio

Premesso che:

"L'articolo 4 della legge regionale n. 5 del 25.1.2000, concernente "Norme per la razionalizzazione dell'organizzazione del servizio socio-sanitario regionale e per il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza delle prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali prodotte ed erogate nella Regione" prevede che l'Osservatorio regionale epidemiologico e per le politiche sociali predisponga, annualmente, una relazione sullo stato di salute e di benessere sociale della popolazione valdostana;

Si tratta, in questo caso, di una versione congiunturale della relazione, riguardante un approfondimento specialistico di rilevanza per la programmazione sociale regionale, consistente nel Secondo rapporto dell'Osservatorio per le politiche sociali;

Visto l'allegato Secondo rapporto dell'Osservatorio per le politiche sociali, che, ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della legge regionale 5/2000, come modificato, da ultimo, dall'articolo 17 della l.r. 21/2006, sarà illustrato dall'Assessore regionale alla Sanità, Salute e Politiche Sociali".

Prende atto

del "Secondo rapporto" dell'Osservatorio per le Politiche sociali.

(Omissis)

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.

Fosson (UV) - Brevemente perché il documento è stato distribuito, quindi tutti lo hanno potuto verificare. È uno strumento per noi molto importante, ringrazio l'OREPS che lo ha preparato in modo così professionale e valido, la dott.ssa Vittori. È uno strumento per una conoscenza maggiore dei bisogni della persona, è un po' il nostro metodo, ossia, prima di prevedere delle riforme, un piano socio-sanitario, essere a conoscenza delle necessità della nostra popolazione, perché non ci può essere programmazione senza una conoscenza precisa dei bisogni. Questo secondo rapporto, che esce a poca distanza da quello precedente, è molto più completo, soprattutto per i maggiori dati che fornisce, in particolare nei capitoli riguardanti gli anziani e i disabili. Nuovi dati con nuovi capitoli anche sull'offerta dei servizi a disposizione, un capitolo molto approfondito sul disagio, sulla definizione del disagio, sulle tossicodipendenze e sui nuovi orizzonti che queste stanno aprendo in Valle d'Aosta con un riguardo particolare alle marginalità sociali. Il rapporto termina con un'indagine, che è il prolungamento dell'attività effettuata con la Commissione povertà e con la prof.ssa Saraceno, un'indagine sociologica che va ad interessare e a cercare di analizzare il fenomeno delle famiglie monoparentali, per questa prima parte di analisi soprattutto nel Comune di Aosta, ma già sono in corso delle indagini analoghe in 6 Comuni della Valle; indagine sulle famiglie monoparentali che dimostra un'area di particolare fragilità della nostra società, laddove l'80% di queste famiglie sono formate da donne con figli a carico.

Questo secondo rapporto ha una finalità, ossia di uno sviluppo maggiore della capacità di valutazione dei bisogni, pensate cosa potrebbe essere una politica per arginare la disabilità quando non conoscessimo a fondo, se non come dati ISTAT, la disabilità presente in Valle d'Aosta e soprattutto una conoscenza e una valutazione dei bisogni sempre più geograficamente indicata e ristretta, ossia il prevedere tutti questi bisogni soprattutto in una divisione per distretti, così come è divisa la Val d'Aosta dà una rappresentazione molto più precisa dell'esigenza e del bisogno di servizi. L'altra finalità è che l'analisi di questi bisogni e la raccolta di tutti questi dati sono necessarie per fare quel passo in avanti su cui stiamo lavorando, che sono i piani di zona. I dati maggiori ci permettono inoltre una maggiore trasparenza verso il cittadino e verso tutti gli amministratori degli enti locali, nel senso che a certe richieste sia del cittadino, sia dei vari amministratori si può rispondere in un modo molto più obiettivo perché si è a conoscenza della reale consistenza di questi bisogni. Questo ci permette un'assistenza molto differenziata e personalizzata, il distretto conosce i fabbisogni molto più del centro e un'assistenza modulata, non è detto che tutti i distretti abbiano gli stessi fabbisogni e prevedere degli interventi anche differenziati, ma differenziati in modo modulare, secondo le esigenze, è un uso più logico delle risorse e un andare incontro in modo più corretto alle esigenze dei cittadini. Questi dati in aumento, questa maggiore completezza del rapporto ci dà dei profili costitutivi delle politiche sociali e di come metterli in atto, quindi, anche su una base geografica distrettuale, è chiaro che dovremo ancora andare a definire i rapporti fra distretto e comunità montana, fra alcuni Comuni che partecipano per il sociale a un distretto, a una comunità montana e per il sanitario a una comunità montana differente.

Per fare una rapida sottolineatura di alcuni aspetti dei capitoli, il primo capitolo porta a conoscenza di tutti un'indagine demografica approfondita, anche se sono dati del 2004... e questo perché ci vengono forniti dalle anagrafi comunali in cui si dimostra un incremento della popolazione, viene mantenuto il saldo attivo per un movimento migratorio positivo che è stato di 859 soggetti nel 2004. Per quanto riguarda gli stranieri: sono il 3,5% della popolazione secondo dati del 2004 -, attualmente, secondo i dati della Procura gli stranieri in Valle sono 4,5% della popolazione con una presenza di nati del 13% alla Maternità di Aosta, ma il dato caratteristico di questa presenza di stranieri in Valle è che hanno una ricongiunzione familiare molto più presente che in altre Regioni, ossia non sono ancora numericamente significativi come nelle altre Regioni, ma sono più presenti con una famiglia e con figli.

