Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3341 del 4 maggio 1992 - Resoconto

OGGETTO N. 3341/IX Iniziative per la salvaguardia ed il rilancio produttivo della Cogne. (Approvazione di risoluzione)

Presidente Vorrei avvisare i consiglieri che sono appena giunti presso questa Presidenza dei documenti i quali sono stati in parte già consegnati loro; coloro che non ne sono in possesso potranno provvedere personalmente a ritirarli.

Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz, ne ha facoltà.

Maquignaz (AI) Vorrei conoscere quali documenti sono stati consegnati.

Presidente Si tratta di documentazione appena giunta.

Ha chiesto la parola l'Assessore all'Industria, Commercio e Artigianato, Demetrio Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI-PDS) Devo innanzi tutto una risposta al Consigliere Maquignaz. I documenti di cui si tratta erano stati trasmessi al Presidente della Giunta il 28 aprile ma evidentemente c'è stato qualche disguido per cui sono pervenuti alla Presidenza del Consiglio solo questa mattina. Ai consiglieri che si sono potuti raggiungere è stato provveduto consegnarliloro, per gli altri si comunica che possono provvedere ora.

Signor Presidente e signori consiglieri, la convocazione del Consiglio in seduta straordinaria, sul problema della Cogne, riveste a mio avviso un duplice significato. Da una parte è un doveroso momento di attenzione alla permanente gravità della situazione della principale azienda valdostana, dall'altra è un tentativo da parte dell'Assemblea regionale di dibattere in modo approfondito e ricercare una impostazione che mi auguro unitaria su una questione di vitale importanza per l'economia e l'assetto sociale della Regione.

La gravità della situazione presenta sia aspetti di carattere generale che aspetti specifici dell'azienda valdostana. Credo che sia innanzitutto opportuno dire qualcosa sulla crisi della siderurgia.

La crisi del settore siderurgico si inserisce infatti in un quadro mondiale di stagnazione dell'economia con la caduta della produzione industriale che per l'Italia nel 1991 è stata di circa il 3 per cento. Per ciò che concerne il settore siderurgico dopo la ripresa della metà degli anni ottanta, lo scenario internazionale si presenta in una fase di forte recessione con previsioni di assestamento e debole recupero soltanto nel 1985 e, con l'ingresso di nuovi produttori, paesi dell'Est e paesi in via di sviluppo, nelle fasce meno qualificate.

Nel corso degli anni '90-91 nei principali paesi industrializzati, si sono registrati la caduta dei consumi di acciaio, una rilevante flessione dei prezzi, circa il 30 per cento, perdite generalizzate dei principali gruppi industriali, forti riduzioni dei posti di lavoro. L'Ilva, ad esempio, nel periodo 74-90 ha ridotto del 60 per cento i suoi posti di lavoro.

Si sono avviati nel frattempo e sono tuttora in corso, processi estesi di concentrazione che tagliano fuori dal mercato i competitori più deboli. In questo quadro va collocata la scelta del gruppo Ilva di concentrare gli investimenti nel settore dei laminati piani che rappresentano il 75 per cento della sua produzione e di disimpegnarsi dal settore dei laminati lunghi, in particolare da quello dei lunghi speciali in cui la produzione italiana negli ultimi tre anni si è ridotta di circa un terzo, passando alle 127 mila tonnellate del 1989 alle 80 mila tonnellate del 1991 per i semi lavorati e, dalle 241 mila tonnellate del 1989 alle 660 tonnellate del 1991 per i laminati.

In questo quadro va inserita la situazione della Cogne. Lo stato di salute dello stabilimento siderurgico aostano merita una valutazione seria con parole di verità e consentono sia di mettere in evidenza i pericoli esistenti della sua stessa sopravvivenza sia di individuare una possibile via di risanamento. Due dati riassumono le gravi difficoltà attuali dell'azienda valdostana che sono insieme congiunturali e strutturali. Nel 1991 il margine operativo lordo è stato negativo per 17 miliardi con una variazione negativa rispetto alle previsioni di ben 60 miliardi. Il conto economico per il 1991 è stato riequilibrato fino a portarlo ad un deficit di soli 128 milioni mediante la vendita ad una finanziaria del Gruppo, la Roblex, dei terreni e dei capannoni in cui si svolge l'attività produttiva.

Anche la previsione di margine operativo lordo per il 1992 è negativa. La previsione negativa di 3 miliardi e mezzo nel primo semestre 1992 a cui sono da aggiungere i costi degli ammortizzatori sociali già posti in essere e in via di attuazione. Se già nel passato si sono ripetutamente verificate situazioni di bilanci fortemente passivi, oggi la permanenza di bilanci in forte perdita rappresenta la fonte di maggiore pericolo per la stessa sopravvivenza dell'azienda.

Mentre nel passato le perdite aziendali avvenivano senza grossi problemi coperte dall'azionista, forse Egam o Finsider - ricordo che nel periodo 1978-81 erano in sostanza coperte le perdite a piè di li-sta attraverso un Decreto Legge apposito - se queste perdite nel passato venivano ricoperte dall'azionista che a sua volta veniva ri-pianato da interventi dello Stato, è oggi abbastanza chiaro che in una situazione di grave deficit dello Stato e un clima di generalizzata diffidenza verso gli enti di gestione delle partecipazioni statali, sono sempre più improbabili, per non dire praticamente impossibili, interventi dello Stato verso l'Iri, dell'Iri nei confronti dell'Ilva e di conseguenza dell'Ilva a favore della Cogne.

La Cogne ha un capitale sociale di 150 miliardi. In assenza di interventi straordinari o esterni basterebbero due anni consecutivi di perdite di bilancio pari a 50 miliardi per costringere l'azienda a portare i libri contabili in Tribunale.

Eppure la Cogne continua ad essere uno dei principali produttori internazionali di acciaio inossidabile, detenendo il 30 per cento del mercato europeo open della vergella ed il 42 per cento del mercato delle valvole e facendo registrare nel complesso delle sue produzioni quote di mercato rispettivamente del 13,4 per cento a livello europeo e del 31 per cento a livello italiano.

Vale perciò la pena di mettere in atto tutti gli interventi possibili per salvare un'azienda che in oltre settant'anni di attività si è conquistata una posizione di prestigio sul mercato internazionale e, nel contempo ha fornito possibilità di sussistenza e progresso sociale a diverse generazioni di Valdostani di origine e di adozione.

É necessario mettere in evidenza ancora alcune considerazioni rispetto all'importanza della Cogne per la nostra Regione. I lavoratori Cogne rappresentano nonostante le continue riduzioni - ricordo che dal 1980 al 1990 si è scesi da 4.600 addetti a 2.200 - i lavoratori della Cogne rappresentano nonostante le riduzioni circa il 40 per cento degli addetti dell'industria in senso stretto.

Per creare nuove occupazioni industriali di queste dimensioni, ammesso che le risorse finanziarie regionali continuino a permanere ai livelli attuali, la Regione impiegherebbe tempi molto lunghi e risorse enormi, con la difficoltà aggiuntiva che essendo ormai praticamente esaurite le possibilità di prepensionamento a cinquant'anni o dopo trent'anni di attività sarebbero estremamente difficoltose le possibilità di ricollocazione di lavoratori non più giovani e provenienti da un settore specializzato quale quello siderurgico.

Nonostante le difficoltà della situazione occorre perciò esplorare tutte le strade possibili per risanare lo stabilimento aostano e costruire un futuro ad un azienda che rappresenta tanta parte della storia della nostra regione contrastando fermamente un diverso uso delle aree Cogne senza preoccuparsi dell'impoverimento industriale produttivo, sociale, professionale che deriverebbe dalla chiusura di un'attività di tale dimensione.

Avendo presente questi problemi l'azione politica di questi mesi è stata rivolta da una parte a valorizzare i punti di forza della Cogne quale azienda storicamente di punta nel campo degli acciai inossidabili e dall'altra ad affrontare i suoi punti deboli che sono la dispersione degli impianti, la debolezza della rete commerciale, la carenza di alleanze internazionali e di accordi con gli utilizzatori a Valle. Con questi intendimenti era stata sottoscritta la dichiarazione di intenti Regione-Ilva del giugno 1991 che faceva seguito ai precedenti protocolli del 1987 e del 1988 e furono allora stabiliti i rapporti che nel mese di agosto consentirono di raggiungere un risultato, l'accordo Regione-Ilva-Poligrafico dello Stato che ha dato una prospettiva di continuità produttiva all'azienda per la monetazione di Verrès.

Purtroppo a partire dal novembre 1991, quando l'Ilva ebbe conferma dell'impossibilità di ottenere finanziamenti dall'Iri della quantità richiesta, gli orientamenti del gruppo rispetto all'azienda valdostana sono diventati confusi e contraddittori.

Fino all'ottobre 1991 il disegno perseguito era quello di costituire un grande foro degli acciai inossidabili, sia piani che lunghi; di costituire un gruppo di 3 mila miliardi di fatturato con l'azienda di Terni che opera nel campo dei piani, la Cogne che opera nel campo dei lunghi e il gruppo Aresta. Era questo un disegno comprensibile che avrebbe consentito di sfruttare le capacità produttive delle aziende italiane e le capacità commerciali del gruppo svedese.

