Oggetto del Consiglio n. 120 del 26 febbraio 1978 - Verbale

OGGETTO N. 120/78 - CELEBRAZIONE DEL XXX° ANNIVERSARIO DELLO STATUTO SPECIALE PER LA VALLE D'AOSTA.

DOLCHI, Presidente del Consiglio:

Signor Presidente della Giunta, Signori Assessori, Colleghi dell'Ufficio di Presidenza e Colleghi Consiglieri,

la legge regionale 20 aprile 1958, n. 2, indica che "la costituzione della Regione Valle d'Aosta con ordinamento autonomo e con Statuto Speciale sia celebrata ogni anno nell'ultima domenica di febbraio".

Il calendario del 1978 ha voluto che l'ultima domenica di febbraio coincidesse proprio con la giornata del 26 febbraio che, trent'anni fa, vedeva la promulgazione della legge costituzionale n. 4, cioè lo Statuto speciale per la Valle d'Aosta, votato dall'Assemblea Costituente il 30 gennaio e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il successivo 10 marzo 1948.

Ci troviamo dunque oggi a festeggiare questo XXX° compleanno di quello che dobbiamo considerare il solenne patto costituzionale stretto da tutta la comunità nazionale con le popolazioni della Valle d'Aosta.

Infatti, non mi sembra superfluo sottolineare che nella già troppe volte citata frase di Emilio Lussu, con cui veniva introdotto il dibattito conclusivo alla Costituente, veniva affermato "io sento che la questione è estremamente seria e ringrazio la Commissione di avermi affidato l'onore di presentare a voi e di difendere una causa così giusta, una così giusta causa nazionale".

È indubbio che si trattava di una "causa nazionale" poichè investiva il dibattito sulla nuova visione dello Stato repubblicano, sulla sua trasformazione da Stato centralizzato a Stato regionale.

La Costituzione Repubblicana è impregnata di questo spirito, la Repubblica Italiana, anche se per il suo completamento si è dovuto attendere il 1970, è uno Stato regionale.

Ma in questo Stato regionale vi erano delle situazioni particolari e, come affermava il Senatore Umberto Terracini, Presidente dell'Assemblea Costituente, il 5 marzo 1948, ad Aosta, in una affollata conferenza nel salone Ducale del Municipio, "era infatti più che logico, necessario e doveroso riconoscere a certe zone bilingui, nelle quali si incontra l'eredità di un lungo passato storico di popolazioni di origine diversa, la necessità di particolari legislazioni autonomistiche".

Ed in questo spirito troviamo anche la posizione dell'allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, che affermava essere il Governo orientato a "tenere conto delle esigenze locali della Valle d'Aosta e che il Governo era favorevole all'autonomia, già del resto concessa fino dal 1945 nel campo amministrativo".

Ho ricordato queste cose perchè il 26 febbraio del 1948 la Costituente concludeva, con una legge costituzionale, una serie di premesse che si erano verificate nel corso degli ultimi anni: la resistenza antifascista, la lotta armata di liberazione, le lotte popolari dopo il 25 aprile 1945, le promesse contenute nei documenti e nei messaggi emessi durante la Resistenza armata ai partigiani in lotta, ad esempio il programma-proclama-appello del Comitato di liberazione Alta Italia del 6 ottobre 1944, ed infine, basilare, il Decreto Luogotenenziale n. 545 del 7 settembre 1945.

Queste, come ho detto, le premesse più recenti: ma mi sembra anche utile, proprio perchè ritengo che sia importante tenersi saldi alle radici, analizzare il passato, per essere in grado di trovare rinnovato slancio e affrontare il nuovo che avanza, il progresso, l'inarrestabile rinnovamento che ci impegna tutti.

E proprio per questo leggerei un documento che si attribuisce a Mons. Giocondo Stévénin e che risale anch'esso a 30 anni fa, un documento a proposito di una richiesta che gli era stata fatta e cioè "perché la Valle d'Aosta pretendeva una sua autonomia?".

È un tema anche attuale nelle nuove generazioni, fra gli studiosi, e io ritengo anche un elemento di confronto e di dibattito politico.

Mons. Stévénin, trent'anni fa, diceva testualmente: "Une nouvelle période de notre histoire s'est ouverte le 7 septembre 1945 avec le décret qui nous a accordé une autonomie administrative. En ce jour, s'est clôsé cette phase pleine de marasme qui a commencé en 1770 avec la publication des "Nouvelles Constitutions" du Royaume de Sardaigne, qui passèrent le rouleau de l'uniformité sur la Vallée d'Aoste, abolissant usages, coutumes, privilèges, franchises, et ne nous laissant que le nom et la langue maternelle.

Aujourd'hui, nous revenons vers le passé, et nous nous rattachons à ce temps où la Vallée d'Aoste constituait un petit Etat: en cette époque glorieuse qui a commencé, pour nous, au XIe siècle et a eu la longue durée de six siècles.

On erre lorsque, écrivant notre histoire, on fait de nous de simples sujets de la Maison de Savoie qui ont obtenu d'Elle gratuitement toutes les libertés, toutes les franchises dont nous avons joui par le passé. Non! Celle-là n'est point la vraie histoire valdôtaine. Nous ne sommes point devenus les sujets des Comtes, des Ducs, des Rois de la Maison de Savoie ni par conquête ni par droit d'héritage, mais par volonté libre, par contrats bilatéraux entre nos ancêtres et ces princes. Et ces pactes qui ont commencé en 1191 avec le Comte Thomas I ont été revouvelés à chaque avènement d'un nouveau Prince et garantis sous la foi du serment entre les parties.

