Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 575 del 28 aprile 1999 - Resoconto

SÉANCE DU 28 AVRIL 1999 (APRÈS-MIDI)

OGGETTO N. 575/XI Iniziative a tutela della produzione della fontina e verifiche sulla situazione interna della Cooperativa produttori latte e fontina. (Interpellanze)

Interpellanza A conoscenza che i Carabinieri del NAS hanno posto sotto sequestro a Pollein 50.000 forme di fontina congelate;

Preso atto delle dichiarazioni rilasciate agli organi d'informazione dal direttore della GE-CA;

Evidenziato che la fontina abbia via via perso quei requisiti di qualità indispensabili per stare convenientemente sul mercato;

Constatato il danno che detto maxisequestro fa ricadere sull'immagine della Valle d'Aosta e sulla produzione lattiero-casearia regionale;

Ritenuto che debba essere urgentemente avviata una politica a sostegno della qualità, in luogo della quantità del prodotto;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta regionale e l'Assessore competente per conoscere:

1) Quali provvedimenti ha preso, o intende prendere, per tutelare la produzione lattiero-casearia valdostana;

2) Se la prassi seguita da anni dalla GE-CA per surgelare i formaggi è regolare e quindi prevista dalle vigenti norme di legge in materia;

3) Se è condivisa dall'amministrazione regionale l'esigenza di perseguire una maggiore qualità del prodotto e, quali iniziative intendono concretamente avere al riguardo.

F.to: Beneforti - Squarzino Secondina

Interpellanza Appreso del sequestro preventivo effettuato dai NAS dei Carabinieri di un ingente quantitativo di formaggi, tra cui parrebbero essere presenti anche forme di fontina, congelati illecitamente nei capannoni siti in Pollein di proprietà della Regione Autonoma Valle d'Aosta e in gestione "GE.CA." S.p.A., società partecipata al 30% da FinAosta S.p.A.;

Richiamata, inoltre, la situazione interna alla Cooperativa produttori latte e fontina ove i soci conferitori hanno espresso le loro preoccupazioni per il mancato saldo delle quote dei prodotti conferiti;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

La Giunta regionale per sapere:

1) se fosse a conoscenza dell'attività di congelamento dei formaggi

2) quali provvedimenti intenda assumere a tutela del marchio "Fontina";

3) se, in relazione ai fatti in premessa, in applicazione della L.R. 16/84, sia intenzione dell'Amministrazione regionale attuare verifiche per approfondire la situazione interna alla Cooperativa produttori latte e fontina.

F.to: Frassy - Tibaldi - Lattanzi

Interpellanza Saputo del sequestro di circa 50.000 forme di fontina e altri formaggi;

Rilevata che tale situazione rischia di compromettere sia il lavoro di tanti agricoltori che l'immagine complessiva della Valle;

Rilevato che già da oggi non c'è più quella necessaria tranquillità nei produttori, nei dipendenti del settore, nei consumatori e nel settore creditizio;

Rilevato che la Regione tramite la finanziaria regionale "Finaosta" è azionista della Società Ge.ca. per una quota del 30%;

Rilevato che la Regione è proprietaria dello stabilimento per la lavorazione, maturazione e conservazione della fontina sito nel Comune di Pollein;

Ricordato che da sempre la Cooperativa Produttori latte e fontina ha svolto un ruolo fondamentale per il settore lattiero-caseario valdostano;

Ricordato l'importanza del settore zootecnico per l'agricoltura valdostana;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta per conoscere quali iniziative intende adottare nell'immediato e nel prossimo futuro per evitare un'irreversibile crisi del settore.

F.to: Viérin M. - Comé - Lanièce - Marguerettaz

Président S'il n'y pas d'objections, je propose d'unifier le point n° 20 aux points n° 24 et n° 25, dont je prie de donner lecture. Est-ce qu'on peut les discuter immédiatement? Si tout le monde est d'accord, je donne la parole au Conseiller Beneforti.

Beneforti (PVA-cU) Devo confessare che, quando ho appreso del sequestro delle 50.000 forme di fontina, sono rimasto stupito, quando poi ho letto che almeno una parte di queste fontine erano del 1992-1993, oltre che stupito, sono rimasto amareggiato.

Quando ho letto infine le dichiarazioni rilasciate a caldo dal Direttore della GE.CA., devo dirvi che sono rimasto proprio sdegnato; dopo aver letto queste dichiarazioni mi sono chiesto: ma da chi è amministrata l'attività lattiero-caseraria nella nostra Regione? A chi sono in mano i nostri produttori e consumatori? È possibile, mi sono domandato, che ci sia tutta questa fontina invenduta senza che nessuno ne sappia niente, perché credo che all'infuori degli addetti ai lavori nessuno ne sappia niente. Mi sono chiesto come mai i responsabili, il direttore della GE.CA. non abbia chiarito all'istante la situazione, almeno per evitare, o limitare lo scandalo che si è allargato su scala nazionale.

Il direttore, nell'intervista rilasciata a "La Stampa" del 4 aprile 1999, afferma: "Siamo rimasti stupiti per quest'azione dei NAS soprattutto per quanto riguarda il sequestro preventivo. Questa pratica adottata da alcuni anni è normale nel mondo lattiero-caseario, non è vietato surgelare, ci mancherebbe altro! Ecco, forse deve essere fatto con prescrizioni di tipo diverso…", ma allora, il direttore non sa come avviene il surgelamento. Se avviene o non avviene, forse deve essere fatto per tipo diverso: queste affermazioni non sono state smentite. Dice: "… L'ipotesi di frode in commercio è la stessa contestata ai ristoranti che vendono carne o pesce surgelati come freschi e questo punto…" - ribatte il direttore - "… è tutto da discutere…".

Poi aggiunge: "… I formaggi sono della Cooperativa Produttori Latte e Fontina, lo stabilimento della GE.CA. è della Regione. Certo, loro sanno come lavoriamo, ci mancherebbe altro!"

Come può un direttore, al quale accade un fatto del genere uscire con certe dichiarazioni invece di chiarire fino in fondo la situazione? Il direttore avrebbe dovuto chiarire, spiegare subito alla gente se è possibile surgelare le fontine, se veramente è una prassi normale nel mondo lattiero-caseario, se esistono o meno prescrizioni diverse nel sistema di surgelare. Ma se tutto è discutibile, come ha affermato, e non c'erano certezze, come mai non sono state fatte le verifiche necessarie? Perché queste fontine depositate alla GE.CA. non sono state vendute? C'è troppa produzione? Manca un'efficiente rete commerciale per la vendita? È un prodotto che fuori Valle non incontra il favore della gente?

Le fontine sono della Cooperativa Produttori latte e fontina, lo stabilimento è della GE.CA. e della Regione e se tutti, come ha affermato il direttore della GE.CA., sono a conoscenza di come viene lavorata la fontina perché nessuno è intervenuto, perché nessuno ha detto niente di fronte a un danno di miliardi e a un danno dell'immagine della Valle d'Aosta e della produzione lattiero-casearia valdostana?

Posso comprendere, Assessore, che limitare la produzione dei formaggi vuol dire anche mettersi contro i conferitori che la producono e questo può non convenire politicamente; che riferire sulle mancate vendite voleva dimostrare anche il fallimento del ruolo assegnato alla Cooperativa Produttori latte e fontina, perché il compito della cooperativa era quello di prendere le fontine dai conferitori, porle sul mercato e avere una rete commerciale di vendita. E guardate bene io non sono mai stato - e credo di averlo sempre dimostrato - fra quelli che hanno criticato ciò che si è fatto e si sta facendo per l'agricoltura anzi, sono stato favorevole perché mi rendo conto e come ci rendiamo conto tutti, di ciò che rappresenta in una Regione come la nostra.

Oggi, visto ciò che sta accadendo in settori importanti come quello lattiero-caseario (per la situazione in cui si trova anche la Centrale del latte e la Cooperativa Produttori latte e fontina), ritengo che debbano essere presi dei provvedimenti. Non possiamo, per il bene dell'agricoltura e della Valle d'Aosta, mantenere alla Cooperativa Produttori latte e fontina una dirigenza quale ha dimostrato di essere e alla GE.CA. un'altrettanta dirigenza che ha dimostrato il valore che può avere.

