Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 4257 del 25 febbraio 1993 - Resoconto

OGGETTO N. 4257/IX Reiezione della proposta di legge statale: "Modifica dell'articolo 33 dello Statuto Speciale della Regione Valle d'Aosta, approvata con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, in materia di elezione del Presidente e degli Assessori regionali".

Il Consiglio respinge

La proposta di legge statale: "Modifica dell'articolo 33 dello Statuto Speciale della Regione Valle d'Aosta, approvata con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, in materia di elezione del Presidente e degli Assessori regionali".

Articolo 1 L'articolo 33 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta è sostituito dal seguente:

Il Presidente della Giunta regionale è eletto a suffragio universale con voto diretto secondo modalità stabilite dalla legge elettorale di cui all'articolo 16 dello Statuto Speciale.

Gli Assessori regionali preposti ai singoli rami dell'Amministrazione sono nominati dal Consiglio su proposta del Presidente della Giunta e al di fuori del Consiglio regionale. L'elezione avviene a scrutinio palese e a maggioranza dei voti. Ad essi si applicano le cause di ineleggibilità e incompatibilità previste per i consiglieri regionali.

Il Presidente della Giunta, in caso di assenza o impedimento è sostituito dal Vicepresidente che è scelto tra i membri della Giunta e nominato contestualmente alla costituzione della Giunta regionale.

In caso di dimissioni o morte del Presidente della Giunta regionale, il Vicepresidente indice entro 3 mesi l'elezione del nuovo presidente.

Presidente Esiste un parere contrario della prima Commissione, il testo verrà distribuito ai consiglieri. Chi chiede la parola? La parola al Consigliere Bondaz.

Bondaz (DC) Signor Presidente, avevo già steso la relazione su questo disegno di legge nello scorso Consiglio regionale. La Commissione consiliare competente si è radunata e devo dire con estremo rammarico che ha dato una valutazione negativa del disegno di legge che è oggi in discussione.

Mi rendo conto che esso poteva anche essere emendato, essere modificato in qualche sua parte ma ho avuto la netta sensazione che, al di là delle valutazioni di principio che sono state fatte almeno in quella sede non vi era a mio giudizio la volontà di discutere questo disegno di legge e ancora meno di approvarlo.

Forse è il clima pre-elettorale che ci sta subissando, forse non si voleva che questa legge pur emendata ma presentata dal Gruppo della Democrazia Cristiana andasse avanti; sta di fatto che, come Gruppo proponente, riteniamo di portare questo disegno di legge alla votazione del Consiglio indipendentemente da quelle che saranno o che sono le valutazione dei singoli Gruppi consiliari perché riteniamo che solo così facendo noi diamo alla popolazione valdostana l'idea di voler cambiare qualcosa o di fare qualcosa di nuovo

Se ci trinceriamo dietro il velleitarismo politico o dietro le cose piccole o grosse di bottega, credo che non faremo mai dei passi in avanti. Questa è una proposta di legge statale quindi poteva essere emendata sia in questa sede sia nella sede parlamentare. Altri Consigli regionali, e mi riferisco in modo precipuo al Consiglio regionale della Sardegna che ha uno Statuto molto simile, direi quasi uguale al nostro, ed altri Consigli regionali di regioni a Statuto Speciale si sono attivati per non perdere delle occasioni o la voglia di dare dei giudizi diversi da quella che è l'attuale situazione istituzionale.

Questa proposta andava nell'ottica di rimediare un nuovo articolo del nostro Statuto, uno dei tanti che probabilmente dovrà essere modificato, ma aveva una sua valenza: se avessimo approvato questo disegno di legge e se il Parlamento lo avesse accettato, sia pure con modifiche, noi o coloro che verranno dopo di noi nella prossima legislatura, avremmo avuto la possibilità di modificare quello che è il testo di legge elettorale che si è approvato da poco e con il quale noi andremo alle prossime elezioni elettorali.

É un passaggio a mio giudizio obbligato, altrimenti credo che noi rimarremmo impantanati in una legislazione che non ha nulla di nuovo ma che evidentemente rimane ancorata a quelli che sono gli schemi del passato.

