Oggetto del Consiglio n. 2152 del 25 luglio 2001 - Resoconto
OGGETTO N. 2152/XI Disegno di legge: "Finanziamento dell’Università della Valle d’Aosta - Université de la Vallée d’Aoste, interventi in materia di edilizia universitaria e istituzione della tassa regionale per il diritto allo studio universitario".
CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 1 (Finalità)
1. In attuazione dell'articolo 17, commi 120 e 121, della legge 15 maggio 1997, n. 127 (Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo) e dell'articolo 1 del decreto legislativo 21 settembre 2000, n. 282 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta in materia di potestà legislativa regionale inerente il finanziamento dell'università e l'edilizia universitaria) la Regione, con la presente legge, provvede:
a) al finanziamento dell'Università della Valle d'Aosta - Université de la Vallée d'Aoste, di seguito denominata Università;
b) alla programmazione degli interventi in materia di edilizia universitaria.
2. La presente legge provvede, altresì, alla istituzione e alla disciplina della tassa regionale per il diritto allo studio universitario di cui all'articolo 3, commi 20, 21, 22 e 23 della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica).
Articolo 2 (Autorizzazione al finanziamento dell'Università)
1. È autorizzato il finanziamento dell'Università mediante trasferimenti annuali correnti, posti a carico del bilancio della Regione.
2. L'ammontare annuo complessivo dei finanziamenti a favore dell'Università è determinato, con appositi stanziamenti, a carico del bilancio regionale, tenuto conto degli oneri gravanti sul bilancio dello Stato.
3. Le modalità di trasferimento delle risorse finanziarie a copertura del fabbisogno dell'Università per l'attività didattica, amministrativa e di ricerca e per l'esercizio delle funzioni in materia di diritto allo studio sono disposte con deliberazione della Giunta regionale.
CAPO II EDILIZIA UNIVERSITARIA
Articolo 3 (Edilizia universitaria)
1. La Giunta regionale, sulla base degli indirizzi contenuti nel piano pluriennale di sviluppo dell'Università, individua le aree o gli immobili ritenuti necessari e adeguati al regolare svolgimento dell'attività didattica, amministrativa e di ricerca nonché al corretto esercizio delle competenze in materia di diritto allo studio, ponendo in essere tutte le attività conseguenti e procedendo, se del caso, all'acquisizione delle aree o degli immobili medesimi mediante esproprio.
2. Gli interventi di cui al comma 1, quelli riguardanti l'adeguamento alle vigenti disposizioni in materia di sicurezza, la manutenzione straordinaria, il recupero e la ristrutturazione di immobili già esistenti, adibiti o da adibire ad alloggi o residenze per studenti universitari, nonché gli interventi di nuova costruzione ed acquisto di aree ed edifici possono essere realizzati altresì con il concorso dello Stato ai sensi e con le procedure previste dalla legge 14 novembre 2000, n. 338 (Disposizioni in materia di alloggi e residenze per studenti universitari).
3. Le esigenze di cui al comma 1 possono essere altresì soddisfatte mediante la concessione in comodato all'Università di immobili di proprietà o nella disponibilità della Regione.
CAPO III TASSA REGIONALE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO
Articolo 4 (Istituzione ed importo)
1. È istituita la tassa regionale per il diritto allo studio universitario.
2. La tassa regionale per il diritto allo studio universitario costituisce un tributo proprio della Regione il cui gettito è interamente devoluto alla erogazione di borse di studio, di prestiti d'onore, nonché degli altri benefici previsti dalla normativa vigente.
3. Nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 3, comma 21, della l. 549/1995, l'importo della tassa regionale per il diritto allo studio universitario è fissato in lire 136.000 (euro 70,24).
4. La Giunta regionale provvede annualmente, con propria deliberazione, all'aggiornamento della tassa regionale per il diritto allo studio universitario in base al tasso di inflazione programmato.
Articolo 5 (Oggetto e versamento)
1. La tassa regionale per il diritto allo studio universitario è dovuta per l'immatricolazione o l'iscrizione a ciascun anno accademico dei corsi di studio presso l'Università.
2. La tassa regionale per il diritto allo studio universitario è versata in un'unica soluzione alla Regione.
3. La riscossione della tassa regionale per il diritto allo studio universitario può, con deliberazione della Giunta regionale, essere delegata all'Università sulla base di apposita convenzione recante, in particolare:
a) le modalità di riscossione;
b) i tempi e le modalità per il trasferimento delle somme introitate;
c) i dati relativi alle riscossioni effettuate.
4. La convenzione di cui al comma 3 può altresì prevedere la gestione, da parte dell'Università, del gettito della tassa regionale per il diritto allo studio universitario, nel rispetto delle finalità di cui all'articolo 4, comma 2.
Articolo 6 (Esoneri e rimborsi)
1. Sono esonerati dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio universitario gli studenti beneficiari di borse di studio e prestiti d'onore previsti dalla disciplina vigente, nonché gli studenti risultati idonei nelle graduatorie per l'ottenimento di tali benefici.
2. La Giunta regionale può esonerare, totalmente o parzialmente, dal pagamento della tassa altre eventuali categorie di studenti capaci e meritevoli privi di mezzi.
3. Le modalità dell'eventuale rimborso della tassa regionale per il diritto allo studio universitario agli studenti di cui ai commi 1 e 2 sono stabilite con deliberazione della Giunta regionale.
CAPO IV DELEGA DI FUNZIONI
Articolo 7 (Delega di funzioni)
1. La Giunta regionale è autorizzata a delegare all'Università l'esercizio delle funzioni amministrative di cui all'articolo 1, comma 2, del d.lgs. 282/2000 in materia di edilizia universitaria.
CAPO V DISPOSIZIONI FINANZIARIE E FINALI
Articolo 8 (Disposizioni finanziarie)
1. L'onere derivante dall'applicazione della presente legge è determinato complessivamente in lire 5.210.000.000 (euro 2.690.740) per l'anno 2001, in euro 4.034.000 per l'anno 2002 ed in annui euro 4.679.000 dall'anno 2003.
2. L'onere di cui al comma 1 trova copertura nello stato di previsione della spesa del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2001 e di quello pluriennale per gli anni 2001/2003 nell'obiettivo programmatico 2.2.4.04 "Istruzione e cultura – Interventi a carattere scolastico", e si provvede:
a) per lire 4.360.000.000 per l'anno 2001, per euro 3.595.000 per l'anno 2002 e per euro 4.292.000 per l'anno 2003, mediante riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 56655 "Oneri per l'istituzione dell'Università in Valle d'Aosta" dell'obiettivo programmatico 2.2.4.04;
b) per lire 850.000.000 per l'anno 2001, per euro 439.000 per l'anno 2002 e per euro 387.000 per l'anno 2003, mediante riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 56640 "Spese per l'attuazione del corso di laurea in scienze della formazione primaria e scuola di specializzazione" dell'obiettivo programmatico 2.2.4.04.
3. Per l'applicazione della presente legge la Giunta regionale è autorizzata ad apportare, con propria deliberazione, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di bilancio e finanze, le occorrenti variazioni di bilancio.
4. I proventi di cui all'articolo 4 sono introitati al capitolo 850 "Tassa regionale per il diritto allo studio universitario" dello stato di previsione dell'entrata del bilancio della Regione. Per l'applicazione dell'articolo 4, comma 2, la Giunta regionale è autorizzata ad apportare con propria deliberazione, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di bilancio e finanze, le necessarie variazioni al bilancio di previsione.
Articolo 9 (Dichiarazione d'urgenza)
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell'articolo 31, comma terzo, dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.
PrésidentLa parole au rapporteur, le Conseiller Cottino.
Cottino (UV)Ce rapport est signé non seulement par moi-même, mais aussi par le collègue Cerise en tant que rapporteur de la IIème Commission.
La relation qui accompagne le projet de loi n° 133 présente un long aperçu détaillé de la législation dans le cadre de laquelle ce dernier s’inscrit obligatoirement. Je n’ai pas l’intention de revenir sur ce point puisqu’il me semble que ladite relation est suffisamment complète et je suis certain que tous mes collègues l’ont déjà lue.
Avant d’analyser ce projet de loi je voudrais cependant vous faire part de quelques réflexions politiques sur les raisons qui nous ont conduits à instituer l’université en Vallée d’Aoste.
La question du développement de la formation supérieure et, par conséquent, de la fondation de notre université, n’a cessé de se représenter dans le débat politique valdôtain au cours des trente dernières années et a toujours recueilli un large consensus, car investir dans la formation et relever le niveau culturel de la Région sont sans conteste deux notions chères à la société valdôtaine.