Non è possibile che la Regione debba pagare i danni causati senza che nessuno ne debba pagare le conseguenze. Coloro che con il loro comportamento hanno danneggiato l'immagine della nostra Regione e della produzione lattiero-casearia valdostana, non possono rimanere al loro posto. Ed è in tal senso che abbiamo presentato quest'interpellanza: per conoscere quali sono per il futuro le intenzioni dell'Assessorato dell'agricoltura e dell'intera Giunta regionale. Mi riservo di tornare sull'argomento nella replica. Grazie, Assessore, per la risposta che mi darà.

Président La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (FI) Devo dire che, contrariamente allo stupore che il collega Beneforti ha espresso e ribadito nell'apprendere di questa vicenda, sono rimasto molto meno stupito anche perché questa vicenda la paragono un po' al "mito dell'Araba fenice": che ci fosse, tutti dicevano e concordavano che ci fosse dove fosse nessuno lo sapeva.

Questa vicenda è l'epilogo "dell'Araba fenice": che ci fossero eccedenze di fontina, che ci fossero fontine surgelate, tutti lo dicevano, dove fossero nessuno lo sapeva. Con le notizie apparse su "La stampa" a seguito del sequestro purtroppo - o finalmente - abbiamo capito e scoperto la fondatezza di queste voci e abbiamo anche scoperto dove erano conservate queste forme.

Al di là dello stupore che non c'è stato, pensiamo che sulla vicenda debba essere fatta una profonda riflessione che innanzitutto parte da quello che penso sia il dato materiale dell'eccedenza di produzione. Abbiamo letto, senza leggere smentite, che almeno dal 1995 la produzione della fontina ha un'eccedenza di circa 99.000 forme annue.

Questi sono i dati apparsi sui giornali di queste settimane e che nessuno ha smentito, anzi sono stati a più riprese confermati e ribaditi. Con 99.000 forme annue, se è vero che la produzione è di 400.000 forme, siamo su una proporzione del 22 percento che rasenta il quarto di sopraproduzione. Diventa veramente incredibile pensare che dal 1995 ad oggi nessuno si sia reso conto di quanto nei fatti si stesse concretizzando.

Il sequestro effettuato dai NAS - e vedremo che tipo di implicazioni economiche avrà il sequestro su quelle 50.000 forme - ha avuto sin da subito un ritorno negativo sull'immagine della nostra Regione già colpita dalla tragedia del Tunnel del Monte Bianco. Nel giro di poco più o poco meno di un mese la Regione Valle d'Aosta per ben due volte è finita in negativo protagonista delle cronache nazionali. Il danno d'immagine si assocerà al danno per il prodotto stesso e al danno economico per l'economia della Regione, per quella categoria importante che sostiene il peso e l'onere dell'agricoltura e dell'economia di montagna.

Vorremmo capire come può essere accaduto tutto ciò, vorremmo capire cosa ha fatto l'Amministrazione regionale dal dicembre 1997 quando con decreto ministeriale le regioni autonome avevano il compito e la responsabilità di effettuare quelle forme di vigilanza e di verifica che precedentemente erano fatte dal Consorzio fontina che è cosa diversa rispetto alla Cooperativa Fontina, oggetto dell'indagine della quale stiamo ragionando.

A livello nazionale l'Agenzia per l'agricoltura aveva il compito di vigilare sulle certificazioni di determinati marchi, DOP inclusi. Le Province autonome di Trento e Bolzano e le regioni autonome avrebbero dovuto provvedere per loro conto. Non sappiamo se questo sia stato fatto, con quali tempistiche e in quali modi. È evidente però che anche se questo è stato fatto, evidentemente non è stato fatto con la dovuta diligenza richiesta.

È vero che non ci troviamo a discutere dell'adulterazione di un prodotto avariato e tossico, ma ci troviamo comunque di fronte a un prodotto che ha un marchio certificato che deve garantire al consumatore non solo la provenienza, ma anche le caratteristiche del prodotto stesso. Il fatto che questo prodotto venisse surgelato e venisse conservato - perché sembra che ci siano forme addirittura del 1993 - per così tanti anni, non poteva più essere commercializzato come fontina in quanto perdeva quelle caratteristiche organolettiche che dovrebbero essere proprie di questo tipo di formaggio.

Sarebbe importante capire se ci siano o meno punti che possono accomunare questa vicenda alla vicenda delle quote latte perché sempre sentendo i "si dice" - e non vorremmo leggerli un'altra volta su quelle che sono le cronache giudiziarie - il problema delle quote latte che forse in Valle d'Aosta non esiste, paradossalmente esiste all'inverso di quello che è il problema nazionale, nel senso che l'eccesso della produzione di latte in Valle d'Aosta porta ad un eccesso di produzione di fontine e paradossalmente porta alla commercializzazione di altri prodotti valdostani che di valdostano hanno solo il marchio.

Mi riferisco al burro della Centrale del latte, mi riferisco agli yogurt che fino a poco tempo fa arrivavano da Vipiteno o comunque arrivavano da altre località e venivano prodotti con latte che era il latte delle mucche valdostane. Perciò anche una differenziazione della produzione lattiero-casearia probabilmente avrebbe evitato queste eccedenze e questa sopraproduzione e tutto ciò che ne è conseguito.

La cosa che ci lascia più perplessi è il meccanismo in cui si è creata - e non tanto il meccanismo in cui si è divulgata - questa situazione. Innanzitutto lo stabilimento della GE.CA. è proprietà regionale e la GE.CA. è partecipata al 30 percento da Finaosta. Questo può voler dire qualcosa o può anche non voler dire assolutamente niente.

Un dato però che sicuramente qualcosa vuole dire e deve dire è che l'amministratore della GE.CA. è anche il direttore della Cooperativa produzione latte e fontina e quest'ulteriore trait d'union fra queste due realtà non ci può portare a smentire quanto il direttore o l'amministratore, a seconda dei panni con i quali vogliamo vederlo, ha dichiarato ai giornali e il Consigliere Beneforti ha riportato dicendo che questa procedura era procedura nota.

Noi per certi versi ci crediamo che fosse procedura nota ed era sicuramente una procedura nota quanto meno a tutti coloro che avevano responsabilità di gestione e di amministrazione della cooperativa.

Queste fontine, salvo smentite, da quello che abbiamo letto ci sembra di poter capire che siano tuttora in proprietà della cooperativa stessa. Ora diventa difficile capire come dalla lettura dei bilanci della cooperativa non risultassero questi valori a giacenza nel magazzino e di conseguenza nel bilancio della cooperativa.

E qui le ipotesi sono due: o questi valori non erano a bilancio e la cosa sarebbe molto grave oppure questi valori erano a bilancio e chi ha letto e chi ha revisionato e chi ha approvato i bilanci ha fatto finta di non vedere che c'erano questi valori di magazzino a bilancio. Dopodiché la considerazione è abbastanza automatica: se c'è un magazzino di queste proporzioni, bisogna gestire il problema in maniera diversa rispetto a come non sia stato gestito sino ad ora.

Abbiamo capito, e poi l'assessore confermerà o smentirà quanto sto per dire, che per la GE.CA. di fatto è stata l'esigenza di stoccare questo quantitativo di fontine che ormai nei magazzini, che sino a poco tempo fa erano i magazzini che utilizzava la Cooperativa fontina, non ci stavano più in quanto erano stracolmi delle fontine non vendute e invendute.

Allora quello che vorremmo sapere è se è vero, come si sussurra - i dati poi sarà abbastanza facile acquisirli nel caso che l'assessore non li abbia -, che presso la GE.CA., nonostante che siano parecchi anni che questa società è in esercizio, non siano mai state fatte quelle verifiche che invece con ciclicità, con tempestività vengono effettuate presso i normali produttori privati, cioè le verifiche che vengono fatte dall'USL, dall'Ufficio igiene perché se questi tipi di controlli nel tempo fossero stati fatti, ci si sarebbe accorti quanto meno che in queste celle, che avevano queste caratteristiche e queste temperature, c'era stoccato in quantitativo significativo un formaggio che lì non poteva essere sicuramente conservato, perlomeno non con le caratteristiche con cui lo si voleva commercializzare.