Io sono stato uno dei fautori della legge elettorale, mi sono battuto contro l'ipotesi di una legge maggioritaria perché non ritenevo che con gli strumenti attuali, con lo Statuto attuale che ci governa avremmo potuto dare una legge elettorale valida alla Valle d'Aosta.

Se invece avessimo avuto la possibilità di nominare il Presidente della Giunta attraverso una elezione diretta, dando quindi al Presidente della Giunta quella valenza che in realtà, diciamocelo pure, già ha nei fatti anche se non nella sostanza giuridica, noi avremmo potuto giustamente modificare il disegno di legge o fare un disegno di legge anche di carattere maggioritario o similare.

Io mi auguro che la discussione in Consiglio sia serena, che si muova nell'ottica di preservare quelli che sono gli interessi precipui della nostra regione, che non si facciano, e mi scuseranno i Colleghi presenti della Commissione, delle valutazioni di bassa bottega perché questo sarebbe a mio giudizio veramente poco brillante, poco significativo.

Il nostro gruppo è sicuramente consenziente a valutare eventuali proposte alternative, eventuali emendamenti che potessero venire apportati a questa legge purché non stravolgano quello che è il senso preciso della proposta di legge che noi abbiamo presentato.

Presidente Qualcuno chiede la parola? La parola al Consigliere Milanesio.

Milanesio (PSI) Mi pare che, dall'illustrazione che il Consigliere Bondaz ha fatto della proposta di legge della Democrazia Cristiana sull'elezione diretta del Presidente della Giunta e quindi sulla modifica del nostro Statuto, si sia potuto facilmente evincere che la Democrazia Cristiana voleva arrivare in aula perché ci fosse un pronunciamento da parte del Consiglio regionale, forse non tanto sulla proposta specifica quanto sul principio in generale.

Certo ci sarebbero stati tempo e modo di poter fare un lavoro organico e compiuto quando abbiamo affrontato la legge elettorale, però non credo che questo Consiglio si possa e si debba nascondere che già la legge elettorale è stata partorita con dolore, ahimè, con quanto dolore di questo Consiglio, di queste forze politiche.

Una legge che non stravolge sostanzialmente il principio della proporzionale ma vi introduce alcuni correttivi ha già in qualche modo traumatizzato questo Consiglio ed una parte attenta e sensibile dell'opinione pubblica.

Abbiamo sentito dire le cose più strane e più assurde su questo, - al di là delle opinioni legittime che ciascuno può conservare; abbiamo sentito innalzare dei lai che ci hanno fatto chiedere se eravamo all'anno zero della democrazia mentre mi pare che siamo un po' avanti rispetto ad una elaborazione che può vantare nella sua forma parlamentare e nella tripartizione dei poteri qualche secolo di storia e di retroterra. Oggi ci troviamo di fronte ad una proposta che per noi ha un valore simbolico.

Noi, come socialisti, abbiamo sostenuto sia in Commissione sia in altre sedi la necessità di una riforma istituzionale che avesse nella separazione dei poteri e nella elezione diretta del Presidente delle Giunta i suoi capisaldi; dovrebbe essere una elezione diretta da contrapporre in qualche modo ad una elezione che noi vogliamo mantenere di tipo proporzionale per le rappresentanze consigliari, quindi chiediamo una netta separazione tra l'elezione del Consiglio e l'elezione del Presidente e la costituzione dell'esecutivo.

Noi eravamo d'accordo, avevamo presentato una proposta per quanto riguarda l'elezione del Presidente della Giunta che avrebbe poi dovuto scegliere l'esecutivo con assoluta libertà anche tra i consiglieri, (in questo caso quelli indicati quali Assessori sarebbero decaduti); avevamo proposto il doppio turno alla francese.

Tutto questo è agli atti della Commissione ma non ha visto la luce perché non c'è stato accordo sufficiente tra le varie forze politiche. Credo che questa proposta abbia il significato di una testimonianza, di qualcosa messo lì per dire: "Noi già in quel momento eravamo orientati in quella direzione", anche noi siamo orientati nella stessa direzione, lo abbiamo detto, e quindi, indipendentemente da quello che sarà l'esito del voto, noi annunciamo voto favorevole a queste proposta intendendola come una linea, una indicazione sulla quale concordiamo.