Mais cette volonté, ce besoin, oserais-je dire, a souvent buté sur un vide législatif qui empêchait de fait la création d’une université comme il se doit, c’est-à-dire véritablement intégrée dans le tissu social de la communauté et au service de cette dernière.
C’est du moins ce que pensaient les Valdôtains qui n’étaient pas trop enthousiastes à l’idée que l’on implante en Vallée d’Aoste quelques filières d’études certes compatibles avec notre réalité, mais toujours dépendantes d’un centre universitaire probablement peu concerné par les questions locales.
Dans ce cas, la complexité de la situation historique et culturelle valdôtaine aurait encore aggravé les problèmes qui marquent souvent les relations entre siège central et antennes périphériques.
Le conflit entre ceux-ci - à vrai dire fréquent dans ce genre d’expérience - aurait pu être encore plus exacerbé que d’ordinaire et influer négativement sur la qualité de l’enseignement dispensé par la structure régionale.
Le risque subsistait, par ailleurs, que l’institution de cours stables en Vallée d’Aoste, en attirant un grand nombre d’étudiants, forme une quantité de professionnels excessive par rapport aux réelles exigences de la Région et aboutisse, en fait, à la formation de futurs chômeurs. L’action de la Région dans ce domaine a, sans aucun doute, été freinée par ces problèmes, avant de connaître une accélération sensible au cours des dix dernières années. Les démarches que la Région a entreprises vont dans deux directions distinctes, mais non antithétiques.
D’une part, les mesures en faveur de l’exercice du droit aux études ont été remarquablement renforcées - compte tenu des marges d’action consenties par les dispositions en vigueur - par la mise en ?uvre d’un système très structuré d’aides au profit des étudiants. Cette intervention a immédiatement produit un résultat tangible: la population universitaire a pratiquement augmenté de 50 pour cent en moins d’une décennie.
D’autre part, des enveloppes toujours plus importantes ont été débloquées pour instituer en Vallée d’Aoste des cours universitaires sur la base de conventions passées avec de prestigieuses institutions italiennes et européennes, telles que l'Ecole polytechnique de Turin, l’Université de Liège et l’Institut de formation des maîtres de l’Académie de Grenoble.
En 1997, l’entrée en vigueur de la loi n° 127 a marqué un tournant: car la réforme du système universitaire national prévoit qu’une université puisse être créée en Vallée d’Aoste, à l’initiative d’organismes publics ou privés.
Ces nouvelles dispositions nous ont donc valu d’instituer un centre d’études supérieures complètement autonome, une université "libre", comme on dit, et - en tout état de cause - non étatique. Voilà un immense pas en avant, bien qu’évidemment les programmes demeurent soumis à l’approbation du Ministère compétent.
Je voudrais maintenant rappeler très brièvement les principes et les critères qui ont été à la base de l’élaboration du projet relatif à l’institution de l’Université de la Vallée d’Aoste:
- une offre de formation qui n’est pas en concurrence directe avec celle d’autres universités, même si l’on retrouve ici des cours déjà présents ailleurs;
- la possibilité d’obtenir une qualification ouvrant accès à une offre spécialisée reconnue au niveau international;
- la possibilité - pour les étudiants valdôtains, surtout - d’accéder à tous les cours mis en place, sans qu’il soit obligatoire de suivre l’ensemble des filières;
- la reconnaissance des études au niveau international la plus étendue possible, avec la délivrance de doubles diplômes et, par conséquent, l’ouverture aux diplômés de différents marchés du travail;
- la présence d’un nombre variable de professeurs universitaires de haut niveau, spécialisés dans divers domaines, qui viennent renforcer un groupe fixe de professeurs de l’université.
Il faut encore souligner que, pour ce qui est du choix des options à mettre en place, l’attention doit, comme toujours, se focaliser sur le marché du travail local. Pour la majorité actuelle, la réalisation de cet objectif constitue la concrétisation de l’un des points fondamentaux de son programme, un point dont ce projet de loi ne représente que la dernière étape.
La loi que nous allons voter est peut-être très simple, mais elle est extrêmement importante puisque, comme je viens de le rappeler, elle constitue le chaînon manquant susceptible de compléter le cadre législatif valdôtain en matière d’université. Nous appliquons ainsi la nouvelle compétence qui nous a été donnée en la matière.
Cette loi permettra en particulier à l’université valdôtaine de disposer des moyens économiques qui, en plus du soutien que lui assure le Ministère compétent, favoriseront son épanouissement et la réalisation de ses objectifs.
Je rappelle par ailleurs que l’instauration d’un droit universitaire régional est prévue par la loi nationale n° 549 de 1995.
E qui permettetemi di aprire, anche se brevemente, una piccola parentesi. Qualcuno ha ritenuto che questa tassa di iscrizione fosse un balzello, di conseguenza demanda ai relatori il compito di spiegare alla popolazione valdostana che questo non dovrebbe essere tale, ma qualcosa di differente.
Ebbene, niente di più facile per i relatori dare questa spiegazione; mi dispiace solo che ci sia in effetti una mancanza di informazione come si deduce anche dal resto delle notizie che sullo stesso articolo viene portato.
Vorrei ricordare che questa è effettivamente una tassa istituita dalla legge n. 549/1995 che fissa un minimo e un massimo e a cui la legge in oggetto non avrebbe potuto sottrarsi, di conseguenza è evidente che la tassa sull'iscrizione viene ripresa in questa legge. Per quanto riguarda l'articolato farò soltanto alcuni brevi cenni esplicativi.
L'articolo 1 specifica le finalità già ricordate.
L'articolo 2 autorizza il finanziamento precisando che le modalità di trasferimento sono fissate da una delibera di Giunta e chiarendo che l'ammontare dello stesso dovrà tenere conto oltre che della relativa esigenza anche dell'ammontare dell'intervento dello Stato.
L'articolo 3 disciplina le modalità di intervento in materia di edilizia universitaria. In particolare chiarisce in base a quali criteri la Giunta regionale può intervenire nel reperimento di aree o immobili necessari per tutte le attività dell'università. Precisa inoltra che lo Stato in base alla legge n. 338 del 2000 interviene finanziariamente in particolare per quanto attiene i servizi inerenti la piena applicazione del diritto allo studio.
L'articolo 4 prevede l'istituzione della tassa per il diritto allo studio. Il comma 2 ne precisa la destinazione oltre che l'importo. A questo proposito voglio ricordare che la cifra di 136.000 non è altro che il minimo stabilito dalla legge n. 549 del 1995, naturalmente rivalutato perché quello era del 1996, infatti il comma 21 dell'articolo 3 prevede quanto asserito.
L'articolo 5, che disciplina il versamento della tassa, prevede in particolare al comma 3 che la Giunta regionale possa delegare l'università alla sua riscossione. Cosa questa che facilita gli studenti, ma che evita anche alla Regione di dover predisporre uno sportello ad hoc con personale specializzato.
Il comma 4 con la stessa filosofia prevede che l'importo stesso, pur nel rispetto delle sue finalità, possa essere gestito direttamente dall'università. Voglio ricordare che questo ha soprattutto lo scopo di aiutare coloro che ne hanno più necessità.
L'articolo 6, al comma 1, chiarisce con precisione quali siano i requisiti degli studenti che possono essere esentati dal pagamento della tassa mentre ai commi 2 e 3 si demanda alla Giunta regionale la possibilità di esonerare dal pagamento della tassa altre categorie non citate al comma 1 e di definire le modalità di eventuali rimborsi per tasse non dovute pagate da studenti appartenenti alle categorie citate nei primi due commi.
L'articolo 7, utilizzando quando previsto dalle norme di attuazione, prevede la possibilità di delega all'università delle funzioni amministrative.
L'articolo 8 prevede la copertura finanziaria di quanto previsto dalla presente legge per il triennio 2001/2003 al comma 1, mentre al comma 2 precisa le modalità di reperimento. I commi 3 e 4, per una maggiore flessibilità ed efficienza, autorizzano la Giunta a predisporre variazioni di bilancio per le necessità occorrenti. Al comma 4 viene anche specificato il capitolo in cui viene introitata la tassa prevista all'articolo 4.
Ed infine l'articolo 9 prevede la dichiarazione d'urgenza, dichiarazione sicuramente giustificata che permetterà di accelerare l'avvio del già ricordato, completo funzionamento dell'Università della Valle d'Aosta.