Detto questo, rimane sicuramente anche a noi dell'amaro in bocca e non è l'amaro di quella fontina che non si vende come fontina perché non ha le caratteristiche della fontina, ma è la consapevolezza che sulla vicenda balzata agli onori delle cronache giudiziarie si sia consumata l'ennesima congiura di Palazzo e la cosa grave è che qualcuno non abbia avuto il pudore di affrontare questo problema nel momento stesso in cui si creava, ma che abbia preferito far crescere questo problema sino a farlo esplodere.

Pensiamo che questa situazione non possa essere liquidata come un fatto di cronaca giudiziaria e basta; è una situazione che ha arrecato e che arrecherà sicuramente pesanti riflessi negativi, lo dicevo prima e ora sinteticamente mi ripeto, all'economia di quel settore, ma anche all'immagine tutta della Valle d'Aosta.

E allora quando l'Assessore Perrin, che peraltro è da poco che gestisce l'assessorato, dichiara che procederà a una verifica - leggo testualmente - "… della linearità gestionale degli organi di lavorazione, commercializzazione e tutela del prodotto così come a garanzia della qualità e della tipicità della fontina sarà istituito un gruppo tecnico per l'accertamento delle procedure di produzione", dico che queste sono dichiarazioni di buona volontà, ma sono dichiarazioni che non bastano se rimangono dichiarazioni.

Noi abbiamo uno strumento contenuto nella legge, tra l'altro nell'interpellanza è citata la legge abrogata perché la legge recente è la n. 20/98, che è lo strumento di andare a fare le verifiche straordinarie oltre a quelle che sono le verifiche biennali ordinarie, verifiche straordinarie che possono portare anche a provvedimenti drastici, ma che in questo caso devono essere presi se si dovessero verificare certe situazioni a cui facevo riferimento parlando di bilancio. Devono essere presi a tutela della categoria, a tutela della Regione Valle d'Aosta e soprattutto in nome di quel buon governo che l'Assessore Perrin ha dichiarato di voler perseguire nelle dichiarazioni del 24 aprile.

Mi rendo conto che l'interlocutore di queste interpellanze è l'Assessore Perrin anche se mi rendo conto che forse la storia, gli antefatti dell'epilogo che ho definito "Araba fenice" sono più nella mente del suo predecessore, l'Assessore Vallet, che sicuramente nella gestione che ha avuto precedentemente ha potuto controllare cose che in un anno di mandato l'Assessore Perrin non aveva ancora immaginato.

Auspichiamo di avere delle risposte a quanto abbiamo chiesto nell'interpellanza e che voglio riassumere sinteticamente. In primo luogo: se fosse a conoscenza dell'Amministrazione il tipo di attività fatta all'interno della GE.CA. anche perché ci risulta che la GE.CA. di fatto null'altro facesse se non da magazzino di stoccaggio, cioè non ci risulta che la GE.CA., nonostante la denominazione fosse gestioni casearie, fosse produttrice di alimenti derivati dalla lavorazione del latte. Vorremmo poi sapere quali iniziative nel concreto l'assessore ritiene di portare a tutela del marchio e che tipo di verifiche rispetto alle dichiarazioni da lui fatte intende concretamente adottare.

Président La parole au Vice-président Viérin Marco.

Viérin M. (Aut) Quando sento il collega Beneforti che su questo problema dice: "Paghino i colpevoli", non può che trovare il consenso anche del gruppo degli Autonomisti, però individuare i colpevoli di questa vicenda mi sembra che sia molto, molto arduo.

Infatti, ripercorrendo gli ultimi 6-7 anni senza andare oltre, i consiglieri potrebbero capire - e fra di loro c'è qualcuno che conosce a menadito anche le varie vicende - che è difficile trovare i colpevoli. Se vogliamo poi trovare dei capri espiatori, li possiamo trovare e, caro collega Beneforti, è su tali aspetti che bisogna essere molto chiari.

Come dice Frassy, anch'io non sono stato stupito; tutti noi sapevamo di una situazione a rischio da anni, non penso di sapere tutto certamente, però bisogna che si faccia un minimo di cronistoria. Oggi mi sembra che si voglia scaricare tutto sulla Cooperativa produttori latte e fontina; io non difendo nessuno e non voglio fare il paladino di nessuno, però voglio ricordare ai colleghi che questa cooperativa è nata nel 1954, che questa cooperativa ci è stata copiata da varie regioni italiane ed estere e faccio un esempio per tutti: anche il parmigiano reggiano è stato interessato alla struttura che si erano dati i Valdostani come cooperativa.

Questo per arrivare a dire che se andiamo a prendere i dati, e guarda caso la Giunta Lanivi già nel 1993 si era accorta che c'era qualcosa che non sarebbe andato a buon fine, nel 1993/94 abbiamo avuto 261 mila forme conferite; l'anno passato siamo arrivati a 354 mila forme, cioè più 37 percento in 4-5 anni e in un momento in cui il mercato dei formaggi ha avuto una forte regressione nelle vendite e nel prezzo.

Infatti, tanto per fare due esempi, che l'Assessore può confermare, i formaggi più conosciuti come il parmigiano reggiano che nel 1995 aveva un prezzo di circa 25-26.000 lire e oggi è sceso a 13.600 lire all'ingrosso, mentre il grana padano da circa 20.000 lire nel 1995 è sceso a circa 10.000, dimezzando così il prezzo. La fontina invece è riuscita a mantenere il prezzo anche con una sovrapproduzione del 37 percento. Con questo, ripeto, non voglio difendere nessuno; voglio solo che si ragioni in senso completo, cioè qui ci sono delle responsabilità e secondo noi ci sono delle responsabilità politiche e anche amministrative, anche della cooperativa se vogliamo, però non si può oggi rivolgere un'accusa - come mi è parso di leggere da più giorni - a tutto il mondo agricolo, un'accusa a una struttura qual è quella della cooperativa che ha fatto gli interessi dei Valdostani fino ad oggi.

Se in questi ultimi periodi ci sono stati degli errori, si ricerchino i colpevoli e che paghino, non ci sono problemi su questo, Beneforti, però dobbiamo anche capire quali sono le responsabilità politiche perché nel 1993 la Giunta Lanivi fece una delibera di Giunta, la n. 1612, il cui testo recitava: "Approvazione delle linee programmatiche per la riorganizzazione del settore lattiero-caseario".

Non leggo la delibera - se nel secondo intervento dovrò leggere qualche passaggio lo farò - nella stessa si dice in maniera molto chiara che tale situazione, riferendosi a quell'esistente nel 1993, non poteva più andare avanti perché la previsione era di un forte aumento di produzione di latte e quindi il Governo regionale si doveva prodigare ad attuare quelle iniziative necessarie per una diversificazione della produzione.

Allora si individuarono anche alcuni mezzi, tipo il discorso della Centrale del latte, tipo il discorso dell'uso più diretto da parte dei produttori anche per l'allevamento e altre cose del genere, ma si puntò per la maggior parte sul discorso della Centrale del latte.

Abbiamo inaugurato la Centrale del latte da un anno e mezzo, fino ad allora c'erano certe motivazioni per le quali questa centrale non poteva neanche arrivare al pareggio di bilancio ; la Centrale del latte in questa delibera del 1993 doveva utilizzare addirittura l'8 percento del latte prodotto in Valle d'Aosta, quindi volevo chiedere all'assessore se da parte della centrale oggi siamo a circa l'8 percento di utilizzo del latte prodotto in Valle d'Aosta oppure no. Non mi pare.

In quella delibera si dicevano anche altre cose a cui ha fatto cenno in parte il Consigliere Frassy, cioè una linea di prodotti che oggi non vediamo ancora fiorire e vediamo ancora più o meno gli stessi prodotti ad eccezione della ricotta e di un altro formaggio fresco, mi pare il primo sale e dove ancora il latte a lunga conservazione lo facciamo imbottigliare fuori Valle. Abbiamo ancora una situazione di questo tipo, a un anno e oltre dall'inaugurazione del nuovo stabilimento.

