Oggetto del Consiglio n. 226 del 15 giugno 1977 - Verbale

OGGETTO N. 226/77 - REIEZIONE DI ORDINE DEL GIORNO DEL GRUPPO CONSILIARE DEI DEMOCRATICI POPOLARI IN ORDINE AL DISEGNO DI LEGGE GOVERNATIVO IN MATERIA DI NORME DI ATTUAZIONE DELLO STATUTO DELLA REGIONE VALLE D'AOSTA.

Il Vice Presidente CHABOD, richiamandosi all'ordine del giorno annunciato e presentato dal Consigliere Chanu, a nome del Gruppo consiliare dei Democratici Popolari, nel corso dell'odierna seduta antimeridiana, dichiara aperta la discussione sull'ordine del giorno stesso nel testo sottoriportato:

ORDINE DEL GIORNO

Il Consiglio regionale, riunito nella seduta del 15 giugno corrente,

ESPRIME

il proprio giudizio negativo verso la proposta governativa in materia di norme di attuazione dello Statuto della Regione Autonoma Valle d'Aosta, in quanto:

1) pone la Regione valdostana, ad onta del suo Statuto speciale, a mala pena al livello delle altre Regioni a Statuto ordinario;

2) dà allo Stato centrale poteri non previsti dallo Statuto del 1948 e contrari ai nostri interessi regionali;

3) omette del tutto di affrontare il fondamentale problema della "zona franca", in spregio all'articolo 14 dello Statuto;

4) mortifica il particolarismo culturale e linguistico valdostano.

DENUNCIA

il comportamento permissivo e remissivo della Giunta regionale e dell'attuale maggioranza consiliare che la sostiene, troppo proclive al compromesso con le forze politiche a livello nazionale, sulle quali si regge a livello regionale, anche se il compromesso si appalesa contrario ai reali interessi della Regione.

RIBADISCE

che l'occasione della presentazione del disegno di legge governativo era la più idonea per la Regione stessa, onde sottoporre e pretendere, in alternativa con la volontà centralistica del Governo e dei suoi burocrati, l'insieme organico di tutte le norme idonee a realizzare compiutamente le ormai troppo rinviate esigenze di attuazione integrale del proprio Statuto.

STIGMATIZZA

l'operato della Giunta e dell'attuale maggioranza, che ha preferito il vano tentativo di modifiche di dettaglio al disegno governativo all'azione incisiva e globale in alternativa, sulla falsariga di quella proposta nel progetto elaborato dai Democratici Popolari

DENUNCIA INOLTRE

come, a smentita della facile tesi della maggioranza su una nuova visione, più autonomistica, del Governo centrale della nostra realtà locale, il Governo approfitti della appalesata remissività dell'esecutivo regionale e della maggioranza, per porre in essere atti inequivoci - quale il provvedimento Marcora sul Parco Regionale del Gran Paradiso - per dimostrare che, nei fatti, il Governo nazionale non tiene conto alcuno né della nostra realtà, né delle nostre prerogative autonomistiche, affossandole, anzi, sistematicamente.

DICHIARA PERTANTO

il proprio parere contrario al progetto di legge governativo, anche con gli emendamenti settoriali e sporadici proposti dalla Giunta, ritenendo il tutto un improduttivo e non dignitoso compromesso con il centralismo governativo, che offre a Roma un troppo comodo alibi di ipocrita adempimento all'onere di trasferire alla Regione le competenze ed i diritti che le spettano, mentre lascia irrisolti, nella sostanza, i gravi problemi di principio che la Regione vuole veder superati, per dar corpo alla propria autonomia.

PRESIDENTE - Allora passiamo alle dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno. Dò la parola al Consigliere Dolchi.

DOLCHI - Prendo la parola per dichiarazione di voto sull'ordine del giorno presentato dal collega Chanu, a nome dei D.P.

Abbiamo già detto molto su questo argomento e ritengo, come mi sembra ovvio, che sarebbe inutile riprendere tutte le argomentazioni e le considerazioni che, come Gruppo comunista, abbiamo già svolto in questa aula e in Commissione sul disegno di legge governativo n. 379.

