Oggetto del Consiglio n. 334 del 6 novembre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 334/75 - Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - È evidente che, sotto il profilo sentimentale e emotivo, le dichiarazioni programmatiche che sto per rendere a questo Consiglio avvengono a distanza di troppi giorni dalla formazione della Giunta, per cui il loro valore è essenzialmente politico, è essenzialmente amministrativo; vogliono essere una breve carrellata su quelle che sono le intenzioni di questa Giunta, di questa maggioranza, e vogliono sottolinearne sia gli aspetti politici, sia quelli più propriamente operativi. È chiaro che, contemporaneamente alla trattazione per blocchi di quanto starò per dire, vi saranno elementi sia di analisi che di proposte di soluzioni. È quindi chiaro che le risposte che i Consiglieri daranno dovranno tenere conto sia di un aspetto, sia dell'altro.
La maggioranza che si è formata e che comprende 18 Consiglieri facenti parte del Partito Socialista, della Democrazia Cristiana e della Federazione dei Movimenti regionalisti, non è una maggioranza chiusa, anzi, aspira ad essere la più aperta possibile e ad accogliere tutti quei suggerimenti, tutte le suggestioni che possano permettere la migliore amministrazione della cosa pubblica, che possano permetterci insieme, come Consiglieri, di affrontare la grave crisi che ha investito il Paese e che coinvolge anche la Valle d'Aosta.
Non vi sono pregiudiziali nei confronti di nessuno, non vi sono esclusioni; vi è anzi un invito formale ai Partiti e Movimenti dell'arco democratico di volere con noi, nell'esame dei problemi e nelle proposte di soluzioni, trovare la via migliore per la Valle d'Aosta. Chiediamo comunque che il confronto avvenga sui fatti, avvenga sui problemi, che sono immensi e che non ci si perda in inutili parole.
Il primo punto che intendo affrontare è quello dei rapporti fra lo Stato e la Regione. In questi ultimi anni la situazione politica italiana è totalmente mutata. La creazione delle Regioni a Statuto ordinario, il profondo mutamento che ne è conseguito nello Stato italiano, l'evolversi dell'opinione pubblica nei confronti, e dello Stato e del Regionalismo, fanno sì che questi rapporti siano totalmente differenti e che si possa dire che oggi lo Stato vive soprattutto attraverso le Regioni, poiché le Regioni sono la forma più avanzata, più democratica, più nuova, per dare ulteriore linfa alla struttura statale. Parafrasando un detto celebre si può ripetere simul stabunt, simul cadent, e cioè la disgregazione dello Stato può essere arrestata soltanto da un vigoroso Regionalismo, può essere fermata soltanto dalla piena e completa attuazione delle Regioni e dei loro poteri in Italia. È per questo motivo che, in una mia precedente dichiarazione programmatica, accennando forse troppo brevemente al mutamento dei costumi, avevo fatto un'allusione ad un pacchetto e avevo detto con precisione "Sono cose che l'Alto Adige ha già ottenuto nel famoso pacchetto. Crediamo, in questo momento politico, con l'aiuto di tutti i Partiti nazionali, che anche per la Valle d'Aosta sia possibile ottenere un pacchetto e mi piace ricordare..." e via dicendo. Mi permetto però di sottolineare che non ho mai detto che sarebbe bastato vedere la mia esile silhouette a Roma perché certi problemi venissero risolti di colpo.
Ripeto: chiediamo l'aiuto di tutti i Partiti nazionali perché si ottenga la completa attuazione dello Statuto e, innanzitutto, delle norme di attuazione. Giovedì 30 novembre, su mia formale richiesta, il Ministro Morlino, di fronte al Consiglio dei Ministri, si è impegnato formalmente a presentare entro i più brevi termini possibili la legge ordinaria con la quale troveranno applicazione le norme di attuazione per lo Statuto valdostano. La Valle d'Aosta è l'unica Regione che finora non ha ottenuto queste norme di attuazione e il nostro Statuto è l'unico nel quale le norme di attuazione non sono contenute nel testo legislativo stesso. Uguale impegno ho ottenuto per quanto riguarda altre parti politiche; in particolare il Partito Comunista, parlando lungamente con il Senatore Modica e Germano - cito soprattutto Modica, perché Vice Presidente della Commissione interregionale - ha affermato che in tale sede potrà potentemente contribuire all'emanazione di questo indispensabile atto conclusivo dell'applicazione dello Statuto.