Avendo fatto questo piano, 6 anni fa l'allora Giunta Lanivi aveva già messo un punto interrogativo sui problemi e aveva già dato alcune risposte, però su quelle risposte in questi 6 anni non abbiamo visto nessun risultato. E invece che risultato abbiamo visto? Abbiamo assistito ad un aumento del 37 percento di produzione di fontina oltre tutto abbiamo anche assistito ad un aumento del conferimento dei privati perché onestamente fino al 1994, quando andava tutto bene, avevamo circa 100.000 o 80.000 forme che venivano vendute da privati mentre, nel momento di maggiore difficoltà per la vendita, ne hanno vendute circa la metà e la Cooperativa produttori latte e fontina ha dovuto far fronte anche a questo problema.

Quindi colpevolizzare oggi esclusivamente un ente quale la cooperativa non posso accettarlo, né il gruppo degli Autonomisti può accettarlo; questo deve essere chiaro perché se siamo qui per fare un'analisi chiara e che serva, bisogna essere chiari su queste cose e bisogna anche leggere i dati e capire che queste cose sono state dette 6 anni fa, non sono state dette pochi mesi prima che succedesse questo sequestro. Queste cose, ripeto, sono già state dette 6 anni fa, quando si capì che la situazione poteva peggiorare, probabilmente la cooperativa è stata anche lasciata sola.

Questa è la nostra posizione. Oltretutto anche da parte dell'associazione di categoria si manifesta piena fiducia all'opera di chi sta eseguendo le indagini e si aggiunge che: "Non si può sottolineare come un episodio sia pure rilevante che però rischia di mettere in completa crisi il settore agricolo valdostano".

Noi non vogliamo che succeda questo, che si faccia un discorso per arrivare a mettere in ginocchio un settore che è indispensabile per la Valle perché tutti ci riempiamo la bocca nel dire che ci sono sempre meno giovani, c'è la crisi, nessuno vuole più fare questo mestiere perché non rende abbastanza, perché il rapporto rendita/ore di lavoro/qualità di lavoro è sproporzionato.

Quindi ripeto per l'ennesima volta che dobbiamo andare a ricercare il perché di questa situazione un po' indietro negli anni, soprattutto dal 1994 in poi, dalla delibera della Giunta che aveva detto alcune cose e da come è nata la GE.CA.. Parliamoci chiaro: la GE.CA. ha come azionista per il 30 percento la Finaosta, quota che ha consentito a Finaosta di nominare due persone nel consiglio di amministrazione. Il capannone è stato fatto dalla Regione ed è stato consegnato nel 1994 in comodato. I progetti sono stati approvati dalla Regione, il lavoro è stato appaltato dalla Regione.

Allora non si può cercare qui un unico capro espiatorio, altrimenti faremmo un grave torto al settore agricolo e sarebbe solo un'occasione perduta per cercare di fare chiarezza e di cambiare strada.

Concordo con quanto ha detto Frassy prima, non vogliamo additare per le motivazioni che ho detto prima l'Assessore Perrin e non voglio neanche essere il difensore dell'Assessore Perrin, quindi il concetto è questo: cerchiamo di ragionare sulle cose reali e sul perché questo fatto è accaduto in senso complessivo e poi cerchiamo di utilizzare questo momento - che magari non viene per nuocere se utilizzato bene - per dare un'impostazione diversa nel prossimo futuro.

Per queste motivazioni chiedo all'assessore cosa si vuole fare e quali iniziative intende adottare nell'immediato e nel prossimo futuro per evitare un'irreversibile crisi del settore. Perché se quest'episodio continua ad essere utilizzato come uno scandalo, metteremo in ginocchio tutti, non solo gli eventuali colpevoli.

Président Collègue Lanièce, je regrette ne pas pouvoir vous donner la parole puisque votre collègue vient d'épuiser tout le temps à la disposition. La parole à l'Assesseur à l'agriculture et aux ressources naturelles, Perrin.

Perrin (UV) Avant tout je remercie les interpellants pour m'avoir donné l'occasion de faire clarté sur cet épisode parce que pendant ces jours tout le monde a parlé de fontine à tort et à travers et l'on a dit un peu de tout sur la fontine. L'épisode de la séquestration d'une partie de fromages, parmi lesquels il y a de la fontine avec le label, a créé bien sûr de l'embarras parmi les producteurs et les opérateurs du secteur les plus directement intéressés.

L'éclat de la presse et la gravité de certaines déclarations, nous ont laissés même un peu perplexes, mais je partage la préoccupation qui a été énoncée par tous les interpellants pour le secteur des producteurs de lait et pour le monde de la zootechnie en général qui représente la partie la plus importante de l'agriculture valdôtaine.

Je partage aussi la nécessité d'entreprendre des mesures pour garantir le produit fontine face à ces événements, ce fromage qui représente le symbole le plus significatif de l'agriculture, mais aussi de notre culture de région alpine.

Cet épisode, dont nous attendons les développements parce que nous raisonnons sur des hypothèses, doit être évalué dans ses justes dimensions et, comme disait le Vice-président Viérin, ne doit pas se transformer dans une attaque généralisée au monde de l'agriculture parce que ce ne sont pas les producteurs qui méritent bien sûr des attaques.

Il est important faire quelques prémisses pour mieux focaliser le problème et il faut analyser un instant l'évolution du secteur et le parcours que la fontine a fait à partir de la reconnaissance du label, qui a été reconnu par le décret du Président de la République en 1955, car nous assistons après à la naissance des différents organismes qui vont gérer la fontine: le Consortium avant, à qui sont confiées la tutelle du label et la vigilance sur le produit et la Coopérative des producteurs de lait et fontine, qui a comme but principal d'en organiser la commercialisation.

Il faut dire que la Coopérative de la fontine a eu une fonction essentielle, car elle a permis le ramassage de la fontine de tous les petits producteurs et a permis de garantir un prix équitable pour la vente de ce fromage.

Dans ces années la production de la fontine s'est développée sur tout le territoire de la Vallée d'Aoste et a garanti un revenu important à la majorité des exploitations agricoles valdôtaines. On est passé de 50.000 formes commercialisées dans les années '60 aux environ 400.000 formes dans le total des dernières années. Donc la production de la fontine s'est développée dans ces années d'une façon énorme et ici aussi il faut dire que la Coopérative de la fontine a quand même assuré l'écoulement de ses produits même si avec quelques problèmes.

On ne doit pas oublier la fonction de la Région et de l'Assessorat de l'agriculture dans cette période. On a mis sur le terrain de nombreuses initiatives et des financements importants pour garantir cette évolution: la construction des fromageries coopératives, des caves d'affinage, des étables modernes, des alpages, la mise aux normes d'un point de vue hygiénique et sanitaire des structures agricoles, les interventions pour la sélection et l'amélioration de la race bovine valdôtaine, l'aide technique, le service des analyses du lait, du foin, du terrain, les contrôles et l'assistance aux machines à traire, l'assistance aux fromageries, la formation professionnelle, la promotion et avec l'Institut agricole aussi la recherche et l'expérimentation. Donc nous pouvons dire, surtout pour ceux qui m'ont précédé dans cette place, que le secteur a été suivi de près et des orientations importantes ont été données.

Le fait d'avoir conjugué le territoire, la race et les produits a permis finalement la reconnaissance de la part de l'Union européenne de la DOP.

Donc la fontine - et là aussi il faut le dire parce qu'il semble à ce moment que la qualité de la fontine n'existe plus et je ne suis absolument pas d'accord sur ces affirmations - est encore un des rares fromages fabriqués deux fois par jour, dont une partie importante est transformée directement à l'alpage et le restant dans des petites fromageries où le cycle productif est absolument contrôlable (trasparenza). Le lait est produit par les vaches de race valdôtaine car seulement le lait produit par la race autochtone peut être transformé en fontine, c'est une limitation quand même importante et permet de transformer l'herbe, qui est la principale ressource de la montagne, dans un produit originel; donc ce fromage est l'expression du milieu qui le génère.

