Oggetto del Consiglio n. 3982 del 27 novembre 1992 - Resoconto
OGGETTO N. 3982/IX Dibattito sulla situazione occupazionale e produttiva dello stabilimento Ilva-Cogne di Aosta, del settore edile e dei servizi a seguito dell'applicazione delle direttive comunitarie del 1° gennaio 1993 e sulle prospettive concrete di rilancio produttivo ed occupazionale nell'interesse socio-economico della comunità valdostana.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Lanièce.
Lanièce (DC) I colleghi del gruppo D.C. entreranno nel vivo sui problemi della situazione occupazionale e produttiva della Cogne, nel settore edile e sui servizi di sdoganamento dell'autoporto. Da parte mia, tenuto conto dell'incarico affidatomi, come segretario politico della Democrazia Cristiana, mi limiterò ad accennare ad alcune idee di base.
La Cogne è il simbolo della cultura industriale della Valle ed è l'ultima grande azienda sopravvissuta, con un glorioso passato, per la sua incidenza sul tessuto sociale ed economico.
La Cogne rappresenta ancora oggi, seppure in un continuo ridimensionamento, una presenza insostituibile nel nostro panorama industriale.
Viene invocata, a scusante, la crisi mondiale, europea e nazionale dell'industria siderurgica. Riconosciamo la portata e l'incidenza negativa, ma non deve essere un facile alibi, né per la dirigenza dell'azienda, né per l'esecutivo regionale. Qui si parla della prospettiva di vita di tante famiglie valdostane.
Non possiamo ammettere che i problemi della Cogne vengano risolti tenendo conto solo delle grandi strategie industriali o unicamente dei calcoli economici e di redditività. La presenza della Cogne è e deve rimanere insostituibile, tanto più che esistono aziende interessate a continuare la produzione siderurgica del nostro stabilimento. Dobbiamo a tutti i costi operare affinché vengano rispettati i patti a suo tempo stipulati ed esercitare pressioni a livello politico verso il Parlamento e il Governo di Roma.
Si devono cercare, con maggiore decisione di quanto è avvenuto fin'ora, le opportune soluzioni alternative che possono essere attuate a livello regionale.
L'espressione della volontà che emergerà dal dibattito di questo Consiglio straordinario dovrà essere fatto valere nelle sedi competenti e possiamo assicurare che la Democrazia Cristiana si farà parte diligente presso le proprie rappresentanze di partito e presso i parlamentari per esprimere i sentimenti e la volontà della Valle d'Aosta.
Per quanto concerne il settore edile, la crisi va affrontata in maniera diretta per le gravi conseguenze che comporta sui livelli occupazionali di tanti nostri concittadini di condizione modesta.
Teniamo inoltre conto che dobbiamo operare anche in vista di altri futuri impegni. Per i lavoratori dell'autostrada prima o poi si presenterà il problema di trovare soluzioni alternative affinché vengano mantenuti gli attuali livelli occupazionali. Pensiamoci sin d'ora per evitare brutte sorprese.
Le prospettive per i lavoratori dell'autoporto sono tutt'altro che rosee. La scadenza del 1° gennaio 1993 è molto vicina e noi siamo ancora qui a discutere senza indicare nuove soluzioni. Se non ci affrettiamo, 130 lavoratori tra un mese si troveranno senza posto di lavoro con le conseguenze che tutti conosciamo.
Non deprecheremo mai abbastanza che per un verso o per l'altro la prevista soluzione Mercedes SDS da una parte, si sia inceppata, e dall'altra, per quello che ne è rimasto, sia nelle mani del Presidente Lanivi, che a questo proposito è sempre molto enigmatico.
Se veramente crediamo nelle prospettive di unificazione europea, noi vogliamo che il conto non debba essere fatto pagare né solo a livello delle singole realtà territoriali, né solo dai lavoratori. Cadano pure le anacronistiche barriere doganali, ma chi ha finora operato nel settore non può essere gettato sul lastrico.
Quali le prospettive concrete di rilancio produttivo ed occupazionale? Purtroppo nessuno di noi possiede la bacchetta magica, ma dobbiamo comunque saper affrontare la situazione con tutta la nostra capacità operativa soprattutto dobbiamo allontanare la tentazione di sfruttare certi vantaggi elettoralistici.
Per concludere, vorrei dire che, se la situazione attuale dell'occupazione in Valle d'Aosta non offre risorse sufficienti alle domande di lavoro, soprattutto dei giovani, è perché non si è mai tenuto conto del problema della qualificazione professionale, e questa è una nota dolente.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti.
Beneforti (DC) Com'è noto, a questa seduta straordinaria si è giunti dopo una serie di interrogazioni, d'interpellanze e di mozioni presentate dall'opposizione.
Per quanto ci riguarda abbiamo svolto il nostro ruolo, osservando la Giunta ed è grave aver constatato l'incapacità di questa maggioranza nell'affrontare i problemi occupazionali e produttivi che scaturiscono da tre importanti settori del mondo del lavoro: edile, siderurgico e autoportuale.
Dopo 7-8 mesi dal Consiglio precedente, la Giunta ha approvato un disegno con il quale e sempre in modo unilaterale, ha deciso di acquisire le aree dell'Ilva Cogne, valorizzare le centrali elettriche di proprietà dell'Ilva, finanziare l'operazione con 150 miliardi e di predisporre un piano di riorganizzazione urbanistica da concordare con il Comune di Aosta. Nella relazione allegata alla legge si afferma che il provvedimento è stato preso in attuazione del mandato ricevuto dal Consiglio regionale con deliberazione n. 3655 del 17 luglio, sulla base degli indirizzi politici della Giunta stessa come da delibera n. 8255, e si dice "tenuto conto di quanto emerso dalle trattative in corso con il gruppo Ilva Cogne". Chiediamo a questo punto quali sono queste trattative e quali risultati hanno ottenuto.
Noi dell'opposizione crediamo che quanto delibera la maggioranza non sia sufficiente. Comprendiamo le difficoltà incontrate, perché conosciamo le decisioni assunte dalla CEE, ma non ci sentiamo di avallare la linea che sta seguendo la maggioranza. È una linea che conduce all'inevitabile chiusura dello stabilimento Cogne. Forse un domani la nostra città sarà più bella e ordinata, ma i nostri giovani ed i disoccupati dove troveranno lavoro? Siamo in grado di sostituirci globalmente al capitale pubblico presente oggi nella Regione?
Se non riusciamo a concludere intese sul piano produttivo ed occupazionale approdando a un disegno complessivo di cui siano protagonisti la Regione, l'Ilva, l'Iri, il Governo ed i privati non contribuiremo alla soluzione del problema.
Acquisire le aree vuol dire ammettere la chiusura della società a breve tempo come è accaduto all'Ilsa Viola, alla Montefibre e all'autoporto.
Dove troveremo il capitale per far fronte alle richieste dei privati disposti ad installarsi in Valle d'Aosta nelle aree acquistate dalla Regione? La situazione finanziaria ed economica della nostra Regione è nota, tant'è vero che anche il bilancio di previsione per il 1993 è stato predisposto con enorme ritardo.
Oggi si respira aria di elezioni e non vogliamo che si ripeta ciò che è accaduto nel 1988. Allora esisteva il protocollo Iri-Regione e si doveva salvare la Cogne concedendo alla Valle d'Aosta un futuro certo sul piano occupazionale e produttivo. 2.000 erano i posti di lavoro garantiti nella siderurgia; con quel protocollo sembrava di avere vinto una lotteria, ma così non è stato così.
Si acquistano le aree, si parla ancora di assetto urbanistico di Aosta, ma stiamo attenti che non si ripeta lo stesso errore di ieri.
Sono personalmente preoccupato nel leggere ciò che accompagna il disegno legge 485. L'esperienza del passato non è servita neppure agli organi di informazione che offuscano il ruolo dell'opposizione dimostrando così di essere organi al sostegno di un regime.
Qualcuno ha scritto che questa seduta era inutile e superata perché con l'acquisto delle aree tutto sarebbe stato risolto. Capisco le dichiarazioni rilasciate da un sindacalista della FLM, ma mi auguro che gli altri sindacati agiscano diversamente in merito a questa importante decisione.
Non comprendo quelle di Lanivi e di Mafrica perché più o meno sono le stesse del 1988. Un'azienda allo stadio fallimentare che senza il finanziamento della Regione rischia di non pagare il debito di bilancio e di non ricapitalizzare il capitale sociale, oggi si permette, di fronte a 150 miliardi, di dire che le intenzioni sembrano buone e che le valuteranno.
I dirigenti di questa azienda, a cui questi miliardi sembrano pochi, sono quelli che a parte la crisi di mercato, hanno la responsabilità della situazione venutasi a creare per l'incapacità di gestire l'azienda.
Noi riteniamo che certe trattative non possono e non devono essere portate avanti solo con Gambardella, ma occorre andare oltre. Noi avevamo indagato di più sui terreni, sulle intenzioni di privati disponibili, i quali non vogliono dubbi, ma controparti credibili e capaci di assumersi le proprie decisioni. Per questo ci interessa conoscere l'esito delle trattive con l'Ilva, che fine hanno fatto gli impegni e i mandati ricevuti dalla Giunta da parte di questo Consiglio e l'esito sui contenuti della delibera 8255 del 15 settembre scorso che prevedeva di giungere entro il 15 settembre 1992 ad una sottoscrizione di accordo con l'Ilva Cogne sulla base delle linee approvate dal Consiglio regionale il 17 luglio 1992 ed inoltre di predisporre entro 60 giorni la stipula di un documento che prevedesse il risanamento economico produttivo dell'azienda.
