Oggetto del Consiglio n. 364 del 28 gennaio 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 364/XII - Futuro occupazionale e produttivo della "Centrale laitière d'Aoste". (Interrogazione e interpellanza)
Interpellanza
Preso atto, con amarezza, della chiusura della Centrale Laitière d'Aoste e della messa in mobilità del personale dipendente;
Preso inoltre atto che sembra tramontata l'ipotesi di acquisizione dell'attività della Centrale da parte della Cooperativa Produttori Latte e Fontina;
Osservato che, in conseguenza della fallimentare iniziativa relativa alla cessione dell'attività della Centrale alla Cooperativa ABIT di Torino, la Regione si trova con qualche decina di disoccupati in più, con un'attività chiusa e senza apparenti prospettive di acquisizione e di rilancio, con un marchio perduto e con un consistente credito non riscosso per canoni di locazione mai corrisposti;
il sottoscritto Consigliere regionale
Interpella
l'Assessore competente per sapere:
1) che giudizio dà dell'intera operazione "ABIT";
2) quale futuro occupazionale è prevedibile per gli ormai ex dipendenti dell'ABIT e che ne sarà della mega-struttura immobiliare di Gressan;
3) se intende assumere qualche iniziativa per rilanciare un'ipotesi aziendale di filiera per la lavorazione del latte prodotto in Valle d'Aosta.
F.to: Curtaz
Interrogazione
Richiamate le precedenti iniziative consiliari relative alle gravi problematiche produttive e occupazionali nonché alle incertezze sul futuro della destinazione dell'immobile in cui è situata la Centrale Laitière d'Aoste;
Considerata l'importanza, da parte dell'Ente pubblico regionale, di poter garantire agli attuali dipendenti della Centrale un futuro occupazionale quanto meno sufficiente a mantenere un accettabile livello della qualità della loro vita;
Preso atto del fatto che a tutt'oggi non è chiaro se e quando lo stabilimento situato a Gressan potrà essere destinato ad altra attività produttiva o riprendere la sua originaria e importante attività;
I sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
La Giunta regionale per sapere:
1) quali sono le iniziative già intraprese o che stanno per esserlo finalizzate a rassicurare i dipendenti della Centrale Laitière circa il loro futuro occupazionale, al di là della prospettata mobilità;
2) se ritiene opportuno adoperarsi per individuare, di concerto con gli altri organismi pubblici e privati preposti, opportune iniziative tese a restituire al più presto destinazione e produttività a una struttura industriale quale è la Centrale Laitière d'Aoste.
F.to: Lanièce - Viérin Marco - Salzone - Comé
Président - Comme convenu, nous discutons conjointement les points n° 13 e n° 20 à l'ordre du jour.
La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (Arc-VA) - A rileggere oggi il contenuto di questa interpellanza si potrebbe immaginare che io abbia doti profetiche; in realtà, non è assolutamente vero e voglio anche spiegare perché nelle mie premesse avevo fatto questa osservazione.
Quando è stata redatta questa mia iniziativa, intorno al 13-14-15 gennaio, sembrava, almeno a leggere "La Stampa", che la soluzione Cooperativa produttori latte e fontina fosse un poco abbandonata. Non so se poi quelle notizie fossero "tattiche", per non disturbare la trattativa, oppure vi fosse qualcosa di fondato. Fatto sta che, appena depositata l'iniziativa, abbiamo letto sui giornali notizie totalmente diverse, perché tali notizie facevano riferimento a una possibile cordata fra la Cooperativa produttori latte e fontina e la ditta "Panizzi" di Courmayeur per l'acquisizione della Centrale laitière d'Aoste. Assessore, personalmente avevo anche appreso con un certo sollievo questa soluzione perché, in prima battuta, mi sembrava una soluzione non malvagia, equilibrata, almeno da quanto leggevo sui giornali: entrava la Cooperativa produttori latte e fontina, un'istituzione privata anche se assai assistita dall'ente pubblico, e un privato sul quale si dice bene, questo devo dirlo. Su questa ditta di Courmayeur abbiamo come tutti preso delle informazioni, di questa impresa si dice bene. Sembrava che questa soluzione fosse veramente una soluzione non so se delle migliori, ma quanto meno adeguata alla gravità del caso.
Oggi sempre attraverso "La Stampa" apprendiamo che - purtroppo, dal mio punto di vista -, l'assemblea della Cooperativa produttori latte e fontina ha bocciato la proposta. Non entro nel merito delle valutazioni che ha fatto l'assemblea della cooperativa, perché non avrei niente da dire, non le so fare, avranno avuto le loro buone ragioni per dire "no". Da un punto di vista si potrebbe da una parte dire che sono stati prudenti, perché hanno evitato di acquisire un'iniziativa che avrebbe potuto comportare delle difficoltà visto quello che è successo negli ultimi anni; da un'altra parte, in senso opposto, si potrebbe imputare all'assemblea un atteggiamento opposto, cioè dire che queste persone sono sempre pronte a prendere ma, quando c'è da dare, quando c'è da rischiare, quando c'è da contribuire, si tirano indietro. Queste potrebbero essere due chiavi di lettura, poi a me incuriosirà sapere qual è la chiave di lettura dell'Assessore.
