Oggetto del Consiglio n. 2980 del 25 febbraio 1998 - Resoconto
SEDUTA POMERIDIANA DEL 25 FEBBRAIO 1998
OGGETTO N. 2980/X Discussione generale dei disegni di legge relativi al piano territoriale paesistico e alla legge urbanistica. (Approvazione di ordine del giorno)
Président La parole au Conseiller Viérin Marco.
Viérin M. (Aut) Per chiedere al Presidente, a nome di tutta la minoranza consiliare, cinque minuti di sospensione visto che questi disegni di legge sono arrivati ieri ai consiglieri quindi, anche rispetto alla discussione di corridoio di questa mattina, si pensava che probabilmente le forze di maggioranza avrebbero fatto una riflessione nel rinviarlo al prossimo Consiglio. Vedendo che la volontà è quella di discuterlo completamente oggi, insieme alla legge sull'urbanistica, chiediamo cinque minuti di sospensione a nome di tutta la minoranza.
Président D'accord; comme d'habitude, une suspension de cinq minutes lorsqu'il n'y a pas d'intention évidemment de faire des spéculations...
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 17.19 alle ore 17.32.
Président Les travaux du Conseil reprennent. Je rappelle que nous sommes en train de discuter les objets n° 21.2 et n° 21.3 à l'ordre du jour. La parole au Conseiller Viérin Marco.
Viérin M. (Aut) A nome di tutta la minoranza dobbiamo chiedere con forza che questi due provvedimenti vengano rinviati al prossimo Consiglio. Penso che i colleghi consiglieri non abbiamo bisogno di sentire le mie argomentazioni per capire le motivazioni soprattutto di questa richiesta. Ebbene, le motivazioni sono molto semplici, non voglio dilungarmi, e riguardano i tempi alla faccia della centralità del Consiglio sempre decantata da tanti colleghi in tante occasioni. Basti pensare che il disegno di legge sul piano territoriale paesistico sono cinque anni che ormai gira nei meandri della Giunta e in altre sedi e che sulle controdeduzioni arrivate solo circa un mese e mezzo fa si è risposto in una certa maniera e si è liquidato il tutto con due o tre commissioni di fine settimana.
Cosa ancora più pesante è il disegno di legge sull'urbanistica, presentato dalla Giunta circa venti giorni fa, a fine gennaio, per il quale la III Commissione è stata convocata solo il 12 febbraio e poi mercoledì, giovedì e venerdì della scorsa settimana. La III Commissione non voleva neanche audire i sindaci e le associazioni interessate che sono stati auditi di gran fretta il venerdì pomeriggio dopo che lo ha richiesto il collega Chiarello. Successivamente si sono iscritti questi due disegni di legge che hanno un'importanza enorme e che peseranno come un macigno su tutti i 118 mila Valdostani con iscrizione d'urgenza solo il lunedì sera e i colleghi hanno ricevuto la documentazione, emendata, straemendata e così via, solo ieri mattina.
Ad oggi si sente dire che ci sono altri emendamenti che arriveranno a pioggia su questo testo di legge già rappezzato, quindi non possiamo far altro che chiedere fortemente il rinvio al prossimo Consiglio proprio per le motivazioni che ho detto poc'anzi. Posso capire che ci possono essere degli interessi politici, delle esigenze di forze politiche: le une che vogliono andare con la medaglia dell'approvazione del piano territoriale paesistico alle elezioni regionali, le altre che vogliono andare con la medaglia di aver fatto meno danni possibili ai cittadini valdostani approvando il piano territoriale paesistico.
Se noi non abbiamo neanche il diritto di chiedere con forza la possibilità di documentarci, di verificare, di convocare alcune persone esperte in materia e di portare insieme a loro dei contributi, analizzando i vari testi di legge, ricordo a chi non è in aula, ma soprattutto agli organi di informazione, i malloppi che questi due disegni di legge raffigurano nella sostanza.
In sintesi, quindi, non vogliamo partecipare a giochetti politici dell'ultima ora giocati in quest'aula. Riteniamo che sia un diritto da parte nostra di avere il tempo di essere documentati, quindi chiediamo con forza il rinvio di questi due oggetti alla prossima adunanza del Consiglio del mese di marzo, altrimenti con rispetto abbandoneremo l'aula.
Président La parole à l'Assesseur à l'environnement, à l'urbanisme et aux transports, Riccarand.
Riccarand (VA) Ci sono delle motivazioni molto precise che spiegano l'urgenza che abbiamo attribuito a questi provvedimenti e il motivo per cui ne abbiamo chiesto l'iscrizione.
Come tutto il Consiglio sa, i disegni di legge che vengono discussi in questo Consiglio possono essere oggetto di osservazione da parte dell'organo di controllo, Presidente della Commissione di coordinamento, e solo discutendoli in questo Consiglio c'è la possibilità, in caso di osservazioni da parte del Presidente della Commissione di coordinamento, di un riesame e di una definitiva approvazione nel Consiglio di aprile, altrimenti non ci sono più i tempi.
Ora, nel caso specifico, entrambi questi disegni di legge affrontano una normativa così complessa, così delicata e dal punto di vista giuridico con dei nodi tali che sono ipotizzabili dei rilievi da parte dell'organo di controllo, rispetto ai quali, per serietà rispetto alla popolazione e rispetto a tutte le amministrazioni che sono coinvolte dalla problematica urbanistica, è necessario assolutamente che decidiamo in questo Consiglio per poi riuscire a concludere l'iter.
È un problema che evidentemente si pone data la natura particolare di questi provvedimenti e la loro complessità dal punto di vista giuridico.
Questo è il motivo e quindi nessun giochetto politico perché avremmo potuto portarlo anche al penultimo Consiglio, ma con il rischio di lasciare un procedimento che non si era chiuso, invece lo si vuole concludere perché è un impegno questo della revisione complessiva della normativa urbanistica regionale che è stato espresso dal Consiglio regionale rispetto alla Giunta con propri ordini del giorno quando abbiamo approvato la legge n. 44/94. È un impegno che ha richiesto un lavoro molto lungo e complesso e una concertazione molto ampia con tutti gli interlocutori, quindi non possiamo vanificare adesso alla fine il lavoro fatto.
Vorrei anche precisare che è vero che c'è stato poco tempo per esaminarlo da parte di molti consiglieri, però è vero anche che entrambi questi provvedimenti sono stati già più volte all'attenzione di organi del Consiglio perché il piano territoriale paesistico, prima di essere adottato dalla Giunta regionale, è stato a lungo esaminato dalla Commissione consiliare competente che ha espresso il proprio parere in modo da arrivare all'adozione.
