Oggetto del Consiglio n. 18 del 29 gennaio 1976 - Verbale

OGGETTO N. 18/76 - Richiesta di dimissioni del Presidente della Giunta regionale. (Reiezione di mozioni)

Il Vice Presidente CHABOD osserva che ai punti 3 e 4 dell'ordine del giorno dell'adunanza figurano iscritte due mozioni relative ad argomenti strettamente connessi, che possono fare oggetto di una sola discussione. A' sensi dell'articolo 111 del Regolamento interno del Consiglio, chiede pertanto se il Consiglio stesso è d'accordo di abbinare nella discussione le predette mozioni.

Dopo aver constatato che il Consiglio concorda unanime sula proposta di far oggetto di una sola discussione delle due mozione di cui si tratta, salvo alcune riserve formulate dal Consigliere CHANU, in ordine alla votazione delle medesime, il Vice Presidente CHABOD dichiara aperta la discussione sulle seguenti due mozioni, trasmesse in copia ai Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza odierna:

MOZIONE

Premesso che in data 8 gennaio 1976 il Giudice Istruttore presso il Tribunale di Aosta ha pronunciato una ordinanza di rinvio a giudizio concernente numerose personalità ed amministratori regionali, fra cui il Presidente della Giunta, Mario Andrione;

rilevato che copia di tale ordinanza viene trasmessa "al Presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta e al Presidente della Giunta regionale della Valle d'Aosta per gli eventuali provvedimenti di competenza a carico dei Consiglieri regionali e dei componenti la Giunta regionale rinviati a giudizio...";

rilevato altresì che non risultano essere state prese iniziative di alcun genere;

considerato che tale rinvio a giudizio non può essere sottovalutato soprattutto per il Presidente della Giunta, il quale - anche nella sua veste di Prefetto - rappresenta l'esecutivo in ogni sua competenza e responsabilità;

ribadito che per quanto riguarda i Consiglieri comunisti questi si sono messi a completa disposizione della Magistratura (richiesta e votazione della autorizzazione a procedere a livello senatoriale) nell'intento di favorire il rapido decoro della giustizia;

rilevato che analoga posizione del Presidente della Giunta contribuirebbe a facilitare la dimostrazione della verità e della validità della deliberazione di proroga della concessione SITAV, adottata dal Consiglio regionale il 12.7.1965, senza nessuna pressione esterna ma bensì nell'esclusivo interesse dell'Amministrazione regionale perché concernente clausole indubbiamente migliorative;

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

DELIBERA

di richiedere all'Avv. Mario Andrione di voler rassegnare le dimissioni da Presidente della Giunta quale atto chiarificatore e soprattutto quale dimostrazione di assoluta estraneità ai fatti che, comunque, anche se dovranno essere provati per quanto riguarda la persona, non possono in nessun caso oggi coinvolgere l'istituzione regionale e in primo luogo la figura altamente rappresentativa del Presidente della Giunta.

F.ti: Giulio Dolchi, Luigi Monami, Franco Chincheré, Gianna Bianco Siggia

MOZIONE

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta,

Vista l'ordinanza 8.1.1976 del Giudice Istruttore del Tribunale di Aosta, concernente il rinvio a giudizio per il reato di corruzione (art. 319, cap. 1, n. 1 C.P.), anche di alcuni amministratori regionali in carica, tra i quali l'attuale Presidente pro-tempore della Giunta Mario Andrione;

Attesa la gravità del reato contestato, in relazione alla rilevata violazione dei doveri derivanti da norme di legge e regolamentari, nonché dei doveri di imparzialità e di correttezza che gravano su chiunque eserciti una pubblica funzione;

Considerato che per l'Andrione la gravità è tanto più marcata perché in correlazione con le sue funzioni di Presidente della Giunta, rappresentante della Regione, e con le connesse sue funzioni prefettizie;

Rilevata altresì la evidente inopportunità che vengano trattati da un Presidente imputato da corruzione i problemi relativi, tra l'altro, al quotidiano controllo da parte della Regione sulla Casa da gioco e, soprattutto, gli imminenti adempimenti amministrativi circa il rinnovo della concessione della gestione della Casa da gioco stessa;

Stigmatizzato il fatto che l'insensibilità morale dell'attuale Presidente, che non ha sentito il dovere di rassegnare spontaneamente le dimissioni nonostante già da tempo fosse stata iniziata nei suoi confronti l'azione penale, costituisce un grave affronto per la gente valdostana;

Sottolineato altresì che la permanenza in carica del Presidente della Giunta impedirebbe alla Regione di tutelare le sue ragioni nel processo in cui egli è imputato;

Al fine di salvaguardare il prestigio del Governo regionale e la dignità della funzione di Capo dell'esecutivo

CHIEDE

Al Presidente della Giunta di rassegnare le proprie dimissioni.

