Oggetto del Consiglio n. 269 del 1° dicembre 2003 - Resoconto
OBJET N° 269/XII - Loi de finance pour l'année 2004. (Début de la discussion générale)
Presidente - La parola all'Assessore al bilancio, finanze, programmazione e partecipazioni regionali, Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Nel presentare la legge finanziaria di accompagnamento…
Squarzino - (fuori microfono) … c'è il relatore, proprio per rispetto del Consiglio e del Regolamento…
Marguerettaz (UV) - … non ha chiesto la parola…
Presidente - … calma, la discussione ha inizio con l'intervento del proponente o del relatore nominato dalla commissione, quindi non c'è alcuna cancellazione di democrazia, per cortesia, siamo assolutamente nel rispetto del Regolamento, articolo 53, comma 3°, pertanto l'Assessore al bilancio ha la facoltà di relazionare su questa materia.
La parola all'Assessore al bilancio, finanze, programmazione e partecipazioni regionali, Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Così come i consiglieri hanno ricevuto, la nostra finanziaria si compone di 3 Titoli; il Titolo I: "Disposizioni in materia di entrate", che viene presentato con un solo Capo in 3 articoli, che riguardano sia provvedimenti relativi all'IRAP, sia un progetto di finanziamento sugli interventi per la viabilità regionale e un altro finanziamento sul rifacimento della funivia del Monte Bianco.
Il Titolo II è rappresentato da disposizioni in materia di spesa, che si articola in vari Capi: la finanza locale, gli enti locali…
Frassy - (fuori microfono) … chiediamo la parola per mozione d'ordine… depositare alla Presidenza ai termini del Regolamento interno, articolo 29, la relazione scritta… ci deve essere una relazione depositata… Presidente, il comma 4 dell'articolo 29…
Presidente - … una dichiarazione a firma del Consigliere Praduroux è stata depositata…
Frassy - (fuori microfono) … che venga distribuita!
Presidente - La parola all'Assessore al bilancio, finanze, programmazione e partecipazioni regionali, Marguerettaz, che sta illustrando, come è stato chiesto.
Marguerettaz (UV) - Se i consiglieri mi permettono di fare l'illustrazione della legge finanziaria, che poi sarà oggetto di dibattito.
Il Capo II è relativo alle politiche del lavoro e programmi comunitari con degli articoli specifici; al Capo III abbiamo il personale e i fondi pensione; al Capo IV abbiamo gli interventi in materia sanitaria e sociale; al Capo V abbiamo gli interventi in materia di patrimonio e partecipazioni; al Capo VI abbiamo gli interventi in materia di assetto del territorio e tutela dell'ambiente; al Capo VII abbiamo gli interventi per lo sviluppo economico e la promozione sociale: questi concludono tutto quello che è inserito nel Titolo II relativo alle disposizioni in materia di spesa.
Nel Titolo III abbiamo una previsione in vari domini, di modificazione di leggi regionali. Nel Capo I ci sono delle modifiche che riguardano interventi in materia di enti locali, assetto del territorio ed edilizia abitativa; al Capo II abbiamo interventi in materia sanitaria e sociale; al Capo III abbiamo interventi in materia di promozione sociale; al Capo IV abbiamo interventi in materia di sviluppo economico.
Il tutto è ampiamente descritto nei Titoli di ogni articolo, in modo da poter avere un indice molto chiaro dei vari provvedimenti e che permettono un'analisi da parte di questo Consiglio.
Presidente - La parola al relatore, Consigliere Praduroux.
Praduroux (UV) - Prendo atto della relazione svolta dall'Assessore alle finanze, relativa alla legge finanziaria, che condivido e mi riservo di intervenire con una relazione di accompagnamento al disegno di legge relativo al bilancio.
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Vorrei rileggere l'articolo 29 tutto intero, laddove dice che: "… la relazione deve essere presentata dalla commissione per iscritto al Presidente del Consiglio…", è la relazione che deve fare il relatore…
Presidente - (fuori microfono) … è in corso di distribuzione…
Squarzino (Arc-VA) - … no, ma questa è una relazione complessiva delle due leggi, non solo della proposta di legge. Questa non è la relazione sulla proposta di legge n. 7, ma è la proposta sui due disegni di legge; quindi chiedo che il relatore separi le due relazioni e le presenti per iscritto!
Presidente - La parola al Consigliere Frassy, per mozione d'ordine.
Frassy (CdL) - Siamo sconcertati dalla leggerezza con cui questa maggioranza, in particolare questa Giunta sta sgovernando la Regione Valle d'Aosta, dopo di che possiamo fare di tutto, Presidente, però sia chiaro che se questo è il clima nel quale volete discutere la legge finanziaria e nella quale avete la pretesa di inserire quei dispositivi legislativi che non avete avuto non so se la forza, la capacità, il tempo di presentare al vaglio delle commissioni, sappiate che la nostra discussione sarà leggermente più approfondita di quanto non sia stata la vergognosa relazione, o meglio lettura dei titoli e degli articoli fatta dall'Assessore al bilancio e riteniamo che questa relazione scritta sia una presa in giro che il Consigliere Praduroux ha voluto riservare al Consiglio, perché il Regolamento all'articolo 29 parla di relatori e fa riferimento ad una relazione per ogni disegno di legge.
Il fatto che si vogliano presentare relazioni congiunte è una fantasia, prendiamo atto che avete adottato lo strumento della finanza creativa, che peraltro nulla crea, e questo lo discuteremo nella sostanza.
Riteniamo che questa relazione non sia una relazione a termini di Regolamento.
Presidente - Consigliere Frassy, il relatore Praduroux ha presentato questa relazione che è omnicomprensiva delle due leggi, perché è stata completamente disattesa una decisione che è stata concordata prima nella Conferenza dei Capigruppo. Peraltro io sono ugualmente sconcertato quanto lei, che decisioni deliberate e condivise da tutti un attimo prima in Conferenza dei Capigruppo vengano qui e siano completamente disattese per un puro gioco dell'opposizione. Ne prendiamo atto…
(interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)
… assolutamente, poi le citerò tutti i casi in cui non faccio un gioco della maggioranza, ma rispondo alle vostre esigenze, e ne ho una bella lista, stia tranquilla! Pertanto, a parere della Presidenza, la relazione che era stata presentata dal relatore è assolutamente conforme, perché era conforme alla pratica concordata poc'anzi con i Capigruppo.
Presidente - La parola al Consigliere Riccarand per…?
Riccarand (Arc-VA) - … per intervenire sulle questioni procedurali di metodo su cui ci siamo incagliati. La Conferenza dei Capigruppo delle 15,15…
Presidente - Porti pazienza, siamo alla mozione d'ordine e sulla mozione d'ordine interviene uno a favore e uno contro…
Riccarand (Arc-VA) - … quale mozione d'ordine?
Presidente - Avete chiesto la parola per cosa? Qui abbiamo aperto la discussione generale di una legge, vi sono state le relazioni, pertanto se lei interviene, Consigliere, interviene in discussione generale, perché qui la procedura è regolare! Abbiamo impostato questa procedura perché voi lo avete chiesto, disattendendo quello che era stato deciso poc'anzi in Conferenza dei Capigruppo! Pertanto lei ha la parola come discussione generale sull'argomento.
Riccarand (Arc-VA) - No, chiederò la parola dopo per la discussione generale, ma voglio puntualizzare anche rispetto alle affermazioni che lei ha fatto - che ci sarebbe stata una decisione dei Capigruppo che poi è stata smentita - che le cose così non stanno.
I Capigruppo si sono riuniti alle 15,15 per decidere sulla procedura dei lavori e hanno concordato che si sarebbe andati avanti fino alle 17,30 con l'esame delle interrogazioni e interpellanze, per poi interrompere e affrontare la questione della legge finanziaria e del bilancio. Posi in quel momento l'esigenza di una riunione dei gruppi di minoranza al momento dell'interruzione, perché dovevamo porre una questione pregiudiziale rispetto allo svolgimento dei lavori, cosa che poi abbiamo fatto.
A nostro avviso e a mio avviso, dobbiamo fare…
Presidente - … la pregiudiziale che lei ha fatto è stata respinta!
Riccarand (Arc-VA) - Ho capito, non contestiamo il fatto che sia stata respinta! Prendiamo atto che è stata respinta, ma a questo punto abbiamo posto il problema, dal momento che si respingeva lo stralcio di una parte del disegno di legge e che quindi ci trovavamo di fronte a una finanziaria che, a nostro avviso, contiene una serie di disposizioni che vanno oltre la questione del bilancio, bisognava fare una discussione specifica sulla legge finanziaria. Fare una discussione specifica vuol dire che entriamo nel merito di questa legge finanziaria, che è una legge di 59 articoli, che contiene delle cose che sono marginali ma altre che sono molto importanti sulle normative regionali.
Allora riteniamo che il Consiglio regionale deve fare su questa legge finanziaria, che poi…
Presidente - … Consigliere Riccarand, lei sta facendo un intervento di nuovo nel merito…
Riccarand (Arc-VA) - … sto solo dicendo che non mi sembra questo il modo di procedere con relazioni dell'Assessore e del relatore, che non sono attinenti al merito della legge finanziaria, perché qui c'è tutta un'argomentazione molto ampia che non è stata affrontata…
Presidente - … ma lei non può fare una valutazione su come vengono fatte le relazioni, porti pazienza… quando saremo in discussione generale, lei farà tutte le valutazioni sulle non relazioni che sono state fatte dall'Assessore o dal relatore!
Riccarand (Arc-VA) - Ho concluso; interverrò poi nel merito nel corso della discussione generale, però ritengo che anche in questo momento, nel rifiutarsi di affrontare in modo corretto questa finanziaria, si dimostra che non si sono voluti approfondire tutti i temi importanti che sono all'interno di questa finanziaria.
Presidente - Consigliere Tibaldi, lei chiede la parola per cosa?
(interruzione del Consigliere Tibaldi, fuori microfono)
… scusi, il suo Capogruppo ha appena formalizzato una mozione d'ordine… prego.
Tibaldi (CdL) - Un'altra mozione d'ordine, per il semplice fatto che qui si vuole far diventare la prassi norma e, così facendo, si va a stravolgere un iter.
Ci pare di capire che vogliate fare, voi, come maggioranza, ostruzionismo con, prima, un'anomala relazione da parte dell'Assessore, che, per sommi capi, ci ha riassunto qual è l'indice di questa legge finanziaria - ma fin qui siamo in grado di arrivarci anche noi - e, poi, con una presa d'atto da parte del Presidente della IV Commissione, Praduroux, non abbiamo capito come mai non il Presidente della II Commissione, che normalmente è competente in materia di bilancio, che prende atto e non si degna neppure di darci lettura di quello che c'è scritto!
Visto che normalmente la lettura del relatore consentiva agli altri consiglieri di approfondire i contenuti di quanto c'era scritto, anche perché la relazione è rivolta al Consiglio, chiediamo 5 minuti di sospensione per poter leggere il documento.
Presidente - Consigliere Tibaldi, vi accordo 5 minuti di orologio.
La séance est suspendue de 19 heures 51 à 20 heures.
Presidente - Dichiaro aperta la discussione generale sul disegno di legge n. 7.
La parola al Consigliere Salzone.
Salzone (SA) - Per mozione d'ordine. Chiedo una sospensione per una riunione della Conferenza dei Capigruppo, per concordare l'iter dei lavori.
Presidente - Una riunione dei Capigruppo di 5 minuti è convocata.
La séance est suspendue de 20 heures 01 à 20 heures 12.
Presidente - È stato stabilito di proseguire l'esame dell'argomento a maggioranza. Siamo al punto 22 all'ordine del giorno, dichiaro aperta la discussione generale.
La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Una premessa: qui si parla di legge finanziaria, allora è interessante capire cosa vuol dire "legge finanziaria".
Come si evince dal sottotitolo del disegno di legge, possiamo affermare che la legge finanziaria è finalizzata a "dare disposizioni per la formazione del bilancio, annuale e pluriennale della Regione". Si è a inizio legislatura e a noi pare che il bilancio dovrebbe essere la presentazione, l'esplicitazione, la prima traduzione del programma di governo.
Signor Presidente, volevo chiedere - visto che si va avanti ad oltranza - all'Ufficio di Presidenza che provveda ad un minimo di possibilità di confort, perché qui abbiamo due medici, ma ci vorrebbe un ristoratore, ci manca Agnesod! Io ho fatto questa richiesta e chiedo esplicitamente al Presidente del Consiglio di verificare, con il suo Ufficio di Presidenza, se non valga la pena di rendere accettabili le condizioni di lavoro dei consiglieri.
C'è la mozione d'ordine del collega, poi io continuo.
Presidente - Vi invito ad un minimo di serietà, perché avete chiesto 7 sospensioni per mozione d'ordine. Se questa è la maniera in cui intendete continuare, basta saperlo! Ho avvisato i Capigruppo - e su questo c'era l'accordo - che domani l'Ufficio di Presidenza avrebbe provveduto ad organizzare un servizio di ristorazione. Si è deciso di andare avanti, andiamo avanti…
Squarzino - (fuori microfono) … a maggioranza avete deciso!
Tibaldi (CdL) - Per mozione d'ordine. Pensavamo che la Conferenza dei Capigruppo convocata poc'anzi, avesse provveduto ad organizzare in maniera compiuta i lavori, non solo in maniera sommaria a colpi di maggioranza. Intendiamo capire, Signor Presidente, come intende regolamentare la pausa per il vettovagliamento, giustamente richiesto dalla Consigliera Squarzino, altrimenti chiederei una sospensione per una riunione urgente dell'Ufficio di Presidenza.
Presidente - La richiesta è respinta, Consigliere Tibaldi! Consigliera Squarzino, le ricordo che lei aveva diritto ad un'ora di intervento, pertanto lei adesso farà il secondo intervento…
Squarzino - (fuori microfono) … Signor Presidente! Stavo intervenendo: il collega chiede di parlare per mozione d'ordine, e io sono penalizzata?
Presidente - … prego…
Squarzino (Arc-VA) - Posso capire che vi sia un poco di agitazione e le chiedo scusa del tono vivace che ho avuto, però io avevo cominciato il mio intervento, avevo fatto 2 o 3 minuti, adesso chiedo di riprendere dal punto in cui sono partita…
(interruzione del Consigliere Tibaldi, fuori microfono)
… non ha concesso la sospensione, Signor Presidente…
Presidente - Non ho concesso, perché cerco molto modestamente di venire incontro a tutte le esigenze, ma quando queste si trasformano in strumentalizzazioni, Consigliere Tibaldi, lei che è così tanto solerte nel richiamare il Regolamento… lei sa che, a rigor di logica, non è consentita una mozione d'ordine che interrompa la discussione… gliel'ho concessa in via del tutto eccezionale...
Lei ha chiesto una convocazione dell'Ufficio di Presidenza, la mia risposta è negativa.
Consigliera Squarzino, lei può continuare il suo intervento.
Squarzino (Arc-VA) - Vorrei solo che fosse nuovamente tarato il mio tempo.
Noi pensavamo che essendo questa la prima legge finanziaria della nuova Giunta, il primo bilancio chiamato a tradurre nelle scelte concrete il programma di legislatura contenesse alcune indicazioni chiare di priorità.
Il tentativo fatto dal gruppo "Arcobaleno" di indicare alcuni punti importanti di un programma annuale di governo magari peccava di approccio semplicistico, ne conveniamo, ma almeno tentava di fare una lista, provvisoria, limitata di priorità.
In questa legge finanziaria è difficile individuare scelte chiare di settori prioritari. Ci si trova di fronte ad una miriade di interventi, nei diversi settori, rispondenti a logiche diverse e a volte contraddittorie tra di loro, come cercherò di evidenziare nel prosieguo della relazione. Abbiamo difficoltà ad individuare un rapporto coerente tra il programma di legislatura e le diverse scelte. Penso, ad esempio all'affermazione circa "la logica del dialogo aperto a tutte le componenti del Consiglio ed esteso all'intera comunità". Logica di dialogo che, si diceva nel programma di legislatura, la maggioranza intende perseguire. Basta ricordare come nella predisposizione del bilancio tale attitudine non sia stata praticata: né nel momento in cui alcuni gruppi come il nostro hanno avanzato proposte in Consiglio, né durante i lavori delle commissioni.
La scelta di inserire nella legge finanziaria una serie di norme non strettamente collegate al bilancio, ma piuttosto finalizzate a risolvere singoli problemi dei singoli assessorati, ha di fatto mortificato il Consiglio: non è possibile dibattere le singole proposte, analizzarle all'interno del contesto in cui esse si collocano, esaminarle all'interno delle rispettive commissioni competenti. La Giunta aveva bisogno di legiferare su una serie di punti e l'ha fatto "blindando" con la finanziaria le sue scelte, in contrasto con le affermazioni fatte nel programma.
