Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 465 del 9 febbraio 1994 - Resoconto

OGGETTO N. 465/X - Dichiarazione del neo-Consigliere Benito Mostacchi.

Presidente - La parola al Consigliere Mostacchi.

Mostacchi (UV) - Egregio signor Presidente, componenti dell'Ufficio di Presidenza, colleghi consiglieri. Tornare in quest'aula, sarebbe ipocrita negarlo, provoca in me una somma di sensazioni, contraddittorie tra loro, che certo mi apparten­gono, ma ritengo corretto cercare di esternarle affinché la mia presenza abbia un senso, ed ancor più lo abbiano i rapporti fra di noi. Il motivo del mio rientro non mi dà né gioia né soddisfa­zione perché le disavventure altrui, in special modo di un colle­ga, mai hanno per me costituito fonte di sentimenti lieti, ma al contrario, sia per il rispetto della persona, sia perché penso che gli eventi che toccano così da vicino e profondamente un com­ponente di questa assemblea ci riguardino tutti, nessuno esclu­so.

In secondo luogo, pur volendo evitare ogni spunto polemico ed essendo qui per dare il mio modesto contributo ai lavori del Consiglio, non posso fare a meno di ricordare le tante strumen­talizzazioni, alcune di cattivo gusto, come il definire i compor­tamenti del sottoscritto: "atti di cannibalismo politico". Io mi chiedo - e chiedo a voi - se dire la verità è un atto da bollare con epiteti di questo tipo, vere e proprie occasioni perse per tacere che si sono costruite intorno al caso "Mostacchi" che era, è e resta di una semplicità estrema. Motivo di soddisfazione per me non lo è; ancora una volta è fuori strada chi pensava o la pensa così perché in certe occasioni costa assai la traccia che viene la­sciata. Terza considerazione: in questi mesi in cui ho fatto, mio malgrado, una sorta di pendolarismo tra le realtà del territorio e della comunità e le istituzioni, mi sono reso conto che, restan­do chiusi in quest'aula, impegnati nel lavoro di consiglieri e delle commissioni, rischiamo di non accorgerci di quanto sia cambiata e cambi la collettività valdostana. Sono crollati muri e steccati assai importanti per il futuro dell'umanità, è storia re­cente; ma fuori di qui, ad Aosta come nel più piccolo comune, nel corpo sociale, articolato in tutta la sua varietà di espres­sioni, si sta alzando un altro muro, invisibile, perché non fatto di mattoni e di calcestruzzo, ma assai più duro, perché ogni giorno alimentato dal nostro comportamento in quanto politici. Mi riferisco alla barriera di incomprensione, di sfiducia, di ras­segnazione, talvolta condita di rabbia, che si eleva ora per ora tra il cittadino e i vari palazzi, questo per primo. Ciò che sta avvenendo tra le formazioni politiche al loro interno, in una vigilia elettorale all'insegna della confusione, è lontano dalla sensibilità oltre che dalle esigenze della comunità.

Io non credo, e sarebbe un errore di sottovalutazione dei colle­ghi presenti in quest'aula e dei dirigenti politici dei vari partiti o movimenti, che non ce ne siamo accorti. Penso piuttosto che stiamo compiendo un errore ancora più grave, quello di fare finta che nulla sia successo e che, tutto sommato, l'elettore bor­bottando o turandosi il naso voterà in definitiva come ha sem­pre fatto. A nulla serve sfornare documenti e comunicati stam­pa a ripetizione dove si ripetono con qualche variante parole d'ordine ricorrenti: più mercato, più efficienza, risanamento fi­nanziario, privatizzazioni, cultura industriale, fine dell'assi­stenzialismo, occupazione, eccetera...; tutto ciò, naturalmente, con la premessa d'obbligo di autonomia, federalismo, regionali­smo, perché qui siamo tutti autonomisti, tutti federalisti, tutti regionalisti.

Mi sembra di sentire il vizio che fa i complimenti alla virtù. Qualche frettoloso appunto viene spacciato per pro­gramma per fare una conferenza stampa ed il vecchio è gabel­lato per nuovo; non regge più una posizione siffatta. Dov'è il rinnovamento in tutto questo? Ciò osservato, ed era mio dovere trasmettere il mio sentire, si dirà: "Che cosa occorre fare?", "E tu, Consigliere Mostacchi, come ti poni in questo quadro?". Giustissimi quesiti. Non ho ricette miracolistiche in tasca, né sono depositario di una verità che ha molte facce: io cercherò di farmi portavoce, in tutte le occasioni che mi saranno offerte e che saprò cogliere, di quello che avviene nella comunità, ragio­nando come ho sempre fatto con la mia testa, riflettendo e pon­derando bene tutti gli aspetti delle varie questioni che affronte­rò. Ciò di cui sono sicuro è che bisogna innanzitutto esprimersi in modo nuovo, il cambiamento è anche il variare di un lin­guaggio, troppo logoro perché ancorato a vecchi schemi, anche mentali.