Al capitolo 2 è descritta l'offerta dei servizi, soprattutto si presenta il concetto di distretto in un'ottica di integrazione fra i servizi sociali e servizi sanitari per l'allestimento dei piani di zona a cui ci stiamo preparando.

Il capitolo 3 è il "cuore" di tutto il rapporto, laddove si fa un'indagine sulla famiglia. Le famiglie in Valle d'Aosta sono 55.994, il 3% in più rispetto all'anno precedente, ma sono famiglie di minori dimensioni con 2,2 componenti per famiglia, quindi una diminuzione delle famiglie numerose caratteristiche una volta della nostra Regione: questo è significativo rispetto alle altre Regioni, perché le nostre famiglie sono di minori dimensioni. Molto frequenti le famiglie unipersonali e non sono solo anziani, anzi in questo 34% la maggior percentuale è a favore dei "single". Le coppie senza figli sono rispetto alle altre Regioni più numerose. Dall'indagine delle famiglie monogenitoriali, che è l'ultima indagine sociologica, molto importante perché questa è una fascia molto vulnerabile, emerge che l'80% del genitore è una donna, quindi una categoria molto debole e più vulnerabile. Questo dato ci fornirà, insieme all'indagine monogenitoriale degli altri Comuni della Valle d'Aosta, una relazione, che sarà presentata il 21 aprile, giornata già fissata per la IIIa Conferenza sulla famiglia. Il capitolo sulla famiglia parla anche di minori, che sono più numerosi nel distretto n. 1, quello più giovane della Valle d'Aosta; sale l'età delle madri alla prima maternità che passa da 29,8 a 30,2, quindi l'età in cui le madri hanno il primo figlio si allunga. Si parla di asili nido, del 60% di domande che vengono accolte, di 15 posti su 100 bambini all'asilo nido e 3 disponibilità ogni 100 bambini per il servizio di tata familiare che prevede, nella legge n. 11 recentemente approvata dal Consiglio, una nuova implementazione.

Nel capitolo 4 si tratta di anziani, abbiamo di recente presentato in Giunta e poi alla V Commissione i fabbisogni di assistenza residenziale di anziani, sapete che la Valle d'Aosta è una delle Regioni a maggior tasso di presenza di anziani, quindi la nostra disponibilità di microcomunità, di posti residenziali per anziani, passerà da 1.032 possibili adesso fino a 1.218 posti di ricettività nel 2010. Così la prima infanzia, sempre per i fabbisogni, oggi prevede 756 posti, disponibilità in asili nido, tate arriverà nel 2010 a 1.020 posti rispettando le indicazioni del Consiglio d'Europa di Barcellona.

Il capitolo 5 affronta il disagio e la problematica sociale degli anziani, anche qui sulla nuova guida che abbiamo presentato che attesta che i disabili in Valle sono 3.943, vi è anche una descrizione geografica della presenza dei disabili e della loro localizzazione anche per pensare ad inserimenti lavorativi, a strutture di ricettività laddove questi disabili sono... in particolare su 3.943: 1.548 sono i disabili fisici e 713 sono i disabili cognitivi. Come sapete, nell'ambito della disabilità con un nostro sostegno si è formato lo scorso anno il "Forum" di tutte le associazioni dei disabili ed è in cantiere sempre con le stesse e con i sindacati e gli operatori di settore una formulazione di un nuovo testo di legge. Siamo nel gruppo di lavoro ministeriale sulla legge della non autosufficienza, anche se lamentiamo il fatto che dalla costituzione di questo gruppo interministeriale non è ancora pervenuta alcuna convocazione.

Al capitolo 6 si parla di formazione, si dice che negli ultimi anni la formazione nelle politiche sociali si è concentrata sulla formazione dell'operatore socio-sanitario, una nuova figura molto importante, sia in sanità che nelle politiche sociali, sulla sua riqualificazione, sull'attività di formazione dei mediatori interculturali, sull'assistente personale alla persona disabile, sulla formazione delle tate, è "in fieri" un lungo discorso per presentare un registro delle badanti per offrire anche a tale categoria una formazione, seppure di base, ma necessaria dato che questa categoria assiste persone anziane con problemi socio-sanitari.

Nel capitolo 7 si riparla di terzo settore, di cooperative sociali, di associazioni di promozione sociale e soprattutto viene fornita un'indicazione del nostro numero di volontari, con un capitolo in cui si attesta come anche il volontariato specializzato e professionalizzato abbia un momento di problematicità anche in Valle d'Aosta. Su questo abbiamo già pensato di fare anche quest'anno il Convegno al Gran San Bernardo a fine giugno con il tema "Volontariato professionalizzato, quali rapporti con l'istituzione e quale futuro". Il Convegno è sempre un momento di confronto non solo con la realtà del volontariato valdostano italiano, ma anche con quello della Francia e della Svizzera.

Al capitolo 8 si parla di disagio, che è difficile da definire, gli indicatori di disagio sono di solito degli indicatori con una soggettività. Si parla di tossicodipendenza, grande cambiamento - lo abbiamo sempre detto -, in quanto vengono meno le tossicodipendenze storiche da eroina, mentre si affaccia un nuovo capitolo di dipendenze. Nella nostra Regione le dipendenze sono distribuite al 50% per le dipendenze da sostanze e al 50% - questo è un dato che poche altre Regioni hanno - per dipendenza da alcol.

