Oggetto del Consiglio n. 2261 del 18 ottobre 2001 - Resoconto
OGGETTO N. 2261/XI Mandato alla Giunta regionale per l’assunzione di iniziative in materia di emergenza abitativa nella città di Aosta. (Ritiro di mozione)
Mozione A conoscenza dell’aggravarsi dell’emergenza abitativa in Aosta e nell’intera Regione;
Constatata la necessità che venga messa in essere una vera e propria politica abitativa onde far fronte al prevedibile peggioramento della situazione, a seguito dell’allargamento dell’area di povertà e di disagio abitativo;
Vista la liberalizzazione del mercato della casa al di fuori praticamente di ogni regolamentazione pubblica dei canoni in oggetto;
Constatata la ripresa dell’esecuzione degli sfratti, nonché l’ulteriore innalzamento dei fitti;
Preso atto della necessità di un potenziamento del patrimonio di edilizia pubblica;
Ritenuto che la casa è un problema sociale e che per risolverlo occorrono scelte di campo e programmi precisi;
Dà mandato
alla Giunta regionale:
1) di realizzare un "Piano Casa" regionale tramite l’ARER, e in concorso con gli Enti locali e con le Autonomie locali;
2) di riferire al Consiglio in merito al mandato ricevuto entro 60 giorni.
F.to: Beneforti - Squarzino Secondina
PrésidentLa parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU)Sono trascorsi ormai dieci mesi dalla seduta consiliare del 24-25 gennaio 2001, dall’ultima volta che portammo in questa sede il problema relativo all’emergenza casa. Non era certamente la prima volta, altre interpellanze e mozioni erano state presentate dal nostro gruppo, come da altri gruppi di opposizione.
Purtroppo a distanza di mesi, adesso, ma di anni se si considera anche il passato, il problema casa si presenta con le stesse dimensioni per quanto riguarda l’emergenza, anzi si è aggravato da quando presentavamo interpellanze e interrogazioni anche insieme ad altri consiglieri di opposizione con cui chiedevamo alla Giunta quali erano i suoi intendimenti su questo problema di così grande rilevanza sociale. Oggi mi sembra che siamo rimasti soli a chiederlo e, nonostante siano passati tanti mesi e tanti anni, gli intendimenti non si conoscono ancora, almeno noi non li conosciamo. Infatti non solo non sono stati elaborati programmi o prese iniziative, ma non sono stati rispettati neppure quei pochi impegni presi nel passato al momento della discussione in aula.
Vorrei domandare cos’è che vi impedisce di affrontare fino in fondo un problema sociale come quello della casa, che oggi investe le famiglie più disagiate, i poveri, coloro che vivono con un basso reddito, le giovani coppie e le famiglie monoreddito. Sono queste categorie di persone che oggi risentono più di altre dell’emergenza casa. E voglio sgombrare subito il campo, l’ho detto sempre e lo ripeto, per la casa in Valle d’Aosta molto è stato fatto attraverso la legge concernente il mutuo per la prima casa e anche con altre iniziative.
Forse siamo all’avanguardia, ma dobbiamo renderci conto che tutto questo non è sufficiente. C’è chi non può accedere al mutuo non solo perché non può restituirlo, ma perché non può coprire la differenza che intercorre fra il mutuo e il costo dell’alloggio, in questa situazione versa circa il 25-30 percento della popolazione e questo accade mentre gli alloggi pubblici disponibili non bastano a soddisfare la domanda.
Se in questi ultimi dieci anni ci fosse stata la volontà politica di affrontare gradualmente il problema, forse oggi non ci troveremmo nell'attuale situazione di emergenza la cui esistenza è riconosciuta dalle Organizzazioni sindacali e da altri organismi.
Lo stesso Difensore civico ha rappresentato alla II Commissione consiliare lo stato di emergenza dallo stesso constatato dalla Questura. Ci ha detto che occorre approfondire ed interpretare il "problema emergenza", che occorre far chiarezza sulle scelte politiche del settore abitativo e che occorre una politica di investimenti per la casa. Questa esigenza si rileva anche da tanti casi che quotidianamente vengono denunciati anche dagli organi di informazione, sono casi che toccano i disabili, gli immigrati, i malati di mente, gli anziani, gli sfrattati, tutte le categorie più deboli che non possono farsi carico degli affitti che vengono richiesti dal mercato.
Voglio dire questo ai colleghi, all’Assessore e alla Giunta: quello che andiamo sostenendo da tempo è dimostrato chiaramente che non è strumentale, ma è la verità checché ne dica qualcuno. La situazione che esiste ad Aosta, in un settore di primaria importanza sociale come quello della casa, è stata denunciata non soltanto da noi, ma dal Presidente dell’ARER, l’Azienda regionale per l’edilizia residenziale. Ho letto una sua intervista sui giornali dove ha detto né più né meno quello che andiamo dicendo da circa dieci anni.
Il Presidente Salzone, resosi conto dell'emergenza casa che esiste e dell’ampiezza del problema, ha lanciato un allarme che mi auguro almeno venga recepito sul piano umano e anche sociale. Non avete ascoltato gli appelli e le richieste che formuliamo noi, c’è da augurarsi almeno che il Presidente di un ente, nominato dalla Giunta, lo vogliate ascoltare. Ha detto che continuando così, avremo la situazione peggiore d’Italia. Ora che la Valle d’Aosta arrivi ad essere considerata la Regione dal punto vista dell’emergenza casa peggiore d’Italia... Nel 2000 sono stati esaminati 300 casi di emergenza abitativa?
(interruzione di un consigliere, fuori microfono)
? si tratta perciò di 300 famiglie che vivono in condizioni estremamente disagiate.
Dice anche che, con la pubblicazione del nuovo bando di concorso il 1° dicembre da parte del Comune di Aosta - l’ultima pubblicazione del bando risaliva al 1996 - si prevede l’arrivo di 800 domande di emergenza abitativa, non di richiesta di case, di emergenza abitativa; a queste vanno aggiunte anche le situazioni che esistono nel resto della regione. Di fronte alle così numerose domande, di fronte a una situazione che è gravissima, la risposta delle istituzioni su questo canale è stata inesistente con il rischio di battere ogni primato e di squalificarci rispetto ad enti territoriali per quanto riguarda la tensione abitativa. Per questo motivo io vi chiedo come intendete affrontare il problema.
Per noi occorre - lo stesso dice anche il Presidente dell’ARER - considerare con maggiore responsabilità questo problema, garantendo alloggi a chi ne ha diritto, dato che fino ad oggi il problema è stato sovente ignorato, oppure affrontato in termini approssimativi. Il Presidente dell’ARER ha fatto queste affermazioni perché si è reso conto dell’ampiezza del "fenomeno casa", e non per scaricarsi la coscienza ribaltando ogni responsabilità sulla Regione.