I lavoratori della Cogne vogliono conoscere per quanti di loro c'è la garanzia del posto di lavoro, se la Valle d'Aosta, Regione a tradizione siderurgica, rimane tale oppure no. Per avere queste risposte occorre trattare e confrontarsi, ma non decidere unilateralmente come è stato fatto fin'ora.
Vorrei dire al Presidente della Giunta che, a parte l'acquisizione delle aree, si devono porre anche delle condizioni, e la prima è che la Regione diventi proprietaria di tutta l'area.
Conoscere inoltre l'attività produttiva e occupazionale rimanente nel settore siderurgico ed infine sapere quale spazio occorre dare ai privati che hanno la volontà di entrare in società. Occorre insomma essere capaci di concretizzare un assetto societario serio e credibile, in caso contrario non avrebbe nessun significato l'acquisizione delle aree.
Noi non siamo in condizioni di realizzare migliaia di posti di lavoro da soli. Si possono integrare altre attività lavorative, si può sfruttare l'uso delle centrali di proprietà dell'Ilva Cogne, possiamo portare avanti l'azione urbanistica e territoriale, ma oggi non è tempo di fantasticare, dobbiamo agire autorevolmente con i dirigenti dell'Ilva non accettando la loro causa.
Il 2 luglio si affermava di avere stabilito un clima di dialogo più adeguato e che avrebbe permesso di affrontare con serenità i problemi dell'insediamento industriale. Ebbene io vorrei sapere quali frutti ha dato questo nuovo metodo di trattativa.
Non serve dare soldi e ostentare ricchezza per risolvere il problema occupazionale concedendo 150 miliardi alla Cogne, 1 miliardo all'Impresa Freydoz, altri miliardi per l'acquisto delle aree dell'autoporto: occorre garantire attività alternative ai 130 dipendenti dell'autoporto che attendono un segno di certezza sul loro futuro così come ai dipendenti dell'edilizia.
Il problema non è di facile soluzione, ma appunto per questo occorre creare nuove attività allo scopo di uscire dall'assistenzialismo che si è registrato fino ad oggi.
Chiudo il mio intervento con l'auspicio che la Regione sappia esercitare un ruolo capace di catalizzare le forze economiche esistenti nella Regione pur nel rispetto della reciproca autonomia. Un ruolo capace di dare unitamente alle forze sociali una svolta alla politica economica, produttiva e occupazionale; capace di realizzare un confronto ed un dialogo con il Governo centrale in modo da garantire la presenza del capitale pubblico nella nostra Regione e di affrontare il ruolo del privato nel settore siderurgico con la tempestività che la situazione richiede. Respingere inoltre un certo tipo di informazione deleteria, assumere un ruolo capace di promuovere attività alternative adeguate e di acquisire non solo aree, ma di proporre l'uso delle stesse nei tempi che i singoli casi richiedano.
Rispettare insomma gli impegni assunti in Consiglio, e non ricer-care, ma respingere quel colletarismo proveniente da certe forze, anche sindacali, capace di far uscire la nostra Regione da situa-zioni di stampo mafioso che sembrano sussistere in diversi settori.
PresidenteHa chiesto la parola il Consigliere Aloisi.
Aloisi (PSI) Anche noi abbiamo chiesto la convocazione di questo Consiglio straordinario per affrontare la drammatica situazione occupazionale in Valle d'Aosta. Mi auguro che da questo dibattito, l'opinione pubblica e i lavoratori che ci ascoltano, possano ottenere risposte chiare e precise anche se su questo tema la maggioranza è rimasta silenziosa per troppi mesi.
Anziché risolvere questi gravissimi problemi, si è rimasti insensibili alle richieste ed agli interventi necessari più urgenti. I lavoratori dell'autoporto si trovano ad un mese esatto dalla chiusura dell'autoporto senza nessuna risposta concreta sul loro futuro.
Vorrei sapere dal Presidente Lanivi e dall'Assessore Mafrica quali sono gli intendimenti nei confronti di questa drammatica situazione.
La Valle d'Aosta non è più quell'isola felice di un tempo. In questa grave situazione come si collocano la Cogne e l'Autoporto? Ci sono le basi per un rilancio? L'ottimismo della Giunta si scontra con una drammatica realtà che sembra non avere sbocco.
Lo scorso 20 luglio ci fu un incontro tra i manager dell'Ilva Cogne ed i maggiori responsabili politici regionali. Le parti avevano assunto l'impegno di costituire gruppi tecnici di lavoro per individuare punti di accordo ed iniziative da intraprendere nei settori del rilancio industriale, dell'occupazione, dell'ambiente, dell'energia, delle centrali, delle aree Cogne, del territorio, dell'informatica e della ricerca.
Dall'esito del confronto Ilva-Regione, avvenuto a Settembre, sarebbe dovuto uscire il futuro del nuovo stabilimento. È stato un confronto all'insegna della massima collaborazione in un clima disteso e cordiale, aveva esordito allora Giovanni Gambardella, dicendo che, pur vivendo un momento difficile per l'industria siderurgica a livello mondiale, si era concordato con le autorità regionali un modo per uscirne con un piano che avrebbe assicurato la sopravvivenza della Cogne. Il problema però non è risolto, dichiarava l'Assessore Mafrica, la verifica sulle reali volontà dell'Ilva le faremo quando esamineremo i progetti elaborati dai gruppi di lavoro. Il Presidente Lanivi dichiarava che "il piano Cogne è un piano strategico per la Valle d'Aosta, pensato su un'area che comprende sia l'Autoporto che la Cogne. È un piano strategico perché studiato con precisi obiettivi.
A questo punto mi pare logica qualche osservazione: dov'è finita questa verifica del 30 settembre, quali sono i progetti elaborati dal gruppo di lavoro per verificare la reale volontà dell'Ilva di salvare la Cogne? La volontà dell'Ilva è solo quella di salvare la Cogne o quella di incamerare i 150 miliardi che la Regione si appresta a dare con un progetto di legge?
Abbiamo l'impressione che si voglia aspettare ancora qualche mese quando ci saranno le elezioni e poi riparlare di provvedimenti. Questa è un'Amministrazione inefficiente ed incapace e questa tesi non è sostenuta solo da me, ma anche dall'associazione industriali della Valle d'Aosta. Il Presidente di tale associazione Renzo Vuillermoz parla infatti di "crisi attuale che può aggravarsi di molto nei prossimi anni, la ripresa è lontana, l'edilizia è a pezzi e l'Amministrazione regionale sbaglia politica". Sergio Musumeci responsabile della piccola Impresa dice che non viene fatto nulla per consolidare l'esistente, c'è uno squilibrio di stipendi tra il settore pubblico e quello privato, la Regione sperpera e non investe, non c'è un coordinamento secondo gli imprenditori, tra le strutture regionali.
Qualcosa è stato fatto, dice Vuillermoz, ma in modo scoordinato e ripetitivo e pertanto svuotato di reale contenuto. L'agenzia del lavoro ha bene operato, ma non può contare sull'osservatorio del mercato del lavoro che esiste soltanto sulla carta e le sue competenze s'intrecciano a volte disarmonicamente con quegli degli assessorati. Il pubblico è bocciato dal privato per la scarsa qualità dei servizi e per la mancanza di preparazione, anche gli amministratori non passano l'esame. Hanno scarsa propensione a portare avanti le operazioni che non presentino prospettive di ritorno in termini di voto.
Questa dichiarazione è drammatica! L'inefficienza di questa Giunta oltre ad essere evidenziata dalle forze politiche di opposizione, è evidenziata soprattutto da una associazione al di sopra di ogni parte.
Per concludere, io chiedo a questa Giunta di dare delle risposte concrete ai lavoratori della Cogne e dell'autoporto.
Si prende atto che dalle ore 16,58 presiede il Presidente Bich.
Presidente Ha chiesto la parola il Vicepresidente Trione.
Trione (DC) Ho richiesto questa convocazione straordinaria allo scopo di dibattere se le prospettive di rilancio economico ed occupazione della nostra Regione abbiano già creato qualche effetto immediato e positivo.
Il problema a mio parere è uno solo e sempre più vasto. Quello della crisi economica della nostra Regione, da anni latente, mascherata, spesso temporaneamente tamponata, ma sicuramente presente e costantemente attuale. Il grido di dolore già citato dai colleghi e lanciato alcuni giorni or sono dall'associazione valdostana industriali, sulla pesante situazione in cui versa l'Industria in Valle, sottolinea ancora una volta il problema della fragilità del tessuto economico e produttivo regionale e di quello industriale in particolare dopo lo sfarinamento della grande industria, sia pubblica che privata ed il consolidarsi di medie e piccole Imprese, per altro, fortemente legate all'indotto.
La crisi economica con le sue difficoltà ed incertezze produttive ed occupazionali ha al suo traino intralci ed indecisioni di programmazione e di sviluppo dell'intera comunità. C'è chi tra gli imprenditori valdostani ha preferito e, sarebbe importante capire il perché, investire nel Lazio.