Al capitolo 9 si parla di quello che si intende per autorizzazioni.

Al capitolo 10 la spesa che in questi anni la Comunità valdostana ha destinato al sociale. Qui non è un bilancio "ingessato", ma è un bilancio che tutti gli anni aumenta con percentuali significative a fronte di una diminuzione del finanziamento del Fondo sociale nazionale, anche se nel 2006 questo è stato aumentato rispetto al 2005.

Ringrazio i servizi che hanno lavorato a lungo su questo rapporto e dico ancora che è un rapporto molto utile per prevedere le politiche sociali degli anni a venire.

Presidente - È aperta la discussione generale.

La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Credo, Assessore, che discutere e approfondire un rapporto come quello che abbiamo avuto modo di leggere richiederebbe un Consiglio apposito, perché le tematiche sono molto vaste. Lei nella sua relazione ha fatto una sintesi dei titoli e dei punti essenziali, per cui credo che stasera sia possibile dire molto poco, magari si può anche pensare di riprendere i vari aspetti. Perché dico questo? È un lavoro molto ampio e anche fatto con estrema onestà intellettuale, nel senso che sono riferiti molti dati e tale rapporto, come si dice nella presentazione, vuol essere un monitoraggio dell'attività dei servizi sociali offerti in questa Regione. Si dice anche che sono un primo tentativo di letture e interpretazioni in termini di valutazione e di indirizzo per le scelte programmatorie. A nostro avviso, questa è una parte molto carente. Rispetto al rapporto precedente, possiamo dire che è stato arricchito il rapporto di dati ulteriori, ma le piste indicate di approfondimento credo siano ancora poche: questo probabilmente non è responsabilità di chi ha steso il rapporto, ma probabilmente manca all'interno dell'Amministrazione, a parte l'Assessore che ha in mano tutta la materia, un momento di analisi di questi dati, di confronto, di individuazione delle domande, perché si rischia nel presentare i dati che ogni settore presenti i suoi dati e quelli descriva, ma le domande su quel settore sono gli altri che dovrebbero porle. È proprio nel momento in cui un settore entra in rapporto con un altro che emergono le domande, come vedremo. Credo quindi che un lavoro importante da fare sia proprio quello di utilizzare questi dati per porre le domande che i dati stessi fanno emergere, ma dovrebbero essere tali domande poste non dagli operatori che vi lavorano, ma nel confronto con altri operatori di altri settori. È chiaro che questo lavoro di riflessione - se si vorrà fare -, porta una ricchezza enorme di dati, come dicevo, una ricchezza di dati che molte volte, a parte quelli relativi alla famiglia, sono però slegati da un contesto più ampio nazionale, nel senso che molte volte questi dati sono presi in assoluto, ma non hanno un significato se non sono messi in rapporto con altri dati; ad esempio, per la famiglia monoparentale o per la composizione della famiglia ci sono ma, per quanto riguarda i suicidi, le droghe, questa parte, sono dati bruti, ma che non prendono significato, perché non capiamo, rispetto alla realtà nazionale, come ci si colloca a fronte di tali emergenze. Credo sia necessario accompagnare questi dati in futuro con un'indagine sociale mirata, un'indagine sociale più estesa a tutto il territorio regionale. Poiché non è possibile affrontare tutto, mi soffermo solo su alcuni aspetti in particolare sul disagio sociale che è descritto in modo abbastanza preciso e anche qui sottolineo con preoccupazione il dato che l'Assessore ha evidenziato, ossia circa il 50% di coloro che si rivolgono ai servizi del SERT sono alcoldipendenti: questo lo sottolineo perché è un elemento su cui anche l'Assessorato cerca di lavorare e io credo che giustamente vadano rafforzate le iniziative che mirano a contrastare all'origine tale tipo di disagio sociale. Come pure credo che con molta onestà sia stato detto che ci sono una serie di aree di dipendenze che non sono ancora conosciute - le nuove droghe -, ma questo ci segnala un deficit conoscitivo; una volta segnalato bisognerebbe dire: "va bene, c'è questo deficit ma, rispetto a tale deficit, che facciamo? Guardiamo, indaghiamo, cerchiamo di prevenire?". Credo che una serie di piste di lavoro possano emergere. Come pure lì dove si parla degli aiuti - buoni pasto, dormitori - si nota una crescita degli utenti, degli utenti italiani anche, per cui c'è da chiedersi anche qui come mai, perché? Sono sufficienti questi servizi oppure bisogna andare oltre? Ancora: è drammatico vedere la quantità dei suicidi, una ventina di casi all'anno con delle punte però. Questo è un dato che troviamo ripetuto tante volte in tanti rapporti, ma una domanda su questa tipologia di fenomeni, si fa, non si fa? C'è qualcuno che riflette su questo? E non solo su tale dato avulso da una realtà, ma se questo dato viene inserito in una realtà su cui riflettere. Non solo, sarebbe interessante mettere a confronto fra di loro se gli stessi soggetti tossico o alcoldipendenti sono anche gli stessi fruitori dei buoni pasto, dei dormitori, o anche di altri servizi della Regione.

