Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3653 del 17 luglio 1992 - Resoconto

OGGETTO N. 3653/IX Proposta di introduzione del principio di incompatibilità della carica di assessore con quella di consigliere regionale. (Ritiro di mozioni - Approvazione di risoluzione)

Mozione Considerata la necessità impellente di procedere a modifiche istituzionali per individuare nuovi e più moderni criteri atti a definire le regole per un'Amministrazione più valida e trasparente;

Valutate le indicazioni che provengono da più parti politiche e da convegni a carattere costituzione nei quali si auspica un riammodernamento delle regole che sino ad oggi hanno indicato le vie istituzionali da seguire;

Esaminate le opinioni espresse nei referendum istituzionali e quelle indicate da molta parte della pubblica opinione;

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

delibera

come atto di autoregolamentazione che la carica di Assessore regionale è incompatibile con quella di Consigliere regionale;

Invita

gli Assessori in carica a scegliere quale mandato intendono mantenere.

F.to Bondaz, Ricco, Trione e Beneforti.

Mozione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Premesso

- che più consiglieri appartenenti a differenti forze politiche hanno, in diverse circostanze, manifestato il loro avviso favorevole a che l'incarico di Assessore della Regione Autonoma della Valle d'Aosta fosse incompatibile con il mandato di Consigliere regionale;

- che nella composizione del Governo Amato la Democrazia Cristiana ha ritenuto opportuno - sia pure inaspettatamente ed unilateralmente - di dare attuazione al principio della separazione d'appartenenza tra Parlamento ed Esecutivo;

- che l'applicazione di tale principio è stato generalmente considerato dalla pubblica opinione nazionale come utile ed opportuno nel ridurre l'invadenza degli apparati di partito nel governo della cosa pubblica;

- che, soprattutto, i commentatori politici più attenti della nostra Regione lo considerano il più efficace antidoto istituzione al fine di impedire che la pratica clientelare del voto di scambio - principale distorsione del nostro sistema politico regionale - continui a caratterizzare negativamente i rapporti tra cittadini e rappresentanze istituzionali;

Delibera

di dare mandato alla I Commissione consiliare permanente di formulare le proposte di legge ritenute necessarie per introdurre nel nostro Ordinamento regionale il principio della incompatibilità tra il mandato consiliare e l'incarico di Assessore regionale, principio da introdurre senza indugio, fatti salvi i tempi tecnico-legislativi necessari, e da far valere a partire dalla ormai prossima legislatura regionale.

F.to Milanesio, Pascale e Aloisi.

PresidenteHa chiesto la parola il Consigliere Bondaz, per illustrare la mozione, ne ha facoltà.

Bondaz (DC) Qualcuno, quando ha saputo che era stata presentata la mozione che mi accingo a illustrare, ha avuto il coraggio di parlare di "idiozia". Io credo che una cosa di questo genere sia la meno indicata da parte di un uomo politico.

Non voglio fare polemiche nei confronti di questo signore che probabilmente ha poca voglia di seguire i giusti orientamenti da rispettare. Io penso che qualcuno in questo Consiglio parlerà di strumentalizzazione.

Mi permetto peraltro di sostenere che quando si ritiene di andare incontro alle riforme istituzionali, per modeste che esse siano, hanno sempre una loro valenza. È probabile che con questa mozione, e poi successivamente quella presentata dal gruppo socialista, si sia voluto gettare il sasso in piccionaia. Se pensassimo di risolvere i problemi istituzionali con il fatto di dire che i consiglieri regionali non possono più fare gli assessori o viceversa, questo non sarebbe un passo estremamente importante. Lo è però quando si pensi a quella che deve essere la suddivisione tra il potere legislativo e il potere esecutivo. Certo non è semplice da accettare, ma noi della Democrazia Cristina abbiamo lanciato un messaggio al paese e oggi possiamo dire con tutta serenità d'animo che tutti i ministri del governo Amato di indicazione democristiana hanno rassegnato le loro dimissioni da membri del Parlamento.

È sicuramente un segnale di grossa rilevanza nel quale si possono incontrare e ravvedere tutti coloro che credono che le nostre istituzioni vadano riformate o migliorate.

Coloro che si sentono desiderosi di iniziare un nuovo discorso di carattere istituzionale non credo che possano dare il loro dissenso ad una ipotesi di questo genere, anche se riduttiva.

