Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 334 del 13 dicembre 1993 - Resoconto

OGGETTO N. 334/X - Recupero e rilancio dello stabilimento di Saint-Vincent, già sede dell'azienda "Nuova Rock". (Interpellanza)

Interpellanza - Rilevato che dall'inizio dell'anno in corso è cessata la produzio­ne di escavatori nello stabilimento "Nuova Rock" di St-Vincent;

Tenuto conto che i trenta dipendenti, operativi presso il suddet­to insediamento, sono stati progressivamente collocati in mobili­tà e per alcuni di essi tale provvidenza è già cessata;

Constatato che nei confronti della società Nuova Rock è in corso una procedura concorsuale, nei confronti della quale l'ente Re­gione figura come parte creditrice;

Constatato che nei mesi scorsi è stato presentato all'Ammini­strazione regionale un piano di rilancio dello stabilimento di St-Vincent, denominato "Piano Hydromac";

i sottoscritti Consiglieri regionali

interpellano

l'Assessore competente per sapere:

1) quali sono le intenzioni dell'Amministrazione regionale in merito al recupero dello stabilimento di St-Vincent e al rilancio di un'attività che sia in grado di garantire l'occupazione delle persone già occupate in passato presso tale insediamento pro­duttivo;

2) quale giudizio esprime l'Amministrazione regionale in rife­rimento al "Piano Hydromac";

3) qual è l'entità dei crediti della Regione nella procedura con­corsuale di cui in premessa e quali sono le probabilità del loro soddisfacimento integrale.

F.to: Tibaldi - Bavastro - Linty

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - Lo stabilimento Nuova Rock è sempre stato al centro dell'at­tenzione delle Giunte regionali che si sono succedute tra il 1986 ed il 1990; dapprima, perché le stesse sono state prodighe di fi­nanziamenti verso la società che lo gestiva, e poi perché hanno seguito con vigile attesa la burrasca sopravvenuta nell'ambito societario.

Sta di fatto che, sin dal 1986, la Regione ha cercato di avviare nella media Valle una nuova realtà produttiva, capace di dare lavoro ad almeno una trentina di persone, accordando alla stes­sa finanziamenti per circa otto miliardi di lire, come ho desunto dalle deliberazioni che avevo richiesto.

Dall'inizio di quest'anno l'attività produttiva è cessata del tut­to. Dapprima sono stati messi in mobilità sedici dipendenti, poi tutti gli altri. Sappiamo che la mobilità è a tempo determinato, cioè interviene fino ad un certo momento e poi viene meno.

Nel frattempo, se non erro il 14 aprile di quest'anno, è interve­nuto anche il fallimento della Nuova Rock e mi sembra che an­che la Regione sia uno dei creditori fallimentari nel procedi­mento concorsuale in questione.

L'interpellanza pone essenzialmente tre domande. Chiede in­nanzitutto quali sono le intenzioni della Regione per rilanciare lo stabilimento. Noi vogliamo sapere se la Giunta regionale, sulla base di un piano di rilancio presentato da alcuni privati, ritiene che esistano i presupposti per il recupero dello stabili­mento produttivo, oppure chiediamo di indicarci le possibili al­ternative.

Mi sembra che il piano in questione ("Piano Hydromac") sia stato presentato nel marzo di quest'anno e vorrei conoscere in merito il giudizio della Regione. Questa domanda tende a dare qualche speranza ai dipendenti che ora si trovano senza lavoro, non certo per causa loro, ma - sembra - per incapacità dell'im­prenditore o degli imprenditori che si sono avvicendati nella gestione dello stabilimento. I lavoratori avevano chiesto all'As­sessore delle risposte all'inizio di ottobre, ma sembra che le stesse siano state piuttosto evasive.

Infine, sarebbe interessante conoscere l'entità dei crediti che la Regione intende recuperare inserendosi nella procedura falli­mentare.

Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore all'industria, commercio e ar­tigianato, Mafrica.

Mafrica (GV-PDS-SV) - Rispondo alla prima domanda dicendo che il recupero dello stabilimento di Saint-Vincent può solo avvenire in forma indi­retta, in quanto lo stesso non è attualmente nella disponibilità della Regione, perché è di proprietà della Nuova Rock e fa parte dei beni che sono iscritti nel fallimento della società; è quindi difficile per la Regione programmare interventi su una proprie­tà che per il momento non è ancora sua.

Lo stabilimento è comunque ipotecato per i crediti che la Fi­naosta e la Regione stessa vantano nei confronti della Nuova Rock. Secondo una perizia regionale il suo valore è di circa sei miliardi. La Regione sta verificando con alcuni imprenditori, intenzionati ad avviare delle attività in Valle, la possibilità di un loro intervento diretto nell'acquisto dello stabilimento.

Veniamo ora alla seconda domanda. Il "Piano Hydromac", che è stato presentato nel marzo 1993 da una società, sostanzial­mente aveva per oggetto la prosecuzione della produzione di macchine movimento-terra Hydromac e Rock.

Bisogna ricordare che la precedente attività aveva fatto fallire sia la Nuova Rock che produceva in Valle d'Aosta, sia la Ilme, cioè la società collegata, che a Settimo Torinese produceva an­ch'essa macchine movimento-terra.