L'affinage est fait généralement dans des caves creusées dans la montagne où l'humidité et la température créent des conditions idéales pour la maturation.

L'augmentation de la production et ses pointes saisonnières, les temps relativement brefs de maturation du fromage, les nécessités du marché ont déterminé, les années passées, face à la croissance de la production, le choix de disposer d'une cave, un poumon où l'on puisse contrôler la maturation de la fontine, donc là aussi, dans l'affinage, il y a eu la nécessité d'une évolution technologique.

Donc l'établissement de Pollein est une structure polyvalente qui a été mise à la disposition des producteurs agricoles à cet effet. Cet établissement se compose de magasins à température contrôlée avec la fonction de poumon car la fontine, ayant des points de production saisonnière, a la nécessité d'être contrôlée dans son cycle de maturation pour la rendre compatible avec les exigences du marché; c'est seulement un jeu de température: si je bloque la température à quelques degrés de moins, la maturation est retardée, si j'accélère la maturation est accélérée. Cela n'a rien à voir avec le discours de la surgélation, mais c'est la possibilité d'intervenir et régler la température dans les caves de dépôt.

C'est vrai que l'établissement dispose d'un tunnel pour la surgélation, pour des produits différents, cela est dit bien clair, et des magasins à basse température pour la conservation des produits surgelés et dans cet établissement existent ces structures. Cet établissement est géré par une société dénommée Gestioni Casearie ou GE.CA..

J'insisterais sur la description du magasin et aussi sur les finalités de cette société et j'ai pris ça dans le rapport de l'assessorat: "Lo stabilimento di Pollein non può essere considerato solo un magazzino per lo stoccaggio e la maturazione delle fontine, la struttura è molto più complessa e articolata. La movimentazione del prodotto è automatizzata, esistono celle per il prodotto surgelato, la temperatura e l'umidità sono variabili al fine di poter allungare i tempi di maturazione. Esistono ampi spazi di servizio, vi sono locali per l'attività amministrativa e contabile. In conclusione, si è di fronte a un magazzino polivalente che non necessariamente deve essere legato a un solo prodotto, ma di cui la potenzialità può essere destinata ad utenti di altri settori produttivi agricoli".

Cela était la fonction pour laquelle la structure a été construite. Je lis aussi les fonctions de la société qui gère cet établissement: "Gestioni Casearie S.p.A.. La società ha per oggetto la gestione dello stabilimento di proprietà della Regione autonoma, sito in Pollein, destinato alla lavorazione, maturazione, conservazione dei formaggi fontina e altri prodotti lattiero-caseari nonché la gestione di tutte le attività produttive e di servizi connessi alla potenzialità dello stabilimento compresi tutti i negozi giuridici ad essi attinenti. In particolare, essa offre la propria attività gestionale relativa alla lavorazione, maturazione e conservazione di prodotti lattiero-caseari ai produttori caseari aventi sede in Valle d'Aosta. La società può compiere tutti gli atti e tutte le operazioni produttive, commerciali, finanziarie, bancarie, mobiliari e immobiliari che siano comunque collegate ai suoi scopi istituzionali. La sua composizione azionaria: Cooperativa Produttori latte e fontina 40 percento, Finaosta 30 percento, poi ci sono i costruttori, i progettisti, cioè la componente tecnica, che è entrata nella gestione di questa società con il restante 30 percento".

C'est vrai que l'utilisation de l'établissement est faite surtout par la Coopérative des fontines et son directeur est aussi le président de la société.

Dans les questions on demande si le Gouvernement était à connaissance de la surgélation des fontines. Je veux faire ici aussi quelques petites prémisses. Je précise que l'on discute depuis des années sur l'opportunité de fixer des quotas de production pour chaque producteur, ce qui était envisagé dans la délibération citée par M. Marco Viérin.

Le Consortium des producteurs de fontine prédispose un plan de production de la fontine qui ne prévoit pas de limitations; l'exigence de mieux programmer la production est perçue par la coopérative et l'Administration régionale a toujours tâché de guider les différents organismes, d'aller vers une programmation et une action de concert dans le secteur, mais chacun doit s'assumer ses propres compétences et ses propres responsabilités.

Ce n'est certainement pas à l'Assessorat de l'agriculture à faire une programmation de la production, il y a les organes qui y sont préposés.

L'actuel Comité de coordination du secteur est en train de se pencher aussi sur cet aspect qui est un aspect très délicat et même impopulaire, comme le disait M. Beneforti, et l'on pense arriver à trouver une solution pour une programmation du secteur pour la prochaine campagne.

C'est vrai qu'il y a eu dans ces années une augmentation de la production, cela était physiologique: la fontine donne un revenu certain pour les exploitations agricoles, jusqu'à ce moment la diversification de la production n'a pas atteint les revenus que la fontine garantit pour la transformation du lait, qu'elle peut payer de façon meilleure que tous les autres produits jusqu'à ce moment, donc c'est physiologique que les producteurs tâchent de transformer leur lait en fontine.

Dans la délibération citée par M. Marco Viérin l'on parle du rôle de la Centrale laitière qui doit être un poumon dans tous les secteurs laitiers parce que si nous voulons arriver à une diversification, c'est vrai que nous avons d'un côté les producteurs de fontine, mais de l'autre il faut que pour le lait qui ne peut pas être transformé en fontine puisse être trouvé un écoulement et être rémunéré. Cela pourrait être une des fonctions de la centrale, mais pour répondre à la demande précise, l'assessorat et le Gouvernement n'ont pas la compétence d'entrer dans le mérite des stratégies commerciales de la Coopérative fontine d'un côté, ni d'avoir accès au contrôle de sa gestion. D'ailleurs je pense que cela est juste et je l'ai réaffirmé même dans d'autres occasions: la Région a des fonctions d'adresse, d'orientation et d'organisation de l'économie, mais absolument pas de gestion.

La GE.CA., qui est la société qui a géré les magasins, est une société de services qui a eu une gestion plus administrative et la Finaosta pour sa partie, à l'intérieur de la gestion GE.CA., a surtout le rôle d'un contrôle de la gestion économique et financière de cette société; c'est la fonction d'ailleurs que la Finaosta a dans presque toutes les opérations qu'elle fait.

Per la Valle d'Aosta - con l'Ulivo demande si les opérations faites par GE.CA. étaient régulières. Je peux dire que l'établissement est doué d'un tunnel de surgélation et de magasins pour la conservation à basses températures des produits alimentaires, ce qui est permis par la loi pour certains produits et à certaines conditions. Je dois aussi dire que le disciplinaire de la fontine donne des indications pour toute la partie de la transformation et affinage de la fontine jusqu'à l'application du label. Là les conditions sont rigoureuses et strictes, rien n'est dit à partir de ce moment-là. Les évaluations sur le fait en question ne pourraient quand même être faites qu'après la définition de cette enquête, je ne suis pas à même de donner une réponse de ce genre car là nous laissons la parole aux experts et aux juges.

Il me semble prématuré - pour répondre à une autre demande de M. Frassy - de mettre en acte des vérifications prévues par l'ancienne loi régionale, qui a été abrogée et substituée par la loi n° 27/98, qui prévoit au chapitre n° 3 la surveillance par contrôles ordinaires et extraordinaires. Les contrôles ordinaires sont effectués tous les deux ans, le dernier contrôle sur la gestion de la coopérative a été fait au mois d'août 1998. Les contrôles extraordinaires sont de nature surtout comptable et gestionnaire et ici nous sommes face à un problème d'autre nature et il existe même une procédure judiciaire en acte dont nous ne connaissons pas encore l'issue.

Pour venir aux questions plus générales, nous devons nous pencher sur les problèmes mis en évidence par les interpellations, en particulier on demande: la tutelle de la production et les initiatives pour garantir la qualité des produits (PVA-cU), les mesures pour sauvegarder le label (groupe de Forza Italia) et plus en général les initiatives pour garantir le secteur (groupe des Autonomistes).