PrésidentLa parole à l’Assesseur à l’éducation et à la culture, Pastoret.
Pastoret (UV)Comme les rapporteurs l’ont déjà bien rappelé, et d’ailleurs je les remercie pour ce rapport complet et intéressant, ce projet de loi concerne le financement de l’Université de la Vallée d’Aoste, les interventions en matière de bâtiments universitaires et l’institution de la taxe régionale pour le droit à l’étude.
Avant de revenir très brièvement sur le contenu de la loi en question, je voudrais éclaircir deux éléments que j’estime importants. Le premier concerne les finalités de la loi, le deuxième les passages qui ont été développés pour arriver au projet de loi.
Quant aux finalités de la loi, celles-ci concernent: l’autorisation à la Région de financer l’Université de la Vallée d’Aoste par transfert de fonds, comme cela est prévu à l’article 2, l’individuation, l’achat, la récupération, la réalisation des espaces nécessaires pour le développement des activités didactiques, administratives et de recherche de l’université, comme cela d’ailleurs est déjà dit soit dans la loi n° 127, soit dans le décret législatif n° 282/2000, et la détermination de la taxe de droit à l’étude qui doit être obligatoirement fixée dans le respect de l’alinéa 21, article 3, de la loi n° 549/1995 comme cela l'a rappelé le rapporteur Cottino.
Le deuxième élément concerne le parcours qui nous a conduit à ce projet de loi. Je voudrais rappeler à ce propos que la loi n° 127/1997 prévoit à l’article 17 la possibilité pour notre Région de pourvoir à la création d’une université. Il me semble juste rappeler que cette disposition a été introduite sous forme d’amendement par le Député Caveri lors de la discussion de la loi budgétaire de l’Etat en décembre 1997.
A partir du mois de janvier 1998 il a été possible pour le Gouvernement valdôtain de travailler à la création de l’Université de la Vallée d’Aoste. Pour ce faire, un comité promoteur, coordonné par le Président de la Région, un comité scientifique et un comité de direction, coordonné par l’Assesseur à l’éducation et à la culture, ont été créés.
Ces différents comités ont travaillé déjà à partir du mois d’avril 1998 et jusqu’à l’approbation du projet de l’Université de la Vallée d’Aoste dont le fonctionnement a été autorisé par le décret du Ministre de l’université du 31 octobre 2000 et cela suite à la délibération n° 3.134/2000 du Gouvernement valdôtain et à l’arrêté du 21 septembre 2000 du Président de la Région.
Ces actes ont été ceux qui ont permis à l’Université de la Vallée d’Aoste de voir le jour. Toujours dans cette période a été publié le décret du Président de la République du 21 septembre 2000, n° 282 portant: "Dispositions d’exécution du Statut spécial de la Région en matière de compétences législatives régionales concernant le financement de l'université et des bâtiments universitaires".
C’est à cette mesure de loi qu’on se rapporte aujourd’hui pour ce projet de loi sur l’Université de la Vallée d’Aoste. Celui-ci a été un acte qui avec le décret du Ministre a complété le cadre de référence pour le démarrage de l’université et l’ensemble de ces mesures a représenté l’achèvement d’un parcours long et complexe et représente pour notre Région une réussite importante qui a été possible merci à une grande détermination administrative et politique qui a vu la réalisation de ce qui avait été inscrit dans les programmes de législature au mois de juillet 1998.
Mais je crois, au-delà de ces aspects, que nous nous devons de reconnaître un énorme pas de l’avant pour notre communauté dans ce domaine, car elle a atteint un grand résultat avec la création de l’Université de la Vallée d’Aoste. Aujourd’hui le Conseil est appelé à approuver le dernier acte qui complétera l’ensemble des dispositions permettant à l’université d’?uvrer à plein titre et en totale autonomie.
Ces prémisses ayant été faites, il faut avoir clair à l’esprit que cette loi n’est pas une loi sur l’université, mais une mesure qui autorise la Région à transférer à l'université les recettes financières nécessaires à son fonctionnement et à intervenir en matière de bâtiments. Il y a lieu de signaler que l’Etat pourvoira lui aussi à financer l’Université de la Vallée d’Aoste tant comme les autres universités en Italie.
Un premier transfert de 250 millions de lires a déjà été effectué par l’Etat au mois de décembre 2000; 1.500 millions de lires devront être transférées toujours par l’Etat à l’université pour l’activité de l’année 2000 sur la base de l’entente entre la Région et le Ministère.
Mais ce que je viens de citer ne fait pas l’objet de cette loi qui fixe les points que j’ai rappelés avant et qui autorise la Région à ?uvrer dans le secteur des bâtiments, des financements et de l’impôt de droit à l’étude.
Cette loi donc autorisera la Région à transférer:
- 5.210 millions de lires pour 2001;
- 4,034 millions d’euro pour 2002;
- 4,679 millions d’euro pour 2003.
Je rappelle que ces sommes ont déjà été inscrites dans le budget de prévision pour 2001-2003 que ce Conseil a approuvé au mois de novembre 2000 et leur utilisation sera rendue possible par les dispositions contenues dans ce projet de loi. Il est cependant bien de rappeler que la loi ne sanctionne pas le fait que la Région soit le seul sujet pouvant financer l’université.
Comme j’ai dit, la finalité de cette loi est celle d’autoriser la Région à transférer les fonds qu’elle décidera d’inscrire dans son budget sur la base des besoins de l’université, comme cela est prévu à l’article 2, sur la base des dispositions de loi en vigueur et tout spécialement par le décret n° 282/2000.
Cela n’exclut pas le fait que l’Université de la Vallée d’Aoste puisse avoir des autres revenus. En effet l’Etat prévoit de financer les universités par ses propres dispositions législatives, sur la base dans notre cas d’une entente avec la Région, comme cela est dit soit dans l’alinéa 120 de l’article 17 de la loi n° 127/1997 et comme cela est repris d’une façon encore plus claire par le décret du Ministre de l’université du 31 octobre 2000.
Le projet de loi ne prévoit aucune mesure concernant l’organisation financière de l’université et les éventuelles autres formes de financement qui peuvent la concerner. Cela non pas parce qu’on l’a oublié ou on ne voudrait pas toucher ce thème, mais parce que la loi n° 127/1997 et le décret du Président de la République n° 282 prévoient clairement quelles sont les compétences qui reviennent à la Région en la matière.
Egalement pour ce qui est des immeubles pour les différents services de l’université, la loi prévoit que la Région peut faire recours à des financements de l’Etat qui sur la base de ses propres lois peut intervenir pour financer le développement ou la réalisation d’immeubles à destiner aux différentes activités de l’université.
Cette loi introduit aussi la taxe régionale de droit à l’étude en fixant le seuil d’impôt que chaque étudiant doit verser à la Région ou directement par le biais de l’université suite à l’approbation d’une convention.
Il s’agit d’une obligation celle-ci de loi pour toutes les régions qui ont un siège universitaire sur leur territoire. Le montant de l’impôt a été fixé en 136 mille lires par an et le maximum aurait pu être prévu à 200 mille lires par année.
Il y a lieu de signaler que ces impôts doivent être entièrement destinés au soutien du droit à l’étude (bourses d’étude, prêts d’honneur, et cetera). Il y a aussi lieu de rappeler que les étudiants qui bénéficient de bourse d’étude sont exonérés du paiement de l’impôt de droit à l’étude.
Comme chacun peut le constater, il s’agit d’un projet de loi simple et réduit qui remplit le vide existant en la matière et ce vide est rempli selon ce qui est prévu et admis par les dispositions en vigueur que j’ai déjà rappelées.
PrésidentLe débat est ouvert.
La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU)Come hanno ricordato l’Assessore e il relatore, si tratta di una legge di carattere finanziario. È l’attuazione, ricordava ancora l’Assessore, del decreto legislativo n. 282/2000 che prevede che la Regione emani una legge per finanziare l’università e che solo successivamente emani le norme per esercitare le funzioni amministrative che le sono proprie.
Ci chiediamo se questo tipo di legge non è un po' tardivo, e se la Regione si è accorta che doveva fare questa legge quando era nella condizione di introiettare soldi dallo Stato.
È una legge che viene presentata come finanziamento dell’università e come stanziamento in materia di edilizia universitaria. Però non sono chiari i finanziamenti che sono stanziati per l'edilizia universitaria, che non vengono neanche presi in considerazione, mentre vengono prese in considerazione le spese che riguardano il funzionamento dell'università.