A questo punto dovrei aggiungere un terzo elemento, che dimostra come la logica del dialogo non sia stata rispettata, perché, di fronte alle richieste che abbiamo fatto oggi come gruppo di opposizione, credo che un minimo di atteggiamento più dialogico da parte della maggioranza e della Giunta sarebbe stato opportuno, ma anche più rispettoso nei vostri confronti, più rispettoso del Consiglio. Nel momento in cui due persone si contrappongono, in genere si chiede sempre a chi è più forte la capacità di venire incontro a chi è più debole. Allora, voi, di fatto siete numericamente i più forti, per cui potete imporre tutte le vostre decisioni! Pertanto, scegliere la logica della forza e non accettare di praticare la logica del dialogo, più faticoso, se volete, ma più produttivo e più soddisfacente per tutti, forse sarebbe stato meglio! Chiudo la parentesi.
La stessa logica del dialogo era alla base del "Patto per lo sviluppo", di cui si prevedeva - si dice nel programma di maggioranza - "il rinnovamento nelle forme e nei contenuti per consentire un ulteriore salto di qualità alla politica della concertazione". Come sa chi ha ascoltato o letto il resoconto dell'audizione dei rappresentanti sindacali, e anche in parte dei rappresentanti degli industriali per altri aspetti, questo non è avvenuto: anzi, il "Patto" è stato disatteso nella sostanza e nella forma. Nessun incontro a settembre per delineare le linee guida di quello che avrebbe dovuto essere il bilancio, solo un incontro serale il 19 novembre alla vigilia dell'audizione in commissione! Nessuna possibilità quindi di un "confronto strutturato, organico". Per cui "i sindacati sono stati chiamati all'ultimo momento a sentire e a portare avanti progetti già approvati e a cose fatte", come ci ha detto una rappresentante delle organizzazioni sindacali. Chiudo la premessa.
Vorrei passare adesso all'analisi della legge finanziaria. Mi scuserete se sarò alquanto analitica, in quanto espongo le osservazioni e formulo le domande in questa sede, dato che i lavori nella competente commissione consiliare, al di là della buona volontà del suo Presidente, non sono stati strutturati in modo da consentire un'analisi puntuale delle questioni importanti che ogni comma della finanziaria richiama. Vorrei iniziare con l'affrontare le disposizioni della finanziaria relative alle entrate.
All'articolo 1, rispetto alle entrate va sottolineata la decisione di diminuire di un punto l'aliquota dell'IRAP agli imprenditori agricoli, alle società cooperative che si costituiranno dopo il 1° gennaio 2004, e a quelle già costituite che presentano determinate caratteristiche (cooperative sociali, cooperative femminili, eccetera). Trova così attuazione la volontà politica espressa lo scorso anno quando, a fronte della richiesta del nostro gruppo di introdurre l'esenzione dal pagamento dell'IRAP da parte delle "ONLUS", l'allora Assessore alle finanze mi aveva risposto che si voleva procedere al riordino di tutto il settore cooperativo e che quella richiesta andava inserita in un contesto più generale. Si capì poi che nel primo caso si trattava di dare attuazione ad un decreto legislativo preciso - il DL n. 422/1998-, e si procedette con la finanziaria dello scorso anno - articolo 1, comma 2 -, mentre il riordino era una decisione che rientrava nelle competenza specifica della Regione, che è stata esercitata quest'anno.
Questa decisione esprime l'attenzione del Governo regionale verso 2 settori ritenuti importanti per la nostra comunità: l'imprenditore imprenditoria agricola e le società cooperative. Sarebbe utile, anche per capire la portata dell'intervento e quanto esso incide sulle mancate entrate della Regione, avere alcuni dati su quante "ONLUS" hanno usufruito dell'agevolazione introdotta con la finanziaria 2003/2005, quanti imprenditori agricoli usufruiranno della riduzione di cui al comma 3 dell'articolo 1, quante società cooperative usufruiranno della riduzione di cui al comma 5 dell'articolo 1. Sarebbe interessante capire quale incidenza ha avuto l'esenzione delle "ONLUS" dall'IRAP e quanta incidenza avranno in futuro queste esenzioni che si intendono attivare.
Gli articoli 2 e 3 prevedono il ricorso all'indebitamento: l'articolo 2 per eseguire i lavori ordinari, inseriti nel Piano dei lavori pubblici approvato dal Consiglio… ma allora ci si chiede come è stato possibile approvare un piano triennale di lavori e poi scoprire che nel triennio mancano i soldi! Forse si trattava delle famose entrate derivanti dalla plusvalenza "ENEL"? Oggi ci rendiamo conto che inserire entrate incerte rende incerti anche gli interventi approvati e programmati.
Tenuto conto che molti lavori per parcheggi e viabilità sono decisi sull'onda delle richieste degli enti locali - o sulla spinta di imprese e suggerimento di professionisti -, senza che vi sia un'analisi reale dei bisogni dei possibili utenti, ciascuno di voi quando vede alcune strade che portano a frazioni isolate e vede che sono state allargate come se conducessero, non dico ad una metropoli, ma ad un centro turistico con migliaia di residenti e di turisti; quando si rende conto che queste strade hanno delle conseguenze a livello di assetto del territorio - come ci hanno dimostrato gli episodi delle alluvioni - o anche conseguenze sui costi enormi di manutenzione, forse vedendo tutto questo, pensa che sarebbe utile fare una riflessione. Ci sono questi lavori che sono stati inseriti in un programma sulla spinta di più soggetti e di più interessi da una parte, dall'altra parte abbiamo delle risorse che sono diminuite. Forse valeva la pena di procedere ad una riduzione dei lavori, alla scelta delle effettive priorità, rinviando i lavori che non possono essere coperti con la riduzione delle entrate, invece si è ricorsi al mutuo.
Articolo 3: "interventi nel settore degli investimenti". Mi pare che vi sia un settore del bilancio fatto "ad hoc" per le grandi spese di investimento: quello dai fondi globali. Qui si è voluto seguire un'altra strada: quella di caricare sui bilanci successivi spese decise e ritenute necessarie oggi; eppure non siamo di fronte a spese impreviste o di grandissima entità, come poteva esserlo "l'operazione ENEL" o come potrebbe esserlo in futuro "l'operazione nuovo Ospedale"! Già sono stati calcolati 160 milioni di mutui per far pareggiare il bilancio, a questi vanno aggiunti anche altri mutui per portare avanti programmi pluriennali, ma di questo parleremo affrontando la legge sul bilancio. Gli articoli 2 e 3 ci pongono di fronte a decisioni che non condividiamo e ne abbiamo spiegato i motivi.
Cominciamo a vedere come vengono definite le spese.
L'articolo 4 riguarda la determinazione delle risorse destinate alle finanza locale. Siamo di fronte ad una legge regionale, la n. 48/1995, che indica i criteri con cui vanno definite e ripartite le risorse per gli enti locali.
Pur nei limiti della legge, sono previste decisioni che possono essere prese ogni anno, adattando le diverse percentuali di destinazione delle risorse ad esigenze espresse dagli enti locali che si accolgono o a volontà politiche che si esprimono; per esempio, per quanto riguarda la percentuale di risorse attribuite ai comuni, che vanno destinate rispettivamente alle spese di investimento e alle spese per gli interventi di politica sociale.
Pur nell'apparente rigidità della legge, quindi alcune decisioni circa i due settori sopra menzionati sono state prese, rispetto allo scorso anno, decisioni e qui ho sentito elogiare la trasparenza del documento, soprattutto dal collega Borre che ha detto che quest'anno la legge finanziaria è stata presentata in modo trasparente, invece qui mi sembra che ci sia un esempio di non trasparenza, non voluta sicuramente, ma un esempio di come affrontando gli stessi problemi con metodi di calcolo diverso, non si consente a chi analizza la legge finanziaria di capire e di confrontare i dati di quest'anno e i dati dell'anno precedente. E faccio alcuni esempi. Certe decisioni - dicevo circa i due settori sopra menzionati - sono state prese, decisioni che sono state per così dire mascherate in quanto si sono usati modi diversi di esprimere il quantitativo di tali risorse. Così, mentre lo scorso anno si è parlato rispettivamente di 2,5% per le spese di investimento e del 6,32% per le spese per gli interventi per le politiche sociali, quest'anno si sono indicate in legge le cifre in assoluto e precisamente: Euro 2.967.302 per gli investimenti e Euro 4.000.000 per gli interventi di politica sociale.
Chi volesse fare un paragone fra il metodo usato lo scorso anno, la percentuale, e la cifra in assoluto usata quest'anno quindi avrebbe difficoltà a farlo ma, se facciamo un piccolo calcolo, vediamo che quest'anno sono state autorizzate spese di investimento ai comuni per il 3% del fondo dato ai comuni, ammontante l'anno scorso al 2,5%. Quest'anno quindi è aumentato il budget per le spese di investimento dei comuni; invece, per gli interventi di politica sociale, dove i comuni erano tenuti a spendere l'anno scorso fino al 6,32%, quest'anno la cifra assegnata ai comuni corrisponde al 4%.
Allora ci si rende conto che da una parte le spese di investimento quest'anno sono aumentate dello 0,5%, passando da 2.451.730 a 2.967.302, mentre le spese per interventi per la politica sociale sono diminuite di oltre 2 punti in percentuale, passando da 6.197.974 del 2003 a 4.000.000 di euro per il 2004. Il budget che i comuni sono obbligati ad impegnare per la spesa sociale è stato diminuito. Da questo articolo emerge una duplice scelta politica: obbligare i comuni a investire di più e su questo siamo d'accordo, chiedere ai comuni di spendere meno nel settore del sociale e su questo non concordiamo affatto, anche perché già assistiamo in diversi comuni, pur con lodevoli eccezioni, al fatto che le esigenze di tipo sociale - che riguardano bambini, adolescenti, giovani, povertà emergenti, mancanza di casa, immigrati - trovano difficile ascolto, anche perché nei piccoli comuni sono sopraffatti da altre esigenze tipo: strade, posteggi, che vengono portate avanti da più persone come numero.
Le confesso, Assessore Fosson, che mi sono stupita quando ho scoperto questa diminuzione di fondi nel settore sociale: sarei interessata a capire le ragioni di tali scelte, anche perché mi sembra limitante la sua affermazione fatta relativamente agli impegni all'articolo 16, quando dice: l'ammontare di tale fondo rispetta l'impegno morale di destinare a questo fondo almeno l'1% del totale delle spese correnti, e dice che l'1% sarebbe 9.372.000, in realtà noi autorizziamo molto di più per quanto riguarda le spese della Regione, ma qui stiamo parlando dell'articolo 4 della finanza locale. Per questo noi proponiamo di mantenere almeno la stessa proporzione dello scorso anno, e presenteremo un emendamento in questo senso. Non li tratto tutti uno dopo l'altro, quindi passo all'articolo 9, cioè mi soffermo a parlare degli articoli che sono più legati al lavoro in commissione e dove ho, insieme ai colleghi, presentato una serie di emendamenti. Sono soprattutto articoli che riguardano temi che avrei voluto discutere in modo approfondito in commissione, perché lì sarebbe stato possibile capire, limare.
Articolo 9: politiche del lavoro. Le risorse messe a disposizione per la formazione professionale come per gli interventi di politica del lavoro sono superiori a quelle dello scorso anno, forse perché la legge regionale di riferimento la n. 7/2003 ricopre ambiti più estesi rispetto a quelli della vecchia legge n. 13/89. Si tratta di risorse importanti, necessarie in questo momento. Momento in cui proprio i forti cambiamenti che si verificano nel mercato del lavoro, l'alta flessibilità che sempre più caratterizzerà le modalità di assunzione, richiedono da parte della Regione una presenza attenta, capace di individuare quei meccanismi che consentano di accompagnare i lavoratori precari - atipici, interinali -, pur con la distinzione che l'Assessore ha fatto lo scorso Consiglio; dunque c'è questa fascia di precarietà, e vi sono quindi lavoratori che hanno bisogno di tutela sia nel loro percorso formativo, sia per uscire dalla precarietà del loro stato sociale.
Su questo abbiamo già avuto modo di parlare in Consiglio con l'Assessore competente e su questa tematica intendiamo presentare un emendamento a questo articolo e anche un ordine del giorno perché il Governo regionale si faccia carico di tale questione, sia prevedendo adeguati interventi "ad hoc" nel piano triennale di politica del lavoro, sia predisponendo una norma più generale, norma tra l'altro richiesta dalle stesse organizzazioni sindacali.
Vorrei passare adesso all'articolo 11 che riguarda il personale. I dati del personale ci parlano di una regione in continua espansione - 8 persone in più rispetto al 2003 - e con un livello di qualificazione in cui è di gran lunga prevalente la fascia degli esecutivi - B2 coadiutori e C2 - una fascia che rappresenta i 2/3 del personale della Giunta. Il personale è tarato su una macchina organizzativa che si è nel tempo consolidata e assestata su obiettivi "coincés" sulla gestione dei servizi, mentre in questi ultimi anni sempre più alla Regione viene chiesto di svolgere un ruolo di programmazione, coordinamento, impulso, demandando la gestione diretta dei servizi ad altri: enti locali o privati convenzionati.
E così, quando sono necessarie competenze qualificate, si continua a ricorre a consulenze esterne. E così soprattutto, mentre le altre organizzazioni pubbliche si stanno riformando per rendere sempre più snella la struttura, noi continuiamo a lavorare con un tipo di personale e di organizzazione interna non più adatta alle nuove esigenze. È pur vero che tutta la macchina organizzativa dovrebbe essere rivista nel momento in cui funzioni di tipo gestionale andranno trasferite agli enti locali. Su questo processo lento, come è dimostrato da un'ulteriore proroga prevista dall'articolo 29, mi soffermerò nella parte successiva del mio intervento.
Nel frattempo però occorre che la struttura tutta si attrezzi a questo cambio di prospettiva, altrimenti continua ad accumulare comportamenti non virtuosi, ad aggravare la sua struttura elefantiaca, a danno della qualità e celerità nelle risposte alle diverse tipologie di utenti. Ad esempio, si è operata un'analisi del carico di lavoro dei diversi operatori? Si è cercato di analizzare se alcuni settori hanno personale in più rispetto ad altri, nel senso di non utilizzato in modo adeguato?
Si ha l'impressione, leggendo le cifre del personale, che di fronte ad ogni esigenza si pensa solo ad aumentare il personale senza che ci sia una politica accorta. Fra l'altro chi si occupa della questione del personale? Sono tanti, forse, i centri che intervengono con decisioni sul personale, ma dove avviene il coordinamento, dove è la testa pensante che ha come "mission" l'organizzazione del lavoro, la cura del personale, eccetera? Per esempio, si sono introdotti strumenti informatici: ma quale rapporto c'è tra l'informatizzazione dell'Amministrazione e i suoi risultati? Come è stato modificato il lavoro? Quanto personale e quale tipo di personale ha visto mutare le sue mansioni e diminuire, ad esempio, il tempo da dedicare ad ogni pratica?
In genere nei sistemi industriali l'introduzione di supporti informatici ha fatto diminuire in modo drastico il numero degli addetti. Da noi questo non si è verificato. Per quali motivi? Forse perché nessuno ha pensato di procedere a tale analisi? Forse perché, in assenza di chi presieda il comparto personale, ciascuno si sente autorizzato a usare della struttura come di una possibilità - infinita? - per offrire occupazione. E qui non voglio nemmeno pensare al fenomeno del clientelismo, quanto constatare che di fatto la Regione diventa il grande contenitore in cui trovano posto prima o poi tutti, o almeno così è percepito dalla gente: basta sentire le richieste formulate dagli elettori ed elettrici in campagna elettorale.
Credo che sarebbe comunque interessante provare a capire almeno cosa sia successo nei vari uffici con l'introduzione dell'informatica, c'è un piano triennale che costa miliardi. L'Assessore Marguerettaz ricordava, alcuni Consigli fa, che l'acquisto dei computer (2400 ed oltre) per l'Amministrazione regionale è costato oltre 30 miliardi: con quali risultati? Con quali risparmi? Con quale miglioramento o meno dei servizi? A tal fine presentiamo un ordine del giorno, che vuole richiamare questo tema in modo da dare delle indicazioni politiche alla Giunta. È il nostro modo per contribuire a dare indicazioni di governo, è una delle poche modalità che ha l'opposizione per presentare le proprie proposte, per far presenti le questioni su cui vale la pena di indagare e speriamo che sia votato anche dalla maggioranza, perché richiede delle cose a nostro giudizio molto sensate.
Sempre a proposito del personale, è stato posto sul tappeto da tempo la questione della mancanza di strumenti di controllo interni, efficaci. Noi pensiamo che sia compito di un'amministrazione autotutelarsi, se non si vuole che periodicamente siano altri poteri, quelli giudiziari, a chieder conto di determinati comportamenti; quando ho posto all'Esecutivo, al Governo regionale, tali domande, mi si è risposto che esistono strumenti adeguati, se pur da perfezionare: la verifica dei risultati sulla base degli obiettivi di gestione che la Giunta definisce con una precisa deliberazione e la commissione di valutazione prevista dalla legge n. 45/1995. Certamente finora tali strumenti, anche da questa nuova Giunta, non sono stati presi in considerazione in modo serio. Non ha per esempio, fatto nulla nella direzione di una migliore determinazione degli obiettivi. A volte sembra che uno vada a sottolineare aspetti che possono essere marginali, ma proprio su aspetti apparentemente marginali si fonda la serietà di un'amministrazione.