Certamente mi sembra che questa bocciatura della proposta azzeri la soluzione del problema: siamo qui ancora a discutere, dopo mesi e dopo tante volte che si parla di questa cosa, anche a seguito di nostre iniziative, mi sembra che si riparta da zero. A questo punto quindi do una lettura aggiornata della nostra iniziativa, nel senso che il nostro scopo è quello di conoscere i motivi della bocciatura da parte della Cooperativa produttori latte e fontina, sapere qual è l'opinione del Governo regionale su questa bocciatura, anche perché mi pare che la proposta fosse caldeggiata da parte dell'Amministrazione regionale, poi capire adesso come intende muoversi il Governo regionale perché, se le notizie che ho non sono sbagliate - ma non credo che lo siano -, si sta parlando fra pochi giorni di mobilità dei lavoratori. Ricordo, l'ho già fatto altre volte, che la Centrale occupava nell'ultimo periodo 16 dipendenti, a cui se ne aggiungono altri 15-20 che gravitavano nell'indotto quindi, anche da questo punto di vista, mi sembra una cosa assai importante.
Chiudo con un'osservazione: non so se l'Assessore vorrà di nuovo accennare a questo tema, ma io lo faccio, il suggerimento glielo do, ed è il problema - che rimane aperto, ne abbiamo discusso nell'altro Consiglio con l'iniziativa del collega Riccarand - della filiera del latte. Mi sembra che questo sia il punto clou di tutta la vicenda. Sempre più il latte valdostano viene utilizzato per la produzione della fontina, cosa che credo buona; però c'è questo rischio della monocoltura, tant'è che il latte da uso domestico non viene più lavorato. La discussione dell'altra volta lo confermava, ormai in Valle d'Aosta troviamo nei negozi quasi esclusivamente latte che arriva dall'esterno. Questo è un problema di politica agricola da affrontare, mi sembra uno dei grossi problemi di politica agricola di questa Regione.
Président - La parole à l'Assesseur à l'agriculture, aux ressources naturelles et à la protection civile, Vicquéry.
Vicquéry (UV) - Questo è un argomento "à la une", come si dice, e io ne approfitterò per fare un poco il punto della situazione su tutta una serie di informazioni che sono uscite in queste settimane, se avete fatto caso io non ho rilasciato dichiarazioni appositamente, perché ribadisco la posizione terza dell'Amministrazione regionale rispetto alle trattative che si sono svolte fra Centrale laitière, ABIT e i possibili nuovi acquirenti, anche se non nascondo, perché è di tutta evidenza, che abbiamo appoggiato l'ipotesi cooperativa essendo da anni questa la linea politica dell'Amministrazione regionale. Da anni l'Amministrazione regionale dice che la filiera del latte, come ha testé concluso il Consigliere Curtaz, deve essere gestita dagli attori del sistema e il maggiore attore del sistema in Valle d'Aosta è la cooperativa.
Appoggiare l'iniziativa non significa sposarla in pieno, io ho partecipato all'assemblea su invito del Presidente della cooperativa, ho detto le cose che vi dirò oggi: che la scelta è loro, ho invitato alla cautela nelle scelte, perché l'ultima cosa che vorremmo è ripartire con una situazione debole dal punto di vista dei piani industriali. Ho ribadito la cautela al consiglio di amministrazione e, ripeto, l'ho ribadita all'assemblea.
Per fare il punto della situazione, inizierei con il dare due piccole risposte, ma importanti alle domande che sono state poste anche dal Consigliere Lanièce: rispetto ai dipendenti della Centrale laitière, il sottoscritto e il collega Ferraris abbiamo convocato stamani una riunione con i sindacati per mercoledì prossimo alle ore 11,00 per fare il punto della situazione. Presumiamo di poter avanzare ai sindacati alcune proposte alternative rispetto alla messa in mobilità, ma sono argomenti che dobbiamo ancora limare in questi giorni per verificare la fattibilità di queste proposte, che forse riusciremo ad avanzare mercoledì 4. Qui vi sono degli spiragli che non dico tranquillizzano i dipendenti, ma sicuramente possono dare loro alcune possibilità di respiro per i prossimi mesi. Sotto questo punto di vista, l'attitudine dei nuovi amministratori di Centrale laitière è molto positiva, i rapporti con noi sono improntati ad una reciproca collaborazione, abbiamo chiesto loro ieri pomeriggio di non interrompere l'attività - cosa che è puntualmente avvenuta - dopo la rottura delle trattative con la cooperativa, siamo in attesa di risposte in queste ore.