Nous avons envisagé une série de mesures immédiates et ébauché un travail de plus longue haleine. Dans cette période, cela a été répété un peu par tous les interpellants, nous devons garantir l'image de ce fromage qui a été atteinte par cet épisode, donc nous devons garantir l'opinion publique et les consommateurs que la fontine est produite dans le respect du disciplinaire et que cet épisode concerne un pourcentage limité de la production, ce n'est pas un grand pourcentage parce que (si cela est vrai) dans ces 50.000 formes il y a probablement des retours de production et donc cela se réfère à 2-3 années de production sauf quelques échantillons qui sont restés d'années un peu plus lointaines. On peut calculer que cela peut représenter 3-4 pour cent de la production annuelle.

Le disciplinaire impose des règles et des mesures bien strictes. La qualité est garantie par toute une série de conditions que j'avais déjà énoncées en prémisse. Nous allons instituer un groupe technique, externe à l'Administration et aux producteurs, chargé de vérifier et certifier la régularité de la production et l'affinage de la fontine; cela nous devons le faire pour donner certification que la fontine est de bonne qualité, qu'elle a suivi les règles de production et que cet épisode ne correspond pas à la généralité de la production de la fontine.

Ce groupe sera composé par des experts de l'Institut agricole avec l'appui d'un externe provenant d'une université.

Nous sommes aussi en train, pour défendre le label, de préparer une mémoire que je consignerai aussi au ministre des politiques agricoles, étant donné que la nouvelle est allée loin, qui illustre les raisons pour lesquelles notre fromage a eu droit au label d'origine contrôlée et a été reconnu DOP. Cela pour répondre aussi à des affirmations faites par la presse et à des déclarations inopportunes faites par certains europarlementaires. Comme nous avons beaucoup apprécié les contre-déductions de l'Eurodéputé Florio qui s'est déclaré prêt, s'il était nécessaire, à défendre le bon nom de la fontine valdôtaine au Parlement européen. Nous avons quand même encore quelques amis dans le monde.

D'autre part, face à ces ombres sur la linéarité dans la gestion de la production, du contrôle du finissage de la fontine, il est opportun un approfondissement de la situation sans vouloir trouver absolument des coupables, mais les différents organes doivent être conscients du rôle qu'ils recouvrent parce que le problème fontine est surtout un problème de respect des rôles des différents organismes.

Pour ce qui est de nos compétences législatives, ce n'est pas très exact ce qui a été cité par M. Frassy sur l'attribution des compétences aux régions sur le contrôle. Nous sommes quand même en train à ébaucher un projet de loi qui va discipliner le règlement CEE n° 2082 en matière de protection des indications géographiques, de dénomination d'origine protégée des produits agricoles et alimentaires et en matière de "attestazione di specificità dei prodotti agricoli alimentari" qui va dans la direction de garantir les consommateurs et certifier la qualité et la régularité de toute la filière productive. L'assessorat a institué un comité de coordination de la filière de lait et fromage dans lequel sont présents tous les représentants des différents organismes productifs. Le comité travaille et se réunit régulièrement depuis le début de l'année et devrait terminer son travail pour la définition des adresses et des actions à entreprendre dans le secteur avant l'été. Une série d'actions d'ailleurs ont déjà été envisagées et j'en citerais les principales.

Objectif qualité: tout le monde a parlé de qualité, il semble qu'il manque de qualité dans la fontine; je suis certain qu'il est nécessaire de garantir une qualité totale en partant de la qualité du bétail, en passant par la mise à point d'une série d'actions d'assistance à l'étable, assistance d'ailleurs déjà très développée.

La qualité du lait: l'on est en train de formuler une proposition pour le paiement du lait selon la qualité adaptée aux exigences de la transformation du lait en fontine.

La formation professionnelle: elle est garantie par des cours de formation des fruitiers.

Le Comité de coordination du secteur laitier est en train de se pencher sur une série d'actions pour programmer une action conjointe des différents organismes et moments productifs à partir de la production de l'alpage, au lait destiné à la Centrale laitière, aux fromageries privées, aux fromageries coopératives pour arriver jusqu'à la Coopérative des fontines pour réaliser ce plan de production dont on réclame l'absence, pour prévoir d'éventuelles différenciations de la production, et si possible, une action conjointe de promotion et de commercialisation des produits: cela s'avérera inévitable si nous voulons sauver le secteur de la production du lait et du fromage.

Je pense avoir répondu aux nombreuses questions qui ont été posées. Il reste le problème de la partie des produits qui ont été mis sous séquestration. Je répète, il s'agit d'une partie minimale de la production de la fontine, mais là, avant d'envisager des mesures pour l'écoulement et la destination de ces produits, nous ne pouvons qu'attendre l'évolution de l'enquête et l'avis des experts.

Ce qui m'a beaucoup impressionné dans toute cette affaire, c'est l'avidité avec laquelle on s'est lancé sur le problème fontine. Tous ont voulu démontrer de tout connaître et tout savoir. Un épisode, dont la gravité est encore à démontrer, a déclenché la guerre contre la fontine et les producteurs. Tout le monde s'est rempli la bouche de: "Je l'avais dit", il semble que tout le monde était à connaissance de faits drôles et obscurs et l'on a recouru bien souvent au bon vieux temps quand la fontine était bonne.

J'apprécie beaucoup le bon vieux temps, mais c'était le moment où la fontine se vendait mal, elle se trouvait sur la table des Messieurs et des privilégiés. Aujourd'hui elle donne un revenu assuré à tous les éleveurs et eux aussi ont le droit d'avoir leur morceau de fontine sur la table.

Président La parole au Conseiller Beneforti.

Beneforti (PVA-cU) Ringrazio l'Assessore Perrin perché devo riconoscere che ce l'ha messa tutta per poter difendere una situazione anche insostenibile. Penso che quanto è accaduto induce a mettere in atto alcune iniziative, indicate anche l'assessore, perché certi fatti non debbano verificarsi più.

Quando parlavo di colpevoli - se ci sono e dove sono - è chiaro che non possono rimanere ai loro posti; se hanno sbagliato devono pagare. Con questo, come qualcuno pensa, non siamo alla ricerca di capri espiatori, non ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno, invece, di rivedere la politica della produzione del formaggio in Valle d'Aosta; di verificare dove si è sbagliato e dove bisogna intervenire per modificare. Questo è importante fare oggi.

Quello che non accetto, assessore, è che sia la Magistratura a stabilire se è valida la procedura del congelamento del prodotto. Se abbiamo fatto la GE.CA., se abbiamo delle celle, se abbiamo delle strutture, se abbiamo creato tutto quanto era necessario, dobbiamo sapere anche cosa si poteva fare nella GE.CA. stessa. Si può o non si può surgelare? Si aspetta che ce lo dica la Magistratura se lo possiamo fare? E nell'attesa cosa si fa?

L'assessore ha detto che non compete all'Assessorato dell'agricoltura fare i programmi di produzione o meno; posso essere d'accordo con lui, ma allora la Regione, l'assessore cosa fa? Provvede solo a pagare le iniziative e poi lascia l'autonoma gestione alla Cooperativa produttori, alla GE.CA. e a quelle istituzioni che vengono create senza andare a verificare se il mandato che hanno ricevuto è portato avanti secondo un certo criterio? Senza verificare di poter cadere nelle condizioni in cui siamo venuti a trovarci oggi?

Credo che questo si possa accettare. Se si tratta di giustificare una situazione, posso anche capirlo, ma dopo quello che si è fatto e si sta facendo in agricoltura - e noi lo riconosciamo, l'ho detto io nella mia relazione introduttiva - non si può abbandonare come ha detto l'assessore,: "Ora ve la vedete voi, su queste altre cose non c'entriamo".

Posso capire, assessore, e lei ce l'ha messa tutta per coprire una politica sbagliata, portata avanti anche con degli errori. E questo lei lo sa, come lo so io, che degli errori sono stati commessi. Lei ha cercato di coprire gli errori che sono stati commessi, lo diceva il collega Viérin, dal 1993 in poi perché c'era già allora una certa delibera. Io dico che gli errori, se ci sono stati, sono stati commessi anche prima del 1993.

