Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 486 del 9 febbraio 1994 - Resoconto

OGGETTO N. 486/X - Provvedimenti intesi a favorire un corretto e proficuo sfruttamento delle acque pubbliche. (Approvazione di mozione).

Mozione - Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Tenuto conto della notevole potenzialità idroelettrica di cui be­neficia la nostra regione e dell'importanza economica che con­cerne una corretta utilizzazione di questa risorsa;

Viste le numerose richieste di subconcessioni, avanzate dai pri­vati e da enti locali, per derivazioni d'acqua a uso elettrico;

Considerato che il procedimento amministrativo per l'istruzione delle domande e per il rilascio delle subconcessioni non è infor­mato a precisi criteri di valutazione e non ha alcun riferimento legislativo regionale;

Ravvisata la necessità di porre "punti fermi" in questa materia, in forza delle competenze attribuite dallo Statuto Speciale alla nostra Regione e in armonia con gli orientamenti nazionale e comunitario;

Impegna

la Giunta regionale

1) a predisporre, entro 60 giorni, un disegno di legge contenente le disposizioni per un corretto e proficuo sfruttamento delle ac­que pubbliche in Valle d'Aosta;

2) ad avviare l'iter per la predisposizione del Piano Energetico regionale, sottoponendo, entro 60 giorni, all'esame delle compe­tenti commissioni consiliari e dell'assemblea regionale il "Piano regionale di sfruttamento delle acque".

F.to: Tibaldi - Linty - Bavastro

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - Anche la questione delle acque pubbliche l'avevo già proposta con una interpellanza e mi sembra opportuno sollevarla in maniera un po' più incisiva con una mozione.

Qualcuno l'ha definita giustamente "la questione delle acque pubbliche" riferendosi al razionale sfruttamento delle risorse idriche della nostra regione. L'obiettivo è di salvaguardare e ampliare i livelli del nostro benessere attraverso la corretta utilizzazione di tutte le risorse di cui disponiamo. Sotto il profi­lo socio-economico è la comunità valdostana che deve trarre ogni possibile vantaggio dall'uso delle acque pubbliche o, quanto meno, di quelle che sono ancora oggi disponibili. Sotto il profilo ambientale, invece, le esigenze di vita e di sviluppo de­vono compatibilizzarsi con il rispetto delle nostre bellezze natu­rali; bisogna cercare di mantenere il più possibile un perfetto equilibrio tra progresso e ambiente.

Bisogna poi tener presente la situazione unica che ha nel con­testo energetico italiano la nostra regione. La produzione di energia in Valle d'Aosta è esclusivamente di tipo idroelettrico e quindi è fonte rinnovabile e non inquinante; inoltre la produ­zione di energia idroelettrica supera notevolmente il fabbisogno regionale interno, rendendo la Valle completamente autonoma in tale settore e permettendole, anche se in via teorica, di esse­re un esportatore di energia. L'aspetto più strambo della que­stione delle acque pubbliche è proprio legislativo. Esiste una pletora di leggi che rende particolarmente intricata la materia, in particolare il Testo unico sulle acque che risale al 1933 e che potremmo considerare "il Vangelo di indirizzo legislativo in materia di acque pubbliche".

Di notevole interesse sono anche le potestà e i limiti che sono conferiti dal nostro Statuto speciale, una potestà integrativa e attuativa delle leggi dello Stato, ai sensi dell'articolo 3, e nell'articolo 7 è prevista la concessione novantanovennale delle acque pubbliche esistenti nella Regione.

Un'altra legge di rilievo è la 304 del 1975 dove la subconces­sione coatta all'Enel è prevista per potenze superiori ai 30 mila kw. Altra legge di notevole interesse è quella del 1982, dove è prevista la facoltà di subconcessione ad enti diversi dall'Enel per potenze inferiori ai 30000 kw; in particolare, questi enti possono essere gli enti locali e i loro consorzi e altri soggetti che sono stati indicati dalla legge di nazionalizzazione dell'Enel, che risale al 1962.