Vorrei però sottolineare il fatto che è mancato, e questo è uno dei vizi di origine, quel confronto che poteva esservi in sede di Commissione paritetica, dopo l'accettazione da parte del Ministro Morlino, a nome del Governo, dell'ordine del giorno presentato al Senato dai Senatori comunisti Modica, Germano, Cossuta, Perna ed altri. In quell'ordine del giorno si chiedeva che sollecitamente il Governo presentasse un disegno di legge governativo e che una Commissione paritetica Governo-Regione approfondisse i temi fondamentali delle cosiddette norme di attuazione, che noi abbiamo voluto chiamare trasferimenti di poteri amministrativi o deleghe. Ecco, secondo noi il vizio d'origine sta lì e ci ha portato, dopo la dichiarazione di voto del Senatore Fosson e l'ulteriore impegno governativo, a discutere su questo testo dal mese di ottobre sino ad oggi.

Noi ne abbiamo dato un giudizio abbastanza severo: abbiamo detto, sia in quest'aula che in documenti ufficiali, che lo ravvisavamo affrettato, scoordinato, affrontato più a livello burocratico che non politico, quindi uno strumento che dava parziale attuazione, e in modo anche incompleto e inorganico, ai diritti autonomistici previsti dallo Statuto speciale della nostra Regione.

Alcuni di questi diritti venivano ignorati ed erano contenuti nella controproposta, l'abbiamo anche definita così, avanzata dai D.P..

Ma nel corso di tutti questi mesi abbiamo anche affermato che il provvedimento n. 379 permette, seppur limitatamente e soprattutto se a questo primitivo testo si aggiungono emendamenti migliorativi (alcuni ce ne sono stati, anche se limitati e settoriali), che questo provvedimento permette di ricuperare preziose posizioni perdute a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale e della mancata iniziativa regionale per riprendere la via che era stata percorsa, prima della sentenza, e rimettere semmai, in un clima politico diverso, la Corte Costituzionale o il Governo di fronte a scelte diverse.

Ma ritenevamo che questo provvedimento comunque fosse un passo avanti. Noi non abbiamo mai detto che fosse un completamento delle aspirazioni della Valle d'Aosta. Anzi, avevamo polemizzato con quei grossi titoli apparsi nel mese di ottobre che dicevano "La Valle d'Aosta è più autonoma, la Valle d'Aosta è più europea, ha risolto i suoi problemi autonomistici nei confronti del Parlamento, del Governo e dello Stato" Ritenevamo e riteniamo ancora questo provvedimento un passo che può portare subito la Valle d'Aosta al pari delle altre Regioni, pur sapendo che non e sufficiente. Sapevamo che in certe materie particolari si definisce il ruolo, il compito e la funzione dell'autonomia regionale e dicevamo anche che questo era uno stimolo per continuare e intensificare con le altre Regioni la battaglia autonomistica per la trasformazione dello Stato.

In data 13 aprile abbiamo presentato una serie di emendamenti: alcuni sono stati accolti all'unanimità da questo Consiglio, altri sono stati accolti a maggioranza, altri sono stati respinti. Abbiamo inteso con quello sforzo elaborativo apportare il nostro contributo in questo Consiglio e domani anche in Parlamento, attraverso le posizioni dei Senatori comunisti, per il miglioramento del testo governativo. Cioè, sia in sede di discussione, sia in sede di approvazione, mi sembra che la nostra posizione sia stata chiara, e spero con questa dichiarazione di voto di averla ulteriormente sintetizzata e chiarita.

Non consideriamo questo provvedimento legislativo una completa attuazione autonomistica. Lo consideriamo un passo in avanti e un momento che non ci dobbiamo lasciare sfuggire. Vogliamo, assieme alle altre Regioni e per quanto ci concerne anche come Regione a Statuto speciale, in modo autonomo, portare avanti il discorso delle caratteristiche, dei diritti della Regione autonoma Valle d'Aosta.

Ho detto nel mio intervento dell'8 giugno che non consideriamo il nostro Statuto speciale un monumento inamovibile, che, benché importante, non può essere considerato statico.