D’altra parte, anche nella parte del bilancio non si fa altro, come ricordava l’Assessore, che utilizzare ed inserire in un unico capitolo risorse che erano già contenute in capitoli diversi dal bilancio. Il problema che pone questa legge non è la questione del finanziamento.
Il nostro gruppo consiliare è chiaramente d’accordo su finanziamenti che vanno nell’ottica dell’università, della cultura; si tratta in questo caso di sistemare cose che andavano sistemate, detto con parole semplici.
Il problema essenziale, lo ha ricordato nella sua relazione il Consigliere Cottino, è perché un'università in Valle d’Aosta e quale tipo di università in Valle d’Aosta.
Stiamo per approvare un finanziamento ad un'università ben precisa che è stata delineata nei documenti presentati a livello ministeriale, nei progetti di ateneo in cui sono individuate le finalità e gli sviluppi futuri di questa università. Questo documento è richiamato nella stessa legge laddove all’articolo 3 si dice che la Regione, "sulla base degli indirizzi contenuti nel piano pluriennale di sviluppo dell’università, individuerà le aree", eccetera. Quindi la Regione non fa altro che garantire i finanziamenti alle decisioni che vengono prese dall’università.
Dal progetto di università che emerge dai documenti presentati dal Consiglio di Amministrazione (e ricordo tra parentesi che uno dei responsabili, è il Presidente della Giunta, il quale è un referente dell’università), risulta innanzitutto che si vogliono attivare qui ad Aosta dei corsi di laurea per i docenti. Si tratta di un obiettivo ben chiaro, che nasce dalla volontà di preparare i docenti delle scuole materne, elementari e superiori che insegnano in Valle d’Aosta.
Si prevede inoltre di attivare nel 2001-2002 un corso di laurea nell’area economica, nel 2003-2004 un primo anno accademico nell’area dell'ingegneria e dell’architettura e nel 2005-2006 il primo anno accademico dell’area sanitaria.
Che tipo di progetto universitario emerge? È una copia, io non dico neanche brutta, piccola, non connoto in alcun modo la caratteristica di questa copia, è comunque una copia di corsi che già in altre università italiane vengono fatti. Corsi che vengono scelti - lo ricordava anche il Consigliere Cottino – al fine di facilitare "le marché du travail local": "? Il faut encore souligner que, pour ce qui est du choix des options à mettre en place, l’attention doit, comme toujours, se focaliser sur le marché du travail local?".
Ancora una volta noi, nel momento in cui attiviamo un'università, che dovrebbe essere un luogo di ricerca, di approfondimento, di libero scambio di informazioni e di pareri, di conoscenze e che dovrebbe veramente "volare alto", ancora una volta ci limitiamo ad un'università fatta secondo le nostre piccole dimensioni regionali.
Saremo importanti, caratteristici, certo, ma siamo una regione piccola. Allora il voler rispondere alle esigenze di approfondimenti universitari degli studenti valdostani, secondo me, è una scelta miope. Non credo che l’intento di questa università sia quello di far rimanere qui i giovani valdostani che intendono frequentare l’università, assolutamente. L’intento dovrebbe essere quello di attirare qui altri giovani, persone che intendono specializzarsi e in questa direzione bisogna indirizzarsi o meglio bisognerebbe, perché sembra che tutto sia programmato e congelato fino al 2006, anzi fino al 2010, perché se si attiva il primo anno di un corso, poi occorrerà prevedere anche il secondo, il terzo, il quarto.
La scelta di questa università, dicevo, va nella logica di garantire alcuni corsi in Valle d’Aosta, quei corsi che sono frequentati in misura maggiore dagli studenti valdostani che frequentano le università delle altre città italiane: ma questo significa avere una visione miope dell’università, della funzione che può avere un istituto di ricerca.
Quando è stata approvata la legge sull'università, il nostro movimento l’ha appoggiata, ma il progetto era ben diverso. Dell'università si parla da almeno trent’anni, già negli anni '70 la "Giunta Dujany" aveva riunito un gruppo di esperti perché si valutasse la possibilità di aprire ad Aosta un centro universitario e allora venne detto che solo una proposta di alto profilo che prescindesse dal mercato del lavoro locale poteva reggere nel tempo perché poteva diventare un centro di attrazione per altri studenti, per altri ricercatori, per altri esperti.
Un'università che risponda solo ad esigenze interne della Regione credo che sia un impoverimento per questa Valle, credo che sia una grande occasione perduta.
Eppure noi avremmo qui delle possibilità enormi, di settori in cui la ricerca, l’alta ricerca, potrebbe esprimere cose originalissime. Abbiamo il settore ambientale, abbiamo il settore agricolo, abbiamo il settore del territorio, abbiamo il settore geografico, abbiamo il settore linguistico: ne ho indicati a caso alcuni. Avremmo delle enormi possibilità proprio perché avremmo qui la materia prima da studiare su cui indagare, su cui chiamare altre specialità e su cui attivare dei corsi post-universitari, dei corsi post diploma di laurea. Allora questa università diventerebbe davvero un centro di attrazione e uno strumento di ricaduta culturale per la Regione. Questa è la funzione dell’università, non quella di essere una scuola un po' più superiore della scuola media superiore. Mi sembra una scelta effettivamente miope.
Ancora un accenno. Noi finanziamo l’università e questo va bene e poi su tutte queste aree che la Regione finanzia l’attività ispettiva dei consiglieri è negata. Voglio proprio qui ricordare che solo poco tempo fa ho presentato un'interrogazione con risposta scritta per chiedere alcuni dati su questa università e il Presidente della Giunta ha espresso un giudizio negativo al riguardo, dicendo che non si può entrare nell’autonomia didattica di un'università. Chiedevo dati su concorsi, ora io non credo che l’autonomia didattica di un'università si appunti sui concorsi che vengono attivati. Il Presidente del Consiglio mi ha comunicato, un attimo fa, di aver inviato personalmente la richiesta al rettore, che ha fatto arrivare, bontà sua, questi dati.
Ritorno a sottolineare un atteggiamento di miopia culturale di fronte alle grandi scelte che un'università potrebbe fare e una miopia culturale di fronte alla diffusione di informazioni. La trasparenza delle informazioni credo sia la base di ogni costruzione del sapere.
PrésidentLa parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI)Questo disegno di legge ci dà sicuramente la possibilità di fare un primo punto non tanto su quella che è l’Università della Valle d’Aosta, ma su quella che è la prospettiva dell’Università della Valle d’Aosta anche perché fino ad oggi siamo rimasti ad un livello embrionale.
Di conseguenza nell’andare ad approvare un disegno di legge apparentemente "atecnico", direi quasi di natura finanziaria, perché due sono i concetti che qui vengono individuati: la possibilità di finanziare l’università e il meccanismo della tassa regionale, non possiamo non fare una riflessione più ampia che non è sganciata dal disegno di legge, ma anzi gli è strettamente correlata perché fin da queste fasi si possono prefigurare o pregiudicare determinati sviluppi futuri di questa università.
Perciò la domanda pensiamo che non sia accademica - e qui la definizione cade bene - su quale sia l’università che come Amministrazione regionale vogliamo creare e finanziare pur nel rispetto di quella che deve essere l’autonomia didattica ed amministrativa dell'istituzione universitaria.
È evidente che l’ipotesi che era di attualità all’inizio degli anni '80 ossia di rientrare in un costituendo (all’epoca) secondo polo universitario piemontese, è un'ipotesi superata dal tempo e superata anche dai fatti perché come sappiamo quel secondo polo ha coinvolto diverse province del Piemonte e la Valle d’Aosta all’epoca fece la scelta di rimanere fuori da quel tipo di progetto perché riteneva la maggioranza dell’epoca che quel progetto non fosse interessante per la Valle d’Aosta.
Pertanto penso che noi, esclusa e chiusa questa ipotesi, dobbiamo anzitutto domandarci quali sono gli indirizzi di tipo didattico perché sono poi questi elementi che caratterizzano un'università, qual è il bacino di utenza e cosa voglia dire "Università non statale della Valle d’Aosta". Soltanto rispondendo a queste tre grosse domande forse riusciamo a capire cosa sarà l’università dei prossimi anni in Valle d’Aosta.
Se leggiamo anche quelle che sono le pubblicazioni, le recensioni, gli approfondimenti di stampa sull’università italiana in generale, ci rendiamo conto come università, che definisco forse in maniera impropria "generaliste", cioè che fanno di tutto un po’, tendano a darsi una loro connotazione e una loro specializzazione per poter mettere in moto quel meccanismo di concorrenza che anche nell’ambito universitario inizia a concretizzarsi, perciò la prima riflessione riguarda gli indirizzi didattici, ma la risposta non può venire fuori oggi da questa legge.
