Oggetto del Consiglio n. 2422 del 24 gennaio 2007 - Resoconto
OBJET N° 2422/XII - Communications du Président de la Région.
Président - La parole au Président de la Région, Caveri.
Caveri (UV) - Le samedi 13 janvier dernier les Valdôtains du Val d'Aoste et les Valdôtains de l'extérieur se sont retrouvés à l'"Espace Reuilly" de Paris pour célébrer le 83e "Arbre de Noël" des Valdôtains de la Région parisienne, organisé par l'"Union Valdôtaine" de Paris avec le concours de la Présidence de la Région. Ce rendez-vous traditionnel a débuté par un concert du Chœur "Penne Nere", suivi du discours du Représentant de la session des syndics valdôtains, Silvio Barrel, et du Président de l'"Union Valdôtaine" de Paris, J. B. Pedretti. Au cours de mon intervention j'ai tenu à souligner l'importance de la connaissance de l'histoire par les nouvelles générations, en l'occurrence des jeunes Parisiens, en offrant aux enfants présents dans la salle le livre de Geronimo Stilton: "La découverte de la Vallée d'Aoste", instrument de divulgation de l'histoire et de l'autonomie valdôtaine, conçu pour les plus petits. Compte tenu du lien qui unit les Valdôtains de Paris à la Vallée d'Aoste, lien qui passe aussi par l'information sur la Région, j'ai voulu présenter une aperçue de l'activité du Gouvernement valdôtain par le biais d'un bref film vidéo. La fête, qui a vu la participation de quelque 200 personnes, a ensuite été animée par un spectacle de variété, pour se terminer avec un dîner placé sous le signe d'une grande amitié. Le lendemain, dimanche, les Assesseurs Cerise, Marguerettaz et moi-même nous avons rencontré les responsables des sociétés des émigrés valdôtains pour faire un tour d'horizon des perspectives et des objectifs des différentes associations. Au cours de cette réunion nous avons affronté le thème de l'actualisation de la loi régionale sur l'émigration, de la création d'une section sur le site "Internet" de la Région, dédiée aux émigrés, avec une banque de données relatives à l'émigration, de la publication d'un nouveau livre en pleine collaboration avec le BREL et donc l'Assesseur Viérin Laurent... et d'une exposition photographique sur l'histoire des émigrés.
Samedi 20 janvier avec l'Assesseur Fosson et les Conseillers Salzone et Viérin Marco j'ai accompagné une classe du Lycée scientifique "Berard" d'Aoste lors d'une visite au camp de concentration d'Auschwitz de Birkenau. Cette initiative était organisée dans le cadre de la "Journée de la mémoire" que la République italienne célèbre le 27 janvier, date de la libération du camp d'Auschwitz et fait partie des activités organisées pour marquer le 60e Anniversaire de la libération et de l'autonomie de la Vallée d'Aoste. Au nombre de ces activités figure la diffusion chez les jeunes générations de la connaissance de la conscience de cette période historique, ainsi que des valeurs de la démocratie et de l'autonomie qui se sont affirmées à ce moment-là. Au cours de cette visite, qui a été particulièrement émouvante, 22 jeunes ont eu la possibilité de voir de leurs propres yeux la réalité des notions étudiées pendant l'année, dans le cadre d'un projet qui les a amenés à effectuer une analyse attentive du thème de la déportation et de la persécution des Juifs, des tziganes et d'autres minorités. Cette visite leur a également permis de réfléchir sur un phénomène qui a marqué tragiquement une époque et leur témoignage contribuera à graver ces événements dans la mémoire de leurs camarades afin que de telles atrocités ne se répètent plus jamais. Cette initiative se poursuivra vendredi 26 janvier, lorsque, après le dépôt d'une gerbe au Monument du souvenir, les protagonistes de cette visite et d'autres jeunes élèves valdôtains assisteront au Lycée scientifique "Berard" à la projection du film "Voyage dans la mémoire", réalisé durant cette visite à Auschwitz et enrichi des témoignages recueillies sur place auprès de ces jeunes.