Or la Vallée d'Aoste a été constamment fidèle, attachée à la Maison de Savoie jusqu'au 2 juin 1946 où, en majorité, elle s'est détachée de la Monarchie, alors que celle-ci, depuis près de 2 siècles, s'était détachée de la Vallée d'Aoste. Nous n'oublions pas, en effet, que le Roi Charles-Emmanuel III en 1730 s'est, le premier, refusé de prêter le serment accoutumé: que, pendant son long règne de 43 ans, son souci fut d'abolir partout les franchises particulières; que son fils Amédée III consomma l'œuvre de destruction et de nivellement.

Nous remontons le courant aujourd'hui. Puisse notre autonomie devenir viable, nous redonner notre caractère, notre personnalité, avec des jours de paix et de prospérité".

Queste, trent'anni fa, erano le parole di Monsignor Stévénin.

Abbiamo risalito la corrente, abbiamo ritrovato il nostro carattere, la nostra personalità, giorni di pace e di prosperità?

Sarebbe troppo lungo analizzare gli interrogativi che ci si poneva in quell'epoca, ma penso che brevemente alcune risposte possano essere date.

Trent'anni di autonomia speciale hanno permesso all'Amministrazione regionale uno sforzo concentrato e positivo per la soluzione di problemi concreti e vitali nel momento della ricostruzione e di nuove esigenze di vita civile; allacciamenti stradali, telefonici, elettrici hanno eliminato gli isolamenti di Comuni e di frazioni, mentre consistenti piani di opere pubbliche hanno permesso una intensa edilizia scolastica e interventi in servizi igienico-sanitari. Contributi e sussidi hanno cercato di difendere il più possibile l'agricoltura montana, l'agricoltura tradizionale, l'industria nel momento delle difficoltà.

A questi benefici, direi, "materiali" non sempre ha fatto riscontro la volontà politica e ideale della necessità del perseverare nella battaglia autonomistica con una visione che superasse i provvedimenti troppe volte disorganici per passare ad una visione più globale dello sviluppo cui anche la nostra Valle poteva aspirare negli anni '60 e '70.

Abbiamo dovuto subire anche scelte avvenute "al di fuori" come, per quanto riguarda e concerne il problema industriale, per la Cogne; non abbiamo, forse, con sufficiente coraggio ostacolato la rapina del territorio, l'attacco della speculazione più sfacciata in materia edilizia e soprattutto in certe zone turistiche.

Ma non bisogna, d'altro canto, dimenticare che fino al 1970 quello Stato delle Regioni a cui facevo cenno era composto da cinque sole Regioni a Statuto speciale e che quel solenne Patto costituzionale non veniva rispettato dallo Stato stesso.

Non è mio compito, nè oggi il momento, per ribadire le carenze, le insufficienze, per esempio la sostituzione dell'articolo 14 della Zona Franca con una cosiddetta legge di contingenti (zucchero, alcool, benzina); i ritardi dello Stato verso la Valle d'Aosta, come la mancata approvazione da parte della Camera, a seguito della crisi di Governo, del testo delle norme di attuazione, dello Statuto speciale presentato dal Governo e già votato dal Senato. Nè posso affrontare i ritardi, le mancanze dello stesso Consiglio regionale, così come mi è impossibile un più approfondito esame della necessità dell'inserimento dell'azione autonomistica valdostana a fianco delle altre Regioni, senza per nulla rinunciare a quel nostro particolarismo etnico-storico-linguistico e culturale che ci caratterizza quale tipica terra - e ce lo dice la nostra storia - "non citra neque ultra montes sed intra montes", cioè nè di qua nè di là dai monti ma tra i monti. Però, a mio avviso, non ci si può esimere, in una occasione come questa; dal momento unitario che coinvolge tutte le Regioni di fronte ai gravi problemi nazionali ed internazionali ed ai quali sarebbe illusorio pensare che la Valle d'Aosta possa rimanere estranea. La crisi economica, la riduzione dei posti di lavoro, la svalutazione della moneta, la sfiducia nelle istituzioni, nella democrazia stessa, la violenza, il terrorismo, l'eversione, il sovvertimento dell'ordine pubblico e gli attentati alle strutture democratiche concernono anche noi della Valle d'Aosta.

Ho detto queste cose perchè nemmeno le celebrazioni più solenni, più sentite e giustificate come quella odierna, che è di grande importanza per la Valle d'Aosta, possono avere validità ed un senso se non sono contemporaneamente una occasione di analisi e di riflessione. La riflessione, ad esempio, fondamentale, rivolta a certi pessimisti o a certi pessimismi che fanno di ogni erba un fascio e che vorrebbero identificare la Repubblica Italiana, la Valle d'Aosta di oggi nello stato fascista e nella provincia di Aosta, prima della Liberazione.

Ecco io penso che oggi a questi pessimismi e a questi pessimisti bisogna rispondere che, malgrado tutto, malgrado le carenze, i ritardi, le delusioni, dobbiamo riaffermate una nota ottimistica, dobbiamo dire senza indugi che abbiamo lasciato alle nostre spalle la Provincia di Aosta fascista di uno Stato accentrato e che viviamo in democrazia e libertà, responsabili delle nostre azioni, dei nostri errori, così come delle nostre decisioni, del nostro presente e del nostro avvenire.

Penso che possa essere detta una parola di fiducia nelle istituzioni, proprio in questo Consiglio regionale e in questa occasione, se esiste, come io sono convinto che esista, la volontà comune di difendere queste istituzioni, di dare loro sempre più credibilità e fiducia con spirito unitario, con serietà, efficienza e assoluta correttezza nonchè con la concretezza delle azioni, con il rigore politico e amministrativo che sono indispensabili.

In questo modo potremo "remonter le courant" e riprendere con lena e con fiducia altri 30 anni di cammino per la Valle d'Aosta: 30 anni che sono pochi e sono tanti, ma che, senza dubbio - quelli recenti che abbiamo passato - hanno contato per la maturazione di tutti.

Sofocle diceva "la città è gente", io penso che la misura geografica, politica e la quantità degli abitanti della Valle d'Aosta, ci possa permettere di fare riferimento a questo concetto.