Per fare il punto della situazione rispetto alla domanda un poco provocatoria del Consigliere Curtaz che appena ho letto, ho ipotizzato anch'io che avesse delle capacità divinatorie, perché in questa aula ho parlato di semplice interesse da parte della cooperativa e non l'ho detto a caso; l'ho detto perché già intravedevo delle difficoltà operative fra coloro che erano disponibili a portare avanti questa idea e chi era contrario. Difficoltà che sono anche obiettivamente comprensibili: è tipico del montanaro ragionare passo dopo passo, è una caratteristica nostra che ha sicuramente spesso dei riscontri positivi, ma dall'altra parte della medaglia porta a volte a delle chiusure rispetto alla società che avanza, delle paure - motivate o meno - che frenano iniziative come questa che sono iniziative, dal punto di vista puramente economico e finanziario, quasi irripetibili.
Facciamo un minimo di storia per rispondere al collega Curtaz che chiede il mio giudizio sull'intera "operazione ABIT". Potrei rispondere con le parole che lui stesso ha pronunciato in occasione del dibattito svoltosi in data 26 aprile 2001; cito solo un passaggio conclusivo del suo intervento: "Oggi su questa operazione il nostro voto sarà di astensione; può darsi che la privatizzazione sia una scelta obbligata, non abbiamo elementi di giudizio, perché nessuno ce li ha forniti, sul compratore, sull'ABIT".
Lo stesso collega Lanièce diceva: "Ben venga quindi la decisione di cercare di realizzare un'inversione di tendenza a questa grave situazione finanziaria, che però si ripercuoteva su tutto il comparto, attraverso la privatizzazione della nostra Centrale. Non voglio entrare in merito sulla scelta dell'azienda operata da Finaosta, ma ciò che mi preme sottolineare è che questa operazione, cioè la cessione totale delle quote azionarie della Centrale all'ABIT, possa e debba permettere il mantenimento della manodopera attualmente esistente e una buona parte dell'indotto valdostano legato alla Centrale, ma soprattutto la difesa del settore lattiero-caseario valdostano ottenibile attraverso il mantenimento del marchio, della sede legale in Valle e attraverso una politica di prezzi pagati ai produttori valdostani…".
Questo per dire che eravamo fondamentalmente tutti d'accordo sulla privatizzazione, per smetterla di continuare a ricapitalizzare la Centrale laitière per ripianare il deficit; eravamo tutti d'accordo sulla necessità di mantenere il marchio e un discorso di filiera lattiero-casearia; ovviamente, poi, con le posizioni di maggioranza e di opposizione che sono del tutto evidenti, ma eravamo anche tutti d'accordo su uno dei punti focali: quello del mantenimento della manodopera, che ha condizionato forse in parte la scelta di Finaosta. Finaosta cosa ha detto in pratica? Vi riporto una parte di dichiarazione fatta da Finaosta stessa, scusandomi della lunghezza, ma per fare chiarezza sul tutto, perché sembra a posteriori che la scelta dell'ABIT fosse stata una scelta avventata, mentre così non è. Ricordo che un presidente di Finaosta propose l'accordo con la "Parmalat" - non il Presidente Guerrieri - all'epoca efficientissima, proposta validissima, con il senno di poi siamo tutti in grado di dire: "per carità!", ma è il senno di poi. Finaosta ha detto:
"La ricerca di un acquirente aveva portato ad avere contatti con diversi operatori del settore lattiero-caseario, prediligendo realtà produttive con solidità finanziaria comprovata e quote di mercato consolidate; in particolare, sono stati contattati o hanno preso contatto il "gruppo Granarolo" di Bologna, la Cooperativa ABIT di Torino, il Caseificio Pugliese di Chivasso, la Centrale del latte di Torino, il "gruppo Luciani" di Bologna, la Coopagrival unitamente a un gruppo operante nel settore lattiero-caseario di cui non è mai stata rilevata l'identità, la LAT BRI della Brianza, il Consorzio produttori latte di Milano. Con i sovrariportati interlocutori sono state avviate consultazioni volte a verificare la fattibilità di un loro subentro nella proprietà e gestione della società, solo i primi due nominativi "Granarolo" e ABIT predisposero dei piani industriali e finanziari di dettaglio concernenti la Centrale laitière. Coopagrival, sollecitata a più riprese a presentare un piano industriale e finanziario, non presentò nulla di concreto. L'evolversi della trattativa ha visto il prevalere della "proposta ABIT" in considerazione delle pesanti richieste finanziarie, occupazionali e strutturali di "Granarolo".