La Commissione d'inchiesta per "l'affaire Maccari" aveva sottolineato come, a giudizio della commissione di valutazione prevista dalla legge n. 45/1995, gli obiettivi definiti dalla Giunta, dati ai dirigenti e presi come base per la verifica dei risultati, e quindi anche per la determinazione dell'indennità di risultato, fossero espressi in modo troppo generico. Tale vaghezza è rimasta inalterata anche nella nuova definizione fatta dalla Giunta, che ha proceduto, con deliberazione n. 3677/2003, alla "rideterminazione degli obiettivi gestionali specifici ad assegnare ai dirigenti nel secondo semestre del 2003". Anche questi obiettivi, dicevo, sono espressi in modo molto generico, ricalcati tali e quali su quelli della deliberazione precedente, quindi su quelli che erano stati scelti dalla Giunta precedente.
Tra l'altro, chi si diletta a leggere le premesse al deliberato, ogni tanto si imbatte in alcune situazioni estremamente interessanti, o almeno che vorrei qui sottolineare per far vedere come su questo aspetto non vi sia stata alcuna attenzione. Nella deliberazione citata viene affermato che gli amministratori competenti, cioè gli assessori, hanno dichiarato che "gli obiettivi proposti sono aderenti al programma politico della XII legislatura", ma se gli obiettivi specifici di ogni struttura dirigenziale - dal coordinatore al direttore, al capo servizio - sono identici agli obiettivi della precedente legislatura e se anche per quelli era stato dichiarato dagli amministratori che "gli obiettivi proposti sono aderenti al programma dalla XI legislatura", allora mi viene da chiedere: qual è la differenza fra le 2 legislature? E soprattutto: quale differente organizzazione dell'Amministrazione vi è in questa legislatura rispetto alla precedente? Noi, su tutta questa parte relativa al personale regionale, siamo molto critici, proprio per alcune osservazioni che ho fatto.
Vorrei soffermarmi adesso sugli articoli 13 e 14, che riguardano la spesa sanitaria. Rispetto allo scorso anno siamo di fronte ad un aumento della spesa corrente per la sanità, è stato detto di circa il 10%: confesso che non ho fatto il calcolo esatto, ma più o meno è questo all'incirca. Si passa da 203.084.237, che erano stati stanziati lo scorso anno - perché da quelli previsti in legge, 206.074.237, dovevano essere sottratti i quasi 4 milioni dei fondi dell'ARPA - a 228.410.295, con una differenza in più di 25.326.058 (circa 50 miliardi di vecchie lire). Tale aumento serve, in primo luogo, a garantire i LEA, i livelli essenziali di assistenza (si tratta di quasi 4 milioni di euro in più: si passa da 188.536.000 a 192.500.000); è un aumento che condividiamo, perché va nella logica di offrire i servizi sanitari, ospedalieri e sul territorio, necessari per tutelare e curare la salute delle persone. In secondo luogo, serve - consentitemi l'espressione - "a riempire la voragine della mobilità passiva", determinata dalle prestazioni che cittadini e cittadine residenti in Valle d'Aosta sono andati a chiedere in ospedali di altre Regioni. Si tratta di ben 28.436.000 euro per pagare le prestazioni degli anni 2001 e gli acconti per gli anni 2002 e 2003. Si tratta di dati che non possono non far riflettere e che indicano l'esistenza di forti carenze e debolezze nel sistema sanitario che si è costruito nel tempo.
Credo che il nuovo assessore non abbia potuto che prendere atto di una situazione disastrosa che nel tempo si è consolidata e stratificata, a causa di una serie di problemi irrisolti o risolti in modo errato. C'è poca soddisfazione nel constatare che molte delle nostre previsioni si stanno realizzando: non ci piace assistere impotenti al declino della nostra sanità.
Le tante persone che se ne vanno - e noi non siamo il sud, noi abbiamo impiegato sempre ingenti risorse per l'Ospedale, per la sanità specie quella ospedaliera, a scapito del territorio - altrove a farsi curare, ci dicono col loro comportamento che non hanno fiducia in questo Ospedale. A fronte delle nostre perplessità, ci si rispondeva con i sondaggi che parlano del livello di soddisfazione dei pazienti, cioè di quelli ricoverati in ospedale, ma tutti gli altri? Si è cercato di capire perché se ne vanno? Si è indagato cioè sul livello di soddisfazione di chi si trova in ospedale e che risponde ai medici e agli infermieri che lo curano, per cui è interessata anche la sua esplicitazione del grado di soddisfacimento, ma non sul livello di soddisfazione degli altri che se ne vanno. Perché non si tenta di fare in questo settore anche un'analisi puntuale?
Certamente alcuni utenti se ne vanno per tipologie di interventi molto specialistici, quali la cardiochirurgia, la neurochirurgia; sono centri che non potremo mai avere a mio giudizio perché sono collegati a bacini molto ampi di utenza - e il nostro è un bacino molto piccolo -, a meno di non diventare noi stessi un centro di alta qualità a cui gli altri si collegano, il che è difficile perché non siamo da un punto di vista territoriale in una posizione strategica, ma siamo in posizione decentrata. Perché molti pazienti ricorrono a strutture fuori Valle per interventi possibili anche da noi? Se gli utenti non hanno fiducia, non li si può obbligare per legge a fidarsi di coloro che lavorano nell'Ospedale regionale. La fiducia è qualcosa che o uno sente o uno non sente e non è la legge che mi induce la fiducia.
Certamente vi saranno tante motivazioni che hanno fatto venir meno questa fiducia negli utenti - qui non voglio generalizzare - parlo sulla base di alcuni dati del presente e del passato, ma alcuni elementi che nel passato a mio avviso hanno contribuito a togliere una credibilità di fondo a questo Ospedale sono questi, ne voglio ricordare due.
In primo luogo, penso alle troppe commistioni tra politici e tecnici, alle intrusioni della politica nella sfera che dovrebbe essere affidata a tecnici, scelti non in base alle loro appartenenze politiche, ma alle loro capacità professionale, o eliminati perché troppo indipendenti rispetto al potere politico; comportamento che, se viene inaugurato per i vertici, è innegabile che poi si trasferisca a cascata per i vari gradi dell'organizzazione e questo crea, poco per volta, un impoverimento delle capacità professionali generali, oltre che demotivazione da parte di chi non vede valorizzato il proprio lavoro.
Non si può assistere per anni a progressioni di carriera dettate da appartenenze politiche destinate credo ad incidere sulla qualità del lavoro e della struttura. Penso anche alla scelta di occuparsi e finanziare di volta in volta, a seconda del primario che li proponeva, interventi qualificanti da esibire come esempio di buona sanità, da presentare come "fiore all'occhiello" della sanità valdostana, reparti da inaugurare con tanto di conferenze stampa, di presenza massiccia di mass media. Tutto questo senza occuparsi del buon funzionamento quotidiano: come se non ci si rendesse conto che, senza un buon terreno di lavoro e di organizzazione, anche forti eccellenze non possono vivere a lungo e, purtroppo, gli episodi di questi giorni ci dicono che proprio quei reparti che sono stati privilegiati, per i quali sono state impiegate risorse ingenti - penso alla sala per "Chirurgia vascolare" - rimarranno presto sguarniti dallo staff medico, che ha preferito migrare altrove.
I dati sulla mobilità sono desolanti. Ne ricordo alcuni, che leggo dalla deliberazione n. 3757/2003. Dal 1997 al 2001 si registra che gli utenti di altre Regioni che vengono a farsi curare in valle sono passati da 2.833 a 2.116, quasi 700 in meno: questo è il segno che il nostro Ospedale ha perso in questi anni sempre più forza di attrazione di utenti da altre Regioni; mentre, invece, gli utenti valdostani che vanno a curarsi fuori valle sono passati da 4.159 a 4.991, quindi aumentano di oltre 800 i Valdostani che in questi anni hanno preferito andare altrove. Questi sono dati che fanno riflettere…
(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)
… possiamo fare il 1998 con il 2001. Il 2001-2002 è difficile farlo, Assessore, perché sono solo quelli di attrazione e non di fuga, per cui non si può fare un confronto, la deliberazione non offre elementi per fare questo confronto. Credo che occorra davvero procedere ad un'analisi attenta delle possibili cause, e qui riprendo una frase della deliberazione, che dice: "i pazienti, per motivi che possono essere sottoposti ad analisi, si rivolgono altrove".
Chiedo all'Assessore, non ho presentato un emendamento alla finanziaria e neppure ho presentato un ordine del giorno, semmai lo posso presentare, che si proceda ad un'analisi attenta delle cause alla base di questo incremento della mobilità verso altre strutture.
Presidente - La parola al Consigliere La Torre.
La Torre (SA) - Questa sera ci troviamo ad affrontare una situazione non serena, credo che non ci sia da darsi delle relative colpe, semplicemente bisogna prendere atto che c'è una difficoltà di comunicazione fra le forze di maggioranza e di minoranza.
Non si è mai visto coloro che sono collocati all'opposizione a lodare una formazione di bilancio, perché le osservazioni che deve fare una forza di opposizione devono essere quanto meno critiche o cercare di evidenziare le debolezze di un documento che tratta dell'economia regionale; così come, del resto, non ci si aspetta che una maggioranza possa fare un'autocritica su quelli che sono i documenti centrali di formazione di un bilancio, anzi, al contrario: una maggioranza cercherà di evidenziare all'interno di questo documento quelli che essa ritiene qualificanti del suo operato. Tutto questo dovrebbe attenersi ad un programma, dovrebbe avere dei riscontri di tipo programmatico, dovrebbe avere una chiarezza verbale all'interno del Consiglio, che permetta alle rispettive forze politiche e gli stessi consiglieri di poter affrontare l'argomento con cognizione di causa, soprattutto con una serie di dati per esprimere le proprie posizioni in questo dibattito.
Cosa succede? Succede, probabilmente non solo in questo Consiglio regionale, ma anche in altri Consigli regionali, che la funzione del Consiglio stesso sta cambiando, sta perdendo di importanza. Questo elemento è stato già espresso in numerosi altri incontri e in qualche modo preoccupa: i Consigli regionali stanno diventando un poco quello che sono i consigli di amministrazione per le società, con una grande differenza: mentre all'interno dei consigli di amministrazione di società vi è una maggioranza che rappresenta gli azionisti, quindi la proprietà, e una minoranza che rappresenta altri proprietari, che in questo caso sono minoranza, qui così non è, perché questo consesso rappresenta i cittadini e non esistono "cittadini di serie A" e "cittadini di serie B", ma esistono cittadini che hanno titolo e diritto ad avere trasparenza e contezza di quello che un bilancio regionale, che poi ricade sulle loro spalle e sulle loro consuetudini di vita.
Non ci dobbiamo dimenticare a tal fine che la Valle d'Aosta, essendo una Regione a statuto speciale, ha un particolare rapporto con lo Stato italiano, perché avendo ottenuto il riparto fiscale, i 9/10, abbiamo un rapporto con lo Stato italiano che per qualche verso deve essere attentamente seguito e valutato, in funzione delle prospettive che ci diamo. Non dimentichiamoci che noi, oggi, stiamo affrontando un discorso che riguarda un triennio, 2004-2007, e quindi non si può in un momento come quello di valutazione attuale, non andare a fare una valutazione del rapporto Stato-Regioni - in questo caso Valle d'Aosta - sulla reciproca capacità di intendersi sui problemi della finanza locale.
Vorrei fare alcune osservazioni in merito a questo, in quanto c'è una preoccupazione: nel momento stesso in cui siamo andati ad osservare il DPF 2004-2007, le Regioni hanno chiesto che la legge finanziaria del 2004 fosse preparata con un metodo diverso, improntato ad un nuovo Titolo V, ma ancora una volta abbiamo dovuto registrare che è stata persa un'altra occasione, per scrivere una legge finanziaria improntata ai principi costituzionali.
Le Regioni sottolineano che la manovra determina una situazione di insostenibilità finanziaria, resa ancor più accentuata dalla circostanza che è effettuata in gran parte con decreto legge. Per questo le Regioni sottolineano 5 questioni fondamentali, la cui risoluzione è ineludibile, per evitare il collasso dei sistemi regionali che, essendo l'anello più debole del "sistema Paese", rischiano con questa manovra finanziaria di essere il livello di governo più penalizzato.
Primo: copertura di oneri di assistenza sanitaria per gli immigrati regolarizzati. L'accordo dell'8 agosto 2001 stabiliva che il Governo si impegnava ad accompagnare eventuali variazioni in incremento dei livelli essenziali di assistenza decisi a livello centrale, con le necessarie risorse aggiuntive, a seguito della legge "Bossi-Fini" sull'emersione e sulla regolarizzazione dell'immigrazione extracomunitaria. Le Regioni sono state infatti gravate dei conseguenti oneri, senza l'accompagnamento delle necessarie risorse aggiuntive, in difformità dell'accordo dell'8 agosto 2001.
Secondo: sottostima - questo è un argomento molto importante e delicato - del fabbisogno sanitario nazionale. Il tavolo di monitoraggio sui livelli essenziali di assistenza ha concluso nel mese di luglio scorso la rilevazione sui costi dell'assistenza sanitaria per il 2001, evidenziando un disavanzo di 7.549 miliardi di lire, cioè 3,9 miliardi di euro. Lo Stato pertanto non può considerare esaustivo il livello di finanziamento indicato nell'accordo dell'8 agosto 2001, infatti credo che questo sia un problema che investe anche la Regione Valle d'Aosta, quindi dovrà verificarne la congruità sulla base dei lavori del tavolo di monitoraggio e verificare sui LEA effettivamente erogati e sulla corrispondenza ai volumi di spesa stimati. Per il 2004 le Regioni segnalano una sottostima di circa 5 miliardi di euro, la situazione è resa ancor più grave dal fatto che alle Regioni è stata bloccata la possibilità di utilizzare le leve fiscali: IRAP e addizionale IRPEF, per far fronte alle responsabilità che l'accordo dell'8 agosto 2001 ripartiva fra Stato e Regioni.
Terzo: adeguamento delle risorse di cassa per il fabbisogno sanitario. Le Regioni, in attuazione dell'accordo dell'8 agosto 2001, concordano sul fatto che i tavoli di monitoraggio sugli adempimenti della spesa sanitaria debbano costituire la premessa per l'erogazione a saldo delle risorse; tuttavia, l'attuale erogazione di questo meccanismo è dilazionata. Per il 2002, pensate, restano scoperti 7,8 miliardi di euro e per i primi 10 mesi del 2003 risultano scoperti circa 4 miliardi di euro: cifre insostenibili per le casse regionali e tale da mettere in crisi il sistema delle piccole e medie imprese del settore. Occorre quindi modificare in via legislativa le procedure e l'ammontare delle somme anticipate, assicurando altresì tempi certi nella erogazione di tali partecipazioni.
Quarto: assicura la continuità nel trasferimento di risorse per il decentramento amministrativo. Nel 2004 rischia di aprirsi un vuoto legislativo, che impedirebbe di garantire e assicurare la continuità di detti trasferimenti, in quanto la legge finanziaria 2003 ne differiva la proroga al 1° gennaio 2004, ritenendo che nel 2003 gli stessi potessero confluire nel meccanismo del disegno di legge n. 56/2000. Poiché tale convergenza ormai pare non realizzabile, occorre nella legge finanziaria statale 2004 una norma che differisca il regime dei trasferimenti quanto meno al 1° gennaio 2005. Questo è importante, perché nella previsione triennale non possiamo non tenere conto di queste variabili in cui siamo coinvolti, perché noi comunque abbiamo questo collegamento stretto con lo Stato italiano, che ci deve poi garantire dei trasferimenti che ad oggi, sebbene noi in fase previsionale andiamo con serenità a prevedere, nella realtà non abbiamo alcuna certezza e quindi è opportuno che questi argomenti necessitino di approfondimenti.
Quinto: esclusione degli oneri aggiuntivi del contratto del personale regionale per il biennio 2002-2003 dal patto di stabilità interno e noi non possiamo non tener conto di quello che accade nelle altre Regioni, perché…
(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
… manca il numero legale…
Depuis 21 heures 21 c'est le Vice-président Nicco qui remplit les fonctions de Président.
Presidente - … concluda il suo intervento.
La Torre (SA) - Quinto: esclusione degli oneri aggiuntivi del contratto del personale regionale per il biennio 2002-2003 dal patto di stabilità interno. Le Regioni, come già previsto per gli enti locali, chiedono l'esclusione di tali oneri. Le Regioni, pur dando atto che il DDL finanziario 2004 ha accolto tre richieste che le Regioni avevano avanzato nei precedenti anni (IVA, trasporti, esternalizzazione dei servizi da parte delle aziende sanitarie e in misura fortemente parziale gli oneri per il comparto sanitario, biennio 2002-2003), rilevano tuttavia che l'impostazione della manovra è permeata da elementi di centralismo in materie di competenza regionale e quindi non sblocca lo stato di stallo in cui versa l'attuazione del federalismo fiscale, e introduce nuove incertezze nel sistema di finanza regionale.