Pertanto ritorno al mio discorso e dico che qua bisogna verificare fino in fondo la situazione e cercare di vedere dove si è sbagliato e perché si è sbagliato. Riconoscere con umiltà gli errori commessi e dopo averli riconosciuti cercare di correggerli, se si vuole che la produzione lattiero-casearia in Valle d'Aosta rimanga valorizzata, come abbiamo sempre cercato di valorizzare tutti. E se vogliamo che questa produzione continui ad essere sul mercato, cerchiamo di prendere quei provvedimenti che devono essere presi.

Presidente, ho finito, lei mi guarda, ma io ho finito.

Président Io la guardo sempre con molta simpatia, collega Beneforti. La parole au Conseiller Lanièce.

Lanièce (Aut) Sarò breve, per permettere al collega di ultimare la risposta del gruppo degli Autonomisti su questo problema. Faccio due semplici considerazioni.

Prima di tutto dalla risposta dell'assessore emerge una disponibilità a porre in essere tutte le azioni possibili al fine di tutelare il prodotto fontina, l'immagine della Valle d'Aosta e soprattutto i produttori che, senza avere colpe di questa situazione, rischiano di essere quelli che pagheranno il prezzo più salato, quindi quelli che avranno le maggiori ripercussioni negative. Mi sembra che dalle parole dell'assessore emerga questa disponibilità da parte della Giunta regionale.

Volevo poi ricordare, mi sembra che qui nessuno lo abbia fatto, che dal 1° luglio entrerà in vigore una nuova normativa sugli alimenti, detta HACCP, che sicuramente porterà a un incremento delle procedure burocratiche ed amministrative in campo igienico-sanitario con il conseguente rischio di veder scomparire dal commercio prodotti artigianali e naturali fra cui il formaggio di alpeggio.

Questo è anche un invito, visto che si sta affrontando questo problema, a predisporre interventi finalizzati sia allo studio di questa normativa, sia alla diffusione corretta dell'informazione riguardante questo nuovo decreto.

Per concludere, noi Autonomisti proporremo all'attenzione dell'assessore una risoluzione su questo problema nella speranza che, attraverso una sospensione del Consiglio si possa arrivare a una firma di tutte le forze politiche presenti, in modo da dimostrare che il Consiglio regionale su questo problema intende assumere una posizione unanime.

Président La parole au Vice-président Viérin Marco.

Viérin M. (Aut) Assessore, condivido la fine del suo intervento e l'inizio, non condivido la parte centrale. Lei molto intelligentemente ha iniziato e terminato il suo intervento, ma in mezzo ci ha messo una certa difesa che noi non abbiamo richiesto perché abbiamo detto in maniera molto chiara - non solo noi Autonomisti, ma anche altri consiglieri che sono intervenuti - che non si pensa minimamente che un assessore, che occupa quel posto solo da 8 mesi, potesse modificare una certa situazione in tale periodo.

Lei invece ha fatto due passaggi sui quali gli Autonomisti non sono d'accordo. Ha detto che non è l'assessorato a fare un programma di produzione, ed è vero, però si veda cosa è scritto in delibera su quelle che sono le competenze della Regione e dell'assessorato; ha detto che l'assessorato non deve entrare nel merito delle vendite, e va bene, ma vige lo stesso discorso di prima; ha detto che non può essere Finaosta a controllare perché Finaosta come in tante altre aziende ha delle partecipazioni e così via. Benissimo, ma se questo succede, cominciamo a chiedere le dimissioni dei due esponenti del consiglio di amministrazione nominati da Finaosta perché questi sono i rappresentanti della Giunta in consiglio di amministrazione…

(interruzione dell'Assessore Perrin, fuori microfono)

Président M. le Vice-président, je vous rappelle qu'il ne peut pas être question de problèmes concernant les personnes en séance publique…

Viérin M. (Aut) ... non ho fatto nomi, Presidente…

Président … veuillez bien mesurer vos paroles, autrement je suis obligé de disposer une séance secrète…

Viérin M. (Aut) … visto che si parla tanto di trovare dei responsabili, cominciamo a trovarli a casa nostra e a casa nostra vuol dire ente pubblico, Presidente della Giunta dopodiché se prendiamo la delibera del 1993, assessore, leggo solo tre passaggi, non voglio leggerla tutta, i colleghi la possono ritrovare, nelle premesse si dice: "… Fa presente che l'Amministrazione regionale in tale schema di organizzazione deve porsi come ente di interpretazione delle richieste e delle esigenze, di regolamentazione e di controllo, riconoscendo e assegnando ad ogni organizzazione che opera nel comparto il proprio ruolo specifico…".

Sul discorso della produzione, si tocca la produzione del latte in generale e si dice - ed è un passaggio centrale -: "… Pertanto occorre scegliere fra una restrizione produttiva, che appare anacronistica e priva di sbocchi reali, e interventi volti a sviluppare il mercato dei nostri prodotti. L'Amministrazione considera valida e percorribile questa seconda strada, indirizzandosi verso una diversificazione produttiva per ovviare alle difficoltà che sempre si incontrano sui mercati in presenza di un monoprodotto, cioè la fontina. La diversificazione è anche una strada obbligata a causa delle regole di produzione…".

Sul discorso della centrale, o meglio sul discorso complessivo di come diversificare e come esercitare quel controllo e quell'indirizzo, si parla del ruolo del Consorzio per la tutela della fontina, si parla della Cooperativa produttori latte e fontina, si parla della Centrale del latte e si parla della diversificazione; a questo proposito leggo i due passaggi.

Nel passaggio della Centrale del latte si dice: "… Gli obiettivi sono l'aumento della raccolta di latte fino a raccogliere almeno 4 milioni di litri, l'equivalente di 40.000 fontine, circa l'8 percento del latte prodotto in Valle, da avviare principalmente alla produzione di latte fresco pastorizzato e derivati…".

Sulla diversificazione produttiva si dice che è necessario partire con la burrificazione dei grassi, cosa che abbiamo già sentito varie volte anche in altri dibattiti in questa sala in questi sei anni, ma non si è ancora capito quando si inizierà a fare qualcosa; un secondo problema riguarda la necessità di avviare altre lavorazioni, oltre la fontina.

Inoltre, la Cooperativa produttori latte e fontina non dispone di un impianto per la fusione dei formaggi in grado di produrre in loco fonduta e altri derivati fusi.

Quindi vedete che qui si parla di tutti i vari organismi che entrano in questo campo e si danno anche degli indirizzi; ebbene, questa delibera è stata fatta 6 anni fa, di tutte queste cose non è stato fatto niente. Allora qui c'è anche un discorso da fare, c'è una responsabilità politica e io non accetto che si dica: "L'assessorato, la Giunta, l'Amministrazione regionale non ha nessun compito in questo discorso". Ha un compito, lo ha deliberato la stessa Giunta. Delle responsabilità e delle competenze in merito a questo discorso c'erano, ci sono e sono state anche dichiarate dalla Giunta stessa nel 1993 ed è questo che non bisogna dimenticare.

Terminando, concordo invece con la fine dell'intervento dell'assessore e ribadisco che sarebbe importante conoscere tutto e magari cercare di capire meglio perché neanche il sottoscritto e neanche l'assessore ritengo sappiano poi veramente tutto, come altri consiglieri, perché è difficile su un problema sapere veramente tutto.

Quello che possiamo dire è che è un problema di cui si sta parlando da tempo; oggi probabilmente è nato in maniera più forte perché c'è stato il sequestro di queste 50.000 forme alla GE.CA..

Io dico: utilizziamo eventualmente questo momento non dico di forte tensione, ma delicato sì, per cercare di correggere il tiro, per cercare di prodigarci affinché si prosegua sulla strada già in parte tracciata nel 1993 e qui lo dico in maniera molto chiara, ci sono cose in quella traccia del 1993 su cui il sottoscritto è d'accordo, ma che non sono state fatte.

Cerchiamo allora da domani di ottemperare ad alcune cose che la Giunta aveva deliberato e cerchiamo anche di essere molto più attenti a non colpevolizzare tutto e tutti, altrimenti qui veramente rischiamo di farci gli autogoal.