Nel gennaio 1992 la proposta formulata alla Regione fu diversa, fu quella di intervenire per un progetto di nuovo stabilimento costituito da acciaieria, colata continua, treno a filo, valvole, rettifiche da realizzarsi in accordo con uno privato che si capiva essere il gruppo Valbruna, su un'area più ridotta, circa un terzo dell'attuale milione di metri quadri occupati, liberando parte delle aree Cogne per nuove attività industriali e per esigenze della città.

Anche questo progetto si presentava come possibile, come una valida via di uscita ad una situazione difficile.

Nel mese di aprile, quando avrebbe dovuto essere presentato il progetto di un nuovo stabilimento corredato di previsioni societarie, produttive e finanziarie, il gruppo si limitò a presentare uno schema impiantistico assieme alla disponibilità a cedere alla Regione i terreni in precedenza passati alla Roberts, vale a dire a quelli di pertinenza degli impianti Cogne; affermando di voler nel frattempo continuare da solo con tutte le sue produzioni rinviando a tempi non precisati gli accordi con i privati e l'avvio delle operazioni per la razionalizzazione degli impianti.

Contemporaneamente sono andate avanti le proposte di tagli occupazioni per 574 addetti, tagli che probabilmente in base ad accordi con i sindacati saranno affrontati con i prepensionamenti per i lavoratori con trenta anni di attività.

Una prima risposta che come conclusione si può trarre da tale comportamento è che ci si trovi dinanzi ad un interlocutore del tutto inaffidabile che non rispetta gli impegni presi, che non dispone di un progetto industriale definito e che si limita a navigare a vista nelle attuali tempeste della siderurgia.

La risposta sicuramente ha del vero soprattutto se, si tiene conto del fatto che oltre tutto si tratta di un interlocutore mutevole che cambia strategia al mutare dei gruppi dirigenti, passando come storicamente è avvenuto dalla quantità - ricordiamo le 300 mila tonnellate di acciaio da costruzione - all'alta qualità, ricordiamo gli investimenti per le acciaierie ad alta lega oggi non più utilizzate, ai prodotti con maggiore mercato.

C'è però da tenere presente il fatto che si tratta dell'interlocutore più vicino che ha dirette responsabilità nelle scelte strategiche di alleanze, produzione e mercato e con il quale è necessario confrontarsi, armati della necessaria diffidenza ma soprattutto delle conoscenze puntuali delle situazioni di mercato e produttive.

É senz'altro vero che un certo ruolo può essere giocato dalla Regione in collaborazione stretta e necessaria con i suoi parlamentari, in forza delle competenze statutarie che sono state definite in materia di industria.

Sia con il Presidente dell'Iri che con il Presidente del Consiglio dei ministri si sono avuti incontri nei mesi scorsi ricevendo assicurazioni sulla necessità che la Regione fosse consultata prima di decisioni definitive in materia di dimissioni. Nel frattempo però senza che decisioni definitive venissero prese i problemi della Cogne sono rimasti gli stessi e di conseguenza si sono aggravati pregiudicando in buona parte il risultato economico per il 1992 senza che l'Ilva prendesse iniziative significative al di là del tentativo di diminuire le perdite attraverso pesanti riduzioni dell'occupazione.

Si presenta perciò come inevitabile una strategia che riconosca all'Ilva il ruolo dell'interlocutore, ma che lo affronti con guardinga e documentata diffidenza, ricorrendo invece all'Iri e al Governo quando questo ci sarà e sarà in grado di operare per richiedere il sostegno a provvedimenti definiti.

Per esempio, il finanziamento di investimenti di risanamento aziendale ben determinati, oppure per ottenere che sia di un certo tipo il quantum di esborso regionale per l'acquisto delle aree. Si è discusso molto in questo Consiglio sul ruolo che dovrebbe giocare la Regione sul problema Cogne.

Credo che debbano essere chiaramente messi in evidenza due elementi. Innanzi tutto non deve essere trascurato considerandolo come del tutto normale il fatto che la Regione Valle d'Aosta sia interlocutrice di Ilva, Iri e Governo in materia di industria. Si tratta di una caratteristica positiva derivante dalla specialità della nostra Regione che non trova riscontro in altre realtà regionali politicamente ed economicamente magari più importanti della Valle d'Aosta, che nulla hanno fatto o potuto fare per difendere le proprie attività siderurgiche.

La seconda considerazione deve però indurci a collocare la nostra possibilità di intervento che pure è rilevante nella sua giusta dimensione. Siamo una regione di 115 mila abitanti, con un bilancio di 1500 miliardi con significative competenze statutarie e che quindi può svolgere un ruolo di proposta e di supporto finanziario ad iniziative industriali di una certa dimensione la cui responsabilità e gestione restano però nelle mani dei gruppi industriali proponenti.

Per essere espliciti, per ciò che riguarda la Cogne, possiamo inter-venire per proporre soluzioni, per acquistare le aree, per finan-ziare - rispettando le normative CEE - le proposte di risanamento industriale. Possiamo invece intervenire per contenere le perdite della Cogne, cercare clienti, obbligare altri a coprire disavanzi ripetuti che non abbiano prospettive di risanamento economico.

La Cogne, per avere prospettive di continuità produttive, deve perciò essere risanata. In questa direzione quindi, constati l'inerzia ed i ritardi dell'Ilva, abbiamo avviato una consultazione con sei primarie società di consulenza industriale le cui proposte sono attualmente all'esame della Giunta al fine di commissionare uno studio finanziabile dalla CEE che consenta di valutare il potenziale competitivo globale e per linea riprodotto della Cogne onde individuare un progetto che rappresenti una prospettiva strategica in termini di integrazione con altri partner produttivi e commerciali, in termini di assetto societario, di strutture industriali, di razionalizzazione della produttività, di entità e modalità dell'intervento regionale e di possibilità di riutilizzo produttivo delle aree dismesse.

Una volta completato nell'arco di alcuni mesi tale progetto, la Regione sarà in grado di farsi parte diligente per mettere intorno ad uno stesso tavolo l'Ilva e i partner individuati ed opererà nei confronti del Governo e dell'Iri per il sostegno all'iniziativa studiata e dimostrata come valida.

Siamo finora rimasti nell'inutile attesa che l'Ilva ci presentasse un suo progetto ed invece ci sono pervenute soltanto proposte di tagli occupazionali slegati da un disegno più generale.

Nel respingere e condannare tale metodo, segno evidente di mio-pia industriale, intendiamo assumere un ruolo più attivo prendendo l'iniziativa per un progetto complessivo che assicuri un futuro produttivo alla Cogne e che sottragga alle aree dello stabilimento, le numerose e disordinate iniziative di speculazione immobiliare predisposte da soggetti interni ed esterni alla nostra Regione.

Nel frattempo si lavorerà d'intesa con il comune di Aosta per il mantenimento del vincolo industriale sull'intera area Cogne fino alla realizzazione del progetto di ristrutturazione della stessa e di riuso dell'area predisposta dalla Regione ovviamente d'intesa con il Comune. Si opererà per l'attuazione dei punti di protocolli d'intesa finora rimasti inapplicati, da quelli relativi al potenziamento delle centrali elettriche di proprietà Ilva, potenziamento che è indispensabile per garantire minori costi energetici per lo stabilimento, alla costituzione di una società mista per la gestione del Centro lavorazione dati, per il quale un accordo appare possibile; all'avvio di attività di verticalizzazione per le quali sono già state presentate proposte; all'avvio delle necessarie azioni di difesa ambientale e di maggiore tutela della salute dei lavoratori per il qual fine è stato predisposto un disegno di legge.

La possibilità di riuscita del complesso disegno di salvataggio della Cogne che comporta interventi di integrazione produttiva e commerciale con partner nazionali e internazionali e che implica investimenti per una nuova organizzazione del lavoro dipendono molto dalla capacità che avrà la nostra piccola comunità di presentarsi unita di fronte ai diversi interlocutori a cominciare dall'Ilva, dall'Iri e fino al Governo.

Da qualche tempo il livello di polemica all'interno di questo Con-siglio è diventato piuttosto elevato, credo che sarebbe apprezzato dai lavoratori interessati, dalle organizzazioni sindacali e dall'intera comunità se su temi di vitale importanza quale quello oggi in discussione si riuscisse ad avere un confronto sereno e soprattutto si potesse conseguire una reale ed operativa convergenza.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) Merci, Monsieur le Président. Tout en appréciant la relation de Mafrica, je dois avouer tout de suite qu'un problème se pose: on a-vait demandé de faire un débat sur l'Ilva Cogne et on avait même engagé le Gouvernement, afin qu'il présente un projet avant la moitié du mois d'avril. Par la suite il a été déplacé et nous ar-rivons au mois de mai; il y avait une condition préalable im-portante: qu'il y ait un plan, un projet. Je regrette qu'aujourd'hui on fasse un autre débat, sans avoir la possibilité de discuter sur des aspects concrets, sur un projet: le risque est évident!

On va répéter les mêmes choses que l'on avait dit il y a trois mois. On avait dédié une journée aux problèmes de l'Ilva Cogne et on s'est quitté en disant que c'était indispensable d'avoir un plan pour la sidérurgie. On avait souligné l'exigence de connaître les intentions de l'Ilva Cogne; on pourrait laisser là le débat, car on risque de se redire les mêmes choses, puisque rien n'est changé, sinon en pire. Le temps passe avec des conséquences négatives sur le futur de l'Ilva Cogne, que tous le conseillers connaissent.