Nel dettaglio, perché credo che il Consiglio non accoglierà questa legge, nel dettaglio avremmo avuto anche delle obiezioni e delle precisazioni e delle modifiche da fare: ma la linea di marcia, la direttrice è quella che noi condividiamo e da parecchio tempo anche. Quindi voteremo a favore di questa proposta con queste motivazioni.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin.

Louvin (UV) Nous sommes aussi persuadés que cette proposition, ce projet de loi a une validité particulière pour d'essayer de réanimer un débat institutionnel qui, après les soubresauts de la loi électorale, paraît être en ce moment un peu languissant.

Nous avons conscience de la nécessité de relancer ces thèmes, ces arguments, à la veille d'une consultation électorale qui sera, elle aussi je crois, fortement marquée per les thèmes institutionnels au sens large du mot, en partant des considérations plus générales sur le renouveau de la politique et en passant par le renouveau formel et substantiel de nos propres institutions.

Il me paraît cependant que cette proposition ne saisit pas entièrement la large dimension des arguments qui avaient été évoqués au sein de la Commission spéciale pour les réformes institutionnelles qui avait voulu attirer l'attention de ce Conseil sur l'opportunité de revoir non seulement le mécanisme d'élection, fondamental en lui même, du Gouvernement ou du Président du Gouvernement régional, mais plus en général la répartition des fonctions entre le Conseil et la Junte, les mécanismes de confiance et de révocation de confiance, les fonctions préfectorales, toute une série de thèmes qui dans la proposition de la Démocratie Chrétienne ne paraissent pas suffisamment détaillés.

Je crois que dans quelques mois, quand une autre assemblée aura pris la place de celle-ci, nous devrons revenir sur cet argument, l'affronter de fond en comble et essayer de tracer les nouvelles lignes du pouvoir régional valdôtain.

Et bien, puisque cet argument est fondamental et ses parties elles-mêmes n'ont pas encore affronté dans leur sein les débats avec assez d'attention, j'estime aussi que le moment n'est pas encore venu pour que ce Conseil puisse s'exprimer pleinement en connaissance de cause sur un argument d'une telle portée; le dynamisme dont fait preuve aujourd'hui la Démocratie Chrétienne sur beaucoup de sujets même de vaste portée lui fait sans doute honneur, c'est peut-être le fait d'être à l'opposition qui lui fait retrouver aussi un peu d'élan et un peu de brio; nous nous en réjouissons, mais il nous paraît que les temps ne sont pas profitables pour que ce Conseil s'exprime encore en pleine connaissance de cause et avec la tranquillité d'esprit qui devrait convenir à des moments où des décisions fondamentales sont prises.

Nous sommes, chers collègues, à 90 jours de la consultation pour le renouveau de cette Assemblée, à 45 jours probablement de la dissolution de ce Conseil; tout en étant donc dans le plein de nos pouvoirs, nous ne sommes pas dans les conditions les meilleures pour projeter la nouvelle bâtisse de la région valdôtaine. Si cependant, collègues de la Démocratie Chrétienne, votre proposition a le sens d'un témoignage, d'une indication fort importante et appréciable, nous nous sentons le devoir, nous de l'Union Valdôtaine, de donner notre témoignage et notre indication politique sur laquelle nous demanderons ensuite aux électeurs de se prononcer, en tant que proposition forte portée en avant par notre mouvement.

Les débats à l'intérieur de l'Union Valdôtaine nous amènent à croire indispensable d'élargir un peu nos horizons de références. Jusqu'à présent nous nous sommes confrontés à l'option élections directes ou élections au deuxième degré, nous souhaitons pouvoir nous confronter avec d'autres méthodes électorales, avec une option plus large qui pourrait être par exemple celle d'une élection directe de toute la Junte régionale, un organe collégial qui serait élu par exemple à la façon des Cantons Suisses, ce qui pourrait permettre une autre conformation et d'autres formes de gestion du pouvoir dans notre région.

Il s'agit d'une indication de fond sur laquelle nous sommes encore en train de discuter, sur laquelle également notre conférence nationale, d'ici quelques jours, sera portée à se prononcer. Et bien, c'est dans cette perspective que nous souhaitons un débat plus ouvert, qui ne sous-estime pas ce qui est en train de se passer au niveau national.