Inoltre la Commissione è stata sistematicamente informata sull'iter successivo e sugli adempimenti che erano in corso.
Per quanto riguarda il disegno di legge, si è seguita una procedura di coinvolgimento degli organi consiliari ancora abbastanza inedita, nel senso che fin dallo schema del disegno di legge si è coinvolto il Consiglio regionale in modo da avere valutazioni e pareri per poi arrivare a mettere a punto l'articolato quindi, non si tratta di provvedimenti nuovi, ma di provvedimenti che sono stati messi a punto e rispetto ai quali le proposte di emendamento che verranno presentate in aula sono ridottissime - mi sembra siano quattro emendamenti e sicuramente di non grossa complessità - per cui ci sono tutte le condizioni oltre che la necessità di concludere in questo Consiglio. Per le motivazioni che ho detto la proposta di rinvio non può essere accolta.
Presidente Pongo in votazione la proposta del Consigliere Viérin Marco, a nome dell'opposizione, di rinviare questo oggetto al prossimo Consiglio:
Presenti: 30
Votanti: 29
Favorevoli: 9
Contrari: 20
Astenuti: 1 (Ferraris)
Il Consiglio non approva
Si dà atto che, alle ore 17.43, la minoranza abbandona l'aula consiliare.
Presidente I lavori procedono. Ha chiesto la parola il relatore, Consigliere Florio.
Florio (VA) Il disegno di legge n. 283, che è il disegno di legge relativo alla riforma complessiva della materia urbanistica e di pianificazione territoriale, ha avuto origine da parecchi anni a seguito di un impegno preso a fronte dell'avviata discussione nei confronti dell'adozione del piano territoriale paesistico quando si ravvisò l'urgente necessità di porre mano al riordino dell'estesa e talora disordinata normativa edilizia e urbanistica in modo tale da metterla più precisamente in relazione adottando strumento di pianificazione territoriale avente valenza regionale.
Si vuole con questo disegno di legge dare risposta ad esigenze particolarmente sentite e non più rinviabili, avvertite sia dagli amministratori a tutti i livelli, sia dagli operatori professionali del settore, sia da singoli cittadini.
C'era l'esigenza di raccordare l'esistente e complessa legislazione regionale in materia urbanistica con il piano territoriale paesistico, adottato in via di approvazione definitiva da parte del Consiglio regionale, soprattutto considerando il fatto che tale strumento costituirà la chiave di volta di tutta la programmazione urbanistica a tutti i livelli. La legislazione urbanistica attualmente esistente si riferisce infatti ancora a criteri di formazione degli strumenti urbanistici generali e a strumenti urbanistici attuativi per un territorio ancora non completamente normato da questo punto di vista e quindi in una logica di scelte frazionate e in taluni casi anche fra loro contraddittorie.
Vi è l'opportunità di avere un unico testo in materia urbanistica che coordini e razionalizzi tutta la normativa vigente attualmente contenuta in una pluralità di leggi sia regionali che statali succedutesi in tempi diversi e con logiche anche diverse, non sempre sufficientemente correlate fra loro. In questo modo possono essere abrogate tutte le vigenti leggi regionali in materia urbanistica.
Vi è la necessità, in particolare per quanto riguarda i procedimenti amministrativi, di una loro semplificazione e razionalizzazione tenuto anche conto delle nuove disposizioni in materia di semplificazione dei procedimenti amministrativi e di riordino delle amministrazioni locali.
È stato previsto, ove possibile, il ricorso a conferenze dei servizi o a conferenze ad esse assimilabili, ad accordi di programma eccetera ed è stato soppresso perché non ritenuto più necessario rispetto alle finalità di cui sopra l'organo collegiale CRPT (Comitato regionale per la pianificazione territoriale). Sono stati inoltre fissati tempi certi per ogni procedimento amministrativo. Vi è la necessità di normare a livello regionale argomenti ancora disciplinati al momento dalla legislazione statale, quali ad esempio gli standard urbanistici, la cui definizione puntuale è demandata ad un provvedimento amministrativo attuativo della legge e che pertanto necessitano di essere adeguati alla specifica realtà locale.
Inoltre il disegno di legge pone le premesse per una gestione degli strumenti urbanistici e dei relativi dati concernenti l'analisi del territorio su base informatica. A questo proposito è indispensabile avere dati e rappresentazioni sia normative che cartografiche uniformi e anche in questo caso è previsto un apposito provvedimento amministrativo attuativo della legge.
Tutta la materia è stata organizzata tenendo conto delle nuove normative e dei nuovi indirizzi in materia di semplificazione dei procedimenti amministrativi ed evitando di inserire in legge gli aspetti più propriamente regolamentari che vengono più propriamente demandati a provvedimenti attuativi di Consiglio o di Giunta, a seconda dei casi. La legge si limita invece a fornire in modo chiaro ed univoco i criteri a cui dovranno attenersi i singoli provvedimenti.
Il disegno di legge trova la sua motivazione più pregnante nel fatto che con la prossima approvazione del piano territoriale paesistico e di tutti i piani regolatori generali comunali - è stato recentemente approvato anche il piano regolatore del Comune di Oyace -, le due leggi regionali su cui si fonda l'attuale quadro normativo, la legge 28 aprile 1960, n. 3 e la legge 15 giugno 1978 n. 14 con le sue successive modificazioni ed integrazioni hanno esaurito la loro funzione avendo raggiunto gli obiettivi che si prefiggevano.
La nuova legge urbanistica pertanto non è più finalizzata a far sì che ai vari livelli l'ente pubblico si doti di una strumentazione urbanistica, ma è finalizzata a gestire ai vari livelli, regionale e locale, la strumentazione urbanistica di cui l'ente pubblico si è ormai dotato.
Il disegno di legge intende, infine, proporre - anche in questo caso con un successivo provvedimento attuativo - un regolamento edilizio tipo da mettere a disposizione delle singole amministrazioni comunali.
Rispetto al testo che è stato fornito ai consiglieri, l'Assessore presenterà 4 emendamenti che sono concettualmente molto semplici e di facilissima comprensione.