La Valle d'Aosta è gente, gente che lavora, che crede tenacemente nella sua autonomia, che opera di conseguenza e che vuole contare e partecipare.

Diamo, Consiglio regionale, colleghi Consiglieri, una risposta positiva tutti assieme, istituzioni e collettività di ogni genere, ed io mi sento di poter sperare assieme a tutti voi in un avvenire migliore, di progresso, di rinnovamento e di moderno vivere civile per questa nostra Valle d'Aosta che soprattutto "è gente".

Grazie per l'attenzione.

Colleghi Consiglieri, come da accordi intervenuti nella Conferenza dei Capi Gruppo, darò ora la parola ad un Consigliere per Gruppo, in ordine inversamente proporzionale all'entità dei Gruppi stessi.

È assente il Consigliere Parisi, il quale ha fatto pervenire alla Presidenza, per iscritto, la sua dichiarazione che io pregherei il Consigliere Segretario di leggere e che è da considerare come primo intervento.

Si dà atto che il Consigliere Segretario MAPPELLI Angelo, dà lettura della seguente dichiarazione del Consigliere Parisi:

La ricorrenza del XXX° anniversario della promulgazione dello Statuto Speciale per la Valle d'Aosta è senza dubbio un importante avvenimento per il popolo valdostano.

Tale ricorrenza mi porta doverosamente a ricordare con animo commosso, scevro da preconcetti di parte, il sacrificio e l'olocausto di quanti, al di quà e al di là della barricata, e nell'intento di compiere il proprio dovere, sacrificarono la loro vita.

Spiacemi solo dover considerare che la celebrazione di una così importante ricorrenza venga a coincidere con un momento in cui, per i motivi che ritengo superfluo evidenziare, tanto sono a tutti ben noti, l'Italia non riesce a ritrovare i suoi valori morali, sta perdendo dignità e decoro, ed è alla mercè di una violenza che non trova precedenti.

E mentre tutto ciò non suona a vanto della nostra politica nazionale, sono fermamente convinto che il popolo valdostano, nel celebrare il XXX anniversario della promulgazione dello Statuto Speciale per la Valle d'Aosta, lo farà con senso di dignità e decoro e col fermo proposito di tutelare le proprie istituzioni, rifuggendo dalla violenza, da qualsiasi parte provenga, e allontanando dalla propria area amministrativa i corrotti e i corruttori responsabili di scandali a catena. Solo così il popolo valdostano, ed è questo l'augurio che di cuore gli formulo, potrà godere i frutti dei suoi sacrifici.

PRESIDENTE: Ha la parola ora il Vice Presidente del Consiglio, Ennio Pedrini, per il Gruppo del Partito Liberale Italiano.

PEDRINI: Colleghi, Signori, Signore,

trent'anni di autonomia: trent'anni della nostra vita, trent'anni che fanno storia.

Nata dalla Resistenza, nata dalla lotta contro il fascismo accentratore, ben prima che questa lotta fosse quella di tutto un popolo, la nostra autonomia, le cui radici storiche si affondano nei secoli, fino a risalire alla Carta di Tommaso di Savoia, creò, all'atto della sua concessione, enormi speranze, alcune delle quali - bisogna però avere il coraggio di dirlo - assai deluse.

Ciò che pareva una grande cosa allora, con la creazione delle Regioni a statuto ordinario è venuto, almeno così a noi pare, è venuto, ad un dato punto, a mancare; è venuta a mancare quella che era l'essenza vera della nostra autonomia, perché, oggi come oggi, siamo praticamente soffocati dalle autonomie delle Regioni a statuto ordinario, che hanno coperto quello che era il nostro inizio, quello che era stato sancito dalla Costituzione.

Ma che cosa resta quindi della nostra Autonomia?

Innanzitutto lo spirito che animò i valdostani a lottare non soltanto contro il fascismo, ma anche contro lo Stato accentratore; spirito che, nonostante tutto, nonostante le massicce immigrazioni, ancora anima la nostra gente, la rende fiera e consapevole della sua forza e del suo particolarismo.

L'autonomia è la difesa della lingua dei padri, del francese, che viene insegnato nelle scuole, che si può usare con le stesse prerogative della lingua italiana.

L'autonomia è la difesa degli interessi dei nostri contadini, della loro terra, che per alcuni anni è stata insidiata da infiltrazioni forestiere, sicchè alcune nostre località hanno perso il loro cachet. Paesi anomali con brutture architettoniche, dove la speculazione ha posto salde radici.

L'autonomia è la difesa del nostro artigianato; non soltanto di quello del legno e del ferro battuto, che molte volte assurgono a vere forme di arte e che fortunatamente stanno riprendendo novello vigore, anche grazie agli aiuti consistenti dell'Amministrazione regionale, ma anche di tutte le altre forme artigianali locali, che dovranno tornare ad essere la base portante della nostra economia.

L'autonomia è la difesa del nostro carattere, del nostro modo di pensare e di agire; è la difesa delle nostre tradizioni in tutte le sue forme, in quel senso di solidarietà che ci lega e si esplica soprattutto nel momento di gravi avvenimenti, che ci spinge ad aiutare il fratello colpito, come avvenne lo scorso anno, in maniera massiccia, con i fratelli delle montagne del Friuli,

L'autonomia è un modo di pensare, è qualcosa che è dentro di noi, che ci fa fieri di averla ottenuta e consapevoli di saperla conservare. È onestà di amministrazione, è desiderio di agire, tutti insieme, al di là e al di sopra delle ideologie politiche ed anche dei personalismi.

A questo punto, vorrei riprendere qualche concetto espresso in precedenza, che io non condivido, quando si è parlato di elettricità, si è parlato di contingenti. A questo proposito, ancora una volta, così come ho fatto in altre occasioni, così come ho fatto in sede di quella tal riunione regionale dell'ENEL, qui sotto nel Salone delle Manifestazioni, ancora una volta ricordo che alla Valle d'Aosta, che a noi valdostani, sono state rubate le acque - e questo nessuno ha il coraggio di dirlo - sono state rubate le acque sulle quali per 99 anni avevamo i nostri diritti. E oggi, proprio a seguito di quei diritti, noi potremo avere qualche parola in più da dire.

