Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 628 del 13 maggio 1999 - Resoconto

SÉANCE DU 13 MAI 1999 (APRÈS-MIDI)

OGGETTO N. 628/XI Ritiro di mozione: "Iniziative per modificazioni ed integrazioni alle leggi regionali nel settore socio-assistenziale con particolare attenzione alla famiglia".

Mozione Considerato l'impegno notevole assunto in questi anni dalla Regione nell'ambito socio-assistenziale;

Considerata altresì l'attenzione costante e puntuale con cui la Regione segue e sostiene le politiche sociali a favore della famiglia;

Considerato che pur a fronte di numerose iniziative legislative, permangano situazioni legate allo status di vedovanza e di orfano, che non sono contemplate dalle norme vigenti;

Ritenendo necessario dare una risposta positiva a tali situazioni;

Il Consiglio regionale

Impegna

L'Assessore competente a predisporre le necessarie modificazioni ed integrazioni alle leggi regionali, perché anche le famiglie ferite dal lutto possano trovare risposta alle loro esigenze;

Auspica

La predisposizione di un testo unico che semplifichi e coordini la normativa regionale nel settore socio assistenziale.

F.to: Squarzino Secondina - Curtaz - Beneforti

Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina pour l'illustration de la motion.

Elle me permettra, en toute amabilité, de faire remarquer une anomalie dans la motion qui vient d'être présentée et c'est la sollicitation qui est adressée au Gouvernement à se rendre promoteur d'une initiative législative.

Je tiens à rappeler, comme ce Conseil est plutôt avare du point de vue des conseillers dans l'initiative législative, qu'une telle faculté appartient également à tous les conseillers et donc il n'y a pas besoin à la rigueur de faire appel à l'instrument de la motion.

Il s'agit d'une notation liminaire, la collègue Squarzino me pardonnera d'avoir voulu la faire officiellement.

Squarzino (PVA-cU) Proprio per rispondere subito alla sua osservazione, Presidente. Il mio era un auspicio rispetto alla predisposizione di un testo unico. Faccio presente che nel caso di un testo unico, siamo di fronte ad un lavoro abbastanza ponderoso, un lavoro che richiede alcuni mesi per mettere insieme tutte le varie leggi esistenti; è un lavoro per il quale, in genere, è più attrezzato un assessorato che non un singolo consigliere, anche se ha il supporto funzionante dell'Ufficio legislativo. Chiusa parentesi.

Président Je me rapportais cependant principalement à l'engagement qui a été sollicité au point n° 1 de la motion…

Squarzino (PVA-cU) … che è collegato ugualmente, il concetto è sempre lo stesso, Presidente. Come anche ricorda la mozione, in materia di assistenza sociale la legislazione che ha la Regione Valle d'Aosta è veramente molto ampia: sono previsti diversi interventi.

Ci sono interventi per anziani, ricordo la legge n. 22/93 e la relativa delibera di applicazione che amplia molti spazi e che rende tale norma uno strumento flessibile e utile per le situazioni diversificate che via via emergono; c'è la legge sull'assistenza economica, quella sul minimo vitale, la n. 19/94 che ha una funzione di tamponare le urgenze, di venire incontro a situazioni veramente di grande disagio; c'è ancora una legge sui minori del 1984, la legge n. 17, di cui è rimasta in piedi solo una parte, ma è rimasto in piedi comunque un articolo significativo in cui si prevedono anche singoli provvedimenti deliberativi con cui la Giunta può autorizzare interventi assistenziali a carattere annuale oppure "una tantum" a favore di famiglie di minori che si trovino in contingente stato di bisogno; c'è poi l'ultima legge votata lo scorso anno da questo Consiglio regionale, la legge sulla famiglia, la legge n. 44/98.

Queste varie leggi sono state predisposte, pensate ed organizzate nei loro strumenti come risposte ad esigenze che via via si manifestavano, per cui ci troviamo di fronte a una serie di leggi che si accumulano, che non sempre sono fra di loro coordinate, e che risultano insufficienti di fronte a casi concreti. Proprio perché ogni legge è stata pensata per rispondere ad alcuni casi concreti, di fronte all'emergere di nuovi casi concreti o di casi concreti che vengono letti con occhi diversi, si rischia di non riuscire a trovare una soluzione.

Ho portato come esempio lo stato di vedovanza, lo stato di orfano, proprio un po' sollecitata - come credo tutti quanti i capigruppo e anche lo stesso assessore - da una lettera che queste due vedove della Valle di Gressoney hanno fatto pervenire.