Se il Consiglio regionale si dimostrasse così insensibile ad un problema di questo genere, darebbe un segnale, nei confronti dell'opinione pubblica, sicuramente poco edificante. So che qualcuno si chiederà il motivo per cui questi "quattro pellegrini della Democrazia Cristiana" hanno presentato oggi questa mozione quando invece avrebbero potuto presentarla quando erano al Governo.

Io mi permetto di rispondere dicendo che se noi in quel momento non lo abbiamo fatto, neanche gli altri signori consiglieri che facevano parte dell'opposizione hanno avuto la sensibilità di presentarla.

Non voglio accusare nessuno perché sui problemi istituzionali credo si debbano trovare le più grandi convergenze, dovremo discutere nel prosieguo anche la legge elettorale che ci governerà nelle prossime elezioni regionali e credo che anche in quella sede sarà opportuno che il Consiglio regionale trovi la più ampia convergenza perché le riforme istituzionali hanno un senso solo se tutte le forze politiche rappresentate danno il loro consenso.

Mi auguro che al di là delle polemiche il Consiglio regionale faccia questo primo modesto passo verso la riforma del nostro ordinamento istituzionale. Saremo così un esempio anche per altre regioni. So che ci sono forze politiche che hanno presentato dei disegni di legge per quanto riguarda la legge elettorale e mi riferisco al Gruppo del PDS, che in una norma della loro proposta di legge stabilisce l'incompatibilità o chiede l'incompatibilità tra i consiglieri e gli assessori.

Varie altre forze parlano di riforme istituzionali ed intendono portare avanti questo discorso che è serio e che deve passare al di sopra degli schieramenti politici sia di maggioranza che di minoranza. Mi riservo di replicare eventualmente dopo i commenti che i signori consiglieri faranno.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) L'argomento che è oggetto di queste mozioni, trattato sia pure in modo leggermente diverso, è un argomento estremamente importante che si riferisce alle riforme istituzionali e al modo in cui questa Regione affronta i problemi della formazione, del controllo e della gestione del potere.

Ora, non sfuggirà a nessuno che una crisi profonda attanaglia in questo momento il nostro sistema rappresentativo a tutti i livelli: a livello nazionale, a livello regionale e a livello comunale. Non voglio fare lunghe analisi, che farebbero solo perdere tempo al Consiglio, ma è sotto gli occhi di tutti, almeno di quelli che leggono i principali giornali nazionali, che ci troviamo di fronte alla necessità di riformare le strutture come passaggio indispensabile per creare quel circuito di fiducia tra il cittadino e le istituzioni.

Ne abbiamo sentite di tutti i colori. C'è chi vuole delegittimare tutto, probabilmente perché non crede nelle regole del gioco democratico e c'è chi crede nelle regole del gioco democratico, ma ha la percezione che i partiti, così come si stanno comportando, non sono più adatti per dare un sbocco concreto ad una democrazia complessa qual è quella del nostro livello di civiltà.

Noi sappiamo perfettamente che questo tipo di proposta è una proposta che potremmo definire necessaria, ma non sufficiente. Sappiamo che l'elenco delle riforme che possono essere fatte, e che probabilmente dovranno essere fatte, è certamente più lungo. Però noi crediamo che questo gesto, che a qualcuno è parso unilaterale e inaspettato della Democrazia Cristiana a livello nazionale, è un gesto coraggioso e che va preso in considerazione. Non c'è stata fatta una risonanza a questa decisione, secondo me, sufficientemente meditata da parte delle altre forze politiche. Forse la DC aveva dei problemi interni da risolvere e forse li ha risolti facendo quello che ha fatto; e per quanto mi riguarda va nella direzione giusta. Tanto di cappello ha chi è riuscito a far passare un principio molto importante; e credo che questo vada sinceramente detto.

Quando ho letto la mozione presentata dalla DC ho consultato gli altri colleghi del gruppo e, tenuto conto che il PSI aveva nel 1988 fatto queste proposte nel suo programma elettorale, abbiamo ritenuto opportuno proporla. È un discorso di carattere istituzionale che prescinde dai rapporti che ci sono in questo Consiglio e quindi questo è un discorso che noi rivolgiamo a tutte le forze politiche indipendentemente dalla loro collocazione.

La riflessione, e cercherò di essere brevissimo, è questa.

Il nostro sistema politico regionale ha bisogno di trasformazione, più di uno in questo Consiglio è convinto che siamo giunti alla "fine della prima autonomia". Io credo che le regole che sono state date vadano cambiate. C'è bisogno di adeguare alla realtà, che si è resa più complessa, le regole del gioco, affinché tutti vi si riconoscano facendo un'opera di saldatura con l'opinione pubblica e la volontà popolare.