Si parla di elettricità: ma andate un po' nei mayens, andate un po' negli alpeggi a vedere come e che cosa chiedono per un allacciamento elettrico, per avere una lampadina, non dico da 40, ma da 25 candele! Con questo non voglio nè scendere nè far scendere di tono la manifestazione; ma sono argomenti talmente forti, quelli dell'ENEL e della zona franca, che non potevo, in coscienza, sottacere.

Non è sicuramente con gli 80 o 40 o 20 litri di benzina, non è sicuramente con i tre etti di caffè, non è sicuramente con un chilo di zucchero che si compera la coscienza e l'animo dei valdostani. Siamo ben al di sopra di questo, perché, se così non fosse, mi vergognerei di appartenere ad una gente così fiera e così cosciente di sé stessa.

È uno sfogo naturale questo, che non avevo previsto, ma che ho dovuto inserire tra queste mie righe scritte, io che non scrivo mai, perché la coscienza e il cuore me l'hanno imposto.

E se molto, se molto ancora resta da fare, se ancora parecchie cose previste dallo Statuto Speciale non si sono realizzate, se non sempre, in questi trent'anni, c'è stata quell'unità di intenti che aveva caratterizzato la lotta per l'ottenimento della nostra autonomia, l'importante è che quell'idea, per cui lottammo, per cui molti valdostani soffrirono e persero la vita, resti viva, con l'augurio, un augurio chiaro, sincero, che viene dal più profondo del mio io, che i giovani l'abbiano recepita e la continuino.

I trent'anni, se le cose saranno così, non saranno trascorsi invano.

Grazie.

PRESIDENTE: La parola, a nome del Gruppo Socialista, all'Assessore Michele Di Stasi.

DI STASI: Signor Presidente, Signori Consiglieri,

la ricorrenza del XXX° anniversario dello Statuto Speciale della Regione Valle d'Aosta, oltre ad avere i caratteri di solennità che la celebrazione di un avvenimento di tale portata comporta, induce a meditare sugli aspetti più qualificanti dell'atto fondamentale dell'autonomia valdostana e a sottolineare le carenze dovute alla mancanza di legislazione statale attuativa o a difficoltà che in loco hanno obiettivamente impedito la piena realizzazione dei principi di decentramento che presiedono allo Statuto.

Il progresso civile, sociale ed economico conseguito dalle popolazioni valdostane in questo trentennio è non solo indiscutibile, ma anche di notevole portata, specie se si fa riferimento alle riconquistate libertà dopo l'oscurantismo liberticida del periodo fascista: e valga la menzione delle norme poste a tutela della lingua francese e, più in generale, del particolarismo valdostano, nonchè le norme che configurano un rivoluzionario modello di decentramento di funzioni statali, attribuendone in prima persona l'esercizio ad organi della Regione.

Progresso civile, sociale ed economico che ha interessato anche i valdostani di elezione, il cui contributo di operosità e di realizzazioni è stato di importanza rilevante per il progresso dell'intera collettività.

Ma, accanto a questi innegabili motivi di soddisfazione, non si può ignorare la perdurante assenza della normativa statale volta alla pratica, completa attuazione delle disposizioni statutarie. Né si può ignorare che il fondamentale principio costituzionale di autonomia indicato nell'ultimo comma dell'art. 118 della legge fondamentale dello Stato, che affida un ruolo generale di amministrazione e gestione dei servizi agli enti locali, nell'ambito, beninteso, della programmazione e del coordinamento posti in essere dalle Regioni, cui la Costituzione conferisce dignità politico-legislativa, non ha ancora trovato realizzazione: e ciò non soltanto per la mancanza dell'adeguata normativa statale sopra accennata, ma anche per le obiettive difficoltà nascenti dalla struttura comunale in Valle d'Aosta.

Si deve auspicare, dunque, che principi e disposizioni dello Statuto Speciale e, più ampiamente, dell'insieme delle norme costituzionali che, comunque, concernono la Valle d'Aosta trovino, senza ulteriore indugio, pieno compimento.

Ma la Regione Valle d'Aosta, in quanto parte della Repubblica Italiana, deve perseguire, nel quadro della più ampia e costruttiva collaborazione con le altre Regioni, il rinnovamento dello Stato, sotto l'aspetto dell'organizzazione e della partecipazione, alla luce dei principi di democrazia che sono il fondamento della Costituzione repubblicana e al fine precipuo di contribuire al progresso delle classi lavoratrici.

Ed è, altresì, auspicabile la proiezione in sede europea dei caratteri e delle istanze della nostra Regione, quale elemento volto a favorire la collaborazione sovrannazionale e la salvaguardia dei tratti fondamentali della popolazione valdostana.

PRESIDENTE: Ha la parola, a nome del Gruppo della Democrazia Cristiana, l'Assessore Sergio Ramera.

RAMERA: Signor Presidente, Onorevole Colleghi,

il Partito che ho l'onore di rappresentare mi ha delegato ad esprimere il pensiero della Democrazia Cristiana in questa circostanza, particolarmente significativa per la popolazione valdostana e per noi tutti.

Poiché non è nel mio carattere tirare fuori da una specie di sacco magico aggettivi e parole che poi sono gli stessi di sempre, quelli che si usano nelle circostanze solenni, mi limiterò a ribadire alcuni concetti che ritengo fondamentali per una comprensione dell'autonomia, del suo sviluppo storico e politico, nonchè delle sue articolazioni nella società in cui viviamo.

