Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 84 del 23 settembre 1998 - Resoconto

SÉANCE DU 23 SEPTEMBRE 1998 (MATIN)

OGGETTO N. 84/XI Problematiche inerenti i casi di cheratocongiuntivite che ha colpito i camosci nell'Oasi "La Granda" e zone adiacenti. (Interpellanza)

Interpellanza Visto il decreto dell'Assessore all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali n. 9 del 27 luglio 1998 per l'abbattimento e la distruzione da parte del personale del Corpo Forestale Valdostano dei camosci che presentano sintomi di cecità da cheratocongiuntivite all'interno dell'oasi "La Granda" e nelle zone strettamente adiacenti.

Richiamata la legge regionale n. 64 del 1994;

Saputo che già dei primi mesi dell'anno sono pervenute all'Amministrazione delle segnalazioni di probabili casi di cheratocongiuntivite;

Visto il notevole danno economico e faunistico derivante da tale situazione;

Rilevato che gli interventi sono effettuati solo dal personale del Corpo forestale senza l'ausilio di cacciatori esperti;

I sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

La Giunta regionale per conoscere:

Quali sono state le cause che hanno determinato tale grave situazione e la scarsa tempestività nell'affrontarla sin dall' inizio;

Quali sono state le motivazioni nell'utilizzare solo il personale del Corpo Forestale Valdostano e quali i costi complessivi diretti ed indiretti che l'Amministrazione ha e dovrà sostenere;

Se tale malattia sia da considerarsi infettiva e contagiosa;

Come intende procedere per evitare l'ulteriore evolversi di tale malattia nell'Oasi di Protezione della Fauna "La Granda" e per ridurre al minimo il rischio di tale fenomeno nelle altre OASI regionali.

F.to: Viérin M. - Comé

Président La parole au Vice-président Viérin Marco.

Viérin M. (Aut) Questa è una vicenda incresciosa che ci deve far riflettere su come andare a gestire il nostro patrimonio. Su questo preciso argomento abbiamo presentato anche una mozione quindi avremo occasione nel corso del dibattito su quella mozione di affrontare il tema più specifico o meglio quello che si dovrebbe o non si dovrebbe fare.

Per quanto riguarda invece quello che è successo a "La Granda" vogliamo sapere alcune cose visto che ci pare che ci sia stato del grave ritardo per iniziare a far fronte a questa situazione.

Ci risulta che già all'inizio dell'anno ci siano state delle segnalazioni da parte di persone di Valtournenche e di Valpelline in merito ad alcuni casi di cheratocongiuntivite nella riserva invece abbiamo notato, in base ai dati in nostro possesso, che i servizi dell'Assessorato hanno iniziato ad occuparsi di questo solo verso luglio.

Chiediamo anche quali costi si sono già sostenuti da parte dell'Amministrazione sia in termini diretti che indiretti.

Si chiede soprattutto come si intende procedere per evitare il verificarsi di casi analoghi in altre oasi che sono più di trenta sul territorio valdostano. Aspetto queste delucidazioni per fare ulteriori considerazioni.

Président La parole à l'Assesseur à l'agriculture et aux ressources naturelles, Perrin.

Perrin (UV) L'interpellanza chiede quali siano le cause che hanno provocato l'insorgere di quest'infezione. Diciamo che le cause sono diverse e non documentabili, alcuni le fanno risalire ad un inverno particolarmente scarso di precipitazioni e con temperature particolarmente alte soprattutto nel mese di febbraio che è l'inizio - se vogliamo - dell'infezione. Questa è comunque una malattia endemica, una malattia ricorrente nei camosci, infatti in patois la si chiama la "maladie du tsamos", la malattia con l'emme maiuscola così come l'afta era la malattia per i bovini.

L'acuirsi dell'infezione è dovuta senz'altro al proseguimento dell'estate asciutta e secca con particolare luminosità.