Per ragioni di affinità, e per ragioni di applicazione dello Statuto, parleremo ora del problema della scuola. Il decreto delegato votato il 30 ottobre dal Consiglio dei Ministri non rappresenta una perfezione, ma costituisce comunque un notevolissimo passo in avanti nella regionalizzazione della scuola. Sostanzialmente e correttamente interpretato è rispettoso, così come ho ricordato al Consiglio dei Ministri, sia dell'articolo 6 della Costituzione, che tutela particolarmente le minoranze, sia dell'articolo 4 dello Statuto, che deferisce alla Regione le potestà amministrative nelle materie in cui ha potestà legislativa, sia primaria che di integrazione, cosa estremamente importante. In tale occasione è stata ribadita la piena validità a tutti gli effetti del D.L.C.P.S. 11 novembre 1946, n. 365, che era stata la prima regionalizzazione della scuola valdostana, non completante attuata.
A tale proposito si sono levate numerose polemiche e, in particolare, vi è chi afferma ancora adesso che con l'applicazione di tale decreto delegato, che prevede l'eliminazione del ricorso gerarchico al Ministero, si danneggerebbero gli interessi della classe insegnante, e soprattutto su tale classe peserebbe un'oscura minaccia di rappresaglie di tipo razzista per cui chi non è esattamente valdostano verrebbe perseguitato. Tale affermazione è totalmente falsa, in quanto il ricorso gerarchico è un rimedio giuridico completamente screditato che sta per essere abbandonato da tutta la legislazione nazionale; non solo, ma se vi dovesse essere lesione degli interessi di qualcuno l'esistenza del T.A.R. di Aosta, con sole 400 lire di carta da bollo, garantisce a tutti i cittadini italiani una tutela che è molto maggiore, molto più sicura, molto più rapida e molto meno influenzabile da qualsiasi tipo di clientela che non quella prevista dal ricorso gerarchico. Per cui tali critiche devono essere respinte, e deve essere riaffermato che il principio della scuola regionale è un principio al quale noi teniamo, non per una smodata mania di potenza, ma perché attraverso la scuola regionale si possono garantire a tutti i cittadini valdostani certi livelli di istruzione.
È chiaro che il compito che ci aspetta non è facile, perché sarà duro; sarà difficile ottenere quello che per noi è indispensabile, e cioè la piena collaborazione di tutto il corpo insegnante. Così come ci siamo impegnati con i Sindacati, ribadiamo adesso che, con la collaborazione del corpo insegnante, vogliamo formare un corpo di leggi regionali riguardanti la scuola che permetta di riportare la totale serenità negli ambienti scolastici e che permetta a tutti di svolgere il proprio ruolo nelle migliori condizioni possibili.
Richiamiamo il Convegno dei giovani Comunisti sulla scuola nel quale è stato affermato "Noi non siamo per una scuola facile". Sottoscriviamo in toto questa affermazione, la facciamo nostra, dichiariamo che la scuola valdostana non deve essere un titolificio, non deve essere la distribuzione di brevetti, ma deve essere qualcosa in cui, con un vigoroso impegno culturale, si cerca di formare una società migliore, deve essere uno strumento di promozione umana e sociale per la Valle d'Aosta. In tal senso questa Giunta assume un impegno prioritario per quanto riguarda l'edilizia scolastica. Siamo già in condizioni migliori di quelle di quasi tutte - per non dire tutte - le altre Regioni italiane, ma non è ancora sufficiente. È indispensabile e necessario, oltre all'impegno preso precedentemente di concordare con il corpo insegnante i mezzi e le vie per giungere a certi risultati, che vi siano le aule e i locali adatti. Il nostro impegno specifico, se necessario attraverso un mutuo, è quello di dotare la Valle d'Aosta di un'edilizia scolastica sufficiente e adeguata alle necessità del momento.