La Commission bicamérale pour les réformes institutionnelles est en train de tracer les lignes des nouveaux rapports entre l'Etat et les Régions, elle est en train aussi de se poser comme objectif la reconnaissance d'un pouvoir d'auto-organisation des régions: le projet présenté par le rapporteur Labriola a été discuté la semaine dernière dans cette Commission; ce projet fait état de la volonté de cette Commission d'autoriser les Régions à adopter une forme de gouvernement librement choisi, et je parle notamment des Régions à Statut Ordinaire; pour ce qui concerne nos régions, celles à Statut Spécial, on va dans la direction même d'une nouvelle phase constituante et ce sont des thèmes sur lesquels le silence de ce Conseil en ce moment est tout au moins inopportun.

Je voudrais donc demander aux collègues, au Président du Gouvernement, au Président de la Commission Institutions et Autonomie, de vouloir porter leur attention sur ce qui est en train de se passer en ce moment à Rome et de vouloir convoquer, si possible, une réunion de cette Commission pour une audition du Député de la Vallée d'Aoste qui a participé activement aux travaux de la Commission.

On pourrait savoir exactement à quel point on en est, dans quelle direction on va au niveau national, avant de nous prononcer sur des projets de réforme aussi importants et fondamentaux que celui qui est en ce moment en discussion. Et bien, s'il y aura un dépassement de ce statut interne dont faisait tantôt allusion le collègue Bondaz, s'il y aura un dépassement de ces limites étroites qui nous sont actuellement imposée, le débat que nous pourrons faire sur la réforme institutionnelle prendra toute autre allure. Je voudrais donc réitérer la requête que la discussion sur un tel projet soit reportée à un moment successif; si cela ne sera pas le cas, la position de l'Union Valdôtaine ne sera pas celle de soutien et d'adhésion au projet en discussion.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Cristina Monami.

Monami (PCI-PDS) La proposta della Democrazia Cristiana cerca di scardinare alcuni capisaldi del nostro Statuto proprio in riferimento all'elezione del Presidente della Giunta e dei suoi Assessori.

La DC, secondo me giustamente, fa una scelta per una corrente di pensiero che è quella che in questo momento percorre l'Italia intera che vorrebbe modificare leggi elettorali ed istituzioni ad un fine: dare più potere agli elettori e ovviamente contestualmente sottrarre per quello che è possibile potere alle forze politiche ed ai partiti. In questa direzione ci muoviamo anche noi del PDS e lo abbiamo detto, lo abbiamo dimostrato quando abbiamo presentato la nostra proposta elettorale che dava spazio ai cittadini per indicare e il Presidente della Giunta e la Giunta stessa ed infine la coalizione ed il programma.

Però non è detto che tutte le leggi che vanno o che cercano di andare in questa direzione siano buone o risolutive, noi non riteniamo questa proposta risolutiva per una serie di motivi che adesso spiegherò. L'elezione diretta del Presidente della Giunta e quindi quasi plebiscitaria, senza modificare nulla di ciò che esiste nel contesto attuale, significa attribuire a questo Presidente un potere smisurato che non ha contrappeso nel Consiglio regionale.

Quindi noi non riteniamo che, intervenendo soltanto sull'elezione del Presidente della Giunta, si possa modificare in senso democratico ed in vista di un ridimensionamento dei poteri dei partiti il nostro ordinamento elettorale, questo è il motivo fondamentale per cui non siamo d'accordo.

Non riteniamo che l'elezione del Presidente della Giunta possa essere disgiunta da una più globale modifica dello Statuto di questo Consiglio; ancora, per quanto riguarda la nomina diretta da parte di questo Presidente degli Assessori, costoro non sarebbero ricusabili da questo Consiglio e acquisirebbero una anomala posizione che non corrisponde, tutto sommato, nemmeno alla storia della nostra democrazia; forse questa soluzione potrebbe essere un carta vincente ma ci sembra non congrua dal momento che non vengono posti limiti di mandati, non vengono proposte incompatibilità, non si va a modificare nulla.

Tutto ciò permetterebbe al ceto politico di riperpetuare tranquillamente se stesso eludendo l'obiettivo che dicevo prima di fare contare di più i cittadini e di meno i partiti.