Per quanto riguarda il discorso della concentrazione degli animali, questa non sembra essere una causa dell'insorgere della malattia, ma piuttosto una causa della diffusione della malattia una volta che questa si è verificata. Chiaramente un aumento della presenza degli animali nelle oasi, dovuta in parte all'abbandono di alcuni alpeggi, ha fatto concentrare soprattutto nella zona di Montagnayes la popolazione dei camosci. È comunque verificato, anche con i controlli del Corpo Forestale, che i camosci si muovono molto velocemente, non sono statici in una determinata zona; quindi le cause sono solo supposte, non certe.

Per quanto riguarda il preteso ritardo, sono stati segnalati alcuni casi ad aprile - segnalazioni che sono state anche verbalizzate da guardie forestali insieme ai cacciatori - ma sono rimasti casi isolati, mentre l'esplosione della malattia è avvenuta nel mese di luglio. E qui vi assicuro che per quanto mi riguarda ho dovuto fare un corso accelerato di fauna selvatica. Tutto il preallarme è terminato con il decreto di prelievo che è stato firmato da me il 27 luglio.

Questi sono stati prelievi di natura strettamente sanitaria, non venatoria, effettuati sotto stretto controllo sanitario dell'USL e dell'Istituto zooprofilattico. Si è proceduto all'abbattimento di animali al quarto e al quinto stadio della malattia, cioè irrecuperabili; animali che, a causa della cecità, erano in pericolo, infatti il principio del prelievo è soprattutto quello di evitare sofferenze agli animali. Questo fa parte della filosofia, sia del cacciatore che del contadino, secondo cui l'animale che non si può più curare deve essere abbattuto per evitargli delle inutili sofferenze.

Questi prelievi avevano inoltre lo scopo di diminuire i rischi di contagio e quindi di ulteriore diffusione della malattia.

Perché sono intervenuti solo i forestali e non i cacciatori? Innanzitutto perché si tratta di prelievi sanitari e non venatori; si è trattato fra l'altro di operazioni molto delicate che necessitavano di un coordinamento molto ben controllato; al massimo i cacciatori potrebbero intervenire in seguito, per il controllo, dopo la prima fase, definita sanitaria.

In quanto alla natura dei costi, sono tutti costi indiretti, cioè si ricorre a personale regionale o dell'USL e all'utilizzo dell'elicottero convenzionato, quindi non ci sono spese al di fuori dei costi indiretti.

La cheratocongiuntivite necessita ancora di studi e di approfondimenti per essere meglio conosciuta e combattuta perché non c'è ancora una grossa conoscenza delle cause che provocano tale malattia. Vi leggo la definizione che mi è stata data da parte degli esperti sanitari: "La cheratocongiuntivite del camoscio è una malattia infettiva contagiosa che compare in animali di qualsiasi età e che si manifesta con una congiuntivite spesso bilaterale che può portare a cecità più o meno completa. L'agente patogeno, pur manifestandosi con una sintomatologia simile, non è quello responsabile della cheratocongiuntivite dei bovini - pertanto, visto l'allarme che era scattato a un certo punto per la possibilità di infezioni, diciamo che questa patologia non può essere trasmessa ai bovini, mentre ha delle analogie con quella che a volte affligge gli ovini e i caprini -. Alla luce delle nostre conoscenze non è possibile individuare l'origine della malattia". A tale scopo però l'Ufficio per la fauna selvatica sta avviando uno studio sulla cheratocongiuntivite con la collaborazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Valle d'Aosta e dell'Università di Berna, all'avanguardia come mezzi ed esperienza.

Questa è stata un'occasione per fare prelievi nelle diverse fasi della malattia, da cui si potranno trarre elementi per a uno studio approfondito delle possibilità di curare la malattia.

In questo momento la situazione è assolutamente sotto controllo. Si sono chiaramente monitorate tutte le altre zone dove si sono verificati alcuni casi sporadici che però rientrano assolutamente nella norma e abbiamo chiesto anche al Parco Nazionale del Gran Paradiso - e qui forse manca un po' di collaborazione, manca anche comunicazione di dati - se ci fossero stati dei casi simili sul loro territorio.

Dalle notizie ufficiose non sembra si sia verificato niente di grave; notizie ufficiali purtroppo non ne abbiamo perché non ci sono stati comunicati i dati.

