Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 52 del 29 luglio 1998 - Resoconto

SÉANCE DU 29 JUILLET 1998 (MATIN)

OGGETTO N. 52/XI Lotta agli incendi boschivi in Valle d'Aosta. (Interpellanza)

Interpellanza Premesso che, da recenti dati statistici pubblicati recentemente dagli organi di stampa, la Valle d'Aosta risulta tra le prime dieci regioni italiane con il maggior numero di roghi boschivi;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

il Presidente della Giunta e l'Assessore incaricato per sapere:

1) quali sono le cause di tale poco invidiabile primato;

2) quali provvedimenti intendono adottare per arginare tale pericoloso fenomeno;

3) su quali sinergie si fonda la lotta agli incendi boschivi.

F.to: Frassy - Tibaldi - Lattanzi

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Frassy.

Frassy (FI) Con quest'interpellanza il nostro gruppo prende atto di un poco invidiabile primato che compete alla Regione Valle d'Aosta per quanto riguarda il numero dei roghi boschivi. Risulta, secondo fondi giornalistiche che peraltro non sono state smentite, che siamo fra le prime dieci regioni italiane per quanto concerne la quantità dei focolai di incendio. Sicuramente questo pone almeno due preoccupazioni e da un punto di vista dell'immagine turistica e da un punto di vista del patrimonio ambientale oltre che della sicurezza dei residenti.

Siamo rimasti per certi versi sorpresi di questa situazione anche perché la quantità d'acqua facilmente disponibile in questa Regione dovrebbe consentire degli interventi tutto sommato rapidi. Siamo anche rimasti perplessi dal primato raggiunto per la conformazione geografica e orografica della nostra Regione oltre che dal clima della nostra Regione che non dovrebbe facilitare questo tipo di primato.

Vorremmo capire di conseguenza se l'Ufficio e l'Assessore preposto abbiano avuto modo di avere relazioni in merito e di conseguenza di studiarne le cause per poter ovviare le stesse e arrivare a leggere nelle prossime statistiche come la Valle d'Aosta si trovi non fra i primi dieci, ma agli ultimi posti di questa poco invidiabile classifica.

Ricordo come un'altra Regione autonoma, la Sardegna, che ha un problema dovuto peraltro anche al clima, abbia adottato una politica di postazioni mobili; girando le strade di questa Regione capita di imbattersi frequentemente in questi automezzi che sono già dislocati nelle zone critiche. Non mi sembra di aver riscontrato un'organizzazione di questo tipo, ma chiaramente ci potrebbero essere altre soluzioni. Quello che vorremmo capire è se esista un coordinamento tecnico-operativo fra quelle che sono le forze che a buon senso dovrebbero intervenire nella materia della prevenzione degli incendi; mi riferisco alla protezione civile, mi riferisco ai vigili del fuoco, mi riferisco alla forestale. Perciò vorremmo capire se ci sono delle sinergie, se c'è un coordinamento, di conseguenza quali siano le prospettive, auspicando che siano rassicuranti rispetto a quelle che sono le fonti statistiche di cui ho parlato.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Perrin.

Perrin (UV) L'articolo di riferimento, apparso su La Stampa del 5 luglio, ha pubblicato dei dati forniti dal Corpo forestale, ma ritengo che li abbia utilizzati in modo improprio - per non usare parole più pesanti - perché sembra che la situazione degli incendi boschivi in Valle d'Aosta sia una catastrofe, cosa che non risponde a realtà. Infatti titola l'articolo: "Il bosco è bruciato per 103 volte, nei primi sei mesi 1998 devastati 79 ettari di verde."

Perché dico che sono interpretati erroneamente questi dati?

Innanzitutto i 79 ettari rappresentano la totalità della superficie percorsa dall'incendio che non corrisponde alla superficie bruciata perché generalmente la superficie bruciata corrisponde a circa un 10 percento di quella percorsa, cioè c'è una perimetrazione dell'incendio e c'è poi una zona dove i danni dell'incendio sono quelli reali.

C'è un discorso di periodo di riferimento. Visto che si fa riferimento nelle statistiche alle altre regioni d'Italia e il riferimento è fatto al primo semestre, cioè al periodo in cui in Valle d'Aosta gli incendi sono più frequenti perché il periodo che va da fine inverno ad inizio primavera è il periodo generalmente più siccitoso, mentre difficilmente succedono nel periodo estivo, a differenza delle altre regioni dove, come abbiamo visto anche quest'anno, i grossi incendi avvengono nel periodo estivo, questo rapporto dovrebbe essere fatto nell'arco dell'anno e non solo su un semestre per avere dei dati attendibili.

C'è poi il metodo di raccolta dei dati. Credo che la Valle d'Aosta in questo senso sia sempre penalizzata. Abbiamo una Regione piccola, controllata, effettivamente tutto quello che succede in Valle d'Aosta è monitorato, mentre sappiamo benissimo che questo in altre regioni non sempre succede e lo abbiamo visto anche per altri fatti che qui non vorrei enumerare.