Altro problema, che ha fatto scorrere fiumi d'inchiostro e sul quale ribadiamo il nostro impegno prioritario, è quello della politica del territorio, territorio inteso come particolarissima risorsa della Valle d'Aosta, territorio inteso come la maggiore possibilità che abbiamo di sviluppo economico, ma che al tempo stesso deve essere difeso da attacchi speculativi di ogni natura e deve mantenersi così come si è mantenuto per secoli, degno per gli uomini di vivervi.
La legge urbanistica, che già abbiamo presentato e che per le note vicende elettorali e la crisi della Giunta precedente non ha potuto essere presentata a questo Consiglio, ma che nella sua parte più sostanziale aveva ricevuto larghe adesioni da parte delle forze politiche di questo Consiglio, verrà ripresentata e, contemporaneamente, verrà presentata una legge sul Parco del Gran Paradiso, in quanto nella politica del territorio della Valle riteniamo che il Parco debba fare parte della Regione e debba essere valutato dalla Regione come una delle possibilità di diversificazione turistica esistente, di dare un'offerta al turismo nuova e forse più valida di quelle seguite finora. Tale legge, che è stata già discussa con rappresentanti del Parco e con tutti i Consigli comunali interessati, non è che un punto di partenza. Anche qui crediamo che l'intervento della Regione in materia specifica debba essere più ampio e più profondo; è importante però cominciare.
Saranno ripresentate - o sono già ripresentate in parte - le leggi riguardanti i boschi, la flora e i funghi, e in genere tutto quanto è protezione dell'ambiente naturale.
Un cenno particolare a parte meritano le acque. Siamo contrari a qualsiasi nuova installazione idroelettrica con bacini di sfruttamento di acque in Valle d'Aosta. In particolare siamo contrari al ventilato progetto dell'E.N.E.L. di costruire un bacino di circa 60 milioni di metri cubi a Champontaille (Comune di La Thuile) per lo sfruttamento delle acque del Monte Bianco e alla creazione di un bacino artificiale al Nivolet di circa 80 milioni di metri cubi. Le domande, circa l'insinuazione allo sfruttamento di tali acque, con ogni probabilità saranno presentate entro breve alla Regione. È evidente che esse dovranno essere esaminate con imparzialità e tenendo conto di tutti gli interessi che gravitano intorno ad opere così colossali. Ci sembra però di poter dire fin d'ora che l'acqua - e scusatemi la parafrasi - è un bene troppo prezioso perché possa servire soltanto per scopi idroelettrici. Dobbiamo mantenere non solo l'aspetto paesaggistico, ma dobbiamo mantenere l'acqua a nostra disposizione per tutti gli altri usi a cui serve nella vita umana.
Altro gruppo di problematiche che in questo momento sono particolarmente sensibili, particolarmente presenti nel nostro spirito, e quindi prioritarie per quanto concerne questa Giunta, è quello riguardante i problemi dell'occupazione. Da Pont St. Martin a Morgex non c'è azienda che in questo momento non conosca giorni difficili. E mentre, quando si tratta di aziende private, ci troviamo di fronte a situazioni che, anche se con grande difficoltà e con interventi regionali, possono essere perlomeno palliate per qualche tempo, ci troviamo di fronte al problema enorme della Cogne e al problema della Montefibre.
Io non vorrei ripetere quello che qui è stato detto più volte, però è indispensabile, e avremo occasione di ripeterlo domani nell'ambiente stesso della Cogne: la Regione deve essere tenuta al corrente, essere compartecipe delle scelte fatte dalle Partecipazioni Statali in materia di Stabilimento siderurgico e di Miniera di Cogne. È indispensabile che vi sia l'unità di tutte le forze politiche, sindacali e sociali in Valle d'Aosta, per evitare che noi, che siamo più piccoli, o forse meno protetti, siamo chiamati a pagare gli errori commessi altrove. Questo impegno - evidentemente ogni forza politica avrà modo di sottolinearlo domani - deve permetterci di ottenere dal Governo delle risposte chiare, e cioè di sapere esattamente cosa s'intende fare per la Nazionale Cogne. È bensì vero che nella finanziaria S.I.A.S., recentemente formata dall'E.G.A.M., la Cogne figura ancora come capofila, ma è altrettanto vero che ogni notizia, ogni rapporto che si ha sullo stato dell'E.G.A.M. è tale da destare in noi le più gravi preoccupazioni.