Però questa legge, nel momento in cui ipotizza delle risorse finanziarie e non solo le ipotizza ma le individua perché nella parte finale della legge si individuano risorse finanziarie per 26-27 miliardi circa nel triennio, è evidente che inizia a fare una scelta sul dimensionamento dell'università. Allora se la problematica degli indirizzi didattici può apparire una questione fuori tema rispetto alla legge, non è poi così fuori tema se viene rapportata alle esigenze di dimensionamento.
È ovvio che un'università a dimensione regionale, ammesso che abbia senso, ha necessità di strutture contenute; un'università di respiro nazionale, diremmo noi europeo vista la posizione geografica in cui si colloca la nostra Regione, ha esigenze di tutt’altro tipo per quelle che sono le strutture, per quella che può essere l’ipotesi del campus, per quelle che sono le ipotesi di queste infrastrutture a servizio degli studenti come viene evidenziato nella relazione di accompagnamento.
Ma l’altro aspetto importantissimo - e qui, Assessore, mi sembra di poter dire in maniera chiara che stiamo perdendo un treno importante, un treno che avevate auspicato anche voi come Giunta - è la sinergia con i privati e l’Assessore Pastoret e il Presidente della Giunta a più riprese hanno auspicato che questa università non statale non fosse riassumibile nel concetto di università regionale innanzitutto per una questione di accrescimento. Si dice che la cultura non ha confini e noi andiamo a costituire alla fin fine, perché purtroppo mi sembra che questi siano i presupposti, un'università che non ha neanche il respiro nazionale che può avere un'università statale, ma andiamo a costituire un'università di tipo regionale.
"L’università?" si era detto "? è non statale perché oggi c’è la Regione, ma le norme statali ci danno la possibilità di costituirla con altri soggetti, ci attiveremo per concretizzare questo tipo di sinergia" e questo si era detto rispondendo a un'iniziativa presentata qualche mese fa, alla fine del 2000, dal nostro gruppo.
Oggi andiamo a stanziare delle risorse finanziarie, è evidente che, nel momento in cui partono i meccanismi di tipo finanziario, se i privati ci sono, Assessore, partecipano, se i privati non ci sono - ammesso che si trovino un domani -, avranno la partecipazione forse più culturale, ma sicuramente non quella auspicabile partecipazione e coinvolgimento anche di tipo finanziario.
Leggendo quel quotidiano, che fra l’altro il suo collega di Giunta, Assessore Lavoyer, ha un po' svilito e perciò non lo definisco più autorevole, ma rimane sempre "Il Sole 24Ore", si trovano una serie di articoli che hanno caratterizzato il 2001 in riferimento alla scuola, all'istruzione e all'università, dove si dice che l’ateneo diventa fondazione. Si specifica in questo articolo, ma ce ne sono tanti altri, dell’opportunità essenziale per razionalizzare la gestione e coinvolgere le forze economiche locali.
Apro una parentesi: i problemi di carattere finanziario sono dei problemi nei quali alcuni Assessori già oggi iniziano a dibattersi con non poche preoccupazioni, e mi riferisco alla sanità, all’Assessore Vicquéry, che ha impostato la filosofia del piano che andremo a discutere anche sulla necessità di tagliare le spese.
L’università, Assessore Pastoret, lei sarà consapevole che non è una fonte di reddito per le casse regionali, ma rischia normalmente di essere una fonte di spesa per tutte quelle che sono normalmente le incombenze non solo inerenti l’edilizia propriamente detta, ma anche tutte quelle spese collaterali che necessitano di trasferimenti correnti come viene correttamente detto nelle relazioni.
Ecco allora che, mentre nel resto d’Italia le università che definivo prima "generaliste" tentano di fare il passo di qualità o nella specializzazione del loro indirizzo e della loro connotazione o nella trasformazione in fondazione - e non le fondazioni per la carità di stamattina di cui il mio collega Lattanzi ha tracciato una radiografia abbastanza preoccupante perché qui le fondazioni alla fine sono fondazioni pubbliche dall’inizio alla fine -, qui questo aspetto viene completamente omesso, su questo aspetto non si dice assolutamente nulla.
Allora, Assessore, come facciamo a fare una discussione di prospettiva, serena, sganciandoci da ogni pregiudiziale, da ogni posizione che molte volte siamo obbligati a recitare nel confronto consiliare quando la Giunta ci presenta un disegno di legge, dove impegna una cifra importante, poco meno di 30 miliardi, senza dirci cosa pensa e come pensa di impiegare queste risorse, senza un piano di larga massima, senza avere - o se lo ha fatto, non ce lo ha comunicato - attuato uno scambio di vedute e un confronto con la neonata università.
Immagino, Assessore, che la quantificazione di questa cifra nasca da una richiesta e da una valutazione. Un disegno di questa portata, non solo per l’impegno finanziario, ma per quella che è la prospettiva di dotare questa Regione finalmente di un'università non può nascere omettendo quelle che sono le prime esigenze sulle quali si fonda la norma finanziaria.
A questo proposito voglio ricordare che il nostro gruppo in quest’aula ha votato favorevolmente al parere che doveva esprimere sulla bozza di norma di attuazione che poi è stata approvata e licenziata in Gazzetta ufficiale che dava alla Regione le competenze di cui oggi iniziamo ad esercitare le funzioni.
Perciò sul discorso universitario abbiamo la massima sensibilità, Assessore, però lo abbiamo detto, vogliamo che questa sia un'università scritta a caratteri maiuscoli, non se l’abbia a male, e non una scuola di partito, ammesso che abbia ancora senso una definizione di questo tipo.
Su queste cose qui, prima di poter dare una risposta con un voto alla legge, vogliamo avere una risposta dall’Assessore su quali sono le prospettive, gli antefatti.
Voglio anche ricordare che un'università ha degli impatti non solo di tipo culturale, Assessore, ma ha degli impatti di tipo economico per l’indotto, per la ricaduta, ha degli impatti di tipo urbanistico. Allora queste considerazioni, nel momento in cui si parte da zero, si costruisce un'università in questa Regione, non possono non essere oggetto di approfondimento, non possono non essere oggetto di confronto.
Mi fermo qui, Assessore, perché, prima di entrare nel dettaglio del testo di legge, sul quale ci sono poche cose, ma alcune cose riteniamo che sia doveroso dirle ed approfondirle, vorremmo capire qual è l’impianto politico che sta a monte della legge.
Perciò auspico che su un argomento del genere, Presidente Louvin, il dibattito possa svolgersi nella maniera più leale del confronto e non con l’abitudine che l’Assessore interviene alla fine quando il dibattito è chiuso e quando non c’è più possibilità di utilizzare il secondo intervento che il Regolamento prevede proprio perché ritengo che non ci sia nessuna forza politica responsabile in questa Regione che abbia l’intenzione di fare barriere all'università.
Anzi io penso che l’ultima forza politica che si è convinta della necessità e dell'opportunità di avere un'università in questa Regione sia l'Union Valdôtaine perché se l’università in Valle d’Aosta arriva nel millennio appena iniziato, è perché l'Union Valdôtaine è stata la forza politica che più ha frenato per le perplessità, per le remore, per i condizionamenti, per gli inquinamenti di tipo culturale che un'università in questa Regione poteva portare a un certo disegno politico della Regione stessa.
Perciò auspico che il dibattito possa far chiarezza sull'università che effettivamente si vuole creare affinché le forze politiche possano dare un voto che sia coerente con quel disegno politico.
PrésidentD’autres conseillers souhaitent-ils intervenir dans le débat?
Conseiller Frassy, il ne m’appartient pas d’imposer aux membres du Gouvernement d’intervenir à tel ou tel autre moment. Ils sont maîtres de soi pour l’opportunité d’intervenir pendant le débat ou bien en conclusion du débat comme le prévoit le Règlement.
La parole au Conseiller Frassy pour motion d’ordre.
Frassy (FI)Penso che ci siano delle leggi che quando vengono portate in aula non possono essere illustrate omettendo dei passaggi importanti perché il giudizio che il Consiglio deve esprimere su queste leggi non può non partire dai presupposti che stanno alla base delle leggi stesse dopodiché la valutazione politica ognuno la trae per quella che è la sua parte politica, però mi sorprende che sulle questioni che sono state sollevate, che non mi sembrano né strumentali né peregrine a fronte di un percorso nuovo, ci sia il silenzio tombale da parte dei banchi della Giunta.