Noi Democratici Cristiani, a distanza di trent'anni dal giorno in cui i costituenti licenziarono la legge costituzionale n. 4, vogliamo, in primis, sottolineare il significato che emerge dai prodromi stessi dello Statuto e cioè dal Decreto Luogotenenziale del 1945 e, prima ancora, dal solenne impegno assunto dal C.L.N. Alta Italia durante la Resistenza.

L'Autonomia è cioè uno strumento dinamico, che consente la continua partecipazione popolare alla soluzione dei nostri problemi e non un punto di arrivo.

Di solito si commemora una circostanza ben definita nel tempo ovvero persone vissute in passato: quindi, più che di commemorazione, io parlerei qui di riflessione sul percorso dell'autonomia e sull'impatto che essa ha avuto, nell'ambito della comunità valdostana.

Molti consuntivi sono già stati tracciati e certi denigratori, più o meno interessati, si sono dovuti arrendere di fronte alla evidente efficacia di una lunga esperienza di autogoverno regionale come la nostra, che ha consentito l'avvio all'Italia delle Regioni.

Poichè l'autogoverno, altro non è che una manifestazione di libertà, era inevitabile che ci fossero e che ci siano luci ed ombre, pregi e difetti; ma riteniamo che, a conti fatti, pure se rimane molta strada da percorrere, si possa tracciare un giudizio positivo senza dare ad esso quel taglio retorico che spesso riesce ad annacquare anche i fatti più limpidi.

Pur avendo io rinunciato, anche per la necessaria brevità del mio intervento, ad uno escursus sui precedenti storici dell'autonomia che tanta parte hanno avuto nella secolare tradizione di libertà e di autogoverno del popolo valdostano, non posso esimermi dal mettere in evidenza che il principio del decentramento politico ed amministrativo ha sempre trovato nella Democrazia Cristiana e nel suo pensiero un punto di riferimento, che nasce dall'ispirazione cristiana e regionalistica di uomini come Don Sturzo e De Gasperi e dei nostri tanti amici e maestri valdostani, purtroppo scomparsi, alfieri di una nuova dimensione umana in cui contasse più la ragione delle comunità che non quella della supremazia di uno Stato accentratore.

Chi ama fare confusione, mescola sovente i temi del potere e della gestione con quello basilare dei supporti ideologici che avevano animato i costituenti allorquando vararono la carta costituzionale, traducendo in questa enorme mozione di interventi, non già e non solo la visione repubblicana di Alcide De Gasperi, di Terracini, di Sussu, di Einaudi, di Saragat e di altri grandi patrioti, bensì anche la struttura portante dell'edificio di uno stato delle Regioni scaturita dalla grande stagione di lotte e di sangue versato, che si chiama Resistenza.

E proprio questo Stato agognato da chi marciva nei campi di prigionia, in quelli di concentramento, nel confino più o meno ospitale, decretato dai risvolti di un regime che, all'insegna dell'ordine, negava la libertà, questo Stato, dicevo, costato lotte e sangue, non poteva e non può certo essere quella piramide inaccessibile che crea un distacco tra i cittadini e le istituzioni, ma deve essere invece coesistenza concreta e solidale di tutte le comunità regionali, nel reciproco rispetto dei vari particolarismi, delle diverse origini, della diversa cultura e, soprattutto, delle diverse lingue.

E dobbiamo rammentarlo oggi, soprattutto in questo periodo oscuro della nostra vicenda politica, in questa fase di travaglio delle istituzioni, con una sorta di lotta civile che insanguina le strade, eliminando uomini della Magistratura e sparando agli esponenti politici, quando viene talvolta voglia di mettersi in disparte, di lasciare fare, di non compromettersi, di cedere alle paure, dobbiamo rammentare che si rende sempre più indispensabile la mobilitazione di tutti per superare, con gli ideali della nostra giovinezza, il tunnel di questa crisi materiale e morale e andare avanti verso quei traguardi non ancora raggiunti.

Ma brève intervention se conclut ainsi: tant la Résistance que l'autonomie sont des moments de lutte pour la liberté qui ne doivent nous laisser ni passifs ni défaitistes.

Pour nous, la Région n'est que l'Etat en transformation, l'Etat qui se renouvelle en suivant exactement la voie tracée par les membres de la Constituante.

Certes, il y a eu des retards et des ralentissements, mais il y a aussi la volonté de réaliser dans un esprit de collaboration concrète, les contenus du Statut spécial.

Il n'y a pas un mois que, m'entretenant à Courmayeur avec le Ministre des Affaire Etrangères, j'insistais sur les mêmes retards qui se manifestent pour la réalisation d'une Europe Unie et pour l'élection du nouveau Parlement européen.

Je disais alors et je répète ici, que l'Italie doit avoir ses papiers en règle si elle veut se présenter sans tâche au grand rendez-vous européen.

Voilà les souhaits que je formule, au nom de la Démocratie Chrétienne, conscient que la réforme de l'Etat ne peut s'improviser, mais que certains engagements doivent être respectés si nous ne voulons pas arriver à des compromis qui risqueraient de déformer la physionomie ethnique, linguistique et culturelle d'un peuple comme le nôtre, qui, au cours des siècles, a toujours su garder sa fierté, sa dignité et sa liberté.

DOLCHI: Ha ora la parola, a nome del Gruppo comunista, il Consigliere Luigi Monami.

MONAMI: Lo Statuto Speciale di cui oggi celebriamo il XXX° Anniversario della promulgazione può essere considerato una grande conquista democratica perchè ha rappresentato la sanzione di una serie di premesse giuridiche, storiche e di lotta popolare.

Infatti, senza soffermarmi a ricordare i secoli di autonomia e di autogoverno che hanno caratterizzato la storia millenaria della nostra Regione e senza rievocare la strenua difesa delle popolazioni valdostane contro la tendenza accentratrice del Regno di Sardegna prima e dell'Italia pre-fascista poi, basta sottolineare la tenace opposizione al nazionalismo fascista, la coraggiosa e unitaria guerra armata di liberazione, le entusiastiche lotte popolari dopo il 25 aprile 1945, per poter affermare che il 26 febbraio 1948 la legge costituzionale n. 4 non era altro che la doverosa definizione di un patto fra comunità nazionale e Valle d'Aosta.

