Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2846 del 20 novembre 2002 - Resoconto

OGGETTO N. 2846/XI Mappatura dei comuni a rischio sismico in Valle d'Aosta. (Interrogazione)

Interrogazione Tenuto conto che la recente tragedia di San Giuliano di Puglia ha posto nuovamente l'attenzione sul tema del rischio sismico nella penisola italiana;

Osservato che lo stesso terremoto del Molise ha animato il dibattito circa l'esistenza delle nuove mappe di rischio, pronte da alcuni anni ma non ancora approvate dagli organi competenti;

Saputo dagli organi di stampa che tali mappe inserirebbero alcuni comuni valdostani fra quelli considerati "a basso rischio sismico";

Ritenuto opportuno avere ulteriori informazioni al riguardo;

il sottoscritto Consigliere regionale

Interroga

la Giunta regionale per sapere:

1) se corrisponde al vero che la nuova mappatura dei Comuni a rischio sismico comprenderebbe (nella categoria "3") i Comuni di Courmayeur, Pré-Saint-Didier e Valtournenche;

2) quali concrete conseguenze comporterebbe tale nuova classificazione;

3) se ritiene che gli edifici pubblici e privati presenti nei territori interessati sarebbero idonei ad affrontare i rischi sismici (seppur "bassi") o se saranno opportune adeguate verifiche.

F.to: Curtaz

Président La parole à l'Assesseur au territoire, à l'environnement et aux ouvrages publics, Vallet.

Vallet (UV) La cartografia vigente per quanto riguarda la delimitazione del rischio sismico è una cartografia che risale agli anni 1979-1984 ed è una cartografia che non ricomprende nessun comune della Regione. Un gruppo di lavoro, istituito con una risoluzione approvata dalla Commissione nazionale di previsione e prevenzione grandi rischi nella seduta del 23 aprile 1997, ha svolto la propria attività nel periodo novembre 1997-settembre 1998 ed è arrivato alla formulazione di un'ipotesi di riclassificazione in base alla quale sarebbero inseriti in un'area di terza categoria di pericolosità, quindi di sismicità bassa, classificati con grado di sismicità S = 6, tre comuni valdostani. Successivamente, l'ex-Agenzia di protezione civile, in collaborazione con il Servizio sismico nazionale, ha presentato una nuova ed ulteriore proposta di classificazione delle zone sismiche, che va ad affinare quella precedente, che ricomprenderebbe nove comuni valdostani. Va detto, rispetto a questa classificazione, che questa è oggi all'esame di un tavolo tecnico presso la Conferenza unificata; in particolare il contributo critico delle Regioni è importante perché l'analisi finale della pericolosità si basa su due fattori: la pericolosità di base, effettuata a scala nazionale, che conduce alla determinazione della zona sismica; le modificazioni locali, che richiedono una conoscenza di dettaglio del territorio e che necessitano di un'azione effettuata a livello regionale. Per quanto riguarda la seconda questione, va detto che, allo stato attuale della mappatura, oggi non esiste alcun obbligo giuridico, essendo questa una mappatura in discussione. Per quanto riguarda la Regione Valle d'Aosta, la questione è ulteriormente complicata dal fatto che, rispetto al decreto legislativo n. 112/1998, "Bassanini ter", che trasferisce alle Regioni a Statuto ordinario la competenza per quanto riguarda la mappatura del rischio sismico, questa dovrà essere attuata tramite apposita norma definita dalla Commissione paritetica, quindi, da un punto di vista formale, oggi non c'è alcuna conseguenza pratica.

Certo è che siamo a conoscenza di un documento che ha comunque una sua validità tecnica ed un supporto tecnico indiscutibile, quindi potremmo ipotizzare di adottare un principio di precauzione rispetto al quale introdurre una serie di disposizioni. È chiaro che l'applicazione tout court di tale principio allo stato attuale mi sembra improponibile, nel senso che lo andiamo ad applicare in quei comuni che sono stati individuati o lo andiamo ad applicare a tutto il territorio regionale? Quella mappatura è stata definita sulla base della perimetrazione amministrativa dei comuni, voglio dire: il rischio sismico si ferma al confine fra il Comune di Pré-Saint-Didier e Morgex? Ho banalizzato, tanto per capirci. L'applicazione di norme, che sono previste rispetto soprattutto ai criteri di progettazione e di realizzazione delle opere a tutto il territorio regionale, quindi, va comunque valutata ed approfondita.

Nell'ipotesi che si applicasse questa nuova classificazione, tutti i progetti delle nuove costruzioni e degli interventi di ristrutturazione degli edifici esistenti dovrebbero rispettare le norme tecniche in materia di costruzione in zone a rischio sismico; queste norme sono quelle contenute nel Decreto ministeriale 16 gennaio 1996, recante: "Norme tecniche per la costruzione in zone sismiche". Un'ulteriore conseguenza sarebbe l'adeguamento delle procedure di protezione civile riguardanti il rischio sismico.