Quelle est la raison pour laquelle on a voulu quand-même faire ce débat pendant une demi-journée? Il ne nous donnera pas la possibilité de connaître le futur de l'Ilva Cogne. Les documents sont arrivés en retard, mais peut-être il y a des raisons techniques; tout de même, en leur donnant un coup d'oeil, on se rend compte qu'il n'y a rien du tout. C'est un compte rendu de ce qui s'est passé, c'est un exercice, peut-être utile, d'apprentissage sur les différentes stratégies au niveau européen de quelques sociétés qui travaillent dans le domaine de la sidérurgie, mais pas autre chose.

Je ne veux pas dire que tout est faute de l'Assesseur, mais j'avoue qu'aujourd'hui on croyait vraiment pouvoir faire un débat sur des lignes directrices et surtout que l'on connaît. Les prémisses n'y sont pas!

On risque d'une façon antipathique de se redire les choses qu'on connaît. L'assesseur a résumé des aspect que les conseillers avaient déclaré dans la séance d'une journée dédiée à la Cogne.

Quel sens peut donc avoir cet après-midi? Je le demande à l'As-sesseur! Quel est l'engagement qu'on peut prendre vis à vis des travailleurs? Quelle proposition faut-il présenter au Conseil? C'est la faiblesse de base de ce débat, qui peut être intéressant pour quelqu'un, mais qui pour d'autres n'a aucun aspect de nouveauté.

Le problème est de comprendre si la requête d'avoir l'unité du Conseil a encore un sens vis à vis du rien qui existe. Sur quel point pourrait-on retrouver l'unité du Conseil? On a entendu une série de démarches inachevées, on a écouté des passages qu'en partie on connaissait déjà, donc on a une difficulté concrète à reprendre ce débat.

Je me permets donc de rappeler trois ou quatre points; ce Conseil s'était engagé à "richiedere gli incontri a livello ministeriale necessari e a chiarire i contenuti del piano Ilva e a impugnare nelle sede competenti ai sensi degli articoli 3 e dell'articolo 4 del Decreto del Presidente della Repubblica, 1142, il piano Ilva per la siderurgia pubblica". C'était un engagement adopté de la part du Gouvernement, à l'unanimité. Il n'y a pas eu de réponses!

Je demande à l'Assesseur d'avoir sur ce sujet un éclaircissement, de connaître la raison pour laquelle on n'a pas cru de donner suite à cet engagement.

La même chose je demande à propos du décret 434: "Norme di at-tuazione dello Statuto speciale per il coordinamento dei program-mi di intervento regionale", là où l'on prévoit que les différents plans de l'Etat soient coordonnés avec ceux de l'Administration régionale. On n'a jamais eu copie du fameux plan de l'Ilva, que le Comitato di presidenza dell'Iri a approuvé le 18 décembre 1991. Je demande quel est l'état de ce plan et s'il y a eu des actes par rapport à cet engagement. Le problème est encore actuel.

La même chose on peut dire pour les financements que l'Administration régionale avait prévus. On avait pensé à une série d'achats; les fonds avaient été alloués à l'Ilva et il y avait des engagements que les lois précédentes avaient prévus. La Junte avait pris un engagement précis que ces fonds devaient être utilisés dans l'établissement, avec un compte rendu qui devait être envoyé au Conseil et donc on n'a pas encore eu de nouvelles. Je ne veux pas rappeler tout le débat qu'on avait fait au moment de cet achat, quand on avait dit clairement que l'argent devait être réutilisé dans l'établissement d'Aoste.

On avait signé, repris des différents accords, mais les problèmes sont encore les mêmes depuis deux ans. Après les difficultés créées par la loi nationale 223, la caisse chômage technique a eu de nouvelles ententes et la même question se pose sur le respect de différents accords.

Aujourd'hui, quel est l'engagement que nous pouvons prendre? Je crois qu'il est important que la Junte nous donne des réponses sur ceux qui avaient été pris.

Certes, il y a beaucoup de questions qu'on peut analyser, des ques-tions plus techniques sur l'établissement, sur son futur. Je crois que l'analyse des différentes données de la sidérurgie peut aider à comprendre, mais je pense que ce soit indispensable que la Société nous présente un projet qui dépasse les incertitudes de l'Assesseur.

Dans le délai d'un mois il y a eu trois ou quatre projets. Quel est celui qu'on veut présenter à l'Administration, pour viser à quelque chose. On risque autrement d'avoir des fonds inutilisés.

Le problème de l'énergie qui a été rappelé, il centro sviluppo ma-teriali, la question de l'informatisation, ce sont des thèmes que l'on peut reprendre, parce qu'ils sont encore là de la même façon dont on les avait quittés. On risque de ne pas arriver à des conclusions.

Quelles est la position du Gouvernement? Le problème devient toujours plus urgent. Les montants du déficit de l'Ilva Cogne de 1990 et 1991 ont été réglés par la vente d'un terrain, qui pourrait être revendu à l'Administration régionale sans bénéfice. Sauf ces points, quelles sont les nouveautés? Sur quel point peut-on retrouver l'unité? Je voudrais comprendre s'il y a à ce sujet des évaluations à faire.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione, ne ha facoltà.

Andrione (UV) A pensar male si fa peccato ma sovente si indovina. Noi abbiamo peccato anche in quest'aula perché abbiamo detto che pensavamo male dell'Ilva e che eravamo convinti che se esiste un piano è quello di lasciare morire a fuoco lento la situazione della Cogne per poi mettere di fronte le forze sociali ed il Consiglio regionale ad una situazione catastrofica dove evidentemente si riesce a diminuire il numero di addetti senza pagare dogana. Questo è quello che purtroppo sta succedendo.

Un piano Ilva esiste ma malgrado le competenze statutarie della Regione, questo piano non ci è comunicato e non ci è comunicato per la buona ragione che contiene con ogni probabilità un'indicazione di privatizzazione e di grave diminuzione dell'occupazione della Cogne.

Ricordo che un comportamento simile anche nei particolari è stato seguito negli anni passati dalla "Châtillon", che nel momento in cui è riuscita a diminuire l'occupazione, ci ha comunicato con un telegramma la chiusura dello stabilimento e chiedeva la nostra disponibilità per l'acquisto del terreno.

Non vorrei che certe situazioni si ripetessero e se c'è una cosa che la relazione dell'Assessore Mafrica ha evidenziato e sulla quale siamo d'accordo e che non possiamo fidarci dell'Ilva. Ora se io ho capito quanto l'Assessore ha detto, c'è una proposta di "baipassare" l'Ilva di preparare cioè noi un piano siderurgico e di presentare noi questo piano al Governo e direttamente all'Ilva. Sono delle proposte che sotto un certo profilo possono essere interessanti ma l'Assessore ha ricordato solo in parte le gravissime difficoltà che presenta un'idea di questo genere.

Prima difficoltà: non sappiamo come e quando verrà formato un Governo e ogni mese che passa aumenta il deficit.

Seconda e grossa difficoltà: anche se ci trasmettono delle tabelle di paragone, dei grafici e disegni vari, non siamo noi come struttura regionale in grado di riconoscere quelli che sono i veri meccanismi industriali della Cogne, tanto più che in questi ultimi anni l'Assessore ha tenuto numerose riunione del Comitato siderurgico, dove queste cose apparivano più che evidenti.

La Cogne cambiava strategia ad ogni "stormir di fronda" perché la strategia della Cogne è quella di fare quel tipo di prodotto che in quel momento va di più sul mercato con tutte le conseguenze industriali che questo può comportare e quindi con un tipo di lavorazione e di produzione non razionale.

Terza e non certamente ultima difficoltà: abbiamo tutti l'abitudine di leggere i giornali e vediamo cosa sta succedendo del progetto di privatizzazione previsto dalla legge finanziaria del 1992 e le resistenze di coloro che vengono comunemente definiti "i boiardi di Stato", resistenze che mettono anche un "dinamico" Ministro come Cirino Pomicino in grado di riconoscere che le privatizzazioni per usare termini molto "gentili", slittano a spese del contribuente.

Ora, in queste condizioni e riconoscendo che la situazione non è certamente facile esistendo enormi difficoltà - in attesa di avere ulteriori risposte - a noi sembra che la posizione della Giunta sia ancora troppo debole. Diamo atto che è stato fatto un passo avanti nell'affermare che dobbiamo essere diffidenti nei confronti del comportamento dell'Ilva.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) In questi ultimi mesi ci siamo trovati di fronte a continue, rapide e profonde modificazioni sulla situazione della Cogne. Nel giugno del 1991 quando era stata firmata la dichiarazione di intenti fra Ilva e Regione, l'elemento di fondo era il rilancio, il ruolo strategico della Cogne, quindi una prospettiva di consolidamento della funzione di questo stabilimento.

Questo ruolo strategico si è poi capovolto nell'arco di pochissimi mesi in un futuro molto incerto ben riassunto nella parola "dismissioni" che era emersa nel nuovo piano presentato dall'Ilva nell'ottobre-novembre 1991.