Samedi matin la délégation valdôtaine a par ailleurs rencontré M. Stanislaw Dziwisz, Archevêque de Cracovie, et ancien Secrétaire particulier du Pape J. Paul II. Pendant cette visite M. Dziwisz a rappelé quelques petites anecdotes sympathiques liées au séjour du Pape en Vallée d'Aoste pendant l'été. Il a rappelé le lien de particulière amitié avec M. Albert Cerise et a exprimé ouvertement toute l'estime et l'affection qu'il porte à la Communauté valdôtaine, en soulignant la discrétion et la chaleur dont celle-ci a toujours su entourer le Saint-Père. A cette occasion j'ai de nouveau invité M. Dziwisz à nous rendre visite, afin de raviver le rapport d'amitié qui le lie à la Vallée d'Aoste au nom du Pape J. Paul II.
Président - La parole au Conseiller Salzone.
Salzone (SA) - Anche noi vogliamo, sulla base delle comunicazioni del Presidente, fare un cenno sul "Giorno della memoria", soprattutto in virtù del fatto che abbiamo partecipato al viaggio ad Auschwitz assieme ai colleghi Viérin Marco, Fosson e al Presidente Caveri. Chi torna da Auschwitz si porta dietro un senso di tristezza difficile da esprimere, quei luoghi in cui prevale un silenzio rispettoso trasmettono una sensazione di rassegnata incredulità di fronte a un genocidio di così grandi proporzioni: "incredulità" perché perpetrato con una lucida scientificità da Hitler e dal "III Reich". Credevamo di sapere tutto perché eravamo documentati, avevamo letto libri, avevamo visto dei documentari. Pensavamo di non dover scoprire niente di nuovo, eppure quelle scarpe buttate lì e conservate, quelle borsette grigie, gli spazzolini da denti, le spazzole dei capelli, quei capelli che smettono di vivere dopo 60 anni e che sono serviti a fare coperte e calze, quei letti a castello dove dovevano dormire 8 persone alla volta, quelle latrine lugubri, quelle docce in cui fuoriusciva il gas, i forni crematori... ogni angolo di quel posto, ogni oggetto conservato ti fa rivivere quella immensa tragedia. Persino la guida che ha accompagnato la nostra visita e che da molti anni ripete le stesse cose sembrava appartenere a quel periodo. La sua voce ferma, ma serena e in alcuni momenti commovente ci parlava come una madre che parla dei propri figli uccisi: un milione e centomila figli trucidati nei campi di Auschwitz. Mentre percorrevamo il tragitto assegnato di baracca in baracca, respiravamo un odore acre, come se le ceneri di quei corpi straziati nelle camere a gas e nei forni crematori fossero ancora lì, una sensazione che abbiamo condiviso in molti. Il "Giorno della memoria" serve anche a ricordare quei treni colmi di migliaia di persone che, arrivate ai campi, venivano divise in 2 gruppi - e molto bene lo sa il Presidente, il suo papà era uno di quelli -: quelli troppo deboli per lavorare venivano immediatamente uccisi e mandati nelle camere a gas, gli altri venivano invece impiegati come schiavi nelle fabbriche. L'Olocausto, purtroppo, non si è fermato ad Auschwitz, lo sterminio di circa 6 dei 9 milioni e mezzo di Ebrei che vivevano in Europa, ma anche i gruppi Rom, gli zingari, gli omosessuali, i malati di mente, i Testimoni di Geova, 300.000 portatori di handicap furono sterminati in altri campi di concentramento disseminati in tutta Europa. Aggiungendo anche questi gruppi, il totale delle vittime del Nazismo è stimabile fra i 10 e i 14 milioni di civili e 4 milioni di prigionieri in 4 anni, con una media di 11mila persone uccise e cremate ogni giorno. È difficile usare aggettivi per una vicenda di queste dimensioni, ma per noi il "Giorno della memoria" deve farci lavorare per una memoria trasversale dei genocidi etnici e sociali del '900, affinché non si crei una memoria a "compartimenti stagni" che produca fratture e divisioni fra chi si occupa e si è occupato dei crimini del totalitarismo e chi invece è impegnato nella memoria dell'Olocausto o dei molteplici genocidi nel mondo.