Credo anche che per trattare l'argomento in maniera esauriente sarebbe utile avere a riferimento dati e rilievi autocritici in mancanza dei quali non saremmo in grado di trarre delle conclusioni e meno che mai di trovare delle adeguate soluzioni all'angoscioso problema. Rispetto al mese di settembre del 1991, gli iscritti nelle liste del collocamento sono aumentate del 4 percento, sono passati da 3687 a 3830, più 147 unità; gli avviati al lavoro sono diminuiti del 15 percento, 184 in meno rispetto allo scorso anno; i licenziamenti infine sono aumentati del 3 percento, più 86. Certo ognuno di questi dati può avere una sua spiegazione, ma è difficile non ricollegare questi dati negativi a quelli altrettanto negativi della situazione economica. Non voglio qui aprire un nuovo dibattito sulle cause di una situazione già particolarmente precaria perché possiamo certamente dire e sostenere che essa è dovuta in gran parte a fattori esterni e generali, ma aggiungo anche in qualche misura a mali nostri e le cui cause sono note a tutti.
Nelle note sull'andamento dell'economia della Valle d'Aosta del 1991 curate dalla Banca d'Italia, si può leggere che in Valle il rapporti impieghi - depositi pari al 40,9 percento si mantiene notevolmente al di sotto della media nazionale. Tale andamento, prosegue il rapporto della Banca d'Italia, che sembrerebbe avvicinare la Valle d'Aosta ad alcune Regioni meridionali, caratterizzate da basso sviluppo che la mantiene ben lontana dagli indici conseguiti dalle Regioni ad alta produzione industriale, non appare legato a cause congiunturali e quindi superabili in breve; al contrario il contenuto ricorso valdostano al credito bancario trae origini da motivazioni permanenti che vanno ricercate nell'assenza di una robusta struttura industriale e nell'inusuale azione di sostegno della Regione verso tutte le categorie produttive.
La nota della Banca d'Italia dà un quadro senza dubbio allarmante sulla capacità di tenuta del sistema economico regionale, ma verosimilmente esatto e corretto, e pone degli interrogativi sulla capacità d'indirizzo economico e produttivo delle politiche fin qui adottate dalla Regione negli ultimi anni. C'è da chiedersi, nella buona sostanza, come mai malgrado il rilevante sforzo finanziario, sono ben 3.600 i miliardi di lire complessivamente spesi dalla Regione per lo sviluppo economico nel periodo 84-89 di cui 2.500 nel solo settore delle costruzioni. Già altri nella nota ricerca curata dal Censis un anno fa, hanno esaminato il problema e suggerito risposte. La più importante delle quali, a mio avviso, è quella che solo declinando in tutte le forme possibili la chiave della selezione sia sul versante dei soggetti economici che sul versante delle politiche pubbliche, si potrà creare un nuovo ciclo di sviluppo in Valle. Mi pare però utile aggiungere un'altra considerazione. Là dove esistono strutture produttive gracili, un'alta immissione di pubblico denaro sotto forma di investimenti pubblici e/o a sostegno dei salari, anziché garantire sviluppo economico, ha come magro risultato un'impennata di prezzi all'interno del paese ed un consistente sostegno all'importazione di beni e servizi da altri paesi. Ed è appunto quello che è avvenuto in Valle. La consistente spesa della Regione, non è riuscita nel suo complesso a promuovere una diffusa e meno che mai forte imprenditoria. Gli appalti di opere pubbliche della Regione vengono sempre più spesso aggiudicati a ditte non valdostane, i prezzi al consumo sono tra i più alti a livello nazionale.
Dopo queste considerazioni di ordine generale, sul mancato sviluppo economico della Regione, mi accingo ad aggiungere qualche osservazione più particolare sul tema della Cogne e cercherò di farlo nella maniera più coincisa possibile.
Occorre innanzitutto definire o ridefinire il ruolo strategico della Cogne e subito dopo risolvere la questione concernente il riassetto dello stabilimento.
Per quanto riguarda il ruolo strategico, è sovrarafforzato tramite nuove alleanze, siano esse nazionali o internazionali, meglio se europee, e nuove integrazioni societarie e produttive. Non possiamo e non dobbiamo nasconderci che questo trascorso con l'Ilva è stato il periodo peggiore vissuto dalla Cogne sia in termini di risultati economici che di prospettive. Occorre forse risalire agli ultimi periodi dell'Egam per ritrovare analoghi momenti negativi.
Il nuovo ruolo strategico non potrà che passare attraverso il potenziamento della commercializzazione, dell'assistenza tecnica e del marketing, il ripristino delle attività di ricerca, di innovazione e di sviluppo che da troppo tempo sono abbandonate.
Una sottolineatura per quanto concerne i partner societari: ce ne sono, ma è importante trovare quelli giusti e trovarli è compito dei manager societari ed aziendali, i quali soprattutto in questa scelta devono essere oculati, attenti ed avveduti.
La seconda questione alla quale avevo fatto cenno, è quella del riassetto dello stabilimento. Lo stabilimento va riordinato ed assestato con la linearizzazione degli impianti e con questo intervento potranno e dovranno trovare attuazione in condizioni economiche finalmente vantaggiose e competitive, le attività siderurgiche che daranno attuazione alla vocazione verticalizzante dello stabilimento di Aosta.
Tutto ciò va fatto localizzando il nuovo stabilimento nell'area Est del Buthier; si tratta di circa 300 mila metri quadrati per il quale esistono già progetti definiti, noti e compatibili con le esigenze produttive stimate. Deve essere a carico della società la bonifica dell'intera area e la ricollocazione dello stabilimento, devono essere garantiti dall'azienda i risultati attesi, i tempi di realizzazione ed il mantenimento dei tetti di spesa previsti.
L'azienda deve inoltre cancellare dai suoi progetti e dalle sue ipotesi spartizioni artificiose dello stabilimento. Per quanto concerne il personale, deve essere rimosso il diffuso e giustificato timore, se non il convincimento, che lo stabilimento è destinato alla chiusura. La rilassatezza tipica nelle aziende di Stato, ha lasciato il posto al fatalismo. L'azienda è sentita da molti di quelli che vi operano come un carrozzone che non andrà mai bene, ma se la Regione ci dà una mano, si può sperare che duri ancora un po'! Dall'esterno la Cogne è vista come anacronistica, nessuno mai farebbe più domanda per essere assunto. Gli unici datori di lavoro affidabili sono la Regione ed il Casinò.
Sull'acquisizione di aree e fabbricati, le condizioni non possono essere quelle dettate dall'Ilva che, quando si trasforma in agenzia immobiliare, pare conoscere molto meglio il proprio mestiere rispetto a quello di fare e vendere l'acciaio.
Mi riferisco poi alle iniziative che possono vederci in compartecipazione e nel comune interesse e tra queste certamente il centro elaborazione dati, le centrali elettriche ed il centro di ricerca ed ancora allo studio ed al successivo utilizzo dell'area che si renderà libera a beneficio della città di Aosta o meglio ancora dell'intera comunità valdostana, ai problemi collegati con l'ecologia, l'ambiente e la sicurezza sul lavoro eccetera.
Tra le iniziative di compartecipazione che prima ho citato, tutte meritevoli della massima attenzione, ritengo particolarmente interessante per quanto concerne il centro elaborazione dati, la prima delle due ipotesi di soluzione che prefigura la costituzione di una società mista Finaosta-Inva Cogne e prevede oltre all'assorbimento di tutte le 22 professionalità esistenti nella nuova società, un'intervento regionale di sostegno alla formazione, alla ricerca ed il supporto agli investimenti.
Infine il tema delle centrali elettriche alle quali va riconosciuto un ruolo strategico della massima importanza. Questo Consiglio regionale ha recentemente approvato una risoluzione con la quale si chiedeva di riottenere un controllo sulle centrali idroelettriche oggi in concessione all'Ilva, centrali storicamente connesse ed ancora oggi indispensabili all'attività produttiva e sulle quali la Regione ha proprie competenze statutarie. Il 15 settembre inoltre la Giunta regionale con la sua delibera n. 8255 decideva di attuare modalità e tempi per acquisire alla Regione in coerenza con le linee guida del piano energetico regionale, il controllo della produzione e dell'impiego dell'energia idroelettrica prodotta dalle centrali oggi di proprietà del gruppo Ilva ubicate nel territorio valdostano.
A questo proposito credo importante rilevare che in entrambi i testi, si fa riferimento al controllo delle centrali elettriche e che il termine controllo ha il significato di azionista di maggioranza e se ciò per innumerevoli aspetti appare auspicabile, il semplice controllo delle centrali elettriche risulterebbe di impedimento alla cessione di energia, a prezzo agevolato alla Cogne. Infatti l'articolo 20 comma I della legge n. 9 del 9 gennaio 1991 contempla esclusivamente la possibilità di produzione di energia elettrica per uso proprio, per la cessione all'Enel e per uso della società controllante con ammissione di scambi e cessioni tra queste ultime.
Appare quindi evidente da quanto detto che la Regione non deve limitarsi ad acquistare il controllo societario dell'Ilva centrali elettriche, ma deve acquisire la proprietà delle centrali stesse per costituire successivamente con la stessa Cogne ed eventualmente con altre società, una società consortile od un consorzio dei quali così sarà possibile cedere energia elettrica a prezzo agevolato agli stabilimenti medesimi.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale.
Pascale (PSI) Cercherò di essere breve e sintetico perché molte cose sono già state dette.
Ci sono all'ordine del giorno di questo Consiglio, tre problemi diversi tra di loro, ma che presentano alcune analogie.