Poi siamo passati nei primi mesi del 1992 ad una proposta avanzata dall'Ilva che lanciava questa idea del nuovo stabilimento, più concentrato, più accorpato in un terzo dell'area con un partner privato dal ruolo determinante e poi adesso a fine aprile ci ritroviamo invece con questa proposta sostanzialmente congelata se ho capito bene, se non accantonata e, con la Cogne che mi risulta abbia trasmesso recentemente una lettera all'Ufficio regionale del lavoro dichiarando 895 eccedenze e chiedendo la cassa integrazione guadagno per 600 lavoratori dal mese di maggio al mese di dicembre 1992.

Ci troviamo davanti ad una situazione che si è sviluppata in termini negativi.

Io credo che il ruolo della Regione, della Giunta e dell'Assessore all'industria, in questa vicenda, non è facile, credo che tutti quanti al di là del fatto che siano in maggioranza o in minoranza deb-bano rendersene conto e io devo dire che oggi ho ritrovato nella relazione dell'Assessore all'industria Mafrica, alcune verità sullo stato della situazione che più volte in passato avevo fatto rilevare.

Oggi io credo che nella diagnosi e nell'esame della vicenda siano state dette le cose come realmente sono e senza addolcire la pillola in modo ingiustificato. Si tratta di una situazione molto difficile e sicuramente mancano al Consiglio alcuni elementi di valutazione. Io ho esaminato la documentazione che ci è stata fatta pervenire questa mattina ma le indicazioni più pregnanti non si ritrovano anche se si possono ricavare alcune indicazioni molto indirettamente ma non ci sono precise informazioni per quanto riguarda la Cogne, per cui su questo credo che sarebbe necessario capire meglio il contenuto di questi documenti.

Condivido il giudizio sull'inaffidabilità dell'Ilva, sulla scorrettezza del suo comportamento, soprattutto sull'incertezza di questo comportamento e sull'assenza di un progetto definito che permetta anche di capire dove si vuole arrivare.

Non so se sia praticabile la strada indicata dall'Assessore di de-finire come Regione un progetto industriale con una serie di valenti consulenti anche a livello europeo.

Penso tuttavia che il compito del Consiglio regionale e dell'Amministrazione regionale sia intanto quello di definire alcuni punti fermi su cui orientarsi e credo che rispetto a questi punti fermi non c'è stata ancora una sufficiente determinazione o precisazione da parte del Consiglio regionale.

Si è discusso più volte su alcune linee di fondo ma non si è mai indicata una strategia ben definita, se non alcune generiche affermazioni su cui siamo tutti d'accordo: difendere il compatto industriale e i livelli occupazionali. Questo però non significa avere una linea di comportamento praticabile.

Riprendo considerazioni che ho già fatto in altre occasioni e cioè che su alcuni punti noi dovremmo veramente come Ammini-strazione regionale e Consiglio comunale di Aosta, definire dei paletti, dei punti fermi da cui non ci si muove, in modo da avere dei riferimenti precisi nella trattativa con l'Ilva e con eventuali partner privati in tutti i dibattiti e scelte che si dovranno tenere.

Questi riferimenti a mio avviso dovrebbero essere quattro e precisamente: il primo è ribadire la necessità da parte della Regione di acquisire tutte le aree di proprietà dell'Ilva e quindi dobbiamo respingere la distinzione che viene fatta dall'Ilva fra le aree strettamente legate allo stabilimento e le aree immobiliari; credo sia importante da parte della Regione una trattativa che riguardi l'acquisto delle intere aree della Cogne.

Secondo punto: io credo che se su questa linea della acquisizione siamo tutti d'accordo, sia importante ribadire il concetto che più volte è stato espresso e cioè che un eventuale e possibile auspicabile accordo fra Regione e Ilva rispetto all'acquisizione delle aree deve avere un vincolo ben preciso che è l'utilizzazione delle somme, degli introiti che l'Ilva può ricavare da queste vendite rispetto ad un discorso di risanamento e di organizzazione dello stabilimento. É importante stabilire anche dei meccanismi di controllo e di verifica dal momento che parliamo di diverse decine di miliardi.

Nello stesso modo è fondamentale anche un altro concetto che veniva indicato nella relazione dell'Assessore e cioè, un accordo ben preciso fra Regione e Comune di Aosta perché sia mantenuto un vincolo industriale sulle intere aree della Cogne in modo da evitare speculazioni edilizie ed in modo da mantenere la possibilità sia nella trattativa ad un certo livello con l'Ilva, sia di un'utilizzazione ai fini industriali di questa area.

Quarto punto è sicuramente la ricerca del progetto industriale più adeguato per rilanciare e riorganizzare lo stabilimento siderurgico e nello stesso tempo stabilire quali altre attività industriali collaterali è possibile individuare e collocare su queste aree e che ci permettano di recuperare i livelli occupazionali.

Noi riteniamo di doverci muovere in queste quattro direzioni. Credo che anche la proposta dell'Assessore di un progetto industriale vero e proprio elaborato dalla Regione possa essere valutato anche se non so se fattibile e in quale misura.

Quanto affermato è allo scopo di salvaguardare una presenza in-dustriale forte e significativa che passa soltanto attraverso il man-tenimento della destinazione industriale di questa area che è l'uni-ca che sia possibile utilizzare a livello industriale nella nostra Regione e quindi crediamo che si debba cercare di uscire da una prospettiva di totale incertezza introducendo elementi di chiarezza.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Stévenin, ne ha facoltà.

Stévenin (UV) Io credo che l'intervento dell'Assessore all'industria e commercio Mafrica, non possa che essere condiviso in parte. Credo che, d'altra parte la crisi del settore siderurgico è nota ed evidenziata da diverso tempo su tutti i giornali economici e non. Credo inoltre che, l'analisi della situazione degli stabilimenti Ilva è reale. Così come certamente è già stato detto nell'intervento del Consigliere Andrione, non possiamo che apprezzare il fatto che l'Assessore Mafrica ci dica che l'attuale dirigenza non ha credibilità.

Detto tutto questo, a me pare che nell'intervento dell'Assessore Mafrica manchi un po' di autocritica.

É facile ricordare in questo Consiglio tutta una serie di avvenimenti che si sono verificati. Dai momenti delle trattative a Genova quando queste trattative avvenivano a diversi livelli, prima una parte della delegazione poi un'altra.

Così come secondo me un po' di autocritica dovrebbe essere fatta per quanto riguarda proprio l'esigenza che c'era di avere quegli agganci a livello dell'Iri, a livello delle partecipazioni statali, proprio per fare rispettare quei protocolli che erano stati firmati allora. In questo ha anche importanza il ruolo e la presenza delle partecipazioni statali e dell'Impresa pubblica della Valle d'Aosta a cui doveva con gli opportuni contatti essere fatto presente.

Io ritengo che non dovremmo parlare di corresponsabilità ma evi-dentemente di sottovalutazione di una serie di fatti che sono ve-nuti avanti quali l'accordo con la Falk, il mancato rispetto del-l'accordo con la Falk. La necessità che doveva esserci di far pre-sente che questo accordo per l'interscambio delle produzioni poi in realtà non c'è stato. Prova ne è che l'acciaieria lavora circa trenta settimane all'anno a fronte di una ben più elevata potenzialità.

Ma anche una vigilanza su altri accordi, tra l'Ilva e la Wuller, rispetto al problema della produzione dei rapidi e degli utensili. Una maggior produzione fatta dalla Wuller che avrebbe dovuto essere poi commercializzata dalla Cogne e un aumento della produzione degli inox alla Cogne che avrebbe poi dovuto essere commercializzata dalla Wuller. Di tutto questo poi non si è più saputo nulla, sappiamo solo che purtroppo questi accordi non sono stati realizzati e che per conto la Cogne ha perso produzione sulle quote di mercato.

Questi fatti debbono essere detti; ognuno ha le proprie responsabilità e credo che però il problema è un problema di tale rilevanza che merita di essere affrontato da parte di un Consiglio regionale con grande responsabilità e che questo come altri problemi dovrebbero vedere coinvolte maggioranze e opposizioni in tutti i momenti di decisione e in tutti i momenti di contatto perché evidentemente se poi mancano informazioni diventa difficile trovare un'intesa su come affrontare e risolvere le diverse problematiche.

Tutti sappiamo che il problema di fondo oggi è quello della ricerca di un partner a livello nazionale e internazionale. Questo è un problema che deve essere affrontato con l'Ilva anche ricordando quelle che erano le intese del protocollo Iri-Finsider; così come deve essere certo che l'intero stabilimento, vale a dire il milione di metri quadri dello stabilimento nella sua interezza, devono essere acquisiti dalla Regione.

Deve essere trovata una soluzione per le centrali, che non rimanga solo una mera volontà di intenti ad affrontare questo problema e sarebbe anche importante sapere a che punto è l'accordo sul centro meccanografico.

C'è poi tutta una serie di problemi relativi al mantenimento delle attuali produzioni all'interno dello stabilimento al fine di evitare una monoproduzione, un'unica linea che minerebbe l'intera esistenza dello stabilimento stesso.

La produzione esclusiva di valvole e vergella non garantirebbero un futuro a questa azienda. Quindi si tratta di verificare che le attuali produzioni - a partire dalle barre e altre ancora - possano trovare la possibilità di continuare ad esistere, visto anche che i risultati di questi ultimi mesi sono stati risultati positivi.