I casi concreti sollevati da questa lettera hanno bisogno di una risposta e richiedono un supplemento di riflessione in modo che si trovi una risposta alle esigenze che vengono formulate. Qui c'è da notare che, in queste esigenze, c'è anche una quota di sofferenza di cui è stata segnata la vita di queste famiglie e forse questo, mi permetta l'assessore, può suggerirci che dovremmo occuparci anche eventualmente di offrire un supplemento di informazione agli utenti che si trovano in situazioni di solitudine (vedovanza, un coniuge da solo con i figli, ecc.) che devono far fronte a situazioni nuove: tribunale, tutela dei minori. Forse sarebbe opportuno che ci fosse un "vademecum", quasi una carta di orientamento che consenta a questi soggetti, che già sono feriti nei loro affetti, di orientarsi e di essere anche attrezzati per rispondere alle esigenze; una specie di "carta dei servizi".

Il problema più importante, su cui volevo soffermarmi con questa mozione, è proprio l'esigenza di rispondere, anche da un punto di vista economico, ad alcune situazioni di emergenza a cui le leggi del minimo vitale e dei minori non sempre rispondono, ma perché non sempre rispondono? Perché, come prima accennavo, si ricorre a queste leggi solo per casi estremi; a volte c'è una durezza della vita che è nella quotidianità, che è al limite dell'emergenza, che per fortuna non è ancora emergenza; si tratterebbe in questi casi di aiutare e sostenere queste situazioni. Allora, per esempio, si potrebbe ampliare la possibilità di intervenire su progetti mirati, perché è vero che la legge n. 19 consente di intervenire, ma è applicata in modo rigido.

Si potrebbe allora ampliare la possibilità di intervenire su progetti mirati prevedendo maggiore spazio di discrezionalità proprio alle assistenti sociali che, a fronte di situazioni particolari, predispongono progetti specifici.

Se la legislazione presenta già delle risposte per i casi sollevati nella lettera-testimonianza di queste donne di Gressoney e se queste risposte ci sono e non sono state trovate, allora forse occorre indagare sulla non efficace applicazione delle leggi che già esistono. Se con tutta la legislazione che abbiamo non si riesce a trovare una risposta per questi casi, forse vuol dire che le leggi attuali non sono applicate in modo efficiente, forse ci sono degli intoppi, dei punti critici nella procedura e forse varrebbe la pena di fare una verifica in modo da vedere se le diverse tipologie di bisogni effettivamente trovano una risposta.

Fra l'altro ricordo che tutti noi abbiamo avuto modo di leggere la relazione del Difensore civico da cui emerge che proprio l'applicazione della legge n. 19 è uno dei punti critici, uno dei punti di maggiore difficoltà di rapporti fra l'utente e l'Assessorato della sanità. Forse, assessore, se non si è trovata una risposta a questa situazione è perché si tratta di coordinare meglio le varie leggi in modo da rendere eque le tipologie di intervento.

La richiesta da parte di queste due famiglie di Gressoney, presenta un caso riguardante non solo queste due persone, che probabilmente non sarebbe emerso se non ci fosse stata la legge sulla famiglia.

Ora la legge sulla famiglia è una buona legge, una "santa legge", come l'assessore continua sempre a dirci, però introduce degli interventi che appaiono discriminanti per altre situazioni analoghe. Faccio un esempio molto chiaro e concreto: un bimbo che ha 2 anni e 8 mesi, anche se di famiglia benestante, con un discreto reddito, può accedere al contributo "una tantum" previsto. Supponiamo ad esempio, che si tratti di un nucleo familiare con un solo genitore e due figli minori: questo contributo viene dato con un reddito lordo complessivo non superiore a 57 milioni all'anno.

Ora una vedova, ma può essere una famiglia monoparentale con due bambini, di tre anni e mezzo e di cinque, ad esempio, ma che non è una famiglia povera, nel senso che non è indigente, non è ad un livello tale da dover ricorrere alla legge del minimo vitale, questa famiglia non vede riconosciuto nessun aiuto per quella che è l'educazione dei figli.