Ancora: se vediamo la categoria degli stranieri in cui c'è una prevalenza di donne, a differenza di altre Regioni, qui c'è un saldo naturale positivo e vediamo come vi sia nelle scuole una progressione della presenza di alunni stranieri; rispetto a questo fenomeno, la Regione sta facendo molto per quanto riguarda i mediatori culturali e sono aumentati e quasi raddoppiati i finanziamenti dal 2004 al 2005 per i mediatori culturali, ma credo che su questo vada fatto un grosso sforzo. Se la Regione ha formato oltre 20 mediatori culturali, ce ne sono 21 iscritti, formati, pronti, preparati, abbiamo quasi 200 alunni nelle materne, oltre 250 nelle elementari, 150 e più delle medie, abbiamo questi alunni che arrivano e per i mediatori culturali le risorse sono 43.000 euro; per 21 mediatori 43.000 euro? Non è molto, non è per fare una divisione, ma è che ci sono le esigenze a cui non si può dare una risposta, per mancanza di fondi, non di risorse professionali.

Non sto qui ad elencare tutti i servizi esistenti, va detto però che è interessante scorrere questo documento, perché a volte sappiamo di servizi, ma non li mettiamo uno in fila all'altro e ce ne sono veramente tanti. Quello che vorrei ancora dare come suggerimento è che varrebbe la pena di collegare i dati fra di loro.

Per quanto riguarda l'IRSEE, si dice che dal 2005 con la legge che riguarda interventi economici a sostegno della famiglia si introduce l'IRSEE, è un'informazione, come è un'informazione anche rispetto all'IRSEE che è introdotto per quanto riguarda la legge n. 19 e, per quanto riguarda tale legge - quella sul minimo vitale -, si dice che le domande sono diminuite in un anno forse perché si è introdotto l'IRSEE come indicatore economico, ma da nessuna parte emerge che questo è un problema che andrebbe evidenziato. Fra l'altro gli uffici stessi lavorano su questo come su un problema e mi stupisce che non emerga da tutto il documento.

Rispetto ad alcuni dati che presento perché vorrei collegare il problema che fanno emergere... su cui, secondo me, vale la pena di riflettere, prendo gli asili nido: ora sugli asili nido abbiamo apprezzato anche noi quella deliberazione della Giunta in cui si prende atto che sono pochi i posti a disposizione e che le esigenze sono molto alte. Leggo a pagina 68 - e questo è un dato drammatico soprattutto se lo mettiamo in riferimento al discorso delle famiglie monoparentali, delle donne sole, della necessità di conciliare lavoro con cura dei figli - che vi sono ben 153 domande in lista di attesa per asili nido non su 1.000 posti occupati, ma su 274 posti! Vi è una cifra altissima di domande in lista di attesa, per dire che c'è questo bisogno ed è vero che si è calcolato il bisogno entro il 2010, ma si tratta in altra sede di capire come far sì che tale bisogno trovi poi una risposta reale nei servizi.

Così pure rispetto agli anziani la cosa positiva è che aumentano le misure alternative al ricovero rispetto all'anno precedente: questa è una cosa molto positiva, perché vuol dire che sono aiutati a rimanere a casa, ma tra il 2004 e il 2005, se guardiamo i servizi agli anziani, il pagamento delle rette, gli utenti pagano di meno, come mai? Vuol dire che sono più poveri? Qui si tratta di capire anche meglio come la spesa incida nella tasca degli utenti e capire se l'IRSEE in questo caso incida e come. Così pure la legge n. 19 va ripensata, perché quella legge con il minimo vitale, sapendo che c'è un disagio che aumenta e diminuiscono le domande che sono accolte, probabilmente perché introducendo l'IRSEE si limita l'accesso... credo che su questo valga la pena di riflettere.

Come pure credo che la legge n. 44 per quanto riguarda 2 articoli, 2 servizi che vengono offerti, ossia uno per le gestanti sole e l'altro, il servizio per cui si istituisce un assegno di cura mensile per il familiare che preferisce rimanere a casa per occuparsi dei familiari, per queste 2 possibilità zero domande nel 2004 e zero nel 2005; vuol dire che queste 2 tipologie di servizio forse non rispondono ad esigenze reali. Forse vanno ripensate se nessuno in 2 anni ha chiesto; eppure quante volte abbiamo sentito dire da persone che vorrebbero stare a casa a curare i propri familiari che non possono farlo, perché l'aiuto che danno è minimo e non serve.

Ancora un'ultima osservazione: mi sembra che qua e là ci siano indicazioni di percorso, ma quasi date sottovoce e, guarda caso, sono proprio là in quelle realtà in cui si incontrano, come dicevo, dei settori diversi oppure ci si ferma a riflettere sulla situazione; ad esempio, l'assistenza domiciliare educativa per i minori: qui si dice che sono aumentate, ma c'è una riflessione, ed è questo che avrei desiderato vedere anche in altri settori, ossia si osserva un'elevata consistenza di nuclei separati da cui provengono questi bambini, da cui si evidenzia la problematicità delle situazioni che presentano un'alta conflittualità fra coniugi e conseguenze per il minore. Il dato - questo è importante - richiama la necessità di pensare a percorsi di sostegno alle famiglie fin dalla loro costituzione e poi successivamente nelle fasi prevedibili come nei casi di separazione... Forse va pensato - qui si dice - un servizio a cui non si è pensato ed è proprio il sostegno alle famiglie, non solo economico, ma un accompagnamento alle famiglie. La stessa cosa laddove si parla di un servizio: il DEAS, cioè un servizio educativo all'interno della scuola, anche qui emerge una riflessione su come anche la scuola debba diventare una comunità educante. Nel momento in cui si incontrano esigenze esterne, operatori esterni, che arrivano nella scuola... di fronte a un disagio... si approfondisce la situazione e una riflessione sul ruolo educativo della scuola e sull'appoggio anche che va dato a tale ruolo educativo forse può servire per far diminuire o per contrastare tutte quelle serie di situazioni che poi generano bullismo o cose di questo genere. Qui, fra l'altro, si vede come c'è un aumento di tali casi in questi anni, ciò significa che bisogna cercare di intervenire. Ho solo preso qua e là alcuni spunti, altrimenti uno potrebbe parlare per ore.