C'è poi un ultimo dato che è quello relativo alla rete commerciale. Il trasferimento in regione dei venti dipendenti della rete commerciali - pare che fossero circa quaranta i dipendenti e degli altri venti non se ne sa nulla - lasciano presupporre effettivamente che non c'è una grossa volontà di riorganizzazione dello stabilimento.

Presentarsi ad una qualsiasi trattativa a livello nazionale ed a livello internazionale senza una rete commerciale adeguata è chiaramente sintomo di debolezza e quindi di difficoltà ancora maggiori per una azienda come questa.

É stata data la disponibilità a fronte di garanzie precise di lavorare insieme, di attuare un fronte unitario nei confronti di una dirigenza che come è stato detto non è credibile perché troppe volte ha cambiato i piani presentati senza dare finora garanzie sul futuro di questa azienda.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bich, ne ha facoltà.

Bich (Ind)Non vorrei ripetermi su interventi che in passato abbiamo già ef-ettuato in questa sede e che intendevano recepire una situazione di gravissimo disagio e pesante regresso sia sul piano produttivo che su quello economico dello stabilimento Cogne di Aosta. Vorrei far notare però alcuni aspetti, senza creare polemiche rendendomi perfettamente conto che la situazione grave e difficile non è solo in potere dell'Amministrazione regionale.

La strategia generale sugli acciai nel comparto degli acciai è com-plessa e difficile in confronto anche con altre aree di mercato. Non è certamente alla nostra portata e quindi l'Amministrazione regio-nale non ha un grado di libertà d'azione a trecentosessanta gradi ma su tutto l'orizzonte industriale e deve necessariamente fissare le idee e le sue posizioni su alcuni punti della strategia generale.

L'Assessore diceva che i nostri interlocutori sono inaffidabili. Il management degli stabilimenti di Aosta ma anche della proiezione di questo management verso l'Ilva ha denotato tutta la sua inconsistenza presentando piani di sviluppo che poi si rivelavano assolutamente inaffidabili, inconcludenti, presentandoci delle solu-zioni che poi regolarmente non venivano prese ma disdettate.

La Giunta forse è arrivata in ritardo a valutare la gravità di questa situazione e il punto di non ritorno. Io ricordo che solo un anno fa in un dibattito analogo l'interlocutore era molto più gioioso e sorridente e si diceva che tutto era sotto controllo. Adesso invece la posizione è molto più responsabile e devo dare atto all'Assessore Mafrica di avere colto quest'aspetto.

Comunque non è solo inaffidabile questo management ma il "top" dell'Ilva è inaffidabile, dal momento che mi sembra che il risultato economico e il risultato delle strategie internazionali del settore della siderurgia sono ancora tutte fa verificare e che la fortezza giapponese che doveva essere un po' il termine di paragone al nostro mercato per ragguagliarla un po' ai metodi di produzione e di rilancio, comincia a far vedere le sue crepe e quindi elementi di comparazione ce ne sono pochi e la produzione dell'acciaio anche quest'anno dà ampi risultati negativi.

Fissare quali siano le condizioni ottimali per sviluppare una linea strategica non capisco quali possano essere. L'Assessore ci dice di rivolgerci ad una serie di società, di studi economici finanziari, per valutare quali possano essere i provvedimenti; anche qui occorre fare attenzione perché se il nostro compito è quello di fare gli amministratori, il loro è quello di fare gli industriali dell'acciaio e finora l'hanno fatto molto male.

Hanno usato parecchi trucchi con comportamenti di stretta osservanza verso un certo potere che pagava a piè di lista il passivo e quindi poteva dare garanzie di sviluppo, garanzie di adeguatezza a certi sistemi industriali pur sempre validi sotto l'aspetto clientelare e politico. Oggi non è più possibile, sembra che siamo entrati in un economia di mercato, l'economia di mercato è questa. Mi sembra però che nella relazione presentata dall'Assessore ci sono alcuni punti che andrebbero precisati.

Primo punto: acquisizione delle aree. Siamo tutti d'accordo e sic-come non sono campi verdi su cui si può costruire qualsiasi cosa e-siste il problema della bonifica dell'area. Vorrei sapere se l'acqui-sizione di queste aree 800-900 mila metri quadri - tiene conto di questo, considerando che il risanamento ha un suo costo elevatis-simo, come lo smaltimento dei rifiuti tossici nocivi, l'abbattimento delle strutture e la riacquisizione del territorio nelle condizioni ottimali per una ricostruzione di strutture adeguate.

Secondo punto: a noi è stata fornita una planimetria. Non ho ben capito se è un'ipotesi di nuovo stabilimento. Sarebbe stato interessante vedere con un lucido la situazione attuale da sovrapporre. Non sono un tecnico per cui non sono in grado di stabilire se si possa fare mentre le macchine sono in lavorazione, cioè modificare il "lay-out" continuando la produzione di acciaio e soprattutto non so quanto possa costare questo piano di fattibilità.

Ci è stato proposto di occuparsi personalmente di un piano di strategia. Ho dubbi sotto questo aspetto perché non vorrei che si passasse dall'acciaio "di Stato" all'acciaio "di Regione" - con tutto il rispetto verso la normativa CEE - Ma qual è il prezzo sociale economico in generale di un intervento di questo tipo? É stato detto "sei centri di studio", ma attenzione: con chi operiamo? Non vorremmo che queste società di consulenza risultassero poi ammanigliate con l'Ilva. Questo è un aspetto che andrebbe valutato molto bene.

Quindi caro Assessore io prendo atto della buona volontà di riprendere il filo spezzato di una proposta praticabile in questo settore così disastrato. Staremo a vedere quale sarà la proposta che spero sia fornita in tempo utile affinché sia possibile esaminarla in anticipo.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.

Lanivi (AI)Partirò dalle considerazioni finali dell'Assessore circa la possibilità di realizzare un'unità di questo Consiglio sul problema della Cogne. Dirò subito che la sola condizione è quella di verificare una forte volontà rispetto a questa problematica, in caso diverso prenderò una posizione profondamente discorde e cercherò di spiegarne i motivi.

Secondo me l'Ilva vuole trascinarci in una situazione che non solo ci priverà della stabilimento di Aosta, ma cercherà anche di farci fare la figura degli stupidi e sia in un caso che nell'altro questa prospettiva ci dovrebbe trovare molto attenti e soprattutto pronti ad individuare delle forme di contrattazione forti quanto è pericolosa la posizione assunta dell'Ilva. Non vogliamo quindi essere né stupidi né miopi.

Primo punto: Ilva L'Ilva considera lo stabilimento di Aosta come una unità produttiva: non vuole assegnare allo stabilimento di Aosta il suo ruolo di impresa. (Non so se sono notizie o pettegolezzi) ma pare che in questi ultimi giorni abbiano sostituito la dirigenza dell'Ilva. Tutto questo avviene senza nessuna preinformazione con la Regione né quindi definendo strategie ma neppure informando dei movimenti che avvengono all'interno di questo stabilimento che ripeto è considerato dall'Ilva come unità produttiva e cioè "luogo dove non si decide".

A rotazione vengono altri a prendere decisioni ubbidendo ai "boiardi dello Stato", i quali in funzione delle maggioranze politiche che si trovano in Parlamento vengono sostituiti o ruotati.

A questo punto secondo me, inseguire un disegno corretto per certi aspetti può essere per noi un fatto di ingenuità. Noi facciamo per bene i compiti ma non sappiamo né a quale maestro consegnarli né sappiamo quali criteri usa questo maestro per giudicare i com-piti fatti. Per cui, ritengo che, fatto salva la premessa iniziale del-l'inaffidabilità dell'Ilva, dobbiamo far sentire una voce molto forte altrimenti questi non solo ci spendono ma ci portano via dei soldi.

Io mi permetto di suggerire alcuni punti fermi. Stabilimento di Verrès con relativa centrale - stabilimento di Aosta - i terreni e le centrali idroelettriche formano una entità unica, non dobbiamo accettare nessuna logica dell'Ilva che cerchi di frazionare questo discorso. Abbiamo risolto, con denaro regionale, il problema dello stabilimento di Verrès, lo stabi-limento di Aosta lo mettiamo in stato preagonico, dai terreni cerchiamo di ricavare denaro dalla Regione.

Dato che il committente non sarà affidabile cerchiamo di poten-ziare le centrali, perché il vero affare é proprio lì. Di fronte a que-sta situazione bisogna fare la voce grossa, non tanto puntando sulla debolezza della Cogne (sul bilancio della Cogne ci speculano), ma dobbiamo vedere i punti di forza della Regione che sono:

1) il fatto di essere una Regione a statuto speciale e quindi di pre-tendere un rapporto di tipo politico con il Governo della Regione stessa. Il nostro interlocutore non può quindi essere l'Ilva.

2) l'utilizzazione delle norme di attuazione in materia di industria. Dobbiamo far capire molto bene ai "signori" di Roma che saremo in grado e impugneremo tutte le decisioni che andranno contro quanto stabilito dalle norme di attuazione in materia di industria per la Regione Valle d'Aosta.