Il 20 novembre è fissato un incontro a Roma e ieri, dopo una riunione con le maestranze della Cogne e le Confederazioni Sindacali, ho fatto un certo numero di telegrammi pregando, chiedendo e insistendo affinché quell'incontro non sia interlocutorio, non sia un incontro in cui, ancora una volta, on embrasse des mots, ma che finalmente ci sia data chiarezza, ci siano date le risposte conformi ai desideri della popolazione valdostana. Questa crisi che colpisce così duramente la Valle d'Aosta, ma che evidentemente non è unicamente valdostana, ripropone tutti i problemi già discussi ampiamente da questo Consiglio - secondo me ad un livello troppo teorico - del Piano di Sviluppo, dei Convegni economici e delle scelte che debbono essere fatte per prevedere, per frenare o per sviluppare certi tipi di attività economica.
Ebbene, noi crediamo nella programmazione, ma non crediamo che la programmazione sia tra un esercizio più o meno riuscito di retorica. Riteniamo assolutamente indispensabile che tra gli organi programmatici - la Giunta regionale e il Consiglio - vi siano organi appositi di trasmissione, e cioè che vi sia la possibilità di discutere di quanto viene preparato dagli Uffici della programmazione, che non deve rimanere lettera morta, libro di sogni, chiuso in qualche cassetto, ma deve essere portato in Consiglio, perché in una franca discussione ogni Consigliere possa prendere le sue decisioni.
Seguendo quanto già è stato affermato in numerosi libri programmatici, riteniamo che sia indispensabile per la Regione concentrare la spesa. Abbiamo già iniziato per quanto riguarda l'Assessorato dell'Industria e Commercio e continueremo a concentrare per quanto riguarda l'Agricoltura, eliminando tutta quella selva di sussidi che finora sono serviti forse più per altri scopi che per la promozione agricola o artigiana. In tal senso, il ruolo del fondo di rotazione ha avuto finora effetti benefici ed è nostra intenzione, anche se dovranno esservi apportate delle modificazioni tecniche indispensabili, perlomeno fino a quando perdurerà questa crisi economica, di potenziarlo e di continuare sulla strada intrapresa.
Altro blocco di problemi, e questo assolutamente prioritario e per noi fonte di gravissime preoccupazioni, è il Piano ospedaliero. La riforma ospedaliera ci ha sorpresi completamente impreparati con l'ex Ospedale Mauriziano, che è quello che è, ancora oggi con un'ala nuova in costruzione, e un ospedale, anche lui in costruzione, sulla collina di Aosta, Regione Beauregard. Per quanto riguarda l'ala nuova dell'Ospedale siamo intervenuti e, dopo una consulenza tecnica, abbiamo individuato nella creazione di un servizio di Rianimazione e di una Unità coronarica le uniche possibilità serie di strutturazione per l'ala nuova, oltre evidentemente le degenze e i laboratori; il che vuol dire che abbiamo dovuto rinunciare, per mancanza di spazio e per mancanza di sufficiente programmazione, ad inserire l'Emodialisi nell'ala nuova dell'Ospedale, un servizio che è assolutamente urgente ed indispensabile. È per questo, e anche in relazione ai decreti n. 376 e n. 377 del 16 ottobre, recentemente approvati dal Parlamento italiano, che come impegno prioritario intendiamo terminare l'Ospedale di Beauregard, dove già fin d'allora era stata prevista la costruzione e l'installazione dei servizi di Emodialisi.