Questo passaggio, che apparentemente potrebbe essere l'effetto di una lettura, in realtà dice molte cose, perché ci troviamo di fronte a un quadro nazionale che in caduta investirà sicuramente la Regione Valle d'Aosta perché, nel momento stesso in cui andiamo a parlare di federalismo regionale e quindi fiscale, con tutte le conseguenze, la domanda che ci dobbiamo porre è: ma saranno le altre Regioni che saranno poste sullo stesso piano della Valle d'Aosta o sarà qualcosa in cui la Valle d'Aosta e le Regioni a statuto speciale comunque avranno un ruolo che potranno giocare anche sotto l'aspetto finanziario? Questa domanda, secondo me, è stata sottintesa, nel senso che non è stata posta, eppure all'interno di un bilancio previsionale 2004-2006 questa è una domanda centrale, perché noi come andiamo a immaginare queste possibili modificazioni che interverranno a livello centrale, appunto, in materia di competenza regionale e in qualche modo non fare un ragionamento politico all'interno di questo Consiglio, su quelle che potrebbero essere le ricadute che potrebbero esserci sulla nostra Regione, perché è evidente che la domanda è veramente una domanda che diventa un perno.
Saremo equiparati alle altre Regioni o manterremo la nostra specialità? Su questo argomento nelle relazioni introduttive non ho sentito alcuna valutazione da parte degli interessati; direi che siamo tutti interessati, lo lascio come un invito all'Assessore perché stiamo trattando anche di un discorso previsionale, noi non possiamo sottintenderci a queste valutazioni di tipo politico.
Adesso vorrei fare alcune valutazioni nel merito delle misure di impatto sul sistema regionale di questa finanziaria, come ho detto. Preliminarmente le Regioni prendono atto della nota dell'aggiornamento al DPF 2004-2007, che ha riadeguato il quadro delle previsioni macroeconomiche con particolare riferimento all'andamento del PIL per l'anno 2003 (+0,5) e per il 2004 (+1,9), a livello dell'indebitamento netto (2,2%) facendo saltare al 2007 l'obiettivo di pareggio, all'incidenza del debito sul PIL (10,5), anzi 105% nel 2004, che solo nel 2007 scenderà al di sotto del 100% (98,6). Le Regioni rilevano che l'impostazione della manovra è caratterizzata da elementi di centralismo, non sblocca lo stato di stallo del federalismo fiscale e introduce nuove criticità e incertezze nella finanza regionale…
(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
Presidente - A conclusione dell'intervento del Consigliere La Torre, faremo la verifica del numero legale; il Regolamento su questo non è così tassativo e la prassi di questa…
Frassy - (fuori microfono)… il Regolamento dice che ogni consigliere può chiedere la verifica del numero legale…
Presidente - … sì, ma non c'è scritto in quale momento, di conseguenza…
Frassy - (fuori microfono)… ma non stiamo a discutere questo bilancio, se non ci siete voi in aula!
Presidente - Come è prassi di questo Consiglio, come è già successo in molte altre occasioni e come è stato a suo tempo concordato, secondo disposizioni date dall'allora Presidente Louvin, di non ammettere in via generale mozione d'ordine per la verifica del numero legale che interrompano l'intervento in corso di un consigliere….
Frassy - (fuori microfono)… me la legga…
Presidente - … no, che era stata concordata sull'interpretazione del Regolamento…
La Torre (SA) - … sì, ma era la precedente legislatura…
Frassy - (fuori microfono)… non è la fantasia del Presidente…
Presidente - … infatti, gliela leggo tutta. Comunicazione del Presidente Louvin, in data 28 novembre 2000: "Mi pregio comunicare che la Commissione per il Regolamento si era espressa in questi termini…", quindi non è un'interpretazione mia personale. Prego il Consigliere La Torre di continuare.
La Torre (SA) - Sì, anche se la definizione stessa di numero legale si definisce: cosa vuol dire? Che se c'è numero legale, c'è la legalità, se non c'è numero legale siamo nella illegalità. Poi si può sancire tutto… per dire la verità è un paradosso tutto, però in effetti possiamo andare avanti anche con molta calma, tanto stavamo definendo queste cose, no, Presidente? Che poi è un po' tutto come un gioco delle parti, questo è un teatro, qui siamo gli attori convenuti, lei in questo momento è quello che intrattiene il pubblico come me, siamo in due, poi abbiamo una serie di attori-spettatori, però va bene.
Si può svilire il ruolo del Consiglio regionale quanto vogliamo, io faccio la mia parte, lei sta facendo la sua, gli altri stanno facendo la loro, tutti insieme contribuiamo a svilirlo. Comunque la cosa non mi interessa più di tanto, non ho cose tanto importanti da dire, tanto l'importante è che teniamo aperto il Consiglio nell'interesse complessivo di tutti perché in teoria, Dario, ti spiego una cosa, se noi ce ne andassimo, mancando il numero legale, il Presidente deve chiudere il Consiglio!
Presidente - Ripeto: faremo la verifica del numero legale alla conclusione dell'intervento del Consigliere.
La Torre (SA) - Comunque non è che mi agito più di tanto…
Dove eravamo rimasti? Emblematici questi tre indizi, vi sono numerose disposizioni che introducono modifiche normative, organizzative e finanziarie anche in settori di competenza regionale, quali l'agricoltura, l'edilizia residenziale, le politiche sociali, l'incentivazione alle imprese, la sanità, il settore idrico, il diritto allo studio universitario - e su questo argomento mi dovrei fermare un attimo, ma non è il caso -, la questione del federalismo fiscale con proroga fino al 2004 dei tempi dell'alta commissione. Questo l'ho detto prima è un dilemma molto centrale, perché se nel 2004 questa alta commissione dovesse andarsi a inventare o a modificare il rapporto esistente fra lo Stato e la nostra Regione, ci troveremmo in grossa difficoltà perché oggi, andando ad approvare disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale - perché il disegno di legge n. 7 fa riferimento al discorso pluriennale - noi ci troviamo esattamente all'inizio di un percorso che non si è ancora potuto confrontare con gli impegni che lo Stato prenderà sul federalismo fiscale. Noi, su questo, dovremo anche cominciare ad esprimere qualche giudizio di tipo politico, perché in fin dei conti maggioranze o minoranze si trovano - o non si trovano - anche su quelle che possono essere delle condivisioni di tipo politico generale. La nostra previsione pluriennale quindi sarà, volente o nolente, toccata - non dico lesa - da quello che accadrà a livello nazionale.
Dobbiamo ancora condividere perlomeno a titolo personale alcune altre valutazioni fatte dalle Regioni in merito all'impostazione dello Stato nel rapporto con le Regioni, quindi alcune specifiche disposizioni quali, a titolo esemplificativo, quelle sottoelencate che riversano oneri finanziari assai consistenti su una finanza regionale, che nello stallo del federalismo fiscale, non dispone di alcun mezzo per farvi fronte e qui torniamo al discorso che dobbiamo affrontare nel suo complesso.
Saranno le altre Regioni che verranno equiparate alle Regioni a statuto speciale, e quindi la Valle d'Aosta si ritroverà ad essere in questo federalismo fiscale paragonata agli altri, o noi riusciremo a spuntare con un lavoro non facile insieme alle altre Regioni a statuto speciale comunque un riconoscimento delle nostre prerogative? Allora dobbiamo andare ad esaminare quello che in questo momento all'interno della finanza dello Stato viene scaricato in maniera aggressiva sulle gestioni regionali, non tutte perché noi abbiamo un diverso rapporto mediato con lo Stato, però in buona parte non ci discostiamo dalle valutazioni complessive generali di quello che lo Stato va a ribaltare sulle Regioni.
Qui parliamo di cose importanti: il fondo della lotta alla droga, articolo 13, comma 4. Vengono escluse dal fondo per le politiche sociali le risorse per la lotta alla droga, delineando una sottrazione di risorse al fondo indistinto che veniva assegnato alle Regioni per la parte prevalente, quasi come se noi volessimo dire che un problema della lotta alla droga non è un nostro problema. Io sono qui a dire esattamente l'opposto: che è un nostro problema e che anche la nostra Regione lo deve affrontare dotandosi di risorse finanziarie, perché quando si parla di bilanci pluriennali o di valutazioni pluriennali di bilanci, non possiamo esimerci da quelli che sono dei problemi centrali e fondamentali, e la lotta alla droga è uno di questi problemi.
Mi chiedo allora: ma i soldi che destiniamo sono pochi o tanti? È chiaro che poi l'Assessore competente per la sua parte darà delle spiegazioni, ma i soldi che destiniamo sono pochi o sono tanti? Perché lo Stato non ce ne dà e non ce ne darà, questa è l'impostazione! Se non è così, è giusto che l'Assessore nell'opportunità del suo intervento mi risponda.
Altro punto: istituzione reddito di ultima istanza, articolo 16. Il concorso dello Stato per questa finalità dovrebbe essere supportato da adeguate nuove risorse, che non risultano indicate. Questo nuovo intervento prefigura quindi un'ulteriore sottrazione di risorse al fondo per le politiche sociali ed un onere a carico delle Regioni. Qui torniamo all'annosa domanda di prima che ripeto solo una volta: non è che corriamo il rischio che noi, nel federalismo fiscale, veniamo paragonati alle altre Regioni e quindi incorreremo anche noi in queste detrazioni della nostra risorsa finanziaria?
Altra domanda: il fondo per le aree sottoutilizzate e fondo per gli investimenti. Le Regioni, come già evidenziato in occasione della precedente legge finanziaria, pur condividendo l'obiettivo di incrementare l'efficacia e l'efficienza del finanziamento degli investimenti, ribadiscono la necessità di superare la gestione centralizzata dei fondi che confligge con l'autonomia delle Regioni. Questo è evidente, perché nel momento che la gestione è centralizzata, non solo le Regioni si trovano a doversi disputare fra di loro dei fondi, ma molte volte senza delle ragioni - se non quelle di tipo politico - si trovano a non poter gestire questi fondi, perché, parliamoci chiaro: le scelte a livello centrale avvengono anche attraverso un discorso di tipo politico. Allora, attenzione perché la centralizzazione di questi fondi, gestiti a livello centrale evidentemente in modo politico, potrebbe per converso ritornare su di noi e quindi penalizzarci, tornando sempre al discorso che anche noi dovremmo fare i conti con questo nel nuovo federalismo fiscale perché, come abbiamo detto, l'alta commissione nel 2004 si esprimerà.
Articolo 50 della legge finanziaria: le Regioni ritengono che questo articolo vincoli ed obblighi le stesse in materia di politiche di investimento e di indebitamento e che il relativo meccanismo di compartecipazione finanziaria debba scaturire solo da obblighi reciprocamente concertati; comunque le Regioni ritengono condivisibile il principio di attivare sinergie finanziarie, ma lo ritengono attuabile solo quando sarà realizzato il sistema del federalismo fiscale. Le Regioni chiedono quindi l'eliminazione dei commi 2-3 di detto articolo: questo è molto tecnico, credo sia stato condiviso anche dalla nostra Regione, quindi mi sento di condividerlo senza commenti.
Articolo 51 del decreto legge: riversa in altri settori, anche di spesa di investimento, l'eventuale difficoltà finanziaria verificatasi in campo sanitario, depauperando gli interventi per le aree sottoutilizzate di 350 milioni di euro. Le Regioni non possono essere d'accordo con questo articolo e chiedono che l'articolo venga soppresso. Su questo non so cosa si intende per "aree sottoutilizzate"; mi piacerebbe capire che non veniamo penalizzati dalla sottrazione di questi 350 milioni di euro per le aree sottoutilizzate.
Analizzando nel merito il contenuto dei provvedimenti che costituiscono la manovra, le Regioni evidenziano alcune questioni, sulle quali richiedono una risposta puntuale e positiva. E mi vorrei confrontare un attimo con voi. Riprendiamo quindi il discorso dai punti centrali, perché sono quelli che poi determinano il nostro futuro. Come vi ho annunciato prima, vorrei introdurre nei particolari il federalismo fiscale e il decentramento amministrativo.
Innanzitutto bisogna esprimere l'esigenza che il termine di scadenza del 2004, previsto dall'articolo 3, comma 5, de DDL della finanziaria, sia inteso non come conclusione dei lavori dell'alta commissione, ma come termine per la presentazione in Parlamento del disegno attuativo dell'articolo 119, in maniera tale che questa legislatura sia quella fondativa del federalismo fiscale, e cioè: non è che possono pensare di fare delle scelte che saranno centrali rispetto al futuro delle Regioni, senza permettere alle Regioni stesse di essere partecipi, quanto meno anche in termini critici di questi processi. Non possiamo essere esulate sulle nostre competenze primarie ed è evidente che non possiamo che condividere insieme alle altre Regioni questo aspetto fondamentale: quello di avere dei termini che diano la possibilità in concreto di essere partecipi di quello che, alla fine, ricadrà sulle nostre teste.
Le Regioni chiedono che in tempi estremamente rapidi sia posto all'ordine del giorno ed approvato in conferenza unificata l'accordo sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale, e su questo - mi rivolgo al Presidente della Regione - spero vi sia una condivisione di detto tipo di atteggiamento politico che, di fatto, poi va a pregnare le previsioni del nostro bilancio. Non possiamo sottrarci a questa battaglia partecipativa; non è detto che la battaglia sia uno scontro, ma è una battaglia di partecipazione, nel senso che bisogna esserci e puntare con fermezza i piedi sulle nostre prerogative.
Riprendendo il discorso sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale, avuto riguardo al fatto che fin dalla primavera scorsa la Regione e gli enti locali hanno presentato al Governo una proposta di contenuti, sottoscritta da entrambi. Le Regioni annettono un'importanza vitale a questo punto per 2 motivi: perché è il primo passo concreto indispensabile per consentire all'alta commissione di dare avvio ai propri lavori (se non si parte da questo presupposto di partecipazione e di condivisione, diventa difficile dare questo mandato in bianco a un'alta commissione, che coinvolgerà profondamente i rapporti finanziari in questa Regione); perché viene in tal modo restituito alle Regioni lo strumento più rilevante di autonomia finanziaria a loro disposizione, la cui possibilità di utilizzo è stata sospesa in maniera stridente con i principi di stabilità dell'articolo 119.
In attesa che il nuovo sistema possa esplicare la propria azione, attualmente la situazione della finanzia regionale è caratterizzata da un'impasse sul decreto legislativo n. 56/2000; al riguardo, le Regioni segnalano di intervenire attraverso queste proposte, in maniera da risolvere problemi finanziari estremamente gravi, la cui risoluzione è improrogabile.
Punto 1. L'articolo 13, comma 3 del decreto legislativo n. 56/2000 limita al triennio 2001-2003 l'applicazione del fondo di garanzia per il ristoro di minori entrate IRAP e addizionale IRPEF 0,5%: questo nell'assunto che, a decorrere dal 2004, fosse pienamente a regime l'impianto del decreto legislativo n. 56/2000. È chiaro che noi, oggi, trattando questa legge finanziaria pluriennale, ci caschiamo in mezzo perché, senza avere la certezza di questo assunto, diventa difficile andare a fare una valutazione compiuta su quelle che potranno essere le nostre prospettive di previsioni di bilancio.
Dal momento che questa prospettiva non si è realizzata, perché non è stato ancora accettato tale discorso, le Regioni ritengono indispensabile una proroga dell'applicazione del fondo di garanzia fino all'entrata in vigore del nuovo sistema di federalismo fiscale; al riguardo, esse allegano uno specifico emendamento. Non so se lo sapete, ma è stato presentato uno specifico emendamento in tal senso alla finanziaria nazionale per tutelare i nostri diritti a difesa delle prerogative delle Regioni complessivamente. L'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 56/2000 prevedeva la confluenza dei trasferimenti del decentramento amministrativo nel sistema di finanziamento attraverso la fiscalità, e questo è un bell'argomento perché torniamo a quella famosa domanda di prima: ma se noi andiamo a trasferire questo sistema di decentramento amministrativo con il sistema del finanziamento della fiscalità… questo è già quello che noi stiamo facendo! Se la proposta è quella di trasferirlo pari pari sulle altre Regioni, cosa succederà? Succederà che il federalismo fiscale non porterà un vantaggio alla Valle d'Aosta, ma lo porterà alle altre Regioni e ridurrà o recupererà il vantaggio - così lo definisco io - che la Valle d'Aosta ha sulle altre Regioni. Questo potrebbe essere molto delicato e vale la pena di fare un ragionamento perché, se nel tentativo di ricreare un equilibrio di tipo finanziario nei rapporti fra Stato e Regioni, si dovesse andare a riconoscere nel federalismo fiscale anche alle altre Regioni di potersi approvvigionare attraverso la fiscalità nei confronti dei cittadini, la domanda che ci poniamo è: non è che per cercare di creare questo equilibrio, quando si andrà a fare una valutazione sulle percentuali o su quelli che dovrebbero essere i rapporti di fiscalità riconosciuta alle Regioni si va a toccare anche la nostra percentuale, i nostri 9/10? Questo è molto preoccupante e credo che, da subito, dobbiamo dire alcune parole di difesa, perché non possiamo accettare in alcun modo che sia possibile solo valutare una riduzione del riparto fiscale e del riconoscimento che ha la nostra Regione: ciò senza mettersi in contrasto con le altre Regioni, perché anche se ci mettessimo in contrasto non saremmo in grado di fronteggiare, in quanto il peso specifico della nostra Regione, di fatto, sul Parlamento italiano è talmente ininfluente che anche una nostra posizione contraria non andrebbe a modificare delle scelte di federalismo fiscale. Almeno in linea di principio dobbiamo però denunciare da subito che non siamo disponibili ad accettare alcun tipo di riduzione, nel caso venga riconosciuto un finanziamento alle Regioni attraverso la fiscalità.