Il primo riguarda l'articolo 16 del disegno di legge n. 283, relativo alle modalità di approvazione delle varianti non sostanziali, che originariamente nel testo che avete è composto di 9 commi, mentre nella nuova versione sarà composto solamente di 3 commi. Il concetto è che l'approvazione delle varianti non sostanziali ai PRG non è più assoggettata alla valutazione della struttura regionale competente in materia alla quale il comune è soltanto tenuto ad inviare, oltre che notizia dell'adozione della variante, anche il contenuto completo della variante stessa perché eventualmente la stessa struttura regionale possa esprimersi come qualsiasi altro cittadino in merito, con apposite osservazioni. E in ogni caso la variante assume efficacia con la pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione della delibera del Consiglio comunale con la quale quest'organo approva la variante stessa.
Il secondo emendamento si riferisce all'articolo 33, che è inserito nel titolo relativo agli ambiti inedificabili, riguardante in particolare le aree boscate, l'11° comma di quest'articolo diventa il seguente: "I comuni definiscono di concerto con la struttura regionale competente in materia di tutela del paesaggio, i territori coperti da foreste e da boschi ai fini dell'applicazione della legge 431/1985".
Il terzo emendamento riguarda l'articolo 34, sempre relativo agli ambiti inedificabili, in particolare alle zone umide e ai laghi, nel quale al 2° comma, lett. b) e lett. c), le superfici, le quantità definite in metri quadri rispettivamente di 1.000 e di 2.000 metri quadri diventano per entrambe le lettere di 5.000 metri quadri.
Infine, l'ultimo emendamento riguarda sempre l'articolo 34, alla fine del 3° comma e in prosecuzione, quindi prima del punto si aggiunge: "nonché la costruzione di autorimesse interrate strettamente connesse con gli edifici esistenti". In sostanza, si consente all'interno della fascia di 100 metri di protezione delle zone umide, di cui al 1° comma dello stesso articolo 34, la realizzazione, oltre che degli interventi già previsti nel 3° e 4° comma, anche di autorimesse interrate strettamente connesse con gli edifici esistenti.
Si dà atto che, dalle ore 10.51, presiede il Vicepresidente Chenuil.
Presidente È aperta la discussione generale. Ha chiesto la parola il Consigliere Borre.
Borre (UV) Intervengo con un animo un po' dispiaciuto, però non sorpreso perché già la partecipazione ai lavori della III Commissione mi aveva convinto che era quasi impossibile per qualcuno poi venire in questa sala a discutere su questi temi non indifferenti. In effetti, una parte della minoranza oggi con una presa di posizione che non condivido, perché bisogna avere il coraggio di dibattere e di portare eventuali modifiche all'interno delle sedi istituzionali, ovvero la Commissione prima e poi il Consiglio, abbandonando l'aula fa capire quanto sia stato duro il lavoro della Commissione, dove per delle giornate si è andati a spulciare articolo per articolo, a cercare di leggere insieme il piano paesistico e la legge urbanistica per capire se non ci fossero delle eventuali discordanze.
Ma non c'è stato solo il lavoro della Commissione negli ultimi tempi perché è da due anni che si parla di questo problema in riunioni con i sindaci, in riunioni di maggioranza e quindi c'erano tutti i tempi, se si voleva veramente lavorare, di spulciare tutte le proposte che ci venivano su questa legge per andare eventualmente a correggerla. Sarà più facile invece andare al giornale e sulla piazza o alla televisione a dire: non abbiamo potuto parlare, non abbiamo potuto dire niente perché non abbiamo avuto il tempo, ma queste affermazioni dai documenti delle presenze nelle commissioni e nelle varie riunioni potranno essere smentite.
Fin dalla sua comparsa sulla Terra l'uomo ha iniziato e continuato a modificare, modellando alle sue esigenze, il territorio, l'ambiente in cui viveva e vive. È importante quindi operare affinché queste trasformazioni non portino a dei guasti irreparabili e riparare, laddove possibile, ai danni già causati ai siti e al paesaggio.
È però necessario sgomberare il campo dalle teorie sbandierate dagli ecologisti della domenica, ovvero la visione del territorio e dell'ambiente in genere come un qualcosa di asettico senza alcun rapporto con l'uomo ed è stato proprio l'uomo della montagna a provvedere per secoli alla manutenzione del suo territorio.
Quest'affermazione è particolarmente evidente nella nostra Regione, data la morfologia del terreno, dove il Valdostano è stato costretto a strappare letteralmente la terra agli elementi naturali, costruendo così le buone terre coltivabili e trovando così modo di sopravvivere. Massimo rispetto quindi per il territorio e l'ambiente poiché questo era fonte di vita.
A testimonianza del corretto rapporto uomo-ambiente, uomo-territorio e del conseguente buon mantenimento del territorio vi sono numerose opere, troviamo infatti numerose morzie, ammassi di pietre frutto della pulizia e di uno spietramento manuale dei prati, collocate ai margini della proprietà e che in tal modo fungevano anche da confine o in luoghi dove scarsa era la possibilità di coltura. Troviamo interrazzamenti che costavano non poco lavoro, ma in compenso permettevano in zone impervie e scoscese l'utilizzo del terreno. Troviamo i "ru", vere e proprie opere di ingegneria idraulica che consentivano di condurre l'acqua per l'irrigazione a parecchie decine di chilometri di distanza. Troviamo poi le mulattiere, percorsi fra la campagna e i boschi al servizio dei villaggi, dei boschi e dei terreni agricoli.
Queste due ultime opere citate erano mantenute con le "corvées", opere di manutenzione gratuita che la gente dei villaggi prestava. Erano i tempi dei lavori di interesse collettivo, lavori che servivano a tutti per lo svolgimento del vivere quotidiano. Oggi purtroppo si è passati al concetto di pubblico, cioè di tutti e quindi di nessuno. È difficile infatti far lavorare qualcuno per tutti gli altri.
La conferma che gli abitanti della montagna e della campagna erano, e lo sono ancora per il numero ridotto che rimane, i veri ecologisti, i veri ambientalisti, viene dal fatto che la crescente industrializzazione, il sicuro e più remunerativo impiego nelle grandi città, ha provocato non solo conseguenze per l'ambiente in termini di inquinamento, ma anche la fuga dalla montagna e dalla campagna. Questa fuga dei montagnardi e dei campagnardi alla ricerca del benessere ha favorito il compiersi di quelle modifiche dell'assetto territoriale che sono ora davanti agli occhi di tutti. La vita oggi richiede modelli, tempi e abitudini che fanno dimenticare l'importanza e la necessità del territorio.
Ho fatto queste premesse che per alcuni di voi potrebbero sembrare un patetico richiamo al nostalgico mito del "Valdôtains maîtres chez nous". Con queste riflessioni voglio invece semplicemente dire che leggi, norme e regole anche oggi non devono dimenticare che l'ambiente e il territorio vanno visti in un rapporto con l'uomo che vi abita.