Président La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (FI) Siccome avevo detto di non essere rimasto stupito per quanto avevo letto sui giornali, devo dire di essere rimasto un po' più stupito per quello che è stato il taglio che l'Assessore Perrin ha voluto dare nel rispondere alle interpellanze presentate dai gruppi di opposizione.

Sono rimasto stupito soprattutto per quella che è la filosofia che è emersa da questa risposta che definirei quasi una non risposta: "attendiamo, ci sono delle indagini in corso e di fatto vedremo cosa emergerà da queste indagini".

Vorrei soltanto fare questa riflessione. La Regione sul problema che si può riassumere con il nome "problema fontine", ha più di un coinvolgimento, ha più di un cointeressamento a partire da quelli che sono i meccanismi cooperativistici, per quanto concerne il controllo e la vigilanza sulle cooperative, ad arrivare alla proprietà dello stabilimento in cui è avvenuto ciò che è noto, ad andare alla Finaosta che al 30 percento partecipa nella società di gestione che è chiamata la GE.CA., a tutte quelle sovvenzioni che la Regione riconosce ai produttori agricoli. Perciò, in un contesto dove la presenza della Regione è importante ed anche vitale, dire: "Aspettiamo le risultanze", mi sembra un voler rimandare le responsabilità che in questo momento l'Assessore Perrin dovrebbe invece affrontare con determinazione.

Le dichiarazioni che l'assessore ha rilasciato alla stampa e che ha ripreso in aula mi sembra che tendano a tranquillizzare gli interpellanti, il Consiglio, la stampa e l'opinione pubblica, dicendo - e me lo sono appuntato -: "Noi opereremo con un gruppo tecnico".

La riflessione che mi suggerisce questa considerazione operativa è che ci sono diversi strumenti per operare su una situazione del genere, degli strumenti che definirei ordinari e concreti, ordinari perché sono previsti da strumenti di cui la Regione si è dotata: la legge n. 20/98, lo strumento della revisione straordinaria che è cosa diversa dal commissariamento in quanto il commissariamento può essere la conseguenza di una revisione straordinaria, ma non è l'anticamera della revisione straordinaria bensì è la volontà dell'Amministrazione regionale di voler capire cosa è accaduto, cosa sta accadendo, cosa non è accaduto e questo è uno strumento ordinario che è previsto da una legge recente che va a riscrivere una legge abbastanza vecchia.

L'altro strumento ordinario è la commissione, articolo 21 del Regolamento consiliare, che consente di costituire delle commissioni speciali di inchiesta o cose di questo genere che peraltro nessuno ha chiesto.

Il fatto di dire invece che si ricorre a un gruppo tecnico, non sapendo poi quali saranno i margini operativi di questo gruppo tecnico, ci lascia intendere che l'assessore abbia preferito fare un po' di "fumus" piuttosto che affrontare subito le responsabilità che gli competono come rappresentante dell'Esecutivo.

Non solo. Se non ho capito male, dice l'assessore che si sta predisponendo una legge per attuare i controlli a garanzia del marchio DOP. Se questo è vero, dico che siamo quanto meno leggermente in ritardo perché un decreto ministeriale del 18 dicembre 1997 diceva che per un periodo transitorio di 6 mesi continuano ad essere svolte dall'Ispettorato centrale repressioni e frodi i compiti di controllo, ma che successivamente le regioni entro tre mesi avrebbero dovuto attivarsi.

È vero che ci sono state delle proroghe, ma il fatto che ci siano state delle proroghe non impediva a chi voleva essere diligente e adempiente di adempiere, perciò non possiamo trincerarci dietro quella che è la proroga che poi il ministero, nel costume tutto italiano, ha a più riprese reiterato.

C'è un aspetto che secondo noi è inaccettabile, e qui voglio far chiarezza, nessuno - quanto meno del nostro gruppo politico - sta facendo la battaglia contro la fontina, però vorremmo anche evitare che fontina e cooperative in questo caso fossero l'equivalenza di un medesimo aspetto, nel senso che noi riteniamo che siano dei problemi leggermente diversi. Tant'è che noi, attraverso il coinvolgimento come gruppo consiliare dell'Europarlamentare Florio, citato prima, ci opereremo a livello comunitario per evitare che certe idee balzane non abbiano dignità politica e amministrativa, però è altrettanto vero che la fontina non può essere quella che descriveva l'assessore prima dicendo che nelle celle c'è un rallentamento della maturazione perché testualmente ha fatto riferimento a cantina quale polmone per controllare la maturazione della fontina.

Vorrei ricordare che un vecchio DPR del 1955, il n. 1296, sulle fontine dice che il periodo medio di maturazione è di tre mesi, temperatura 6-10 gradi, ottenute per naturale condizione. Il fatto che l'assessore ci venga in aula a dire che si sapeva che nel tunnel c'era una cantina polmone e che aveva la funzione di controllare la maturazione, abbassando la temperatura, noi lo riteniamo un fatto grave, grave per il fatto che si sapesse che questo tipo di procedimento era in violazione di quelle caratteristiche che dovrebbe garantire il DOP fontina perché le norme in materia, assessore, sono severe, chiare e per certi versi anche di facile interpretazione.

La cosa che ci lascia sorpresi, lo dicevo in apertura di questa replica, è l'affermazione che viene fatta nella risposta. C'è un tunnel di congelamento; ecco io vorrei che l'Assessore - e ufficialmente pongo la domanda nella replica e inviterei poi l'Assessore a darne risposta quanto prima - ci dicesse quali sono e quanti sono i prodotti valdostani congelati perché nella mia ignoranza di amministratore o di consumatore non conosco prodotti valdostani surgelati anche perché dovrebbero essere commercializzati con questa precisazione. L'assessore comunque ha detto nella sua risposta che nel tunnel di congelamento vengono surgelati determinati prodotti caseari…

(interruzione dell'Assessore Perrin, fuori microfono)

… no, andiamo a sentire le registrazioni. Non ha nemmeno senso perché se è vero che queste celle erano utilizzate, perché il sequestro è avvenuto dentro le celle frigo, indipendentemente che fossero fontina o altri formaggi, voglio sapere quali sono i prodotti lattiero-caseari locali che sono commercializzati come prodotti surgelati. A me non risultano, sarò male informato, però è evidente che l'assessore ha informazioni diverse perché ha dichiarato che quello stabilimento di proprietà regionale, costruito dalla Regione, dato in gestione alla GE.CA. con il 30 percento di quote Finaosta, ha un tunnel per il congelamento; sarebbe pazzesco costruire un tunnel per il congelamento non avendo dei prodotti da congelare anche perché tra l'altro le risultanze del sequestro sono ben diverse.

Non vorrei che anche certi silenzi fossero dei silenzi per non dare delle risposte che nei fatti andrebbero ad avvalorare certe preoccupazioni perché circa i controlli che ha fatto l'USL, Ufficio igiene, nella GE.CA. l'assessore nella sua risposta non ha fornito dati sulle avvenute ispezioni o meno fatte in questi anni dall'USL.

Chiudendo, non possiamo dirci sicuramente soddisfatti per il tipo di risposta che ci è stata data; esprimiamo la preoccupazione su quanto è accaduto, ma ne parleremo nella risoluzione che gli Autonomisti andranno a presentare. Non vorremmo soltanto che qualcuno, dopo essersi riempito la bocca di fontina, si riempia anche le tasche.

Président La parole à l'Assesseur à l'agriculture et aux ressources naturelles, Perrin, pour une très courte précision.

Perrin (UV) Ci sono delle imprecisioni tecniche perché il Consigliere Frassy mi mette in bocca delle parole che probabilmente non ho detto o magari mi sono espresso male.

Esiste questo magazzino che ha in dotazione un tunnel di surgelazione, non di congelazione. Questo magazzino è stato ipotizzato per diverse produzioni agricole, io non ho detto che serve per diverse produzioni agricole.

La fontina trova collocazione nelle celle con temperatura controllata, che è un altro discorso, non è il tunnel di surgelazione. Il tunnel di surgelazione avrebbe dovuto essere vuoto con la fontina dentro. Quanto alle celle a temperatura controllata, cosa significa? Significa che c'è una temperatura che si può regolare per accelerare o ritardare la maturazione della fontina. Solo per una precisazione.