A me pare di intravedere, quanto meno, una radice comune, nella crisi di questi tre settori e cioè il fatto che ormai i processi produttivi di una nazione e quindi a maggior ragione di una piccola comunità come la nostra, non possono essere visti e risolti senza tener conto della interdipendenza che esiste in un contesto più ampio in modo particolare a livello europeo.
Questo è senz'altro vero per la Cogne e a maggior ragione per l'Autoporto, forse un po' meno per il settore dell'edilizia, ma non dimentichiamo che i guai sono cominciati con le direttive CEE che imponendo la libera concorrenza negli appalti, hanno di fatto smorzato quel protezionismo che prima era possibile nei confronti delle Imprese locali.
In questo ambito la Regione che è il maggior committente, forse può influire con interventi più immediati e incisivi che negli altri settori. Quello che mi pare grave è innanzitutto il settore siderurgico. La crisi della Cogne rientra in quella crisi di sovrapproduzione che è propria di tutti i paesi sviluppati non soltanto dell'Europa, ma anche degli altri paesi e che forse va connessa al problema molto ampio del rapporto tra paesi sviluppati e paesi sottosviluppati.
Il ruolo dell'Amministrazione regionale nei confronti della Cogne, negli ultimi due anni, ma anche prima, è stato un ruolo passivo nel senso che ci siamo limitati a cercare di tamponare con protocolli d'intesa che venivano smentiti e riproposti.
Questa è una mia pura impressione perché ho delle idee personali sulla politica industriale dell'Amministrazione regionale.
Oggi siamo di fronte ad una presa di posizione senz'altro "forte" della Regione con il disegno di legge per l'acquisto delle aree. Mi permetto di dire che, a me, pare una decisione tardiva e ormai insufficiente perché se ne parlava già nel 1987 ogni qualvolta si discuteva sulla sopravvivenza della Cogne, e forse allora questo poteva servire, mentre oggi sappiamo che i 150 miliardi che stanziamo serviranno ad appianare il deficit del bilancio della Cogne, per evitare che le aree, che sono già pignorate, vadano in altre mani. Non esiste nessuna garanzia da parte dell'Ilva Cogne di voler giungere ad un progetto di riqualificazione dello stabilimento. Il problema di fondo non è quello di sapere chi è il proprietario delle aree, ma se esiste una prospettiva per la Cogne.
Dopo il disastro Finsider di cui abbiamo discusso anni fa, oggi si parla di disastro Ilva. Quest'ultima ha bruciato, in questi anni, tutte le occasioni avute a disposizione. Era partita senza oneri finanziari perché era riuscita a scaricare sull'Iri 6 mila miliardi di debiti della Finsider, si è avventurata in partecipazioni, acquisizioni che hanno bruciato difatti 1.000 -2.000 miliardi. Ha sprecato l'occasione, un anno fa, di un momento di rilancio nel settore siderurgico, ha sbagliato anche l'alleanza con Falk, quindi c'è stato da parte dell'Ilva uno spreco delle occasioni avute e ripeto non è affidabile per rilanciare lo stabilimento Cogne.
Se veramente la Regione vuole avere un ruolo attivo, deve prendere personalmente l'iniziativa di assumere un partner privato; cosa non impossibile dal momento che ci sono privati italiani che investono all'estero. È chiaro che se aspettiamo che sia l'Ilva ha prendere l'iniziativa, ho l'impressione che metta al primo posto gli interessi del gruppo non quelli della Cogne di Aosta.
Avevo già sollecitato l'Assessore Mafrica ad assumere iniziative in tal senso e se questo non è possibile io ho delle perplessità sull'efficacia del provvedimento dell'acquisto delle aree. Siamo sicuri che a questo provvedimento seguano gli atti conseguenti o non acceleri il disimpegno totale dell'Ilva da Aosta. Dal momento che la stessa non è più proprietaria dei terreni e dello stabilimento, per quale motivo dovrebbe tenere in piedi un'azienda in perdita?
Per quanto riguarda l'Autoporto, ho letto che esiste l'intenzione dell'Amministrazione regionale di comprare anche l'area autoportuale perché è considerata area strategica. Ho avuto modo di esprimere le mie perplessità. Già nel 1985 quando la Regione decise di comprare il 33 percento dell'Autoporto io ero dell'idea di comprare tutto perché il quel momento era effettivamente una struttura strategica ed era nostro interesse esserne proprietari, ma oggi, venendo meno la funzione dell'Autoporto non è che un'area commerciale di servizio come altre aree esistenti in Valle, anzi si crea un precedente che può essere pericoloso. Vorrei portare un esempio: sapete che da tempo le società funiviarie evidenziano il difficile rapporto con i proprietari dei terreni e di conseguenza queste società potrebbero, in futuro, chiedere all'Amministrazione di comprare queste aree, perché sono strategiche e funzionali allo sviluppo dell'industria turistica.
Piuttosto, io vedrei l'operazione contraria: noi possediamo il 33 percento, vendiamolo ai privati, diamo l'opportunità ai privati di fare la riconversione perché la farebbero molto meglio di noi ed in tempi più brevi e l'esempio dell'operazione con la Ditta Enrietti mi sembra emblematica. Lui aveva chiesto la costruzione di un capannone, noi gli abbiamo concesso un contributo perché lo costruisse personalmente e così è stato fatto. Questa secondo me è la logica da seguire.
L'unico provvedimento operativo assunto è quello dell'agenzia di lavoro che chiede loro che cosa intendono fare per organizzare poi un corso di riqualificazione. Ma a che cosa serve un corso di riqualificazione per un lavoro che non esiste?
Due sono gli aspetti da prendere in considerazione: l'aspetto finanziario e occupazionale. Quello finanziario l'abbiamo risolto con la legge approvata alla Camera, per quello occupazionale chiedo che vengano inoltrate richieste a livello nazionale in base alla legge 223 relativa a misure di sostegno verso i lavoratori.
La risposta della Giunta è una risposta "debole" quindi inadeguata alla realtà odierna.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Limonet.
Limonet (DC) Il problema Cogne è ormai vecchio di alcune generazioni e malgrado la buona volontà non si è riusciti a rallentare il processo di spegnimento dell'azienda. Infatti dalle 6 mila unità che vi lavoravano negli anni 60, oggi ci troviamo con una forza lavorativa di soli 1.199 dipendenti, quindi non aspettiamoci l'immediata e totale soluzione del problema.
Ho fatto questa considerazione perché anche se siamo in minoranza e ci farebbe comodo strumentalizzare l'argomento, così come hanno fatto altre forze politiche in altre occasioni, non lo farò per rispetto verso tanti compagni di lavoro che stanno perdendo il loro posto.
Vorremmo però che l'Assessore Mafrica e la Giunta prendessero seriamente il problema nella sua complessità senza continuare a formulare comunicati, delibere e protocolli d'intesa.
Credo sia utile evocare a grandi linee le tappe che ci hanno portato a questo Consiglio straordinario.
Al 21 aprile del 1987 si siglava un protocollo d'intesa fra l'Iri e la Regione dove si ricordava l'importante ruolo che l'azienda, a partecipazione statale, ha sempre avuto in Valle d'Aosta e che la crisi occupazionale è conseguente a quella dell'Industria. Si ricordava inoltre l'impegno dimostrato dall'Amministrazione regionale per ammodernare il settore; anche in forza della competenza attribuitaci dallo Statuto. L'Iri conveniva allora di perseguire i seguenti obiettivi:
- realizzare progetti di ricerca nel campo dell'acciaio, mantenere la fetta di mercato inerenti gli Inox rapidi ed utensili, attuare programmi di formazione professionale e di risanamento economico dell'azienda; eseguire progetti di verticalizzazione della produzione e di acquisire le centrali elettriche, mentre la Regione si impegnava a fornire nelle forme più opportune, le risorse finanziarie per l'attuazione degli investimenti.
Nell'ultima delibera di Giunta si dicono quasi le stesse cose, sia nelle premesse che negli obiettivi dell'Ilva e negli impegni della Regione. Nel frattempo però sono passati cinque anni, abbiamo concesso dei soldi all'Ilva, che avrebbero dovuto servire soprattutto a riorganizzare e migliorare la produzione. Il grave è che nel frattempo abbiamo perso circa 800 posti di lavoro. Adesso si stanno nuovamente presentando le stesse condizioni e gli stessi presupposti. Infatti l'Ilva ha bisogno di soldi e noi per darglieli acquisteremo le aree. Questa cifra verrà usata per sanare il bilancio e fra pochi mesi la società avanzerà nuove richieste che saremo tenuti a soddisfare per evitare la chiusura di reparti e con la conseguente perdita di posti di lavoro.
Aggiungo che non siamo contrari all'acquisizione dei terreni perché l'avevamo già previsto nella passata maggioranza mediante l'inserimento di una cospicua somma a bilancio.
Vorrei tuttavia subordinare l'acquisto a tutte le aree dello stabilimento, compresa quella sulla sinistra orografica del Buthier, definita inquinata.
A proposito delle aree inquinate vorrei aprire una parentesi: a quell'area citata io aggiungerei quella a sud del ferroleghe, sulla destra orografica del Buthier, nonché le scorie stivate nel capannone ex ferroleghe. A questo proposito chiederei all'Assessore alla Sanità se ha provveduto a far eseguire delle analisi su prelievi, per individuare se nelle aree esistono presenze tossiche, nonché un'analisi dello stivato. Nel caso si trovasse una grossa quantità di scorie inquinanti, non ritengo giusto che le stesse vengano trasportate altrove per inquinare altri siti. Sarebbe comunque opportuno conoscere il termine entro il quale la Regione dovrà riscattarli e per quale cifra.