La legge finanziaria del 2003 all'articolo 30, comma 4, aveva disposto una proroga al 1° gennaio 2004 del regime dei trasferimenti, poiché entro l'anno 2003 non pare possibile assicurare la sostituzione dei trasferimenti con le risorse fiscali del decreto legislativo n. 56/2000.
Le Regioni chiedono che il sistema dei trasferimenti venga prorogato per tutto l'anno 2004, allegando specifico emendamento. Le Regioni, peraltro, già nel parere sul DPF 2004-2007 avevano segnalato la necessità di un confronto immediato fra Stato e Regioni, per pervenire a una soluzione concordata di modifica, e questo è l'argomento dei meccanismi del federalismo fiscale definiti dal decreto legislativo n. 56/2000, in coerenza con i contenuti degli articoli 117 e 119, tenendo anche presente le caratteristiche di ridotte dimensioni territoriali. È chiaro che la Valle d'Aosta ha una sua morfologia, quindi le caratteristiche sono di ridotte dimensioni territoriali; bisogna anche dire che non è perché una regione territorialmente ha una superficie chilometrica superiore, per questo deve essere avvantaggiata, in quanto occorre ragionare sulle diverse - e non solo le ridotte - conformazioni territoriali.
La Valle d'Aosta ha delle ridotte dimensioni, ma è anche una regione a carattere montagnoso e noi tutti conosciamo le problematiche legate ad una conformazione di questo tipo. Non dimentichiamo i problemi dell'agricoltura, li affronteremo dopo, adesso non c'è fretta; non ci dimentichiamo che noi dobbiamo tutelare in tutti i modi, seppure nella nostra piccola dimensione, uno spazio coerente con quelle che sono le aspettative dei nostri abitanti rispetto a un bilancio di previsione, come questo, che guardia alla finanziaria per gli anni 2004-2006, perché qui stiamo progettando il futuro.
La domanda che dovremmo porci in funzione di questi ragionamenti è anche che tipo di futuro vogliamo darci. Ebbene, questo tipo di futuro non può discostarsi dalle aspettative comuni dell'uomo, che sono il poter svolgere una vita serena all'interno di un ambiente sano e con una serie di servizi che gli possano garantire una quotidianità di vita nell'ambito della normalità. Credo che questo sia un argomento rientrante nel sociale; lo affronteremo in una fase successiva "a latere".
Andiamo avanti sul discorso della fiscalità. Il punto 3 riguarda l'avvio del processo di trasferimento delle risorse ancora locate nel bilancio dello Stato e relative a materie di competenza regionale, ai sensi dell'articolo V della Costituzione, come già evidenziato nel parere della Regione nel DPF 2004-2007; il punto 4 invece articolo 30, comma 2 della legge finanziaria 2003, che stanziava per gli anni 2003-2004 342,5 milioni di euro per recuperare le minori entrate per la diminuzione del gettito della benzina non compensata dalla tassa automobilistica. Anche questo è un argomento mica da ridere, perché non possiamo dimenticare che qui beneficiamo di una serie di risorse dovute alla nostra prerogativa di statuto speciale, che questa finanziaria dello Stato e questa volontà di andare verso un federalismo fiscale potrebbero - non dico mettere in discussione, ma su cui noi dobbiamo essere molto attenti e prepararci una difesa accanita.
Nel momento si parla di ridurre di 342,5 milioni di euro per recuperare le minori entrate per la diminuzione del gettito della benzina non compensata dalla tassa automobilistica, ci dobbiamo preoccupare, perché non vorrei mai che ci ritrovassimo magari fra un anno, quando l'alta commissione avrà espresso qualche considerazione sui problemi di tipo fiscale, ad una ridotta disponibilità di buoni carburante e chi glielo va a spiegare poi ai nostri cittadini che non ci abbiamo pensato prima? Perché noi lo sappiamo che ne stanno parlando nella previsione del 2004-2006, ma noi in questo momento, visto che dovremmo progettare il futuro, dovremmo anche parlare di questo, mentre presi da altre questioni non ne parliamo! In realtà è un problema che potrebbe venir fuori, allora o lo affrontiamo per tempo anticipando oppure ce lo potremmo ritrovare nel 2004 come cosa fatta, e siccome sappiamo che cosa fatta capo ha e che non siamo né a Destra, né a Sinistra, quindi nei rapporti con il Governo siamo sempre in sereno conflitto, non credo che sia il mio un grido di allarme, al contrario credo che sia un grido previdente che dice insieme affrontiamo all'interno di previsioni serie e corrette alcuni scogli fondamentali su cui ci troveremo a discutere. Al riguardo, le Regioni segnalano la necessità di dare continuità di finanziamento a tale intervento, fino all'entrata in vigore del nuovo sistema di federalismo fiscale.
Adesso approfondiamo un po' di più il discorso sulla sanità. La situazione di stallo in cui si trova l'applicazione del decreto legislativo n. 56/2000 crea alle Regioni insostenibili deficienze di cassa nel settore della sanità e questo è indubbio: si spende molto di sanità, si spende molto di più di quello che si era stabilito, si spende perché è necessario spendere. Evidentemente sulla sanità non si possono fare molti risparmi, perché la sanità è un'aspettativa che deve essere garantita ai nostri cittadini, anzi, oserei dire che il nostro sistema si differenzia dai sistemi anglosassoni proprio per questo tipo di certezza che viene data ai cittadini in merito alla sanità.
Ebbene, anche in Valle d'Aosta, checché si dica, ritengo che vi sia una buona sanità però, per fare una buona sanità, occorrono molti denari e si sa che i patti di stabilità non aiutano la spesa, anzi, i patti di stabilità nei confronti dello Stato in questo caso l'applicazione del decreto legislativo n. 56/2000 va esattamente nella direzione opposta, impone dei seri limiti nei confronti della spesa sanitaria, e da questa volontà dello Stato nasce la preoccupazione, perché progettare il futuro e quindi guardare avanti, vuol dire cercare di intuire quelle che possono essere le risorse che si possono realmente utilizzare nella sanità.
Se per quello che riguarda i lavori pubblici - e qui viene fuori la grande differenza - si dovesse sbagliare una previsione e questa previsione non consentisse, per mancanza di entrate o perché le entrate stesse nel federalismo fiscale, venendo a variare a partire dal 2004, dovessero condizionare la Valle d'Aosta, di costruire una strada, sarebbe qualcosa di spiacevole, ma non sarebbe grave, a differenza invece del discorso nella sanità, perché se noi in carenza di finanziamenti certi andiamo ad immaginare una sanità che dia delle garanzie ai nostri cittadini e poi, proprio in funzione di queste variazioni dovute alla nuova introduzione del finanziamento fiscale a partire dal 2004 e quindi dal decreto legislativo n. 56/2000, dovessero portare dei cambiamenti significativi, è evidente che qui il fatto sarebbe grave.
Il non fare una strada, infatti, non sposta le cose più di tanto, ma garantire sulla carta dei servizi sanitari e non avere le risorse per trasformarli in concretezza, questo diventerebbe un qualcosa difficilmente spiegabile sempre ai nostri cittadini. Allora, nel bilancio triennale dobbiamo tenere conto di queste variabili, che non sono da poco; d'altronde, se sono state evidenziate anche dalle altre Regioni, credo che una valutazione di approfondimento, anche all'interno di quelle che saranno le relazioni degli assessori competenti, dovranno essere fatte. A tal fine dovranno essere individuati nuovi meccanismi, per commisurare in maniera più congrua le anticipazioni all'effettivo bisogno stanziato, pertanto le Regioni chiedono uno specifico emendamento, così come specificato nel documento di approfondimento delle tematiche della sanità, per elevare dal 2004 le anticipazioni sanitarie al 98% del predetto fabbisogno di competenza, fermi restando gli adeguamenti e i conguagli conseguenti agli esiti del tavolo di monitoraggio previsti dall'accordo dell'8 agosto 2001.
A seguito delle recenti misure della "legge Bossi-Fini" sono venute a carico del fabbisogno sanitario delle Regioni le spese per l'erogazione dei servizi di assistenza agli immigrati regolarizzati. Anche qui, non è un discorso così semplice introdurre questo argomento importante all'interno di una legge finanziaria, perché le valutazioni sono state fatte sulla base degli extracomunitari o degli immigrati censiti alla data di oggi, è stata fatta una valutazione anche in prospettiva, cioè teniamo conto che è esponenziale il numero degli extracomunitari o degli immigrati regolarizzati in Italia che aumenta, non è proporzionale a una casistica - quest'anno sono 100, poi sono 200, poi sono 300 -, per cui è facile, anche all'interno di una previsione finanziaria nel settore sanitario, andare ad individuare un'esigenza. In questo caso non è così, perché sappiamo che quest'anno sono 100 e l'anno dopo sono 1.500.
Vogliamo allora fare delle affermazioni di tipo sociale e dire che siamo pronti ad accogliere tutti, che abbiamo una capacità anche finanziaria di andare a coprire le esigenze di terze persone, che in questo momento probabilmente non rientrano nell'ambito delle statistiche? Però questo è: in un bilancio che va a costruire il futuro previsionale sulla sanità non si possono fare sconti e neppure si possono correre dei rischi di non essere pronti ad affrontare le conseguenti emergenze di tipo sanitario.
Mi sono un po' informato di cosa fanno le Regioni e le Regioni chiedono che questo maggior fabbisogno, non computato nell'ambito degli accordi dell'8 agosto 2001, venga coperto con risorse aggiuntive - come è stato ripetutamente richiesto - e che venga ripartito fra le Regioni sulla base delle quote di immigrati regolarizzati per ciascun territorio. Anche su questo volevo chiedere all'Assessore se anche noi, sull'atteggiamento delle altre Regioni, abbiamo chiesto che lo Stato ci riconosca questi trasferimenti, sulla base di quelli che sono i numeri o le previsioni di immigrati regolarizzati. A tal fine le Regioni chiedono l'introduzione di un sistema annuale di censimento dei regolarizzati, che devono beneficiare dell'assistenza sanitaria. Non so se abbiamo anche noi innescato all'interno di queste valutazioni di tipo sanitario di prospettiva un sistema di censimento, che tenga conto dei nuovi regolarizzati e per i quali occorre il riconoscimento del fabbisogno finanziario aggiuntivo.
Siamo quindi in presenza di un sistema finanziario che evidentemente non basta per garantire quegli standard che noi, con grande dignità, garantiamo in Valle d'Aosta ai nostri cittadini, ben facendo. Abbiamo dei patti di stabilità che non condividiamo e, nello stesso tempo, sappiamo che andremo a crescere ulteriormente i nostri fabbisogni, anche in funzione di una serie di interventi esterni da parte di presenze di extracomunitari, che, nel momento stesso in cui vengono regolarizzati, devono beneficiare dell'assistenza sanitaria, non essendo noi in un sistema anglosassone e quindi facciamo dell'assistenza sanitaria un punto di dignità e di forza, su cui diamo garanzie a tutti i cittadini italiani.
Vanno altresì quantificate le spese di prima assistenza per i primi 60 giorni, da richiedere al Ministero degli interni: anche questo è un altro grosso problema, quello delle strutture sanitarie e dei problemi dell'occupazione dei letti. La spesa sanitaria è un argomento che, al di là delle aspettative, si concretizza giorno per giorno nell'occupazione dei letti e sono dei costi reali, e anche qui dobbiamo capire dall'Assessore qual è il suo rapporto con il ministero competente, per sapere a che punto, insieme alle altre Regioni, stiamo tutelando i nostri legittimi interessi.
Le Regioni segnalano altresì che in materia di sanità il Governo ha adottato con effetto immediato delle misure contenute nel DL di correzione dei conti pubblici, articolo 48, sul tetto di spesa per l'assistenza farmaceutica, e articolo 50, monitoraggio e controllo della spesa sanitaria, che in maniera unilaterale modificano l'accordo dell'8 agosto 2001; qui torniamo al famoso discorso dell'unilateralità, che è un problema non da poco, perché torniamo al discorso del federalismo fiscale e poi, se andiamo ad introdurre questo concetto da parte dello stato di unilateralità, che va a modificare l'accordo dell'8 agosto 2001 sulle spese di tipo farmaceutico, allora qui, sì, che veramente all'interno dell'aspetto sanitario di un bilancio regionale c'è tutta una sorta di valutazioni che devono essere fatte! Si va a duplicare una serie di attività di controllo già attivate dalle Regioni in materia di prescrizioni mediche e questo metodo è inaccettabile da parte delle Regioni; pertanto, fin da adesso, le stesse ritengono necessario che il Governo elimini l'articolo 48 e modifichi l'articolo 50, in maniera da limitare la nuova procedura di controllo sulle spese farmaceutiche e il monitoraggio della spesa sanitaria, in maniera da limitare una nuova procedura di controllo solo a quelle Regioni che finora non hanno attivato gli interventi al riguardo. Non so se noi li abbiamo attivati, fra l'altro con molta tranquillità, Assessore, non la sto attaccando, è che mi capita adesso l'aspetto sanitario che purtroppo è bello pesante!
Per quanto riguarda i costi per il rinnovo dei contratti in sanità, articolo 10, comma 6, le risorse previste sono pari a 550 milioni di euro nel 2004 e a 275 milioni di euro, a decorrere dal 2005: tali somme rappresentano un finanziamento assolutamente sottostimato di tali costi, inoltre nella finanziaria non sono previste risorse per il secondo biennio economico dei contratti. Noi sappiamo che i problemi del quadro sanitario sono molto legati alla presenza del personale specializzato, perché se da parte dello Stato vi è la volontà di andare a ridurre le disponibilità di tipo economico a fronte di quello che, secondo me, dovrebbe essere al contrario sviluppato, proprio per poter avere con certezza una serie di assistenze sul territorio, allora c'è di che preoccuparsi! Spero che come Valle d'Aosta abbiamo tenuto conto di questi aspetti, perché la difesa della nostra sanità resta uno dei punti fondamentali.
Con riferimento alla spesa in conto capitale, per l'edilizia sanitaria le Regioni sottolineano che lo stanziamento previsto nella tabella "D" deve essere integrale rispetto alla quantificazione già formulata nel parere di DPF 2004-2007, pari a 4.820.000 euro, necessari per completare il quadro finanziario degli investimenti già programmati. Anche questo è un argomento che ci riguarda, perché siamo ormai da decenni in corso di riorganizzazione del nostro sito ospedaliero: abbiamo iniziato a costruire questo bellissimo ospedale che data solo… non so quanti anni… 60-70, quanti ne data? Mi ricordo un bellissimo intervento che fece l'Architetto Fubini, docente di urbanistica all'Università di Torino, quando venne ad Aosta e che si occupò brevemente del piano regolatore, in particolare dell'Ospedale, e disse: "Ma insomma, Signori, per quanti sforzi vogliate fare nel rimodernare un ospedale come l'Ospedale…" - all'epoca - "… Mauriziano, sarà sempre come…" - per fare un paragone - "… se una persona si vestisse con un bellissimo smoking e poi andasse a una festa con in testa un cappello da alpino o da montagna, cioè per quanto uno voglia essere elegante, diventa difficile esserlo in maniera compiuta perché quella struttura è vecchia ed ha una serie di problemi logistici che sono insormontabili".
Non dobbiamo infatti dimenticarci che innanzitutto la ristrutturazione di un ospedale di questo tipo costa centinaia di milioni di euro, quante erano poi le previsioni per la costruzione di un nuovo ospedale, ma in realtà i 10 anni di tribolazione che si fanno passare ai pazienti o comunque del corso d'opera, le polveri, i problemi delle sale operatorie, sono problemi che non si risolvono! Attenzione: se a questi problemi di vivibilità andiamo a sommare problemi di tipo finanziario, signori, adesso non ricordo, ma noi lo avremo finito il nostro ospedale per il 2006? Non credo!
Allora mi dico anche: se i fondi da parte dello Stato per il finanziamento delle strutture degli immobili verranno tagliati, vorrei essere tranquillo e sentirmi dire che noi di questi fondi ne possiamo fare a meno e non avremo problemi di essere finanziati dallo Stato per le costruzioni di tipo immobiliare ospedaliero, altrimenti corriamo il serio rischio che non riusciremo mai a finirlo, se facciamo affidamento sui soldi dello Stato ma, nel caso facessimo affidamento solo sulle nostre risorse, è opportuno che si dica!
Mi piace fra l'altro fare un breve inciso. Le Regioni come la Campania, la Calabria, l'Abruzzo, il Molise, la Sardegna hanno preparato un emendamento alla finanziaria per intervenire sui disavanzi delle aziende sanitarie su tutte le complesse tematiche inerenti il sociale e la sanità, all'interno della quale si sottolinea la questione del finanziamento di vari ospedali… non voglio entrare, e passo ad altro.