Perciò la mozione d’ordine ha il senso di invitare l’Assessore o il relatore a integrare la relazione di quei presupposti che non sono stati né scritti né detti. Se così non è, ne prenderemo atto e faremo il secondo intervento.
PrésidentIl s’agit d’une invitation que je peux interpréter en tant que telle, mais non pas d’une motion d’ordre puisque, aux termes de Règlement, rien n’oblige les membres du Gouvernement à intervenir à ce moment.
La parole au Conseiller Frassy pour deuxième intervention.
Frassy (FI)Facciamo il secondo intervento nel disagio di quanto abbiamo o meglio di quanto non abbiamo ricevuto in risposta. Perciò cercheremo di addentrarci nell’esame di questo disegno di legge non avendo delle risposte sui presupposti del disegno stesso e perciò può anche essere, Assessore, che alcune nostre deduzioni lei le possa definire improprie, ma se ciò accadrà è perché impropria è stata la modalità di illustrazione e di presentazione di questo disegno di legge.
In questo disegno di legge sostanzialmente ci sono poche cose tecniche, ma sono cose per le quali riteniamo che vadano fatte delle valutazioni di tipo politico. Innanzitutto non so se i colleghi sono a conoscenza che questa legge, che non è una legge complessa, non è una legge che inventa nulla di particolare, è una legge che richiama competenze delegate da norme dello Stato, è una legge semplice, è una legge sintetica - sono nove articoli -, non so se sono a conoscenza i colleghi consiglieri che questa legge per essere così scritta ha comportato l’esigenza di costituire un apposito gruppo di studio e di impegnare la somma di 18 milioni.
È veramente strabiliante il punto di partenza della legge stessa: una legge che dovrebbe essere scritta dagli uffici, che dovrebbe essere recepita sulla base delle indicazioni e i suggerimenti pervenuti dall’università invece con delibera di Giunta del 26 febbraio è stato costituito un gruppo di lavoro ed è stata impegnata a tal fine la somma di 18 milioni affinché entro il 30 aprile 2001 venisse predisposta la bozza della legge che oggi ci accingiamo a discutere e poi a votare.
L’Assessore Pastoret ha detto bene che questa legge è atto finale di un percorso. Noi diciamo, leggendo l’articolo 1 e in parte richiamo quello che ho espresso nel mio precedente intervento, che questa legge è l’atto finale di un'illusione ed è l’illusione di coinvolgere le sinergie dei privati, delle fondazioni che fino a pochi mesi fa ancora era nella vostra ferma convinzione di poter coinvolgere in questo progetto.
Perché, quando leggiamo che la Regione provvede al finanziamento e poi nel prosieguo della legge apprendiamo che è sempre la Regione in sinergia eventualmente con lo Stato che può intervenire nell'edilizia urbanistica, capiamo che questa università nasce non come una marcia in più, come tutti auspicavamo, rispetto a quello che è il panorama universitario nazionale, ma nasce almeno con una marcia in meno e la marcia in meno è quella di essere condannata a una dimensione regionale, in una Regione dalle dimensioni piccole, in una Regione che patisce in tanti settori, e ritorno alla sanità "in primis", un certo tipo di isolamento culturale eccetera, eccetera.
Con rammarico prendiamo atto che l’Università della Valle d’Aosta si incammina verso questa strada, la strada che forse richiama una concezione medioevale della cultura: quella dei monaci che, rinchiusi nel loro convento, avevano il convincimento che il mondo finisse ai cancelli del loro convento.
E questa nostra convinzione, Assessore, è confermata ed aggravata da altri articoli, dove vediamo che importanti competenze, o perlomeno quelle poche competenze che qui vengono individuate, sono delegate alla Giunta. Ancora una volta il Consiglio regionale viene espropriato di competenze a favore del potere esecutivo e su questo aspetto preannuncio la presentazione di alcuni emendamenti. Rileviamo, ma è già stato detto, che il Presidente della Regione presiede il Consiglio di amministrazione dell'università, di conseguenza la connessione Università/Regione è già molto stretta attraverso il potere esecutivo, attraverso il duplice ruolo di Presidente della Giunta e di Presidente del massimo organo amministrativo dell'università.
Sarebbe auspicabile che su articoli come quelli dell'individuazione delle aree e degli immobili o come quelli inerenti altre deleghe che vengono date alla Giunta rimanesse la competenza in capo al Consiglio regionale.
Queste sono alcune considerazioni che però ci riserviamo di sviluppare in maniera più approfondita all’atto della presentazione di emendamenti.
PrésidentJe n’ai plus de conseillers inscrits à parler. Le débat est clos.
La parole au rapporteur, le Conseiller Cottino.
Cottino (UV)Credo che alcune precisazioni si impongano a seguito degli interventi che ci sono stati.
Non voglio accusare la collega Squarzino di miopia, come ha fatto lei. Può darsi che la svista sia dovuta al fatto di aver avuto forse la relazione all’ultimo momento, e ammetto che questo può essere una scusante. Posso anche ammettere che forse laddove ho scritto: "? Il faut encore souligner que, pour ce qui est du choix des options à mettre en place, l’attention doit, comme toujours?", avrei potuto scrivere: "? aussi se focaliser?", rendendo in questo modo più completo il mio pensiero.
D’accordo, questo posso anche ammetterlo, ma far finta di dimenticare completamente quelli che sono i punti 2 e 4 citati fra i criteri e i principi mi pare molto meno accettabile.
In questi punti infatti si dice:
"- la possibilité d’obtenir une qualification ouvrant accès à une offre spécialisée reconnue au niveau international;
- la reconnaissance des études au niveau international la plus étendue possible?" et cetera, et cetera; credo che questo non significhi rinchiudersi completamente all’interno di quello che è la Regione come è stato asserito. Ritengo anzi che sia esattamente l'opposto.
Vero è che ho voluto sottolineare il discorso del mercato locale anche perché, come credo la Squarzino sappia, esistono delle offerte di lavoro da parte dell'imprenditoria locale che non trovano in Valle quelle specializzazioni necessarie che devono perciò essere ricercate all’esterno.
Sono convinto che un'amministrazione accorta debba porre rimedio a questa situazione nell’interesse degli amministrati, ma questo non significa essere in posizione antitetica con alcune cose dette dalla collega Squarzino su cui posso anche essere d’accordo: queste cose possono benissimo, anzi direi che devono essere complementari fra di loro.
D’altronde molte di queste cose sono già state chiarite e dette a più riprese in commissione e trovo strano che tutto il dibattito fatto in commissione non venga neppure preso in esame e si sostenga di fronte ai colleghi consiglieri non appartenenti alla commissione che certe cose siano state completamente omesse. Questo non è assolutamente vero.
Lascerò rispondere più in dettaglio all’Assessore perché non è compito mio, ma vorrei ricordare che il discorso del piano pluriennale previsto al primo comma dell’articolo 3 è stato discusso, non si poteva entrare nel dettaglio, ma si è chiarito cosa significava e come si sarebbe proceduto.
Infine, mi permetta il collega Frassy, non è molto vero che i monaci pensavano che il mondo finisse nella cerchia delle mura del loro convento e non lo dico solo perché Sant'Anselmo era un mio concittadino, ma vorrei ricordare che Sant'Anselmo in termini di cultura?
(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
? non proprio un coetaneo, ma apparteneva sicuramente a quell’era citata dal Consigliere Frassy e certe affermazioni non corrispondono certamente al vero. Vorrei ricordare che Sant'Anselmo ha dimostrato sicuramente di avere una cultura di alto livello, sicuramente non inferiore a quanti oggi si vantano di avere una cultura molto approfondita su tutto?
(nuova interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
? è diventato dopo Vescovo, prima è stato Priore del Monastero di Bec, dopo è diventato Arcivescovo di Canterbury, per cui la Sua cultura è uscita sicuramente dalle mura di cinta del Monastero di Bec.
PrésidentLa parole à l’Assesseur à l’éducation et à la culture, Pastoret.
Pastoret (UV)Je crains que le collègue Cottino ait espéré un peu trop de son intervention, il s’est penché sur ce qui aurait été dit en commission. Bien sûr, la commission s’est occupée de la loi, aujourd’hui on nous demande de nous occuper d’autres choses: de l’université, du projet, et cetera.