Quindi, sottolineo, situazioni da un punto di vista economico più favorevoli per una certa famiglia, si vedono attribuire il contributo e la legge sulla famiglia lo consente; altri, con una situazione economica più sfavorevole, non hanno nessun aiuto. Proprio il confronto fra le logiche diverse con cui sono pensati gli interventi ci fa dire quello che noi nella mozione abbiamo detto, mozione che evidenzia la necessità, o almeno l'auspicio, che si faccia un lavoro - e qui veramente lo chiedo all'assessorato che ha in mano tutta la documentazione e tutta la tipologia dei casi - tale per cui si integrino o si modifichino le attuali leggi, in modo da rispondere effettivamente a situazioni particolari a cui la legge attuale non viene incontro.

Se però l'assessore mi dice che a queste situazioni particolari la legge attuale viene incontro e mi spiega come e in che modo, a questo punto si tratterebbe di togliere quest'impegno e forse si tratta solo di chiedere alla Giunta una maggiore vigilanza nell'applicare la legge.

La cosa che sarebbe comunque auspicabile e interessante è la predisposizione di un testo unico perché questo consentirebbe di dare un quadro più chiaro e completo delle risposte che la Regione fornisce alle varie situazioni e soprattutto farebbe emergere con chiarezza quali sono i criteri generali con cui vengono pensati gli interventi perché qui, proprio perché sono leggi che risalgono agli anni 1984, 1993, 1994, 1998, ci troviamo di fronte ad epoche, a momenti storici anche in cui la filosofia dell'intervento era di tipo diverso.

Sarebbe utile ripensare alla logica che è alla base degli interventi presenti in queste leggi per vedere se ci sono delle priorità ed uniformare coordinare tra loro le varie logiche. Questo è l'obiettivo della mozione.

Président La discussion est ouverte. Si personne ne souhaite prendre la parole, je ferme la discussion générale. La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.

Vicquéry (UV) Confesso che nel leggere l'interpellanza subito mi ero posto il problema di qual era la motivazione di fondo che aveva spinto la Consigliera Squarzino e i suoi colleghi a presentare la mozione perché mi stupiva il fatto che si puntasse l'attenzione sul concetto di vedovanza e di stato di orfano perché come è ben noto sono dei concetti che risalivano ai tempi della mitica ENAOLI (Ente di assistenza orfani dei lavoratori) che è scomparsa ben 20 anni fa e che sarebbe comunque in controtendenza rispetto a tutte le logiche delle politiche sociali che si stanno portando avanti da anni che pongono al centro dell'attenzione la persona in quanto tale, concetti ribaditi dalla legge n. 44 che prende in considerazione, come è noto, la famiglia comunque formata senza distinzioni.

In quell'indicazione della legge regionale n. 44 l'intenzione del Consiglio regionale era ed è di dare delle risposte il più possibile a largo raggio rispetto a tutte le esigenze. Come ben sa la Consigliera Squarzino, la legge e i contenuti applicativi sono stati lungamente discussi e tutti ci siamo detti: "Proviamo, sperimentiamo", così come ci siamo detti: "Proviamo e sperimentiamo" quando è stata varata la legge n. 19 sul minimo vitale.

In questi anni di sperimentazione, soprattutto riguardo alla n. 19, devo dire che la legge stessa funziona pur avendo riscontrato a volte delle difficoltà applicative su cui stiamo ragionando soprattutto dal punto di vista procedurale, non tanto dal punto di vista contenutistico della legge stessa perché sia la n. 19, sia le altre leggi che sono state citate sono leggi che pongono comunque dei paletti, dei criteri legati al reddito.

E questo è un principio di base su cui tutto il Consiglio regionale, ma anche per altri interventi, si è sempre soffermato sulla necessità di dare delle risposte - ed è proprio un aspetto di tipo politico di questa maggioranza - innanzitutto alle fasce deboli, dopo eventualmente di intervenire per i casi eccezionali e questa possibilità c'è - per dare una prima risposta alla domanda della Consigliera Squarzino rispetto alle due vedove - ed è espressa dall'articolo 5 della legge n. 19 che dà la possibilità comunque di contributi straordinari indipendentemente dal reddito. È un articolo poco applicato, di questo ne do atto, ma la possibilità non teorica, ma pratica c'è.

La legge n. 44 invece aveva definito questi requisiti e ambedue le richiedenti ne sono escluse, ma noi ovviamente dobbiamo cercare di ragionare sul generale e non sul particolare perché diventerebbe molto complesso e praticamente impossibile dare delle risposte eque a tutti i casi.

