Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2918 del 18 dicembre 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 2918/IX Problemi occupazionali posti dal completamento del mercato unico europeo (Interpellanza).

Presidente Do lettura della interpellanza presentata dal Consigliere Riccarand:

Interpellanza Gli impiegati dell'Autoporto di Cluses sono 110. Il primo gennaio 1993 almeno 95 di questi resteranno disoccupati. E lo stesso succederà dappertutto; in Francia le uniche operazioni doganali che resteranno saranno quelle portuali. Nemmeno gli scambi con la Svizzera saranno oggetto di tali operazioni poiché esiste un accordo internazionale di integrazione". Così ha dichiarato ai giornali Didier Rippa, presidente dell'Associazione per la difesa dell'occupazione all'Autoporto di Cluses, in Savoia. La stessa situazione si verifica in tutte le dogane dell'Italia occidentale.

Esiste il problema, quindi, di capire che cosa succederà agli spedizionieri ed al personale che opera all'Autoporto di Aosta.

Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere regionale del Gruppo Verde Alternativo

interpella

la Giunta regionale per sapere:

1) quanti sono attualmente i lavoratori che, come spedizionieri o in altre attività, operano all'Autoporto di Pollein;

2) che cosa intende fare "la Società Autoporto" in previsione del mercato unico dal 1° gennaio 1993 e che cosa succederà agli attuali lavoratori;

3) che cosa si intende fare per affrontare positivamente i problemi posti dal completamento del mercato unico.

Presidente Ha chiesto di illustrare l'interpellanza il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Su quasi tutti i giornali nelle scorse settimane è apparsa con notevole evidenza la protesta degli spedizionieri francesi che hanno bloccato per quasi una intera giornata il tunnel del Monte Bianco.

Si trattava dei dipendenti e dei lavoratori dell'autoporto di Cluses che, in previsione del primo gennaio 1993, prevedono di rimanere senza lavoro perché l'attività dell'autoporto finirà con l'entrata in vigore del mercato unico e con la scomparsa delle frontiere interne fra i paesi che fanno parte della Cee.

A quella manifestazione sono stati illustrati i motivi della protesta; leggo dal quotidiano "La Stampa" che diceva: "Gli impiegati a Cluses sono 110. Il primo gennaio 1993 almeno 95 di questi resteranno disoccupati. E lo stesso succederà dappertutto; in Francia le uniche operazioni doganali che resteranno saranno quelle portuali. Nemmeno gli scambi con la Svizzera saranno oggetto di tali operazioni poiché esiste un accordo internazionale di integrazione".

A questa manifestazione ha partecipato anche una delegazione degli spedizionieri valdostani che lavorano all'autoporto di Pollein, e la dichiarazione di uno di essi, rilasciata al giornale, diceva: "Non sappiamo cosa accadrà nel 1993, brancoliamo nel buio." Sono le parole di un dipendente della casa di spedizioni "Import Aosta", operante all'autoporto di Pollein.

Questa situazione che è stata segnalata in modo così clamoroso da questa manifestazione degli spedizionieri francesi al tunnel del Monte Bianco è del resto una situazione nota da tempo, di cui si era già parlato nelle riunioni delle commissioni, del Consiglio, negli incontri che erano stati fatti già anni fa con i responsabili della società Autoporto. L'altro giorno, discutendo in commissione la convenzione cosidetta Mercedes, il Presidente della Giunta ha anche comunicato che la società Autoporto ha messo in vendita tutte le azioni della parte privata dei proprietari; cioè tutta la parte privata della società Autoporto è in vendita e anzi sono state offerte queste azioni alla Regione, che non ha ritenuto in questa fase di poterle acquistare.

Comunque esiste un quadro normativo chiaro, per cui la funzione dell'autoporto, così come si è configurata nell'arco di venti e più anni, con il primo gennaio 1993 viene meno completamente e quindi è necessaria una ricollocazione, una finalizzazione diversa delle strutture autoportuali, siano esse quelle francesi, siano esse quelle sul versante valdostano.

Abbiamo quindi presentato l'interpellanza per avere un quadro chiaro della situazione, cioè sapere qual è attualmente l'incidenza occupazionale dell'autoporto di Pollein, quanti sono i lavoratori che dipendono da quella struttura, e che cosa si prevede di fare di questa struttura con l'approssimarsi di questa scadenza per cui l'autoporto dovrà cessare dalle sue funzioni tradizionali e dovrà acquisire una funzione di tipo nuovo.

Presidente Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Industria, Commercio e Artigianato Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI-PDS) E' indubbio che a partire dal primo gennaio 1993 le misure previste dall'articolo 8a dell'atto unico cominceranno a diventare operative, e questo porterà ad una riduzione delle operazioni doganali che viene valutata intorno al 70 per cento, cioè rimarranno operazioni doganali solo per una parte limitata di prodotti.

La situazione dei lavoratori che operano all'autoporto è la seguente: nella società Autoporto vera e propria lavorano 18 addetti; presso le case di spedizione 124; presso uffici vari (banche, Aci, posta) 10; in servizi di assistenza e ricettivi (bar, ristoranti, officine) 47; presso enti pubblici (ufficio veterinario, guardia di finanza, dogana) 165; per un totale di 364.