Noi abbiamo fatto una riflessione. Ci rendiamo conto che ciò che contribuisce ad aumentare gli sfratti è il mercato nonché la legislazione attuale, unitamente a tante sentenze della magistratura e della Corte costituzionale, per cui oggi, in base a questa nuova legislazione di mercato, alle sentenze che ci sono state, l’inquilino oggi o paga quanto gli viene richiesto oppure si trova sulla strada!
Questa è la situazione per tante famiglie e molte volte, oltre all’affitto, deve anche erogare somme di denaro per garantire il pagamento dell’affitto, altrimenti gli danno lo sfratto. Infatti, quali sono state le conseguenze della nuova normativa di legge? L’immediata ripresa dell’esecuzione degli sfratti, l’ulteriore aumento dei fitti, la carenza sui finanziamenti predisposti per affrontare il caro affitti a favore delle famiglie meno abbienti, il famoso fondo sociale, il mancato potenziamento di un reale patrimonio di edilizia pubblica perché questo è il discorso di fondo: il mancato potenziamento di un reale patrimonio di edilizia pubblica.
L’instaurazione del regime di mercato, che è avvenuto per favorire il privato, ha portato all'eliminazione dei dispositivi di affitto controllato, come sappiamo tutti, e questo è avvenuto senza una politica pubblica della casa che si ponesse in concorrenza con quella privata, tant’è vero che sono aumentati i costi degli affitti e degli acquisti immobiliari.
Per questo occorre che l’ente pubblico, che a livello regionale con la legge dei mutui per la prima casa, con la legge di ristrutturazione dei centri storici e il recupero delle vecchie abitazioni, nonché con altre normative, molto ha fatto, occorre che oggi si faccia carico del nuovo fabbisogno in modo da cercare di dare nel tempo un alloggio a chi non ce l’ha. Ritengo che fino ad oggi non sia stato preso nella dovuta considerazione il diritto all’alloggio, molto spesso è stato ignorato, non si è pensato di dare una risposta a chi attende un'abitazione dignitosa. Non ci si è resi conto che non si può fare affidamento sul privato per risolvere i nostri problemi; si è tentato, ma non si può fare; che non c’è nessun fondo sociale con cui far fronte al mercato degli affitti che rincara ogni giorno di più.
Anche l’incontro svoltosi in questi giorni dimostra che il problema esiste, che l’emergenza casa esiste, che quanto è stato detto e si ripete da anni è stato compreso.
All’incontro oltre al Comune e all’ARER partecipavano il Presidente della Regione e l’Assessore competente, stando a quanto riportato dai giornali. Sicuramente avrete compreso da quell’incontro che oggi non si può più procedere con i "rattoppi", non bastano più le promesse e poche lire di assistenza per risolvere il problema. Occorre affrontare il problema alla base se si vuole fronteggiare veramente il fabbisogno, che riguarda, ripeto, coloro che rientrano in quel 25-30 percento di persone che non sono proprietarie di alloggio e che, per la loro composizione e situazione economica familiare, non hanno la possibilità di acquisto né oggi né in futuro, nonostante che la casa sia un diritto umano e sociale.
Ma riguarda anche le giovani coppie che desiderano formarsi una famiglia, i portatori di handicap che vogliono vivere la loro vita autonomamente, gli sfrattati, gli anziani singoli e in coppia, le famiglie di profughi, gli extracomunitari che si trovano nella regione da anni e che vivono in ambienti malsani; riguarda coloro che abitano in alloggi in affitto e che desiderano lasciare per i canoni troppo alti di affitto che richiedono i locatori.
È da anni che indichiamo la strada da seguire su cui aprire un confronto, sul come affrontare il "problema casa"; sono anni che sosteniamo che l’ente pubblico se ne deve fare carico immettendo sul mercato alloggi di edilizia popolare. Sono anni che si dice che occorre un piano casa per dare una casa a chi non ce l’ha e non potrà mai averla per uscire dall'emergenza, che occorre seguire l’esempio del Governo centrale quando, dopo la guerra, buttò sul mercato, tramite gli enti statali, un numero di alloggi necessario per coprire anche allora, per quanto possibile, la domanda e nello stesso tempo svolgere un’azione calmieratrice nei prezzi di locazione.
È questa oggi la scelta da fare, non se ne può fare a meno. Naturalmente è difficile perché è una scelta politica e sociale di grande rilevanza che comporta un'intesa fra la Regione, l’ARER e i comuni e il reperimento delle risorse necessarie. Però, come accade sempre quando c’è di mezzo una spesa, si tratta di fare delle scelte di campo: o si spende in un modo o si spende in un altro. La scelta è quella se conviene investire nel sociale o in altri settori.
Noi crediamo si debba investire nel sociale e nella casa, su questo crediamo convenga anche la Consulta per la casa alla cui attività, dal suo insediamento avvenuto il 6 giugno 2000, non si è avuto più notizia. Tale organismo fu costituito con la legge, però io so che non si è avuta più notizia degli ottanta alloggi che dovevano essere costruiti nel quartiere Dora e di circa altre venti unità negli altri comuni della Valle per un totale, se ricordo bene, l’offerta che era stata portata ed illustrata dall'Assessore qui, doveva essere di circa 160 alloggi.
Dalla mia quotidiana esperienza, in quanto residente al quartiere Dora, non ho notato alcuna iniziativa concernente la realizzazione di nuove unità immobiliari.
Comunque avremo chiarimenti dall’Assessore quando fra poco interverrà su questa mozione, presentata per tentare di sopperire all’emergenza abitativa esistente ad Aosta e nell’intera Regione. Mi auguro che l’Assessore e la Giunta e la maggioranza che la sostiene, intendono affrontare il problema alla radice e in tal caso come intendono recuperare le risorse che sono necessarie. Io dico che l’accensione di mutui in questo caso sarebbe più che accettabile, compresa e giustificata.
Mi auguro che questa mozione venga accolta dalla Giunta e dalla maggioranza non perché l’abbiamo presentata noi, ma per dare una risposta ad un problema vero che esiste e che non si può più ignorare. Accogliendola l’intero Consiglio fa suo l’appello che da più parti è stato rivolto alle istituzioni, in particolare alla Regione. Dare una risposta positiva a un problema importante come quello della casa vuol dire far fronte alle ricadute sociali negative che si sono create a seguito del regime di mercato, vuol dire farsi carico delle condizioni in cui vivono tante famiglie con i loro figli in Aosta, vuol dire dare una risposta ad un problema sociale che riteniamo che non sia più rinviabile.
