Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2978 del 25 febbraio 1998 - Resoconto

SEDUTA POMERIDIANA DEL 25 FEBBRAIO 1998

OGGETTO N. 2978/X Campagna pubblicitaria dell'IVAT. (Interpellanza)

Interpellanza Vista la legge regionale 1985, n. 10 avente per oggetto "Istituzione dell'Institut valdôtain de l'artisanat typique" e successive modificazioni;

Vista la campagna pubblicitaria effettuata dall'IVAT nel corso dei mesi di luglio ed agosto 1997;

Considerato che sui dépliants pubblicitari appariva un messaggio discriminatorio verso tutti i commercianti valdostani che vendono artigianato tipico, poiché tale messaggio affermava che "solo nei punti vendita IVAT si possono acquistare i più bei prodotti artigianali della Valle d'Aosta";

il sottoscritto Consigliere regionale

Interpella

l'Assessore competente per conoscere:

1) quali sono i motivi che hanno spinto l'IVAT a promuovere una campagna pubblicitaria così lesiva degli interessi degli altri artigiani e commercianti del settore, millantando inesistenti esclusività dei migliori prodotti tipici valdostani;

2) a quanto ammonta la spesa sostenuta dall'IVAT per la campagna pubblicitaria in oggetto e se tale spesa viene finanziata, ai sensi dell'articolo 9 della legge regionale n. 10/1985, con stanziamenti di fondi da parte della Regione, con i proventi della sua attività, con erogazioni di enti pubblici e di privati o con le rendite patrimoniali;

3) quali sono i provvedimenti che intende assumere l'Amministrazione regionale per ristabilire, in nome del principio dell'equità, pari opportunità tra l'IVAT e le parti lese dall'iniziativa sopra citata per quanto concerne la vendita di prodotti tipici valdostani.

F.to: Linty

Président La parole au Conseiller Linty.

Linty (LNPIAP) Quest'interpellanza parte da un manifesto che era stato affisso nella scorsa estate nella nostra Regione laddove si diceva che solo nei punti vendita IVAT si possono acquistare i più bei prodotti artigianali della Valle d'Aosta.

Senza voler sindacare sulla rete di acquisizione dei beni da parte dell'IVAT e quindi del controllo della qualità, va però ricordato che nella nostra Regione sono molti i commercianti che vendono beni tipici, beni artigianali, quindi il fatto che l'IVAT faccia una pubblicità discriminatoria nei confronti degli altri commercianti e soprattutto non veritiera - perché la qualità dei prodotti artigianali della Valle d'Aosta è sotto gli occhi di tutti, ci sono dei commercianti che hanno degli ottimi prodotti - e il fatto che la Regione svolge un ruolo determinante all'interno di IVAT ci spinge a chiedere quali sono i motivi che hanno spinto l'IVAT a promuovere questo tipo di campagna pubblicitaria, quanti soldi sono stati spesi per questa campagna pubblicitaria e quali sono stati i rapporti che l'Amministrazione regionale ha inteso assumere nei confronti dell'Istituto.

Président La parole à l'Assesseur à l'industrie, à l'artisanat et à l'énergie, Mafrica.

Mafrica (GV-PDS-SV) Trovo quest'interpellanza un po' curiosa, vale a dire noi abbiamo un Istituto che ha il compito di promuovere e commercializzare i prodotti dell'artigianato tipico, ha il compito, attraverso una commissione tecnica, di apporre un marchio ai prodotti dell'artigianato tipico di qualità, fa una campagna per promuovere la vendita di oggetti di artigianato marchiati da una commissione a ciò preposta e si invoca qui il principio di concorrenza sleale. Se fosse stato un altro negozio, un supermercato, lo avrei capito, ma qui stiamo parlando dell'ente che ha le due funzioni di tutelare, promuovere, commercializzare i prodotti dell'artigianato valdostano e, attraverso una commissione, di apporre un marchio ai prodotti ritenuti di qualità.

Dice Linty che qui si avanza un'esclusività della qualità che forse non corrisponde al vero. Io credo che individuare nella formula usata nei manifesti, che dice che solo nei punti IVAT si possono acquistare dei prodotti artigianali della Valle d'Aosta, una concorrenza sleale sia eccessivo perché sicuramente i prodotti in vendita nei negozi IVAT, proprio per i compiti che ha l'IVAT, per il fatto di essere passati attraverso una commissione tecnica che li ha esaminati, hanno queste caratteristiche. Il fatto che sicuramente le abbiano non esclude che anche altrove possano esserci prodotti che hanno le stesse caratteristiche, d'altronde l'artigiano può portare alla Commissione qualità dell'IVAT il proprio prodotto, far apporre il marchio e venderlo direttamente lui oppure cederlo ad un terzo venditore.