F.ti: G. Chanu, F. Lustrissy. Ilario Lanivi, Benzo, G. Maquignaz, C. Dujany.

Il Consigliere DOLCHI, dopo aver formulato al Presidente della Giunta Andrione le condoglianze per il decesso dello zio Amédé Berthod, in relazione alla mozione riconferma la validità della Convenzione stipulata con la SITAV nel 1965, ma esprime dei dubbi sui fatti che sono successivamente emersi. Invita pertanto il Presidente della Giunta a rassegnare le dimissioni al fine di garantire il libero corso della giustizia.

Il Vice Presidente CHANU, dopo aver ricordato la figura di Amédé Berthod, sottolinea che la mozione dei Democratici Popolari è un atto squisitamente politico; invita, quindi, il Presidente della Giunta a mettersi a completa disposizione della giustizia rassegnando le proprie dimissioni. Questo doveroso atto di etica politica, che non sarebbe certo un'ammissione di colpevolezza, è opportuno e necessario per dissipare le ombre ed i dubbi che incombono sulla figura del Presidente della Giunta regionale il cui prestigio finora non è mai stato intaccato. Aggiunge che la presentazione delle dimissioni darebbe maggiore credibilità alle trattative che l'esecutivo regionale sta per intraprendere per il rinnovo del contratto con la SITAV e consentirebbe altresì maggiore libertà al Consiglio di decidere in merito ad una eventuale azione di risarcimento di danni in conseguenza degli illeciti commessi.

Il Presidente della Giunta, ANDRIONE, asserisce di essere convinto dell'infondatezza delle accuse rivoltegli in quanto fondate su un atto (il voto favorevole alla Convenzione SITAV del 1965) compiuto nell'esercizio delle sue funzioni di Consigliere, unitamente ad altri 32 Consiglieri regionali.

Fa presente che delle ragioni di quel voto, conforme ai doveri del proprio ufficio, potrebbe eventualmente rispondere davanti agli elettori, ma mai dinnanzi alla Magistratura e ritiene suo dovere difendere le prerogative dei Consiglieri regionali che non possono essere perseguiti per i voti dati o le opinioni espresse nell'esercizio del loro mandato.

Afferma pertanto di non avere alcuna intenzione di presentare le dimissioni, tuttavia dichiara di rimettersi alle determinazioni che saranno prese dalla maggioranza dei Consiglieri.

Il Vice Presidente CHANU fa notare che il reato di corruzione può sussistere anche per un atto dovuto. Successivamente chiede che la votazione sulle mozioni avvenga a scrutinio segreto.

Il Consigliere POLLICINI invita il Presidente della Giunta a dimettersi, in relazione al prestigio della carica che ricopre. Cita in proposito le disposizioni di legge comunale e provinciale relative alla sospensione degli amministratori rinviati a giudizio.

Dopo aver ricordato alcuni casi analoghi verificatisi in altre Regioni, critica anche la posizione del movimento regionalista che un tempo si atteggiava a moralizzatore della vita pubblica, mentre ora si adegua ai metodi che furono oggetto della sua critica.

In conclusione fa appello alla serietà del Presidente della Giunta affinché rinunci alla carica, ridando così prestigio all'esecutivo regionale.

Il Consigliere CLUSAZ, intervenendo anche a nome dell'esecutivo dell'Union Valdôtaine, esprime la propria solidarietà al Presidente della Giunta e lo invita a non lasciarsi irretire dalle diaboliche manovre dell'opposizione. Le dimissioni, a suo avviso, sarebbero un suicidio politico.

Il Consigliere PARISI premette che la vicenda giudiziaria coinvolge pressoché tutti i Consiglieri e ritiene di essere il solo scevro da responsabilità. Fa poi presente che il reato contestato al Presidente della Giunta non comporta l'applicazione della norma della legge comunale e provinciale che prevede la sospensione degli amministratori.

L'Assessore al Turismo, Antichità e Belle Arti, MILANESIO, critica entrambe le mozioni, accusando i presentatori delle stesse di manovre subdole, tendenti a mettere, con argomentazioni speciose, in cattiva luce le persone coinvolte nella vicenda. Si dichiara convinto dell'innocenza di coloro che hanno ricevuto la comunicazione di rinvio a giudizio e si augura che, in tempi brevi, la Magistratura possa fare piena luce sui fatti in contestazione.

Il Consigliere BORDON, dopo aver brevemente commemorato la figura di Amédé Berthod, richiamandosi alla stima ed alla credibilità di cui gode il Presidente della Giunta, invita il Presidente stesso a non abbandonare il suo posto fino a quando non sarà dimostrata la fondatezza delle accuse che, a suo giudizio, sono prive di fondamento. Dichiara di avere piena fiducia nella Magistratura per la risoluzione di questo "malinteso".