PrésidentLa discussion générale est ouverte.
La parole au Conseiller Borre.
Borre (UV)Questo è un argomento che per la sua importanza doveva essere affrontato forse in un momento di minore stanchezza del Consiglio regionale, al di là di grida di emergenza o necessità di prima casa? che è tutto da verificare sui numeri e sulla "qualità" dell’emergenza. Vorrei iniziare questo mio intervento parlando di politica dell’abitazione, dell’abitare, non più semplicemente di politica della casa, Consigliere Beneforti, perché, parlando di politica della casa, a me sembra voler affrontare in maniera vecchia ed inadeguata oggi il problema.
Mi sembra si voglia affrontare ancora con i vecchi schemi il difficile momento di integrazione, mentre è necessario più che mai oggi cambiare, vista l’ulteriore ed inarrestabile crescita immigratoria. Vogliamo anche i quartieri ghetto? Forse non vi ricordate del quartiere Europa, quanto tempo ha tribolato per uscire da quella che era la sua purtroppo destinazione iniziale. Sono necessari programmi ed interventi che colleghino i problemi dell’individuo, della famiglia con il tessuto sociale della città, dei villaggi, dei comuni, con il territorio, con i servizi che il territorio deve poter offrire. Si deve lavorare per una politica che offra non la casa per alloggiare, ma la casa dove abitare con tutto quello che abitare significa.
Oggi vi ripeto alcuni miei pensieri maturati già dai tempi dell’utile, per me, esperienza di Assessore ai lavori pubblici ed edilizia pubblica del Comune di Aosta. Questi concetti o indicazioni sono peraltro gli elementi che costituiscono la relazione di una bozza di legge da me presentata nel 1996 avente ad oggetto: "Programmi integrati di riqualificazione urbanistica ed ambientale". Dicevo allora e dico ancora oggi che devono essere promosse strategie ed attività che permettano di incidere non solo sul problema abitativo, ma anche nel più vasto settore della riqualificazione urbana e ambientale, strategie ed attività per conseguire i seguenti obiettivi:
- promuovere il coordinamento fra i vari tipi di intervento nel settore dell’edilizia e dei servizi per migliorare la qualità complessiva delle iniziative di costruzione;
- diffondere un innalzamento della qualità della vita nel maggior numero possibile dei luoghi di intervento;
- verificare e migliorare l’efficienza dei servizi e delle infrastrutture esistenti nei luoghi di insediamento previsti sia attraverso operazioni di integrazione, sia attraverso il raggiungimento di soglie minime ottimali di utenza;
- promuovere, organizzare, coordinare processi che comportino l’interazione di soggetti diversi, fra i quali la fruizione di finanziamenti misti e provenienti da fonti diversificate;
- investire i fondi provenienti dall'alienazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica rivedendo, se è il caso, anche il piano di vendita, facendo sì che i quartieri pubblici siano elementi portanti di programmi di riqualificazione urbana, con interventi finalizzati a superare la monofunzionalità che caratterizza i quartieri di edilizia residenziale pubblica.
Il disegno di legge di cui dicevo prima prendeva il via dal fatto che la sentenza della Corte costituzionale n. 393/1992 dichiarava illegittimi i commi 3, 4, 5, 6 e 7 della legge n. 179/1992, l’articolo 16, "Norme per l’edilizia residenziale pubblica", introduceva appunto i programmi integrati di riqualificazione urbanistica, edilizia e ambientale. La legislazione statale in materia di programmi integrati, al fine di diventare operativa, necessitava pertanto, in seguito alla citata sentenza della Corte costituzionale, di una legge regionale integrativa concernente essenzialmente le procedure.
Devo però dire che il legislatore regionale, in fase di predisposizione della legge regionale 6 aprile 1998, n. 11: "Normative urbanistiche e di pianificazione territoriale della Valle d’Aosta", ha avuto ben presente tutta la materia e ha trovato una disciplina organica all’articolo 51 della legge medesima: "Programmi integrati, intese e concertazioni per la riqualificazione del territorio".
Disciplina organica, ma non completa però a mio parere, infatti non trovano spazio all’interno della disciplina della legge regionale n. 11/1998 tre articoli della mia proposta, articoli che ritenevo e ritengo indispensabili per poter avviare una seria politica programmata con interventi integrati di riqualificazione, sono:
- l’articolo 8: finanziamento pubblico;
- l’articolo 10: fondi di edilizia sovvenzionata;
- l’articolo 12: tempi di attuazione.
È evidente che oggi, a fine 2001, le norme contenute negli articoli 10 e 12 dovrebbero essere riviste, aggiornate o adeguate. Sarebbe inoltre da valutare se queste norme non possano essere più correttamente oggetto di disposizioni regolamentari anziché legislative. Mi ripeto: è questo il tipo di intervento che credo possa rispondere all’esigenza dell’abitazione e nello stesso tempo una corretta programmazione urbanistica del territorio.
Ho forse divagato, ma credo di non essere andato fuori tema. La mozione parla di aggravarsi di emergenza abitativa, della necessità del potenziamento del patrimonio edilizio, di realizzare un piano casa. È necessario:
- avere dei dati sul numero di alloggi pubblici e privati sfitti;
- dare il giusto giudizio sul numero di domande e sul numero di domande ammesse sia per l’accesso che per l’emergenza;
- soffermarsi sui casi sociali, tracciando se possibile un confine che sia veramente sociale;
- riproporre ai privati convenzioni con gli enti locali;
- considerare, riconsiderare o accelerare i tempi per la costituzione di un'agenzia garante dell’ente locale verso il privato, sia per gli affitti che per il mantenimento e il rilascio del bene locato, convenzioni con imprenditori edili al fine di ristrutturare edifici e locali a prezzi concordati, come previsto peraltro dagli articoli 8 e 9 della legge n. 179/1992;
- rivedere il sistema dei mutui per la prima casa;
- recuperare in tempi brevi alloggi di edilizia popolare oggi sfitti e in attesa di ristrutturazione o messa a norma, eliminando lungaggini burocratiche e tempi morti.
Concludo dichiarando di votare contro questa mozione perché non posso pensare di demandare all’ARER la politica dell’abitazione. All’ARER è demandata per legge sì l’attività istituzionale al servizio della Regione e degli enti locali nei settori delle nuove costruzioni, del recupero, delle manutenzioni ordinarie e straordinarie, la politica, cioè gli indirizzi su cosa fare e come fare, è però competenza, non solo, è dovere della Regione e dei comuni.