In particolare "Granarolo" ha esaminato i due possibili cammini percorribili da un punto di vista teorico per perseguire un risanamento della società. Quanto all'ipotesi di crescita economica, tale da assumere una dimensione per poter assorbire i costi di struttura con un fatturato adeguato a margine positivo, le analisi condotte hanno portato "Granarolo" ad asserire che né internamente alla Regione, né all'esterno di essa vi fossero nel breve concrete possibilità di mercato in tal senso. Il ridimensionamento risultava pertanto per "Granarolo" l'unica strada percorribile, anche alla luce del fatto che un'analisi comparativa dell'incidenza dei costi, rispetto ad altri soggetti operanti nel settore, poneva, secondo "Granarolo", la Centrale laitière totalmente fuori linea per quanto riguarda il costo del lavoro (19,1% sul fatturato rispetto al 9,5% della media del settore, più del doppio), gli ammortamenti (21,1% sul fatturato rispetto al 4,5% della media del settore) e le materie prime sussidiarie (82,1% sul fatturato rispetto al 53,5% della media del settore)".
Qui già potrebbe esserci una risposta; questa aula, noi avevamo dato tra i criteri di priorità il mantenimento dei livelli occupazionali, noi ce ne assumiamo la responsabilità. Se questo era uno degli obiettivi già in questa fase, "l'ipotesi Granarolo" era da scartare, perché "Granarolo" era totalmente fuori linea per quanto riguarda il costo del lavoro (19% rispetto alla media del 9,5%).
Finaosta continua:
"Ne risultava una proposta che si articolava nelle seguenti ipotesi: cessazione della produzione di latte fresco con dismissione degli impianti e ripianamento delle minusvalenze relative da parte della Regione (circa 2,5 milioni di euro); cessazione della produzione di yogurt con dismissione degli impianti e ripianamento delle minusvalenze relative da parte della Regione; le produzioni degli impianti da dismettersi sarebbero state commercializzate dalla società con latte raccolto in Valle, "packaging" e marchio "Centrale laitière", ma con processo di trasformazione effettuato nello stabilimento "Granarolo" di Novara; mantenimento della sola produzione dei caseari in Valle d'Aosta; impegno al ritiro del latte valdostano e indisponibilità a riconoscere un sovrapprezzo, allora definito disagio di montagna o disagio ambientale; ristrutturazione organizzativa della società che, sulla base di una prima analisi, avrebbe comportato un drastico ridimensionamento delle 20 unità più la forza vendita; conseguimento di efficienze sui costi e servizi generali per circa 200 milioni; capitalizzazione della società per il periodo di ristrutturazione; prezzo per l'acquisto 0 lire, più ripianamento di tutte le minusvalenze a carico della Regione, stima pari a circa 3 milioni di euro.
Questa era la "proposta Granarolo". Passiamo alla "proposta ABIT".
Finaosta ha detto:
"La "proposta ABIT" rifletteva un approccio diametralmente opposto a quello di "Granarolo", puntando su una crescita della Centrale laitière, al fine di acquisire massa critica sufficiente per assorbire i costi di una struttura al tempo largamente sovradimensionata. La linea dello yogurt sarebbe stata smantellata in quanto ritenuta, per capacità oraria di produzione dell'impianto, non produrre efficienza economica, il prodotto avrebbe continuato ad essere commercializzato con marchio "Centrale laitière", ma confezionato presso lo stabilimento di Grugliasco. ABIT proponeva lo spostamento sulla Centrale laitière di 3 linee di prodotto con relativi impianti, il prodotto ultrafiltrato Abitella, il mascarpone e il gelato, nonché il confezionamento del latte fresco ABIT venduto sul mercato valdostano. Le linee di produzione dei formaggi freschi non avrebbero subito variazioni, fatta eccezione per il primo sale, da spostarsi presso il "Centro latte Cappello", società del gruppo ABIT. La porzionatura del formaggio sarebbe stata effettuata in ABIT a Grugliasco, era prevista la salvaguardia dei livelli occupazionali, quanto al rapporto di produttore di latte valdostani, ABIT si impegnava al ritiro del latte, ribadendo il concetto di prezzo di mercato ancorato ad un riferimento condiviso dalle parti, prezzo di acquisto 3,1 miliardo di lire (rispetto a 2,7 miliardi che erano stati valutati dalla società KPMG)".