La legge 7 del 1977 stabilisce l'entità delle piccole derivazioni d'acqua ad uso idroelettrico, cioè quelle in cui la potenza nomi­nale media annua è inferiore o uguale a 3 mila kw; è una legge molto importante e, in sintonia con essa, è stata stipulata nel 1990 una convenzione tra la Regione e l'Enel. Non è un atto normativo, ma ha importanza perché tende a valorizzare le ri­sorse idroelettriche residue. Altrettanto importanti sono due leggi, la 9 e la 10 sul Piano energetico nazionale; in particolare l'articolo 5, in cui le regioni sono invitate a predisporre un pia­no per l'uso delle fonti rinnovabili di energia. La recente legge Galli, varata nel dicembre del 1993 in materia di risorse idri­che, modifica il concetto di acque pubbliche: ora si parla di ac­que superficiali e di falda, anche i pozzi saranno soggetti a convenzione.

In Valle la materia è sempre stata regolamentata da delibere di Giunta, manca una legge regionale aggiornata. Ve ne è solo una ed è del 1956, stabilisce alcune norme procedurali e si limi­ta ad indicare gli organi regionali competenti: i lavori pubblici, per l'istruttoria delle domande, e la Presidenza della Giunta, per il rilascio delle concessioni. Abbiamo una legge che prevede contributi per l'energia idroelettrica, ma non abbiamo ancora una normativa di indirizzo per lo sfruttamento delle acque. Dal 1989 ad oggi vi è stata una serie di delibere di Giunta signifi­cative: nel 1989 la Giunta ha bloccato il rilascio di subconces­sioni e questo era ovvio, visto che mancava un piano generale e quindi il rilascio casuale di subconcessioni avrebbe vanificato l'utilità di un piano. Nel 1990 viene nominata una commissione di studio per disciplinare l'uso delle acque a scopo idroelettrico, nel rispetto delle vigenti leggi e nell'ambito di una convenzione quadro stipulata con l'Enel. Nel 1991 si sbloccano le subcon­cessioni di derivazioni d'acqua ad uso idroelettrico con potenza inferiore a 220 kw, tranne che per due società, la Cofarco a Co­gne e quella dei fratelli Ronc a Rhêmes ed altre piccole deriva­zioni, oltre a quelle per l'uso idroelettrico. Nel 1992 viene ap­provato dalla Giunta uno studio del Prof. Boffa denominato "Linee guida per la realizzazione del Piano energetico per la Valle d'Aosta"; nella medesima delibera si dà mandato all'As­sessorato ai lavori pubblici di proseguire l'istruttoria, ma il Consiglio non è mai stato chiamato in causa mentre, visto che si tratta di un atto di indirizzo, dovrebbe essere approvato dal Consiglio stesso.

Nel 1993 si dà corso all'istruttoria solo per alcune domande, quelle presentate entro la data del febbraio scorso; con quale criterio è stato redatto l'elenco in assenza di un piano? Le do­mande possono essere istruite solo se non interferiscono con il piano regionale di sfruttamento delle acque, solo che il Piano non esiste. A distanza di 5 anni il Piano lo sentiamo nominare ma non lo abbiamo mai esaminato, né approvato; le domande pervenute dopo febbraio sono sottoposte a valutazioni di tipo squisitamente politico. In attesa che venga data attuazione all'articolo 1 della legge n. 9 del 1991, essa è attualmente rego­lamentata dal Testo unico delle disposizioni di legge sulle ac­que ed è integrata dalle norme della legge regionale del 1956.

In Valle vi è una sovrapposizione di organi: i lavori pubblici che eseguono l'istruttoria, l'ambiente che fa la valutazione di im­patto ambientale; vi sono poi dei vincoli idrogeologici posti dall'Assessorato all'agricoltura e foreste, vari vincoli previsti dalla legge Galasso e, ovviamente, le licenze comunali, nonché il deflusso minimo vitale per ragioni di pesca. Teniamo presen­te che la legge n. 9 ha previsto uno sportello unico per semplifi­care la procedura, ma manca il regolamento di attuazione. Una norma del 1982 trasferisce alla Regione funzioni amministra­tive in materia di acque pubbliche destinate all'uso domestico, nonché idroelettrico. Inoltre, in Valle, alcune subconcessioni sono state concesse in via di sanatoria, una singolarità che non è prevista da alcuna forma di legge, quindi è strano che la Commissione di coordinamento le abbia vistate.

