Oggetto del Consiglio n. 2775 del 7 ottobre 1997 - Resoconto
SEDUTA POMERIDIANA DEL 7 OTTOBRE 1997
OGGETTO N. 2775/X Iniziative per la tutela della salute per il consumo di carne bovina. (Interrogazione)
Interrogazione Venuti a conoscenza del ricovero all'ospedale Mauriziano di Torino di un uomo di 66 anni, che presenta i sintomi del morbo Creutzfeld-Jackob che viene attualmente associato al morbo dell'encefalopatia spongiforme bovina comunemente denominata "mucca-pazza".
Appurato che il morbo può essere trasmesso all'uomo dal consumo di parti di bovini che abbiano a loro volta contratto infezione da mangimi composti tra l'altro di farine di origine animale.
Appreso che il procuratore di Torino Raffaele Guariniello, oltre ad interessarsi del ricovero sopra menzionato, già da tempo abbia promosso un'inchiesta che ha permesso di verificare che in Piemonte avviene la commercializzazione di mangimi vietati perché contenenti farine di carne bovina, e a tal proposito ha disposto la sospensione della vendita dei mangimi di una ditta piemontese, rea di aver posto in vendita prodotti con etichette indicanti la presenza di farine di carne bovina vietate dalla legge.
Visto che anche la Commissione Europea sulla base di un'ispezione condotta in Italia nell'autunno 1996 da veterinari inviati da Bruxelles, ha stabilito che quantità importanti di mangimi non conformi alle disposizioni di legge siano state e siano tuttora in circolazione in Italia.
Verificato che all'interno dell'indagine conoscitiva denominata "studio della certificazione della qualità dei prodotti agricoli di montagna della Valle d'Aosta" realizzata dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza effettuata nel 1994, viene riportato che:
- "...anche per l'alimentazione dei bovini che producono latte destinato alla produzione della fontina il mangime contenente farine animali è proibito in Valle d'Aosta.
-"...i mangimifici che forniscono il mercato valdostano sono situati in gran parte in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna e uno solo di essi si trova in Valle d'Aosta."
Preoccupati che, alla luce di quanto sovraesposto mangimi di qualità non conformi alle norme di legge possono essere commercializzati in Valle d'Aosta creando una situazione di potenziale pericolo per la salute dei cittadini valdostani e dei turisti che transitano nella regione.
Il sottoscritto Consigliere regionale
Interroga
gli Assessori competenti per conoscere:
1) se gli assessorati all'Agricoltura e alla Sanità sono a conoscenza di quanto sopra illustrato, quali azioni sono state intraprese per verificare la corretta rispettanza della normativa in vigore a salvaguardia della salute pubblica.
2) se agli Assessori risulti che il mangimificio piemontese e le altre ditte sotto inchiesta in Piemonte, abbiano fornito mangimi agli allevamenti valdostani.
3) se, oltre ai controlli stabiliti dalla normativa nazionale - dimostratisi assolutamente inadeguati -, gli assessorati competenti, o altro organismo deputato abbiano predisposto altri controlli sui mangimi in questione, quali siano stati i risultati dell'analisi e quali le determinazioni in proposito.
F.to: Linty
Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Vicquéry.
Vicquéry (UV) Sulla base delle assicurazioni fornite da scienziati e ricercatori, si può asserire che il rischio per un essere umano di contrarre attraverso il consumo di carni di animali infetti, o di loro derivati, il morbo di Creutzfeld-Jacob, cioè la versione umana dell'encefalopatia spongiforme bovina, è teorico e comunque molto ridotto.
Occorre poi tenere presente che le statistiche epidemiologiche delle malattie infettive hanno permesso di evidenziare che ogni anno su un milione di individui una persona muore per il morbo di Creutzfeld-Jacob, indipendentemente dal fatto che abbia consumato o meno carni di animali infette.
