Oggetto del Consiglio n. 578 del 6 aprile 1994 - Resoconto
OGGETTO N. 578/X - Crediti vantati da aziende valdostane nei confronti di imprese impegnate nella costruzione dell'autostrada Aosta - Monte Bianco. (Interpellanza)
Interpellanza - É di questi giorni la notizia che una quindicina di aziende valdostane, da oltre un anno vantano crediti per circa 15 miliardi da alcune imprese impegnate nella costruzione dell'autostrada Aosta?Monte Bianco;
Preoccupati che alcuni dei creditori rischiano il fallimento se al più presto non saranno liquidate le fatture;
Preso atto che la R.A.V., per quanto riguarda detti crediti, scarica le responsabilità sulle ditte TORNO e ITALSTRADE aggiudicatarie dell'appalto;
Considerato che la R.A.V. ha comunque espresso il gradimento per le Ditte subappaltatrici;
Tenuto conto che la Regione è azionista della R.A.V.;
i sottoscritti consiglieri regionali
Interpellano
l'Assessore ai Lavori Pubblici per conoscere le esatte dimensioni del problema ed in particolare:
1) Come e quando intende intervenire perché le aziende valdostane abbiano liquidati i crediti;
2) Cosa intende fare per consentire ai creditori valdostani di far fronte all'immediata necessità di liquidità;
3) Se risulta vero che, nonostante gli impegni più volte annunciati, sono sempre più numerose le aziende di fuori Valle che si aggiudicano gli appalti della Regione;
4) Come intende evitare il ripetersi di tale assurda situazione alla luce del fatto che per ogni appalto da un miliardo, vinto da un'impresa da fuori Valle, sono otto occupati in meno in Valle d'Aosta.
F.to: Aloisi? Bich?Lavoyer?Piccolo?Lanièce.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Lavoyer.
Lavoyer (ADP-PRI-Ind) - Penso che l'interpellanza sia sufficientemente chiara. Nasce prevalentemente dalla preoccupazione per una crisi che ha colpito in maniera abbastanza grave il settore edile, con particolare riferimento a notizie anche apparse su organi di stampa, relative al comportamento di alcune grandi imprese che hanno vinto appalti legati soprattutto al tronco autostradale, comportamenti scorretti nei confronti delle imprese locali subappaltatrici.
Con questa interpellanza si coglie anche l'occasione per chiedere notizie all'assessore ai lavori pubblici relative ai provvedimenti che la Giunta sta mettendo in atto per rilanciare il settore stesso.
Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore ai Lavori Pubblici Ferrero.
Ferrero (Ass.tec.) - Temo che non sarò proprio telegrafico nel dare risposta a questa interpellanza, che - come ha sottolineato il consigliere Lavoyer - pone due gruppi di problemi: da un lato, il problema dei crediti vantati da alcune imprese valdostane subappaltatrici di imprese aggiudicatarie di appalti RAV per la costruzione dell'autostrada del Monte Bianco, nonché la situazione di sofferenza grave riguardo in particolare la Torno e la Italstrade; dall'altro, la situazione degli appalti della regione che vedrebbe penalizzate le imprese della Valle rispetto a quelle di fuori Valle.
Credo che convenga tenere separati i due problemi. Sul primo punto non sono in grado di valutare la fondatezza della cifra che viene indicata, i 15 miliardi di lire circa di fatture non saldate, in quanto non ho dati ufficiali sulla dimensione del problema; ho solo anch'io notizie di stampa ed alcune segnalazioni dirette. Voglio soltanto notare che a questa somma di 15 miliardi contribuiscono in modo determinante situazioni di sofferenza che sono ascrivibili alle procedure concorsuali della Freydoz che è fallita e di Eurovie, che è in amministrazione controllata da oltre un anno, che sono due imprese della Valle d'Aosta.
In ogni caso il problema esiste ed è preoccupante non fosse altro che per gli immediati, possibili effetti sul piano occupazionale. Per questo ci siamo fatti carico come Regione, nelle ultime settimane, di esercitare un'azione in particolare in direzione della RAV, anche se deve essere chiaro che la Regione in quanto tale c'entra poco perché non ha delle possibilità dirette di intervento, dovendosi muovere sulla base di precisi limiti, fra paletti piuttosto stretti.
Voglio insistere su questo punto, perché in una materia come questa e in tempi come questi è bene essere precisi riguardo ai fatti e alle responsabilità, ed essere chiari ed espliciti riguardo a ciò che la regione può fare, perché credo che ne vada dell'efficacia degli interventi che si intende operare, oltre che della credibilità di chi li opera.
Gli interpellanti affermano che la RAV scarica le proprie responsabilità sulle ditte Torno e Italstrade; evidentemente avranno buone ragioni per affermarlo, anche se non riesco a vedere quale responsabilità avrebbe questa società circa le inadempienze dei propri appaltatori nei confronti dei rispettivi subfornitori, dal momento che per legge la committente è estranea ai loro rapporti reciproci.