Apro una breve parentesi: all’ARER è demandata l’unicità della gestione di tutto il patrimonio abitativo pubblico per motivazioni più che valide, oggi l’ARER non gestisce ancora tutto il patrimonio pubblico, manca una grossa fetta, la fetta del patrimonio pubblico del Comune di Aosta, circa 1.042 alloggi. Ritornando alla mozione: sì alla realizzazione da parte dell’ARER del piano abitazione quando Regione e comuni avranno tracciato gli indirizzi, formalizzato un programma, pianificato gli interventi. Voterò contro anche perché questa mozione non mi sembra voglia percorrere strade nuove per rimuovere il problema.
Schemi vecchi: ci sono 373 domande di case popolari, c’è la risposta solo per 20 o 30, ci sono 60 domande di emergenza abitativa, c’è la risposta solo per 25, quindi mancano circa 350 alloggi, dobbiamo costruire 350 alloggi. Forse ho banalizzato un po’ troppo, ma lo ritengo necessario per uscire da quel tipo di ragionamento; aumentare la qualità di alloggi in affitto non vuole, non può essere ulteriore consumo di territorio, ma al contrario affrontare con queste finalità il difficile problema del recupero, della riconversione di aree e di edifici oggi inutilizzati, fonte di degrado della città e dei comuni.
L’edilizia pubblica deve far parte di programmi di riqualificazione urbana, di interventi edilizi finalizzati a superare la monofunzionalità - lo dicevo già prima - l’edilizia pubblica deve far parte della politica dell’abitare, non più solo della casa. Questa politica deve essere affrontata in una logica che coinvolga soggetti pubblici e privati, evitando sì le speculazioni, ma garantendo una giusta remunerazione degli investimenti. È questa un'operazione politica che richiede forse un cambiamento di cultura in tanti di noi, ma sicuramente richiede forti, coraggiose decisioni, nuovi strumenti e grandi finanziamenti.
Si lavora sul territorio quindi sulla qualità urbanistica, sull’individuo quindi l’obiettivo è migliorare le condizioni culturali, economiche e sociali degli ambiti urbani, caratterizzati da situazioni di criticità che quasi sempre sono associate a presenze di case popolari. Ecco, forse tempo e denaro troveranno in questi obiettivi un buon riscontro e il risultato potrebbe ripagare nel tempo la comunità valdostana.
Dicevo che forse abbiamo iniziato questa discussione ad un’ora un po’ tarda e non so se alla fine la mozione sarà respinta. Io ho dichiarato che voterò contro, ma chiederei all’Assessore che non chiuda la discussione del problema dell’abitazione con questa riunione di oggi, ma verifichi se non è possibile dare mandato alla III Commissione competente in materia di mettere in piedi un convegno che trovi tutti gli operatori del settore intorno ad un tavolo.
Certamente il più importante è il Comune di Aosta, poi l’ARER, ma soprattutto i più importanti siamo noi come Regione, che abbiamo l’obbligo di dare indirizzi che devono essere indirizzi nuovi proprio per non avere più davanti agli occhi quel sistema di costruzione che continuiamo a pensare tutti e a vedere tutti: quei grossi condomini dove infiliamo tutti quelli che hanno il problema della casa, per dare una risposta alla loro emergenza abitativa. Cerchiamo invece di integrare tutta la gente che ha bisogno di abitare.
PrésidentLa parole au Conseiller Beneforti pour deuxième intervention.
Beneforti (PVA-cU)Mi aspettavo un intervento del collega Marguerettaz che aveva presentato nel novembre 1993, insieme ai Consiglieri Rini e Lanièce, un'interpellanza per sapere quali iniziative intende assumere per far fronte alle esigenze degli inquilini sfrattati e senza alloggio. Primo firmatario è Lanièce, poi viene Rudi Marguerettaz, ma ci sei anche tu. Io quando firmo un'iniziativa con gli altri colleghi del mio gruppo me ne assumo la responsabilità.
(interruzione del Consigliere Marguerettaz, fuori microfono)
Ho ascoltato l’intervento del Consigliere Borre, ma mi aspettavo questa risposta perché questo intervento di Borre mi è risuonato all’orecchio già in passato, non è un discorso nuovo. Ma tu pensi che io non condivida le cose che tu hai detto? Io le condivido, ma oggi ho messo l’accento sull'emergenza casa; a chi la mattina arriva la polizia giudiziaria in casa per cacciarlo via e non dispone di alloggio, non sa dove mettere la mobilia, e ha i bambini lì, vai a fare a lui il tuo discorso. Sono convinto che se ti capita il caso, non gli fai quel discorso lì, ma gli dici: "Sì, si vedrà?, ci impegneremo".
Quanti chiedono di essere ricevuti dal Presidente Viérin, fanno la coda per essere dichiarati casi sociali o perché assicuri il suo interessamento per il reperimento di un alloggio?
Quante informazioni chiedete sullo stato di queste famiglie, quanti casi disagiati ci sono? Non si può rispondere nei termini che dici tu. Mi domando come si fa a non comprendere che a fronte di assenza di interventi pubblici, il problema non trova soluzione. Come si fa, Borre, a non comprendere che solo con un nuovo impegno sui problemi della casa e del territorio si può portare avanti una politica sociale e della casa?
Come si fa a non comprendere che l’alternativa al potenziamento dell'edilizia abitativa, è l’aumento degli incentivi, dell’assistenza, dei fondi sociali, che aiutano, perché non dico che il fondo sociale non aiuti, ma non risolve il problema perché la precarietà esiste e può andare avanti per sei mesi o per un anno?
Ed è anche mortificante per tante famiglie ricevere le 500 o le 600 mila lire per pagare l’affitto al mese, se dura un periodo in attesa di un bando di concorso per la casa, la gente le accetta volentieri per far fronte all’immediato, ma nel lungo andare è un'offesa anche per tante famiglie, è colpire la dignità di tante famiglie. Ci sono famiglie che vivono in certi tuguri che bisognerebbe vederli e i loro bambini non invitano mai gli amici di scuola perché si vergognano della casa che hanno. Se avete dei figli che vanno a scuola, ne sarete a conoscenza. Come si fa a non comprendere che l’assistenza abitativa non può essere data all’infinito e che occorre giungere alla disponibilità di un alloggio? Se si comprendono queste cose, allora si acquisisce anche la volontà politica di affrontare il problema con progetti e programmi precisi per rilanciare l’edilizia pubblica, per il recupero dell’esistente, delle vecchie abitazioni.
Il piano non vuol dire soltanto costruire il nuovo, ma anche recuperare le vecchie abitazioni, ricercare le risorse per far fronte alle spese necessarie facendo a bilancio, come dicevo prima, delle scelte e se c’è la necessità di ricorrere ai mutui, lo si fa. Per queste cose io credo che nessuno sia contrario. C’è la necessità di vedere, di costituire un osservatorio regionale per l’abitazione, per avere uno strumento di programmazione e di monitoraggio delle scelte politiche e di gestione, perché oggi cosa succede? Il Comune chiama il Presidente della Regione a un incontro perché ha l’emergenza, c’è il caso dell’handicappato che va sul giornale, vi sono poi le situazioni particolari e non si conosce la reale situazione.