Avant tout, le Président du Gouvernement n’est pas là et je ne voudrais pas être son défenseur d’office, mais je voudrais rappeler à la collègue Squarzino que, pour ce qui est de l’initiative qu’elle avait présentée, en avançant des requêtes sur l’activité de l’université, ces informations ne lui ont pas été refusées.
Seulement il a été dit de la part du Président du Gouvernement, par un courrier envoyé au Président du Conseil, que ces informations pouvaient bien être demandées à l’université s’agissant là de fournir des informations nécessaires à satisfaire la curiosité légitime d’un citoyen ou d’un conseiller régional et je sais que le recteur a envoyé la réponse aux requêtes de Mme Squarzino.
Donc je ne vois pas le problème sauf que Mme Squarzino prétend de discuter ici des faits concernant l’université qui ne sont pas ni de ressort ni de compétence du Président ou de l’Assesseur, mais de la partie académique de l’université, voire du recteur et des professeurs de l’université.
Tout cela dit, je vois bien que M. Frassy et Mme Squarzino voudraient discuter de toute une série de choses, mais je voudrais demander encore à Mme Squarzino qui a dit: "Noi abbiamo approvato il progetto dell’università, era ben diverso", quel projet Madame?
Squarzino (fuori microfono) ? la legge, la legge?
Pastoret (UV)? non, vous avez parlé de projet! Alors, si vous avez dit la loi, c’est autre chose. Un projet existe bel et bien et ce projet a été produit pour une partie par un comité scientifique, il a été approuvé par le Gouvernement valdôtain, il a été approuvé par l’Observatoire national des activités universitaires, il a été approuvé par le Ministère.
Dans ce projet sont contenues les indications de développement de l’université qui sont illustrées beaucoup mieux de ce que je pourrais faire, moi ou le Président du Gouvernement, dans cette salle.
En plus, si je ne me trompe pas, ce document a été fourni à tous les conseillers au mois d’octobre 2000, donc là ce sont les éléments sur lesquels on demande d’ouvrir un débat.
Les adresses sont là, M. Frassy. Vous avez parlé de deux autres choses, en premier lieu: il bacino di utenza, mais il bacino di utenza n’est pas déterminé au préalable, il est déterminé par la qualité de l’offre qu’une institution, n’importe quelle, est à même de fournir. Plus elle sera à même d’offrir de la qualité, plus elle sera attrayante, plus il y aura de gens qui viendront d’un peu toute part du monde.
Je partage, M. Frassy, l’observation que vous avez faite, le problème des grandes universités est vraiment celui de poursuivre la qualité, mais dans ce projet un des points essentiels est celui de la recherche. Mme Squarzino, vous avez dit: "È una piccola università, è una scuola superiore, non c’è ricerca", mais un des éléments qui est prévu, c’est celui de la recherche.Quand vous demanderez des informations supplémentaires à l’université pour savoir quelles sont les ressources financières et humaines qu’elle entend destiner à la recherche vous ferez la comparaison avec les autres universités et donc vous verrez.
Cosa significa "università non statale", M. Frassy me demande; là c’est une dénomination. Dans la loi n° 127 on dit que "? la Regione può istituire un'università libera?", c’est-à-dire non statale, la différence est seulement que les universités étatiques sont subventionnées entièrement à la charge de l’Etat, ce qui n’est pas le cas pour l’Université de la Vallée d’Aoste, pour l’Université de Bolzano qui ne sont pas entièrement soutenues par l’Etat, mais par d’autres sujets: enti, soggetti pubblici o privati, voilà la raison!
Quelqu’un cite le tissu social, quel est le rapport de l’université avec le territoire parce que d’un côté on dit qu’il faut regarder à l’extérieur, de l’autre qu’il faut avoir un rapport avec le territoire. Je rappelle que l’université est obligatoirement tenue, chaque fois qu’elle décide d’ouvrir de nouveaux cours, de procéder à une consultation avec toutes les parties économiques et sociales, avec les entrepreneurs, ce qui a été fait pour les trois cours d’économie qui sont proposés à partir du mois d’octobre prochain.
Le Recteur de l’université - et donc aucune partie politique, mais la partie académique de l’université - a rencontré les entrepreneurs, les parties sociales, tous ceux qui représentent les catégories économiques à l’intérieur de cette Région afin de leur soumettre les projets et les objectifs de l’université.
Tant il est vrai que, certaines observations qui ne concordaient pas avec les propositions qui avaient été faites, ont été retenues et des parcours ont été modifiés parce que celle-ci est une compétence que la loi attribue à l’université et elle doit procéder à ce type de consultation. En effet, quand on a transmis au Ministère le dossier sur les trois cours d’économie qui vont démarrer le mois d’octobre prochain, on a dû envoyer aussi les procès-verbaux de ces réunions avec l’avis des représentants des catégories sociales.
Cela pour dire que personne ne cache rien, que le débat ne se tient pas dans de chambres fermées.
Le problème est un autre: je suis le premier à admettre qu’il n’est pas de ma compétence de rentrer dans des choix de type académique et donc scientifique, je suis le premier à me refuser de faire cela même si j’ai quelques compétences dans ce secteur liées à ma charge d’Assesseur, car certains choix ne doivent pas appartenir à la partie politique que je pourrais représenter, mais ils doivent appartenir à la partie scientifique qui est celle sur laquelle se base le fonctionnement correct de l’institution universitaire.
Enfin, pour revenir au problème que M. Cottino a soulevé, celle-ci est une loi de financement de l’université pour des aspects bien spécifiques.
Je comprends qu’on voudrait ouvrir ici un débat de plus grande envergure sur l’université, mais les portes de l’université sont ouvertes, le débat peut être fait avec les responsables de l’université, personne ne l’empêche et vous avez eu le témoignage que les informations que vous avez demandées vous n’avez pas besoin de les demander au Président du Gouvernement, mais il est suffisant que vous les demandiez à l’université qui va les fournir à vous comme à tout le monde. Donc il n’y a rien de caché, mais je reviens au fait que cette loi que nous portons à l’approbation du Conseil est une loi qui concerne un secteur bien spécifique. Je regrette que dans la commission tous ces éléments ne soient pas ressortis, que ces questions n’aient pas été posées.
Je sais très bien que pas toujours on a le temps de faire tout en commission, mais je voudrais, Mme Squarzino et M. Frassy, que vous disiez que cela a été fait en toute bonne foi, c’est-à-dire que vous n’aviez pas le temps de le faire en commission et vous l’avez fait ici, mais je trouve que là on aurait pu mieux éclaircir les choses sans revenir à la clôture de la discussion générale et à la deuxième intervention.
Vous auriez pu demander du matériel qui aurait pu vous être fourni tranquillement, ce qui n’est pas possible au cours d’un débat en phase d’approbation du projet de loi dans ce Conseil.
PrésidentOn passe à l’examen de la loi article par article.
La parole à la Conseillère Squarzino Secondina sur l’article 1er.
Squarzino (PVA-cU)È chiaro che questa è una legge di finanziamento, lo abbiamo detto, l’ho ripetuto, ma collega Cottino, è lei che nella sua relazione ha dedicato molte più pagine a parlare dell'università e della sua storia che non a parlare di questa legge.
Allora, non è una scelta mia personale quella di voler portare qui argomenti che nulla hanno a che fare con questa legge, - come lei dice. D'altra parte è inevitabile che, di fronte alla legge di finanziamento dell’università, ci si chieda cosa andiamo a finanziare. Credo sia corretto e intelligente chiedersi cos’è questo oggetto, più o meno misterioso, che andiamo a finanziare. Ci occupiamo pertanto di quello che la legge va a regolamentare.
Ripeto: noi non abbiamo fatto altro che seguire la strada tracciata dal relatore, sarebbe stato poco corretto da parte nostra non prendere in considerazione le cose che il relatore ha detto sull’università, su questo progetto.
Assessore, credo che la commissione non sia una riunione di maggioranza per cui tutto quello che si ha da dire lo si dice lì e poi in Consiglio zitti e buoni, perché le cose sono già state dette in riunione di maggioranza.
La commissione è un organismo istituzionale dove si esaminano e si analizzano le leggi. Non per questo quanto si dice in commissione deve essere taciuto in Consiglio. Ed è anche vero che c’è una riflessione sui testi che non si esaurisce solo nello spazio della commissione, anzi quello è un momento che aiuta maggiormente a riflettere sui problemi oggetto dell'analisi.