Vediamo meglio: a quanto risulta, la RAV ha provveduto a corrispondere fino all'ultima lira i pagamenti maturati dalle imprese appaltatrici in base ai contratti stipulati; va precisato che le pretese delle imprese riguarderebbero, a quanto risulta, soltanto importi extracontrattuali, cioè le cosiddette riserve, per le quali occorre esperire tutta una procedura ben precisa.
Per quanto riguarda la questione specifica dei mancati pagamenti delle imprese appaltatrici alle imprese valdostane, va rilevato che almeno nei casi degli appalti dei lavori affidati alle ditte citate (Torno e Italstrade) la legislazione vigente inibisce alla RAV qualsiasi forma di riscontro sulla canalizzazione dei pagamenti a favore dei subcontraenti. Infatti, c'è sì l'obbligo, previsto dal decreto legislativo 406/91, di fornire al committente copia delle fatture quietanzate dei subappaltatori, ma questo obbligo riguarda esclusivamente gli appalti aggiudicati dopo il primo gennaio 1993, data di entrata in vigore di questo decreto.
Ora, gli appalti in oggetto per Torno e Italstrade sono antecedenti a questa data.
Infine, non mi sembra del tutto esatta l'affermazione fatta in premessa all'interpellanza che la RAV avrebbe espresso il gradimento per le ditte subappaltatrici, da cui deriverebbe una responsabilità sua e della regione, in quanto spesso e volentieri i subcontraenti delle imprese appaltatrici citate sono semplici fornitori di materiali e rientrano perciò nei casi in cui non compete per legge alla committente alcuna funzione autorizzatoria. D'altra parte la stessa autorizzazione alla subfornitura, in altri casi prevista dalla legge, non discende da una valutazione discrezionale della committente, ma è un atto dovuto.
Essendo questo, sotto il profilo giuridico, il contesto in qualche maniera obbligato entro cui muoversi, la regione si è attivata già dalla fine di gennaio attraverso opportuni contatti sia con la RAV ed anche con la SAV, sia con l'AVI e le principali imprese valdostane interessate. In particolare, il 23 febbraio è stata convocata una riunione con la presenza delle diverse parti: in quella sede, con i buoni uffici della regione, la RAV e la SAV hanno manifestato la propria disponibilità a contribuire, pur in presenza dei vincoli di legge contrattuali che ho ricordato, a sbloccare la situazione con misure e soluzioni praticabili e concrete. In particolare hanno assunto l'impegno di contattare le imprese aggiudicatarie per conoscere l'elenco delle ditte subappaltanti e soprattutto di segnalare tempestivamente all'AVI l'emissione di pagamenti in presenza degli stati di avanzamento presentati dalle ditte appaltanti.
Voglio inoltre ricordare che il problema è stato sollevato anche in occasione della recente assemblea della RAV, e infine da informazioni pervenute in questi giorni risulterebbe che qualcosa sta muovendosi positivamente, in particolare la Torno avrebbe ottenuto i fidi bancari richiesti e potrebbe fare più agevolmente fronte ai propri impegni.
Vengo ora al secondo ordine di problemi sollevati con l'interpellanza. Si chiede se risulta vero che sono sempre più numerose le aziende di fuori Valle che si aggiudicano gli appalti della Regione, e come si intende evitare il ripetersi di tale assurda situazione. La questione è di quelle grosse, anche se certamente non di quelle nuove ed inedite. É inutile dire che avrei molto da dire, soprattutto dopo il varo della nuova legge quadro sulle opere pubbliche, sulla Merloni, per i processi che è destinata a mettere in moto in una realtà come quella valdostana per le vere e proprie sfide a cui vengono chiamati l'amministrazione pubblica, i professionisti, le imprese. Occorrerà parlarne in modo approfondito in una sede appropriata, per agire nel modo migliore, per porre mano a quella legge regionale che in 40 anni di autonomia non si è fatta e di cui oggi si sente forte la mancanza.
Torno all'interpellanza. Penalizzazione delle imprese locali negli appalti della regione: dovrebbero essere fra breve disponibili dei dati completi sull'andamento degli appalti in Valle d'Aosta negli ultimi anni; è in cantiere una vasta ricerca su questo argomento. Tuttavia posso dire che alcune prime, parziali elaborazioni portano ad attenuare l'impressione diffusa di un netto squilibrio a sfavore delle imprese valdostane, che caratterizzerebbe l'andamento degli ultimi anni.