Condivido comunque l'impostazione che la Consigliera Squarzino ha dato al suo intervento pur chiedendo alla fine del mio intervento di ritirare la mozione perché una riflessione va fatta sulle politiche sociali, ma è una riflessione che non ci sentiamo ancora di fare per un motivo semplice. Sta per essere varata la legge quadro sull'assistenza alle politiche sociali che, se sarà varata come preannunciato, sarà abbastanza sconvolgente nel panorama generale pur lasciando un'ampia autonomia alle regioni di intervenire.

Tale legge, che è attualmente all'attenzione del Parlamento, in una prima stesura tendeva addirittura all'eliminazione totale delle associazioni di categoria, le associazioni invalidi civili, associazioni invalidi del lavoro, orfani, mutilati, ciechi, sordomuti e quant'altro. Il testo del disegno di legge - che è, se vi ricordate, del Deputato Signorini - pare, ma non ho informazioni certe essendo ancora tutto da decidere nell'ambito governativo, essere stato superato dal secondo disegno di legge del Ministro Turco, ma se così fosse, immaginatevi cosa comporterebbe l'eliminazione di tutte le normative per queste categorie, ivi comprese quelle degli invalidi civili.

Ci troviamo di fronte non solo ad una revisione di quelle che, come diceva la Consigliera Squarzino, sono quattro leggi regionali fondamentali, cioè non abbiamo un panorama di legislazione regionale molto complesso perché sono quattro leggi, ma ci troviamo a mettere mano, come abbiamo fatto con l'ultima legge passata in Consiglio regionale per l'aspetto degli invalidi civili, ad una normativa che va ad integrarsi alla normativa statale sulla quale assolutamente non sappiamo quali siano le indicazioni definitive.

Una riflessione va fatta sicuramente e la stiamo facendo; non mi preoccupano le richieste del Difensore civico che ha purtroppo, a mio parere, una visione troppo parziale delle problematiche perché vi assicuro che i questuanti sono numerosissimi, le risposte sono calibrate e sono mirate. Se noi dessimo delle risposte positive a tutti, non faremmo un buon servizio alla popolazione valdostana perché utilizzeremmo delle risorse economiche in modo non giusto e non corretto e rischieremmo di non dare delle risposte eque a coloro che ne hanno bisogno.

Noi interveniamo non solo in casi di assoluta ed estrema necessità, ma anche in casi in cui ci si rende conto che c'è comunque una capacità di recupero dell'individuo, questo è il punto focale, poi si può contestare o meno e le posizioni delle singole assistenti sociali sono per loro natura stessa a volte soggettive, ma si fa riferimento soprattutto alla capacità dell'individuo di rinascere e di ripartire da zero, mentre si dice di no - e il Difensore civico questo non lo capisce, probabilmente non vuole capirlo - al tossicodipendente che continua a bucarsi o all'alcoldipendente che con il minimo vitale continua a passare la giornata al bar o al soggetto che non ha nessuna voglia e capacità di recupero. È un concetto questo che, come ben si sa, è applicato anche e soprattutto dalle associazioni di volontariato che si occupano di fasce deboli, da Don Ciotti a Muccioli, che puntano alla capacità di recupero del soggetto e a questo proposito segnalo un documento molto ben fatto di un congresso di Napoli sulle tossicodipendenze intorno a cui si sono trovati d'accordo tutti i componenti del variegato mondo sociale.

È un tema interessante, ricordiamoci però, per riprendere una sollecitazione della Consigliera, che come Amministrazione regionale dovremmo cominciare a ragionare in termini di Amministrazione regionale che agisce in una logica di governo del sistema e non in una logica diretta perché è questo il punto sul quale dovremmo concentrare i nostri sforzi.

Sono dell'idea che gradualmente anche in Valle d'Aosta siano i comuni a gestire le politiche sociali e la Regione a fare un discorso di monitoraggio più globale così come avviene d'altronde fuori dai confini della Regione, ma ci rendiamo conto che è un passaggio non di poco conto perché con il piano socio-sanitario abbiamo definito esattamente quali sono le competenze dei comuni, ma non ci siamo sentiti perché sarebbe stato prematuro di passare agli enti locali le politiche sociali. Dovrà essere fatto per evitare che la Regione gestisca diversamente questi servizi, ma si tratta di un processo lento e graduale che deve essere ben valutato.

La Consigliera ha fatto anche una riflessione interessante sul discorso dell'informazione; c'è una carta dei servizi ed è quella stampata e diffusa ampiamente dall'USL, fatta volutamente come carta dei servizi socio-sanitari e all'interno di questa sono indicate tutte le informazioni possibili e sono informazioni che a volte vengono modificate.