Noi riteniamo che nel nostro sistema la gestione del potere, e non mi riferisco a nessuno in particolare, abbia comportato e comporti, una confusione sovente troppo forte tra potere politico e potere amministrativo. I ruoli si confondono spesso e volentieri, e si confondono il momento politico ed il momento elettorale; e non si riesce a resistere alla tentazione di utilizzare le risorse regionali per trasformarle in consensi.

È successo nel resto d'Italia e succederà nella nostra Regione. Che cosa dovremmo fare per evitare che si crei un sistema che induce a un comportamento più virtuoso che distingue il momento amministrativo dal momento politico e che sia in grado di dare progettualità, centralità a questo Consiglio inteso come organo supremo che dà indirizzi, fa le leggi e controlla l'operato esecutivo. Noi abbiamo ritenuto - come già avviene in altri Paesi - che è opportuno e giusto separare il potere legislativo dal potere esecutivo. Questo principio va affinato, va sostanziato in una proposta di legge che tenga conto anche di altre cose. Riteniamo però che questo sia un principio importante e che il Consiglio si soffermi su questa considerazione e magari l'approvi.

Noi abbiamo anche detto che non è giusto e non è opportuno cambiare le regole del gioco, e che se si vuole farlo occorre farlo per tempo ed il tempo e cioè dalla prossima legislatura che è dietro l'angolo.

È una proposta quindi di altro profilo che può essere o meno condivisa, sappiamo che è parziale, ma è necessaria anche se non sufficiente.

Non voglio aggiungere altro anche se riconosco di essere stato parziale e volutamente incompleto. Questa legislatura ha già dato luogo a due cose importanti: primo, che si costituì la Commissione permanente e poi perché fece un lavoro molto approfondito, e per merito del suo ex Presidente Louvin, sullo stato della nostra autonomia; Quel documento venne portato in Consiglio, ma non ci fu un grande approfondimento sul rapporto perché questo Consiglio sovente viene assorbito dalla normale amministrazione.

Ci devono però essere momenti di alto dibattito politico per pensare alle riforme istituzionali, per pensare a ciò che sta a monte. In questo senso noi diciamo che questa legislatura potrebbe caratterizzarsi come una legislatura che ha cominciato a mettere le mani su meccanismi delicati per renderli adeguati a questo livello di civiltà, di consapevolezza e di sfida democratica.

Questo Consiglio - io credo - con ricchezza di valutazioni e con un taglio anche diverso, deve chinarsi su questo argomento per trarre delle conclusioni e precise indicazioni.

Noi abbiamo presentato una mozione di cui ho dato lettura all'inizio. Quello che vorremmo cercare di sollecitare è intanto uno spirito di corpo dei consiglieri intesi come i massimi rappre-sentanti del popolo valdostano in un sistema rappresentativo. Questo consentirebbe al Consiglio di riappropriarsi della sua centralità che non è una centralità amministrativa, ma politica, legislativa e di controllo. Si potrebbe così innescare quel famoso meccanismo di revisione statutaria che qualcuno di noi ha definito in altri momenti come la necessità di arrivare ad una nuova fase costituente.

A livello nazionale si stanno muovendo molte iniziative che vanno in questa direzione e non siamo né in ritardo e neanche in anticipo, perché altre Regioni hanno già messo mano al loro ordinamento per introdurre questo principio. La Sardegna ad esempio ha già presentato una proposta di legge nazionale per introdurre il principio di incompatibilità della carica di assessore con il mandato consiliare.

Io credo che questo problema sia anche maturo da noi, nelle nostre coscienze e nei nostri convincimenti e debba inoltre essere visto come un provvedimento né punitivo, né ostativo e né ostracistico nei confronti di nessuno. Ci sarà, nella vita politica, chi avrà più attitudine per un ruolo di tipo politico-amministrativo e chi avrà più attitudine meramente politico o politico-legislativo. Questo potrà consentire di utilizzare i talenti al meglio delle loro possibilità e di mantenere quella distinzione di potere che a nostro avviso può solo arricchire la democrazia e dare al dibattito politico e al confronto politico, qualche significato in più che non sia solo quello della ricerca affannosa e direi sovente un po' penosa del consenso fatto utilizzando le risorse regionali.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione, ne ha facoltà.