In ultima analisi le condizioni finali, affinché il gruppo della Democrazia Cristina si esprima favorevolmente sul problema dell'acquisizione delle aree, sono quelle di conoscere i progetti per il futuro della Cogne, quali accordi ci sono con l'Ilva, per quanto riguarda la produzione sulle aeree contigue, onde liberare i terreni da noi acquisiti; e questo naturalmente senza perdere la diversificazione produttiva e quindi le due linee di verticalizzazione: quella degli inox in rotoli o barre e quella dei fucinati.
Vorremmo sapere, conoscendo l'esistenza di interessi privati, qual'è il partner scelto dalla Giunta e dall'Ilva onde garantirsi l'acquisizione di una certa fetta del mercato, senza che lo stesso sia per altri versi concorrenziale con la Cogne. Dovremmo inoltre sapere cosa si realizzerà sui terreni dismessi dall'Ilva. Per concludere, siamo d'accordo sull'acquisto di tutte le aree a condizione che le spese relative alla bonifica siano a carico dell'Ilva e che si conoscano i progetti sul futuro della Cogne. Siamo ugualmente d'accordo sull'acquisto delle centrali elettriche purché la Regione ne diventi l'azionista maggioritaria, questo significherà che la spesa rasenterà i 200 miliardi di lire.
Vorrei ancora fare una breve considerazione: è vero che il tanto vituperato Governo sta predisponendo una finanziaria dove sarebbe previsto l'inserimento di condizioni particolarmente buone per la Valle d'Aosta, ma non credo che queste condizioni siano sufficienti a garantire tutti gli acquisti citati. Inviterei pertanto la Giunta a rimanere con i piedi per terra perché certe aspettative vanno verificate dopo.
Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'Industria e Commercio Mafrica.
Mafrica (PCI-PDS) La discussione mi è sembrata interessante e costruttiva, d'altronde gli argomenti che stiamo trattando meritavano un atteggiamento di questo tipo. Siamo in una fase decisiva, come sottolineava appunto Pascale, della trasformazione dell'economia della nostra Regione. Si è passati dalla fase agricola alla fase industriale, senza grossi traumi. Oggi siamo in una fase in cui per l'industria esistono gravi pericoli proprio in connessione con situazioni economiche nazionali, europee ed internazionali.
Il collegamento tra l'andamento dell'economia degli altri paesi è molto forte. Una Regione come la nostra, anche se in forme attenuate, incomincia a risentirne. In Piemonte sono centinaia le aziende che si sono trasferite in Savoia, per le condizioni che vengono loro offerte. Il ruolo della nostra Regione è arduo, i finanziamenti che hanno consentito uno sviluppo accentuato negli ultimi anni, potranno essere con il tempo ridotti, si accentua perciò il ruolo che la Regione deve avere nel selezionare la spesa, nell'indirizzarla a fini produttivi e nel programmare lo sviluppo.
Io condivido l'allarme per l'occupazione che è stato lanciato in quest'aula, e in effetti se si controllano i dati complessi del 1992 al precedente anno, si vede che esistono una serie di indicatori negativi, dall'aumento degli iscritti nelle liste di collocamento, all'aumento dei licenziamenti, alla diminuzione dell'avviamento al lavoro, alla diminuzione dei contratti di formazione.
Si tratta ancora di cifre dell'ordine del 10 percento, ma il segnale è preoccupante ed io devo dire che mi rallegro perché gli industriali hanno lanciato un grido allarme.
La Regione sta assumendo provvedimenti di sostegno, è stata votata la legge che consente alle aziende di migliorare il loro assetto produttivo rispetto all'inquinamento, si sta discutendo in Commissione la legge che consente alle piccole imprese di costruire o ampliare direttamente i propri capannoni; è stata approvata la legge che consente alle imprese commerciale ed artigiane di intervenire per il rinnovo dei propri laboratori con mutui agevolati migliori, ed è stata presa la decisione di consentire l'iter delle concessioni per l'energia idroelettrica.
Il disegno di legge che la Giunta ha presentato è una riposta "forte" rispetto alla volontà politica di affrontare l'emergenza Cogne e rispetto alla volontà di guardare anche al futuro, perché mette insieme i diversi aspetti del problema, quello del disegno industriale, quello della riqualificazione urbanistica del territorio, e l'aspetto della disponibilità energetica. Questo disegno di legge intende mettere la Regione Valle d'Aosta, gli imprenditori pubblici e quelli privati, nelle condizioni di poter affrontare i problemi dell'occupazione, del territorio e dello sviluppo.
Si dice poi che noi stanziamo dei fondi per l'acquisto delle aree; non è esattamente così perché l'autorizzazione di spesa riguarda tutti gli interventi, sia quelli per l'acquisto delle aree, sia per la reindustrializzazione e per le centrali elettriche. L'acquisto delle aree non è finalizzato al miglioramento dei conti della Cogne, ma consente innanzitutto di pensare ad una riorganizzazione di una parte del territorio della città che è una parte del centro urbano e su quest'area possono trovare posto nuove attività industriali. Questa è una finalizzazione del disegno di legge in accordo con il Comune di Aosta, per attività di interesse comunale. Mi pare che, questo modo di guardare all'acquisto delle aree, dimostri la validità per il futuro. Nell'immediato, indubbiamente, può favorire e migliorare anche i conti della Cogne.
Si diceva che è necessario trovare un partner, ma voi pensate che sia facile trovarlo per un'azienda che non dispone più neppure delle mura del proprio stabilimento?
Prima di ogni altra cosa l'intervento consentirà, almeno all'azienda, di rientrare attraverso forme di comodato nella disponibilità delle aree su cui i capannoni sono insediati. Faciliterà questo la ricerca del partner? Io credo che, dagli studi condotti siano emersi due elementi importanti. Il primo è che la Cogne deve modificare qualcosa altrimenti non sopravvive; occorre che ci sia una struttura commerciale adeguata, un mercato assicurato di vendita e che ci sia un intervento sull'assetto produttivo. La Cogne ha ancora dei punti di forza che sono la qualità del prodotto, il nome del prodotto, le quote di mercato nazionali ed europee che ancora conserva, il fatto che negli ultimi mesi il margine operativo lordo, cioè la differenza tra i ricavi ed i costi è positivo.
La Cogne ha ancora 1.624 lavoratori su un complesso di attivi nell'industria di 6.800. È una forte percentuale su cui è indispensabile intervenire perché la Regione in tempi brevi, non è in grado di trovare altrettanti posti di lavoro. Ci sono condizioni difficili da percorrere, però possono permettere il risanamento. È vero che l'Iri è diventata una Spa e non viene più finanziata dallo Stato, che è indebitata e non è più in condizioni di soddisfare le richieste dell'Ilva, la stessa ha dei problemi e non è in grado di intervenire verso la Cogne, ma con un complessivo di legge, come quello presentato, è possibile ipotizzare interventi che coinvolgano l'Ilva, partner privati e la Regione in un riassetto industriale.
Questo dovrebbe consentire accordi e intese che fin'ora non sono state possibili.
La trattativa è serrata ed è in corso, mi pare che la Regione con questo disegno di legge abbia fatto una scelta chiara e netta. Ha detto di essere disponibile a intervenire nel periodo in cui il bilancio è in crisi con un rilevante contributo, ma anche la Cogne deve fare la propria parte. La totalità della trattativa dipende proprio dalle condizioni che la Regione pone all'Ilva e che riguardano la scelta del partner e il disegno industriale. Si giungerà ad una conclusione soltanto se, agli impegni regionali corrisponderanno altrettanto chiari gli impegni dell'Ilva.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bondaz.
Bondaz (DC) Caro Assessore Mafrica, le cose da lei pronunciate le abbiamo già sentite per cui non ha detto niente di nuovo.
Nel suo intervento ci sono state alcune inesattezze che sarebbe stato utile fossero state evidenziate nella sua relazione.
Questa mattina ho letto un'intervista rilasciata dal capogruppo dell'U.V. e mi ha colpito la dichiarazione di Andrione, il quale affermava che qualcuno, riferendosi alla maggioranza, è rimasto "obnubilato" dalla questione della Cogne. Credo che questa sua affermazione, del tutto personale, non vada comunque disattesa.
A questo proposito tengo a precisare che, quando si parla del ruolo accentuato che la Regione dovrebbe avere in questa particolare vicenda, occorra spiegare che cosa questo significa.
Se per ruolo accentuato significa acquistare aree od altro, io dico che quella somma è insufficiente, per cui quel progetto di legge è un progetto tampone.
Nella precedente maggioranza un discorso di questo genere è stato pesantemente criticato. Oggi la situazione si è capovolta ed evidentemente bisogna accettare una certa logica di maggioranza.
Affermare inoltre di trattare con l'Ilva mentre non è più proprietaria dei suoi fabbricati è inesatto in quanto l'operazione è stata del tutto formale. L'Ilva si trovava in un momento difficile ed ha ceduto i suoi stabilimenti ad una società ad essa collegata dalla quale ha reperito una cifra che è servita a pareggiare una carente situazione economica. Si è trattato di un puro giroconto.