Stiamo stampando a mo' di scheda una brochure in applicazione della legge n. 44 in modo che si possano già inserire sin da subito gli interventi statali in materia di politiche familiari per modificarle senza stravolgere la brochure stessa.

Ritengo comunque che non ci sia questa carenza d'informazione nei confronti della popolazione valdostana perché le domande di accesso ai servizi sono numerose, i servizi sono capillari, le assistenti sociali, i consultori, i distretti sono ormai terminologie che sono entrate nel sentire comune da parte di tutti.

Per quanto ritengo che il testo unico sia un'esigenza condivisibile, ma difficile e con tutta franchezza dico che non siamo in grado di farlo perché, come più volte è stato detto in ambito di commissione consiliare, questo significherebbe rimettere in discussione tutta la tematica grossa delle borse di studio, della parificazione o meno del lavoro dipendente rispetto al lavoro autonomo, della classificazione o meno delle rendite nella valutazione del reddito, nella rivalutazione complessiva della nozione di reddito non basata solo sulla dichiarazione del 740 o 730, ma sulla valutazione del patrimonio in senso lato.

Su quest'ultimo aspetto stiamo lavorando per poter far pagare a chi ha ed evitare che il figlio del professionista - in questo senso ci sono dei casi sotto gli occhi che gridano vendetta - non paga l'università e invece il figlio del lavoratore dipendente la paga.

Sono tematiche delicatissime che non interessano solo l'Assessorato della sanità, salute e politiche sociali, ma tutti gli altri colleghi, dall'Assessorato della pubblica istruzione e cultura, all'Assessorato dell'industria e commercio, all'Assessorato dell'agricoltura, all'Assessorato del turismo e forse rimane fuori solo l'Assessorato dei lavori pubblici. Materia imponente, dunque. Se ci sono sollecitazioni, ben vengano.

Mi congratulo con la sollecitazione del Presidente del Consiglio rivolta ai consiglieri perché avanzino le loro suggestioni; è importante, lavoriamo assieme, le commissioni consiliari sono lì per questo, bisognerebbe riuscire già da subito ad avere una fotografia del variegato mondo contributivo in Valle d'Aosta per poter cominciare a ragionare.

Chiedo anche per le motivazioni espresse dal Presidente del Consiglio di ritirare questa mozione con l'impegno e con la disponibilità da parte mia di affrontare nell'ambito della V Commissione una tematica così delicata nelle forme e nelle modalità che si riterranno opportune, in caso contrario ci asterremo.

Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Ringrazio l'assessore per gli impegni che ha assunto.

L'obiettivo della mozione non era quello di dire che abbiamo vinto o che abbiamo perso; il problema era solo sollevare una questione, verificare una disponibilità da parte dell'assessorato rispetto a questi problemi, questa disponibilità c'è, è stato assunto l'impegno da parte dell'assessore di affrontare queste tematiche e penso che la V Commissione potrebbe essere l'ambito in cui si potrebbe riflettere sull'articolo 5 della legge n. 19 per vedere la sua applicazione e per vedere come questo possa diventare uno strumento più flessibile. Questo penso che potrebbe essere un primo argomento proprio per individuare con maggior chiarezza quali sono gli ambiti di applicazione delle leggi già esistenti.

Per certi aspetti da una parte mi dispiace, dall'altra prendo nota che l'assessore parla di difficoltà di predisporre un testo unico per cui ancora meno i consiglieri sono in grado di poterlo fare. Certo che questo è un momento di grande evoluzione e un testo unico sicuramente deve tenere conto dell'evoluzione che è in atto.

Siamo disposti a ritirare la mozione dopo questi impegni; chiederei un'attenzione particolare alle tipologie d'informazione da dare alle categorie. Ripeto, prendiamo la categoria del coniuge che si trova solo con i figli che affronta il problema del divorzio o il problema della vedovanza: ci sono tutta una serie di adempimenti per cui o queste persone trovano in casa qualcuno che dice: "Faccio io" o vanno da un notaio.

Lo stesso servizio legale regionale che tante volte è stato invocato forse andrebbe meglio valorizzato, chiedendogli di predisporre dei vademecum proprio per dare informazioni sulle diverse tipologie di esigenze.

Questo è un po' un suggerimento che mi permetto di fare all'assessore. Noi comunque siamo disposti a ritirare la mozione.

Président La motion est retirée.

Il Consiglio prende atto.