Ci troviamo oggi ad approvare due leggi che hanno il buon proposito di organizzare e disciplinare il territorio valdostano. Queste leggi non sono solo l'atto conseguente di prescrizione dello Stato, ma sono l'atto finale di una sempre più crescente consapevolezza di dover porre un punto fermo alla legge regionale n. 3/60 che prevede appunto la realizzazione di un piano regolatore regionale.
L'elaborazione, l'adozione poi nel ?96 del piano territoriale paesaggistico, la necessità di una nuova normativa urbanistica e di pianificazione territoriale della Valle d'Aosta non è stata un parto facile e spensierato, è frutto - ci perdoni, Riccarand - non di un solo padre. La complessità e il grande rilievo della materia, le difficoltà di accettare il nuovo, alcune visioni vincolistiche estreme e a volte esterne alla nostra realtà, prese di posizione dettate dalla diretta esperienza sul territorio, il modo a volte troppo contorto e complesso con cui venivano esplicitati gli articoli, sono stati gli elementi che hanno dato vita ad un serrato confronto fra gli enti locali e l'Amministrazione regionale.
Verrà presentata una risoluzione che darà mandato alla Giunta di predisporre un riordino del sistema vincolistico, leggi n. 1497/39 e n. 431/85.
La consapevolezza di noi tutti della necessità di questi due atti ha spronato coloro che intendevano porre un punto fermo ad un lavoro serrato ed attento. Diverse sono le bozze pervenute ai consiglieri regionali, diversi sono stati i momenti di riflessione avuti a disposizione. Credo che poche leggi abbiano avuto un esame così attento, elemento questo giustificato dalle non indifferenti ripercussioni che le leggi avranno per la nostra Regione, per i nostri comuni.
Ho la convinzione che queste due iniziative siano positive, non solo nella loro filosofia, ma anche per il contenuto legislativo.
Non entro nei particolari perché altri meglio di me lo faranno o già lo hanno fatto, ma voglio citare solo alcuni principi generali.
Obiettivi del piano paesaggistico territoriale: riqualificazione e diversificazione dello sviluppo turistico, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale con azioni volte più che a vincoli ad azioni positive di intervento come la promozione di aree a protezione speciale, la realizzazione di circuiti di fruizione, il risanamento delle aree degradate, il restauro edilizio, urbanistico eccetera; riorganizzazione urbanistica e territoriale recuperando e adeguando il grande patrimonio abitativo sottoutilizzato; attuazione di una strategia atta a dare strumenti per una Regione sempre più aperta agli scambi e alle interazioni e a promuovere forme di sviluppo sostenibile in grado di valorizzare le risorse peculiari e le specificità naturali, storiche e culturali.
Normativa urbanistica e di pianificazione territoriale. Il primo punto qualificante del disegno di legge è di essere presentato contestualmente al piano paesaggistico territoriale, impegno questo non solo della maggioranza, ma anche della III Commissione allorché si approvò l'adozione del PTP.
Il secondo punto è il fatto che da tutte le parti, politiche e sociali, è riconosciuta pressante l'urgenza di formulare un testo unico della legislazione urbanistica ed edilizia vigente.
Terzo punto, la formulazione e la revisione della normativa urbanistica è indispensabile per coordinare la legislazione con il piano territoriale paesaggistico. Le osservazioni degli ordini e dei collegi professionali, delle associazioni dei tecnici comunali, dei sindaci, delle comunità montane, della Giunta, della Commissione consiliare hanno contribuito alla costruzione di un testo che può definirsi buono e in linea con gli obiettivi prefissati.
La legge non risponde, è vero, a tutte le aspettative delle varie componenti del confronto, non affronta in maniera compiuta il settore agricolo, non affronta il grande problema del regime dei suoli. La legge però riduce e semplifica molti percorsi, demanda giustamente molte incombenze ai comuni e ha come fine, al momento dell'adeguamento del piano paesaggistico territoriale da parte dei comuni, per la Regione la sola competenza sulle varianti sostanziali e sulle norme di coordinamento della pianificazione territoriale regionale, ai comuni la pianificazione locale.
Per concludere, pur ritenendo più semplificato il quadro normativo, visto che rimane comunque l'elemento vincolistico predominante, oltre alla norma transitoria che permette ai comuni, quindi ai cittadini, un lasso di tempo per adeguarsi alla nuova impostazione, chiederei veramente una cultura dell'informazione - formazione e della prevenzione per dover ricorrere sempre meno agli articoli del titolo VIII, sanzioni.
Come ho già chiesto per una precedente legge, la legge 12, anche per questa chiederei che venisse formata dalla Giunta una commissione fra enti locali e Regione al fine di essere pronti a recepire tutte quelle incongruenze che dovessero nascere dall'applicazione della legge.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Piccolo.
Piccolo (ADP-PRI-Ind) Credo sia doveroso fare una premessa per meglio poter esprimere il voto e il perché di questa nostra dichiarazione di voto che è più di tipo politico e quindi non entra nel merito dei singoli articoli che sono contenuti nei disegni di legge.
La premessa innanzitutto è la precisazione che il testo oggi in discussione è stato notevolmente modificato rispetto al testo iniziale in considerazione delle osservazioni presentate dai sindaci, dai comuni e dai singoli cittadini e a seguito soprattutto del serio lavoro approfondito delle commissioni competenti e dei consiglieri che vi hanno partecipato.
Secondo noi il testo rivisto, oggi all'approvazione, può essere votato visto che è diventato quello che deve effettivamente essere un PTP, cioè uno strumento di indirizzo e di riferimento per la pianificazione ai livelli inferiori. Noi non avremmo mai potuto votare un PTP che andava nella direzione di imporre ai piani regolatori comunali, e di conseguenza agli enti locali, vincoli e norme cogenti in contrasto con la pianificazione comunale che deve salvaguardare al massimo l'autonomia dei comuni. Rimane in piedi una preoccupazione che voglio qui esternare e in questo senso la Giunta regionale dovrà intervenire affinché norme di indirizzo non vengano, a volte anche strumentalmente, usate come vincolo per non approvare scelte degli enti locali da Commissioni tipo il VIA. È un esempio.
Non possiamo quindi condividere e tollerare che un organismo tecnico interpreti le leggi a modo e lo stiracchi poi come un elastico, quindi non si può continuare a far riferimento ad incompatibilità con il PTP per non approvare varianti che non hanno nulla in correlazione con le norme vigenti.