Allora cerchiamo di mettere gli enti, le strutture, la Giunta e gli Assessorati competenti nelle condizioni di conoscere qual è il fenomeno. E questo vale con il discorso dell’Osservatorio regionale per l’abitazione. Se si comprende questo, si fa assolvere anche alla Consulta per la casa, che è stata costituita in sostituzione della presenza sindacale in certe strutture ed organismi, il ruolo consultivo e propositivo che la legge le assegna, mettendola nelle condizioni di conoscere le carenze e le precarietà esistenti e quindi di proporre e suggerire i progetti e i programmi per eliminare l’emergenza in cui ci troviamo.
Ho cercato di affrontare il problema in modo di far comprendere anche a voi della maggioranza l’importanza che riveste e a voi consiglieri in particolare perché sono convinto che il Presidente della Regione e gli assessori conoscono il problema per esperienza diretta. Oggi bisogna invece cercare di fare un discorso innovativo; voi pensate che nel dopoguerra se non fossero nate le "case Fanfani" e tutte le case che sono nate, si fosse potuto far fronte in quel momento alla speculazione edilizia e immobiliare che c’era? E lo stesso è oggi. Oggi dobbiamo fare i conti con un mercato degli affitti e la legge ha permesso che vada avanti così con tutte le revisioni delle leggi che ci sono state.
Ha annunciato il Consigliere Borre che voterà contro; è libero di farlo, in democrazia tutti si può votare contro tutti e contro tutto, però votare contro pensando di voler arrivare a fare molto di più trascurando oggi quello che è urgente, mi sembra una soluzione non attendibile. Che il problema esiste lo abbiamo dimostrato noi, lo hanno dimostrato anche gli enti preposti a questo problema; esisteva già dieci anni fa e, come dicevo prima, ho qui un'interpellanza presentata da tre colleghi che chiedevano dieci anni fa le stesse cose che chiedo io oggi e che ho chiesto da quando sono stato rieletto in questo Consiglio e anche voi che avete firmato questa interpellanza oggi voterete contro la mozione, ma cosa è cambiato in questi dieci anni? Rini: cosa è cambiato in questi dieci anni? Marguerettaz: cosa è cambiato in questi dieci anni?
Voi ci potete anche ridere su questo, io questa cosa l’ho citata non tanto per ottenere voti, ma per dire che è una situazione che esiste da tempo perché ho tutta una raccolta di iniziative su questo tema e potrei dire di tante altre cose.
Vogliamo rimandare il problema alla III Commissione che lo esamini approfonditamente, Presidente e Assessore? Siamo d’accordo. Vogliamo vedere se si fa un lavoro in III Commissione o in un’altra commissione? Facciamolo, ma che ci sia la volontà politica di affrontarlo in certi termini il problema, di non aspettare altri dieci anni per arrivare a risolverlo!
Si dà atto che dalle ore 17,10 presiede il Vicepresidente Viérin Marco.
PresidenteLa parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU)Vorrei solo aggiungere alcuni dati rispetto all’intervento articolato fatto dal mio collega. Sono andata a rivedere quali sono le linee politiche e gli strumenti di cui si è dotata la Regione per affrontare il problema dell’abitazione. Noi abbiamo una legge per il mutuo prima casa, che risale al 1984, è una legge che aveva lo scopo di dare un'abitazione.
Questa legge ha funzionato bene, è riuscita dal 1985 ad impegnare più di 600 miliardi, a soddisfare 7.343 richieste su 16.000 domande, quindi la metà circa di quelli che hanno chiesto e ha dato una risposta in modo particolare ai comuni della Valle, nel senso che il 62 percento dei mutui concessi si riferiscono ai vari comuni della Valle e il 28 percento alla città di Aosta. Quindi per certi aspetti possiamo vedere che alle famiglie che hanno una capacità di spesa e di risparmi consistenti o la prospettiva di un lavoro stabile? le leggi regionali hanno dato una risposta. Ripeto: sono più di 7.000 soggetti che hanno usufruito del mutuo prima casa, che ha dato loro la possibilità di avere un'abitazione dove volevano, come volevano, o come prima casa o come acquisto alloggio o come ricostruzione e via dicendo. Se andiamo nell’altro versante, quello di chi non ha gli strumenti per accedere al mutuo prima casa, allora vediamo che il problema si sposta in modo particolare sulla città di Aosta. Capisco l’appello appassionato del Consigliere Borre, appello che faccio mio, che dice: "Assessore, al di là di come si voterà questa mozione, il problema abitativo per la città di Aosta esiste ed è grande e lei lo sa molto bene".
Vediamo ora gli altri due strumenti legislativi di cui la Regione si è dotata e di cui anche lo Stato si è dotato per far fronte alle famiglie disagiate.
Con la legge n. 431 dello Stato, in cui viene dato un sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, nel 2000 si è data una risposta a 297 persone, di cui 160 ad Aosta e 137 in Valle. Nel 2001 ci sono più di 400 domande. Se guardiamo anche la legge regionale n. 36/1998 in cui si prevede un fondo regionale per l’abitazione, vediamo che in questi tre anni, dal 1999, sono stati dati contributi a 188 soggetti di Aosta e 16 fuori Valle.
Meno del 10 percento di chi chiede, di chi è in emergenza abitativa o di chi ha difficoltà a far fronte agli affitti, vive nei 71 comuni della Valle, mentre ad Aosta vivono 188 richiedenti, un numero enorme. Qui vorrei far notare che al contributo, che era previsto per le famiglie di nuova formazione, soltanto 9 famiglie di nuova formazione hanno chiesto di accedervi e, di queste 9, una sola in Valle e 8 ad Aosta. Ho ricordato questi dati perché questo ci fa capire come le categorie più disagiate sono concentrate proprio ad Aosta e la città di Aosta è proprio la zona in cui c’è più difficoltà ad accedere a degli alloggi.
Faccio notare che questa Regione con la legge n. 40/1995 ha dato avvio alla vendita di parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Eppure, possediamo poco patrimonio di edilizia residenziale pubblica per rispondere alle domande di coloro che non sono in grado né di acquisire un alloggio e di ricorrere al mutuo prima casa, né di pagarsi un affitto che è caro. Vediamo che con questa legge si è venduto una parte consistente del patrimonio, senza che si riuscisse nel frattempo ad integrarlo con altre costruzioni. Quindi abbiamo ancora diminuito la capacità di questa città e di questa Regione di rispondere alle esigenze della gente.