In una visione dinamica dell'evoluzione della situazione politica del nostro Paese, le nuove idee che vanno avanti, la funzione diversa che hanno assunto le 20 Regioni nei confronti del Governo - a differenza del confronto che c'era nel passato, fra Governo, Parlamento e le quattro e poi cinque Regioni a Statuto speciale - sono condizioni che ci permettono di progredire per l'affermazione di tutti i diritti autonomistici e di altri che vanno mano a mano maturando. Ecco perché diciamo che è indispensabile non rimanere fermi; perché rimanere fermi vuol dire andare indietro, come abbiamo visto, nei confronti delle altre Regioni a statuto ordinario.

Per tutte queste considerazioni, pur ritenendo valide alcune affermazioni contenute nell'ordine del giorno presentato dai D.P., il voto del Gruppo comunista sarà di astensione.

PRESIDENTE - Il Consigliere Tamone chiede la parola. Ne ha facoltà.

TAMONE - Brevemente per ribadire alcuni concetti che sono già stati espressi e per dire qualcosa probabilmente anche di nuovo.

Innanzi tutto vorrei ricordare a proposito di questo argomento un concetto che ho già espresso nel momento in cui si votò la legge sullo stato giuridico degli insegnanti in Valle d'Aosta. In quel momento mi ero lamentato che per 30 anni su certi problemi non si fossero fatti dei passi avanti. Su questo argomento potrei dire la stessa cosa, anzi, dico la stessa cosa: per trent'anni non si sono fatti passi avanti e d'un colpo si vorrebbe il miracolo. Invece io sono del parere che in questa guerra o almeno battaglia logica con il Governo centrale che, indubbiamente, per essere centrale è di per se stesso accentratore, bisogna anche agire con la politica che viene definita a piccoli passi, per ottenere quello che è possibile ottenere momento per momento.

Io mi permetterei anche di far notare che non è vero che questo trasferimento di funzioni alla Regione sia soltanto una questione che ci mette sullo stesso piano delle Regioni a statuto ordinario: basterebbe ricordare i diversi articoli del disegno di legge per vedere che la realtà è diversa. Ve ne sono di svariati, che riguardano svariate competenze, e che non sto ad illustrare.

Mi piacerebbe soltanto ricordarne una, quella dei Segretari comunali; e, tanto per non fare altri esempi, ricordare poi cose che stavano molto a cuore alla maggioranza precedente, quale l'Istituto regionale per la sperimentazione della scuola. Piccole cose, tanto per non dimenticare anche i contenuti concreti!

Ed allora non mi resta che ripetere ciò che avevo dichiarato a nome dell'U.V. lo scorso mese di ottobre, perché, come in quel momento nessuno di noi aveva fatto del trionfalismo, così non vorrei che si dicesse che l'U.V. ha fatto di questo disegno di legge una battaglia e faccia del trionfalismo su questo argomento. Io dicevo allora: "La Vallée d'Aoste est dono depuis maintenant plus autonome et nous nous en réjouissons, même si elle ne l'est pas encore au niveau que nous le désirons", e più in là (e mi spiace di ripetere le stesse cose che ha detto Dolchi): "C'est une première étape, mais certainement pas le but de notre action. En effet, le Mouvement régional autonomiste ne reconnaît pas le Statut actuel comme quelque chose d'immuable". Vedete? Diciamo più o meno le stesse cose. Quindi noi riteniamo che la discussione che c'è stata in questi mesi su un argomento così delicato sia sicuramente un passo in avanti per una maggior autonomia della nostra Regione.

Vorrei ancora chiedere al Presidente della Giunta un impegno in merito al controversissimo articolo 14 dello Statuto sul quale se ne dicono di tutti i colori, e che si vorrebbe vedere a tutti i costi inserito in questo discorso, vorrei chiedere al Presidente della Giunta di nominare una Commissione di esperti; al di là del fatto politico, che può anche essere un fatto interessante, perché non bisogna mai dimenticarsi di richiamare certi diritti e certi fatti, di nominare una Commissione di esperti, la quale, alla luce di quella che è la realtà europea del 1977, ormai presto del 1978, in cui si avrà l'elezione europea, ci dica quale potrebbe essere la soluzione valida in questo momento per un problema così complesso come quello della zona franca, con tutte le implicazioni positive e negative che possono derivare per la nostra Regione.