Il Consigliere PEDRINI si dichiara contrario ad entrambe le mozioni, definendole speculazioni politiche che regolarmente prendono corpo alla vigilia di consultazioni elettorali.

Il Consigliere DOLCHI precisa che la mozione del Gruppo consiliare comunista non vuole stigmatizzare l'operato dell'Assemblea regionale in sede di approvazione della Convenzione con la SITAV, ma si riferisce a fatti ed eventi collaterali e successivi. Inoltre la mozione non deve essere considerata un atto di disistima nei confronti della persona del Presidente, ma un atto di critica politica doveroso da parte dei Consiglieri dell'opposizione che devono anche rendere conto del loro operato, nei confronti degli elettori.

Fa, infine, presente che il Senatore Germano, appartenente al P.C.I., essendo stato rinviato a giudizio per la vicenda in questione, ha subito rinunciato ad avvalersi dell'immunità parlamentare e si è messo a disposizione della Magistratura.

Il Consigliere LUSTRISSY ritiene che, dal punto di vista giuridico, ai sensi del disposto dell'articolo 270 del Testo Unico della legge comunale e provinciale, modificato nell'anno 1970, debba operare di diritto la sospensione della carica nei confronti del Presidente della Giunta; fa, inoltre, presente che, di conseguenza, gli atti deliberati, adottati dal Consiglio regionale e dalla Giunta, con la partecipazione del Presidente stesso, potrebbero essere dichiarati nulli. Per questi motivi è stata presentata la mozione che non è un atto di sfiducia alla maggioranza, in quanto nulla vieta alla maggioranza stessa di esprimere un altro Presidente della Giunta.

Il Consigliere CHANU, dopo aver ribadito i concetti espressi in precedenza, chiede formalmente, a nome dei componenti il Gruppo consiliare demopopolare, che le votazioni sulle mozioni si effettuino a scrutinio segreto.

Il Consigliere PARISI rammenta che il primo parlamentare che abbia rinunciato all'immunità parlamentare è stato l'On. Almirante. Precisa poi, riguardo all'istituto della sospensione degli amministratori, che non esistono leggi specifiche relative agli organi regionali.

Il Presidente della Giunta ANDRIONE annuncia di astenersi dalla votazione che concerne la sua persona.

Il Vice Presidente CHABOD, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sull'argomento, invita il Consiglio ad effettuare un'unica votazione, mediante scrutinio segreto, per le due mozioni in questione.

Il Consigliere DOLCHI, richiamandosi all'art. 111 del Regolamento interno del Consiglio, fa presente che le mozioni devono essere votate separatamente, secondo l'ordine di presentazione.

L'Assessore alle Finanze FOSSON ritiene superflua la votazione sulla seconda mozione, che contiene non solo un invito al Presidente della Giunta a dimettersi, perché agli effetti pratici è una ripetizione della prima mozione.

Il Vice Presidente CHANU sostiene invece che le due mozioni sono differenti in quanto la prima chiede, genericamente, le dimissioni, mentre la seconda richiede le dimissioni da Presidente della Giunta.

L'Assessore al Turismo, Antichità e Belle Arti MILANESIO ritiene ridicolo che il Consiglio debba effettuare due votazioni distinte su due mozioni di analogo contenuto.

Il Vice Presidente CHANU insiste affinché vengano effettuate due distinte votazioni.

Il Vice Presidente CHABOD, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sulla mozione presentata dai Consiglieri Dolchi, Monami, Chincheré e Siggia, pone ai voti, a scrutinio segreto, l'approvazione della mozione stessa.

Procedutosi alla votazione, a scrutinio segreto, ed allo spoglio dei voti, con l'assistenza degli scrutatori Consiglieri Borbey, Crétier e Maquignaz, il Vice Presidente CHABOD accerta e comunica i seguenti risultati della votazione:

- Consiglieri presenti: trentaquattro;

- Consiglieri votanti: trentadue;

- Voti favorevoli: quindici;

- Voti contrari: diciassette;

- Astenutisi dalla votazione i Consiglieri Andrione e Parisi.