Andrione (UV) Probablement aussi pour le fait que, pendant deux fois, dans une seule législature, le Gouvernement régional a été changé d'une façon soudaine et inopinée, l'ancien problème de la constitution de ce même Conseil, des méthodes électorales et de la capacité du Gouvernement de représenter pendant tout l'arc d'une législature la volonté populaire, sont venus sur le tapis d'une façon plus forte, plus impressionnante que par le passé. Cela a provoqué une série de propositions, différentes entre elles, qui cherchent à améliorer, à réformer des points spécifiques qui ont donné lieu à des inconvénients. Il y a une proposition, que j'appellerai Riccarand, qui propose un double tour électoral, pour garantir un Gouvernement stable, plus stable des Gouvernements qui se sont succédés jusqu'à maintenant, parce qu'il y a une prime électorale pour la liste, qui a déjà indiqué à l'avance les membres du Gouvernement.

S'il est possible d'obtenir un minimum de silence, j'en serais reconnaissant.

Il y a également un débat qui dure depuis longtemps sur la méthode électorale: proportionnelle pure, proportionnelle corrigée, méthode D'Hondt, barrage et sur le nombre de préférences que l'électeur pourrait exprimer.

C'est une proposition qui tient compte d'un Gouvernement d'assemblée, c'est à dire d'un Gouvernement qui est formé d'un Conseil régional et, dans un certains sens, dans une mesure que l'on doit discuter, approfondir, est en contraste, sur le plan électoral, avec la proposition Riccarand.

Maintenant une troisième proposition vient d'être faite et elle a un fond, disons-le entre les coulisses, un peu de moralisation de la vie publique, dans le sens qu'elle voudrait frapper un certain clientélisme des conseillers qui font partie du Gouvernement et qui sont favorisés lors des élections politiques, parce que plus connus par la population et parce qu'à même peut-être de faire des promesse et, sur le plan institutionnel, se justifie parce qu'elle propose un rôle plus fort, un rôle de contrôle surtout, un rôle de participation du Conseil beaucoup plus incisif, parce que le Gouvernement serait séparé du Conseil régional et par conséquent il ne serait pas déterminant au moment de la votation d'un certain projet de loi ou de certaines délibérations.

Cela dit, pour ce qui est de la situation actuelle de la discussion sur les différents projets concernant l'élection du Conseil régional, nous déclarons que cette idée de rendre incompatible la charge d'assesseur avec celle de conseiller régional nous plaît. Elle a été pratiquée très souvent dans le monde - en France on l'appelle la réforme De Gaulle, parce que la cinquième République a mis une incompatibilité formelle entre la charge de député et celle de ministre; cependant il faudrait éviter d'aller trop vite en besogne et il nous semble que la motion présentée par le groupe de la Démocratie Chrétienne est à peu dire brutale et, pour cette raison, inacceptable; elle semble comminatoire, comme si elle disait "quand est-ce que vous démissionnez?". La motion du parti socialiste est articulée sur le fond de la substance sur laquelle nous sommes d'accord.

Nous faisons une proposition, c'est à dire que toutes ces différentes propositions en matière de loi électorale soient soumises, avec une certaine urgence, à la première commission, que celle-ci élabore un texte qui puisse être discuté à l'intérieur des différents mouvements et que ce texte, le plus tôt possible, vienne au Conseil régional, car nous ne devons pas oublier que 24 voies du Conseil sont nécessaires pour approuver une réforme de ce genre. Nous avons perdu du temps, nous arrivons tard, à la veille d'une campagne électorale, qui peut-être sous certaines aspects, a déjà été ouverte, à proposer des règles plus vertueuses, des règles du jeu qui devraient améliorer la capacité de travail du Conseil, qui devraient permettre un rapport plus équitable et plus dialectique même entre Gouvernement et Conseil régional.