Il "Giorno della memoria" serve anche per non dimenticare le vittime anche italiane dei "gulag", veri e propri campi di sterminio, prima con Lenin nel 1921, poi partire dal 1924 con Stalin. È difficile stabilire quanti morti provocò il terrore scatenato da Stalin negli anni '30, ma si può parlare di alcune centinaia di migliaia di persone. Fra i 15 e i 20 milioni invece furono i deportati nei campi di lavoro, i "gulag" appunto, alcune centinaia di Italiani per lo più emigrati politici morirono fucilati dopo processi sommari e subirono lunghe sofferenze nei campi di lavoro forzato. Anche questa è una brutta vicenda della storia italiana, complice l'ostinato silenzio del "Partito Comunista Italiano" che preferiva non ricordare le responsabilità dei propri dirigenti e di Togliatti, presenti a Mosca negli anni '30. In aggiunta a ciò l'impossibilità sino agli anni '90 di accedere agli archivi sovietici rendeva difficoltosa la ricostruzione degli eventi. Oggi comunque i nuovi materiali di archivio permettono la ricostruzione di una serie di vicende prima del tutto sconosciute, di molti Italiani infatti si sapeva che erano stati arrestati al tempo delle "purghe staliniane", ma si ignorava la destinazione dopo l'arresto e la circostanza esatta della loro morte.
Faccio solo un brevissimo cenno, Presidente, alla "questione Marzabotto", che mi pare sia importante perché quest'anno il "Giorno della memoria" può essere ricordato anche per la sentenza della vicenda di Marzabotto, una delle pagine più nere della II Guerra mondiale. Dopo 62 anni da quel terribile autunno del 1944, in cui in pochi giorni le "SS" comandate dal Maggiore Walter Reder e guidate da Fascisti italiani in divisa tedesca circondarono la zona del Reno e si scatenarono in quella che resta la strage nazista più efferata dell'intera guerra. Il massacro lasciò sul campo 1.836 morti, ancora oggi ci si chiede il perché di tanta ferocia, il perché di quei bambini squartati con le baionette e a Marzabotto restano lacrime e una medaglia d'oro. In Italia furono 15mila le vittime civili delle stragi naziste, mai nella storia del nostro Paese una simile violenza, anche i "Ragazzi di Salò" furono coinvolti e il loro coinvolgimento alimenta oggi un ricordo lacerante, che senza dubbio fa comprendere meglio le difficoltà del tentativo di pacificazione. Di fatto non potevano esserci solo ragioni di guerra dietro l'uccisione di 276 bambini, anche se i Nazisti e gli Italiani sapevano che la guerra era perduta e per questo ne derivò forse un odio feroce. Ora comunque a Marzabotto giustizia è fatta ed è fatta davvero, anche se rimane il rammarico che dopo la guerra, nel segno dell'anticomunismo e della guerra fredda, le autorità militari si adoperarono per insabbiare ed occultare gli atti processuali, garantendo ai colpevoli una totale impunità. Solo nel 1994 a Roma negli uffici giudiziari militari fu trovato un armadio con 695 fascicoli sui crimini di guerra commessi dall'occupante. Dopo quel ritrovamento la giustizia si è faticosamente rimessa in moto e oggi, dopo la condanna all'ergastolo del 1951 al Maggiore Reder, arriva la stessa sentenza anche per 10 criminali ex Nazisti tutti ormai ottantenni. Queste sentenze purtroppo non hanno nessun effetto pratico, ma almeno hanno un grande significato simbolico.
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Stiamo parlando del "Giorno della memoria", è una cosa seria e la memoria imporrebbe che non ci si dimenticasse di aspetti di avvenimenti storici... e di avvenimenti tragici per strada: faccio riferimento al fatto che nei campi di concentramento sono stati massacrati e bruciati un sacco di Comunisti, non solo omosessuali, Ebrei e Zingari, o Rom, faccio presente che nei "gulag" di Stalin dittatore per primi sono finiti gli oppositori comunisti, anarchici e trotzkisti. Volevo solo integrare quanto è stato detto finora per evitare che la memoria si rinverdisca solo su certi aspetti della storia e gli altri vengano dimenticati. Infine aggiungo che l'Unione sovietica per combattere il Nazismo ha lasciato sul terreno 22 milioni di morti.