Per quanto riguarda l'ultima questione, qui è difficile poter fare delle valutazioni e non abbiamo assolutamente elementi per farle, se non il fatto che gli edifici esistenti non rispettano la normativa antisismica, neanche quella per il rischio basso, perché non sono stati realizzati in funzione di essa, ma questo non significa che è messa in discussione la loro stabilità strutturale rispetto a scosse di bassa entità come quelle che si sono storicamente verificate, peraltro scosse di terremoto sono state segnalate anche nella nostra Regione in passato e abbiamo constatato sempre piccolissimi problemi. Voglio aggiungere una quarta questione a mo' di notizia, anche se non richiesto nell'interrogazione, ma credo che possa essere utile a completamento, per evidenziare che l'Assessorato, in modo particolare il Servizio cartografia, sta operando da qualche anno sul problema e stiamo portando avanti due iniziative. La prima iniziativa prevede un rapporto di collaborazione con l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, volto alla sorveglianza sismica del territorio regionale, con l'installazione di due stazioni sismometriche e l'attivazione di un'attività ordinaria volta all'interpretazione di routine degli eventi sismici, degli eventi registrati, l'elaborazione numerica e grafica dei dati rilevati per l'eventuale diffusione degli stessi, la formazione degli operatori regionali, la progettazione di una rete di monitoraggio sismico regionale e di un'attività straordinaria, in caso di allarme diffuso dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, rivolta agli operatori regionali, indicante i parametri dell'evento, l'intensità stimata e l'elenco delle località più vicine, poi la realizzazione di mappe con valutazioni sulle prime stime di potenziale distribuzione degli effetti nel territorio regionale.

La seconda iniziativa in corso riguarda l'adesione ad un progetto "Interreg 3B, spazio alpino", denominato "Sismoval", che si propone di migliorare la conoscenza sui fenomeni di amplificazione sismica tipici della scala locale attraverso una più dettagliata ricostruzione del sottosuolo con strumenti geofisici, nonché di valutare la ricaduta delle accelerazioni sismiche sui fenomeni di crollo. Ed è proprio questo lavoro che sarà particolarmente utile in vista del predetto tavolo tecnico della Conferenza unificata, dove saremo chiamati ad apportare le conoscenze locali per la definizione della perimetrazione delle zone soggette a rischio sismico.

Président La parole au Conseiller Curtaz.

Curtaz (PVA-cU) La risposta dell'Assessore è stata un po' generica, forse necessariamente generica, ma con alcuni spunti interessanti; intanto è interessante questo aggiornamento, che forse era sfuggito agli organi di stampa che si sono occupati del problema, che consiste in una nuova mappatura in itinere che comprende nove comuni della Valle d'Aosta in luogo dei tre dei quali eravamo finora a conoscenza. Sarebbe interessante conoscere - spero che l'Assessore ce li comunicherà in qualche modo - i nomi dei nove comuni interessati da questa nuova iniziativa tecnica. Certo è che stiamo parlando di una fase di approfondimento e quindi, allo stato attuale, le mappature ufficiali sono quelle vecchie, direi vecchissime, perché parliamo degli anni 1979 e 1984, quindi tutte le problematiche tecniche e giuridiche devono rapportarsi a quella mappatura ufficiale. Credo che anche l'esperienza del terremoto in Molise, che poi è l'esperienza che mi ha indotto a presentare questa interrogazione - perché è scontato che, quando succedono questi fatti, cresca l'attenzione e siamo tutti più sensibilizzati su questi problemi -, insieme alle altre numerose che purtroppo l'Italia ha dovuto affrontare negli ultimi decenni, induca ad una maggiore attenzione verso questi tipi di problemi. Ritengo che sia corretto il richiamo che l'Assessore ha fatto alle nuove competenze della "Bassanini" e della necessità di attuarle con nuove norme di attuazione; peraltro mi pare che la nuova commissione paritetica non si sia mai riunita e siamo ad un anno e mezzo dall'insediamento del nuovo Governo! In Consiglio ci dovrà essere una riflessione su questo punto sia da parte delle autorità regionali, sia da parte dei rappresentanti in questo Consiglio di una forza politica che, al momento del suo insediamento, avevano valorizzato il fatto che la nuova composizione della commissione paritetica avrebbe favorito il dialogo, cosa che non mi pare sia avvenuta, tant'è che la commissione non si è mai riunita. Questo è un paradosso curioso della vicenda.

Termino il mio intervento chiedendo all'Assessore massima attenzione. Per fortuna, da un punto di vista storico, siamo in una regione che non ha mai conosciuto eventi gravi di questo tipo, però anche in Molise l'ultimo terremoto significativo era avvenuto settecento anni fa, quindi può darsi che i cicli siano lunghi e che anche eventi sismici possano produrre un qualche danno nella nostra regione. Chiedo all'Assessore di valutare se non sia tecnicamente possibile fare una specie di censimento preventivo precauzionale, quanto meno degli edifici pubblici, degli edifici scolastici, dei municipi…

(interruzione dell'Assessore Vallet, fuori microfono)

… ho capito, in effetti lei lo aveva detto che nessuno è a norma con criteri antisismici, però mi sembra, da "ignorante", anche avendo colto il suo spunto ulteriore, che questo non necessariamente significhi che, in caso di terremoti di bassa entità, questi edifici non siano idonei ad evitare danni. Probabilmente su questo secondo passaggio potrebbe essere interessante un approfondimento, nel senso chiederci: cosa succederebbe a questi edifici con un terremoto a scala Richter, ad esempio: 4, 7, 8? Ritengo che un censimento un po' più approfondito di questo tipo permetterebbe alla nostra Regione di avere un quadro analitico più chiaro; credo che si possa fare anche per le dimensioni ridotte del nostro territorio.