Il est nécessaire de considérer toutes les conséquences des réformes, même si l'homme n'arrive pas à prévoir ce qui peut arriver après qu'il a pris certaines décisions, à prévoir le plus possible les conséquences des réformes que nous proposons et être à même de les présenter d'une façon telle qu'elles soient acceptables, qu'elles améliorent vraiment les rapports du Gouvernement et du Conseil et vice-versa, les rapports du Conseil avec la population et non pas à être, par leur légèreté, par la presse, excessive, avec laquelle ont été présentées finir par être nuisibles.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Si tratta di un problema interessante e che richiede una attenta riflessione sul rapporto fra organi legislativi e organi esecutivi. La prima volta che ho trovato un approfondimento su questo tema è stato nel volume di Miglio. Nel volume "Una costituzione per i prossimi 30 anni", Miglio ha delineato una netta separazione fra le due carriere. Ha proposto sostanzialmente che si separi nettamente la carriera degli amministratori politici: consiglieri comunali, regionali, parlamentari, dalla carriera degli addetti all'esecutivo e quindi assessori comunali, regionali, ministri eccetera prefigurando due carriere separate. È un modello evidentemente che può essere discutibile, ma sicuramente interessante, perché mira da una parte a creare delle persone competenti e preparate sul piano legislativo e dall'altra parte a formare una classe di amministratori di alto livello che però non si presenta in momenti elettorali e non si candida nelle elezioni e quindi non usa il suo potere esecutivo come strumento per raccogliere consensi elettorali e come terreno per sviluppare il voto di scambio.

Si tratta quindi di un argomento che dobbiamo affrontare senza nascondere che le implicazioni sono piuttosto complesse; nel senso che in base alle esperienze che si hanno fin'ora, in gran parte, questa situazione dell'incompatibilità piena fra chi sta negli organi legislativi e chi sta negli organi esecutivi, è tipica in genere dei sistemi tipo presidenziale. C'è un forte elemento rappresentato dal Presidente eletto a suffragio universale che poi si sceglie il suo governo con una funzione più ridotta da parte degli organi legislativi.

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta è invece un sistema di tipo parlamentare, in cui esistono i consiglieri di nomina elettivi i quali a loro volta provvedono a designare il Presidente della Giunta che per Statuto deve essere un consigliere, e solo attraverso una modifica statutaria è possibile correggere, eccetto per gli assessori che invece possono anche essere, come infatti già avviene, assessori tecnici o assessori esterni e non consiglieri.

Allora evidentemente, c'è un rischio molto evidente in questa proposta, ed è il rischio che sulla persona del Presidente della Giunta si concentrino i maggiori poteri, che poi possono essere usati nel momento elettorale; quindi bisogna studiare un disegno complessivo dei vari organi per giungere ad un equilibrio.

Noi non riteniamo che il fatto di prevedere che il consigliere non deve fare l'assessore abbia di per sé una portata di cambiamento radicale, però riteniamo tuttavia che qualcosa che non funziona c'è e bisogna avere il coraggio di cercare vie d'uscita. Sicuramente potrebbe esserci qualcosa di migliorativo se noi separiamo in modo preciso il momento legislativo dal momento esecutivo, dando maggiore completezza e maggiore forza al momento legislativo e un ruolo diverso a quello esecutivo.

Siamo d'accordo sulla proposta di approfondire e andare in sede di I Commissione in tempi rapidi a studiare il modo in cui realizzare una modificazione di tipo istituzionale.

Ci devono però essere due concetti ben fermi, primo: l'incompatibilità tra consigliere e assessore non serve a niente se non è accompagnata dal fatto che l'assessore non si può evidentemente candidare alle elezioni.

Perché se noi prefigurassimo un sistema in cui durante la legislatura il consigliere non è assessore e poi questo si candida, allora non risolve niente.

Credo che questo meccanismo, per non creare situazioni ambigue, vada studiato molto bene.

L'altro fatto è rispetto al ruolo del Presidente della Giunta che bisognerebbe prevedere, come esiste già in tutti gli ordinamenti, dei limiti di mandato oltre il quale questa persona non può continuare a svolgere il suo ruolo all'interno del Consiglio.

Tutto questo implica un'azione che ridisegna gli organi della Regione e la cosa migliore e lineare sarebbe quella di una modifica statutaria in cui si rimettono in equilibrio le varie componenti e si trova un assetto di tipo nuovo e diverso.

Può darsi che questa strada sia troppo lunga e complessa, o che sia invece fattibile una strada più breve tipo quella di una legge di iniziativa regionale, ma essendo materia di competenza dello Stato, ci vuole appunto una legge dello Stato.

È evidente comunque che questa materia è cosa diversa dalla legge elettorale e non può essere affrontata come la legge elettorale della Valle d'Aosta. Per quest'ultima abbiamo competenza primaria, mentre non abbiamo la stessa competenza rispetto all'incompatibilità del Consiglio. È stato probabilmente un errore, quando è stata fatta la modifica dello Statuto, non assegnare questa competenza alla Regione. E di fatto oggi ci troviamo con una separazione tra queste due competenze, l'una è rimasta allo Stato l'altra alla Regione.