Si pone egualmente il problema del Brefotrofio, che in realtà non corrisponde più al suo nome, perché vi sono due bambini illegittimi in tutta la Valle d'Aosta in questo momento e vi sono 22 persone di personale, solo come infermiere. È vero che, in maniera molto sbalzata, come un elettrocardiogramma, vengono "parcheggiati" bambini di coppie separate o di persone che devono andare momentaneamente a lavorare all'estero, per cui la media è di 12 (in questi giorni siamo saliti a 20), ma è anche vero che questo problema deve essere affrontato con legge regionale in maniera razionale e chiara. Così pure per gli anziani, dove l'esperienza dell'ultimo piano della Maternità ha dimostrato che sono necessarie delle strutture, anche se leggere, anche se si eviterà ogni forma di opera faraonica, per poter curare - e dico "curare" - con assistenza ospedaliera le persone anziane che non possono essere assistite a domicilio.
Per quanto riguarda l'edilizia popolare, vi sono ancora oggi 3.000 miliardi che debbono essere impiegati e, dopo sei mesi di aspre battaglie, siamo riusciti finalmente ad iniziare a Champdepraz; prossimamente sarà possibile per Pont St. Martin e Verrès. Potremo beneficiare dei fondi straordinari che lo Stato ha stanziato in due tranches: 300 milioni per l'edilizia popolare sovvenzionata e 200 milioni per opere già in costruzione. Potremo beneficiare di questi 200 milioni soltanto grazie alla Casa Berti, perché sennò in Valle d'Aosta non vi sarebbero state opere sovvenzionabili (ex 376).
Ci sembra però indispensabile - e qui ritorniamo al discorso che facevo prima - per quanto riguarda il territorio, sottolineare l'urgenza del ricupero dei centri storici. In Valle d'Aosta manchiamo di terreno, la Valle è stretta e lunga e vi sono, da una stima sommaria, diversi milioni di metri cubi di abitazioni esistenti e inutilizzate. È in tale direzione che vogliamo spingerci. I Consiglieri che hanno avuto occasione di discutere la legge urbanistica avranno notato come all'articolo 2 di quella legge sono previste e specificate le modalità di intervento per poter rendere abitabili i vecchi fabbricati. Senza un'operazione di questo genere rischiamo di desertificare la maggior parte del nostro territorio per concentrare nel Fondo Valle, e in particolare ad Aosta, tutta o quasi tutta la popolazione della Valle.
Per quanto riguarda i trasporti, sull'esperienza anche di altre Regioni dovremo fare innanzitutto un riferimento alle norme di attuazione dello Statuto che finalmente trasferiranno questa competenza specifica alla Regione. Dobbiamo dire che abbiamo numerosi dubbi sulla scelta fatta dalla Regione Piemonte circa gli interventi in materia di trasporti, scelta che però comprendiamo nella particolare situazione.
Noi non crediamo che in Valle d'Aosta, stante la particolare orografia di montagna, sia possibile rinunciare al mezzo di trasporto individuale. Di conseguenza il problema dei trasporti pubblici in Valle deve essere prima separato in comprensori, perché una cosa è il trasporto tra la zona di Aosta e il Fondo Valle e una cosa è il trasporto tra Aosta e Ollomont. Deve essere compatibile con le necessità attuali e deve mantenere, secondo noi, un tipo di intervento, in cui, attraverso la differenziazione del chilometraggio, fatto in pianura o fatto in montagna, sia possibile garantire un minimo di certi servizi anche alle zone più alte.
Per quanto riguarda l'argomento di cui si è molto parlato in questo Consiglio, e cioè il decentramento, è innegabile che l'entità "Comune", così come è durata per due secoli in Valle d'Aosta, conosce attualmente una crisi, e non è soltanto una crisi di strutture, ma è sovente una crisi di dimensioni. È altrettanto vero che l'entità "Comunità di montagna", tanto vanamente strombazzata, si rivela essere uno strumento sovente non idoneo, anche per il taglio, a nostro avviso errato, che è stato dato a tale tipo di comunità.
Siamo favorevoli a proporre una legge finanziaria a favore dei Comuni, legge finanziaria che deve tenere conto in maniera inversamente proporzionale della quantità di servizi che adesso sono a disposizione degli abitanti dei singoli Comuni. Siamo per l'eliminazione del mito assurdo del bilancio in pareggio e per l'assunzione da parte di ogni comunità dei deficit indispensabili che un certo tipo di società impone ai propri cittadini. D'altra parte tale intervento richiede una ristrutturazione della Regione che non può essere il frutto di qualche mese, ma deve essere studiata nel tempo, con l'assunzione da parte della Regione stessa dei compiti specificatamente regionali, non con la sussidiarietà dell'intervento amministrativo a livello comunale.