Quindi se la direzione, la scuola di pensiero ci può vedere d'accordo, non ci vede d'accordo questa soluzione che riteniamo oltretutto schematica e forse anche poco chiara perché non è evidente se l'elezione diretta del Presidente è contestuale o no alla elezione del Consiglio. Questo è il motivo per cui non riteniamo di emendare questa legge e perciò ci asterremo.

Infine voglio ancora esprimere una impressione e una considerazione di carattere personale: siamo alla fine della legislatura e, proprio perché proposte innovative di questo tipo richiedono tempo e riflessione, mi sembra giusto trasferire questa materia al prossimo Consiglio che sarà, io spero, profondamente rinnovato; mancano pochi mesi alle elezioni ma se nei prossimi tre mesi succederanno e si avvicenderanno fatti come quelli di questi ultimi tre mesi, può darsi che la scelta degli elettori sia davvero innovativa in questo senso e allora davvero questo Consiglio potrà fare scelte nuove e credibili.

Presidente Altri consiglieri intendono prendere la parola?

La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (VA) Questa proposta di legge costituzionale presentata dalla DC recepisce alcune indicazioni che credo stiano un po' alla volta maturando e trovando un consenso abbastanza diffuso all'interno delle forze del Consiglio regionale. Viene proposta una sorta di elezione diretta del Presidente della Giunta, vista separatamente da quella del Consiglio oppure collegata all'elezione del Consiglio secondo formule da studiare.

Anche noi avevamo presentato una proposta che andava un po' in questa direzione però sicuramente esiste la necessità di consentire agli elettori di conoscere anticipatamente la persona che un determinato schieramento di forze politiche intende porre alla guida dell'Amministrazione regionale; non possiamo cioè continuare con il sistema attuale in cui la figura del Presidente della Giunta emerge da un patteggiamento fra le forze politiche non esplicitato prima davanti agli elettori.

L'altro principio contenuto in questa proposta è una separazione netta fra il ruolo dell'esecutivo regionale, cioè della Giunta regionale, e il ruolo dell'organismo legislativo del Consiglio regionale attraverso un meccanismo non solo di incompatibilità fra l'essere Assessore e Consigliere ma anche, cosa ben più importante, di ineleggibilità, cioè chi ricopre la carica di Assessore non si può candidare alle elezioni regionali nella tornata successiva.

Questo è un sistema sicuramente utile per tagliare alla radice la costruzione di quei rapporti clientelari che ben conosciamo e che sono fra gli elementi più deleteri nella nostra Amministrazione perché molte volte le scelte dei singoli Assessori, delle Giunte eccetera , volenti o nolenti, sono condizionate dalla necessità di andare a cercare un consenso elettorale. Separando in modo netto il ruolo dell'Assessore dalla scadenza elettorale è sicuramente possibile un salto qualitativo positivo da parte dell'Amministrazione regionale.

Quindi noi condividiamo sostanzialmente questi principi ispira-tori, ci convince meno la formulazione adottata che sicuramente andrebbe emendata e corretta. Tuttavia ritengo che sia opportuno da parte del Consiglio dare un segnale di volontà di cambiamento.

Ricordo che all'inizio di questa legislatura uno dei primi atti della prima maggioranza che si venne a creare fu quello di nominare una commissione speciale per la riforma dello Statuto, alla quale si attribuiva una notevole importanza e che avrebbe dovuto portare a delle proposte concrete di revisione dello Statuto Speciale della Valle d'Aosta.

Oggi dobbiamo prendere atto, a poche sedute dalla fine di questa legislatura, che nessuna proposta incisiva in questo senso è andata avanti e che sostanzialmente l'obiettivo che era stato posto all'inizio della legislatura non è stato raggiunto.

Questa proposta, per quanto sia discutibile nella sua formulazione e non sia ancora approfondita, indica comunque una direzione di marcia che a nostro avviso è valida come orientamento generale. Il nostro Gruppo, pur con delle perplessità rispetto alle soluzioni tecniche che qui vengono indicate, esprimerà su di essa un voto complessivamente positivo.

Presidente Ci sono altri interventi a questo proposito? Se non ci sono altri interventi dichiaro chiusa la discussione e do la parola ad uno dei proponenti, il Consigliere Bondaz.