Riteniamo l'argomento interessante dal punto di vista istituzionale e da approfondire ed esaminare in Commissione parallelamente alla legge elettorale, ma senza mettere insieme le due cose perché hanno funzioni e canali diversi.

Per quanto riguarda il rapporto tra questa proposta di incompatibilità e la proposta di legge sul sistema elettorale, che ha presentato il nostro Gruppo da ormai quasi due anni, le due cose sono conciliabili nel senso che la nostra proposta, come sapete, prevede un secondo turno in cui si presentano delle coalizioni che hanno eletto almeno un Consigliere al primo turno e queste coalizioni devono indicare, in base alla nostra proposta di legge, il Presidente della Giunta e il programma di governo.

Questo quindi è perfettamente conciliabile con la nomina di una Giunta che sia composta da persone che non sono consiglieri.

Noi siamo favorevoli alla proposta di mozione presentata dal gruppo consiliare socialista, mentre riteniamo un po' sbrigativa l'impostazione data dalla democrazia cristiana. Crediamo comunque che esiste anche la possibilità di trovare una formula con il più ampio consenso all'interno di questo Consiglio.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Martin, ne ha facoltà.

Martin (ADP) In questi ultimi tempi, si è spesso assistito a discorsi che avevano come unico argomento, quello di un certo atteggiamento di sfiducia nella politica, nei partiti e nei loro rappresentanti. Questo argomento si è evidenziato maggiormente dopo le elezioni del 5-6 aprile. Tutto questo è successo soprattutto in campo nazionale per la grande instabilità che si è verificata negli ultimi anni per altre questioni legate più o meno alla politica, ma non si può dire che la nostra Regione sia immune da tutto questo perché, come diceva il Consigliere Andrione, in questa legislatura abbiamo avuto tre cambi di maggioranza. Forse è la prima volta che succede negli ultimi anni ed è segno che qualche malessere c'è anche da noi.

Io ritengo che per superare questi problemi forse siano maturi i tempi per apportare alcune modifiche e instaurare nuove regole di tipo politico e di tipo partitico.

Il Consiglio regionale ha la possibilità di legiferare in questa materia con una larga convergenza perché, come tutti sapete, per apportare delle modifiche elettorali è necessaria la maggioranza qualificata, cioè 24 consiglieri.

Io ritengo che proprio perché ne abbiamo la potestà, in questa legislatura bisogna porsi questo problema e trovare il modo per apportare tutte quelle modifiche che si rendono necessarie alla nostra legge elettorale.

Ma è sufficiente apportare delle modifiche alla legge elettorale o non sarebbe più utile analizzare in profondità questi argomenti e non tenere conto delle proposte presentate dal gruppo della democrazia cristiana e da quello socialista?

Io non so dire in questo momento, anche perché non abbiamo avuto modo di approfondire l'argomento, se queste proposte siano il toccasana per i problemi che abbiamo nella nostra Regione; mi pare però che qualcosa di interessante l'abbiano e quindi meritino una certa attenzione. Un'attenzione che potrà essere dedicata e approfondita portando le proposte nella commissione competente per poterle discutere. Sono proposte che lasciano molte porte aperte, dove ogni gruppo può dire la sua e penso anch'io, come ha detto il Consigliere Riccarand, che per renderle efficaci siano necessarie alcune regole ben precise. Per questo penso anch'io che, se questa proposta andrà avanti, sia indispensabile prevedere l'impossibilità di ricandidatura nella legislatura successiva e aggiungerei anche l'impossibilità di svolgere il mandato per più di una legislatura consecutivamente.

Sono proposte che servono ad alimentare il dibattito e se avremo la possibilità, ed io penso che si debba andare in questa direzione, di portarle in Commissione per discuterle con calma, ogni gruppo politico potrà portare il proprio suggerimento e il proprio contributo sia alle proposte che alla grande riforma della legge elettorale per fare qualcosa di migliore e di utile alla comunità valdostana.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Cristina Monami, ne ha facoltà.