Siamo ormai in procinto di andare a discutere il piano faunistico venatorio, l'argomento potrà essere ripreso anche in sede di esame della mozione che dovrebbe cambiare la filosofia della caccia e quindi anche l'approccio a questo problema. C'è una bozza di proposta di questo piano che sarà discussa con il Comitato venatorio, appena rinnovato, e con la Consulta faunistica, nei quali sono rappresentate tutte le categorie, dai cacciatori agli agricoltori, alle associazioni protezionistiche in modo da avere un quadro completo delle diverse posizioni nei riguardi della caccia.

Il piano faunistico dovrà dare delle linee più precise, dovrà legare il cacciatore al territorio, dovrà anche ovviare alla filosofia delle oasi, dove si riscontra la maggiore concentrazione di animali; le oasi avevano da una parte un senso di protezione e dall'altra lo scopo di fornire animali nelle zone libere dal punto di vista venatorio, quindi il prelievo in quelle che sono oggi le oasi sarà regolamentato con il piano faunistico venatorio.

La filosofia prescelta è di avere una distribuzione più equa degli animali sul territorio, prima di tutto per la loro salute e poi per arrivare ad una caccia di selezione che è diversa dalla caccia in battuta libera come è stata praticata fino ad oggi.

Diciamo che, per quanto riguarda la cheratocongiuntivite, la situazione è assolutamente sotto controllo, mentre su tutta la materia caccia si discuterà in occasione del' esame del piano faunistico venatorio e della sua approvazione in seno a questo Consiglio.

Président La parole au Vice-président Viérin Marco.

Viérin M. (Aut) Sostanzialmente l'Assessore ha risposto alle quattro domande che abbiamo posto, ha anche confermato che segnalazioni erano arrivate già ad inizio primavera, ma che il tutto è stato attuato nel mese di luglio quindi una conferma, se vogliamo, del ritardo c'è stata.

Per quello che riguarda le cause, qui l'Assessore ha risposto che c'è ancora una grossa confusione su quelle che possono essere le cause che sono all'origine della congiuntivite e che la fanno proliferare, che la rendono così devastatrice quando si presenta in alcune zone della nostra Regione.

Ho fatto anch'io, come l'Assessore, delle ricerche su queste cause e se l'Assessore ha ribadito che queste possono derivare da un inverno e da un'estate secca, da un clima con alte temperature e quindi dalla polverosità e dalla troppa luce ne ha certamente dimenticate altre. Già nelle premesse della mozione che discuteremo alla fine dei lavori ho riportato le cause che l'Assessore ricordava poc'anzi, ovvero la stagione siccitosa, la polverosità e la luce, ma ho aggiunto altre cause che gli esperti condividono, ma che l'Assessore non ha citato. So che non le ha citate per un discorso di diversità di ruoli, ma è qui che si concentrerà il dibattito sulla mozione che abbiamo presentato.

Questa malattia non è né un battere, ma non è neanche un virus, la si chiama microplasma ed è una cosa che sta "entre les deux". In qualità di microplasma è legata fortemente a fattori predisponenti; alcuni li abbiamo sentiti elencare dall'Assessore, altri non li abbiamo sentiti o meglio l'Assessore se ne è tenuto alla larga per evitare di cadere in contrasto sulla gestione faunistica in Valle d'Aosta. È la troppa centrazione che crea l'indebolimento e la debilitazione delle razze, cioè il cibo disponibile non è consono alla presenza degli animali, e c'è il rischio della consanguineità.

L'Assessore ha glissato su questi temi, ma non poteva glissare completamente, infatti ha detto nelle premesse che nella "La Granda" abbiamo alcuni problemi di grosse concentrazioni nelle zone degli alpeggi abbandonati però, gli animali non creano problemi perché si muovono. Quando si va nelle oasi, ognuno di noi può constatare che si può andare a dieci metri o a cinque metri dai camosci, senza che essi scappino; il problema della consanguineità è proprio perché nessuno smuove più questi animali i quali, anziché vivere nell'habitat naturale, vivono in un habitat che è tutto il contrario del naturale perché in passato non vivevano così. Quindi il discorso del sovrannumero presente in queste zone crea questo grosso rischio.