Anch’io vorrei ricordare, come ha fatto il collega Beneforti, non un intervento, ma le considerazioni che già nel 1993 esprimeva in quest’aula l’allora Assessore Ferrero proprio a fronte di questa serie di iniziative: "È urgente un'iniziativa pubblica sia per favorire l’accesso alla proprietà della casa?" su cui però mi sembra che si sia andato molto avanti "? sia per garantire una quota di alloggi e l’affitto controllato, così come è fondamentale la presenza di un polmone consistente di edilizia residenziale pubblica per calmierare il mercato e per dare risposta alle fasce più deboli della popolazione?". A questo problema a tutt’oggi non è stata data una risposta. Vorrei ricordare qui che anche a questi soggetti bisogna pensare. Prima Borre nel suo intervento faceva riferimento agli extracomunitari e via dicendo.
Oggi chi di voi ha letto "Il Corriere della Valle" ha visto nella seconda pagina i dati di coloro che frequentano la tavola amica, che è una mensa pubblica. Su 6.680 buoni pasti erogati tra residenti ad Aosta e residenti in Valle si raggiunge la cifra di 5.111 pasti. È vero che questi sono tanti pasti delle stesse persone, però questo vuol dire che ci sono persone ad Aosta e in Valle che vanno ad una mensa pubblica perché non hanno i soldi per poter mangiare.
Questa è gente residente ad Aosta o in Valle, non parlo neanche di extracomunitari, al limite parlo dei "nostri", cioè l’esigenza abitativa riguarda tutti. Non è un problema solo di altri immigrati che sono arrivati in Valle, ma riguarda gente che vive, lavora ed è nata in Valle. Per cui credo che a questo problema debba essere data una risposta organica che tenga conto di tutte queste esigenze e questi bisogni e non solo di coloro che sono in grado di accedere ad un mutuo prima casa.
E ripeto, sono stati in questo periodo più di 7.000 coloro che hanno usufruito di questo mutuo prima casa, mentre, oggi come oggi, coloro che usufruiscono degli alloggi concessi in affitto dall’ARER sono 757, quindi c’è un patrimonio edilizio messo a disposizione molto povero.
PresidenteLa parola al Consigliere Borre per il secondo intervento.
Borre (UV)Non ho detto che voglio fare molto di più per fare niente, Beneforti. Ho solo detto che si deve cambiare sistema di concepire l’abitazione e queste cose si possono fare oggi con gli stessi tempi che servono per fare i grattacieli. Gli strumenti ci sono, ci sono delle convenzioni con gli imprenditori, si possono fare, si può lavorare all’interno del centro storico?
(interruzione dei Consiglieri del gruppo dell’Ulivo, fuori microfono)
? "La vendita del patrimonio pubblico riduce la possibilità di accesso alle case popolari" ha detto la Consigliera Squarzino. Andate a vedervi all’interno del quartiere Cogne quanti anni che sono gli stessi inquilini e non andranno mai via da lì finché non si trasferiranno in un altro posto. Il reddito dell’accesso è per due persone di 35 milioni, per tre persone di 60 milioni, per quattro di 70, e per cinque di 100 milioni, quindi ditemi voi se quei Signori andranno via perché arriverà qualcuno più povero di loro.
PresidenteÈ chiusa la discussione generale.
La parola all’Assessore al territorio, ambiente ed opere pubbliche, Vallet.
Vallet (UV)Abbiamo affrontato oggi un tema che ricorre con una certa costanza in quest’aula e sul quale credo sia opportuno ogni tanto ritornare anche perché si ha così il modo di fare il punto della situazione.
Mi pare che la discussione introdotta da questa mozione debba avere uno svolgimento in due tempi.
Il primo è la necessità di dare risposta rispetto al problema che viene inquadrato genericamente come emergenza abitativa, quindi risposta ad un problema immediato; il secondo, un tema di più ampia "envergure", è il problema dell’abitazione in senso generale.
Devo dire però che il Consigliere Beneforti nella sua introduzione ha introdotto argomenti che non è che posso condividere. "Non ci sono programmi, non ci sono state iniziative, c’è una risposta inesistente" ha detto, contraddicendosi in qualche maniera, nel senso che poi dice: "In Valle d’Aosta molto è stato fatto, siamo all’avanguardia", "Non esiste una vera e propria politica, quindi a questo punto bisogna spremersi per predisporre un piano case". E allora, proprio per rispondere, in due "volets", alle questioni che mi pare di avere evidenziato, da una parte credo sia necessario ricondurre il tema dell’emergenza nel suo giusto filone, per evitare che alcuni casi che vengono portati all’onore della cronaca, casi peraltro penosi, che meritano sicuramente tutto il nostro interessamento, non siano però il termometro di una situazione di emergenza, perché emergenza significa spesso catastrofe e io non credo che sia questa la situazione né nella città di Aosta, né nella nostra regione. Quindi, poi, dopo aver inquadrato nei giusti binari la questione emergenza, il modo migliore per rispondere alle affermazioni che Beneforti ha fatto, è quello di presentare il quadro degli strumenti che costituiscono la politica della casa nella nostra Regione.
Per quanto riguarda la questione emergenza, ha già dato alcuni dati il Consigliere Beneforti, ma sono dati non del tutto esatti. Dal 1998 ad oggi sono state esaminate 203 domande di emergenza abitativa dalla Commissione, delle quali 60 sono state valutate inquadrabili come emergenza abitativa e che quindi devono avere una risposta attraverso la riserva di alloggi, di queste 60, 35 hanno avuto risposta, 25 la stanno per ottenere. Quello che voglio far rilevare è che comunque non deve essere il numero delle domande presentate il termometro dell’emergenza abitativa, perché meno del 30 percento delle domande che vengono presentate sono inquadrabili in quella che la legge prevede essere l’emergenza abitativa. Qui bisogna dire con franchezza che purtroppo questa dell'emergenza abitativa è stata una scorciatoia che qualcuno ha individuato in assenza di graduatoria aggiornata per l’assegnazione ordinaria degli alloggi di edilizia residenziale.
Quindi su questo fronte due sono le azioni necessarie: la prima, che il Comune di Aosta esca quanto prima con il nuovo bando e con la nuova graduatoria, che riassorbirà sicuramente quel 70 percento di domande che non avevano i requisiti per essere classificate di emergenza abitativa; la seconda, che è necessario ridefinire il concetto di emergenza abitativa. La procedura prevista è una procedura che deve concludersi - nel caso in cui il soggetto, la famiglia venga dichiarata in stato di emergenza abitativa - con l’assegnazione immediata di un alloggio, quindi deve dare risposta a quelle che sono delle vere e proprie emergenze. Gli attuali criteri portano a volte a ricomprendere in questa casistica anche casistiche che devono essere classificate nella graduatoria normale. Voi mi direte che non c’è e giustamente bisogna farla.