Bondaz (DC) Io ringrazio i consiglieri che sono intervenuti in questa discussione; purtroppo devo constatare che ancora una volta, almeno da parte di due consiglieri, specificatamente Louvin e Cristina Monami, sono stati ribaditi dei concetti di, se mi perdonate l'espressione, "poca rilevanza".

Tutte le volte che si vuole fare qualcosa di nuovo è evidente che si urti contro la sensibilità di qualcuno e allora è giusto che in questo Consiglio le varie forze politiche abbiano il coraggio di dire quello che pensano.

Nei comunicati stampa, nelle dichiarazioni di principio, siamo tutti disposti a fare dei cambiamenti istituzionali di grossa rilevanza ma, quando poi si tratta di doverci mettere intorno al tavolo per discorrere e stabilire determinati punti, ci sentiamo dire: "Siamo alla vigilia delle elezioni, mi sembra opportuno che questo argomento sia discusso dal nuovo Consiglio, il momento non è ancora arrivato". Qualcuno ci ha anche riconosciuto un certo brio perché siamo in minoranza, potrei ribadire che il brio che aveva l'Union Valdôtaine quando era in minoranza era uguale al nostro attuale ma da quando fa parte della maggioranza il brio, purtroppo, non lo ha più. Io dico che la gente, i consiglieri, il mondo politico devono essere coerenti con se stessi.

Questa legge, per carità, è emendabilissima, l'ho detto all'inizio, ma di proposte non ne ho sentite né qui né in Commissione; tengo a precisare che questo disegno di legge è stato presentato il 2 o 3 di novembre, quindi c'era tutto il tempo per le forze politiche di discorrere, valutare, esaminare, emendare o bocciare.

Ciò non è stato fatto e questa è la cosa che maggiormente mi dispiace, al di là delle valutazioni di principio per cui si dice: "Noi siamo d'accordo su questa proposta, non vogliamo che si possa mai dire che non siamo d'accordo per una modifica istituzionale di questa portata...però abbiamo delle perplessità su come è scritta, è una petizione di principio ma mancano i ragguagli consequenziali alla legge".

A questo punto io mi permetto di ricordare ai Commissari che con me fanno parte della prima Commissione, che quando si discusse la legge elettorale, uno dei punti fondamentali sul quale si cercò di trovare un'intesa era che la Commissione avrebbe dovuto presentare una proposta di legge che riguardasse l'incompatibilità tra consiglieri ed Assessori, cosa che, mi spiace doverlo dire, non è stata realizzata.

Ma c'è di più: quando nel corso della discussione della legge elettorale il Gruppo democristiano con altri gruppi fece la proposta di sancire il principio della incompatibilità tra consiglieri ed Assessori, essa fu bocciata da questo Consiglio anche perché erano necessari 24 voti, non era sufficiente la maggioranza semplice.

A questo punto mi trovo davanti tutti questi grandi riformatori a parole, però nei fatti c'è una volontà contraria perché qui si tratta di una proposta di legge statale, non cambierebbe assolutamente nulla se il Parlamento non approvasse questo disegno di legge. D'altra parte, se c'erano delle difficoltà interpretative come qualche Consigliere ha detto, come per ogni proposta di legge si presentino degli emendamenti; invece c'è stata, a mio giudizio, una preconcetta volontà di rinviare il tutto.

Ha ragione Louvin quando dice: "All'interno del nostro movimento non abbiamo ancora deciso, stiamo discutendo"; ma allora, se siamo ancora ad uno stadio di discussione, vuol dire che malgrado tutto ciò che è successo non si è voluto capire che il mondo sta andando avanti, che la Valle d'Aosta sta andando avanti e non è detto che quello che si decide all'interno dell'Union Valdôtaine sia legge.

Da 50 anni a questa parte continuiamo a sentirci dire: "Vogliamo fare qualcosa che assomigli alla legge dei Cantoni Svizzeri", sono 50 anni che, da quanto leggiamo sui libri o sentiamo dagli anziani, l'Union Valdôtaine dice questo ma non lo ha mai realizzato perché non è stata in grado o non ha voluto farlo; io non voglio fare della polemica ma, dato che mi si tira per quei pochi capelli che mi rimangono in testa, queste cose devo dirle per onestà di rapporti politici.