Questa è la situazione in sintesi sulla scelta di fatto obbligata della "soluzione ABIT". Avrei infatti voluto vedere chiunque di voi in Giunta regionale proporre "Granarolo": a 0 lire, più ricapitalizzazione di 3 milioni di euro! Chiunque di voi facendo l'amministratore deve fare gli interessi della Regione, cosa che la Regione ha fatto. È successo poi quello che è successo; le analisi fatte a suo tempo da Finaosta sulla validità della società cooperativa erano corrette all'epoca, ciò che non ha funzionato è stato il piano industriale allora presentato. Oggi sappiamo che la profonda crisi dell'ABIT, che ha determinato anche le sorti della Centrale, è stata causata da una spregiudicata e catastrofica gestione del gruppo dirigente, non ho paura a dirlo! Tale gestione, tenuta nascosta agli stessi soci, è divenuta insostenibile nell'estate del 2003, quando ABIT ha rinnovato completamente il consiglio di amministrazione e i quadri dirigenti per riprendere in mano le sorti della cooperativa. Che non vi fosse posto almeno nell'immediato, nel tentativo di salvare ABIT da parte di "Cooperlat", per la Centrale laitière è stato subito chiaro; questo non ha tuttavia impedito ai nuovi responsabili di ABIT di trattare con la Valle d'Aosta con molto senso di responsabilità e attenzione anche nei confronti della continuazione dell'attività della Centrale. Questo è quanto mi premeva dire rispetto a ciò che è stato.
Mi si chiede, alla luce degli avvenimenti, cosa sarà. Rispetto al personale, ho già risposto, nel senso che faremo il possibile, per non dire l'impossibile, per il riallocamento del personale, soprattutto giovane e operativo, in altre strutture regionali. Per quanto concerne le valutazioni da parte della Cooperativa del latte rispetto alla proposta, ribadisco che è stata persa un'occasione probabilmente impresentabile per acquisire a un prezzo bassissimo, 400.000 euro rispetto ai 3.600.000 euro di valutazione a bilancio del capitale di immobilizzazione di materiali, attrezzature, marchio e acquisto di azienda, perché di questo stiamo parlando: acquisto di azienda. Rispetto la scelta, posso anche capirla in parte, non condivido le strategie conseguenti alla scelta fatta dall'assemblea della cooperativa, perché ribadisco quello che ormai è noto a tutti e condiviso anche dai vertici dirigenziali dell'AREV - la maggiore associazione che raggruppa gli allevatori -, dal Presidente della cooperativa, cioè che il "sistema agricoltura" in Valle d'Aosta, se vuole riprendersi, deve essere gestito direttamente dagli agricoltori. La filiera del latte poteva funzionare meglio se la cooperativa avesse gestito il tutto… e avrebbe potuto definire i flussi di produzione fra fontina e latte direttamente, senza passare per terzi, esclusi i grossi produttori privati evidentemente; raccogliendo gran parte del latte in Valle d'Aosta avrebbe potuto diminuire la produzione di fontina che, ricordo, è aumentata del 25% nel solo 2003 rispetto al 2002, un aumento abnorme, incomprensibile, ingiustificato, contrario ad una logica di valorizzazione del mercato e, definendo i flussi di produzione, la cooperativa stessa avrebbe deciso quanto trasformare in fontina e quanto portare in latte fresco.
Le condizioni di mercato sono favorevoli perché, come è noto, in Valle d'Aosta non esiste questo prodotto, perché la nuova normativa dà la possibilità di vendere latte fresco con il "sistema 6+1" - 6 giorni più 1 -, per cui è considerato latte fresco il latte prodotto anche 6 giorni prima, e questo semplificava enormemente il sistema distributivo del latte, che è stato un problema non indifferente per i costi di gestione perché, con sinergie già in fieri, si poteva distribuire il latte su tutto il territorio della Valle d'Aosta, comprese le valli laterali, senza rischiare di interrompere la distribuzione come era successo nel passato. Era una situazione favorevole, perché la Regione aveva tecnicamente acconsentito alla possibilità eventuale di subaffitto della struttura - altro tema più volte dibattuto -, unanimemente riconosciuta una struttura abnorme rispetto al sistema produttivo, ma, essendo possibile dal punto di vista tecnico il subaffitto, i 30.000 euro circa di affitto annuo sarebbero stati riassorbiti da subaffitti, per cui costo zero o addirittura forse un positivo… per la gestione della struttura. Queste cose le ho spiegate all'assemblea, lasciandole la scelta. Hanno scelto di no.
Noi ci attiveremo - rispondo ad un secondo punto - per mantenere la destinazione della Centrale nel settore latte. Prima di dismettere la struttura ad una realtà industriale che non sia una filiera agroalimentare, ci penseremo più volte, la linea è di mantenere la Centrale in quel contesto, perché riteniamo che, con una gestione oculata di grande cautela, di ridimensionamento di personale che è assolutamente necessario, di una gestione dei prezzi in modo corretto, la struttura abbia la possibilità di fare utili, ma come fare utili? Questo è stato un altro punto - mi si dice, perché mi sono assentato dall'assemblea per correttezza -, molto dibattuto dai soci, alcuni dei quali chiedevano al direttivo di garantire loro un prezzo fisso del conferimento del latte. Questo è assolutamente improponibile e io devo ringraziare il Presidente della cooperativa che ha detto "no" e che ha fatto un piano industriale molto realistico, basato su un calcolo di conferimento in lire di 750 lire/litro del latte per una produzione massima a regime di 2,5 milioni di litri, rispetto ai 4 milioni di litri che è stata la punta massima del 1998.