Regioni a Statuto speciale e Province autonome: qui non è prevista alcuna formula generale di coordinamento con gli ordinamenti delle autonomie speciali né di salvaguardia delle prerogative previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione. E qui vi ho detto tutto, perché se in questa finanziaria non è prevista alcuna formula generale di coordinamento con gli ordinamenti delle autonomie speciali, né di salvaguardia delle prerogative previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione, è evidente che la domanda iniziale che ponevo: ma il federalismo fiscale va a riportare tutte le Regioni sullo stesso livello e quindi a penalizzare la Valle d'Aosta o in qualche modo saremo tutelati? La risposta è qui: non siamo tutelati, perché non è prevista alcuna formula generale di coordinamento con gli ordinamenti delle autonomie speciali, né di salvaguardia delle prerogative previste dagli statuti e relative norme di attuazione; questo è quello che è scritto all'interno della finanziaria.
Il prolungamento anche per il 2004 dei vincoli per la gestione della cassa, nell'ambito del patto di stabilità, la riserva integrale del bilancio dello Stato delle maggiori entrate derivanti dagli strumenti della manovra finanziaria dello Stato per il medesimo anno, risultano in contrasto con gli statuti speciali e con le relative norme di attuazione, che per le medesime finalità prevedono procedure e disposizioni specifiche. È un dato di fatto e credo che in più riunioni delle Regioni il nostro Presidente abbia avuto modo di partecipare e che quindi conosca l'argomento, ma di fatto questo è un argomento che andrà ad incidere - quando l'alta commissione avrà svolto il suo compito - sulla finanza locale, in questo caso sulla finanza regionale e non possiamo sottintendere nel momento di previsione, visto che stiamo progettando il nostro futuro, che tutta una serie di risorse potrebbero venire meno.
Pertanto, ferma restando la piena responsabilità e partecipazione delle autonomie speciali al riequilibrio della finanza pubblica, dobbiamo ribadire con forza che tale riequilibrio non deve essere fatto sulle spalle di una regione come la nostra, né sulle spalle del suo statuto speciale, né avvalendosi di motivazioni legate alla ridotta dimensione territoriale - come ho fatto notare prima, uno degli argomenti che saranno di riferimento dell'alta commissione sul federalismo fiscale, potrebbe essere quello della dimensione territoriale e questo mi preoccupa perché, nel momento in cui andiamo a ragionare sulla dimensione territoriale, è evidente che la Regione è una delle più piccole d'Italia e potrebbe essere da ciò penalizzata - ma che per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome è necessario quanto meno: a) introdurre nel decreto legge una norma generale di salvaguardia e coordinamento: le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e relative norme di attuazione…
(dai banchi del Consiglio si chiede di… stringere)
… devo stringere? Avevo ancora 40 pagine! Va bene.
Andiamo al succo. Pertanto, Assessori nel loro complesso, spero che abbiate sentito le mie osservazioni, conseguentemente abbiate preso forse qualche appunto. Mi aspetto qualche risposta e mi riservo un altro intervento.
Presidente - Il Consigliere Frassy aveva chiesto la verifica del numero legale, mantiene la sua richiesta?
Frassy (CdL) - È vero che lei non ha iniziato a presiedere fin dall'inizio questa sessione della legge finanziaria, però penso che la sua presidenza sia nella continuità di chi ha aperto tale sessione. Vorrei ricordare le parole testuali del Presidente Perron, che ha detto che avrebbe cercato di venire incontro alle esigenze che sarebbero emerse nel prosieguo di questa complessa e lunga tornata, che per decisione non unanime dei Capigruppo sembra destinata ad andare ad oltranza. E allora penso che, in riferimento a tutte quelle che sono le esigenze, Presidente di turno, lei deve garantire quell'agibilità di quei servizi che sono necessari e funzionali al prosieguo dei lavori di questo Consiglio.
Lei sa che normalmente ci sono delle situazioni espletate in determinati momenti, in cui il Consiglio normalmente non è convocato: mi riferisco all'opera indispensabile degli operatori delle pulizie. Devo dire che vorrei far mio il motto che appartiene "all'Union Valdôtaine": "ni Droite, ni Gauche", cioè sostanzialmente al Centro, auspicando che tale motto venisse praticato, perché i servizi igienici sono tutt'altro che igienici in questo momento! Se il Consiglio va ad oltranza, penso sia necessario che la Presidenza garantisca quanto meno l'agibilità di quei servizi che in questo momento non sono praticabili. Ritengo che debba non solo essere compito dell'Assessore Fosson, però penso che qualcuno debba prendersi il carico di fare in modo che se viene mantenuta aperta ad oltranza la sessione, vi sia la possibilità dei consiglieri se non di andare a mangiare, quanto meno di andare ad espletare altre funzioni fisiologiche, difficilmente contenibili; di conseguenza, Presidente, la invito a provvedere!
Presidente - Verranno fatte le verifiche necessarie.
La parola al Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (CdL) - Inizio io il primo intervento del gruppo della "Casa delle Libertà", cercando di entrare nella sostanza del primo provvedimento che è stato presentato questa sera, in forma alquanto anomala, seguendo una procedura che non ha precedenti.
C'è un'anomalia grave che fa da preambolo all'esame di questo documento, ripeto, ed è un'anomalia procedurale che non abbiamo mai vissuto in passato e che conferma la tendenza di questa legislatura, cioè si parte con un piede sbagliato, diverso rispetto agli altri avvii di legislatura che abbiamo vissuto in precedenza. Si parte con la logica che è tutto meno che all'insegna della collaborazione e del dialogo fra le parti. Per carità, è naturale che le singole posizioni rimangano diversificate, connotate precisamente e in maniera evidente per ogni parte politica qui rappresentata, però è anche opportuno che, nell'ambito della normale dialettica democratica e per quanto riguarda anche le regole procedurali, vi sia uno sforzo da entrambe le parti.
Per la prima volta il bilancio viene discusso in senso unilaterale: quando parla uno, gli altri non ascoltano. L'aspetto più comico di questa faccenda è che è solo da qualche minuto vedo seduto il super Assessore al bilancio sulla sua poltrona, prima ha girovagato come un nomade per quest'aula e al di fuori di essa, adesso si degna di sedersi, speriamo che riesca a seguire tutti gli interventi che vengono proposti, perché al di là di battute di colore che sono necessarie, penso che ognuno di noi sia portatore di qualche messaggio costruttivo o correttivo dell'azione politica della pubblica amministrazione di questa Regione, che sappiamo dispiega i suoi effetti anzitutto sui cittadini valdostani! Anomalia procedurale che abbiamo vissuto come preambolo a questo dibattito, che si preannuncia lungo e articolato, e che si apre con un ostruzionismo paradossale promosso dalla maggioranza, in particolare dalla Giunta, la quale a tutti i costi decide di andare avanti in seduta notturna, benché in prima istanza, in una Conferenza dei Capigruppo, si fosse concordato di procedere con un calendario completamente diverso. Se questa è la forzatura, cerchiamo di accettarla e di giocare il nostro ruolo.
C'è da dire che vi sono delle contraddizioni di fondo, che non possono essere assolutamente sottovalutate. Come è stato detto, la centralità del Consiglio rimane uno "slogan" di cui è opportuno dimenticarsi; è uno "slogan" che magari servirà per qualche congresso politico, potrà servire per qualche comizio elettorale, ma penso che con i comportamenti odierni si sia decretata la fine della cosiddetta "centralità" del Consiglio. Lo dico con rammarico perché facendo parte dell'Ufficio di Presidenza, dobbiamo registrare questa "caduta di stile" di quello che viene definito da più parti come "il Parlamento regionale". Una caduta di stile che non qualifica tutti quanti noi, una caduta di stile che non qualifica il nostro lavoro nell'istituzione regionale a favore della comunità valdostana.
Abbiamo assistito anche ad un arretramento di funzioni da parte di presidenti di commissioni e delle stesse commissioni consiliari, perché i 57 articoli di questo disegno di legge sono, in larga parte, di natura tematica e sostanziale; in quanto tali, avrebbero dovuto seguire un iter noi diremmo "ordinario", cioè attraverso il passaggio necessario in commissione, iter che è stato by-passato e che ha visto con l'intervento del Consigliere Borre abdicare alla funzione di Presidente della III Commissione, nonostante vi siano numerosi articoli in materia di ambiente e territorio, e preferire il ruolo di Capogruppo, difendendo una logica di schieramento che, su un documento come questo, dovrebbe essere attenuata per dare spazio alla logica del confronto costruttivo per addivenire all'individuazione di indirizzi politici che siano i migliori per la nostra Regione.
La logica dei "bulldozer" non porta distante; non porta distante innanzitutto il lavoro di questa Giunta i cui Assessori hanno fatto una comparsa ad intermittenza. Anche se non siamo propriamente a Natale e l'albero bisogna allestirlo fra qualche giorno, vediamo che l'Assessore Caveri si è fatto vedere qualche minuto fa; diamo atto all'Assessore Fosson che è rimasto sul suo scranno dall'inizio del dibattito; il Presidente Perrin, anche lui, ha consumato felicemente il suo pasto serale, però altri Assessori che naturalmente sono interessati da una serie di normative sostanziali contenute in questo disegno di legge figurano come grandi assenti: in particolare, Consigliere Sandri, Capogruppo dei "Democratici di Sinistra", il suo Assessore all'industria non esiste, è un fantasma, come d'altronde ha dimostrato di esserlo, a più riprese, quando si sono trattati disagi specifici che stanno riguardando il comparto economico industriale della Valle d'Aosta.
Se questa è la logica, siamo costretti ad accettarla per una logica dei numeri schiaccianti a nostro disfavore, e che non ci impedisce di essere osservatori attenti non solo per denunciare fatti e misfatti che accadono nell'ambito della pubblica amministrazione, ma anche per essere fautori di proposte come d'altronde abbiamo già dimostrato di fare. Qui bisogna spezzare una lancia a favore dell'opposizione tutta intera perché, da quando sono state convocate in questa legislatura le diverse sessioni consiliari, l'opposizione ha svolto un suo ruolo meticoloso: gli ordini del giorno sono per 3/4 composti da interpellanze, interrogazioni e mozioni, sono già affiorate le prime proposte di legge, diciamo che se non ci fosse l'opposizione, i Consigli regionali si ridurrebbero a pochi minuti perché, nonostante un partito di maggioranza assoluta come "l'Union" conti 18 consiglieri, dobbiamo dire che, al di là di qualche intervento sporadico degli Assessori in risposta alle nostre iniziative, gli altri "brillano" per la loro completa assenza!
Questo dovrebbe far riflettere innanzitutto quelli che rivendicano la centralità del Consiglio, quelli che al di fuori di queste quattro mura si lamentano delle emarginazioni che subiscono da parte di un governo regionale, il quale ha accentrato in questi anni una grandissima quantità di poteri, e che dovrebbero farsi promotori - invece che complici di certe tendenze - di un'inversione di rotta. Un'inversione di rotta che però, nonostante tante belle intenzioni, magari anche pronunciate nelle sedi politiche competenti o innanzi agli elettori, non trova alcun concreto riscontro.
Noi, per l'ennesima volta, vi invitiamo ad essere portatori di qualche messaggio un pochino più costruttivo, ma non solo con le belle parole, anche con qualche fatto concreto! Ripeto: il segnale di oggi è in completa controtendenza; è un segnale grave, è un segnale drammatico di un'abdicazione di funzioni da parte di un Consiglio regionale e, in particolare, di noi consiglieri regionali.
Penso che anche l'irriverenza che ci sta riservando buona parte della Giunta con questa presenza ad intermittenza debba far riflettere, non solo noi Consiglieri dell'opposizione, che probabilmente siamo noiosi e logorroici con interventi lunghi, ma non possiamo neppure accettare degli interventi "tranchants" come ha fatto l'Assessore Marguerettaz in esordio di seduta, che si è limitato a parafrasare l'indice del disegno di legge n. 7, ad indicare Titoli, Capi e numeri di articoli, e a seguire il Presidente della IV Commissione, Praduroux, ha fatto eco dicendo: "prendiamo atto della relazione dell'Assessore".
È naturale che ci sentiamo presi in giro, umiliati, non possiamo che rispondere con una nota di censura nei confronti di questo atteggiamento! Non possiamo che stigmatizzare questi metodi assolutamente deprecabili e stigmatizziamo anche il comportamento di certi organi di informazione che, alle ore 20,46, diramano già un comunicato stampa dicendo che il Consiglio regionale si è riunito per l'approvazione del bilancio e il bilancio è approvato in aula: fin qui, è un dato realistico, ci siamo riuniti per esaminare il bilancio e la legge finanziaria collegata, quindi la veridicità non si pone in discussione. Si pone in discussione nelle frasi successive, quando andiamo a vedere i commenti dei contenuti politici da parte del Presidente Praduroux, che ha evidenziato che il programma della maggioranza trova ampio respiro in un bilancio disegnato per creare valide opportunità di rilancio del "sistema Valle d'Aosta".
Noi apprendiamo i commenti del Consigliere relatore Praduroux dall'ANSA, perché in aula non abbiamo sentito queste parole, al di là di una mera e "stitica" presa d'atto! Ci sarebbe invece piaciuto sentire un suo commento più di peso anche all'interno di quest'aula quando il suo microfono si accendeva.
Da parte sua, anche l'Assessore al bilancio ha fatto dichiarazioni importanti, perché ha evidenziato che il 67,6% delle uscite è rappresentato dalle spese correnti. Io non ho sentito questa cosa, forse mi sono distratto, ma questo passaggio non l'ho colto, mentre l'Assessore Marguerettaz aggiunge che il 22% è destinato al funzionamento - al funzionamento di cosa non si capisce! -, il 20% agli interventi a carattere generale. La spesa corrente assorbe in termini assoluti 937 milioni, che sono 69 milioni in più rispetto al 2003; che poi questo passaggio faccia riferimento al bilancio e non alla legge finanziaria… quindi la velina già propagandata si riferisce a un documento che andrà in esame domani o, magari, dopodomani, se i tempi non lo consentiranno.
Oggi abbiamo iniziato la discussione su un disegno di legge finanziario che è tutt'altra cosa, eppure ci sono già tanto di dichiarazioni e di contenuti su un documento che ha da venire e anche i risultati del voto si vedranno in corso d'opera; non è detto che sia tutto così scontato, Presidente, anche se lei sorride forte e convinto dei numeri che sono dalla sua parte! Poi si parla di investimenti, di Fondo sanitario nazionale, praticamente c'è tutta una disamina di voti: per avere tutto questo spazio su una velina dell'ANSA bisogna essere dei fenomeni, nonostante non si sia assolutamente trattato l'argomento! Naturalmente i rapporti con la stampa sono, anche qui, il sintomo di un cattivo funzionamento dell'ambiente, che è deteriorato e non è sincrono con la realtà delle cose che accadono qua dentro!
Questo potrebbe essere uno spunto per rivedere la legge sull'editoria, visto che siamo in tema: stiamo parlando di organi di informazione, veramente promuovere fondi regionali, iniziative, sovvenzioni per chi non fa il lavoro in maniera professionale credo che debba essere preso in considerazione! Non possiamo limitarci solo alle gratificazioni che derivano da comunicati, da articoli di informazione: dobbiamo pretendere che vi sia una congruenza - che oggi sta mancando in maniera clamorosa - fra quello che si fa o quello che si dice, e quello che si legge o quello che si sente! Il bello è che poi l'accusa di monopolio dell'informazione viene sempre fatta a "quel povero Cristo" di Silvio Berlusconi, che a Roma si vede sempre accusato di essere non solo il Presidente del Consiglio, ma anche colui che ha il controllo del sistema mediatico. In realtà, direi che nel nostro piccolo una situazione decisamente più deteriore la viviamo da qualche anno a questa parte e sarebbero necessari dei correttivi.
Forse voi non ve ne accorgete o fate finta di non accorgervene perché sedete su poltrone più comode, su poltrone che sono remunerative non in termini di emolumento mensile, ma in termini di gestione del potere; di conseguenza, da questo punto di vista siete in grado di governare l'informazione con una semplice telefonata dai vostri uffici. È scandaloso come questa forma di disinformazione arrivi, ma non è la prima volta perché è già successo qualche anno fa, quando la stessa RAI diede per approvato un bilancio preventivo mentre in realtà il bilancio era ancora in alto mare! Il Presidente del Consiglio allora era il Presidente Louvin, il quale ebbe però la prontezza - probabilmente su sollecitazione dei Capigruppo - di stigmatizzare questo avvenimento con una lettera alla redazione della RAI per il fattaccio che era avvenuto!
Non so se il Presidente Perron farà altrettanto, visto che, anche qui, questo comunicato è inverosimile - per non dire falso -, non corrisponde alla realtà; quindi lo invitiamo domani a scrivere una lettera di disapprovazione di questo metodo di comunicazione, che non può essere accolto da una istituzione che pretende che vi sia congruenza e sincronismo fra quello che avviene qui dentro e quello che viene detto fuori.
Se il Consigliere Praduroux poi ha intenzione di dare qualche spiegazione rispetto a questa frase che ha detto il giornalista, riusciremo a capire qualche passaggio del disegno di legge, la cui relazione è stata sintetica, magra, come d'altronde magro è stato anche il nostro pasto per ottemperare ai nostri doveri istituzionali!