Quindi diciamo sì ad un PTP strumento di indirizzo e deve essere chiaro anche chi deve avere il compito di verificare le compatibilità delle proposte degli enti locali e non solo riguardo al piano stesso.
Chiudo quindi annunciando il nostro voto favorevole con un impegno alla Giunta regionale: esercitare una stretta vigilanza affinché, usando il paravento del PTP, si incrementino i già numerosi intoppi e veti di tipo burocratico che sono la vera malattia moderna della Pubblica Amministrazione.
Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'ambiente, urbanistica e trasporti, Riccarand.
Riccarand (VA) Solo per formalizzare gli emendamenti che sono già a mano della Presidenza. Sono i quattro emendamenti illustrati dal Consigliere Florio, relativamente agli articoli 16 - 33, 11° comma - 34, 2° e 3° comma.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Florio.
Florio (VA) Soltanto per una precisazione. Al primo comma della nuova stesura dell'articolo 16 c'è una questione lessicale: a mio avviso, laddove è scritto "contestualmente all'invio per la pubblicazione", sarebbe più opportuno scrivere "contestualmente alla pubblicazione", visto che non vi è procedimento di invio fisico.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Perrin Carlo.
Perrin C. (UV) Je regrette vraiment de l'absence de la minorité dans cette discussion si importante. Je réaffirme que la question du plan paysager surtout est sur la table depuis quelques années et nous avons eu la possibilité de nous confronter à travers toute une série de discussions, à travers toute une grande série de réunions, ça a été un travail suivi surtout des membres de la Commission à qui pouvaient participer tous les conseillers qui étaient intéressés. Cette majorité d'ailleurs s'était engagée à porter de l'avant ce plan, convaincue de faire un acte important pour la Vallée d'Aoste.
Permettez-moi aussi de faire quelque peu de philosophie face à des textes de loi si importants parce que nous nous préparons vraiment à discuter et à approuver des lois qui sont fondamentales pour la gestion de notre territoire.
Ce dessein de loi représente l'arrivée d'un long parcours et d'un long débat. On peut faire remonter l'origine de ce dessein aux compétences statutaires en matière d'urbanisme et de plan d'aménagement des zones d'importance touristique, compétences statutaires que nous n'avons employées que très partiellement.
La perception de l'importance de se doter d'un instrument de programmation globale du territoire s'était déjà annoncée vers les années 60, années qui, par effet du progrès économique général, ont représenté le début d'un intérêt pour des grands investissements aussi dans notre Région notamment dans le secteur du bâtiment, dans le secteur de la deuxième résidence.
Après 50 ans d'autonomie l'on arrive finalement à se doter d'un instrument pour gouverner convenablement le territoire, valoriser au mieux notre formidable patrimoine paysager et environnemental ainsi qu'à mieux organiser l'utilisation du sol.
Il faut certainement faire une brève excursion dans le passé car nous ne pouvons pas aborder ce thème sans rappeler, comme mon collègue Borre l'a déjà fait, comment ce territoire a été façonné, utilisé à travers les siècles.
La Vallée d'Aoste est un pays de montagne par excellence et avec d'autres régions de montagne elle a contribué à créer celle que nous appelons civilisation alpestre, ce qui signifie savoir vivre à la montagne. Ce savoir vivre qui s'est formé et amélioré à travers les siècles.
La montagne, qui semblait représenter un ensemble plein de difficultés, a été au contraire un berceau riche en sources et ressources humaines, économiques et culturelles.
Le territoire anthropisé, peut-être mieux dit humanisé, a été aménagé de façon collective et a donc contribué à former lui-même ces collectivités montagnardes, fières, unies avec un sens profond de liberté et d'indépendance, dû certainement au travail qui était dur, opiniâtre, un travail qui demandait des connaissances particulières et précises des règles de la nature montagnarde.
Si nous n'avons pas la connaissance du processus de formation de cette civilisation, de ce savoir vivre à la montagne, nous avons certainement des problèmes à nous pencher sur un thème si délicat comme celui de prétendre de disposer - c'est vrai, parfois par des règles un peu drôles - l'organisation territoriale future de notre Pays.
Il faut avant tout dire que le territoire valdôtain a été intensément utilisé, même exploité. N'ayons pas peur d'employer ce mot: utilisé et utilisé parfois jusqu'au paroxysme, regardons les murs élevés partout pour gagner un bout de terre. D'ailleurs Albert Deffeyes avait dédié un opuscule à cette pratique, qui était intitulé: "Les murs épaules du Val d'Aoste".
Le territoire a été habité, mais avec beaucoup de circonspection: les villages généralement blottis aux coins des prairies ou à lisière des bois, il n'existait pas les fameuses "fasce di rispetto" car le respect c'était surtout pour les belles prairies, les bourgs occupaient les lieux de passage, bien alignés le long de la route principale et puis les alpages, les mayens protégés des éboulements et des avalanches.
Donc une utilisation du sol attentive, faite avec des précautions particulières pour ne pas laisser dégringoler la terre, aussi pour permettre l'arrosage, où les pratiques culturales étaient beaucoup plus semblables à celles du jardinage qu'à celles d'une normale pratique agricole.
Le sol a d'ailleurs été utilisé dans tous ses éléments: les eaux en premier lieu, les pierres, les bois, tout a été distribué avec discrétion.
Les premiers phénomènes de dérangement ont été représentés par l'introduction d'une massive industrialisation qui exploitait les minéraux présents et qui a provoqué des dégâts inconsidérés aux bois et aux forêts tant à mettre en alerte alors les responsables des différentes communautés locales.
Un deuxième grand élément de perturbation a été représenté par l'utilisation des eaux pour l'électricité, début du siècle, puis la révolution de l'automobile, les routes, le tourisme de masse, le phénomène de l'urbanisation, des éléments qui ont profondément dérangé cet ordre formidable et qui ont apporté de grands changements dans la philosophie de l'utilisation du territoire. Voilà la nécessité de se doter de règles, d'instruments de planification et de contrôle.
Le savoir vivre à la montagne est dérangé par toute une série d'actions et de pouvoirs souvent provenant aussi de l'extérieur qui ont modifié beaucoup l'image de nos pays et cette image n'est pas toujours belle, nous convenons, mais la réaction à ces faits risque encore à nous provenir de l'extérieur; hier nous avions les sociétés de bâtiment, les sociétés de capitaux, aujourd'hui face aussi à ce danger il y a souvent la voix des protectionnistes. Hier ils ont imposé à la montagne leur modèle partiellement destructeur et aujourd'hui ils lui imposent leur modèle conservateur. Et donc il est temps de reprendre ensemble le contrôle de la montagne pour la montagne et pour les montagnards.