Credo che anche quella indagine che è stata fatta sulle famiglie monoparentali porti ulteriori elementi sull'importanza di riflettere sulla famiglia, ma non per dire: "la famiglia che bella!", ma quali sono le azioni concrete che consentono alle persone di mettere su famiglia, di poter lavorare e allevare i figli... e considerare questo un valore. Quando si vede che del 14% delle famiglie monoparentali che sono ad Aosta quelle più a rischio sono quelle che sono in affitto e hanno un lavoro a tempo parziale, credo che ci suggeriscano alcune direzioni che non sono legate solo alla sanità e alle politiche sociali, ma coinvolgono altri settori. Qui mi fermo, perché ci sarebbe da andare avanti per ore e anch'io mi unisco all'Assessore per complimentarmi con chi ha confezionato questo "prodotto", che può diventare uno strumento utilissimo di lavoro.

Presidente - La parola al Consigliere Comé.

Comé (SA) - Stiamo analizzando oggi il "Secondo rapporto dell'Osservatorio per le politiche sociali", il primo fu presentato nel luglio 2005. Il rapporto incrementa la base dei dati e fotografa la tipologia dei servizi offerti e degli indicatori che sono necessari per documentare l'attività delle politiche sociali. Riteniamo che questi 2 primi rapporti siano dei documenti fondamentali utilissimi, tuttavia sottolineiamo la necessità di un'analisi maggiormente incentrata sui bisogni dei cittadini, il rapporto poggia fondamentalmente sulla raccolta dati e sugli innumerevoli servizi che vengono erogati nei vari settori. Bisognerebbe per il futuro indirizzare la ricerca verso le reali difficoltà sociali che molti giovani, anziani e famiglie stanno incontrando ogni giorno, per avere un quadro il più attinente possibile alla realtà e quindi poter dare le adeguate e puntuali risposte.

Su questo rapporto voglio soffermarmi solo su alcuni punti: intanto vi è la consapevolezza che il "welfare" valdostano rappresenta un'eccellenza nel panorama nazionale, questo è un patrimonio da non disperdere. Certo, le sfide che ci attendono sono numerose così come i problemi, quali la nuova povertà emergente, gli immigrati, l'inserimento nel mondo del lavoro dei giovani, che ci troviamo ad affrontare e che dovremo risolvere nel medio e lungo termine. Il nostro intervento pone in evidenza alcuni di questi problemi ed esprime con spirito costruttivo alcune proposte operative. Dai dati demografici riferiti al 2004 si evince come l'andamento demografico della nostra Regione sia legato a 2 componenti: quella naturale, che è la differenza fra i nati e i morti, e quella migratoria. La prima fa registrare un saldo negativo di -61 unità, mentre la seconda è di segno positivo con un +859, dovuto alla componente migratoria. La popolazione quindi cresce e cresce per effetto dell'immigrazione, la nostra Regione in questi ultimi anni senza immigrati avrebbe registrato un saldo demografico pesantemente negativo. Riconosciamo e condividiamo che l'immigrazione oggi non è solo una risorsa a livello demografico, ma lo è anche nel settore del lavoro: senza l'apporto degli immigrati alcune attività professionali non avrebbero la manodopera necessaria alla loro sopravvivenza; tuttavia, per una futura programmazione inviteremmo fortemente ad analizzare le motivazioni di un tasso di natalità così basso in una delle Regioni più ricche d'Italia.

Altro capitolo per noi di fondamentale importanza è quello che prende in esame la famiglia. La famiglia sembra infatti minata da un disagio crescente con una cronica diminuzione dei matrimoni, con l'aumento costante dei divorzi, la Valle d'Aosta è al primo posto e con la caduta libera del tasso di natalità. È quanto mai necessario aumentare l'attenzione su tutte le politiche di sostegno alle famiglie, sostegno che non dovrà essere solo di tipo finanziario ed economico, anche se questo ha una grande importanza, ma si dovrà cercare di migliorare la capacità educativa, relazionale, comunicativa. Stiamo senza dubbio assistendo ad uno sgretolamento dei legami comunitari, impera sempre più una crescente individualizzazione con conseguente perdita del senso della collettività, il caso di pochi giorni fa ne è la testimonianza, quindi è necessario ripartire dai valori della solidarietà del bene comune e della coesione sociale. È importante recuperare e scoprire i rapporti di vicinato, rafforzare i legami fra generazioni e tale costruzione si può ottenere attraverso la centralità del territorio come luogo di sviluppo non solo di tipo produttivo, ma anche di tipo sociale, con il riconoscimento e la valorizzazione delle istituzioni locali: Comuni e Comunità montana, che sono i soggetti pubblici più vicini ai cittadini e per questo maggiormente capaci di sviluppare quel lavoro in rete auspicato da più parti per gli interventi sul territorio. Sono loro i soggetti in grado di costruire comunità solidali, integrando il tessuto sociale e territoriale con tutte quelle altre risorse presenti nella nostra Valle: il volontariato, l'associazionismo, le parrocchie, la Caritas, le ONLUS, la cooperazione sociale... Non dimentichiamo che la famiglia è riconosciuta come una formazione sociale ed economica che ha il compito di educare i giovani sui quali poggerà la società futura. Le varie indagini svolte a livello nazionale, ma la realtà valdostana è similare, in questi ultimi anni stanno sempre più evidenziando come ormai il 50% delle famiglie stia incontrando sempre più difficoltà a risparmiare, confermando il "trend" che vede ridursi per la famiglia la possibilità di accantonare denaro, se non giungere all'erosione dei risparmi accumulati. Sono queste le prospettive future per una buona parte delle famiglie, sarà quindi necessario rivolgere una maggiore attenzione e coordinare i servizi a supporto della famiglia. Tutte le numerose problematiche che riguardano la famiglia sono seguite dai vari Assessorati in base alla propria competenza; sarebbe opportuno migliorare e potenziare le offerte dei servizi erogati, istituendo una struttura unica di coordinamento che possa seguire esclusivamente le politiche familiari in tutte le sue evoluzioni.