Inoltre, a suo tempo, l'Assessore Mafrica ha avuto dei contatti con alcuni industriali, tra i quali un certo sig. Menduni, considerato dall'Assessore una persona disponibile e capace di vendere bene il proprio prodotto. Poteva quindi essere tra quegli imprenditori privati utili a sanare la situazione deficitaria della Nazionale Cogne.
Poiché stiamo vivendo in un periodo in cui l'economia italiana e quella europea si stanno muovendo per cercare di risolvere i propri problemi con le privatizzazioni, vorremmo conoscere come si sono svolte le trattative con il sig. Menduni e quali sono gli attuali rapporti.
Non vorrei che ci trovassimo nelle condizioni di subirci oltre che le spese dell'acquisto delle aree anche tutti i costi relativi alla riconversione. Si dice ancora che sono stati emessi provvedimenti di sostegno nei confronti dell'Industria valdostana.
Non lo possiamo negare anche se il Presidente dell'associazione valdostana degli imprenditori industriali ha detto di non volere un'industria sovvenzionata non essendo questo un loro principio, ma bensì il concetto inserito nel programma della precedente maggioranza. Oggi invece, si ritiene che la sovvenzione sia un toccasana, esiste quindi un netto contrasto tra la tesi sostenuta dalla Regione e quella dell'imprenditoria valdostana.
Io non credo che acquisire le aree della Cogne sia una risposta "forte", è semplicemente una risposta. La risposta "forte" sarebbe quella di avere già stabilito che cosa costruire. Si tratta solamente di elargire dei soldi all'Ilva allo scopo di sistemare i conti. Se queste sono quindi le prospettive della maggioranza sono proposte, a nostro avviso, estremamente deboli.
Mi sia consentito aggiungere che, verso l'inizio degli anni '60, la parola mitica nel mondo politico era quella della "programmazione". Oggi dopo venti anni la parola mitica è diventata "riconversione". Tutte le idee sono valide, ma mi domando che cosa diamo noi come Consiglio regionale a quelle persone che alla fine dell'anno saranno licenziate. Diciamo loro di stare tranquilli perché noi facciamo la riconversione?
Questo è un discorso a lungo termine, mentre andava risolto con immediatezza e si poteva fare attraverso una migliore individuazione del prodotto SDS. Sarebbe stata una possibile ipotesi sulla quale si poteva lavorare esistendo la disponibilità immediata di occupazione per almeno un certo numero di persone.
Oggi invece lei dice che nella immediatezza la Giunta non è in grado di proporre soluzioni dal punto di vista occupazionale.
Ci sono punti su cui il Governo deve dare delle risposte immediate e concrete perché non si vive di "riconversione" o di "programmazione".
Io auguro ai signori della Giunta di trovare delle soluzioni o proposte nuove ed anche migliori delle nostre, ma fino a quando non ci daranno risposte chiare e precise non possiamo accettare questo modo di agire nei confronti, soprattutto, del personale della Nazionale Cogne.
Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore ai Lavori Pubblici, Vallet.
Vallet (UV) Dal tono e dai contenuti di alcuni interventi, sembrerebbe che tutte le responsabilità di una situazione sicuramente grave, siano di questa Giunta. Mi pare che certe affermazioni e certe accuse siano strumentali e quindi, senza preoccuparmene troppo, vorrei fare alcune riflessioni sul settore edile.
Ho già avuto modo di dire, rispondendo ad una interpellanza, che il settore edile in Valle d'Aosta risente delle difficoltà e della crisi generale.
Provvedendo settimanalmente all'elenco delle ditte da invitare agli appalti, ci accorgiamo che purtroppo coloro da non invitare perché inadempienti rispetto agli oneri contributivi sono molti. Questo è il primo segnale di difficoltà di una Impresa.
È evidente che le problematiche sono complesse ed irrisolvibili da parte della Regione. Le imprese valdostane hanno difficoltà nell'ottenere commesse per il fatto che esiste un sovraffollamento di imprese edili e una difficoltà anche di recuperare aree da parte dell'edilizia residenziale pubblica.
L'associazione industriale ha chiesto delle forme di protezionismo per favorire le imprese locali; a noi questo sembra di difficile attuazione perché non riteniamo che sia la strada giusta.
Non si possono risolvere i problemi in breve tempo con provvedimenti immediati perché occorre prima esaminarli a fondo.
La Giunta, di fronte a questo quadro, si è mossa con proposte concrete garantendo la trasparenza e la massima correttezza nella gestione degli appalti adottando la procedura del massimo ribasso. Questa procedura porta ad una maggiore conflittualità tra le Imprese e provoca dei ribassi troppo elevati, ma è comunque il metodo che garantisce maggiormente la trasparenza. Per gli appalti di una certa dimensione, stiamo adottando il metodo dell'offerta per prezzi unitari anche se questo comporta un maggior lavoro, ma certamente potrà servire a contenere i costi.
Abbiamo mandato avanti il disegno di legge sull'osservatorio degli appalti che se il Consiglio voterà, costituirà comunque uno strumento efficace di programmazione e di gestione per la spesa pubblica.
Vorrei fare un breve cenno per quanto riguarda la situazione del gruppo Freydoz. Abbiamo lavorato in collaborazione con l'Ufficio del lavoro, il sindacato e con i responsabili delle Imprese, con due obiettivi: poter pagare gli stipendi al personale, che dal mese di luglio non li riceveva, e siamo riusciti a sbloccare la situazione e il tentativo di salvataggio dell'azienda.
Il Consiglio è al corrente che la Giunta ha incaricato uno studio per valutare quali possono essere le modalità d'intervento nella direzione di far svolgere un ruolo attivo alla finanziaria regionale.
Su questi problemi è necessario trovare una collaborazione e da parte nostra esiste la disponibilità di trattare con chi desidera dare il proprio contributo.
Presidente Comunico al Consiglio che su richiesta delle rappresentanze sindacali dei lavoratori dell'Autoporto ed una folta rappresentanza degli stessi lavoratori, c'è stato un incontro con la Presidenza del Consiglio e con l'ufficio di Presidenza.
Nel corso dell'incontro si sono dibattute le tematiche che hanno creato le condizioni di crisi e le rappresentanze sindacali hanno sostenuto la necessità di amplificare al massimo sia all'esterno che presso i Ministeri competenti, una serie di provvedimenti. Da questo incontro è scaturita una risoluzione che il sottoscritto e gli altri colleghi della Presidenza e anche a nome dei consiglieri Stévenin, Agnesod e Gremmo, propongono all'attenzione del Consiglio regionale.
Risoluzione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Riunito in sessione straordinaria ed urgente per discutere sulla situazione occupazionale della Regione e sulle prospettive di rilancio produttivo ed occupazionale nell'interesse socio-economico della comunità valdostana;
Tenuto conto della grave situazione che si verrà a creare con l'abbattimento delle barriere doganali interne, evidenziata nel corso dell'incontro avuto in data odierna con una delegazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali delle case di spedizione operanti nell'Autoporto regionale di Pollein;
Considerata l'estrema necessità ed urgenza di concreti provvedimenti atti a garantire, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali, la graduale ricollocazione dei lavoratori interessati nel mondo del lavoro valdostano, in attesa della realizzazione delle iniziative che l'Amministrazione regionale sta ponendo in essere allo scopo di creare delle possibilità occupazionali alternative;
Tenuto conto del grave stato di tensione sociale esistente;
Richiede
al Ministro del Lavoro e della massima occupazione di emanare, con ogni possibile urgenza, i provvedimenti necessari per assicurare ai lavoratori del settore interessato dall'abbattimento delle barriere doganali la possibilità di ricorrere agli strumenti di sostegno al reddito di altre categorie di lavoratori.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale.
Pascale (PSI)Trovo scorretto il comportamento della Presidenza del Consiglio. Quando ci sono dei lavoratori che durante dibattiti inerenti ai loro problemi, chiedono un incontro con le forze politiche, è consuetudine invitare a questo incontro i Capigruppo. Per cui, l'ordine del giorno, che tra l'altro riporta delle assurdità come: "tenuto conto della grave situazione che si verrà a creare con l'abbattimento delle barriere doganali interne, evidenziata nel corso dell'incontro avuto in data odierna con una delegazione di lavoratori eccetera "..., non mi pare che sia stata evidenziata solo in data odierna, ma più volte ed in altre occasioni.
Se si vuole giungere ad un ordine del giorno che sia accettato da tutte le forze politiche, si tenga una riunione dei Capigruppo e si concordi insieme.
Presidente Non ho nessuna difficoltà a convocare la conferenza dei Capi-gruppo su questa risoluzione. La richiesta d'incontro è stata fatta con la Presidenza del Consiglio, ho allargato questo agli uffici di Presidenza perché non si poteva sospendere il Consiglio. La risolu-zione riflette esattamente quanto richiesto dalla rappresentanza sindacale, noi l'abbiamo automaticamente trascritta.
Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo.
Gremmo (UAP) Io personalmente ho appoggiato la tesi di non coinvolgere i Capigruppo per non interrompere i lavori di questo Consiglio.
L'incontro era con l'ufficio di Presidenza e sostengo che questo ufficio ha un ruolo e deve usarlo anche prendendo un minimo di iniziativa.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Chiofalo.
Chiofalo (DC) Io ribadisco quanto ha sostenuto il Consigliere Pascale. Questo è un comportamento scorretto perché non si può escludere una forza politica come la nostra se si vogliono raggiungere determinati obiettivi.