Je me rends bien compte qu'il n'est pas correct de décharger sur d'autres certains dégâts, nous y avons nous-mêmes contribué, il suffit de rappeler les premières tentatives des plans d'aménagement, où le syndrome de l'édification s'était emparé de beaucoup de paysans et montagnards et ce mirage a créé souvent des conflits aussi dans nos communautés. Mais là aussi nous avons su réagir, les mouvements d'opinion et la sensibilité aussi de plusieurs administrateurs communaux - il faut le dire parce que la Région a été beaucoup passante à ce moment-là - ont évité les grands dégâts.
J'ai été personnellement confronté aux difficultés de freiner la construction d'immeubles, de deuxièmes résidences, de reconduire à une situation de normalité des excès qui étaient en train de se produire, de graves dommages au territoire et aussi au tissu culturel et social de nos communautés. C'est l'ancestrale sagesse montagnarde qui a été mise à l'épreuve par les grands changements.
Après tout cela il était temps de se réorganiser et les collectivités locales ont démontré d'être à même de remettre d'ordre dans leurs respectifs territoires, toutes les communes valdôtaines s'étant dotées d'un plan d'aménagement. D'autre part la Région autonome, par une série de lois, règle la matière de l'urbanisme et de l'utilisation des sols, mais ce sont des lois partielles qui s'entremêlent avec des lois de l'Etat créant souvent des conflits dans l'interprétation et dans l'exécution et il manquait de la part de la Région cet instrument général d'adresse et d'indication concernant tout le territoire.
C'est dans cette optique qu'on avait chargé ce groupe d'experts pour réaliser un projet d'un plan paysager; une volonté politique partageable à laquelle probablement une action de guide et d'adresse envers ce groupe d'experts n'a pas suivi, groupe qui imaginait plutôt l'utilisation du territoire de la Vallée d'Aoste plus soumise à une action de protection et de contrôle strict sauf pouvoir se bouger à travers des instruments parfois complexes, mais toujours bien contrôlés par la technocratie et la bureaucratie.
Tout cela a été mis sur pied sans aucune consultation et sans aucun avis tâchant surtout de ne pas parler avec les administrateurs et les opérateurs des différents secteurs, les paysans car ils ne sont là que pour profiter, gâcher le territoire puis ils ne possèdent pas de grandes visions du territoire. Mot d'ordre donc protéger, pas utiliser, exploiter, mais attention, nous avons beaucoup d'exemples de sites protégés et contrôlés - je ne voudrais citer que Breuil-Cervinia que j'ai vu presque naître et grandir - donc cette action de protection n'est absolument pas garantie de sauvegarder, mais c'est de pouvoir réaliser après avoir suivi des règles complexes que seulement les initiés peuvent comprendre et que seulement les professionnels experts et préparés réussissent à interpréter.
Pour revenir à notre plan paysager, je rappelle la consigne des fameux "elaborati", j'étais encore Syndic à la Commune de Torgnon, c'était 1993, c'était un conteneur énorme: la cartographie, les relations et tant des annexes. Première impression: désespoir puis l'on commence timidement à ouvrir ce coffre, mais d'où commencer? On commence par la relation généralement et je vous assure que, étant patoisant de langue maternelle, j'ai trouvé ça presque incompréhensible, je me se suis presque gêné de ne pas avoir appris convenablement l'italien.
Mais à part l'ironie, je crois que tout ce paquet dont on avait entendu parler vaguement ait frayé tout le monde et en a découragé les tentatives de lecture et de compréhension. Il a fallu cinq ans pour arriver à ce texte définitif et il faut avouer que jamais une proposition n'a été si discutée, analysée, critiquée dans tous les sens et je dois dire qu'il en a valu la peine.
Avec cet instrument la Région se prend en charge son territoire tout ensemble pour la première fois dans son histoire; elle donne surtout des adresses, elle prend en charge le territoire et elle indique comment ce territoire peut être utilisé.
La vision protectionniste est renversée et je voudrais encore citer un bon montagnard qui disait: la nature c'est très beau quand elle est bien entretenue, ici il y a une façon d'exploiter la montagne plus belle, il faut la retrouver, nous avons bien dit exploiter pas entretenir. Avec ce plan c'est nous qui disons ce que nous entendons faire sur notre territoire sans qu'il y ait l'interférence des associations protectionnistes ou des intérêts économiques et financiers qui nous ont lourdement conditionnés.
Il est important qu'on aille aussi analyser et réviser tous les empêchements dérivés des lois de l'Etat afin d'avoir un seul instrument de contrôle et qu'une partie de ce contrôle puisse être directement confiée aux communes.
Les communes devront adapter leurs plans aux indications et aux adresses du plan paysager, les adaptant à leurs réalités, à leurs situations et la loi d'urbanisme que nous venons de présenter va dans cette direction.
Toute une série d'obligations sera éliminée ainsi que les procédures de formation, de contrôle et d'approbation des variations au plan d'aménagement, ainsi que les interventions dans les zones A, les zones de récupération. Cela est prévu en conséquence de l'approbation des plans par la nouvelle proposition de loi sur l'urbanisme.
Le travail déployé par l'Association des syndics a été considérable et en définitive les observations et les propositions faites ont été, pour la plus grande partie, prises en charge. Il y a eu la participation active des ordres professionnels ainsi que de l'Association des remontées mécaniques et d'autres, aussi que nous avons vus participer à travers les observations.
Il y a eu peut-être l'absence du monde productif, surtout du monde paysan, sauf quelques petites exceptions de coopératives et de consortiums et je retiens là une grave lacune pour une catégorie qui gère la plus grande partie du territoire. Nous avons d'ailleurs noté qu'il n'existe pas dans les différents systèmes envisagés un véritable système des terres cultivables cela, je regrette, je l'ai toujours dit même dans la première discussion. Ce sont les terres cultivables qui devraient être les mieux défendues face à l'agression qu'elles ont subie dans ces trente derniers ans. On s'est plutôt occupé des aires naturelles qui, pour leur position, ne courent pas de grands risques.