È chiaro che questa simulazione di piano industriale ai soci, molti dei quali percepiscono già nella migliore realtà dei caseifici 950 o 970 lire, vista in una logica di chiusura mentale, fa dire: "no". Il ragionamento però è un altro ed è che la costituzione di una società S.r.l. o S.p.A. non obbligava e non obbliga i conferitori soci della cooperativa comunque a conferire, è una scelta loro. I soci della cooperativa sono obbligati a conferire le fontine alla cooperativa perché sono soci della cooperativa, ma non sono obbligati a conferire il latte a una società che è una costola della cooperativa, questo è di tutta evidenza! Questo concetto probabilmente non è stato capito, perché bisogna far maturare questi processi con più tempistica, cioè si sono accelerati troppo i tempi. Alcuni hanno cambiato idea sulle scale stesse, si sono chiesti: "adesso cosa succede?".
Il problema c'è, checché se ne dica, il nuovo disciplinare della fontina, che verrà approvato - spero - a settimane dal Ministero, obbliga i produttori a produrre fontina solo con fieno valdostano, per cui i caseifici non potranno più ricevere latte da coloro che, per un motivo o un altro, acquistano fieno fuori dalla Valle e questo inevitabilmente farà aumentare l'offerta di latte in Valle d'Aosta. Cosa risponderemo loro? Confido - ripeto -, per me stesso, per la Giunta e per la Regione, che questo ragionamento possa essere ripreso, perché vi potete immaginare le conseguenze: drastico ridimensionamento della aziende agricole, oppure un grosso allevamento di vitelli allevati con nostro latte, mangeremo della carne sopraffina. Non so quale sarà il punto di redditività dell'azienda, potrebbe anche essere una strada: sanati valdostani, vitelli, vitelloni valdostani ad un prezzo da commercializzare "urbi et orbi"… potrebbe essere una strada, ma ne dubito. Ribadisco che anche nel settore carni - e mi congratulo, ripeto, sotto questo punto di vista, con le dichiarazioni del Presidente dell'AREV - gli allevatori devono prendersi in mano il sistema: dall'allevamento, con il piano carni che abbiamo approvato… e devono aderire al piano carni: sono solo un 10% gli allevatori che aderiscono al piano carni che chiede di allevare i vitelli e i vitelloni per 6 mesi, non per 6 anni, con metodi alimentari corretti biologici naturali, dietro remunerazione che può arrivare fino a 950 lire/kg in più. Allevando con questa procedura, devono poi gestirsi il "sistema carni", cioè predisporre un sistema di allevamento che in Valle d'Aosta non avviene, piuttosto che vendere i vitelli e i vitelloni in Veneto o in altre regioni italiane, dopodiché provvedere alla macellazione. Questa è la strada e su questo continueremo a lavorare, ma è un processo culturale lento e difficile da far passare.
Non voglio dilungarmi oltre, voglio dirvi che il tema "Centrale laitière" è importante e va al di là dell'aspetto dell'azienda in sé, ma va ad influire sulla gestione complessiva del sistema agricolo valdostano e il ruolo nostro, che abbiamo svolto in questi mesi, è di fare il giro della Valle d'Aosta in incontri con gli allevatori e con i responsabili di settore per dire loro queste cose. Questi messaggi stanno lentamente passando, è importante che vengano considerati propri da parte degli allevatori: nessuna politica può essere imposta. Il presidente, con molta correttezza, ha detto: "io voglio da voi un forte appoggio a questa iniziativa, non mi accontenterò del voto in più", per cui, anche se il risultato fosse stato 38 a favore su 36 contro, l'iniziativa non sarebbe decollata, perché o vi è la convinzione di essere nel giusto, oppure si lavora con il rischio di sbagliare ad ogni passo. Questa fase si è esaurita, i tempi non sono ancora maturi, ma sono convinto che, lavorando tutti - anche il Consiglio regionale ha un ruolo importante su questo -, possiamo lavorare bene.
Président - La parole au Conseiller Lanièce.
Lanièce (SA) - Prendiamo atto della risposta molto dettagliata dell'Assessore, dalla quale emerge il fatto che vi sarà questo incontro per cercare di salvaguardare meglio i dipendenti della Centrale, visto che sono già state inviate le lettere per la mobilità per tutti e 16 i dipendenti; pertanto restiamo in attesa di sapere l'evolversi di questa situazione… e se si concretizzerà la volontà, riconfermata oggi dall'Assessore, di mantenere nella Centrale un'attività del settore lattiero-caseario.