Concludendo, nel ribadire che noi riteniamo le norme di attuazione un passo avanti e che, quindi, voteremo contro l'ordine del giorno del Gruppo dei D.P., noi chiederemmo, non so se sia il caso, che ci sia una espressione di voto positivo da parte del Consiglio regionale sul complesso del disegno di legge governativo. Io non ritengo, infatti, che si possa chiudere una discussione di questo genere votando soltanto un ordine del giorno, ma che, visto che abbiamo votato tutti gli articoli sui quali sono stati presentati vari emendamenti, alcuni accolti, altri no, ci dovrebbe essere anche un voto globale del Consiglio, per vedere chi è d'accordo su questo argomento e chi è contro. Evidentemente, non è che io voglia anticipare quello che succederà domani al Senato (qualcuno parla di passerelle: può anche darsi che si vada laggiù a dolersi soltanto), però io penso che domani i rappresentanti della Valle d'Aosta dovrebbero presentarsi di fronte al Senato (e qui non voglio richiamarmi a quello che ha detto il Senatore Fosson) nel modo più unito possibile. Credo che in tal modo anche di fronte ad una Commissione senatoriale di tale livello la Valle avrebbe maggiori possibilità di ottenere qualcosa di più che non presentandosi con pareri discordi.

Pertanto io riterrei abbastanza necessario un voto da parte del Consiglio su questo argomento.

PRESIDENTE - Il Consigliere Bordon chiede la parola. Ne ha la facoltà.

BORDON - Intervengo per dichiarazione di voto a nome del Gruppo consiliare democristiano e, come è ormai costume della nostra assemblea, in questa sede, vorrei fare alcune divagazioni.

Innanzi tutto vi dirò, a titolo personale, di essere stato, per lunghissimi anni, contrario alle "Norme di attuazione dello Statuto". Questa affermazione, fatta da me, può anche non aver molto valore, ma vi assicuro che della mia stessa opinione erano alcuni illustri Presidenti della Giunta regionale, i quali hanno sempre considerato il provvedimento di trasferimento di funzioni amministrative dallo Stato alla Regione come una grossa gabbia piuttosto che un vantaggio per la Regione stessa.

Se volessi potrei cavarmela con la massima facilità dicendo che mi associo a quanto hanno detto prima di me l'amico Dolchi e l'amico Tamone.

Voglio solo ricordare che questo delle norme di attuazione, per molti di noi, è stato, in tanti anni, il cavallo di battaglia delle campagne elettorali attraverso tutta la Valle d'Aosta. Infatti nei nostri comizi, e soprattutto in quelli di coloro che appartenevano ai partiti politici a noi avversi, ricorrevano frequenti gli appelli al mancato trasferimento delle funzioni amministrative dallo Stato alla Regione e, soprattutto, alla mancata attuazione della "zona franca".

Però quando qualche tempo fa ricevetti la notizia da un amico componente della Giunta, che, dopo lunghe trattative a livello governativo, si era potuto ottenere di mandare avanti questa proposta di legge sulle norme di attuazione, io risposi: "Speriamo che Dio ce la mandi buona", perché ero e sono un po' preoccupato al riguardo.

Naturalmente, e qui mi riferisco alle parole di Tamone, anch'io ritengo che si sia fatto un passo avanti, anche se non siamo tutti molto soddisfatti. Non è ancora un provvedimento perfetto, ma cercheremo di modificarlo e di migliorarlo.

Ma veniamo ora all'ordine del giorno, presentato dai D.P., leggendo il quale noi tutti avremmo veramente dovuto preoccuparci per le denunce in esso contenute. Dalla lettura di questo documento, infatti, sembra che il disegno di legge governativo ponga la Regione valdostana, ad onta del suo Statuto speciale, in una condizione peggiore di quella delle Regioni a Statuto ordinario.

E ritengo che i Democratici Popolari abbiano il diritto di presentare questo ordine del giorno, di affrontare il problema in questi termini e di dire che nel pacchetto delle norme di attuazione deve essere inserita la questione della zona franca, mentre i Comunisti, i Consiglieri dell'U.V. e noi democristiani riteniamo che il problema della zona franca debba essere discusso a parte per non compromettere il resto.

Però ai Democratici Popolari devo dire, dopo aver ascoltato attentamente i loro interventi. e dopo aver letto il loro ordine del giorno, che il loro atteggiamento è semplicemente demagogico alla vigilia di una battaglia elettorale nella quale si dibatterà certamente questo argomento.