L'importo dei lavori appaltati all'esterno è stato in termini percentuali per quanto riguarda soltanto l'assessorato ai lavori pubblici il 25-26 percento nel 1991 (prendendo solo gli ultimi 3 anni) rispetto a quasi 200 miliardi di lavori appaltati, su una cifra inferiore la stessa percentuale la ritroviamo per il 1992, mentre nel 1993 questa proporzione passerebbe ben al 75 percento. Dunque il 1993 mostrerebbe una drastica inversione di tendenza, difatti i lavori pubblici rimasti in Valle sarebbero passati da circa 2/3 ad 1/3 nell'ultimo anno. Si tratta però, andando a scavare più a fondo anche su questi dati abbastanza rozzi, di una inversione di tendenza solo apparente, in quanto va depurata; occorre cioè tener conto che nella cifra del 1993 su 160 miliardi di lavori appaltati ben 50 si riferiscono soltanto a due grossi appalti, entrambi aggiudicati ad imprese non valdostane. Depurando di questa cifra, ecco che le proporzioni hanno un altro senso.
In ogni caso al di là di questi dati, resta reale e ben riconoscibile la crisi profonda e strutturale del settore edile in Valle d'Aosta, le caratteristiche di questa crisi, le cause della debolezza delle imprese valdostane, i rimedi, le trasformazioni da operare. Tutto questo, e non da oggi, è al centro dell'attenzione dell'amministrazione regionale. Mi sembra inutile ricordare ora il Centro sviluppo, il piano di ristrutturazione e il settore edile da esso elaborati.
Con maggior riferimento ai temi dell'interpellanza in oggetto voglio solo richiamare due iniziative di questa giunta regionale; la prima, il provvedimento approvato il 17 marzo, venendo incontro a sollecitazioni e richieste dell'AVI, delle organizzazioni sindacali di categoria, con cui vengono definite alcune direttive precise in materia di appalti di opere pubbliche, dirette ad abbreviare l'iter procedurale e a rendere più efficiente ed efficace l'azione amministrativa, a favorire per quanto compatibile con la Merloni l'imprenditoria locale. La seconda iniziativa prevede un intervento finanziario straordinario per il 1994, intervento collegato all'attuazione del piano di ristrutturazione del Centro sviluppo. Questo intervento, su cui può riferire meglio di me l'assessore alle finanze, attualmente è allo studio della Giunta ed è in via di approvazione.
Vorrei fare un'ultima considerazione, che non intende essere polemica con nessuno. Gli interroganti definiscono assurdo il fatto che, nonostante gli impegni più volte annunciati, siano sempre più numerosi gli appalti vinti da imprese di fuori Valle. Ammesso che sia così, ed ho già detto che i dati consigliano una maggiore cautela di giudizio, chiedo: perché assurdo? A nessuno può certo sfuggire che l'affidamento dei lavori ad imprese esterne alla Valle discende da gare di appalto alle quali hanno anche partecipato imprese della Valle; le imprese della Valle non sono risultate in molti casi aggiudicatarie in quanto non hanno presentato l'offerta migliore; ciò forse ha un qualche collegamento con la presenza di pesanti e diffuse carenze organizzativo-gestionali nel settore.
E qui è il punto: sono queste carenze che inevitabilmente pregiudicano la competitività attuale ed il futuro stesso del sistema delle imprese locali, sono queste carenze che vanno rimosse con adeguati interventi strutturali. Assurdo sarebbe non seguire questa strada e cercare invece scorciatoie che non esistono, anche perché - e questo sì sembra assurdo doverlo ricordare - ogni limitazione del principio della libera concorrenza non è un peccato veniale o mortale di carattere ideologico, semplicemente è contrario sia alla legislazione comunitaria, direttiva CEE 440/89, sia alla legislazione nazionale e per ultima la legge 109/94.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Lavoyer.
Lavoyer (ADP-PRI-Ind) - Ringrazio l'assessore per l'esauriente illustrazione, gli chiederei se è possibile avere una copia della risposta.
Condivido l'analisi fatta nella prima parte della risposta; condivido meno l'analisi della seconda parte, relativa alla professionalità delle imprese valdostane. É pur vero che agli appalti vinti da imprese esterne hanno potuto partecipare anche le imprese locali, ma il problema sollevato era legato non solo ai grossi appalti dell'autostrada, ma anche agli altri appalti a livello regionale.
Ed era volutamente collegato agli interventi che la Giunta dovrebbe fare per rilanciare il settore, proprio perché vi è un malcostume diffuso da parte di imprese esterne che vincono questi appalti con dei ribassi incomprensibili, che da un punto di vista economico, ad un osservatore attento fanno capire che è impossibile realizzare questi lavori correttamente, proprio perché dopo successivamente non pagano le forniture e i subappalti delle imprese locali che effettivamente svolgono i lavori.
Questo era uno degli scopi principali dell'interpellanza.
Per quanto concerne invece il problema più generale, ringrazio l'assessore per i chiarimenti forniti e gli chiedo di farmi avere se possibile una copia della risposta.