Al momento attuale non sono pervenute all'Assessorato della sanità né comunicazioni, né richieste di interventi ufficiali relative all'episodio segnalato da parte del Ministero della sanità e della Regione Piemonte. Sul quale episodio in una nota diffusa dalla Regione Piemonte si sostiene testualmente che in Piemonte non si sono mai registrati casi di encefalopatia spongiforme bovina, la cosiddetta sindrome della "mucca pazza", né vi sono carni infette di questo tipo. Lo sostiene appunto l'Assessorato regionale della sanità del Piemonte che parla anche di palese disinformazione, semplificazione inaccettabile, offese gratuite per le notizie di questi giorni sull'inchiesta della Procura e sul caso del pensionato colpito dal morbo in coma al Mauriziano. Questa notizia è apparsa sul giornale "La Stampa" del 22 agosto ultimo scorso.
Si precisa comunque che i mangimi complementari per vacche da latte, riportanti la dicitura: "conforme al Regolamento per la produzione della Fontina", vengono sottoposti non solo ai controlli previsti, ma anche ad analisi microscopica o quali-quantitativa per verificare l'esatta corrispondenza fra il contenuto e quanto scritto in etichetta e in particolare per controllare la quantità delle sostanze dichiarate e la presenza o meno di prodotti vietati quali le farine di carne.
Nel 1996 e nel 1997, fino allo scorso mese di settembre, sono stati sottoposti ad analisi rispettivamente 7 e 8 campioni di mangime per vacche da latte, rappresentativi delle principali ditte che riforniscono il mercato valdostano, senza evidenziare la presenza di farine da carne.
In più, d'accordo con l'USL, è stato messo in atto un programma-obiettivo di vigilanza negli alpeggi confinanti con la Svizzera perché sembra che la Svizzera sia affetta da questo morbo, ma non rientrando la Svizzera nella Comunità Europea, non è dato sapere notizie esatte.
Come Regione abbiamo concordato questo programma d'intesa con l'USL, che è già operativo e che è consistito praticamente nell'impiegare nella vallata del Gran San Bernardo e nella Valpelline tre veterinari e quattro operatori ausiliari, dedicati esclusivamente a quest'attività di vigilanza e controllo. Sono stati controllati 11 alpeggi posti in zone confinanti con la Svizzera con circa 1300 bovini, verificando tutte le marche auricolari dei bovini presenti nei ricoveri di un congruo numero di manzi liberi.
Sono stati effettuati numerosi sopralluoghi nelle zone di pascolo interessate e ciò ha permesso di individuare un gregge ovino di circa 350 capi che, sconfinando attraverso il Col Fenêtre de Ferret, raggiungeva i pascoli valdostani.
Per cui alla data del 25 settembre i servizi ispettivi dell'USL concludono dicendo che, per quanto riguarda gli sconfinamenti, il problema - come si era già constatato nel 1996 - è limitato a greggi ovini-caprini che, spesso incustoditi, vagano attraversando i confini. I provvedimenti presi, investendo del problema il veterinario cantonale del Vallese, hanno evitato il ripetersi del fatto.
Il vero problema rimane la probabile introduzione clandestina di bovini dalla Svizzera, che richiede, data la gravità della malattia, la sensibilizzazione anche di altri organismi come il Corpo forestale, la polizia di frontiera eccetera, sensibilizzazione che è stata attuata inviando questo programma operativo alle forze dell'ordine di modo che i controlli siano potenziati.
Per quanto ci riguarda i servizi sono invitati ad adottare tutte le forme di cautela perché il problema è da tenere sotto stretto controllo e deve essere monitorato di continuo. Comunque sono da escludere casi sia in Valle d'Aosta, sia - sulla base della nota dell'Assessorato regionale del Piemonte - anche nel vicino Piemonte.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Linty.
Linty (LNPIAP) Ringrazio l'Assessore, dicendomi molto più tranquillo di dieci minuti fa.