Quindi, noi votiamo contro questo ordine del giorno, perché non ha nessun fondamento, perché non è fatto, come si vorrebbe fare intendere, con lo scopo di salvaguardare la Valle d'Aosta, ma semplicemente per preparare la battaglia elettorale regionale che avrà luogo fra un anno.

Noi votiamo contro questo ordine del giorno con la massima tranquillità. E due voti vorremmo dare, non solo uno, perché, se le norme dì attuazione non sono perfette, è pur vero che è stato fatto un passo avanti e tutte le carenze e tutte le critiche avanzate sulla presunta permissività della Giunta, tutte queste cose si sarebbero potute dire una volta, con maggior tranquillità, nei confronti della D.C., allorquando i demopopolari facevano ancora parte del nostro partito; ma mi fa piacere che queste critiche siano state rivolte contro l'U.V. che oggi è il movimento regionalista per eccellenza e che, pertanto, non dovrebbe lasciar adito a dubbi di volontà autonomista e sulla possibilità di connivenze con gli ambienti romani.

Quindi voteremo tranquillamente contro l'ordine del giorno.

PRESIDENTE - Dò la parola al Presidente della Giunta.

ANDRIONE - Presidente della Giunta. Molto brevemente per ribadire, ancora una volta, quella che è la nostra posizione su un problema che incidentalmente è stato sollevato: quello della zona franca Noi riteniamo che la zona franca sia una questione di principio e come tale riteniamo che debba essere attuata e, qualora vi fossero delle opinioni differenti in Parlamento, dovrebbe essere dovere del Parlamento stesso di modificare, con le prescritte maggioranze, l'articolo 14 dello Statuto.

Già è stato fatto uno studio, sono stati reperiti dati su tutte le zone franche del mondo, e i documenti sono a disposizione di chi li vuole consultare. Non sono assolutamente contrario alla proposta di Tamone per la nomina di una Commissione di esperti. Possiamo rifare degli studi di questo genere: però, se vi fossero dei grossi dubbi sugli effetti di una zona franca integrale, io pregherei i Signori Consiglieri di andare, durante le vacanze, ad Andorra, o a Campione d'Italia, o in altre zone che effettivamente godono della zona franca per motivi storici, per constatare delle cose che sono percettibili fisicamente abbastanza rapidamente.

La questione della zona franca è un problema politico, è un problema di volontà politica, di applicazione, che manca totalmente in tutti gli Stati, non solo in quello italiano, che però si distingue per una sua particolare mancanza di funzionalità. La Regione francese del Chablais aveva ricevuto formale promessa dalla Repubblica francese nel 1861, di essere costituita in zona franca, nei confronti per lo meno della Svizzera e quella promessa, salvo 15 case di Annemasse, deve essere ancora attuata.

Non so, può darsi che qualcuno creda che la zona franca possa essere applicata con legge regionale, o con dichiarazione di volontà da parte di questo Consiglio. Noi, come sempre, in politica siamo dei realisti, sappiamo che la politica è fatta di rapporti di forza, per cui è certo che la zona franca alla Valle d'Aosta non verrà fino a quando non vi sarà un rapporto di forza tale per il quale il Parlamento italiano si dichiarerà favorevole alla zona franca stessa.

Ciò detto, per quanto riguarda la proposta di votare il disegno di legge governativo nel suo complesso, io pregherei il Consigliere Tamone, se il Consiglio è d'accordo e accetta la mia proposta, di predisporre un breve ordine del giorno al riguardo, perché ritengo non abbia senso votare un progetto di legge governativo che deve essere sottoposto al Parlamento,

Noi stessi, quando votiamo proposte di leze alle Camere, non procediamo alla votazione a scrutinio segreto,

Mentre, sei Consiglieri lo permettono, sarei d'accordo di richiedere al Presidente del Consiglio l'accettazione di un ordine del. giorno nel quale si esprimano quelle che sono le posizioni politiche assunte da certi Gruppi. Questo ordine del giorno potrebbe ricevere una votazione ché conglobi e sintetizzi le posizioni politiche dei vari Gruppi cosi come, a mio avviso giustamente, ha fatto il Gruppo dei D.P. sintetizzando la sua posizione, in un documento di questo genere.