3) i terreni non dobbiamo comprarli, i terreni ce li devono cedere, non si capisce come un ente pubblico di Stato venga a speculare sui terreni di un'azienda che vuole chiudere. Questo è inammissibile. Neppure con Ilssa Viola siamo arrivati a tanto. Ricordiamo che con l'Ilssa Viola il Ministero dell'industria è intervenuto in maniera economicamente pesante al punto che l'acquisizione dell'area e degli stabilimenti sono avvenuti quasi a costo zero per la Regione.

Non possiamo pensare che la Regione debba spendere centinaia di miliardi, tenuto conto degli acquisti e delle opere per il risana-mento di quelle aree.

Questo discorso ce lo sta facendo lo Stato, dato che la Regione in questo momento è sotto ricatto e per ricatto s'intende il fatto che se la Regione non dà i soldi oppure lo stabilimento licenzia il personale noi dobbiamo fare in modo di essere abbastanza forti da non affrontare il problema della vendita di terreni da parte di un privato alla Regione.

Qui è lo Stato direttamente proprietario, deve quindi cedere quelle aree a costo zero alla Regione, perché la stessa dovrà spendere per cercare di creare nuovi posti di lavoro con nuovi insediamenti industriali.

Il gruppo di studio che io propongo, oltre quello di fare i disegnini sul futuro industriale della Cogne, è quello di stabilire l'utilizzazione di quanto lo Statuto ci concede in termini di espropri al fine di utilizzare questa possibilità.

Altro punto: parlo delle centrali idroelettriche. Dato che il rapporto Regione-Governo deve essere di tipo politico, la Regione ha una grossa arma a disposizione e sono le subconcessioni delle acque, che non interessano solo la Cogne ma interessano anche l'Enel e anche altri enti dello Stato per condurre una vera contrattazione con questi signori.

Ripeto quindi le mie proposte. Primo punto: linea forte e cioè affrontare il problema nella sua globalità; secondo punto: rispetto ai terreni va condotta una trattativa che non sia quella dell'acquisto privato ma pretendere che questi terreni ci siano ceduti; terzo punto: il discorso delle subconcessioni, il discorso della produzione di energia elettrica in Valle d'Aosta e questo è un rapporto che a Roma va condotto in maniera molto chiara e dura.

Queste sono premesse indispensabili senza le quali non vedo come e quali risultati si potrebbero avere.

(... applausi dalla tribuna del pubblico ...)

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione, ne ha facoltà.

Andrione (UV) Prima della risposte dell'Assessore vorrei rivolgere una domanda. Nella lettera datata 11 marzo 1992, a firma di Maurizio Morandi, si trasmettono dati relativi all'area del Pacifico, della siderurgia dell'est, di grafici vari ma della Cogne non si fa cenno, chiedo quindi spiegazioni in merito.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

Aloisi (PSI) Il dibattito che oggi si svolge in quest'aula da parte di tutte le for-ze politiche è sicuramente il tentativo di trovare una strategia uni-taria per tentare, non dico di risolvere, ma perlomeno di affrontare per poi risolvere il grave problema della Nazionale Cogne.

É una a volontà che emerge da tutte le forze politiche che mi hanno preceduto. In ognuno c'è la volontà di trovare un punto di incontro per affrontare questo ormai cronico problema che ci attanaglia da anni.

Io direi quindi innanzitutto al di là delle varie valutazioni di carattere tecnico che è un problema soprattutto di carattere politico, cioè sono le forze politiche e il Governo regionale che devono imporsi a far sentire il proprio peso nei confronti della trattativa sia con l'Ilva ma soprattutto con il Governo nazionale. Quindi il nodo è politico dal momento che abbiamo visto da tanti anni a questa parte che abbiamo avuto sempre una controparte inesistente. Una controparte assolutamente impercettibile.

Abbiamo visto nella Nazionale Cogne sostituirsi di volta in volta varie società, vari meccanismi che hanno gradualmente disgregato questa nostra azienda. É stata un'azienda da parte soprattutto dei dirigenti nazionali, delle partecipazioni statali, che è servita soltanto ad inserire alcuni personaggi probabilmente con certi tipi di tessere in tasca. É stato dato loro il posto nella stessa azienda statale per due o tre anni per poi rilanciarli in altre attività.

Non abbiamo mai avuto una dirigenza seria e professionalmente capace di condurre questo tipo di azienda e quindi abbiamo visto che gradualmente ha perso le sue caratteristiche e la sua capacità produttiva per l'incapacità di questi dirigenti e la mancanza di volontà politica da parte del Governo nazionale a far sì che questa azienda avesse il suo peso a livello nazionale e a livello mondiale come d'altronde è conosciuta per le sue capacità e per la sua preparazione, visto il tipo di acciaio che produce.

Da questo dibattito e dagli incontri che abbiamo avuto precedentemente, emerge la volontà di capire qual è la nostra controparte.

Noi non abbiamo nessuno di fronte, finora ci hanno solo preso in giro facendoci delle promesse che poi sistematicamente sono state disattese e allora deve emergere da questo Consiglio la volontà unanime da parte di tutte le forze politiche e soprattutto da parte del Governo di pretendere una controparte con cui discutere e affrontare i problemi portandoli ad una conclusione.

Io penso che da parte della Giunta regionale e da parte delle forze politiche della maggioranza, come mi pare di capire dagli interventi, c'è questa volontà davanti alla quale è opportuno ed è necessario cercare di trovare una soluzione e creare una strategia comune ed unitaria per affrontare insieme sia la controparte che, deve essere sul piano politico il Governo; sia l'Ilva però avente come garante il Governo nazionale.

Si dà atto che dalle ore 17,54 alle ore 18,30 presiede il Vicepresidente Stévenin.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bajocco, ne ha facoltà.

Bajocco (PCI-PDS) Venti giorni fa, quando il Consiglio regionale ha votato le due risoluzioni non c'è stata unità. Il dibattito portato avanti in quel momento era un dibattito molto aspro e acceso, un dibattito che a mio avviso è in disaccordo con il gruppo per cui milito ed a cui si richiede la massima unità.

Il problema dell'occupazione è un problema che non riguarda solo l'Assessore o la Giunta, ma tutto il Consiglio regionale.

Io ricordo che quando sono entrato nella Cogne eravamo circa 8 mila unità, oggi siamo arrivati a 1.500 unità. Nel giro quindi di 10 anni abbiamo perso 2.480 unità.

É un problema grave che deve fare riflettere ed io sono dell'avviso che non dobbiamo lavorare per chiudere l'azienda ma dobbiamo lavorare per mantenere il possibile.

Il dibattito di oggi è un dibattito molto pacato e fa onore a questo Consiglio perché si discute un problema che interessa l'intera Valle d'Aosta. Forse è anche stata la relazione dell'Assessore che con fermezza e chiarezza - tipiche del Partito di cui fa parte - ha esposto i fatti.

Il Consigliere Andrione ha riferito come la Soie con un telegramma ha comunicato la sua chiusura e auspica che non si ripeta con la Cogne la stessa procedura.

Qualcuno ha detto che non vorrebbe che la Cogne morisse in mano ad un Assessore del PDS. Penso che tutti i gruppi politici in questo Consiglio, possano riconoscere le battaglie che questo partito ha fatto in questi quarant'anni per il problema dell'occupazione. Il Partito comunista, la CGIL e la FIOM, di cui io facevo parte, sono stati sempre all'avanguardia in questa direzione, lo eravamo ieri e lo siamo oggi e lo saremo anche domani.

Concordo in parte con quanto diceva il Consigliere Lanivi che ci debba essere una contrattazione forte. É vero, se siamo uniti e forti, qualcosa in più potremo portare avanti, cercando di mantenere l'occupazione.

Concordo anche con quanto dicevano altri consiglieri, e l'abbiamo anche ribadito venti giorni fa che le aree nell'interno dell'azienda devono essere vincolate per sostituire altri posti di lavoro, non ci devono essere per nessuna ragione speculazioni in nessun campo. I dieci milioni di metri quadrati che ci sono nell'interno della fabbrica devono servire per dare altri posti di lavoro.

Per Aosta e la sua cintura le 1.500 unità di cui si parla sono molto importanti, non è facile sostituirli nel giro di pochi anni. Ne abbiamo avuto un esempio nella fabbrica della Soie e Ilssa Viola ed abbiamo un esempio nella Morgex Carbo ed altre piccole fabbriche nella nostra Regione come per sostituire posti di lavoro ci voglia molto tempo.