Che cosa intendiamo proporre con la mozione? Spazzare la con­fusione in materia, individuare le linee di politica energetica regionale. Abbiamo queste immense risorse che fanno della Valle una piccola Arabia Saudita per le potenzialità energeti­che ed è energia pulita. L'approvazione della mozione potrebbe essere un primo passo per avviare una razionalizzazione della materia.

Ecco perché proponiamo una legge per le subconces­sioni per impianti con potenza inferiore ai 3000 kw di potenza nominale media annua e questo affinché non ci sia uno svilup­po disordinato della politica energetica regionale. L'impegno ri­chiesto alla Giunta è esiguo, se teniamo presente che nel 1992 il Boffa ha elaborato uno studio elaborato che può costituire la base per il Piano energetico. Unitamente a ciò, chiediamo la fissazione di criteri "non" politici per il rilascio delle subconcessioni.

Presidente - La parola al Consigliere Chiarello.

Chiarello (RC) - Credo che questo problema si trascini da tempo. Mi chiedo per­ché non si vuole arrivare ad una normativa sulle acque. Di questa ricchezza devono beneficiare tutti e non credo che ci sia un'ideologia che blocchi. Non capisco perché si continui a ri­mandare queste decisioni e perché siano intanto date delle con­cessioni che possono veramente intralciare un utilizzo pondera­to di queste acque. Io appoggio in pieno questa mozione e invito la Giunta a dare una dimostrazione di buona amministrazione.

Presidente - La parola all'Assessore all'industria, commercio e artigianato, Mafrica.

Mafrica (GV-PDS-SV) - É stata sottolineata la complessità della normativa e forse non abbastanza quella delle procedure. In questo caso si vengono a sovrapporre 2 strumenti: uno relativo alle acque, l'altro relativo all'energia. Nel primo caso, la complessità è sempre maggiore perché giustamente il legislatore nazionale ha attirato l'atten­zione su aspetti di uso delle acque tra loro collegati. Quando si parla di acque, non si parla solo di acque per uso idroelettrico, ma anche per uso potabile, irriguo, industriale. La legge del 5 gennaio 1994 invita a predisporre censimenti di tutte le acque esistenti ed è previsto un periodo entro il quale ogni tipo di uso deve essere censito. La Regione ha iniziato il censimento ma il programma non credo sia pensabile di terminarlo in 60 giorni.

Cosa diversa è il Piano energetico che non si riferisce solo all'energia idroelettrica ma riguarda tutti gli usi dell'energia: dai trasporti, al riscaldamento, all'industria. É quindi opportu­no procedere per fasi; mentre sta andando avanti la definizione del minimo flusso vitale, si stanno approntando esami che ri­chiedono tempo per definire questo piano delle risorse idriche. Dopo le linee-guida approvate in Giunta e che sono state tra­smesse alla competente commissione per le osservazioni, aven­do avviato l'individuazione delle centrali di interesse regionale da aggregare in una società, è opportuno, per andare incontro alle richieste di concessioni, provvedere alla definizione di cri­teri tecnico-economici, ambientali. In questo senso propongo un emendamento alla mozione, impegnando l'Esecutivo "a presen­tare alle competenti commissioni consiliari, entro 60 giorni, un provvedimento consiliare che definisca i criteri tecnico-economi­ci, di salvaguardia ambientale ed amministrativi necessari per l'assentimento delle subconcessioni idroelettriche".

Si parla di provvedimento consiliare perché è da definire se si tratti di un provvedimento applicativo della legge 62 o se possa avere i caratteri di un provvedimento legislativo autonomo.