Monami (PCI-PDS) Io credo che stasera stiamo affrontando un discorso molto importante e ringrazio i proponitori di queste due mozioni. Forse alcuni di noi avrebbero voluto parlare anche prima di riforme istituzionali per poi giungere, come alcuni di noi desiderano, alla famosa riforma della politica. Nonostante la nostra speciale autonomia e la nostra situazione geografica a cui fa sovente riferimento il Presidente della Giunta e nonostante il nostro bilinguismo a cui si riferisce sovente il collega Viérin, nonostante l'IVA di cui ho discusso ieri con il mio compagno Assessore Mafrica, la Valle d'Aosta non sfugge per fortuna ai soffi vitali che percorrono la penisola intera. Non sfugge nemmeno ai mutamenti economici, culturali e sociali. I referendum per la preferenza unica, le ultime elezioni del 5 aprile, la reazione della gente ai fatti di Milano, sono fatti concreti, fatti di non difficile interpretazione e quindi sappiamo che la gente lancia dei segnali e dice qualcosa. Sempre più distanza si fa tra i cittadini e le istituzioni ed è compito nostro, credo, cercare di non renderla incolmabile. Queste mozioni presentate vanno in questo senso e anche noi siamo convinti che questa sia la strada che si debba percorrere.

Le riforme vanno poste con serietà e con impegno cercando di non strumentalizzare situazioni particolari che vedono forze all'opposizione o alla maggioranza; però ritengo che sia comunque compito di questo Consiglio porre mano a questa materia così importante.

Io non penso che chiedere agli attuali Assessori di dimettersi ora significhi modificare, o significhi cominciare una riforma come va fatta. Credo invece che si debba riflettere su una più opportuna e netta scissione, come già è stato detto, tra i due ruoli, tra il ruolo dell'esecutivo e il ruolo del legislativo ed il ruolo della parte amministrativa.

Credo che non sia difficile e forse lo è meno di quanto non si pensi. Ci si dovrà riunire, si dovrà studiare e progettare; e credo che questo sia un compito a cui non ci si possa sottrarre.

La ridefinizione dei ruoli delle varie competenze e organi del Consiglio, credo sia importante; ed allora mi rifaccio ad alcuni termini che ho sentito esprimere negli interventi precedenti.

"Ci vuole coraggio", quindi il coraggio di ammettere che esiste questa incompatibilità, il coraggio di chiedere a quell'assessore di scrivere per legge che non potrà ripresentarsi alle elezioni, il coraggio di dire che non potrà fare più di una legislatura.

Io vado allora un po' più in là; ci vuole anche il coraggio di dire che i consiglieri non possono fare più di due legislature, e non credo che questo significhi limitare la democrazia, credo invece che significhi ridare alle istituzioni il ruolo che devono avere, significa restituire le istituzioni ai cittadini, perché le istituzioni appartengono a loro e non ad una casta politica che qui si insedia e da qui non si muove più. Le istituzioni sono luoghi dove i cittadini devono passare e alternarsi. Due legislature non consecutive ci consentono di ritornare a fare l'idraulico, l'insegnante, di ritornare a fare il nostro lavoro, di rifare un bagno nella società e ci riconsentiranno eventualmente, cinque anni dopo, di ripresentarci rigenerati a questi banchi.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rusci, ne ha facoltà.

Rusci (PRI) Ho ascoltato con attenzione coloro che mi hanno preceduto e, nonostante si dica che i politici sono insensibili alle istanze e ai cambiamenti, credo che tra i 35 consiglieri di questa sala, non ci sia nessuno in grado di dire che in qualche modo le regole del gioco vanno cambiate.

Ma proprio perché ho ascoltato con attenzione gli interventi che si sono succeduti che posso dire che si è messa "molta carne al fuoco". Dal primo intervento del Consigliere Bondaz, all'ultimo della collega Cristina Monami, direi che gli atteggiamenti nei confronti di questo problema si sono evidenziati in modo diverso e con differenti complessità di soluzioni.

È vero, le forze politiche sono un po' angosciate da questa necessità di cambiamento, però si tratta di fare molta attenzione, non formulare proposte che poi sono dei tacconi peggiori del buco che si vorrebbe coprire.

Se ci muoviamo solo per una esigenza di transfert, dire qualcosa per fare operazioni più o meno "gattopardesche", oppure se, peggio ancora, smantelliamo un sistema che fino ad oggi ha dato dei risultati discutibili, ma io credo anche buoni, sotto certi aspetti. Sarebbe interessante sapere che cosa pensano i cittadini su questo argomento. Mi stava venendo in mente quale sarebbe poi il criterio di verifica al quale verrebbe sottoposto l'operato della Giunta. La responsabilità qui è di forze politiche molto precise, di assessori come espressione di forze politiche che si presentano al giudizio degli elettori esponendo faccia, nome e cognome.