Però mi pare eccessiva la preoccupazione in questo senso perché stiamo parlando di un ente strumentale senza fini di lucro che ha il compito di promuovere l'artigianato di tradizione nella nostra Regione.

Chiede Linty se come Regione abbiamo tirato le orecchie a questi signori o se intendiamo fare qualcosa. Io credo che siamo dovuti intervenire con un dibattito approfondito in commissioni del Consiglio regionale per il motivo opposto, perché l'IVAT aveva un'insufficiente capacità di vendita dei propri prodotti e abbiamo approvato come Consiglio regionale una legge per favorire la capacità di commercializzazione dell'IVAT rispetto a questo settore.

Ora credo che già intervenire nei confronti di un ente che ha dei suoi compiti, che ha un suo Consiglio di amministrazione, sia sempre un po' delicato, ma noi siamo intervenuti proprio perché non c'era un monopolio opprimente da parte dell'IVAT nella vendita di questi prodotti, c'era semmai una difficoltà a svolgere in modo significativo questo compito.

Le spese per questo tipo di interventi, per rispondere anche al resto delle domande, derivano da un'iniziativa che nel ?95 il Consiglio di amministrazione dell'IVAT ha approvato. Ha promosso un bando di gara, ha interpellato 18 agenzie di pubblicità e studi grafici della Valle d'Aosta e del Piemonte e ha impostato una campagna biennale proprio per rilanciare la propria immagine e il marchio IVAT. Sono stati spesi 150 milioni nel corso del ?96 e 150 milioni nel corso del ?97 proprio ai fini di rendere più efficace l'iniziativa della promozione dei prodotti dell'artigianato tipico della nostra Regione. Questi fondi sono stati attinti al bilancio dell'IVAT in cui confluiscono sia i fondi regionali che i proventi delle vendite.

Rispetto a questi fondi faccio presente che nel ?97 il contributo regionale era sceso da 850 milioni a 750 milioni e che comunque quest'iniziativa è servita anche a riproporre il problema del ruolo dell'IVAT, problema che è stato affrontato attraverso un'analisi tecnica dell'andamento delle vendite e dei conferimenti e attraverso una successiva modifica della legge istitutiva dell'IVAT.

Président La parole au Conseiller Linty.

Linty (LNPIAP) Spero che l'Assessore Mafrica non diventi mai garante dell'"antitrust" perché, se i suoi concetti sono questi, mi devo dire piuttosto preoccupato e vengo subito a spiegare perché.

Mi chiedo come si fa a dire che non è stata fatta concorrenza sleale quando questi 300 milioni - poi mi andrò a leggere i conti dell'IVAT e voglio vedere se questi 300 milioni sono rientrati nei ricavi delle vendite e quindi se la campagna pubblicitaria ha raggiunto gli scopi per i quali è stata fatta - sono serviti a lanciare un messaggio, si sa che la pubblicità è fatta di messaggi, ma mi chiedo come si fa a sostenere che non si ledono gli interessi degli altri commercianti quando si dice che solo nei punti vendita IVAT si possono acquistare i più bei prodotti artigianali della Valle d'Aosta. Non c'è scritto che solo nei punti vendita IVAT ci sono i prodotti marchiati, questo è un altro discorso perché la legge dice che devono avere un marchio di qualità, ma allora scriviamo così, invece no perché messo così è troppo generalizzato.

E la cosa è ben più grave per due motivi. Il primo è che l'Istituto che fa questo tipo di pubblicità è finanziato con soldi pubblici, forse ci dimentichiamo un po' troppo spesso che nel titolo I del nostro bilancio entrano dei bei soldini da parte dei commercianti di tasse pagate. Allora, che il commerciante debba pagare le tasse perché poi queste vadano a finanziare delle campagne pubblicitarie contro di lui, mi pare che una reazione di fronte a questi fatti sia più che comprensibile. Con questo non voglio togliere i meriti o i demeriti dell'IVAT nel commercializzare il prodotto tipico valdostano però, il ragionamento secondo cui solo presso i punti di vendita IVAT ci sono i prodotti più belli mi sa un po' di sovietico "old style", cioè di mercato chiuso allora, scriviamo che i beni artigianali possono essere venduti solo dall'IVAT e a quel punto l'IVAT può fare quello che vuole. Però non posso accettare che mi si dica che non sono stati lesi con quest'iniziativa degli interessi legittimi degli altri commercianti dei prodotti tipici.