La Giunta deve saper lavorare in concomitanza con il Consiglio, dobbiamo investire e responsabilizzare i nostri due parlamentari a tutti gli effetti perché la battaglia deve essere fatta a livello romano se vogliamo cercare di concludere qualcosa.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) On présentera une résolution qui est la suivante:

Risoluzione

Risottolineata la gravità della situazione dello stabilimento Ilva Cogne di Aosta sia sotto il profilo occupazionale che sotto il profilo strategico, in conseguenza di piani aziendali tendenti più alla stagnazione, alla gestione dell'esistente che ad una ripresa produttiva;

Ribadito che i protocolli d'intesa sottoscritti tra Iri-Regione intendevano esprimere un impegno comune ad attuare programmi di interventi mirati alla salvaguardia dei livelli occupazioni in Valle;

Verificato come gli interessi pubblici nello stabilimento non hanno operato per bloccare la deindustrializzazione;

Richiamato l'ordine del giorno votato in Consiglio regionale all'unanimità che impegnava la Giunta regionale ad impugnare nelle sedi competenti il piano Ilva per la siderurgia per il 1992-1994;

Sottolineato che purtroppo le competenze previste ai sensi dell'articolo 3 e dell'articolo 4 del D.P.R. 27 dicembre 1985, n. 1142, non sono state sfruttate per la salvaguardia degli interessi dello stabilimento e che il rappresentante regionale nominato dalla Giunta nel Consiglio di amministrazione non ha mai riferito la sua attività,

Ricordato che i terreni dell'Ilva su cui esistono gli stabilimenti sono stati ceduti ad una società immobiliare per pareggiare i conti economici del 1991;

Verificato che i fondi stanziati della Regione per gli acquisti della proprietà immobiliare Cogne non hanno avuto l'effetto sperato;

Verificato che il problema dello sfruttamento sinergico con la Regione delle centrali idroelettriche rimane una semplice dichiarazione di principio;

Denunciata l'incapacità della Giunta a pretendere un rapporto corretto e collaborativo con i responsabili nei vari livelli dell'Iri e dell'Ilva Cogne;

Visto l'esito delle promesse dei membri del Governo Andreotti;

Ribadito che a mesi distanza, malgrado le promesse, non si conosce il piano dell'Azienda;

Invita

la Giunta regionale a nominare un gruppo di lavoro che esamini le prospettive concrete di rilancio dell'azienda e ripresi i contatti con gli organi competenti; presenti entro 60 giorni una proposta operativa in Consiglio per un riposizionamento strategico dell'azienda Ilva Cogne nell'ambito della produzione e del mercato siderurgico nazionale.

In questo senso penso ci siano le risposte a quella che è l'esigenza di un lavoro unitario senza dover rifare l'esame né dei decreti che danno certe competenze, né di quelle che sono le priorità ricordate mille volte in questo Consiglio. Penso che questo ordine del giorno firmato dal Gruppo dell'Union, da Bich, Lanivi e Maquignaz possa rappresentare uno sforzo per dare un'ultima risposta su quella che é la prospettiva.

Ci sono delle valutazioni che penso siano state ribadite da più parti. Il rischio è evidente ed è quello di lasciare passare del tempo senza che succeda nulla. É indispensabile che ci sia una ripresa di iniziativa e che si concretizzi presto.

Penso che lasciando trascorrere l'estate senza che ci siano prospettive si arriverebbe molto difficilmente a salvaguardare non dico i livelli occupazionali ma a salvaguardare la vita stessa dell'azienda.

Non sto a riprendere punto per punto il significato di quello che è la risoluzione perché penso che sia già stata illustrata da altri colleghi.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'industria e commercio, Demetrio Mafrica.

Mafrica (PCI-PDS) In effetti il problema della Cogne ha una duplice valenza per questo Consiglio, da una parte è un problema industriale e dall'altra politico. Io credo che entrambi gli aspetti vadano tenuti presenti perché indubbiamente non sarà possibile risolvere il problema industriale senza una forte azione politica.

Sul piano industriale penso siano almeno quattro gli obiettivi che vanno conseguiti. Una azienda come la Cogne per il campo in cui opera è presente in quote di mercato tali che necessita di alleanze innanzi tutto a livello nazionale ma credo che ciò non sia sufficiente, credo sia necessario avere anche l'appartenenza ad un gruppo più ampio perché in tutto il mondo, nel campo degli acciai stanno andando avanti fenomeni di concentrazione per cui le aziende singole non collegate a gruppi più ampi rischiano di finire fuori mercato.

Credo inoltre sia necessaria comunque un'azione per il risanamento produttivo. In effetti la dislocazione degli impianti produce dei delta di competitività che mi pare siano sulle 200-250 lire al chilo che vanno recuperati.

Per poter andare avanti occorre anche che qualcosa sia fatto dal punto di vista organizzativo, è indubbio poi che se non c'è una rete commerciale capace di stare sul mercato anche il produrre a prezzi competitivi può non dare i risultati sperati ed infine proprio collegato a questo discorso, mentre in Francia gli utilizzatori sono un numero limitato, nella realtà italiana gli utilizzatori sono un centinaio e la Cogne deve andare sul mercato libero competendo con aziende che hanno già un proprio mercato stabile sicuro e che quindi possono abbattere i prezzi sul mercato libero.

Dal punto di vista industriale credo che questi elementi vadano ripresi e per rispondere anche in modo non coordinato ad alcune richieste per ciò che riguarda le alleanze, le informazioni in mio possesso dicono che l'accordo con Aresta, non è andato avanti lo scorso anno per ragioni di rapporti economici tra il gruppo Ilva ed il gruppo Aresta ma qualche cosa potrebbe muoversi quest'anno.

L'accordo con Wuller non ha funzionato e credo che debba essere considerato superato e l'accordo con Falk è stato rimesso in discussione dalla volontà dell'imprenditore di procedere attraverso la colata continua a produzioni similari a quelle che vengono fatte nello stabilimento di Aosta.

Per quello che riguarda alcune richieste inoltrate dai consiglieri indubbiamente se ci si riferisce a un nuovo stabilimento, questo nuovo stabilimento dovrà essere costruito mentre l'attuale stabilimento funziona e dalle informazioni tecniche che mi sono state fornite la cosa risulta essere possibile e se si tratta di spostare degli impianti, il costo è inferiore a quello di uno stabilimento nuovo, la cifra formulata da parte dell'Ilva è di 140-150 miliardi.

Per ciò che riguarda lo stato delle aree, indubbiamente in una trattativa per l'acquisto delle aree stesse, la parte da bonificare deve pesare come elemento di abbattimento dei costi e il problema del costo della bonifica è stato affrontato nell'ambito di un gruppo di lavoro costituito da parte dell'Assessore alla sanità. La cifra di prima approssimazione formulata da un tecnico è intorno ai 50 miliardi.

Il discorso più politico: io credo che in effetti questa Regione debba utilizzare al meglio le possibilità consentite dallo Statuto e dal decreto sull'industria. Si tratta di far valere nei confronti del Governo la specificità di questa Regione e di far valere nei confronti dell'Iri il dovere storico che hanno le partecipazioni statali di una presenza in tutta la realtà e soprattutto una realtà valdostana in cui ci sono state continue diminuzioni degli occupati nelle partecipazioni statali.

Va detto in questo senso che è stato chiesto al Presidente dell'Iri come mai non veniva consegnato quel programma approvato dal Comitato di presidenza è la risposta è stata che questo programma non era ancora un programma ufficiale perché il Comitato dell'Iri non l'aveva ancora approvato.

In effetti il 5 febbraio di quest'anno ci è arrivata in Regione la ri-sposta alle nostre osservazioni sul piano 1991-1994, quindi i tempi formali di esame dei piani da parte dell'Iri prima e delle commis-sioni parlamentari poi sono tali che per poterli esaminare occorre che ci sia un documento che abbia i crismi della definitività.

Al di là di questo, la proposta che era contenuta nella mia relazione e che credo sia stata anche colta da parte di numerosi consiglieri, era quella di provvedere autonomamente e senza intromissioni alcune, ovviamente facendo la massima attenzione che le società di consulenza siano effettivamente capaci e non legate ad alcun carro al fine di provvedere ad un disegno industriale che parta da un esame approfondito dei mercati, dei competitori, delle possibilità di produzione, degli interventi da attuare sullo stabilimento attuale, dei costi necessari per effettuare questo stabilimento, delle possibili alleanze e per concludere dei costi e benefici che potrebbero conseguire alla Regione per mettere in atto un tale piano.

Questo studio dovrebbe servire alla Regione per acquisire dati autonomi rispetto a quelli che ci vengono forniti in modo anche sibillino e che in riferimento alla Cogne a cui faceva riferimento il Consigliere Andrione ad alcune tabelle e grafici.

La proposta è quella di prendere iniziative nei confronti del Governo e dell'Iri perché globalmente o in parte anche i finanziamenti necessari per il risanamento dell'azienda, siano trovati da fonti pubbliche senza per nulla escludere la possibilità di intervento regionale.

Credo che sulla questione del ruolo politico della regione, ci sia la possibilità di definire anche in questo Consiglio in modo più preciso le modalità di intervento, credo che alcuni ulteriori elementi potrebbero essere contenuti in un documento comune ad esempio la questione che riguarda l'opportunità di procedere all'acquisto complessivo delle aree pur valutando la possibilità di applicare il meccanismo dell'esproprio ma la cosa va approfondita.

Inoltre queste aree debbono essere vincolate fino a che non si avrà il risanamento dell'azienda e fino a quando non si avrà un progetto complessivo di riutilizzo industriale o al servizio della città, un progetto definito d'intesa da Regione e Comune.