Che cosa vuol dire: "Il momento non è ancora arrivato"? Quando è il momento? Il momento è quello che fa comodo a Tizio o a Caio e non quello che fa comodo alla popolazione valdostana, bisogna chiarire queste cose.

Io ho apprezzato il discorso di Milanesio e soprattutto quello di Riccarand che non fa parte della Commissione ma ha detto delle cose sulle quali si può convenire anche nelle osservazioni negative rispetto a questa legge.

Qui ci troviamo di fronte ad un Consiglio regionale che preconcettualmente ha deciso che questa legge deve essere bocciata per delle ragioni che, a mio giudizio, sono di bassa bottega e non di valenza politica od istituzionale rilevante; in questo caso ci sarebbe stata una discussione da parte dei vari Gruppi che poteva concludersi anche con la bocciatura di questa legge ma avrebbe mostrato la volontà di andare avanti in una discussione su una vera modifica, seppure minima, dell'assetto istituzionale della nostra regione.

Mi rendo conto che questa è solo una delle valutazioni che possiamo fare, ma facciamola, non abbiamo paura e non ci nascondiamo dietro a un dito dicendo che il momento non è quello giusto, che diamo troppo potere al Presidente della Giunta, che ci sono le elezioni.

Credo che questo Consiglio abbia il diritto di legiferare fino al momento in cui ne avrà la possibilità, certamente se arriviamo al mese di maggio questo Consiglio non potrà agire perché sarà scaduto.

Non possiamo dire: "Siamo alla vigilia delle elezioni, quindi provvederà il prossimo Consiglio". Questo non cambia nulla perché è una proposta di disegno di legge statale che va al Parlamento che deve decidere.

Sono sicuro che, se il disegno di legge andasse in sede parlamentare, ci sarebbe una discussione molto più ampia di quella che è stata fatta in questo Consiglio.

(Voce fuori microfono: "Su questo non ci piove")

E allora, dobbiamo aspettare la bicamerale perché noi non siamo in grado di decidere le nostre cose, e dobbiamo chiedere il parere a De Mita o a Caveri o a La Malfa?

Guardiamoci bene negli occhi, perché se, così è, allora la nostra autonomia è di facciata e non di sostanza perché abbiamo paura delle nostre azioni. Io sono convinto che si tergiversa perché ci sono delle valutazioni di carattere politico che non hanno niente di istituzionale.

La nostra proposta cozza contro il vecchio sistema di far politica secondo il quale a parole tutti vogliono cambiare ma nei fatti le cose rimangono le stesse.

Io ricordo solo che ho fatto riferimento alla Regione Sardegna non per ragioni sentimentali ma perché il Consiglio regionale sardo ha già presentato dal maggio del '92 due proposte di legge: una riguarda l'ineleggibilità alla carica di Consigliere regionale, l'altra reca norme sulla incompatibilità tra gli incarichi di consiglieri e di Assessori regionali.

Possiamo anche imparare dagli altri, non dobbiamo continuare a dire:"Aosta caput mundi" perché queste sono delle belle frasi ma non hanno nessuna sostanza; dobbiamo aggiungere qualcosa di concreto ai nostri concetti e questa proposta costituisce una possibilità di dare alla Valle d'Aosta qualcosa di nuovo.

Mi auguro che si cambino le valutazioni fatte da alcuni consiglieri anche se non ci credo molto, ciò nonostante noi riteniamo giusto che la legge venga posta in votazione e che ogni Consigliere, ogni gruppo politico si assuma le responsabilità di accettare o rifiutare una proposta che vuole modificare gli orientamenti istituzionali della nostra regione.

Presidente Ci sono altri interventi? No, allora pongo in votazione la proposta di legge n. 12.

Esito della votazione:

Presenti. 28

Votanti: 11

Favorevoli: 11

Astenuti: 17 (Agnesod, Bajocco, Chenuil, Cout, Faval, Lanivi, Lavoyer, Louvin, Mafrica, Marcoz, Martin, Monami, Mostacchi, Perrin, Rollandin, Vallet e Viérin).

Il Consiglio non approva.