L'Assessore ha detto che si sta avviando uno studio con l'Università di Berna, ma in Valle d'Aosta si sono già verificate situazioni di questo tipo, si possono ricordare altre riserve che hanno vissuto questa situazione, e anche nel Parco nazionale del Gran Paradiso ci sono stati circa 1000 capi morti. Quindi sono cose che succedono o nelle oasi o nei parchi.

Un altro dato che prova quanto sto affermando emerge dai dati che l'Assessorato ha a disposizione, mi riferisco al peso dei giovani camosci, dai 15 ai 20 mesi; i camosci di quest'età che sono nelle oasi pesano circa il 40 percento in meno dei camosci che sono nelle zone libere, parliamo di 10-13 kg per i camosci delle riserve e delle oasi e di 16-18 kg dei camosci presenti nel territorio libero.

Questo è un dato che comprova il fatto che non ci siamo più, cioè la gestione fatta in questa maniera con oltre 30 oasi sul territorio valdostano pari a circa il 40 percento di territorio valdostano occupato da zone vincolate quando la legge nazionale e europea parla di un massimo del 20 percento, è anacronistico. Anche perché ci insegnano altre nazioni che per anni hanno utilizzato metodi diversi e non di vincolo completo come stiamo facendo noi perché in questa maniera abbiamo solo costi, non abbiamo benefici per le comunità locali sia a fini turistici che non, mentre dobbiamo andare a raccogliere con l'elicottero 300 o 400 carcasse quando queste cose succedono e portarle all'inceneritore o bruciarle. E qui non concordo, Assessore, con il discorso di non coinvolgere i cacciatori esperti; la Regione ha voluto spendere soldi per fare i corsi e per avere i cacciatori esperti e in queste situazioni che possono essere chiamati non vengono chiamati, ma preferiamo reclutare tutto il personale della Forestale per andare a sparare ai camosci che sono ammalati.

Lei ha detto, Assessore, che non si è potuto coinvolgere persone che hanno usufruito di corsi organizzati a spese della Regione e quindi che non si è potuto utilizzare il volontariato perché c'era un discorso sanitario e bisognava utilizzare i forestali; va bene che adesso i forestali sono guardie giurate, fanno di tutto o meglio fanno di tutto ad eccezione di quello che dovrebbero fare. Il Corpo forestale è stato istituito per alcune cose, sì, basta andare a prendere la legge con cui si è istituito il Corpo forestale e i Valdostani si stanno accorgendo di questo, ma il Corpo forestale fa tutt'altro rispetto a quello per cui è stato istituito. Sono due o tre anni che si dice che si deve rifare la legge istitutiva del Corpo forestale e guarda caso non lo si fa mai. È chiaro che qui non è colpa di chi è lavoratore dipendente perché il lavoratore che dipende dalla Regione fa quello che gli si dice di fare quindi, è una responsabilità politico-amministrativa.

Non siamo d'accordo completamente, non dico totalmente, su quelle che sono le motivazioni della presenza della cheratocongiuntivite. E non siamo d'accordo sul metodo utilizzato fino ad oggi proprio per i motivi che ho detto poc'anzi. Spero che questa malattia sia rimasta nei confini dell'Oasi "La Granda" come l'Assessore ha detto e lo ringrazio di quest'informazione, spero che sia veritiera nei fatti.

Facendo un sunto, non sono del tutto soddisfatto perché mi sembra che l'Assessore abbia dato delle risposte meramente politiche e meno amministrative come invece ha fatto nella risposta all'ultima interrogazione che ho presentato sul discorso della siccità in agricoltura. Se in quella occasione mi sono dichiarato abbastanza soddisfatto, qui devo dire che l'Assessore ha risposto più in senso politico che amministrativo, forse avrebbe fatto meglio ad ammettere che alcune cose non hanno funzionato a dovere.

Avremo modo, come dicevo prima, di discutere di quest'argomento in maniera molto più vivace alla fine dei lavori.