Il Vice Presidente CHABOD, in base all'esito della votazione, dichiara che il Consiglio non approva la sottoriportata mozione:

MOZIONE

Premesso che in data 8 marzo 1976 il Giudice Istruttore presso il Tribunale di Aosta ha pronunciato una ordinanza di rinvio a giudizio concernente numerose personalità ed amministratori regionali, fra cui il Presidente della Giunta, Mario Andrione;

rilevato che copia di tale ordinanza viene trasmessa "al Presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta e al Presidente della Giunta regionale della Valle d'Aosta per gli eventuali provvedimenti di competenza a carico dei Consiglieri regionali e dei componenti la Giunta regionale rinviati a giudizio...";

rilevato altresì che non risultano essere state prese iniziative di alcun genere;

considerato che tale rinvio a giudizio non può essere sottovalutato soprattutto per il Presidente della Giunta, il quale - anche nella sua veste di Prefetto - rappresenta l'esecutivo in ogni sua competenza e responsabilità;

ribadito che per quanto riguarda i Consiglieri comunisti questi si sono messi a completa disposizione della Magistratura (richiesta e votazione della autorizzazione a procedere a livello senatoriale) nell'intento di favorire il rapido decorso della giustizia;

rilevato che analoga posizione del Presidente della Giunta contribuirebbe a facilitare la dimostrazione della verità e della validità della deliberazione di proroga della concessione SITAV, adottata dal Consiglio regionale il 12.7.1965, senza nessuna pressione esterna ma bensì nell'esclusivo interesse dell'Amministrazione regionale perché contenente clausole indubbiamente migliorative;

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

DELIBERA

di richiedere all'Avv. Mario Andrione di voler rassegnare le dimissioni da Presidente della Giunta quale atto chiarificatore e soprattutto quale dimostrazione di assoluta estraneità ai fatti che, comunque, anche se dovranno essere provati per quanto riguarda la persona, non possono in nessun caso oggi coinvolgere l'istituzione regionale e in primo luogo la figura altamente rappresentativa del Presidente della Giunta.

Il Consiglio prende atto.

Successivamente:

Il Vice Presidente CHABOD, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sulla mozione presentata dai Consiglieri Chanu, Lustrissy, Lanivi, Benzo, Maquignaz e Dujany, pone ai voti, a scrutinio segreto, l'approvazione della mozione stessa.

Procedutosi alla votazione, a scrutinio segreto, ed allo spoglio dei voti, con l'assistenza degli scrutatori Consiglieri Borbey, Crétier e Maquignaz, il Vice Presidente CHABOD accerta e comunica i seguenti risultati della votazione:

- Consiglieri presenti: trentaquattro;

- Consiglieri votanti: trentadue;

- Voti favorevoli: quindici;

- Voti contrari: diciassette;

- Astenutisi dalla votazione i Consiglieri Andrione e Parisi.

Il Vice Presidente CHABOD, in base all'esito della votazione, dichiara che il Consiglio non ha approvato la sottoriportata mozione:

MOZIONE

Il Consiglio regionale

Vista l'ordinanza 8.1.1976 del Giudice Istruttore del Tribunale di Aosta, concernente il rinvio a giudizio per il reato di corruzione (art. 319, cap. 1, n. 1 C.P.), anche di alcuni amministratori regionali in carica, tra i quali l'attuale Presidente pro-tempore della Giunta Mario Andrione;

Attesa la gravità del reato contestato, in relazione alla rilevata violazione dei doveri derivanti da norme di legge e regolamentari, nonché dei doveri di imparzialità e di correttezza che gravano su chiunque eserciti una pubblica funzione;

Considerato che per l'Andrione la gravità è tanto più marcata perché in correlazione con le sue funzioni di Presidente della Giunta, rappresentante la Regione, e con le connesse sue funzioni prefettizie;

Rilevata altresì la evidente inopportunità che vengano trattati da un Presidente imputato di corruzione i problemi relativi, tra l'altro, al quotidiano controllo da parte della Regione sulla Casa da gioco e, soprattutto, gli imminenti adempimenti amministrativi circa il rinnovo della concessione della Casa da gioco stessa;

Stigmatizzato il fatto che l'insensibilità morale dell'attuale Presidente, che non ha sentito il dovere di rassegnare spontaneamente le dimissioni nonostante già da tempo fosse stata iniziata nei suoi confronti l'azione penale, costituisce un grave affronto per la gente valdostana;

Sottolineato altresì che la permanenza in carica del Presidente della Giunta impedirebbe alla Regione di tutelare le sue ragioni nel processo in cui egli è imputato;

Al fine di salvaguardare il prestigio del Governo regionale e la dignità della funzione di Capo dell'esecutivo

CHIEDE

al Presidente della Giunta di rassegnare le proprie dimissioni.

Il Consiglio prende atto.

Il Consigliere PEDRINI precisa che sarebbe stata sua intenzione astenersi dalle votazioni, ma fa presente di aver votato, avendo visto che hanno votati anche i Consiglieri Manganoni e Albaney.

---

Si dà atto che la seduta è tolta alle ore tredici e rinviata alle ore sedici e trenta.

---