Venendo ai dati del rapporto, risulta una consistenza di 55.900 famiglie per il 2004, il 3% in più rispetto all'anno precedente, con una quota consistente di coppie senza figli e, laddove vi sono figli, valori percentuali più bassi rispetto al resto d'Italia. Tra le diverse offerte di servizi offerti alla prima infanzia sottolineo come sia urgente - questo è un appello che rivolgo all'Assessore e al Presidente anche se stamani abbiamo sentito già la risposta da parte del Presidente ad un'interrogazione - dare quelle risposte attese per quanto riguarda l'asilo nido aziendale.

Voglio inoltre fare un rilievo sul punto che riguarda l'Albo delle casalinghe, anche se i dati riportati non invitano a prestarvi grande attenzione. Le giornate di ricovero a seguito di infortunio domestico sono passate da una media di 9 per il 2004 alle 17 del 2005, un fenomeno in crescita sul quale invito a riflettere per l'eventuale istituzione di campagne informative mirate.

Per quanto riguarda gli anziani, esprimiamo grande soddisfazione nel vedere come in questi ultimi 10 anni tale popolazione sia stata più protetta rispetto al passato, scongiurando il rischio di gravi difficoltà economiche. L'offerta dei servizi è organizzata in modo da mantenere il più possibile l'anziano presso il proprio domicilio sia attraverso l'erogazione dei contributi per il pagamento dell'assistenza primaria (la badante), sia attraverso l'erogazione dell'assistenza domiciliare integrata, sia attraverso l'ospitalità in strutture residenziali o semi-residenziali sulla base dei bisogni individuali, sulla scorta delle valutazioni delle unità geriatriche. Tali offerte di servizio sono state fortemente volute dagli amministratori in questi anni, pur con la consapevolezza che questa scelta politica comportava dei costi sicuramente maggiori, ma è prevalsa la volontà di mantenere l'anziano il più possibile vicino al suo focolare. Le strutture di ospitalità per anziani dovrebbero essere migliorate, incentivando la tendenza delle famiglie a mantenere gli anziani all'interno del nucleo familiare, oppure nelle loro abitazioni, assistiti dai familiari con il sostegno dell'assistenza domiciliare pubblica per puntare nel futuro ad un contenimento delle forme di istituzionalizzazione nelle strutture preposte. Ci preoccupa dunque fortemente l'ipotesi in questi ultimi mesi avanzata dai fautori del nuovo Presidio ospedaliero, che hanno prospettato di centralizzare nel vecchio Ospedale le strutture di lunga degenza, i presidi territoriali, le RSA, le microcomunità e molti altri servizi socio-sanitari sparsi sul territorio. Il gruppo "Stella Alpina" rifiuta con forza questa ipotesi, si batterà per impedire un centro unico residenziale per anziani concentrato in un'unica sede ad Aosta. Non vogliamo assolutamente un ghetto per gli anziani.

Infine consentitemi di ringraziare tutti coloro che hanno lavorato all'elaborazione di questo studio, ricco di spunti per una riflessione più approfondita sul futuro delle politiche sociali in Valle d'Aosta.

Presidente - La parola al Consigliere Frassy.

Frassy (CdL) - Sarò molto più breve rispetto a quanto avevo già avuto modo di dire sul primo rapporto epidemiologico, in quanto questo secondo rapporto ha recepito alcune di quelle osservazioni di tipo procedurale e metodologico che avevamo esposto all'atto di quel primo rapporto. Devo anche dire che è cambiata anche la metodologia di presentazione al Consiglio, perché ricordo che avevamo avuto modo di discettare sull'utilità di votare una fotografia di uno stato di fatto, perciò prendo atto che un passo avanti è stato fatto sia sul metodo che sul contenuto. Ci sarebbe da parlare non per un Consiglio, ma per settimane su questi dati o, meglio, su quello che sta dietro agli stessi, perché i dati vanno letti, ma poi vanno analizzati e valutati e proiettati rispetto alle scelte politiche e amministrative. Non so se sarà possibile il prossimo anno fare ancora un ulteriore passo avanti, penso che però lo sforzo possa essere fatto e qual è lo sforzo? I dati non si votano, si prendono per quello che rappresentano nella realtà ma, essendo questo un documento presentato in una sede politico-amministrativa e non a un convegno, penso che lo sforzo per il prossimo anno sia quello di ipotizzare che tipo di azioni debbano essere intraprese su certi macroproblemi per darci delle risposte. Quest'anno abbiamo visto che c'è tutta una parte importante, seppure distinta rispetto alla parte dell'analisi, sulle risorse impegnate e spese; sarebbe importante fare un passo avanti andando a scrivere le risorse o almeno le azioni che bisognerà impegnare per dare risposta a tutte le problematiche che emergono da questi numeri; dopodiché penso che aggiungere qualsiasi altro ragionamento a quanto qui è stato scritto e a quanto lei ha voluto riassumere, Assessore, sarebbe un'azione di tipo accademico che non porterebbe nulla di più.