La Vallée d'Aoste doit pouvoir utiliser l'atout de ses beautés naturelles tout en ayant le devoir de les utiliser convenablement, s'agissant d'espaces et de biens précieux pour tous. Le territoire représente pour la Vallée d'Aoste et pour les Valdôtains leur patrimoine le plus important et comme tout patrimoine il faut l'utiliser avec bon sens et circonspection car il n'est pas infini et pas toujours renouvelable. Nous devons veiller dans le futur pour suivre avec attention, en collaboration avec les collectivités locales, les effets que ces adresses auront pratiquement sur le territoire. Le plan paysager ne doit pas être une chemise de force qui enveloppe notre Pays, il devra pouvoir s'adapter et ensuite se modifier et petit à petit permettre une toujours plus grande simplification des procédures et aussi une graduelle élimination des contrôles.
Avec ce souhait, nous réaffirmons l'importance de ce document, car la Région Vallée d'Aoste, par l'approbation de ce plan et de cette loi de l'urbanisme, a démontré de savoir utiliser au mieux ses compétences. C'est un grand pas de l'avant pour l'autonomie appliquée à notre réalité la plus proche: l'ensemble de notre territoire.
Si dà atto che, dalle ore 18.09, riassume la presidenza il Presidente Stévenin.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Florio.
Florio (VA) Vorrei presentare, leggendolo, l'ordine del giorno cui si è richiamato anche il Consigliere Borre nel suo intervento.
Si tratta di un ordine del giorno che racchiude in modo estremamente sintetico e vero, ma compiuto, una serie di riflessioni che sono venute fuori non solo nel corso della discussione in Commissione, ma anche nei momenti precedenti e che avevano avuto avvio sin dal primo esame del piano territoriale paesistico in sede di sua adozione da parte della Giunta regionale. Si tratta di un ordine del giorno che costituisce una sorta di tracciamento di un obiettivo verso il quale, fra gli altri, questa Giunta viene impegnata ad indirizzarsi in relazione alla più giusta calibratura fra la presenza di vincoli e la loro distribuzione sul territorio e la necessità che questa rete di vincoli non costituisca rallentamento od impedimento al corretto uso del territorio.
Do lettura dell'ordine del giorno:
Ordine del giorno
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Ricordato che la legislazione regionale individua nel P.T.P. uno strumento generale del governo del territorio, tanto agli effetti della trasformazione urbanistica quanto ai fini della tutela del paesaggio;
Evidenziato che con l'approvazione del P.T.P. si pongono le basi per una futura generale revisione della normativa in materia di tutela del paesaggio e per la riforma delle attuali procedure autorizzative;
Impegna
la Giunta regionale
- a procedere entro il termine di 18 mesi dall'approvazione della presente legge alla ricognizione generale dei vincoli derivanti dalla legge n. 1497 del 29 giugno 1939 e n. 431 dell'8 agosto 1985;
- a garantire, nel rafforzamento e nel pieno esercizio delle competenze della Regione Valle d'Aosta, la semplificazione, l'accelerazione ed il coordinamento delle procedure autorizzative, superando la logica della sovrapposizione dei vincoli;
- a razionalizzare, in un sistema unificato, i vincoli sopramenzionati, individuando le aree per le quali permane un rilevante interesse regionale alla tutela paesaggistica e delegando, sulla base di un'apposita normativa di indirizzo, l'esercizio delle funzioni amministrative attinenti le restanti zone del territorio agli enti locali e privilegiando ove possibile l'azione informativa e di indirizzo rispetto all'intervento propriamente vincolistico.
F.to Borre - Perrin C. - Ferraris - Piccolo - Bionaz - Mostacchi
Florio (VA) L'ordine del giorno è firmato da Borre Fedele, da Carlo Perrin, dal sottoscritto, da Piero Ferraris e da Guglielmo Piccolo.
Presidente Se non ci sono altri consiglieri che chiedono la parola, dichiaro chiusa la discussione generale. Ha chiesto la parola l'Assessore all'ambiente, urbanistica e trasporti, Riccarand.
Riccarand (VA) Esiste in Valle d'Aosta una cultura della protezione della natura, dell'ambiente e del territorio che ha una forte valenza positiva e che è antica che non ha niente a che vedere con l'ecologismo della domenica di cui parlava Carlo Perrin, ma che esprime un'esigenza reale, presente e diffusa sul nostro territorio. E questa cultura protezionistica ha trovato anche una traduzione normativa molto precisa e forte nella storia della legislazione della Valle d'Aosta, in particolare con la legge n. 3/60, che è stato il primo importante provvedimento urbanistico della Regione Valle d'Aosta, e che aveva un'affermazione all'articolo 1 che forse oggi spaventerebbe molti componenti di questo Consiglio e che io vi rileggo: "Il territorio della Valle d'Aosta è dichiarato bellezza naturale di pubblico interesse e zona di particolare importanza turistica". Un'affermazione di questo genere significava una procedura autorizzativa a livello regionale su tutto il territorio della Valle d'Aosta.
Quest'articolo 1 è stato poi impugnato da società che avevano interessi speculativi sul territorio di edificazione ed è stato annullato purtroppo dalla Corte costituzionale in tempi in cui evidentemente non esisteva un'adeguata sensibilità. Direi però che la normativa nostra sotto quest'aspetto si era proiettata molto in avanti.
I due provvedimenti che oggi approviamo, piano territoriale paesaggistico e normativa urbanistica, si ricollegano idealmente ed operativamente a questa legge del 1960: operativamente perché è proprio la legge del ?60 che ha previsto che la Regione Valle d'Aosta si dotasse di un piano paesistico ed urbanistico a livello regionale e questo piano, secondo la legislazione del '60, doveva essere la base su cui poi venivano redatti tutti i piani regolatori. Purtroppo la Regione ha affermato il principio, ma poi non ha fatto il piano, quindi si è proceduto ad una pianificazione che è avviata a partire dal ?65 perché il primo piano regolatore è quello di Aosta approvato nel ?65, via via fino al piano di Oyace che abbiamo approvato l'altro ieri, che è l'ultimo piano regolatore generale comunale. I 74 comuni della Valle d'Aosta si sono dotati di piano in assenza di indirizzi esplicitati e definiti da una pianificazione a livello regionale, cosa che sarebbe stata logica. Ed è qui che sta la radice antica del piano territoriale paesistico anche se poi abbiamo avuto un'ulteriore sollecitazione a partire dalla fine degli anni ?80 con l'emanazione della legge Galasso però, il punto di riferimento da cui si è partiti è fondamentalmente la legge regionale del '60 quindi, direi che, dal punto di vista ideale e anche dal punto di vista operativo, ci ricolleghiamo a quella normativa.