Mi ero soffermato sull'attività straordinaria dell'opposizione, che si è manifestata con diverse iniziative, mediamente 30-40, attività che è non solo ispettiva, ma anche propositiva. A questa straordinaria attività è corrisposta una straordinaria - ma all'inverso come merito - inattività della Giunta e della maggioranza. A onor del vero, devo dire che con certi consiglieri di maggioranza c'è anche una collaborazione costruttiva, lo vivo all'interno della IV Commissione, ma a livello di Giunta, forse sarà l'iper attività legislativa degli anni pregressi, le uniche iniziative significative che vediamo sono la rettifica di quel macroscopico errore previsionale che fece la "Giunta Viérin" e l'Assessore Agnesod in particolare sul bilancio preventivo del 2003, se non sbaglio il disegno di legge n. 5, e adesso si arriva in aula con il disegno di legge n. 7, che è un po' come il censurato decretone n. 269 del "Governo Berlusconi" collegato alla finanziaria!
C'è però una differenza fondamentale: è vero, la decretazione d'urgenza non è il metodo migliore per coinvolgere i singoli Parlamentari o i componenti delle varie istituzioni, per rapportarsi fra loro e addivenire alla stesura del testo ottimale, perché il decreto ha una corsia preferenziale e accelerata e impedisce quel confronto che è fondamentale. A Roma vi sono 1.000 Parlamentari: 630 alla Camera, 315 al Senato, esclusi i Senatori a vita, quindi è giustificabile che, di fronte a 1.000 Parlamentari, il Governo sia costretto ad optare per delle scorciatoie da utilizzare in via eccezionale. Qui siamo solo in 35, anzi siamo molti di meno perché oggi, discutendo il bilancio, vediamo che vi sono più poltrone che persone! Non so se c'è il numero legale, Presidente, forse lei potrebbe passare in rassegna le presenze, perché sarebbe iniquo continuare a mantenere accesa la discussione generale quando vi sono più assenti che presenti!
Mille persone danno una minima ragione per la decretazione d'urgenza con fiducia o meno, ma 35 persone non giustificano una legge finanziaria che appare come un "decreto omnibus", perché si cercherà di farlo passare con la logica del "bulldozer", tagliando quelle necessarie fasi di approfondimento nelle singole commissioni.
Sono convinto che sugli interventi di carattere ambientale ed economico, previsti nel disegno di legge n. 7, sugli interventi di carattere sanitario e quindi le Commissioni III, IV e V, avrebbero avuto da dire la loro, avrebbero avuto da fare delle audizioni, magari sentire delle persone che sono interessate, che sono destinatarie delle norme che oggi andiamo ad esaminare e domani ad approvare. In realtà questo passaggio è stato reciso da una volontà politica che non ha alcuna ragione di essere. Su questa iniziativa che ha troncato il passaggio in commissione, auspicavamo che l'Assessore Marguerettaz o il Consigliere relatore, che è Presidente di una commissione, ci dessero un minimo di giustificazioni, ma non abbiamo avuto questo piacere, perché la logica è un'altra, è la logica dei numeri che devono prevalere sui contenuti.
Tornando a quanto affermato inizialmente, dicevo che l'unico disegno di legge di un certo rilievo che ha visto la luce è stato quello della modifica del bilancio previsionale 2003; una modifica veramente corposa perché 73 milioni di euro sono venuti a mancare, una modifica che, come anche abbiamo voluto approfondire e analizzare sul nostro organo di informazione, ha altre ragioni. Vorrei darvi lettura del contenuto di quanto pubblicato sul nostro organo di informazione "Foglio Azzurro", a cura del nostro Coordinatore, Giorgio Buongiorno, e quello che sto per leggervi ha attinenza con il bilancio, perché si fa riferimento a cifre.
Tempo fa il Dott. Alfredo Lener, in uno dei tanti atti della Procura regionale della Corte dei Conti da lui condotta, a seguito di un'argomentata denuncia a lui pervenuta, in omaggio alla saggia massima "meglio prevenire che reprimere", inviava all'allora Assessore alle finanze Agnesod una richiesta di chiarimenti riguardo all'accertabilità dell'entrata di 93 milioni di euro - circa 180 miliardi di vecchie lire - come descritta al capitolo 1600 del bilancio preventivo del 2003. Subito insorse l'istituzione di Piazza Deffeyes per l'indebita interferenza da parte di un organo istituzionale esterno. Il Procuratore scrupoloso e scomodo venne prima richiamato a Roma e poi fu oggetto di un provvedimento disciplinare di ammonizione da parte della Presidenza della Corte.
Anche se a fin di bene, anche se con il nobile intento di tutelare gli interessi del cittadino valdostano, nessuno può interferire durante la legislatura su presunte irregolarità concernenti entrate fasulle fatte in sede di approvazione del bilancio di previsione da parte del Consiglio regionale. Peccato che, mentre la Valle d'Aosta perdeva per la seconda volta un valido professionalmente molto attento e cosciente Magistrato della Corte dei Conti e che egli stesso venisse maldestramente colpito da un provvedimento disciplinare di ammonimento scritto, effettivamente la millantata copertura, fasulla come la certezza espressa dall'allora Assessore alle finanze, non è arrivata. È invece arrivato - come dicevo - un disegno di legge, il n. 5 del 3 ottobre 2003, con cui l'attuale Giunta riprende in diminuzione la previsione di entrata di ben 73 milioni di euro - circa 140 miliardi di vecchie lire - e la compensa con un'equivalente diminuzione di spesa reperita con disinvoltura attraverso la scoperta di errate attribuzioni del gettito di imposta allo Stato, con un ulteriore recupero a carico del fondo di dotazione della gestione speciale "Finaosta" e la sostanziale riduzione di stanziamenti di spesa previsti per il 2003.
La domanda che si pongono i cittadini è ovvia: era la copertura della posta di bilancio solo una speranza di alcuni funzionari distratti o un gioco di altri perlomeno poco informati e quindi non esisteva veramente alla radice e non poteva essere accertata, come sostenevano i Consiglieri di "Forza Italia", oppure questo vezzo di superficialità e di colpevole imprecisione è solo il sintomo - inquietante peraltro - di ben altre più grave patologie, che interessano i nostri bilanci regionali apparentemente pingui, ma forse più ricchi di facezie che di rigore contabile ed amministrativo?
Meno ovvia la risposta della Giunta di turno, che rappresentando coloro che a qualche scopo avevano artificialmente gonfiato l'entrata 2003, si affretta a variare il bilancio incriminato con un disegno di legge che niente altro fa che avallare quanto in maniera preventiva era stato benevolmente auspicato in tempi non sospetti dal procuratore scomodo. Questa ultima "vicenda Lener" si intreccia con il malcostume amministrativo della Valle d'Aosta degli ultimi anni, che lo vede protagonista nell'espletamento del suo mandato di Procuratore della Corte di svariati conflitti con l'Amministrazione regionale e con alcuni dei suoi principali membri. Si fa per dire, perché non si può chiamare "conflitto" una normale azione istruttoria da parte di un magistrato inquirente nell'ambito della sua giurisdizione.
Ricordiamo ancora tutti come, a fronte di importanti sequestri cautelativi e di altrettanto importanti inviti a dedurre, scaturiti dal lavoro della Corte, l'allora Deputato Caveri nel 1997 facesse appello verbale scritto al "Governo Prodi" per liberare la Regione Valle d'Aosta da un procuratore della Corte dei Conti, che lui definiva invasivo e che in ogni modo era mal tollerato dalla nomenclatura comunionista. Il Dott. Lener, reo di aver lavorato nell'ambito delle sue competenze e di aver fatto quindi il suo dovere, venne evocato in modo sinistro persino in sede parlamentare; erano i tempi in cui il "Governo Prodi" si reggeva a stento per qualche voto ed era quindi molto sensibile a soddisfare le esigenze anche di un solo deputato.
Il risultato concreto non tardò a manifestarsi, con un primo allontanamento del Dott. Lener dalla sede regionale della Procura, ufficialmente per un'incompatibilità con l'allora Presidente della Corte. Il Dott. Lener, che aveva sempre ed anche in abbondanza i titoli per dirigere la Procura di Piazza Roncas e che ormai poteva portare anche un'ottima conoscenza delle vicende valdostane, forse troppo pungente questa conoscenza, tornò ad Aosta dopo circa 2 anni con sommo disappunto "dell'establishment", che sfociò nell'ennesimo episodio di invasività relativo al capitolo 1600 e nell'indebita interferenza, che sarebbe costata al Dott. Lener quella ammonizione, peraltro profondamente iniqua, per avere indirettamente, attraverso l'accertabilità della entrata, evidenziato in sede preventiva una probabile vistosa gaffe che questa Amministrazione si sarebbe potuta risparmiare. Forse era più importante liberarsi di questo Procuratore invasivo e scomodo, piuttosto che rimediare facilmente e immediatamente ad un'accertabilità perlomeno dubbia e finire a posteriori con la magra figura di un disegno di legge "ad hoc".
Il fatto, anche di per sé grave, sarebbe sfuggito alla massa degli elettori, profondamente disattenta alle questioni contabili che la riguardano; sarebbe solo stata oggetto infatti di una possibile riabilitazione postuma del Procuratore scomodo e, al massimo, di qualche interrogazione consiliare, di quelle tante che l'opposizione propone, che vengono tendenzialmente ignorate da questa maggioranza, con risposte evasive, improprie e completamente inutili.
Volevamo ricordare questo passaggio perché rimanesse agli atti di quella che è l'inefficienza di questa Giunta, che si è apprestata a correggere il lavoro macroscopicamente erroneo della Giunta precedente. Un errore contabile di grosse proporzioni che peraltro trova un seguito anche in questa legislatura, se andiamo a vedere i passaggi procedurali relativi al bilancio della gestione straordinaria del 2002. Passaggi procedurali che, anche qui, lasciano alquanto perplessi, addirittura sono tragicomici sotto certi punti di vista, passaggi che prima si concretizzano in mancanza di completezza nei documenti che sono stati consegnati ai Commissari della IV Commissione, competente in materia di casa da gioco; passaggi che hanno poi visto una revisione del bilancio più che suggerita imposta dall'Assessore al liquidatore; passaggi che si sono manifestati ancora con una mancanza del foglio n. 9 del bilancio rifatto - forse casuale dirà l'Assessore - che conteneva proprio le risultanze del rendiconto economico, dove praticamente si evinceva la rettifica in 9 milioni di euro come perdita per quanto riguarda l'esercizio 2002. Passaggi procedurali - o, meglio, aspetti comici - che non sono ancora terminati perché è emerso un altro presunto credito da parte della GS nei confronti della Regione, che sembra sia oggetto di smentita nelle prossime ore, con una seconda rettifica di bilancio.
Diciamo che la contabilità è piuttosto superficiale, Assessore, forse lei con il suo intervento ha posto rimedio ad errori fatti in passato, comunque ciò non esime la minoranza a sottolineare questo aspetto superficiale, questo approccio estremamente aprioristico con cui si fanno i bilanci con i soldi dei cittadini valdostani. Non dimentichiamo che la Casa da gioco di Saint-Vincent è gestita da una S.p.A. che ha una quota azionaria del 99% di pertinenza della Regione Valle d'Aosta e questa quota azionaria è rappresentata dal super Assessore Marguerettaz. Sono tutti aspetti di debolezza e superficialità contabile, che non possono essere trascurati.
Entriamo più nel dettaglio del disegno di legge n. 7, che conta 57 articoli suddivisi in titoli, in particolare il Titolo III e i Capi che ne costituiscono i sottoinsiemi potrebbero essere tranquillamente stralciati, per dare una fisionomia precipuamente finanziaria al documento contabile e per ridare dignità alle commissioni consiliari e al Consiglio, che sono stati assolutamente calpestati.
Per quanto riguarda il disegno di legge nella sua sostanza, partiamo dall'articolo 1 che prevede disposizioni in materia di entrata, che attribuisce alla competenza della Regione le attività di liquidazione, di accertamento, di riscossione e contabilizzazione dell'imposta regionale sulle attività produttive, l'IRAP, conosciuta anche come "imposta rapina" del 1997. Per l'espletamento di questa attività, si legge nell'articolo 1, la Giunta è autorizzata a stipulare convenzioni con il Ministero dell'economia e con le agenzie fiscali, ai sensi della recente riforma del recente riordino del Ministero dell'economia con il decreto legislativo n. 300.
Nel comma terzo, si prevede una riduzione dell'aliquota per alcuni settori e i settori presi in considerazione sono il settore agricolo, con la riduzione di un punto percentuale rispetto alla misura prevista, per le società cooperative che sono iscritte alla sezione produzione lavoro e mista, anche qui con l'aliquota che vede la riduzione di un punto percentuale, e per le società cooperative che, pur essendo sempre iscritte alla sezione produzione lavoro e mista - come quelle del comma precedente -, vedono la composizione prevalentemente di giovani, ovvero di soggetti di età compresa fra i 18 e i 30 anni, oppure in alternativa società cooperative composte da donne in età compresa fra i 18 e i 45 anni.
Questa riduzione dell'aliquota è interessante però non riusciamo a capire come mai, per esempio, sia stato privilegiato solo il settore agricolo a livello valdostano e siano stati ignorati altri comparti produttivi, come per esempio il turismo, dove a più riprese e da più parti si sta invocando un cambiamento, un allentamento della morsa fiscale, e visto che qui la Regione ha competenza in materia da una parte e dall'altra parte che il turismo è il pilastro portante dell'economia valdostana, non sembra che ci sia la medesima attenzione che c'è stata per l'agricoltura, per la quale è tuttavia doveroso, visto la modifica complessiva del sistema delle incentivazioni e delle sovvenzioni, avere un adeguato rispetto.
Procedo e vado a fare alcune considerazioni su altri articoli, per esempio l'articolo 2, dove facendo riferimento agli investimenti per la viabilità regionale e i parcheggi, la Giunta regionale è autorizzata nel 2004 a contrarre uno o più prestiti. Piccola annotazione: come è ormai consuetudine, diremmo che non è una buona consuetudine, la Giunta contrae ogni anno in sede di redazione del bilancio una notevole mole di prestiti e qui ne contrae uno fino ad un ammontare massimo di euro 22 milioni per la viabilità regionale, ma non siamo riusciti a capire questi denari in che direzione vanno.
Per esempio, mi rivolgo al Consigliere Maquignaz, se in ossequio alla risoluzione approvata da questo Consiglio, anche quelle circonvallazioni sulle vie regionali - Valtournenche, Fontainemore, Lillianes - che sono state oggetto di interessamento da parte di tutti quanti, vorremmo sapere se una parte di questi 22 milioni vada anche in quella direzione. Non so se il Consigliere Maquignaz lo sa - a noi non è dato saperlo -; ci piacerebbe capirlo e magari le chiederemmo, Assessore, di dirci qualcosa visto che il suo collega ai lavori pubblici… è lì, chiedo scusa, la Giunta c'è, anche se si è un poco mescolata e ci crea un certo disorientamento dal punto di vista tattico!
Per quanto riguarda la finanza locale, articolo 4, ci soffermiamo sugli ultimi due commi, il 7° e l'8°. Ulteriore precisazione: il gruppo della "Casa delle Libertà" presenterà diversi ordini del giorno ed emendamenti su questo disegno di legge a suffragio delle posizioni espresse e un paio di emendamenti in questo caso di carattere soppressivo riguardano proprio i commi 7 e 8 dell'articolo 4, dove si stabilisce rispettivamente che "i comuni hanno l'obbligo di concorrere al finanziamento delle comunità montane di appartenenza, al fine di garantirne un adeguato funzionamento" e che "gli enti locali hanno l'obbligo di concorrere reciprocamente per quanto di rispettiva competenza al finanziamento dei servizi erogati ai propri cittadini".
Due norme, una delle quali è stata già inserita nella modifica della legge n. 54 riformata, e che ci sembrano assolutamente irrispettose dell'autonomia comunale. Qui ci sono diversi amministratori comunali freschi di elezione regionale e sanno benissimo quanto è iniquo subire il "diktat" della Regione, che impone di destinare determinate finanze alla sovvenzione di servizi erogati da una comunità montana, che spesso non sono gratificanti del risultato pubblico. Su questi due commi torneremo, perché abbiamo presentato degli emendamenti.
Abbiamo poi approfondito la nostra attenzione anche su altre porzioni della legge finanziaria e faccio un passaggio sull'articolo 11. L'articolo 11 si riferisce alle disposizioni in materia di personale regionale: anche qui, come lo scorso anno e come negli anni precedenti, sono state definite le unità di personale per il 2004, le unità di personale sia in termini di dipendenti, sia in termini di dirigenti e a questa definizione numerica si aggiungono anche i dipendenti del Consiglio regionale, di cui 11 con qualifica dirigenziale.
La situazione congiunturale economica, oggi come oggi, non permette il continuo aumento di personale presso gli enti pubblici e il limite previsto per il 2003 di 2.858 unità poteva essere - secondo noi - tranquillamente mantenuto; sono aumentate di 8 unità perché da 2.858 sono passate a 2.866 le unità di personale per il 2004, ma soprattutto viene completamente ignorato un principio che è stato inserito in finanziaria nazionale nel 2002 e che viene ribadito per l'esercizio di bilancio 2004.