Visto che la Centrale del latte è e doveva essere uno strumento molto importante per il settore lattiero-caseario, vorrei fare alcune osservazioni. L'Assessore ha ripercorso la storia della Centrale, ma mi verrebbe da dire che ha riscritto un poco la storia, partendo da un dato veritiero, e cioè che i vari gruppi di minoranza - il gruppo "dell'Arcobaleno" forse non completamente - erano concordi sul fatto che allora era necessaria la privatizzazione. Su tutto il resto vi erano delle perplessità, da parte di tutti i gruppi, dovute al fatto che non avevamo partecipato, né eravamo mai stati messi a conoscenza delle scelte fatte nel 2001 a favore dell'ABIT. Tutte le volte che il sottoscritto o altri hanno chiesto documentazione in merito, ci è sempre stato risposto che si trattava di documenti privati e che non si potevano avere a disposizione; lo stesso contratto fra la finanziaria regionale e la Cooperativa ABIT non è mai stato consegnato ai consiglieri regionali. Questi sono alcuni dati dai quali emerge la poca chiarezza della situazione; d'altronde l'Assessore ci ha letto oggi la risposta di Finaosta, dove si diceva per quali motivi era meglio scegliere ABIT, piuttosto che Granarolo, e fra le varie motivazioni si parlava di affidabilità finanziaria: come è possibile che nel 2001 "ABIT" ha un'affidabilità finanziaria e nel 2003 si scopre un buco di 18 milioni di euro, come è stato pubblicato su "Repubblica" nel novembre 2003! Forse già allora c'era qualcosa che non funzionava!
Si parla di affidabilità finanziaria e… dopo 2 anni scopriamo un buco di dimensioni enormi! Lo stesso dicasi per il contratto definitivo: lo scorso anno i gruppi "Stella Alpina" e "Arcobaleno" avevano sollevato il problema del contratto. Abbiamo oppurato che, nelle varie clausole del contratto, i famosi "paletti", che erano stati reclamizzati a difesa dei produttori di latte, erano dei "paletti" di fatto inesistenti, cioè su 8 "paletti" previsti all'articolo 8, se per caso uno o più di questi non fosse stato mantenuto, si pagava al massimo in tutto un miliardo di multa e non un miliardo per ogni singola clausola non rispettata. Fra i vari "paletti" vi era ad esempio il pagamento del contratto di locazione, che non è mai stato fatto, oppure il fatto di mantenere e rafforzare l'utilizzo del marchio della Centrale, cosa che già lo scorso anno era quasi venuta meno. Già allora avevamo sollecitato, prima che il contratto diventasse definitivo, un'azione per far valere quello che era scritto nel contratto, ma anche allora le voci della minoranza non furono ascoltate! Oggi invece sembra quasi che la responsabilità sia di tutto il Consiglio e dei produttori di latte: è un po' troppo facile ed è scorretto! Sono invece decisioni politiche quelle effettuate nella scelta dell'ABIT, nel contratto siglato allora, e quelle prese durante tutti questi anni, in cui noi abbiamo sollevato il problema e ci siamo sempre sentiti rispondere che tutto andava bene.
Posso capire che adesso i produttori di latte devono accettare che non si può parlare sempre di un prezzo del latte superiore a quello di mercato, però noi oggi siamo arrivati al punto finale, e tutti i passaggi politici si sono dimostrati errati e quindi dovete assumervi le vostre responsabilità, altrimenti questo è un gioco delle parti! Alla fine, quando va bene, è merito della Giunta; quando va male, è colpa di tutto il Consiglio regionale. Io non ci sto! Penso neanche gli altri. Con questa dichiarazione invitiamo l'Assessore, che ha dimostrato questa volontà, a perseguire la ricerca di una soluzione… tanto più che esiste - secondo quanto sono venuto a sapere da voci non ufficiali - una proposta di un privato: so che in questi giorni è stata presentata all'Assessore Marguerettaz una proposta di una ditta piemontese in merito ad un piano industriale per la Centrale. Non vorrei che facesse la fine delle proposte fatte precedentemente da altri privati che, magari perché non erano simpatici, furono accantonate. Invitiamo quindi l'Assessore a cercare di valutarla appieno visto che la sua volontà è di far sì che nella Centrale del latte si possa continuare la filiera produttiva del latte sia a favore dei produttori del latte, sia a favore dei dipendenti, che vivono con grande difficoltà questi giorni.
Président - La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (Arc-VA) - Prendiamo atto dell'intervento dell'Assessore, al quale riconosco una certa lucidità e anche una trasparenza che in questa vicenda, fino ai nostri giorni, è mancata. Mi riallaccio a quanto ha riferito il collega Lanièce, perché in questa vicenda il Consiglio è sempre stato tenuto all'oscuro sulla reale situazione, sullo stato dell'ABIT.