Questo patto costituzionale, cioè lo Statuto Speciale, aveva avuto anche le sue premesse giuridiche nei decreti luogotenenziali del settembre 1945 e nel lavoro unitario del Consiglio regionale del C.L.N. insediato il 4 gennaio 1946.

La Valle d'Aosta aveva finalmente il suo Statuto Speciale e si apprestava alla ricostruzione, alla vita democratica e all'autogoverno, in un paese uscito stremato dalla guerra, ma intenzionato, nella nuova forma costituzionale repubblicana, a rinnovarsi e progredire.

Se facciamo oggi un consuntivo di questi trent'anni, oltre a quanto è già stato detto, sento il dovere di sottolineare tre questioni che ritengo fondamentali: la prima è che mai, nella storia del nostro paese (malgrado errori, ritardi, inadempienze e inadeguatezze criticabili), vi sono stati oltre 33 anni di pace e di convivenza internazionale anche se difficili per il delicato equilibrio mondiale. Noi comunisti, e lo diciamo con orgoglio, non possiamo non sottolineare che in questa lotta per la pace abbiamo profuso tutte le nostre energie e le nostre capacità di convinzione.

La seconda questione è la conquista dei diritti autonomistici. Fu, come ho già detto, una lotta unitaria, fu la Resistenza di tutti gli abitanti della Valle d'Aosta che, per questi obiettivi, combatterono aspramente e caddero anche nel corso della battaglia. Lotta di popolo, quindi, di lavoratori, di uomini e di donne che ha visto martiri, di nome valdostano o di immigrati, come i Lexert e i Saba, immolarsi per ridare dignità ad una terra che, malgrado fosse profondamente antifascista, aveva visto, comunque, sull'altro fronte, uomini allo stesso modo con nomi valdostani o di immigrati, quali Glarey e Carnazzi.

Volontà unitaria, quindi, nella lotta, volontà altrettanto unitaria e coerente in questi trent'anni in cui, in Consiglio regionale, in tutta la Valle e al Parlamento i comunisti sono stati presenti nella lotta per la realizzazione dell'autonomia e per la completa attuazione dello Statuto Speciale.

È noto come, anche in questi ultimi mesi, non sia mancato, anzi sia stato pressante, il contributo dei parlamentari comunisti all'approvazione senatoriale delle norme di attuazione dello Statuto.

Si tratta, ed è questa la terza questione, di continuare, in questo spirito di unità e di reciproco rispetto, la battaglia che i contadini, gli operai, i ceti produttivi, i giovani, gli uomini e le donne, di origine valdostana o immigrati, hanno combattuto assieme e vinto trent'anni fa.

Bisogna impedire a chiunque di impossessarsi di questi strumenti di autogoverno, quali l'Autonomia e lo Statuto Speciale, per dividere i lavoratori e le genti che qui hanno trovato e possono trovare ancora un pacifico modo di vivere e di prosperare. Dobbiamo opporci a qualsiasi speculazione su sentimenti tanto nobili e tanto cari ai Valdostani, quali l'etnia, la lingua, la cultura, la tradizione, a sola funzione esclusiva dell'esercizio del potere.

Questo, da qualunque parte venga, si chiama sopraffazione e pertanto, come tale, è intollerabile.

Solamente così i comunisti ritengono che anche questa nostra Regione, come il resto del Paese, può trovare il suo progresso sociale, economico, i suoi valori ideali; può superare le carenze e i ritardi che, per non essere troppo pessimista, non ho elencato, e avviarsi sulla strada di un nuovo trentennio che veda i lavoratori veramente attori e protagonisti della lotta per una società diversa e migliore.

Grazie.

PRESIDENTE: A nome del Gruppo dell'Union Valdôtaine, ha ora la parola la Vice Presidente Perruchon Maria Celeste Ved. Chanoux.

PERRUCHON: Monsieur le Président, Messieurs les Conseillers, c'est un jour de fête: nous célébrons les 30 ans de notre Statut Spécial. Mais je dirais plutôt que c'est une journée de méditation, de réflexion sur ce que nous avons fait de cet instrument politique "arraché" au pouvoir central, après tant de souffrances et de luttes.

On dit souvent que nous avons "gaspillé" ces 30 années d'autonomie, que nous n'avons pas su réaliser le modèle de société qui inspira la Jeune Vallée d'Aoste et les hommes de la Résistance.

Mais il faudrait se demander, avant-tout, si cette autonomie a été réelle ou pas; capable de répondre aux exigences du peuple valdôtain ou pas; si elle a permis de sauvegarder, défendre et promouvoir les caractères ethniques de notre peuple ou pas; si elle a, en définitive, porté à l'émancipation économique et sociale de notre communauté.

La réponse est à sens unique: à notre avis le Statut spécial n'est nullement conforme aux aspirations de notre peuple car il nous a été octroyé, non pas pour construire une société nouvelle, mais pour parer au pire.

De ce fait il a été, au cours des longs mois nécessaires à son élaboration, mutilé et farci de formules ambiguës, à tel point qu'il a fini par devenir cette autonomie "endroumie" dont l'Union Valdôtaine avait bien mis en garde les valdôtains et qui pendant de longues années les a chloroformés.

Je ne veux pas évoquer ici les phrases historiques qui ont porté à la naissance de notre autonomie actuelle: nous les connaissons parfaitement.

Je désire, au contraire, en m'appuyant sur l'élan nouveau que la réunification historique des mouvements autonomistes a donné à la nouvelle Union Valdôtaine, regarder l'avenir, fonder sur cette journée mémorable une nouvelle phase de construction de la maison valdôtaine.