Per tale opera, che è di lungo respiro e che richiede la collaborazione di tutto il Consiglio, la proposta che facciamo è quella di incaricare un Centro di studi che ci aiuti - evidentemente in stretta collaborazione con la Giunta e con il Consiglio - a trovare, anche con parametri matematici, la giusta collocazione di certe idee, che per noi sono soltanto politiche, ma devono invece trovare un loro riscontro matematico nella realtà delle cose. Non si può mettere sullo stesso piano il Comune di Rhêmes Notre Dame e il Comune di Châtillon. Le leggi devono tenere conto della realtà di fatto, sennò ricadiamo nell'errore tante volte fatto dallo Stato italiano che predispone delle leggi senza tenere conto delle Regioni e, in particolare, della Regione Autonoma Valle d'Aosta. Tale programma implica una profonda ristrutturazione della Regione, direi una globale revisione dello stato attuale dell'organismo Regione.
La Giunta Dujany aveva confidato all'I.S.A.P. uno studio sul personale e tale studio è stato completato nel mese di settembre. Una Commissione ad hoc, che aveva ricevuto il mandato di indicare al Consiglio quali fossero le metodologie necessarie per procedere oltre a questa riforma, si è riunita numerose volte e sarà riconvocata prossimamente per lo studio della proposta da fare al Consiglio. Credo di poter affermare ancora una volta che tale studio è stato utile, che le proposte fatte sono coraggiose; richiederanno però da parte del Consiglio una lunga e approfondita analisi, una discussione in cui si possa entrare nei particolari, perché anche qui non vi saranno interventi miracolistici, vi sarà un lavoro di lunga durata, vi sarà finalmente in materia - se lor Signori mi permettono - qualche cosa di più di un tentativo, una prova che si può programmare e si può arrivare, attraverso la programmazione, a risultati nuovi.
Mesdames et Messieurs les Conseillers, ce discours ne serait pas complet si je ne réaffirmais pas, encore une fois, pour ce qui nous concerne, la valeur de la défense de notre culture et, en particulier, de notre langue. Il ne s'agit pas seulement d'un combat folklorique, il ne s'agit pas d'un combat provincial où nous voudrions défendre l'image d'une Vallée d'Aoste et d'un temps à jamais révolu; il s'agit, au contraire, d'un combat pour la liberté et la dignité de l'homme. Nous croyons que "culture" veut dire expression globale de ce qu'un peuple est; nous croyons que "culture" est culture quand elle répond aux racines profondes de ceux qui la vivent. C'est pourquoi nous croyons que la Vallée d'Aoste est avant tout une Vallée de langue française et c'est pourquoi nous croyons qu'aujourd'hui, plus que jamais, il faut nous battre pour que cette langue demeure la langue des Valdôtains. Encore une fois, et même si quelque chose a été faite dans ce sens, nous voulons qu'à travers une série de Bibliothèques, à travers les moyens modernes d'information, il soit possible à tout le monde, à tous les Valdôtains, de vivre, de se former et de se cultiver dans celle qui est la langue de leur pays. C'est pourquoi nous voulons qu'à Aoste même soit créé, en collaboration avec le Centre International de Formation Européenne de l'Université de Nice, un Institut de hautes études régionales, Institut qui permettra à la Vallée d'Aoste de reprendre sa place dans la culture du monde francophone, d'assurer à la fois l'étude théorique du Régionalisme et son affirmation scientifique. Nous croyons que seulement en dépassant le stade actuel et en cherchant de faire de l'Italie un État fédéral et de la Vallée d'Aoste une Région d'un État fédéral, seulement en arrivant à la construction d'une Europe nous pouvons replacer le Val d'Aoste dans son juste contexte et lui assurer l'avenir qu'il mérite.
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - C'è qualcuno che intende prendere la parola?
Andrione (U.V.) - C'è un accordo, nel senso che le repliche avverranno nel pomeriggio e che poi ...(voci)...
Il Consiglio prende atto.