Poi vorrei che fosse chiaro che la scelta del progetto di questa università, che è stato approvato dal Governo e dal Ministero, è una scelta che è partita qui, che è stata avallata dalla Giunta. Non ci si può nascondere dietro il discorso che l’università è autonoma, che può decidere come vuole e che a noi non resta altro che prendere atto di quelle scelte.
Non è vero questo. Non solo, il fatto stesso che tutta l’università sia stata pensata in funzione dell’economia locale è una scelta politica. Può darsi che in futuro si riveli vincente. Ma è una scelta politica che non condivido. Siamo di fronte a idee politiche diverse e a progetti politici diversi, Assessore.
PrésidentJe soumets au vote l’article 1er:
Conseillers présents: 30
Votants: 27
Pour: 24
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l’article 2:
Conseillers présents: 30
Votants: 27
Pour: 24
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
A l’article 3 il y a l’amendement présenté par le Groupe de Forza Italia, dont je donne la lecture:
Emendamento Articolo 3, comma 1, sostituire con:
"Il Consiglio regionale, sulla base degli indirizzi contenuti nel piano pluriennale di sviluppo all’Università, individua le aree o gli immobili ritenuti necessari e adeguati a regolare svolgimento dell’attività didattica, amministrativa e di ricerca nonché al corretto esercizio delle competenze in materia di diritto allo studio. Alla Giunta regionale competono tutte le attività conseguenti, quali - se del caso - l’acquisizione delle aree o degli immobili medesimi mediante esproprio."
La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI)In estrema sintesi, perché riteniamo che l’emendamento sia chiaro anche perché nella sostanza della formulazione del testo poco cambia, l’unica cosa che cambia è che viene riportata una competenza che riteniamo sia importante e che non possa essere delegata alla Giunta e sottratta al Consiglio.
Per i motivi che dicevamo nell’intervento in discussione generale, riteniamo che andare a costruire un'università sia una scelta importante per tutta una serie di ricadute che questa scelta può determinare a livello urbanistico ed economico perciò riteniamo che l'individuazione delle aree o degli immobili valutati necessari o adeguati debba essere fatta dal Consiglio regionale.
Di conseguenza il precedente comma è stato diviso in due periodi in quanto solo le competenze conseguenti all'individuazione, quali ad esempio l’esproprio e tutte le altre procedure di tipo esecutivo, rimangono in capo alla Giunta.
PrésidentLa parole à l’Assesseur à l’éducation et à la culture, Pastoret.
Pastoret (UV)Per esprimere il mio disaccordo su questa proposta di emendamento, ma per delle ragioni che cercherò di spiegare: o gli immobili sono di proprietà dell’Amministrazione, quindi bisogna definire degli interventi e questi interventi se sono definiti dall’Amministrazione, passano attraverso il piano lavori dei lavori pubblici che viene in questo Consiglio oppure non sono di proprietà ed allora ugualmente vengono in questo Consiglio sulla base del piano di acquisizioni che viene regolarmente presentato dalla Giunta.
Pertanto trovo pletorica questa modifica perché ci porterebbe a discutere due volte in Consiglio sullo stesso argomento, già supportato da altri documenti che sono all’uopo previsti.
PrésidentLa parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI)Probabilmente ho peccato di sintesi, Assessore. Nelle norme di attuazione che hanno trasferito alla Regione competenze in materia, ed è la competenza che stiamo esercitando con questa legge e che andremo ad esercitare poi con atti amministrativi, come si deduce dall'articolato del disegno di legge, all’articolo 2 si prevede l’utilizzo per l’edilizia universitaria di beni immobili delle forze armate. Ora, questa è un'ipotesi che non è detto che sia l’unica ipotesi per reperire beni immobili ad utilizzo dell’università tant’è che sentiamo dire che ci sono intendimenti che vanno al di là di questi beni immobili che non si sa se e quando verranno dismessi dalle forze armate.
Pertanto le scelte non sono poi così scontate, come l’Assessore ha lasciato intendere, in quanto ci potrebbe essere il riadattamento di immobili dell’ex demanio militare, potrebbe esserci l’utilizzo di immobili dell’Amministrazione regionale, ci potrebbe essere l’ipotesi di costruire immobili ex novo.
Perciò riteniamo che non sia così scontato e automatico il passaggio che l’Assessore ha delineato e questo è il motivo per il quale, a fronte di un ventaglio abbastanza articolato di scelte nelle quali andare ad ubicare e fisicamente costruire la nuova università, sia opportuno che il Consiglio venga coinvolto.
PrésidentJe soumets au vote l’amendement du Groupe de Forza Italia:
Conseillers présents: 29
Votants: 3
Pour: 3
Abstentions: 26 (Aloisi, Beneforti, Bionaz, Borre, Cerise, Charles Teresa, Comé, Cottino, Cuc, Curtaz, Ferraris, Fiou, Lanièce, Lavoyer, Louvin, Marguerettaz, Nicco, Ottoz, Pastoret, Perrin, Piccolo, Praduroux, Rini, Squarzino Secondina, Vallet, Vicquéry)
Le Conseil n’approuve pas.
Je soumets au vote l’article 3:
Conseillers présents: 29
Votants: 26
Pour: 23
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
A l’article 4 il y a l’amendement présenté par le Groupe de Forza Italia, dont je donne la lecture:
Emendamento Articolo 4, comma 4, sostituire "Giunta" con "Consiglio".
La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI)Anche qui riteniamo che sia necessario che su quello che è lo strumento della leva fiscale limitatamente alla materia sia il Consiglio a poter esprimere un giudizio.
So che l’Assessore replicherà che comunque il Consiglio sarà coinvolto per esprimere un giudizio nel caso in cui la Giunta dovesse ritenere necessario andare oltre al tasso di inflazione programmato perché, ovviamente, questa è una delega limitata in quanto la delega che diamo alla Giunta è quella di aggiornare le tasse in base al tasso di inflazione programmato e di conseguenza di non superarlo.
Un provvedimento diverso riteniamo che dovrebbe comunque venire in Consiglio. Però è il principio che non condividiamo, anche perché potrebbe esserci la valutazione di non aggiornare comunque le tasse neppure in base all'inflazione programmata, di conseguenza su una materia di tipo fiscale riteniamo che sia giusto che l’ultimo ad esprimersi sia il Consiglio e non la Giunta.
PrésidentLa parole à l’Assesseur à l’éducation et à la culture, Pastoret.
Pastoret (UV)Il Consigliere Frassy ha illustrato l’emendamento e anche la ragione per cui ci dovremmo astenere sullo stesso proprio perché è evidente che la Giunta interviene solo per applicare il tasso di inflazione programmato.
Già è una complicazione per la Giunta fare questo, non ritengo che sia il caso di complicare la vita al Consiglio per prendere una decisione che è già scritta in legge in modo chiaro.
PrésidentJe soumets au vote l’amendement du Groupe de Forza Italia:
Conseillers présents: 29
Votants: 4
Pour: 3
Contre: 1
Abstentions: 25 (Aloisi, Beneforti, Bionaz, Borre, Cerise, Charles Teresa, Comé, Cottino, Cuc, Curtaz, Ferraris, Fiou, Lanièce, Lavoyer, Louvin, Marguerettaz, Nicco, Ottoz, Pastoret, Perrin, Piccolo, Praduroux, Rini, Squarzino Secondina, Vallet)
Le Conseil n’approuve pas.
Je soumets au vote l’article 4:
Conseillers présents: 30
Votants: 27
Pour: 24
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l’article 5:
Conseillers présents: 30
Votants: 27
Pour: 24
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l’article 6:
Conseillers présents: 30
Votants: 27
Pour: 24
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l’article 7:
Conseillers présents: 30
Votants: 27
Pour: 24
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l’article 8:
Conseillers présents: 30
Votants: 27
Pour: 24
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l’article 9:
Conseillers présents: 30
Votants: 27
Pour: 24
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
La parole au Conseiller Frassy pour déclaration de vote.
Frassy (FI)Solo per argomentare il nostro voto che immagino sia chiaro dalla discussione generale che non può essere favorevole al disegno di legge, ma perché sia chiaro che non è un voto contrario all'università in quanto tale, e su questo sottolineiamo come il Gruppo di Forza Italia abbia dato parere positivo allo schema di decreto legislativo sulle norme di attuazione che ci attribuivano questa competenza, ma bensì è un voto contrario a quel particolare tipo di università minimale, regionalista che riteniamo di intravedere in questo disegno di legge.
PrésidentJe soumets au vote la loi dans son ensemble:
Conseillers présents: 31
Votants: 28
Pour: 25
Contre: 3
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