In questo senso, se i numeri possono essere interpretati rispetto alle domande che sono giacenti e sono un centinaio, se tanto mi dà tanto, 30 percento di 100, circa 30 alloggi saranno necessari. Vi faccio fare mente locale alla polemica che c’è stata nelle settimane scorse rispetto al numero di alloggi che sarebbero lasciati vuoti dal Comune di Aosta e vedete che il problema emergenza abitativa è già risolto. Si tratta di utilizzare gli strumenti che ci sono, si tratta di "manutenere" gli alloggi vuoti che ci sono per metterli a disposizione, perché gli alloggi ci sono per far fronte all'emergenza abitativa, a quella che la legge prevede sia l’emergenza abitativa.
Chiuso l’argomento emergenza abitativa, credo sia necessario ricapitolare, seppure per brevi capi, e qui riprenderò degli argomenti che sono stati evidenziati in maniera puntuale dai Consiglieri Borre, Beneforti e Squarzino, passando in rassegna quelle che sono le misure che stiamo portando avanti.
Non mi può dire, Consigliere Beneforti, che il piano di interventi per la realizzazione di nuovi alloggi è fermo. Il piano non è fermo; mi potrà osservare che andiamo lentamente, e su questo potrei concordare, ma non siamo fermi.
Il 31 ottobre e il 14 novembre si svolgono le gare di appalto per il completamento del fabbricato di 24 alloggi in via Chambéry ad Aosta, il cosiddetto "lotto C", per 3,6 miliardi. Il Consigliere Beneforti mi dirà che dovevano essere pronti 3, 4 anni fa; certamente, ma il Consigliere Beneforti sa e ricorda il perché sono ancora da completare, sicuramente non per volontà ascrivibili a questa Amministrazione. Sono in corso le formalità per l’appalto dei lavori del contratto di quartiere per 20 miliardi; è vero, sono 85 alloggi che non si aggiungono al patrimonio abitativo del Comune di Aosta, ma che aumentano la qualità dell’edilizia disponibile per il Comune di Aosta. A Aymavilles sono in costruzione 15 alloggi e 30 autorimesse. In Comune di Chambave stanno per essere ultimati 4 alloggi. In Comune di Champdepraz sono in corso le procedure per l’appalto di 8 alloggi. In Comune di Pont-Saint-Martin è iniziata la procedura preliminare per la costruzione di 6 alloggi. A Perloz stanno per essere assegnati a seguito di concorso 5 nuovi alloggi?
(interruzione del Consigliere Beneforti, fuori microfono)
? per quanto riguarda il lotto A di via Chambéry saranno consegnati a breve 26 alloggi.
E vengo adesso alla questione quartiere Dora. C’è una novità sostanziale rispetto a quanto ci siamo detti lo scorso anno e la novità sostanziale è che l’anno scorso non avevamo i finanziamenti, adesso disponiamo dei finanziamenti. Mi dirà: "Ci avete messo un anno". Ci abbiamo messo un anno perché nel mese di aprile 2000 è stata siglata l’intesa in Conferenza Stato-Regioni con il Governo per la riassegnazione dei finanziamenti ex GESCAL dello Stato alle Regioni, nel mese di luglio di quest’anno il Presidente per l’edilizia agevolata e il sottoscritto per l’edilizia sovvenzionata hanno firmato con il Ministero dei lavori pubblici l’accordo di programma che mette a disposizione per la Regione Valle d’Aosta 14 miliardi per l’edilizia agevolata e 17 miliardi per l’edilizia sovvenzionata, senza vincolo di destinazione.
Quindi avremo la possibilità nel corso dei prossimi due mesi di definire l’attribuzione di queste risorse. Posso fare un piccolo anticipo: una parte di questi fondi sarà destinata alle cooperative edilizie che hanno la disponibilità dell’area e possono effettivamente partire, si tratta di cinque interventi; ci sarà una norma nella finanziaria che attribuisce al fondo di rotazione della nostra legge questi finanziamenti perché possano essere utilmente allocati e per il resto andremo a finanziare programmi che dovranno essere realizzati dall’ARER, "in primis" la realizzazione degli 80 alloggi nel quartiere Dora.
Rispetto a questioni di più ampia "envergure" evidenziate, una risposta viene sicuramente da alcuni provvedimenti che stanno per giungere all’approvazione in sede statale. Sono all’esame della Conferenza Stato-Regioni e riguardano il cosiddetto "piano delle ventimila abitazioni in affitto", finanziamenti per la realizzazione di alloggi a canone convenzionato. Stiamo valutando l’opportunità di anticipare con una legge regionale la possibilità di attribuire finanziamenti agevolati per la realizzazione di alloggi di cosiddetta "edilizia convenzionata". Con questo si dà risposta a quella fascia, valutata dal Consigliere Beneforti in una percentuale del 25-30 percento, di persone che non possono accedere all'abitazione in proprietà e che hanno redditi che non consentono loro di rimanere o di avere i requisiti per avere attribuiti gli alloggi di edilizia residenziale. Un altro provvedimento molto importante all’esame in questo momento riguarda i programmi innovativi in ambito urbano e qui il riferimento è quello a cui faceva cenno il Consigliere Borre, parlando della necessità di definire programmi integrati di riqualificazione urbana. Qui mi auguro che il Comune di Aosta sappia farsi attore e promotore di questi interventi.
Del finanziamento della legge n. 56, del fondo di rotazione previsto con i fondi di edilizia agevolata a favore delle cooperative ho già detto.
Un cenno ha fatto la Consigliera Squarzino ai contributi per l’affitto; i dati che lei ha letto credo che testimonino della validità di questi strumenti. Con il fondo sociale nel 1999-2000 abbiamo attribuito 1.400 milioni, abbiamo anche qui accumulato qualche ritardo; entro questo mese liquideremo il fondo sociale relativo all’anno 2000, entro la fine di novembre usciremo con il bando relativo ai finanziamenti dell’anno 2001.