Questa risoluzione non risolve niente perché una risoluzione simile è già stata inviata a Roma, per cui ci opponiamo a questa iniziativa.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Agnesod.
Agnesod (UV) Io vorrei esprime alcune considerazioni su questo argomento che sta prendendo una piega sbagliata rispetto a quelle che erano le intenzioni dell'Ufficio di Presidenza.
Noi abbiamo predisposto questa risoluzione in collaborazione con l'ufficio stampa della Presidenza ed i contenuti sono stati quelli esplicitamente richiesti dai lavoratori stessi.
Abbiamo presentato questa risoluzione perché chiamati direttamente in causa e non ne abbiamo potuto fare a meno. Non dobbiamo disquisire sotto questo aspetto; possiamo discutere il contenuto della stessa, ma soffermarci sotto altri aspetti è sintomo di bassa cultura.
PresidenteHa chiesto la parola il Consigliere Aloisi.
Aloisi (PSI) Su un argomento di questa importanza, è opportuno da parte di tutte le forze politiche collaborare per trovare una soluzione o per lo meno votare insieme una risoluzione che vada incontro alle richieste dei lavoratori dell'Autoporto.
Se però da una parte posso apprezzare la buona fede del collega Agnesod, dall'altra parte l'atteggiamento del Presidente è scorretto perché il problema in questione non è stato evidenziato oggi, ma sono mesi che lo stiamo portando avanti. Era più corretto quindi, coinvolgere il Vicepresidente della Democrazia Cristiana perché in questo caso, il documento è sottoscritto soltanto dalle forze di maggioranza le quali invece, fino ad ora, sono rimasti insensibili di fronte al problema.
La Democrazia Cristiana e il Partito Socialista che hanno portato avanti queste battaglie, vengono in questo momento umiliate perché il Presidente cerca di fare il furbo. Ritengo che sia opportuno chiedere la sospensione del Consiglio e la riunione dei Capigruppo.
PresidenteIo non voglio far scadere il livello di questo dibattito data la serietà che compete a questo argomento.
Ripeto che il nostro intento non era né polemico né tanto meno eravamo alla ricerca di una primogenitura che non esiste perché giustamente questo problema era stato già dibattuto.
La risoluzione ripete, pari pari, quanto ci è stato richiesto dai rappresentanti sindacali e da numerosi di lavoratori.
Non abbiamo ritenuto di sospendere i lavori del Consiglio considerato il dibattito in corso. Nell'ufficio di Presidenza erano presenti componenti della maggioranza e della minoranza ed il Consigliere Gremmo ne è una testimonianza.
Per chiarezza, comunque, sono disponibile a portare in discussione la risoluzione ed ogni decisione che si vorrà assumere.
Se c'è una prova che la campagna elettorale è iniziata è proprio dal linguaggio e dall'atteggiamento usato da alcuni gruppi.
Riprendiamo la collegialità e non diamo prova di scadimento e basso profilo all'opinione pubblica. Concludo il mio intervento proponendo la sospensione del Consiglio e la riunione dei Capigruppo.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 19,28 alle ore 19,48.
Presidente Informo il Consiglio che la conferenza dei Capigruppo ha stabilito di riprendere in considerazione, in una seduta successiva, le eventuali risoluzioni emergenti da questo dibattito e di trovare un accordo sulla stesura degli stessi.
In caso di non accordo verrebbe comunque votata la risoluzione proposta dall'ufficio di Presidenza.
Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti.
Beneforti (DC) Prima di dire alcune cose avrei gradito sentire le repliche del Presidente della Giunta, dell'Assessore Mafrica e dell'Assessore ai Lavori Pubblici.
Prendo comunque atto di quello che ha detto il Presidente.
Sappiamo tutti che stiamo attraversando una fase di trasformazione nella nostra Regione, come nel resto d'Italia, e purtroppo in questa fase chi ne risente maggiormente sono gli effetti produttivi ed occupazionali.
L'Assessore Mafrica dice che sono stati presi provvedimenti a sostegno più o meno assistenzialistici, ma dal dibattito a livello di Commissione su alcuni di questi disegni di legge è emerso che l'aumento dell'occupazione anche a seguito di questi provvedimenti, non è certamente rilevante.
Io non ritengo che si debba continuare solo su questa strada, è giusto uscire dall'assistenzialismo per creare condizioni diverse di occupazione realizzando nuovi posti di lavoro. Questo Consiglio regionale in seduta straordinaria dovrebbe avere lo scopo di affrontare la problematica Cogne, quella edilizia e quella autoportuale, dato che oggi sono i tre settori maggiormente colpiti dalla situazione di trasformazione in atto. Di fronte a questa situazione di crisi non ritengo che sia una risposta "forte" quella di acquisire le aree.
Sarà certo importante acquistare queste aree, ma non è il punto fondamentale su cui soffermarci. L'acquisto serve a sanare una situazione debitoria della Cogne che è sull'orlo del fallimento.
Noi non possiamo sostituirci al capitale pubblico e neppure possiamo restituire ai lavoratori i posti di lavoro.
Ci risulta che questa Giunta non sia affidabile, non sotto l'aspetto economico, ma nella credibilità sulla trattativa con i privati. Voi ritenete che la soluzione sia quella di dare alla Cogne i 150 miliardi che possano alleviare la situazione almeno per qualche anno.
Noi su questo problema abbiamo sempre insistito per saperne di più, desideravamo un approfondimento maggiore ed oggi, ancora una volta, siamo disposti a collaborare per realizzare un documento costruttivo su come affrontare il problema della Cogne, dell'Autoporto e dell'edilizia.
L'Assessore Vallet ha fornito alcune spiegazioni sull'osservatorio degli appalti; ma solo con questo non si risolvono i problemi; è solo un palliativo. Come lo è anche l'ordine del giorno relativo all'Autoporto: i lavoratori chiedono risposte concrete.
PresidenteDichiaro chiusa la discussione generale.
Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta Lanivi.
Lanivi (GM) Cercherò di rispondere il più puntualmente possibile agli argomenti presentati dai consiglieri.
Il Consigliere Lanièce ha sostenuto tre o quattro tesi. La prima relativa al fatto che la Cogne sia l'ultima sopravvissuta e che la D.C. sia disponibile per mantenerla in vita.
Devo ricordare che non sempre l'atteggiamento della D.C. è stato in questi termini dato che qualcuno nel passato aveva affermato che la chiusura della Cogne non avrebbe significato nulla per la Valle d'Aosta. Prendo atto di questa disponibilità.
Nel settore edile il Consigliere ha sostenuto che la Regione è la maggiore committente dello stesso settore ed, in effetti, bisogna ammettere che la crescita del settore in Valle d'Aosta, soprattutto nei paesi, è avvenuta con la committenza pubblica. Tale intervento ha così consentito lo sviluppo di una piccola imprenditoria edile che ha rappresentato una ricchezza per la nostra Regione.
Lo stesso settore è cresciuto forse troppo ed i dati stessi ci dicono che rispetto ad altri settori è percentualmente due o tre volte maggiore della media nazionale ed in considerazione dei tempi attuali questo può rappresentare uno stato di debolezza perché se l'Amministrazione regionale non avesse sostanze finanziarie per mandare avanti i suoi programmi, questo settore entrerebbe in crisi.
Il Consigliere Lanièce inoltre dichiara che depreca la fine della SDS. Io non condivido questa tesi perché la Convenzione è stata bloccata a Bruxelles, non da noi, in quanto ritenuta illegittima. Ci sono due annotazioni che mi paiono utili e sono quelle dell'azione unitaria e della qualificazione professionale.
Se per qualificazione professionale s'intende la qualificazione e la crescita delle risorse umane della Valle questo è uno dei grandi obiettivi che la Regione deve porsi.
Il Consigliere Beneforti dice di non condividere la linea che conduce alla chiusura della Cogne. L'ho avvertito come "uno schiaffo" che credo nessuno meriti. Si è irriso a protocolli, ma senza quei protocolli, ci sarebbe ancora la Cogne?
Alla fine del 1988 qualcuno ricorderà che la CEE aveva deciso quali attività siderurgiche dovevano chiudere, quali dovevano essere dismesse e quali dovevano entrare in una specie di contenitore da salvare chiamato "Ilva". Abbiamo raggiunto il grande risultato ad avere la Cogne all'interno dell'Ilva e questo ha voluto dire la salvezza dello stabilimento.
Il discorso ha contorni e difficoltà che sono stati sottolineati da sempre. I "libri bianchi", quelli più anziani di me, ricorderanno che questo Consiglio regionale, 20-30-40 anni fa aveva trattato la Cogne come un organismo che agiva e si muoveva a prescindere dagli interessi della comunità valdostana. Proprio per essere stata all'interno di un pubblico corrotto e perverso dall'invadenza di partiti, questa azienda ha avuto alti e bassi.
Il rapporto quindi tra Regione ed azienda è sempre stato difficoltoso. Abbiamo a che fare con un interlocutore difficile che tratta da Roma e che vede inserita questa azienda in un sistema solare in cui rappresenta una sorta di pianeta. Non hanno mai accettato l'idea di fare di questo stabilimento un'unità pensante e autonoma. Questa è stata una nostra precisa richiesta.