Occorre poi esaminare problema per problema e con la parteci­pazione delle istanze sociali, non certo con la loro esclusione o tramite contatti che non vanno al di là della forma, individuare soluzioni da proporre, sapendo che la strada sarà lunga e dif­ficile. Non sono ritornato nel Consiglio Valle per occupare una posizione ambita o indispensabile e, con ciò, aver concluso vit­toriosamente una vicenda; io non sono un vincitore ma un com­battente. Mi auguro e auguro a quest'assemblea che le porte siano spalancate alla chiarezza e alla trasparenza per riacqui­stare il bene più prezioso che abbiamo, dopo quello della liber­tà: la fiducia della nostra gente.

Presidente - Ha chiesto la parola il Capogruppo dell'Union Valdôtaine, il Consigliere Perrin Giuseppe Cesare.

Perrin G.C. (UV) - Ma requête d'intervention est pour donner la bienvenue à monsieur Mostacchi au nom de tous les composants du groupe de l'Union Valdôtaine et à mon nom personnel. Je crois que, au delà des motivations pour lesquelles nous retrouvons aujour­d'hui dans ce Conseil Mostacchi, motivations dont il a lui-même parlé et dont nous apprécions l'évaluation, nous devrions dire que les vicissitudes que nous avons vécues, en tant que mou­vement de l'Union Valdôtaine et en tant que personnes, pour ce qui concerne monsieur Mostacchi, sont quand même le signe de la démocratie. Je crois qu'on peut se trouver partagés sur des événements; je crois que chacun a le droit de trouver une voie pour ce qui le concerne mais si ce débat, cette confrontation sont sereins et sans préjugés, une issue au débat même peut être trouvée. Mostacchi est de vieille souche unioniste, il a dit et répeté qu'il veut rester fidèle à ses idéaux et donc nous lui sommes grés de cette position.

Un accord a été trouvé entre lui et le mouvement pour ces quelques choses qui pouvaient les diviser. Je crois que l'Union Valdôtaine depuis très longtemps a adopté une philosophie qui est celle d'éloigner, de ne pas tenir compte des choses qui divisent, mais de profiter toujours des choses qui unissent, même s'il y a parfois un seul petit fil qui unit, parce que c'est cet espoir d'union qui donne la volonté d'oeuvrer pour le bien de la communauté valdôtaine, qui doit guider et qui guide, j'en suis sûr, la politique de l'Union Valdô­taine.

Il a fait le choix précis d'un camp, nous savons que la diver­gence a été fomentée par une interprétation de la loi et, pour ce qui concerne les incompatibilités, l'Union Valdôtaine s'engage à oeuvrer pour que dans le futur - je ne sais pas si nous pourrons le faire nous mêmes en ce Conseil à travers la révision de la loi électorale ou s'il faudra aller plus loin -un éclaircissement soit fait pour qu'il n'y ait plus de ces cas qui finissent par créer des incompréhensions et des malentendus. Avec cet engagement, avec la conviction que le groupe de l'Union Valdôtaine retrou­vant sa plénitude pourra mieux oeuvrer dans l'avenir, avec la conviction que la présence de Mostacchi pourra - il l'a déjà an­noncé dans son intervention - donner une contribution au débat de ce Conseil, nous lui renouvellons la bienvenue et nous sou­haitons que ce Conseil, ayant de nouveau rejoint la plénitude de ses membres, puisse, dans le futur, oeuvrer pour le bien et l'intérêt de la collectivité valdôtaine.

Président - La parole au Conseiller Tibaldi.

Tibaldi (LN) - A nome personale e a nome del gruppo della Lega Nord do il benvenuto al Consigliere Mostacchi, però sono necessarie alcu­ne precisazioni soprattutto sul nostro comportamento in sede di voto. Perché ci siamo astenuti? Non ci siamo assolutamente astenuti per, in un certo qual modo, criticare l'ingresso del neo-Consigliere Mostacchi che sostituisce ai sensi della legge 30 del 1994 il fuoriuscito Consigliere Rollandin. Personalmente, penso che Mostacchi ricoprirà in maniera senz'altro più decorosa quella sedia, evitando di ricadere in situazioni di disagio nelle quali è caduto il suo predecessore. Dal suo intervento ho colto una frase che mi sembra molto importante. Ha parlato della barriera di incomprensione che c'è in questo momento tra i cittadini e il Palazzo e io faccio per un attimo leva su questa sua affermazione per ribadire tutta la nostra forza nel chiedere nuovamente elezioni regionali anticipate di quest'assemblea, per il semplice fatto che non esiste più quella necessaria rap­presentatività tra il popolo valdostano e le persone che oggi so­no sedute in quest'aula.