Non voglio in questa sede polemizzare - lo abbiamo già fatto altre volte - se era un atteggiamento deliberato, oppure un atteggiamento errato dovuto a cattive informazioni che aveva Finaosta. Quella scelta sicuramente non fu azzeccata, non so se altre scelte sarebbero state peggiori, però quella scelta fu sbagliata e oggi possiamo affermarlo con in mano tutti gli elementi possibili. Elementi che allora noi non avemmo, perché lei, Assessore - e questo è l'unico punto sul quale le muovo un'osservazione critica -, non può dire che nella sostanza eravamo tutti d'accordo. Ma quale "tutti d'accordo", ma dove "tutti d'accordo"! Io qui, quando sono d'accordo, schiaccio il bottone verde! Se all'epoca schiacciammo il bottone giallo, è perché non eravamo affatto d'accordo. Non potevamo votare contro però, eravamo in difficoltà, perché c'erano giustamente 20 persone che lavoravano e l'alternativa che ci veniva proposta, vera o falsa che fosse, era: "o pomì, o così: tutti a casa, quindi dobbiamo accettare questa soluzione dell'ABIT". Ci astenemmo dichiarando però - lei lo ha ricordato, io non mi ricordavo questo passo, me ne compiaccio con me stesso - che non avevamo avuto sufficienti informazioni per giudicare, perché non ce le avevate date. Anche questo interessante passo che oggi lei ha letto… io è la prima volta che lo ascolto, anche se lo avrò chiesto almeno 100 volte! Mi riferisco a Finaosta che dice: "sì, ABIT e non "Granarolo" per tutti questi motivi". Perché questo elemento non ci fu presentato? Questa rimane una cosa fumosa, poco chiara, non si riesce a capire perché questa cosa fu gestita in questo modo; probabilmente perché vi erano già delle perplessità che non venivano esternate per non mettere allarmismo, per non alimentare la polemica politica, eccetera.
Assessore, rapidamente, a mio giudizio, oggi lei ha fatto un quadro della situazione lucido, i problemi sono sostanzialmente tre.
Il primo è il problema dei dipendenti: se vi è una soluzione diversa per evitare il licenziamento di questi dipendenti, noi ce ne compiacciamo, avremmo risolto un problema. Dal punto di vista di chi lavora, il problema principale.
Risolto questo problema, ne restano altri due: uno è quello del futuro di questa struttura aziendale, struttura importante che è costituita anche da un immobile, una cattedralina nel deserto fatta all'epoca con progetti scriteriati perché, come lei giustamente diceva, quello stabilimento è sproporzionato rispetto a una centrale di lavorazione del latte, tanto che lei suggeriva di fare dei subaffitti. Lì vi sono da affittare centinaia e centinaia di metri quadri, vi è tutto lo spazio che si vuole, tutto inutilizzato. Vi è poi il problema della destinazione, a meno di non pagare lì un manutentore tutto l'anno a custodire uno stabilimento vuoto, che non mi sembra una grande prospettiva economica per la nostra Regione.
Terzo problema che evidenzio - e qui siamo al nocciolo -, ma lei lo ha toccato, gliene do atto, è che occorre un ripensamento della politica agricola della nostra Regione e lei e la Giunta dovete essere di stimolo. Qui noi possiamo anche suggerire e criticare, possiamo anche fare delle proposte, ma siete voi che avete tutte le leve, tutti i poteri per indirizzare la politica regionale, perché la politica regionale in agricoltura è basata tutta su degli incentivi. Una delle soluzioni allora è quella di spostare questi incentivi, cercare dove dobbiamo "andare" e poi fare delle politiche di carattere fiscale, di carattere contributivo, ma anche di carattere educativo, perché oggi abbiamo un ambiente in agricoltura che è molto poco imprenditoriale, perché è stato molto assistito. Non discuto che debba essere assistito, voglio che sia chiaro, l'agricoltura di montagna non può che essere assistita, però bisogna anche che da parte di chi è assistito vi sia ogni tanto un'assunzione di responsabilità, un poco di lungimiranza, di voglia di imprenditoria, di voglia di mettersi in gioco, di rischiare, eccetera, e provare delle strade nuove, soprattutto quando queste strade nuove diverranno via via delle strade obbligate, come lei ha accennato. Credo che su questa riflessione avremo ancora modo di confrontarci, noi ci auguriamo che, chiusa questa trattativa, se ne possano aprire altre, perché il problema della filiera del latte per il consumo domestico è una filiera di cui la Valle d'Aosta non può fare a meno, perché è assurdo che una regione di montagna, che produce latte con delle potenzialità anche buone, non possa utilizzarlo per l'uso proprio e dei turisti. Ritengo che questo sia il punto centrale di tutta la vicenda.
Presidente - Con questo abbiamo esaurito i nostri lavori in questa mattinata. Diversi consiglieri mi hanno chiesto di tardare un attimo la ripresa dei nostri lavori, pertanto il Consiglio è convocato alle ore 16.
La seduta è tolta.
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La seduta termina alle ore 12,57.