Cosa intende fare la società Autoporto in previsione del mercato unico? Una nota della società Autoporto fa osservare che l'ordinamento italiano è diverso da quello francese per ciò che riguarda le dogane e che sostanzialmente la Valle d'Aosta può avere ancora una funzione di paese di destinazione, mentre la Savoia ha più una funzione di transito; quindi anche dal punto di vista funzionale dovrebbero esserci delle differenze. La società Autoporto dice che ancora direttive precise da parte della Direzione generale delle dogane del Ministero delle finanze non ci sono e che comunque si sta attrezzando per far fronte alla situazione.

Credo che le determinazioni finora presenti, per una parte dei lavoratori possano vedere dei rischi a partire dal 1993, per un'altra parte a partire dal 1997, cioè da quando ci sarà probabilmente il prelievo dell'Iva non più nel paese di destinazione, per cui potrebbe essere consentita ancora una funzione, ma nel paese di origine.

Effettivamente bene hanno fatto i lavoratori e le organizzazioni sindacali a porre il problema perché si possa cominciare a studiare delle misure, che credo dovrebbero essere verificate sia con le organizzazioni sindacali e per quel che riguarda la Regione anche con la commissione che ha funzioni specifiche in materia di problemi dell'Europa.

I due indirizzi principali credo dovrebbero essere i seguenti: verificare come, in che modo e anche a quali condizioni e con quali disagi per i lavoratori è possibile una ricollocazione nell'ambito della amministrazione dello Stato per i lavoratori che operano nell'ambito degli enti pubblici; occorre invece pensare per gli altri ad una ricollocazione nell'ambito di nuove attività terziarie e produttive; in parte, probabilmente, il discorso potrà essere collegato con la possibilità da parte della Sds di intervenire, in parte credo saranno necessarie altre iniziative.

Incontri in questo senso saranno programmati nel prossimo mese e il Consiglio potrà essere informato dei primi risultati, perché credo che il problema avrà tempi e modalità che ancora non è possibile prevedere in modo compiuto.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Mi dichiaro non soddisfatto della risposta dell'Assessore a nome della Giunta, perché mi sembra che il modo con cui si affronta questo problema sia improntato da un forte contenuto di reticenza, cioè non si dicono esattamente mai le cose come stanno e non si vuole andare a fondo sulla realtà della situazione.

Qui abbiamo una realtà che dal punto di vista occupazionale deve essere seguita con molta attenzione, perché i dati che forniva l'Assessore sono eloquenti: si tratta di 364 posti di lavoro, di cui 165 sono posti di enti pubblici, e quindi è più facile una ricollocazione, ma non è detto che sia possibile una ricollocazione a livello regionale; anzi sicuramente per una gran parte di questo personale sarà necessaria una ricollocazione al di fuori della regione. Fra l'altro mi risulta, o comunque circola fra questi dipendenti, la convinzione (ci sono anche affermazioni in questo senso da parte della Giunta regionale) che queste persone verrebbero ricollocate nell'ambito della Amministrazione regionale attraverso un accordo con lo Stato. Non so da dove provengono queste informazioni, chi ha dato questo tipo di assicurazione, però all'interno di questo personale circola la convinzione che ci sarà un accordo fra Regione e Stato...

(...Interruzione dell'Assessore Mafrica...)

Può darsi che sia una richiesta, però credo che su queste cose bisognerebbe fare chiarezza.

Esistono poi tutti gli altri dipendenti, che sono circa 200, che non si sa assolutamente in che modo verranno ricollocati.

La società Autoporto dice che si sta attrezzando; il modo in cui si sta attrezzando la società Autoporto è quello di vendere la società. Dopo che per anni hanno continuato a dire che non si sarebbe mai arrivati al mercato unico, l'unica operazione che hanno pensato di fare è stata quella di mettere in vendita la società e di (io sono convinto) avviare l'operazione Mercedes che serve appunto per ricollocare la loro società; senza tener presente che il problema dei dipendenti è un problema che si presenterà in modo acutissimo, anche se si volesse pensare alla ricollocazione nell'ambito della operazione Mercedes, o Sds che sia. Ho visto la bozza di convenzione, parla di 250 dipendenti, di cui 50 impiegati; quindi siamo al di fuori di qualsiasi numero di raffronto. Ci troviamo quindi di fronte ad una situazione che non è stata seguita con sufficiente attenzione.

La società Autoporto dice che diverso è il conto Valle d'Aosta e l'autoporto di Cluses; ma la situazione di diversità fra Francia e Italia sta solo nel fatto che c'è un maggiore ritardo da parte del governo italiano nel recepire le direttive Cee, perché il risultato alla fine sarà esattamente lo stesso.

Sicuramente ci sarà, per determinate merci, ancora un periodo transitorio, ma non è detto che questo periodo transitorio significhi ancora la necessità di mantenere in piedi un apparato burocratico come l'autoporto.

A mio avviso è una materia che la Giunta regionale deve seguire con maggiore puntualità, fornendo anche al Consiglio un quadro chiaro della situazione e facendosi dare dalla società Autoporto tutte le informazioni reali che la società ha benissimo in mano, tant'è vero che le sue scelte le ha già fatte. E' inutile che la società Autoporto continui a nascondere, a fare della confusione sui dati reali, quando poi conosce benissimo i dati della situazione, tant'è vero che ha messo in vendita tutta la società e sta cercando di liberarsi di questa struttura che dopo il 1993 non avrà più nessuna funzione.