Les valdôtains sincèrement autonomistes s'étant ralliés sous le même drapeau, nous nous sommes mis au travail pour édifier, jour après jour, un pays aux structures modernes, un pays qui aspire avec toute sa force et sa vitalité au respect de sa personnalité, une communauté qui exige le paiement complet de cette "cambiale" que Rome a signée avec le peuple valdôtain après la guerre et qui attend encore, trente ans après, d'être réglée.

Nous voulons reconstituer une conscience nationale valdôtaine, encouragée par l'appui de notre peuple à cette ligne politique et par l'action de tous ces peuples qui, comme le nôtre, ne reconnaissent plus les frontières artificielles imposées et réclament leur droit à l'autogestion et à la liberté.

Le monde s'aperçoit toujours plus que l'époque des stato-nations est révolue, que ces stato-nations sont une abstraction, que le moment est venu de libérer les "petites patries" qui sont les seules et vraies nations.

Nous ne voulons pas pour autant un monde de petites républiques souveraines.

Nous pourrions reproposer fidèlement ce qu'avait dit notre Albert Deffeyes en 1946: "Placés comme nous sommes au centre de l'Europe, nous avons toujours aimé tous nos voisins. Mais nous avons malheureusement dû constater qu'il est presque défendu de cultiver cet amour et de regarder l'Europe. Tandis que nous pensons de nous ouvrir aux pays qui nous entourent, d'autres préfèrent que notre pays soit un cul-de-sac. Pas de possibilité d'en sortir que par le défilé de Bard". Or c'est précisément ce que nous refusons: être un cul-de-sac à un seul débouché.

C'est pour ces raisons que nous préconisons une Europe fédéraliste qui soit l'expression des peuples et non des structures bureaucratiques et de pouvoir des états centralisateurs.

Et c'est aussi pour ces raisons que, par le moyen de la "voie unioniste au progrès" nous avons tracé, avec le concours des inscrits et des sympathisants de notre mouvement, les lignes générales du développement futur de notre communauté, fondé sur un principe essentiel: la nécessité de retrouver notre identité historique et ethnique.

Le peuple valdôtain a souvent prouvé qu'il porte en soi l'esprit et les énergies nécessaires pour résoudre ses problèmes, mais il est fondamental qu'il conserve sa personnalité culturelle, qu'il défende l'essence même de son particularisme. En définitive il doit être, à nouveau, l'artisan de son histoire, le maitre de son futur.

Ce message et ce projet d'action sont présentés par l'Union Valdôtaine à notre peuple et surtout à notre jeunesse, héritière d'un immense patrimoine culturel qu'elle doit remettre en valeur pour construire une Vallée d'Aoste toujours plus libre.

PRESIDENTE: Conclude gli interventi, a nome dei Gruppi, il Vice Presidente Giorgio Chanu, del Gruppo dei Democratici Popolari.

CHANU: Signor Presidente, Colleghi Consiglieri,

L'Anniversario che celebriamo troppo facilmente rischia di ridursi, vuoi a esercitazione di facile retorica, vuoi a un inutile e improduttivo ripiegarsi su se stessi, o sul poco o sul tanto che si è ottenuto, forse per scordarci della situazione che viviamo nel presente. Certo è, Signori Consiglieri che il trentennale della promulgazione dello Statuto Speciale di Autonomia per la Valle d'Aosta, cade in un momento estremamente delicato e drammaticamente critico.

Da un lato debolezza di governo, scandali dilaganti dai quali nemmeno la "Petite Patrie" è stata risparmiata: eversione sistematizzata, incertezze e contradditorietà nell'affrontare la complessa problematica di una società in tumultuosa evoluzione, hanno ingenerato nell'opinione pubblica una profonda crisi di credibilità che rischia di minacciare, alla loro radice, gli stessi principi-cardine sui quali si basa l'assetto istituzionale di una Democrazia.

D'autre part, pour ce qui concerne plus directement notre Région, nous devons prendre acte, avec amertume, que trente ans, un délai extrèmement vaste et, de règle, plus que suffisant pour parvenir, en presque tous les domaines, à des buts complètement réalisés, trente ans, dis-je, pour nous, se sont révélés encore insuffisants afin de donner complète actuation à notre autonomie.

Et la faute retombe soit sur qui n'a pas encore pourvu à accomplir à son devoir de donner pleine actuation au Statut, soit sur qui n'a pas démontré la force suffisante pour prétendre la susdite, complète actuation.

La bataille entre l'exigéance des Valdôtains à une pleine décentralisation autonomiste, sur la base des principes statutaires du Février 1948, d'un côté et, de l'autre, l'autoritarisme centralisateur romain, continue encore présemment, quoique voilée plus hypocritement et plus subtilement.

Prova di ciò, Colleghi, sono le norme di attuazione del nostro Statuto: attese per trent'anni; proposte alla fine (o meglio, imposte) dal Governo centrale, al di fuori di un serio, preventivo, paritetico confronto politico con la Regione, e ciò con disposizioni che, non solo non rispecchiano la specialità della nostra autonomia, ma pongono la Valle d'Aosta - e a mala pena - al rango dell'ultima delle Regioni a Statuto ordinario; accettate (e qui stà il grave...) dall'attuale maggioranza che governa la Regione con preoccupante e sconfortante adesione, supina quanto fatalistica, giacciono (ebbene sì, giacciono) ora, "congelate" a livello parlamentare romano, non già per venir modificate in meglio, a pro della Regione, ma perché, secondo Roma, ancora troppo permissive per la Valle d'Aosta.

Idem per la Zona Franca, idem per tanti altri aspetti, ancor da risolvere affinché, a trent'anni dalla sua promulgazione, si possa dire che lo Statuto Valdostano è una realtà pienamente operante.

E questo nonostante virulenti interventi, puramente verbali, risuonati anche stamane, interventi però che paiono riservati soltanto alle manifestazioni ufficiali o alle manifestazioni di protocollo.