C'è un altro dato di fatto; proprio nella nostra organizzazione che ritengo essere un'organizzazione efficace, vengono segnalati e classificati tutti i principi di incendio che poi per il pronto intervento vengono stoppati però, questi sono segnalati e fanno parte di questo numero che è stato riportato. Infatti per esempio nel 1998 i principi di incendio sono stati ben 97, quindi un conto è la pericolosità insita nel principio di incendio e un conto è l'incendio che non si riesce a domare subito e che richiede l'intervento pesante di tutti i mezzi.

Alcune altre considerazioni credo siano opportune. A marzo 1998 sono caduti 9 millimetri di acqua, cioè nulla, e giustamente il Consigliere Frassy si riferiva al nostro clima, alla disponibilità di acqua; è vero, abbiamo disponibilità di acqua, però abbiamo un clima molto secco il quale spesso corrisponde a questa stagione primaverile che è la stagione più difficoltosa per noi.

In questo periodo c'è stato un incendio grave ad Arnad, il 5 marzo 1998, proprio agli inizi di marzo, in una zona - quella dell'Envers di Arnad per capirsi - dove non ci sono ancora piste tagliafuoco e che è peraltro molto impervia e abbastanza abbandonata perché rocciosa. L'incendio si è sviluppato in presenza di un fortissimo vento. Solo quell'incendio ha avuto 41 ettari di bosco percorso dalle fiamme.

Un altro dato: da noi la superficie media percorsa per incendio è di circa 4 ettari a fronte di circa il doppio nella media italiana; se escludiamo Arnad in questo primo semestre, questa media scenderebbe a 1,54. Faccio questi numeri perché questo è l'indice dell'intervento immediato, cioè più bassa è la media dell'incendio, più pronto e rapido è l'intervento.

Questi sono i dati. Per quanto riguarda invece il punto 2, credo che come premessa si debba dire che ogni servizio, anche se ben strutturato, è sempre perfettibile. Però con i risultati finora ottenuti, anche alla luce di questi dati, non credo sia necessario adottare dei provvedimenti speciali probabilmente, basta andare a razionalizzare ancora quello che è già in atto. Tuttavia da noi prosegue costante il monitoraggio delle condizioni di pericolo di incendio e ciò mediante l'elaborazione dei dati meteo di 6 stazioni di rilevamento e il calcolo giornaliero dell'indice di pericolo per cui a sensibili aumenti del grado di pericolo corrispondono livelli di maggiore attenzione. Per questo c'è un continuo monitoraggio tant'è che in situazioni particolarmente gravi l'Assessore mette in moto tutta una serie di possibilità di pronto intervento.

Sono due i momenti in cui interveniamo, quello di prevenzione e di estinzione: c'è una grossa fase di prevenzione e poi siamo pronti per l'estinzione quando l'incendio succede. In questi casi ad esempio c'è la possibilità di partenza immediata di due autobotti e l'allertamento dell'elicottero ad ogni segnalazione potenzialmente pericolosa.

Per quanto riguarda il punto 4, come dicevo, c'è una fase di prevenzione e una fase operativa di estinzione; entrambe le fasi sono pianificate dal piano organico per la prevenzione e lo spegnimento degli incendi, redatto a livello regionale.

Il piano ha potuto entrare nel dettaglio, chiaramente avendo noi un territorio regionale che è possibile controllare, come dicevo prima.

Per la prevenzione, fra le misure più comunemente adottate si possono ricordare, prima di tutto, la realizzazione e il ripristino di opere con funzione antincendio sul territorio e questo con particolare attenzione alle riserve idriche; sono stati disseminati sul territorio dei bacini di prelievo in modo che gli elicotteri possano facilmente, in caso di incendio, andare a prelevare sul posto anziché dover fare dei tragitti troppo lunghi.

C'è poi tutto il discorso delle piste tagliafuoco che ogni anno sono costruite nei punti più pericolosi; c'è un programma di intervento sulle piste tagliafuoco che sono importantissime in certe zone dove purtroppo l'attività agricola e di coltura del bosco è stata abbandonata.

Fra le misure preventive ci sono chiaramente lo studio del fenomeno, la realizzazione di pubblicazioni specifiche, azioni divulgative presso la cittadinanza mediante campagne di sensibilizzazione, manifesti e spot pubblicitari insieme ad un'opera di sensibilizzazione presso le popolazioni rurali nel momento della pulizia dei prati. C'è poi un pattugliamento del territorio valdostano ad opera del Corpo forestale che vede la presenza di tutte le squadre forestali sul territorio e quindi c'è un occhio vigile sul nostro territorio. Da non dimenticare anche tutta l'organizzazione dei vigili del fuoco volontari che sono dislocati in ogni comune. Tutte queste organizzazioni hanno il compito di segnalare e di prevenire.

Per quanto riguarda invece l'estinzione vera e propria, questa viene svolta dal Corpo forestale valdostano tramite i comandi stazione periferici, cioè da tutte le stazioni forestali che sono dislocate sul territorio (16 in tutta la Regione), che sono coordinati dal nucleo antincendi boschivi del comando centrale. Complessivamente abbiamo sul territorio 114 fra agenti e sottufficiali forestali a cui si affiancano 210 operatori antincendio boschivo opportunamente istruiti ed equipaggiati.