Mi sembra che la Valle d'Aosta non sia assolutamente esente dai trasformismi che ci sono a livello nazionale, che li stia vi­vendo in prima persona e, anzi, che all'interno della nostra pic­cola regione si stiano riproducendo dei fenomeni di trasformi­smo che assolutamente non coincidono con la volontà popolare. Tutta questa metamorfosi che da sette, otto mesi a questa parte ha condizionato e caratterizzato l'assemblea regionale, non può essere solamente accettata non approvando determi­nati cambiamenti che ci sono in quest'aula, ma bisogna avere il coraggio di rimetterci alla volontà popolare. Noi questo l'ab­biamo già sottolineato presentando una risoluzione nell'au­tunno scorso, che concerneva in particolare un fenomeno giu­diziario, quello dei voti di scambio, un fenomeno di importazio­ne mafiosa che ha attecchito anche qui in Valle d'Aosta; la riso­luzione allora fu bocciata quasi all'unanimità a parte il nostro voto.

Oggi noi diciamo che, a parte queste motivazioni giuridiche, si aggiungono motivazioni politiche, ovvero in quest'aula non ci sono più i rappresentanti del popolo valdostano. Dobbiamo quindi avere il coraggio di rimetterci alla sua volontà in questo momento di trasformismo, di cambiamento, di passaggio dalla prima alla seconda Repubblica; come avviene in Italia, anche in Valle d'Aosta bisogna ricorrere alle urne. Quanto alla colloca­zione politica di Mostacchi, non mi pare di aver capito dalle sue parole, se posso fare una piccola parentesi, che rimane fedele ai suoi ideali unionisti, piuttosto l'ho capito dall'intervento del Capogruppo unionista, mi pare quindi che la sua collocazione non sia stata precisata nella maniera dovuta. Non ho altro da aggiungere.

Presidente - Il Consigliere Tibaldi è chiaramente libero di esprimere il pro­prio parere come lo sono tutti i consiglieri regionali; d'altra parte, ci rendiamo anche conto che siamo a dieci giorni dall'inizio della campagna elettorale. La parola al Consigliere Bich.

Bich (APA) - Desidero dare il benvenuto a nome della Fédération al Consi­gliere Mostacchi. Non è solo per un formalismo o per la volontà di apparire in questo rituale oramai un po' scontato, ma mi sembra necessario dare il benvenuto soprattutto ad un amico. Perché nel Consigliere Mostacchi ho trovato non solo l'interlo­cutore sul piano politico in numerose discussioni che abbiamo avuto, nelle quali tra l'altro ognuno ha sempre mantenuto il suo punto di vista, ma per riconoscergli chiarezza nelle sue po­sizioni e, soprattutto, per riconoscere quel senso di amicizia che è indispensabile in una comunità come la nostra. Un momento fa si parlava dell'incomprensione tra il Palazzo e i cittadini ma non si parla quasi mai delle incomprensioni che esistono all'interno del Palazzo stesso; molto spesso gli interlocutori si nascondono dietro cortine fumogene, molto spesso la forma prevale sulla sostanza, molto spesso le dichiarazioni sono ano­nime solo per raggiungere certi obiettivi e il machiavellismo è la prima preoccupazione di ciascuno di noi. Questo lo dico in senso autocritico, non voglio togliermi da questo gioco delle parti che spesso è stato prevalente sull'amicizia. Il fatto però che tra i consiglieri possa anche esserci questo sentimento lo trovo un atto nobile e di questo do atto al Consigliere Mostacchi.

Nel suo nobile discorso, non lo dico per adulazione verso di lui, dice di essere un combattente e di questo devo dargli atto, per­ché in tempi non lontani, quando in questa assemblea c'erano assoluto conformismo e adeguamento agli intendimenti dell'esecutivo, il Consigliere Mostacchi si è alzato in piedi e ha detto quello che pensava, lo ha detto controcorrente, con vee­menza e con responsabilità, mentre noi accettammo il confor­mismo, il quieto vivere, senza voler accettare il confronto e la proposizione delle proprie argomentazioni politiche e quindi negando la necessità della chiarezza. Oggi si fa strada questa necessità, lo ha detto nel suo intervento Mostacchi e io posso ri­spondergli che in questa battaglia sono con lui; sono solo, non ho niente da rivendicare, non ho posti di potere da difendere, però quando sarà necessario, anche uscendo dalle righe, dal pentagramma, dai movimenti, dalle organizzazioni di partito, io sono disposto a condurre questo confronto sulla chiarezza. Sulle argomentazioni che sono state portate dal Consigliere Mostacchi un momento fa io concordo appieno e nella mia picco­la area di pubblicano, Perché non mi sento assolutamente un combattente senza macchia del Sacro Graal farò la mia parte. Grazie.