Messieurs les Conseillers, l'amertume du constat n'est point suffisante.

Il faut, en effet, que les Valdôtains, unis plus qu'à jamais dans le souvenir de la date que nous célébrons, unis dans le souvenir profond des héros, des Valdôtains de vieille souche, enracinés dans l'amour pour notre Vallée, et qui pour l'autonomie, pour ce Statut, ont offert tout de leur-mêmes dans les journées douloureuses mais exaltantes de la lutte, du sacrifice, de la Libération, retrouvent, aujourd'hui, la force pour imposer à l'égard de quiconque et contre quiconque retient que notre Statut Spécial après trente ans, soit devenu un simple argument d'archives historiques, leur ferme volonté d'obtenir le respect, d'obtenir l'actuation totale de nos droits d'autonomie, fixés par ce Statut, dont, ce matin, nous célébrons l'anniversaire.

En confiant que toutes les forces politiques opérantes à niveau régional se trouvent d'accord sur cette ligne d'action, les Démocrates Populaires s'engagent à garantir, comme pour le passé, leur loyale et complète

Merci!

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Manganoni, a titolo personale.

La Presidenza, in via eccezionale, gli concede la parola quale Consigliere ininterrottamente presente in questo Consesso dal 4 gennaio 1946 ad oggi.

La parola al Consigliere Manganoni.

MANGANONI: Je dois, avant-tout, remercier Monsieur le Président du Conseil de l'égard qu'il a eu envers ma personne.

Lénin disait qu'il ne faut jamais perdre son temps à examiner les choses qui marchent bien, mais qu'il faut examiner les choses qui ne marchent pas bien, les discuter, se corriger pour ne plus commettre des erreurs. Et alors, attendu qu'il serait trop long donner ici un aperçu sur les trente ans que nous avons passé, je me limiterai à quelques observations.

Jusqu'en 1965-1966 l'Administration Régionale, malgré ses défauts, malgré ses erreurs, avait marché suffisamment bien; tant il est vrai que les journaux nationaux citaient la Région Autonome de la Vallée d'Aoste comme exemple de vie administrative sérieuse. Mais, voyez-vous, les choses ont commencé à changer à peu près en 1965-1966, quand on a formé aussi en Vallée d'Aoste le centre-gauche; ce centre-gauche qu'en Italie on appelle "il centro-sinistra" et qui, pendant douze ans, à Rome, a occasionné tant de malheurs que l'actuel Gouvernement ne peut administrer que des dettes.

Eh bien! Depuis que aussi en Vallée d'Aoste on a formé le centre-gauche, c'est le Parti Socialiste qui a toujours conditionné la Junte régionale; d'abord les Juntes des présidents Bionaz, Bordon, Dujany et, actuellement, la Junte du Président Andrione. Et je regrette que l'Assesseur, représentant de ce parti, ait quitté la salle; raison, d'ailleurs, que je comprends très bien.

En fait d'administration sérieuse - je ne dis pas d'honnêteté - c'est peut-être bien qu'on n'oublie pas quelques faits arrivés récemment à l'Administration régionale.

La Magistrature, qui est un des organismes qui marchent encore en Italie, il y a une année à peu près ou deux, a commencée a taper en haut. En effet, même ici en Vallée d'Aoste, elle a infligé trois ans, ou trois ans et demi - je ne m'en souviens plus très bien - de prison à un certain Assesseur qui avait toujours conditionné les Juntes, comme je viens d'abord de vous dire.

Eh bien! Je ne veux pas abuser du temps que Monsieur le Président gentiment m'a concédé, mais je vais encore dire deux mots.

Mercredi dernier, j'ai fourni - je ne dis pas que j'ai dénoncé - a des indications sur le comportement de cette Junte qui, à mon avis, est contraire aux lois et je vous dirai que j'ai eu l'assurance, de la part des magistrats, que sur une des dénonciations ils auraient procédé très rapidement pour défendre les droits des gens qui travaillent.

Je vous dirai encore, que ce Monsieur l'Assesseur, qui maintenant n'est plus assis sur les fauteuils de la Junte, a été enfermé derrière de solides barreaux en fer pour lui éviter d'être pris de mire par les "brigate rosse" ou bien par les "autonomi".

Et je viens à la conclusion, en me souhaitant que les valdôtains le 9 juillet prochain, sachent bien balayer de cette Administration régionale non pas tous les Conseillers et tous les Assesseurs - j'y tiens à le préciser - mais ces Conseillers et ces Assesseurs qui ont démontré d'avoir surtout une préoccupation: la course au fauteuil. Je suis de l'avis que nous devons avoir ici des Consìeillers qui ne pensent seulement aux courses aux fauteuils et à se disputer entre eux, mais qui pensent aussi aux nécessités des valdôtains, qui pensent à administrer sérieusement le pays, pour la défense de notre ethnie, pour la défense des droits des travailleurs, des montagnards et, surtout, des campagnards, pour la défense de notre petite Patries.

PRESIDENTE: Il Consigliere Pedrini ha chiesto la parola per una brevissima precisazione. Ne ha la facoltà.

PEDRINI: Voglio soltanto precisare a Lei, Signor Presidente, che il sottoscritto è rimasto seduto al suo posto di Consigliere, anche se non approvava tutto quanto andava dicendo il Collega Consigliere Manganoni, più che altro per il fratello partigiano Manganoni.

Non ho niente altro da aggiungere.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri la manifestazione continua nel salone sottostante, dove prenderà la parola il Presidente della Giunta.

Per quanto concerne i nostri lavori, la seduta è tolta.

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Si dà atto che l'adunanza ha termine alle ore undici e minuti quarantanove.

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Letto, approvato e sottoscritto.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

(Giulio Dolchi)

IL CONSIGLIERE SEGRETARIO DEL CONSIGLIO

(Angelo Mappelli)

IL SEGRETARIO ROGANTE

(Costantino Pramotton)