Ogni comando stazione dispone di attrezzature leggere, quindi c'è un dislocamento dell'attrezzatura su tutte le stazioni forestali che corrisponde ad un automezzo con cisterna e autopompa per il primo intervento. Dal comando centrale intervengono poi 21 operatori con automezzi e attrezzature specifiche che sono opportunamente preparati per questi interventi. Qui ci sono altre attrezzature specifiche: tre autobotti antincendio boschivo, un veicolo di appoggio elicottero, un veicolo di coordinamento, un carrello per incendi da fulmini ed inoltre i soliti materiali di utilizzo fra cui tubazioni, vasche portatili, motopompe e tutto quello che necessita. Questa forza terrestre viene integrata nei casi di bisogno dagli elicotteri disponibili presso il Servizio di protezione civile, dove ci sono un elicottero medio e due elicotteri leggeri che sono opportunamente attrezzati per l'attività antincendio inoltre, è pressoché costante la collaborazione durante l'intervento con i vigili del fuoco perché il coordinamento è fatto dalla nostra squadra, ma può dimostrarsi necessario in alcuni casi l'intervento dei vigili del fuoco sia del Comando di Aosta sia dei distaccamenti volontari che si trovano in tutti i comuni. Quindi riteniamo che in condizioni normali la struttura regionale sia in grado di fronteggiare anche 3-4 incendi contemporaneamente perché il grosso problema degli incendi è che nei periodi di maggiore pericolosità se ne possono verificare 3-4 contemporaneamente sul territorio.

Vorrei fare alcune brevi conclusioni soprattutto sull'aspetto della prevenzione. Io credo che sia necessario continuare in quest'opera di programma di piste tagliafuoco ed incentivare la collocazione delle vasche di riserva idrica in punti strategici però, credo che sia importantissimo soprattutto salvaguardare la presenza umana sul territorio.

Questa è una politica che in Valle d'Aosta è stata fatta egregiamente e credo che dovremo fare uno sforzo ulteriore per mantenere questa presenza e quando parlo di presenza umana mi riferisco a chi si occupa di agricoltura, a chi si occupa di forestazione e parlo di dotare anche i comuni della montagna e della media montagna, che sono probabilmente quelli più a rischio, di servizi perché la gente ci possa rimanere. È infatti questo il presidio essenziale per prevenire perché se abbiamo un terreno coltivato, un terreno custodito che qualcuno controlla, non solo non comporta un costo sociale - perché gli interventi sono poi grossi costi sociali - ma rappresenta il miglior modo di prevenire gli incendi e oltre a questo anche tutto il controllo del territorio.

Quindi colgo l'occasione per ribadire questa necessità di un incentivo della politica del mantenimento del territorio affinché la gente rimanga e possa vivere in sicurezza perché questo è un dato fondamentale. L'altro giorno voi avete sollevato dei problemi giustamente sulla sicurezza della circolazione e anche questo concorre alla sicurezza della gente che abita nei nostri paesi.

Concludendo, la situazione non è assolutamente catastrofica, l'organizzazione c'è senz'altro, qualche miglioramento si può fare e su questo versante c'è il mio impegno a verificare.

Si dà atto che, dalle ore 11,37 presiede il Presidente Louvin.

Président La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (FI) Devo ringraziare l'Assessore per la completezza della risposta che ha dato: una risposta precisa, puntuale e che ha esaudito le preoccupazioni espresse nell'interpellanza, chiaramente tecnica con risposte tecniche.

Mi ritengo anche soddisfatto dei dati forniti dall'Assessore perché hanno smentito in parte le statistiche pubblicate dai mezzi di informazione, in quanto mi sembra di poter dire che quei dati non sono stati quanto meno interpretati in maniera corretta dagli operatori dell'informazione. Chiederei piuttosto che, se questi dati vengono forniti dall'Assessorato, vengano forniti da ora in avanti con la differenziazione a cui l'Assessore ha fatto ora riferimento fra gli ettari di bosco effettivamente bruciati e quelli cosiddetti percorsi anche se questo meccanismo degli ettari di bosco percorsi mi evoca molto l'immagine del fachiro che cammina sul fuoco e non si brucia. Comunque prendo atto che è anche un fenomeno fisico che ci consente di evitare l'incenerimento di molti ettari boschivi.

Ritengo che sul fronte della sinergia fra le varie forze - l'Assessore stesso lo ha riconosciuto - potrebbe essere effettuato forse qualche maggior coordinamento perché mi è sembrato di capire che al di là del documento regionale di prevenzione non ci sia probabilmente un unico centro operativo che gestisce le varie situazioni di emergenza.

Se mi è consentito chiudere con una battuta, nella soddisfazione per i dati tecnici forniti, ho una preoccupazione di carattere forse più politico su questa Regione, che è controllata su tutto ciò che accade nei dintorni. Mi auguro che il controllo si limiti al territorio e non vada oltre.