Questo progetto è giunto in Regione l'11 marzo 1993 ed il 12 marzo 1993 è stato inviato alla Finaosta per un'analisi econo­mico-finanziaria. Il rapporto della finanziaria regionale ha evi­denziato notevoli elementi di rischio, derivanti principalmente dalle caratteristiche del mercato di riferimento. Infatti, l'ultimo triennio è stato caratterizzato da un forte calo della domanda, dovuto anche al contenimento delle opere pubbliche.

Il mercato è dominato da grandi operatori, come Caterpillar, gruppo Fiat, operatori giapponesi..., che assorbono il 74 per cento del mercato, con le otto società più importanti.

C'è da dire che, vista la forte competizione sui prezzi, questi gruppi tendono ad integrarsi per rafforzarsi. Rimane quindi molto a rischio un'attività di nicchia, quale quella proposta dal Progetto Hydromac, in riferimento proprio ad un'attività che aveva portato al fallimento delle due principali piccole società del Nord che operavano in questo settore.

In tale situazione, le possibilità di riuscita di una piccola socie­tà in fase di avvio appaiono piuttosto scarse. D'altra parte, gli impegni richiesti alla Regione (tre miliardi complessivi di fi­nanziamenti) sembrano eccessivamente gravosi, soprattutto perché non verrebbero assistiti da alcun tipo di garanzia.

Sulla situazione debitoria della Nuova Rock posso dire che la Finaosta aspetta lire 7.252.000.000 per rimborso finanziamenti e interessi di mora, ai quali è da aggiungere un debito residuo per l'acquisto dell'immobile pari a lire 1.148.000.000, con cui si raggiunge un totale di lire 8.400.000.000. I finanziamenti ero­gati dalla Finaosta sono garantiti dalla finanziaria Pafin S.p.A. Il debito residuo sull'immobile è invece garantito da un'ipoteca di primo grado e, sempre sull'immobile, esistono anche ipoteche di secondo grado a garanzia dei finanziamenti della Finaosta.

La Regione è rimasta in attesa di proposte transative, che per una certa fase parevano anche discutibili, ma poi sono state rimesse in discussione da parte della Pafin, per cui la Regione si è inserita nel fallimento, chiedendo che proseguano gli atti esecutivi per il recupero delle somme dovute.

Si dà atto che alle ore 10,37 assume la Presidenza il Vicepresi­dente Aloisi.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - La risposta dell'Assessore sembra soddisfacente, ma presenta grossi elementi di preoccupazione. Poiché guardo al futuro, comincio dal Piano Hydromac, che sa­rebbe potuto divenire una specie di trampolino di rilancio dello stabilimento.

Esso è stato presentato da due soci, che hanno costituito la co­siddetta "Nuova Ilme" a Settimo Torinese, perché la Valle d'Aosta non aveva concesso uno spazio per quell'attività, dal momento che il piano era stato giudicato dalla Finaosta incom­patibile con il mercato e con le richieste finanziarie.

In proposito bisogna fare alcune considerazioni.

La Nuova Ilme, che è nata dalle ceneri della Ilme che era falli­ta, ha costituito la "Hydromac Italia-Argentina", che nello stabilimento di Settimo Torinese produce escavatori che esporta oltreoceano. Questo significa che non c'è solo il mercato italiano, dominato da alcuni oligopolisti, ma anche quello oltre­oceano dove, stando ai dati in mio possesso, essi hanno orienta­to la loro produzione che sta dando i primi frutti e garantisce l'occupazione di una ventina di persone.

Il fatto che questa attività, giudicata rischiosa dalla Finaosta e dalla Regione, si sia potuta insediare a Settimo Torinese, di­mostra che è stata persa un'altra occasione per rivitalizzare uno stabilimento, peraltro costato alla Regione un bel po' di miliardi.

Mi sembra inoltre paradossale parlare solo adesso di "elementi di rischio", dal momento che, a voler essere precisi, gli stessi c'erano fin dal 1986. Dalla cifra indicata dall'Assessore (oltre otto miliardi) mi pare pertanto di capire che devono essere re­cuperati tutti i soldi concessi dalla Regione alla Nuova Rock. Tali soldi erano stati concessi in più soluzioni, l'ultima delle quali, sotto forma di sottoscrizione di obbligazioni per ben 3,5 miliardi, è stata erogata nel 1991, quando erano già evidenti gli elementi di crisi presenti nella società, la quale doveva recupe­rare crediti per 3,5 miliardi dalla Puglia-Tractor per una forni­tura di 30 escavatori.

Questo rigore dell'Amministrazione, nel momento in cui si po­trebbe rilanciare lo stabilimento, equivale alla leggerezza di­mostrata in passato, ma questi due atteggiamenti mal si spo­sano tra loro e non risolvono il problema occupazionale degli ex dipendenti, che ormai vanno ad ingigantire quella massa di di­soccupati o di persone in mobilità che sta crescendo in misura sempre più preoccupante anche nella nostra Regione.

Non voglio dire che la risposta dell'Assessore è stata evasiva, però mi sembra che non poggi su elementi concreti e sia frutto di una certa leggerezza. Sollecito, quindi, una rapida soluzione per questo stabilimento, che dal punto di vista strutturale è comunque pronto ad ospitare un'attività produttiva, in modo che si possa dare una speranza a quelle trenta persone che chiedono un lavoro; chiedono, cioè, di poter esercitare uno dei diritti fondamentali tutelati dalla nostra Costituzione. Grazie.