Per conseguire questi obiettivi ho predisposto un ordine del giorno che credo sia possibile confrontare con quello predisposto dai consiglieri della minoranza e di cui do lettura:

Risoluzione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Riunito in seduta straordinaria per compiere una valutazione approfondita della situazione produttiva ed occupazionale dello stabilimento Cogne di Aosta e per assumere concrete decisioni volte a salvaguardare il ruolo economico-industriale della maggiore azienda valdostana;

Constatato che l'Ilva, nonostante i ripetuti impegni non ha, a tutt'oggi, presentato un piano complessivo di ristrutturazione aziendale, mentre a riproposto pesanti tagli all'occupazione;

Consapevole, che, ai fini del mantenimento del ruolo produttivo della Cogne, si impone la necessità di una ristrutturazione che miri ai seguenti obiettivi:

- adozione di una strategia di integrazione produttiva e commerciale con altri gruppi a livello internazionale;

- razionalizzazione impiantistica ed organizzativa dello stabilimento;

- diversificazione produttiva per il mantenimento delle quote di mercato;

- potenziamo della rete commerciale e del rapporto con g li utilizzatori;

Ribadito che, nel frattempo, vanno mantenute e utilizzate al meglio le linee produttive esistenti, apportando i miglioramenti necessari;

Riconfermata l'importanza strategica di una presenza significativa del settore industriale in Valle d'Aosta, indispensabile per un equilibrato sviluppo economico-sociale;

Preso atto dei provvedimenti assunti, a livello nazionale, per fronteggiare, attraverso misure di ammortizzazione sociale, il permanere di una crisi che investe l'intero settore siderurgico;

Il Consiglio regionale respinge fermamente

la riproposizione da parte Ilva di una logica aziendale incentrata prevalentemente sui tagli occupazionali e la smobilitazione delle risorse umane;

Decide

di impegnare la Giunta regionale affinché, in stretto collegamento con i Parlamentari valdostani e con il Comitato regionale per i problemi della siderurgia;

1) presenti, entro 5 mesi, avvalendosi dei supporti tecnici necessari, un progetto complessivo regionale di ristrutturazione e riposizion-amento strategico della Cogne, con la finalità di indurre Ilva a svolgere il ruolo imprenditoriale che le compete e di superare una fase di stallo e di progressivo ridimensionamento della Cogne, che da troppo tempo condiziona negativamente il contesto sociale valdostano;

2) operi d'intesa con il Comune di Aosta, con il fine di respingere sul nascere ogni mira speculativa sulle aree Cogne e di provvedere all reindustrializzazione ed al riuso delle aree libere per offrire una prospettiva di lavoro ai giovani e alla città;

3) definisce in tempi brevi, accordi e progetti per il potenziamento delle centrali elettriche;

4) stabilisca con l'azienda interventi nel campo della ricerca e del risanamento ambientale sulla scorta, anche, dei provvedimenti legislativi regionali in corso di definizione.

Mafrica (PCI-PDS) Presento questo Ordine del giorno che chiaramente non tiene conto delle osservazioni fatte da questo Consiglio che possono essere da parte viste insieme.

Inoltre devo rispondere a precisi quesiti postimi. La questione del Centro elaborazione dati: ci sono stati numerosi incontri per risolvere questo problema, si sono passate fasi diverse, c'è ancora la possibilità di raggiungere un accordo con impegno da parte della Cogne a garantire commesse per cinque anni alla società che gestirà il Centro.

Per ciò che riguarda le centrali: finora la disponibilità da parte di Ilva-Centrali elettriche è molto limitata, l'impegno a concordare con la Regione per un consorzio, si limita alla più piccola delle tre centrali in possesso di Ilva. L'Ilva-Centrali elettriche ha presentato programmi comunque per investimenti per 14 miliardi.

Per ciò che riguarda gli investimenti, negli elaborati forniti dalla Cogne, sono previsti per il 1992 investimenti per 20 miliardi e sono continuati nel corso del 1991 gli investimenti sul treno a filo.

Credo di avere tenuto conto di alcune osservazioni fatte da parte del Consiglio e mi riservo eventualmente di intervenire e propongo al termine del dibattito una sospensione per vedere se è possibile concordare un Ordine del giorno unitario.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.

Lanivi (AI) Riprendo la parola per chiarire alcuni concetti in base ai quali si potrà vedere se è possibile trovare un accordo.

Ribadisco i seguenti principi e criteri.

Primo: progetti industriali di marca Consiglio regionale hanno scarsissimo valore perché li dovremmo ripresentare all'Ilva la quale deciderà a suo piacimento. Il problema vero è di trovare i mezzi politici per costringere l'Ilva ad essere seria.

Quando sia noi che l'Assessore affermiamo che sia il Consiglio regionale a studiare progetti che dicano che un'azienda necessita di una rete commerciale, vuol dire che oggi la rete commerciale non esiste. Questo lavoro lo dovrebbe fare l'azienda che gestisce, il gruppo cioè che gestirà l'azienda. Io mi permetto di suggerire che: la presenza industriale dell'Ilva in Valle d'Aosta deve acquistare dignità e dimensione di impresa oppure se lasciamo le cose come stanno rimane a livello di unità produttiva ed allora la politica commerciale non sarà studiata ad Aosta ma sarà studiata in funzione dell'affare più grande dell'Ilva che è il laminato piano ma non l'acciaio speciale lungo.

Secondo: queste presenze in Valle d'Aosta devono essere considerate nella loro unitarietà. Non possiamo parlare di stabilimento di Aosta e le centrali le lasciamo da un'altra parte.

Terzo: sulla ricerca degli alleati. É chiaro che la produzione Cogne deve raccordarsi a livello nazionale europeo. Io dubito che a livello centrale Ilva scelgano in funzione degli interessi di Aosta. Ritengo che scelgano in base alle loro esigenze globali che sono sul laminato piano quindi disponibile a contrattare ad Aosta come merce di scambio più che stare attenti alla realtà locale.

Quarto: insisto sul fatto che noi non dobbiamo essere acquirenti facili dei terreni. Dato che la Regione dovrà provvedere in qualche maniera alla reindunstrializzazione e dato che qui parliamo tra enti pubblici, è assurdo che un ente pubblico cerchi di speculare su un altro ente pubblico che si chiama Regione. Questi terreni devono essere ceduti gratuitamente alla Regione anche perché se la Regione ne venisse gratuitamente in proprietà dovrà provvedere al risanamento con un onere di decine di miliardi.

Quando parlo poi di forte intervento politico vuol dire che noi non dobbiamo più consentire ad altri enti di trarre utili dalla Regione. Ci sono dei programmi sulle centrali e se la Regione ha delle potestà deve bloccarle.

Dobbiamo affrontare un discorso globale. Non dobbiamo lasciarci utilizzare come territorio per la produzione di Kw e dall'altra parte ci chiudono gli stabilimenti. Produciamo 3 miliardi di Kw, ne consumiamo 700 milioni in Valle d'Aosta, 2 miliardi e 300 milioni vanno esportati in qualche modo, non è detto che i dipendenti Enel siano in aumento, anzi sono in diminuzione. Ci sono dei programmi per estrarre altri miliardi di Kw in Valle d'Aosta, subordiniamolo ad una serietà di comportamento dell'Ilva, Iri e Governo in Valle d'Aosta.

Questa è la linea forte, non in termini ricattatori ma dobbiamo difendere la nostra dignità. Non dobbiamo permettere a nessuno di venire in Valle d'Aosta minacciare la chiusura degli stabilimenti chiedendoci anche i soldi per non farlo e poi alla fine chiudere ugualmente.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 18,35 alle ore 19,42

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'industria e commercio, Demetrio Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI-PDS) É stato raggiunto un accordo per una risoluzione unitaria di cui do lettura:

Risoluzione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Riunito in seduta straordinaria per compiere una valutazione approfondita della situazione produttiva ed occupazionale dello stabilimento Cogne di Aosta e per assumere concrete decisioni volte a salvaguardare il ruolo economico-industriale della maggiore azienda valdostana;

Ribadito che i protocolli d'intesa sottoscritti tra Iri-Regione intende-vano esprimere un impegno comune ad attuare programmi di interventi mirati alla salvaguardia dei livelli occupazionali in valle;

Verificato come gli interventi pubblici nello stabilimento non hanno operato per bloccare la deindustrializzazione;

Sottolineato che le competenze previste ai sensi dell'articolo 3 e dell'articolo 4 del D.P.R. 27 dicembre 1985, n. 1142, non sono state rispettate;

Respinge fermamente

la riproposizione di una logica aziendale incentrata sui tagli occupazionali e la smobilitazione delle risorse umane;

Decide

di costituire un gruppo di lavoro, presieduto dall'Assessore all'Industria, Commercio e Artigianato e composto da due consiglieri di maggioranza e due di minoranza che, avvalendosi dei supporti tecnici necessari, esamini le prospettive concrete di rilancio dell'azienda e, ripresi i contatti con gli organi competenti, presenti entro 60 giorni una proposta operativa in Consiglio per un riposizionamento strategico dell'azienda Ilva Cogne nell'ambito della produzione e del mercato siderurgico nazionale.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) La résolution finale souligne le sens de responsabilité des forces politiques qui ont essayé de reprendre un thème qui est sans doute difficile, mais qui mérite toute l'attention et qui exige des temps très courts pour une analyse sérieuse. Je crois que l'engagement va dans ce sens; l'espoir qu'il y ait la possibilité de présenter dans cette salle un décision. C'est le sens du document présenté par la minorité.

Presidente Pongo in votazione la risoluzione di cui ha dato lettura l'Assessore all'industria e commercio, Demetrio Mafrica.

Esito della votazione:

Presenti, votanti e favorevoli: 32

Il Consiglio approva all'unanimità.

La seduta è tolta.