Nel bilancio sono stanziati 5 miliardi per il Piano energetico e la Valle d'Aosta è finora l'unica che abbia erogato dei finanzia­menti per il risparmio energetico. Gli studi fin qui compiuti, con una precisazione delle zone - è possibile individuare delle centrali - possono essere condotti avanti; comunque questi cri­teri, che definiremo entro due mesi, saranno già selezionatori rispetto alle domande, e faciliteranno gli studi per il Piano energetico regionale.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - Condivido in parte l'intervento dell'Assessore Mafrica. Innanzi­tutto non ho fatto alcuna scissione dell'aspetto acqua e dell'aspetto energia; sono due questioni indissolubili, la rego­lamentazione delle acque deve tenere in considerazione tutti gli aspetti. Quanto al Piano regionale di sfruttamento delle acque, mi pare di capire che il termine sia troppo breve, 60 giorni. Ma teniamo presente che le linee di studio proposte da Boffa si co­noscono da quasi 2 anni, quindi mi chiedo che cosa è stato fatto. Non dico di fare il Piano, ma avviamo l'iter: cioè, come ha detto Chiarello, dimostriamo buona volontà di voler affrontare una grossa questione. Lo stesso Assessore mi ha detto che erano state predisposte delle linee-guida che sono state presentate ufficialmente ad un convegno a Saint-Vincent; le stesse linee sono state inviate a settembre alla IV Commissione e c'era la volontà di esaminare la questione in Consiglio. Quindi se il termine risulta troppo breve possiamo dilazionarlo, però biso­gna programmare perché l'energia può rappresentare un pila­stro socio-economico dell'autonomia, potrebbe darci le entrate per sostituire i mancati introiti da IVA di importazione, per esempio.

Da questi studi, che sono la base di una programmazione intel­ligente, si potrebbe dare avvio all'iter che si richiede in questa mozione. L'Assessore propone un emendamento, ma che cosa vuol dire provvedimento consiliare? Vogliamo ricadere nella solita pletora di delibere amministrative? Secondo me significa legge, perché la Regione autonoma ha una competenza legisla­tiva compensativa e questa funzione deve essere utilizzata in pieno. L'Amministrazione potrebbe attivarsi per tutelare i pro­pri interessi, sfruttando in maniera intelligente le proprie ri­sorse. Ecco perché chiedo che venga predisposto, entro 60 gior­ni, un disegno di legge; se per il Piano di cui al punto 2 il tempo di 60 giorni non è sufficiente, siamo disposti a dilazionarlo. Il tutto per dare maggiore chiarezza ad una situazione che oggi appare ancora molto, molto confusa.

Presidente - É stato presentato l'emendamento di cui do lettura:

Emendamento - Al punto 1 e 2 del deliberato sostituire: "a presentare alle com­petenti commissioni consiliari, entro 60 giorni, un provvedimen­to consiliare che definisca i criteri tecnico-economici, di salva­guardia ambientale ed amministrativi necessari per l'assenti­mento delle subconcessioni idroelettriche".

La parola all'Assessore all'industria, commercio e artigianato, Mafrica.

Mafrica (GV-PDS-SV) - L'emendamento impegna a presentare entro 60 giorni un prov­vedimento consiliare che può essere regolamentare, se si tratta di applicazione della legge 62, o può essere un provvedimento legislativo nuovo, ma secondo gli uffici è più probabile che sia un regolamento. Comunque si impegna la discussione nel Con­siglio.

Il provvedimento conterrà i criteri di validità economica delle utilizzazioni idroelettriche, di definizione dei deflussi mi­nimi, di definizione dell'ordine dei beneficiari delle subconces­sioni. Quindi sarà possibile procedere ulteriormente perché vi sarà una selezione dei siti e le linee-guida potranno proseguire. Se il Consigliere Tibaldi accetta il provvedimento in questo senso possiamo anche procedere alla votazione, altrimenti pro­porrei di astenerci.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - L'emendamento svilisce la mozione perché il termine consiliare può voler dire sia "legislativo" sia "regolamentare". Io ribadisco la necessità di un provvedimento legislativo in materia, perché non si vuole tenere in considerazione l'avviamento dell'iter per il Piano delle acque; senza tempi troppo ristretti si potrebbe costituire una commissione tecnico-politica e valutare l'aspetto complessivo della materia e non solo, come ha detto l'Assessore, l'aspetto energetico. Qui si vuole dimezzare la mozione e ana­lizzare un aspetto specifico della questione, quindi sta nel buon senso del Consiglio.

In ogni caso, credo che il provvedimento venga inteso come legislativo e rinuncio, come chiestomi, all'avvio del Piano regionale delle acque, ma facciamo questo primo passo.

Presidente - Viene accolto l'emendamento dell'Assessore Mafrica. Votiamo la mozione con l'emendamento di cui ho dato lettura.

Presenti, votanti e favorevoli: 25

Il Consiglio approva all'unanimità.