Noi di fronte a tale problema ci siamo posti in questi termini: primo punto: la legge che abbiamo presentato non è un intervento di tipo immobiliare. Ci siamo resi conto che in questo momento l'acquisizione delle aree Cogne, 1.100 mila metri quadrati da cui abbiamo consapevolmente estratta la discarica e, cioè, il cumulo di 700 mila metri cubi, posti sulla sinistra del Buthier, è un discorso più ampio, consiste cioè nell'acquisizione delle proprietà immobiliari che comprende:
a) da parte dell'Ilva, l'indicazione di un privato che non si chiamerà più Falk, e che dovrà consegnarci un progetto industriale di cui abbiamo già individuato alcune linee; quando si parla di bonifica o di recupero ambientale, non s'intende soltanto la discarica, ma per rendere riutilizzabile l'intera area occorre un risanamento globale. È una via obbligata se si vogliono affrontare i seguenti problemi:
- Il problema del rilancio della Cogne; il mantenimento di un'attività che non chiameremo più siderurgica, nel senso tradizionale, ma metallurgico meccanica; i problemi urbanistici di Aosta e il discorso della reindustrializzazione di nuovi servizi su quell'area. Viene inoltre ampliato il discorso anche sul controllo delle centrali idroelettriche.
Ora voglio aprire un altro discorso sulla motivazione dell'acquisto dell'area. Non è vero che compriamo tutto, è vero invece che l'Amministrazione regionale, se vuole possedere strumenti di pianificazione territoriale e di politica industriale, deve avere queste aree a disposizione. Abbiamo potuto reindustrializzare l'area Illsa Viola perché avevamo acquistato l'area.
La Regione ha acquisito l'intero patrimonio quasi a zero lire, ma l'intera opera di reindustrializzazione è stata interamente a carico dell'Amministrazione.
C'è stato un diverso metodo di trattativa, rispetto al precedente, per cui desidero puntualizzare che la diversità sta nel fatto che l'Ilva nel mese di luglio ha accettato il discorso della globalità nel trattare i problemi inerenti alla Cogne.
Il superamento inoltre, della fase di scontro per passare ad un confronto sui problemi.
L'acquisizione dei terreni non risolve certamente tutte le questioni, ma l'operazione va vista come un punto fermo nella trattativa con la Regione. I contenuti sono: un riassetto industriale, una riconversione dell'area, un discorso urbanistico, un controllo sull'energia idroelettrica e la bonifica.
Sull'ultima questione degli "industriali" o degli "industriosi" desidero fare alcune considerazioni. Verso gli industriali nutro apprezzamento per la loro imprenditorialità, ma verso coloro che vivono con i contributi regionali, dal momento che è molto facile identificarli essendo la nostra una piccola Regione, ritengo che non siano più credibili anzi dovremmo fare particolare attenzione.
Rispondo all'intervento di Aloisi: la Valle d'Aosta non è più un'isola felice. 115.000 mila abitanti in un territorio a 2160 metri di altezza in mezzo alle alpi non è un territorio facile. Una volta qui e in Sardegna mandavano le persone in punizione. C'è stato poi un momento di crescita e forse siamo stati anche ingenui perché per accogliere bene gli ospiti siamo stati tacciati per spreconi. Gli indici demografici della nostra Valle d'Aosta dimostrano un tasso di natalità vicino ai minimi tra le Regioni italiane e una compensazione con il bilancio migratorio. Una realtà non facile per cui per guardare meglio al futuro si richiede l'intelligenza di tutti.
Rispondo all'intervento di Trione: il grido di dolore dell'associazione industriale occorre tenerne conto con una distinzione. Agli imprenditori valdostani che hanno investito nel Lazio, io auguro loro molta fortuna perché molti piemontesi che hanno investito in quelle zone sono tornati presto a casa.
Il problema è difficile per cause interne ed esterne, lo ha sottolineato anche Pascale, è di una grandiosità tale che ci mette tutti in stato di incertezza. È stato sottolineato l'aspetto economico, ma forse è il problema meno pesante. Esiste una crisi istituzionale, una caduta delle ideologie e dell'apertura del nuova realtà europea.
Mi sento di condividere alcuni punti relativi ai passaggi obbligati che sono quelli inerenti alla linearizzazione degli impianti e al ruolo della Cogne.
Rispondo all'intervento di Pascale: condivido solo alcuni aspetti mentre altri ne rispetto solamente le posizioni.
Viene affermato che i privati siano riusciti a salvare nella siderurgia le aziende, mentre l'ente pubblico no. Chi conosce bene la vicenda della siderurgia italiana del dopoguerra, sa che i privati avevano a disposizione la parte alta della torta e non a caso i privati sono in una zona privilegiata.
Sul ruolo passivo della Regione, ribadisco che si tratta di un difficile rapporto perché spesso alla Cogne si parlava attraverso le segreterie dei partiti.
Sul punto relativo all'acquisizione dell'Autoporto preciso che la Regione non acquista, la delibera dice che "si è dato mandato alla Finaosta di acquisire il controllo della società Autoporto". Alla Finaosta è stato dato il mandato di ampliare la propria presenza azionaria in società Autoporto fino al 100 percento. Questo affinché la società di gestione potrà mettere a disposizione dei privati la possibilità di inserimento con delle proprie attività nei settori delle importazioni extracomunitarie, nei servizi ai commerci e agli scambi e nel settore del terziario avanzato.
Rispondo all'intervento di Bondaz. Il Consigliere Bondaz non può criticare il discorso sulla programmazione e sulla linea adottata da questa Giunta, quando per la prima volta nella storia della Valle in una Convenzione veniva stabilito il 90 percento a fondo perduto a una società, più il ripiano dei primi due anni nell'esercizio di questa azienda.
È stata Bruxelles a bloccare la convenzione SDS mentre noi condividiamo i contenuti politici perché abbiamo scelto la strada di consentire alla Regione di avere un ruolo particolare.
Rispondo all'intervento di Beneforti. Il giudizio sull'inefficienza espresso non può essere discusso, ma non è vero che noi compriamo tutto. Abbiamo comprato le aree industriali, senza turbare il mercato dei terreni, abbiamo utilizzato e stiamo riutilizzando delle aree industriali.
Ultime considerazioni prima di passare a dati più precisi.
È vero che stiamo attraversando un momento di svolta ed è un momento difficile, ma la Valle d'Aosta ha quattro grandi risorse per cui può guardare con serenità al suo futuro:
I valori della sua cultura, il suo territorio, il posizionamento geografico e le sue risorse umane; a meno che prevalgano tendenze al suicidio e cioè che una litigiosità esasperata sia tale da determinarne la fine, ma sarà una responsabilità della stessa Valle o della sua classe dirigente.
Per quanto riguarda l'Autoporto, prima scelta. Il mandato Finaosta per il controllo dell'Autoporto: avremo una società a disposizione con cui trattare per nuovi insediamenti nei settori già citati.
Esiste un gruppo di lavoro che sta lavorando per la riorganizzazione dell'area, utilizziamo i fondi interreg sul versante italo-francese, per quello italo-svizzero, c'è quel programma di realizzare infrastrutture, c'è un raccordo stradale e la zona doganale extracomunitaria verso la Svizzera.
Stiamo mobilitando tutte le energie che abbiamo a disposizione sul problema dell'occupazione, abbiamo interessato tutte le aziende partecipate dalla Regione e dalla Finaosta, abbiamo aperto i contatti con tutte le aziende che sono insediate nell'area autoportuale, comprese le loro rappresentanze nazionali ed abbiamo aperto quattro o cinque trattative per possibili insediamenti su queste aree.
Per questo Consiglio sarebbe estremamente utile se si potesse concordare un ordine del giorno sul problema delle protezioni sociali. Stiamo seguendo ed abbiamo dimostrato anche a Roma che la nostra Regione è più impegnata di altre in questo discorso relativo alla nostra realtà autoportuale.
Volevo per correttezza, fare solo una considerazione. Qualcuno ha sostenuto una prioristica posizione di polemica nei confronti del Governo centrale. Io credo che questa non sia la posizione di questa maggioranza.
Questo Consiglio difende l'autonomia della nostra Regione. Si pone contro solamente quando vengono lesi i propri diritti. Devo dare atto della correttezza del Presidente del Consiglio Amato, del suo sottosegretario e di alcuni Ministri finanziari, nei rapporti con la Regione. C'è stata una dignitosa trattativa a livello istituzionale e nello stesso tempo nella riunione a cui ho partecipato ho espresso quanto il Consiglio regionale aveva deciso, e cioè, la posizione contraria rispetto a quelle misure in materia sanitaria.
Rivolgo un appello a tutte le forze politiche presenti in quest'aula affinché ci sia una garanzia finanziaria che è premessa per la sopravvivenza della nostra Regione.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale.
Pascale (PSI) Come ho già detto nella conferenza dei Capigruppo, avrei degli emendamenti da presentare alla risoluzione dell'Ufficio di Presidenza, però vorrei confrontarmi con gli altri Capigruppo e con il Presidente della Giunta.
Io personalmente ritenevo opportuno che al termine di una discussione così ampia, e che ha impegnato diversi aspetti dei settori occupazionali in crisi in Valle d'Aosta, fosse quanto meno opportuno un ordine del giorno possibilmente unitario che sintetizzasse i contenuti di questo dibattito e desse delle indicazioni.
Il Presidente della Giunta riteneva che fosse difficile farlo questa sera e proponeva di rinviarlo magari alla prossima seduta. Direi che una breve sospensione sia quanto meno opportuna per verificare questi due aspetti.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 19,28 alle ore 19,48.