Se il Presidente ed i Consiglieri lo permettono, mi riserverei, d'intesa can altri Consiglieri, di presentare un ordine del giorno all'inizio della seduta pomeridiana, richiedendone la votazione.

PRESIDENTE - II Consigliere Lanivi chiede la parola. Ne ha facoltà.

LANIVI - Ritengo che si debba porre in votazione subito il nostro ordine del giorno, rimandando al pomeriggio l'esame di quello annunciato dal Presidente della Giunta.

PRESIDENTE - Il Consigliere Dolchi chiede la parola. Ne ha facoltà.

DOLCHI - Io ritengo che se votiamo oggi pomeriggio un altro ordine del giorno, dobbiamo rimandare al pomeriggio anche la votazione di quello su cui stiamo discutendo ora.

Questo non per una questione formale, ma perché potrebbe esserci una proliferazione di ordini del giorno, in quanto le posizioni sono molto delicate e molto sfumate. E' ovvio che il Gruppo comunista, per quanto conta in quest'aula e per quanto conta al Senato ed alla Camera dei Deputati, potrebbe esaminare anche la possibilità di puntualizzare la propria posizione, che non è uguale a quella dei D.P., ma non è uguale neanche a quella dell'U.V., né a quella della D.C.

Noi avevamo espresso, nel corso della seduta dell'8 giugno, lo stesso parere che aveva allora espresso il Presidente della Giunta. Essendo la materia puntualizzata in una serie di articoli, sui quali erano stati apportati o meno degli emendamenti e spettando, comunque, al Parlamento l'approvazione della proposta, ci eravamo dichiarati d'accordo che non ci fosse né approvazione del testo governativo, né approvazione finale di una valutazione che poteva essere differente. Siamo ancora della stessa opinione.

Ho dichiarato prima: noi abbiamo presentato degli emendamenti; alcuni sono stati accettati all'unanimità, altri a maggioranza, altri respinti; ci troviamo quindi in una situazione ancora di movimento che io stesso domani, andando a Roma con la delegazione, esprimerò e spiegherò, perché alcune cose le abbiamo sostenute e le sosteniamo ancora, altre le abbiamo abbandonate, altre non ci trovano consenzienti.

Sintetizzare tutto questo mi sembra difficile, mi sembra anche uno sminuire quanto i vari Gruppi, in modo autonomo, andranno a dire alla Commissione del Senato. Ritengo che forse sarebbe più opportuno concludere la discussione con l'ordine del giorno dei D.P. su cui ci siamo già pronunciati e non portare i Gruppi consiliari ad una proliferazione di ordini del giorno su questa materia.

Comunque, al Presidente del Consiglio chiederei che, se si presenterà un altro ordine del giorno nel pomeriggio, gli ordini del giorno siano votati assieme; altrimenti chiudiamo adesso con una sola votazione.

ANDRIONE - Presidente della Giunta. Il Consigliere Dolchi mi ha convinto, non capita sovente, comunque mi ha convinto. Ritengo anch'io che sia inutile proliferare in materia di ordini del giorno.

Semplicemente richiamo integralmente le mie dichiarazioni (non ricordo esattamente la data, forse era l'ottobre 1976) fatte dopo la riunione del Consiglio dei Ministri, come documento che impegna l'esecutivo e questa maggioranza. Le richiamo qui, come nostra dichiarazione specifica in materia di norme di attuazione.

PRESIDENTE - Allora, visto che il Presidente della Giunta ha rinunciato a presentare l'ordine del giorno, pongo in votazione l'ordine del giorno presentato dai Democratici Popolari.

Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Vice Presidente CHABOD accerta e comunica i seguenti risultati della votazione:

Consiglieri presenti: trentuno;

Consiglieri votanti: ventiquattro;

Voti favorevoli: sette;

Voti contrari: diciassette;

Astenutisi alla votazione i Consiglieri del Gruppo del P.C.I. (Chincheré, Crétier, Dolchi, Manganoni, Monami, Siggia e Tonino).

Il Vice Presidente CHABOD, in base all'esito della votazione, dichiara che il Consiglio non ha approvato il soprariportato ordine del giorno.

______