Da parte del nostro gruppo ci sarà l'attenzione nei prossimi mesi di soffermarci su alcuni di questi macroproblemi che qui sono evidenziati per capire che tipo di azioni intraprendere. Sicuramente sulla famiglia bisognerà verificare se è possibile fare di più, perché c'è un dato che ci preoccupa non poco e non è solo il dato delle famiglie valdostane con una prevalenza di famiglie monoparentali, con una media di componenti che non arriva a quella unità in più del figlio unico, ma è il dato che, ad esempio, il 4,5% di stranieri presenti in questa Regione faccia il 13% delle nascite. Sono tali riflessioni che ci portano a dire se è necessario intraprendere delle azioni più puntuali per garantire il futuro di mantenere certi equilibri e certe tradizioni in questa Regione. Penso che altre riflessioni vadano fatte puntualmente, ma con azioni concrete ed è su queste azioni concrete che ci confronteremo con la Giunta e con la maggioranza.

Presidente - La parola al Consigliere Sandri.

Sandri (GV-DS-PSE) - Questo rapporto sull'Osservatorio delle politiche sociali intanto mi sembra sia in linea con gli altri rapporti di tipo epidemiologico dell'Assessorato e mi pare di poter dire di qualità buona e condivisibile, perché dà una serie di materiali in materia organica su cui si può lavorare, quindi una parte del dibattito lo faremo stasera, ma molte altre riflessioni le potremo sviluppare nei prossimi mesi grazie a questi dati; tra l'altro, credo che qualche rapporto di tipo simile lo facessero anche altri Assessorati, come ad esempio quello dei lavori pubblici, sarebbe utile per lavorare dignitosamente.

Due brevi considerazioni su 2 temi specifici: il primo è quello della vigilanza, dell'assistenza, del supporto, dell'offerta di servizi per quanto riguarda la prima infanzia. Vediamo che esiste ancora una domanda inevasa di assistenza a livello di asili nido, credo che questo sia un tema su cui si debba ragionare con calma, mettendosi a un tavolo e cercando una soluzione che non è così semplice, proprio per non arrivare ad avere delle strutture sovradimensionate molto costose, che poi magari non riescono ad adattarsi all'evoluzione della domanda.

Dai dati che ci sono mi sembra che dei 3 servizi:quello della "garderie", dell'asilo nido e della tata familiare... penso di poter dire che forse, puntando su un rafforzamento dei servizi di "garderie", in particolare nella zona di Aosta e nella Comunità montana Monte Cervino, si potrebbero mettere in attività delle strutture piuttosto flessibili che danno un supporto molto positivo - ho un'esperienza che trovo positiva non solo per la qualità del servizio, ma per l'adattabilità alle diverse necessità delle persone - e che potrebbero dare un'ulteriore risposta al servizio senza gravare troppo sulle casse pubbliche.

Il secondo dato è una risposta al collega Comé. Credo abbia preso una topica quando va a dire che dietro questo progetto, che è stato illustrato in uno studio della CISL, ma che è condiviso da una larga fetta di coloro che hanno condiviso la proposta referendaria per un nuovo e unico Ospedale, che il riutilizzo delle strutture di Viale Ginevra non sarebbe un nuovo ghetto per le persone anziane, sarebbe anzi una situazione dignitosa. Lo inviterei ad andare a vedere adesso in che condizioni sono quelli della RSA di Piazza della Repubblica, che sono ospitati nel modo migliore possibile, ma sicuramente in spazi molto contenuti, avrebbero spazi molto più dignitosi... e ancora peggio di andare a vedere le comunità alloggio di Viale Europa, piuttosto che vicino alle caserme e al grattacielo, che sono in condizioni veramente... non mi allargo di più per non suscitare allarme su queste cose. Credo che il ragionamento sia esattamente il contrario: abbiamo l'occasione di sbloccare una situazione complicata, perché di certo Regione Gotrau è un po' come l'"Araba Fenice", è un progetto costosissimo che non sta andando avanti proprio perché ha delle complessità estreme, allora forse con i soldi risparmiati da Gotrau, con tutti i soldi risparmiati dal non più affitto di queste strutture fatiscenti credo che in Viale Ginevra si possa fare una cittadella della salute e sociale al servizio dei nostri anziani e delle persone che hanno bisogno. Ritengo che questo sarebbe un salto di qualità che costerebbe anche poco, perché sono strutture già ampiamente disponibili senza particolari modificazioni, anzi, proprio perché si andrebbe verso quella direzione, tutta quell'area potrebbe avere una riqualificazione dal punto di vista urbanistico, ambientale, di verde e di giardini che adesso non ha. Sono valutazioni diverse che partono da obiettivi politici diversi, ma quello che trovo poco ragionevole da parte del collega Comé è il fatto di dare definizioni su qualcosa di ipotetico futuro che non ha capito e non invece vedere la realtà come è oggi, che veramente pone dei problemi che si dovrebbero affrontare con più decisione di quanto non si sia fatto dall'Amministrazione comunale e da quella regionale.