Un'iniziativa, a cui credo sia importante prestare particolare attenzione, è quella a cui ha fatto riferimento il Consigliere Borre. Lui credo abbia parlato di Agenzia, non so se sarà un'Agenzia o quale veste giuridica si potrà immaginare di dare, comunque si tratta della messa a punto di uno strumento che si faccia garante e mediatore fra i proprietari di alloggi e gli inquilini. Teniamo conto che nel Comune di Aosta esistono dai 700 agli 800 alloggi sfitti per delle ragioni abbastanza evidenti, che sono quelle riferibili ai timori che i proprietari hanno rispetto alla garanzia del pagamento del canone, alla garanzia in termini di restituzione nei termini voluti e dovuti dell’alloggio, e difficoltà rispetto allo stato manutentivo degli alloggi stessi nel momento in cui vengono restituiti. Se riusciamo con la collaborazione dei Comuni a mettere in piedi uno strumento che garantisca il proprietario degli alloggi rispetto a questi tre problemi, credo che una parte di quei 7-800 alloggi potrà essere messa sul mercato dell’affitto.
Qualche idea l’abbiamo anche per snellire le procedure e quindi accorciare i tempi per l’affidamento dei mutui prima casa, ma di questo avremo modo di parlare quando discuteremo di finanziaria di qui a qualche mese.
Ancora un cenno voglio fare, perché è stato ripetutamente tirato in ballo, all’Osservatorio per la casa. È chiaro che per poter mettere in piedi politiche o iniziative bisogna partire da un'analisi della situazione che non può prescindere dai dati. Su questo siamo a buon punto, nel senso che il Ministero e le Regioni hanno ultimato gli studi concernenti l’attuazione delle reti di osservatori regionali. Il prototipo che era stato affidato alla Regione Piemonte è stato ultimato e con la collaborazione del nostro Dipartimento per il sistema informativo di qui a qualche mese saremo in grado di far funzionare questo strumento.
In conclusione, per quanto riguarda il problema dell'emergenza e quindi la possibilità di dare risposte immediate a quelle situazioni che necessitano di una risposta immediata, credo che non ci si debba inventare niente. Gli strumenti ci sono, a chi li deve utilizzare e a chi li deve far funzionare il compito di utilizzarli al meglio e di farli funzionare al meglio. Ma qui vorrei che fosse ben distinto il ruolo e la responsabilità delle Amministrazioni: a noi il compito di programmare e definire, ad altri il compito di gestire.
Per quanto riguarda la questione più generale, so che in II Commissione c’è stata un'audizione del Difensore civico che ha chiesto di essere sentito sul tema dell'emergenza e so che per competenza la questione è stata trasferita alla III Commissione che ha predisposto una serie di audizioni alle quali parteciperò con interesse. Credo che sia quella la sede per approfondire l’argomento e c’è tutta la mia disponibilità a contribuire agli approfondimenti e a quant’altro la III Commissione vorrà fare.
In questo senso, raccogliendo l’invito del Consigliere Beneforti, di voler farsi carico interamente del problema, chiedo ai Consiglieri Beneforti e Squarzino di voler ritirare la mozione perché l’obiettivo che loro volevano cogliere e che era quello di sensibilizzare "in primis" l’Assessore, poi la Giunta e poi il Consiglio rispetto ad una tematica che è sempre attuale e degna di attenzione, credo che sia stato colto.
PresidenteLa parola al Consigliere Beneforti.
Beneforti (PVA-cU)Ho ascoltato con attenzione la replica dell’Assessore e devo dire che gli interventi che ci ha illustrato per combattere l’emergenza sono più o meno gli stessi in occasione di precedenti dibattiti consiliari. Quello che c’è di nuovo è che ci si mette un po’ di peperoncino in modo da vedere accelerare la soluzione degli impegni che erano stati presi e che oggi sono stati riconfermati in questa sede. Però ritengo che tutti gli interventi previsti non siano sufficienti a far fronte all'emergenza in essere.
Il problema di un piano casa per la costruzione di nuovi alloggi però rimane, tenuto conto di tutto quello che volete. Ci deve essere un’opera calmieratrice del mercato. Assessore, quando mi dice: "Inventiamo l’agenzia", io le dico: "Inventiamo quello che ci pare, troviamo dei mediatori fra proprietari e inquilini", ma se non costruiamo e non creiamo qualcosa di concorrenziale, i prezzi li determinano i proprietari degli alloggi, molti infatti li tengono sfitti perché vogliono arrivare ad avere certi introiti e non li cedono. È vero che una parte non li affitta perché vuole le garanzie.
Mi ricordo che quando era l'Avvocato Oreste Marcoz Sindaco di Aosta, un giorno mi chiamò, io ero Presidente dell’ECA, e mi disse: "Affittami 30-40 alloggi perché devo risolvere una certa emergenza". E questo perché chi disponeva di alloggi non li affittava, se non dietro precise garanzie da parte della Regione o del Comune. Però ci trovammo anche nelle condizioni che i prezzi degli affitti li determinavano i proprietari di alloggi. Ecco allora perché bisogna, da una parte cercare di risolvere le emergenze e dall’altra ci dobbiamo porre il problema della costruzione di nuovi alloggi perché con la loro immissione sul mercato facciamo un’opera calmieratrice nelle vendite degli immobili. Con la legge sui mutui per la prima casa abbiamo fatto lievitare il prezzo degli immobili. Quindi una soluzione è quella di fare concorrenza e la concorrenza si crea immettendo sul mercato nuovi alloggi. Oggi il mercato degli affitti purtroppo è questo e, siccome abbiamo un problema sociale da assolvere, dobbiamo cercare di assolverlo venendo incontro alle categorie particolarmente bisognose.
Cerchiamo poi di non avere questi ritardi del fondo sociale; capita che mi senta dire da un inquilino, che ha avuto lo sfratto perché non ha potuto pagare, in quanto non ha ancora ricevuto il contributo regionale. Allora qualcuno viene da me e mi chiede: "Ma è vero che la Regione ritarda a pagare?" Io rispondo che è possibile, però lo tranquillizzo dicendogli che la Regione paga sempre e che l’inquilino lo pagherà non appena gli danno i soldi. Però ci sono una serie di problemi per cui sarebbe opportuno accelerare le pratiche di evasione dei contributi. Cerchiamo di inquadrare il problema della casa e di interpretarlo come un problema sociale. La Valle d’Aosta ha fatto tanto, continuiamo a fare quello che è necessario perché certe situazioni non abbiano a verificarsi nuovamente.
Assessore, siamo d’accordo di rimandare la problematica alla III Commissione per un approfondimento, sono certo che se lo chiamiamo l’Assessore Vallet verrà e ne discuteremo, però mi piace fare le cose seriamente e il confronto deve essere serio e non cercare di fare sempre la politica del rinvio?
(interruzione dell’Assessore Vicquéry, fuori microfono)
? la III Commissione è senz'altro la sede opportuna per continuare il confronto su questi problemi e pertanto annuncio il ritiro della mozione, a fronte della disponibilità della Giunta di un dibattito in Commissione.
Presidente La mozione è ritirata.
Il Consiglio prende atto