Sono previste norme assai vincolanti per l'assunzione di personale negli enti pubblici, quindi sono previsti limiti agli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali: proroga dell'utilizzazione dei lavoratori socialmente utili, proroga per tutto il 2004 del divieto di istituire o aumentare le addizionali comunali sull'IRPEF, eccetera, ma questa è una normativa di carattere fiscale. Sia per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e le province che non hanno rispettato il patto di stabilità, ma anche per le Regioni, però vi sono dei contingentamenti per quanto concerne il personale da assumere, quindi questo vincolo, secondo noi, dovrebbe essere preso in adeguata considerazione da una regione, che anche se brilla per capacità finanziaria - perché comunque la nostra disponibilità finanziaria vede la Regione come un gigante, specie se si fanno ragionamenti pro capite da un punto di vista di disponibilità monetaria -, è invece più fragile da un punto di vista economico, oltre che in termini di servizi e di infrastrutture a favore del sistema economico Valle d'Aosta.
Pensiamo che questi principi debbano trovare adeguata rispondenza in termini normativi nel disegno di legge n. 7, ma che sembra completamente mancare, al di là dell'aspetto di competenza primaria o meno. Qui si tratta di ridare competitività a una regione che sta segnando il passo, come lo segna l'economia italiana, perché comunque perlomeno i primi due trimestri hanno visto un PIL in rosso e adesso il PIL sembra perlomeno stabile - se non in leggero… ma i numeri sono da prefisso telefonico, sono uno 0,1 - 0,2% nel terzo trimestre - e anche la Valle d'Aosta non ha di che vantarsi di un'economia che si trascina da tempo. Il paradosso è che noi siamo un gigante in termini finanziari, ma siamo un nano in termini economici, perché non riusciamo a capitalizzare e ad utilizzare al meglio le nostre risorse.
Allora, da un lato si è creato un apparato regionale sovradimensionato, ma questa tendenza al sovradimensionamento non sembra attenuarsi; questo non vale solo come la Regione come ente a sé stante, vale anche per tutte le società o enti controllati che dalla medesima dipendono. Qui si potrebbe tornare sulla casa da gioco, di cui abbiamo parlato anche recentemente in occasione di altre iniziative ispettive, dove paradossalmente questa estate, nonostante i dati disastrosi di bilancio e comunque la perdita costante di quote di mercato in termini di proventi e di ingressi, è stato fatto un bando di concorso per assumere nuovo personale. Non so se il superassessore ci degnerà di qualche considerazione in merito, noi non diciamo di licenziare la gente, ma perlomeno in momenti "di magra" manteniamo il livello occupazionale previsto, ottimizziamo il lavoro delle persone e cerchiamo di fare in modo che il sistema pubblico valdostano sia rispondente alle esigenze dei cittadini e, quando si parla dei cittadini, si intendono le famiglie e le imprese.
Dicevo, abbiamo un gigante finanziario, ma un nano economico, al quale corrisponde anche un nano in termini di servizi, perché la Regione è deficitaria in termini di servizi, nonostante preveda l'incremento di organico, cioè aumentano le persone assunte ma possiamo citare un elenco di casi in cui non abbiamo un'adeguata corrispondenza in termini di qualità dei servizi.
Parlando di servizi, non possiamo che non soffermarci su uno dei servizi fondamentali: quello dei trasporti; anzi, prima farei un passaggio sulla burocrazia, perché la sua burocrazia - non vedo però l'Assessore Ferraris - si è dimostrata una zavorra insopportabile per le piccole aziende artigiane che stanno chiedendo spazi per poter produrre ricchezza, per poter dare lavoro a persone, per poter generare quel ciclo virtuoso di risorse fiscali che, alla fine, vanno a beneficio della collettività regionale, perché rimangono ad Aosta. La burocrazia è una zavorra della nostra Regione - noi siamo piccoli -, anzi questo è un limite del nuovo statalismo, che si sta trasferendo da Roma verso i centri regionali. Paradossalmente i capoluoghi regionali, invece di snellire le procedure - ricordo anche la scorsa legislatura quando venne proposta una legge tendente a sburocratizzare, legge che è rimasta lettera morta -, diventano le sedi del nuovo statalismo: questo è uno spunto di riflessione che il partito di maggioranza relativa ha il dovere di risolvere, perché se i problemi che avevamo con Roma prima li abbiamo ora su Aosta, qual è il vantaggio per i Valdostani? Ce lo spieghi lei, Assessore, magari se vuole prevedere qualche norma per snellire la burocrazia, per dare efficacia a quegli indirizzi che sono stati previsti con legge in passato, ma che rimangono sulla carta e basta.
Un ultimo passaggio lo faccio sui trasporti, perché ci sembra anche questo un aspetto del comparto servizi di fondamentale importanza. La logica fanatico-ambientalista condivisa da diverse persone qui dentro - e qui do un attimo di linfa anche ai Consiglieri "Verdi" - che hanno posizioni diametralmente opposte alle nostre, ci ha portato - ma, prima ancora, la tragedia del Monte Bianco, che ci ha isolato per diversi anni dal resto dell'Europa - e ci sta conducendo in un vicolo cieco. Voglio dire che ci sono grandi opere in corso in Italia e in Europa, grandi progetti che collegheranno attraverso delle direttrici orizzontali e verticali i poli estremi dell'Unione europea, dell'Europa che si sta costituendo in unità politica dopo un lungo processo monetario ed economico.
Le opere che riguardano l'Italia e noi, in particolare, sono due: la Torino-Lione, la trasversale transpadana che attraversa orizzontalmente la pianura e che passa per Milano-Venezia-Trieste, e la cosiddetta "strada dei due Mari", che collega il Mare del Nord (Olanda) con il Mare Mediterraneo (Italia), che passa per Rotterdam e Genova. Sia la direttrice orizzontale sia la direttrice verticale ci vedono distanti. La direttrice verticale purtroppo, per noi, passa per il San Gottardo; sapete che vicino alle vie di comunicazione si è creato lo sviluppo, la cultura, le città, i commerci, questo lo insegna la storia: l'Impero romano ha colonizzato prima, ma ha civilizzato poi un sacco di lande distanti dalla capitale Roma, "caput mundi", attraverso delle importanti vie di comunicazione, una delle quali passava proprio di qui, altrimenti Augusta Pretoria nemmeno esisteva!
Il dato che ci deve far riflettere è che le direttrici fondamentali ci vedono emarginati; abbiamo una ferrovia che è da XIX secolo, abbiamo un'autostrada funzionale fino a Courmayeur, ma poi abbiamo la strettoia del Monte Bianco. Finora non abbiamo manifestato di pensare in termini di raddoppio del tunnel, che avrebbe senz'altro garantito la sicurezza, e che, a parità di costi, sarebbe già completato. Non abbiamo agganci né con la direttrice verticale Rotterdam-Genova, né agganci su quella orizzontale, la Torino-Lione. Rischiamo di diventare un ramo secco, ma il ramo secco non è l'Aosta/Pré-Saint-Didier, il ramo secco sarà la Valle d'Aosta che diventerà un "cul-de-sac"! Questo, secondo noi, è un argomento che non può essere sottovalutato e deve essere oggetto di riflessione immediata da parte di questo Governo, che ha grandi intenzioni, perlomeno sulla carta programmatica presentataci in occasione del suo insediamento. Su quella carta si dicono tante cose, non si dice questa perché forse si sottovalutava l'importanza delle grandi vie di comunicazione, ma ciò non impedisce una revisione, perché l'essere emarginati da questi grandi progetti ci vede ulteriormente perdere terreno e, di conseguenza, perdere quella competitività che noi auspichiamo riprenda in Valle d'Aosta in tutti quei termini economici, i quali oggi vedono un sistema che è piuttosto "ingessato" e lo è per colpa di una burocrazia invadente, per un'assenza di politica incisiva e soprattutto perché non c'è una grande capacità di attirare imprese in questa Regione.
Concludo facendo l'esempio della "Bertolini", che, secondo le logiche della globalizzazione, è stata acquisita dal gruppo tedesco "Cameo" e che, nonostante le grandi suggestioni finanziarie offerte dalla Valle d'Aosta, è andata verso il nord-est lasciandoci una dichiarazione amara: "la Valle d'Aosta non ci interessa da un punto di vista economico". C'è il rischio che questo percorso, questa esportazione di imprenditorialità e di aziende continui. Abbiamo visto recentemente l'episodio della "Thermoplay", che sta cercando un terreno dove aumentare la propria capacità produttiva e quindi dove ingrandire il proprio stabilimento, terreno che le viene negato dalla Regione perché la logica politica non prevede la cessione di beni immobili. Addirittura abbiamo visto come imprenditori di spessore - quali, ad esempio, il titolare di "Eurotravel" - abbiano preferito andare verso altri lidi con le proprie sedi sociali e legali. Il perché è che si fanno "troppe chiacchiere da cortile". Questa è una frase ricorrente, non l'ha detta solo lui, l'abbiamo letta anche su altri giornali in relazione sempre ai disagi economici patiti, all'assenza di servizi, all'assenza fondamentale di politica.
Depuis 22 heures 40 c'est le Président Perron qui remplit les fonctions de Président.
Presidente - La parola al Consigliere Riccarand.
Riccarand (Arc-VA) - Prima di iniziare l'intervento, vorrei chiedere la verifica da parte della Presidenza del numero legale dei presenti in aula.
Presidente - Lei può iniziare, Consigliere Riccarand, il numero legale c'è.
Riccarand (Arc-VA) - Non vuole fare la verifica?
Presidente - No, constato che il numero dei consiglieri presenti in aula garantisce… è un conteggio che ho fatto personalmente, constato che il numero dei consiglieri garantisce il numero legale, quindi il Consigliere Riccarand può iniziare il suo intervento…
(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
… Consigliere Segretario, proceda all'appello, grazie.
Le Conseiller Secrétaire procède à l'appel et, ayant constaté que la majorité des membres du Conseil est présente (vingt-trois conseillers sur trente-cinq) le Président Perron invite le Conseil à continuer ses travaux.
Président - A la présence de vingt-trois conseillers, la vérification du numéro légal a été faite.
La parola al Consigliere Frassy per…?
Frassy (CdL) - … per l'orario di prosecuzione dei lavori. Abbiamo una convocazione sulla quale ritengo che sia necessario chiarire in aula i modi di procedere.
Presidente - Siamo in discussione generale, pertanto continuiamo…
Frassy (CdL) - … è una mozione d'ordine nell'intervallo fra un intervento e l'altro. Lei non credo che possa negare la mozione d'ordine, perché sono le 23,30…
Presidente - … non le nego la mozione d'ordine, tant'è che lei in questo momento ha la parola. Siamo in discussione generale, fino a quando il Consiglio deciderà di continuare, continueremo i nostri lavori.
Frassy (CdL) - Presidente, se mi dà la parola, se brevemente posso esprimere non il mio pensiero, ma il pensiero del gruppo che rappresento… siamo stati convocati per 4 giorni, dove si legge testualmente: "lundi après-midi 1er décembre à 15,30, mardi 2, mercredi 3 et jeudi 4 décembre 2003 à 9 heures".
Colleghi, credo sia allora evidente che questo tipo di convocazione ci porti a concludere che la convocazione non è dal 1° dicembre ore 15,30 al 4 dicembre della mezzanotte, ma c'è la convocazione dal 1° dicembre alle ore 15,30; per quanto riguarda martedì 2, mercoledì 3 e giovedì 4 dicembre, la convocazione è alle ore 9. A mezzanotte e un minuto mi sembra indiscutibile che entriamo nella giornata di martedì 2 dicembre: di conseguenza, la convocazione, così come è stata formulata, non consente che i lavori proseguano ad oltranza, anche perché - parliamoci in maniera franca! - al di là delle logiche che ci possono portare ad inasprire il tono del confronto, mi auguro che nessuno della maggioranza possa mettere in dubbio il diritto dell'opposizione di intervenire e di partecipare a una discussione che "voi" avete voluto comprimere! Di conseguenza, penso non abbia alcun senso che si possa ipotizzare che la discussione iniziata alle 15,30 di oggi, a fronte di una convocazione del Consiglio fino al 4 dicembre, vada avanti in maniera ininterrotta: mi sembra al di fuori di ogni logica, salvo che questa maggioranza abbia deciso di fare ostruzionismo! Colleghi, mi rendo conto che è paradossale, ma state facendo ostruzionismo alle funzioni di questo Consiglio, che non è un organo di ratifica, ma è un organo di discussione e di decisione politica!
Colleghi di maggioranza, siete liberi di abdicare al vostro ruolo di consiglieri e di svolgere, qui, una funzione di uomini di partito. Noi riteniamo che, al di là dei nostri ruoli di parte e di partito, rappresentiamo l'istituzione; questa istituzione ha il diritto-dovere di discutere e di entrare nel merito, Presidente Perron! Mi spieghi lei quale ragionamento logico, prima ancora che di legittimità, la possa portare a pensare - come Presidente, che ha la responsabilità di garantire i lavori del Consiglio - che sul bilancio, documento principe dell'attività di un esecutivo, si possa ipotizzare per 4 giorni in maniera continuativa la discussione! Come si fa? Questa è una dimostrazione di mancanza di rispetto nei confronti delle funzioni dei consiglieri!
Se pensate di percorrere questa strada, ditelo subito, e faremo in modo che si svolga in una maniera diversa da come potevamo pensare la discussione che ci accompagnerà - statene certi colleghi - fino alla notte del 4 dicembre, ma senza arrivare a conclusione alcuna! Se è questa la sfida che lanciate in quest'aula, abbiamo anche noi gli strumenti per fare un ostruzionismo che sia almeno pari al vostro!
Presidente - Lei mi pare in palese contraddizione con sé stesso perché, da una parte, lamenta il fatto che la maggioranza abbia voluto comprimere il dibattito… state parlando un'ora a testa e nessuno fa delle valutazioni su quello che state dicendo, quando magari sono discussioni non perfettamente attinenti all'oggetto che viene trattato; dall'altra, si lamenta che si sia voluto comprimere la discussione!
Si è deciso di discutere di questo argomento; pertanto la discussione generale è aperta, i consiglieri hanno la possibilità di intervenire fino a quando il Consiglio lo riterrà opportuno! Su questo vi è una espressione dei Capigruppo, che ho richiamato: laddove il Consiglio decide, per "convocazione notturna" si intende la prosecuzione dei lavori dopo le ore 20 ed eventualmente anche dopo le ore 24, per l'esaurimento dell'oggetto in corso di esame, a meno che l'Assemblea non decida un aggiornamento di questo. Sono le ore 23,30; non capisco per quale motivo lei avanzi questa richiesta! A mezzanotte si continuerà la discussione, non capisco il problema! Siccome le cose che vengono concordate vengono disattese… non è la prima volta che si discute in seduta notturna del bilancio, è scritto sulla convocazione!
La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - In merito alla mozione d'ordine proposta dal gruppo della "Casa delle Libertà" volevo fare due considerazioni e una proposta.
Cercando di vestirci per un attimo tutti solo dei ruoli che abbiamo voluto darci questa sera, credo che si possano fare un paio di considerazioni. La prima: prendo atto da parte dei colleghi dei gruppi di opposizione dell'impossibilità di parlare un'ora della legge finanziaria. Abbiamo sentito di tutto: sulle abitudini alimentari di questo o di quell'assessore, sulla prestanza fisica di questo o di quel consigliere, abbiamo visto leggere testi statali oppure parlare al rallentatore!
Bene, prendiamo atto che è stata una forzatura questa serie di interventi di un'ora ciascuno fatta dall'opposizione per intralciare i lavori del Consiglio, per rinviare l'approvazione della finanziaria e del bilancio. Credo sia una grave responsabilità, ma credo che dall'altra parte gravi su tutti - quindi anche sui gruppi di maggioranza - la responsabilità di trovare il modo perché il Consiglio ritrovi un modo di confrontarsi e di funzionare, perché si faccia chiarezza sulla legge finanziaria e poi si prenda democraticamente atto che esistono le maggioranze e le minoranze! Sarebbe grave se, alla fine di questa discussione, vi fosse una delegittimazione reciproca. Penso che si debba evitare questo e devo dire che purtroppo la china che abbiamo preso non va bene.
Faccio una seconda considerazione - e penso di interpretare il pensiero anche dell'altro gruppo di maggioranza -: che la nostra volontà non è mai stata, né è ora, quella di impedire alla minoranza di fare il proprio lavoro di controllo, di verifica e di confronto rispetto ad una legge così importante. Siamo talmente convinti di questo, che adesso proponiamo all'opposizione di avere un incontro dei Capigruppo per vedere se è possibile riprendere il filo di un dialogo, nel rispetto reciproco delle proprie posizioni, ma credo che non serva a nessuno continuare ad andare avanti riempiendo questo Consiglio con parole dette al vento!
Chiedo pertanto una sospensione della seduta per una riunione dei Capigruppo.
Presidente - Il Consiglio è sospeso per 5 minuti ed è indetta una Conferenza dei Capigruppo.
La séance est suspendue de 23 heures 36 à 2 heures 20.
Presidente - Apriamo e chiudiamo la riunione, nel senso che la lunga pausa ha prodotto un calendario dei lavori che mi pare sia concordato da tutti, pertanto i lavori sono sospesi e riprenderanno nella mattinata di domani alle ore 9.
La seduta è sospesa.
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La séance se termine à 2 heures 21.