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.

Fosson (UV) - Due sole risposte, ringraziando per gli interventi e per i suggerimenti. Di fronte a un rapporto di questo tipo, è chiaro che si potrebbe stare dei giorni a discuterne, in molti c'è stato il tentativo di trasformare questo lavoro, che è una presentazione di dati, in un'indagine sociologica, che invece non vuole essere: questa è una fotografia magari migliorabile, c'è scritto, il lavoro fatto è stato molto, ma è uno strumento strumento che implementiamo continuamente, è una fotografia, non è un'indagine sociologica, introduce, se si vuole, a un dibattito.

Solo alcune piccole sottolineature: il deficit conoscitivo delle droghe, collega Squarzino, è a livello nazionale, dove non si riesce a definire il fenomeno, né si riesce a risolverlo, anche perché le nuove droghe hanno delle manifestazioni rapide e difficili da prevenire. Sui suicidi sapete che gli esperti dicono che meno se ne parla meglio è, perché lo stesso parlarne stimola a questa pratica. Per rispondere a una sua considerazione, su un rapporto che era stato editato qui, il 70% dei suicidi non ha mai visto il medico, lo psichiatra, lo psicologo, sono suicidi di manifestazione occasionale che non avevano mai dato adito a nessun possibile sospetto. L'ISEE è una legge nazionale, non è una legge valdostana; il Ministro Turco... l'ex Ministro Turco la vuole estendere anche alla sanità, ha portato sicuramente una più grande uguaglianza. Quelli che non fanno più domanda, e lo dicono gli enti locali, soprattutto d'estate per servizi estivi, è perché avevano patrimoni così elevati che, se li presentano, dovrebbero contribuire e invece prima non contribuivano. Sull'ISEE comunque ho già richiesto a voi come V Commissione un'audizione per presentarvi tutte le simulazioni, la massa di simulazioni e il lavoro che si è fatto sull'ISEE, le proiezioni, le varie possibilità, le soglie di accesso che sono state modificate in relazione a queste simulazioni e proiezioni che hanno dato una maggiore equità a tutti i servizi e una contribuzione per chi poteva farlo e comunque tutti, anche i sindacati, sono d'accordo nel dire che ha prodotto più equità nell'erogazione dei servizi.

Sul sostegno alla famiglia, lo dicevano anche i Consiglieri Comé e Frassy, famiglia e giovani sono i campi di azione estremamente problematici. Il concetto è di liquidità, ossia di facile mobilità, di non stabilità... la famiglia è il grande malato della società, non solo valdostana, forse qui in Valle d'Aosta pensavamo avesse una tenuta maggiore, ma non è stato così. Interventi a favore della famiglia: c'è una buona legge che provvederemo a migliorare, abbiamo indetto una IIIa Conferenza sulla famiglia proprio per confrontarci, perché su dati si formulino delle proposte e delle ipotesi di lavoro. Sicuramente l'ISEE ha portato un grande vantaggio alle famiglie numerose, che, in virtù della scala di equivalenza per il numero di figli di disabili e di anziani, pagano meno certi servizi, quindi è un primo riconoscimento corretto e oggettivo. La legge n. 19 è una legge che abbiamo scritto nel nostro Piano sulla salute, abbiamo avuto recentemente un confronto con l'Assessore La Torre e con i sindacati, è una legge che cerchiamo di modificare soprattutto per quanto riguarda il minimo vitale o il reddito di cittadinanza, si chiami come lo si vuole, sempre in funzione delle risorse che uno ha, perché, se le risorse calano, è chiaro che il problema resta. Il collega Comé diceva una cosa molto corretta come principio: se spostiamo gli anziani al centro sicuramente non ha più senso tutto il sistema di "welfare" valdostano che prevedeva l'anziano trattenuto a domicilio o vicino alla sua residenza. Sulla famiglia ho già detto che si può fare di più, sulle liste degli asili nido non è stato letto bene, nel senso che le 150 domande in lista di attesa prevedono anche, perché sono state defalcate e c'è scritto nella tabella, tutti quelli che hanno rinunciato ad un'introduzione al nido. Il problema del nido non è la "garderie", è una cosa del tutto diversa, la "garderie" ha un altro tipo di assistenza, più flessibile e agile; la legge n. 11 che abbiamo prodotto quest'anno vuole mettere in relazione tutte le possibili altre strutture. Delle strutture di Viale Europa per anziani... ne abbiamo parlato e lei era d'accordo, abbiamo detto che all'interno della legge n. 80, che prevede la ristrutturazione di queste strutture, da parte del Comune di Aosta non è mai venuta una richiesta di ristrutturare tali sedi. La RSA è una grande novità nell'assistenza agli anziani e sta dando delle misure riabilitative molto importanti, tali da migliorare e accelerare l'accesso a domicilio dei pazienti.

Termino dicendo che qui abbiamo fornito dei dati, compito del nostro apparato è fornire questi dati, dopodiché penso non sia prerogativa della maggioranza, né di nessun Assessore fornire delle proposte e delle indagini o delle soluzioni avendo i dati precisi per risolvere tali problemi.

Presidente - Se non ci sono altri interventi, il Consiglio prende atto del "Secondo rapporto dell'Osservatorio regionale per le politiche sociali".