Inoltre, con il disegno di legge di revisione della normativa urbanistica noi andiamo oggi a sostituire tutta la legislazione regionale che a partire dal 1960 in poi si era venuta stratificando. Dal ?66 arriviamo all'ultima legge del ?96, sono ben 22 leggi regionali che con il testo unico che approviamo vengono abrogate. Si tratta di un lavoro di estrema rilevanza dal punto di vista della razionalizzazione della normativa, non ricordo precedenti in questo Consiglio regionale di interventi di tale ampiezza rispetto alla normativa regionale. Si tratta anche di un intervento di grande innovazione dal punto di vista legislativo perché non solo si è messo ordine e razionalizzato la normativa esistente, ma si è rinnovata la normativa perché il quadro di riferimento si è modificato, gran parte della normativa che avevamo si riferiva ancora alla situazione dei comuni in assenza di piani regolatori, oggi abbiamo tutti i comuni con il piano regolatore approvato per cui tutta la normativa ormai si riferisce alle varianti di piano e non più alla situazione precedente.
Abbiamo tenuto conto ovviamente dell'evoluzione che c'è stata nelle competenze a livello urbanistico, quindi si sono recepiti tutta una serie di strumenti nuovi, dagli accordi di programma alle procedure accelerate che possono essere utilizzate nella pianificazione urbanistica, si è rafforzata o si cerca di rafforzare con questa legge la competenza regionale perché, come dicevo prima, c'è un problema di verifiche e di controllo da parte del Presidente della Commissione di coordinamento in quanto riconduciamo alla competenza regionale settori che finora erano rimasti disciplinati con normativa dello Stato. Ad esempio, gli "standard" urbanistici sono ancora oggi disciplinati da un decreto ministeriale, mentre qui li riconduciamo ad una competenza regionale attraverso una deliberazione del Consiglio regionale che dovrà essere emanata sulla base di questa legislazione. Questo ha anche un significato preciso perché gli "standard" ministeriali si riferiscono ad un contesto generale italiano, ad una normativa di carattere generale che molte volte nella nostra realtà ha delle controindicazioni abbastanza precise e lo vediamo nella realtà quotidiana pertanto, credo che, anche dal punto di vista del rafforzamento delle funzioni che abbiamo come Amministrazione regionale nel settore, si tratti di un grosso passo avanti.
Anche a me dispiace che non ci sia stata la partecipazione dei Consiglieri di minoranza in questo dibattito e ancor più mi dispiace perché, se ci sono stati dei provvedimenti che hanno avuto un lungo iter di discussione, di concertazione e di confronto a tutti i livelli, sono proprio questi. Non si tratta di provvedimenti che sono nati come funghi un mese fa, ma c'è stata tutta una fase che ha coinvolto gli organi consiliari, che ha coinvolto gli interlocutori sociali, tutti gli ordini professionali, l'Associazione dei sindaci, l'Associazione dei Presidenti delle comunità montane, l'Associazione dei tecnici comunali; c'è stato un confronto lungo, approfondito, difficile che però ha portato alla fine ad un testo equilibrato anche se ognuno di noi potrà avere delle perplessità rispetto a singole soluzioni. Del resto sfido a trovare un accordo unanime su 100 articoli di questa complessità, ma direi che alla fine si è raggiunto un equilibrio che ritengo di estremo interesse su cui sarebbe stato opportuno avere un contributo da parte di tutte le forze politiche. Se ci fosse stato magari un po' meno di contributo da parte dell'Union e un po' più dalle altre forze politiche, credo che sarebbe stato molto più positivo rispetto alla dialettica complessiva invece, devo dire che alcune forze politiche sono state totalmente assenti, ma non oggi, lo sono state anche nelle fasi precedenti pur avendo dato tutte le possibilità di intervenire, di fare delle proposte che sono state prese in considerazione sia personalmente, sia attraverso gli uffici, sia attraverso gli esperti che ci hanno affiancato in questo lavoro di predisposizione del testo.
Credo che, nonostante quest'assenza di una parte del Consiglio in questo lavoro, oggi approviamo dei provvedimenti che sono importanti, che modificheranno in modo estremamente positivo il modo di intervenire sul nostro territorio, che rappresentano un tentativo coraggioso per andare avanti e penso che abbiano anche un livello di definizione molto accurato: non si tratta sicuramente di formulazioni improvvisate, ma frutto di un'attenta valutazione. Sono provvedimenti che sono andati avanti in simbiosi, piano territoriale paesistico e legge urbanistica, direi andando persino al di là di quelli che erano gli impegni che come maggioranza avevamo assunto all'inizio della legislatura perché nel programma di maggioranza all'inizio di legislatura avevamo indicato l'obiettivo di arrivare finalmente ad una conclusione dell'iter del piano territoriale paesistico, però poi ci siamo resi conto della necessità di intervenire contestualmente sulla normativa urbanistica e quindi abbiamo affrontato anche questo lavoro che non era indifferente e che è stato portato avanti con la necessaria determinazione.
Questi due provvedimenti poi vanno inquadrati in un impegno più generale sui temi urbanistici portati avanti in questi anni e che poi ci consentono di arrivare a questa conclusione, impegno che sta nel fatto che in questa legislatura la Giunta regionale ha esaminato e approvato 29 piani regolatori generali comunali. Molti di questi piani erano stati trasmessi all'Amministrazione regionale agli inizi degli anni ?80, quindi giacevano nei cassetti dell'Amministrazione regionale da una quindicina d'anni. È stata una precisa scelta politica quella di andare ad affrontare una situazione arretrata di piani che giacevano in una situazione anomala, di concludere quest'iter, di dare un piano generale alla Valle d'Aosta che rappresentasse poi la base degli interventi successivi di revisione e di adeguamento. Perché è chiaro che i piani che abbiamo e che sono stati approvati in un arco di tempo così lungo, dal ?65 (Aosta) fino al ?98 (Oyace), hanno al loro interno caratteristiche molto diverse, riflettono situazioni anche di sensibilità sul piano urbanistico e territoriale molto diversificate, quindi dovranno sicuramente avere un adeguamento però, oggi abbiamo alcuni criteri che sono esplicitati.
È all'interno di questo contesto che vanno valutati questi due provvedimenti che concludono un impegno costante che c'è stato su questi temi in questa legislatura e che riguardano un aspetto fondamentale della Valle d'Aosta che è la gestione del suo territorio.
Presidente Pongo in votazione l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Florio a firma di una serie di consiglieri regionali:
Presenti, votanti e favorevoli: 21
Il Consiglio approva all'unanimità