Mi rendo peraltro conto che la figura dell'assessore è una figura che va sdrammatizzata. L'ho vissuta sulla pelle per due anni: la gente che si avvicina all'amministratore regionale ha la sensazione che questo tutto possa e talvolta tutto debba. È chiaro che in qualche modo le regole del gioco vanno modificate, si tratta di vedere come e, penso, per ottenere il meglio. L'idea all'inizio, emotivamente, può anche piacere. Io credo di essere d'accordo con coloro che hanno detto che sull'argomento occorra un approfondimento preciso, metodico e scientifico ed aggiungo di più: sull'argomento non dimentichiamoci della gente. Credo che la gente soprattutto voglia vivere in un sistema a democrazia più diretta, ma non con gli assemblearismi che hanno caratterizzato gli anni 70/80; le gente vuole essere ascoltata nelle concretezze.

Parliamoci, c'è una commissione apposita, i tempi ci sono per modificare, come ha detto il Consigliere Milanesio.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin, ne ha facoltà.

Louvin (UV) Merci, monsieur le Président! Le collègue Bajocco, il y a quelques secondes, venait de m'adresser une invitation à la synthèse à laquelle je vais à coup sûr le tenir. La provocation qui a été adressée à la majorité par ces deux motions est une provocation qui peut devenir fort utile, si elle s'accompagne d'un esprit nouveau par rapport à la question des reformes institutionnelles qui a été franchement un peu sous-évaluée au cours de ces deux dernières années tout de moins.

Nous nous étions quittés sur cet argument au mois de janvier 1991, avec un propos très précis, avec un mandat fort précis à la Commission institutions et autonomie de présenter un projet de réforme. C'est avec beaucoup de regret que je dois dire que la commission à laquelle j'appartiens n'a pas accompli son mandat. Nous savons toutes les raisons pour lesquelles cela a été impossible, mais il devient possible aujourd'hui de se poser la question d'une façon très sereine, les temps étant plus serrés, mais probablement la volonté un peu accrue de porter à la fin de la législature quelques fruits qui seraient appréciés, je crois, par la postérité.

Le modèle de gouvernement, le modèle politique qui est le nôtre, actuellement est vieux. C'est un modèle qui remonte au début du siècle, le modèle communal et provincial. Il était déjà inadapté en 1948, à nous faire fonctionner correctement dans les deux principales fonctions qui nous étaient attribuées: administrative et législative.

L'absence d'une différence, d'une distinction des rôles entre le gouvernement et le législatif, a empêché que se réalise ce système d'adresse et de contrôle, qui devraient être à la base de tout système parlementaire correcte. Nous devons essayer d'évoluer vers un modèle plus efficace, plus sobre, un modèle qui nous fasse dépasser cette congestion administrative, qui paralyse ce Conseil sur les contributions, sur les subsides et lui empêche de raisonner à une échelle qui devrait être la sienne, dans l'intérêt des gens que nous représentons.

Presque tous les modèles politiques ont affirmé ce principe de la séparation des pouvoirs, presque tous, la France, les Etats-Unis ont déjà été rappelés, mais pourquoi pas rappeler la Suisse, qui nous est proche, qui est à notre taille et qui a aussi établi ce principe net de séparation des pouvoirs et d'incompatibilité entre les deux fonctions. Sans vouloir toucher tous les aspects positifs, parfois aussi négatifs, qui pourraient être invoqués, dans un sens ou dans l'autre, ce Conseil est appelé à commencer à faire des choix un peu courageux. Il doit sortir de sa coquille, ne pas avoir peur et encadrer cette petite fraction de réformes dans un cadre plus large. Si nous avons la timidité et la crainte, nous laisserons passer une fois de plus ce train et nous ne laisserons aucun résultat tangible de cette législature. Elle se sondera avec un échec.

Nous étions partis en 1988, vous vous en souvenez fort bien, avec de fiers propos dans cette matière et rien ne sera réalisé si nous ne commençons pas par quelque chose d'utile, par une transformation, par une amélioration du système.

Je crois qu'il est bon de faire appel à notre sensibilité et essayer de préparer tous ensemble le bateau pour la tempête qui s'annonce. Je regrette de le faire, parce que cela me fait craindre d'être présomptueux, étant le plus jeune parmi vous, mais je ressens fort cette nécessité de laisser un système différent pour ceux qu'iront démarrer l'année prochaine, avec les problèmes nouveaux qui vont s'accumuler. Cherchons aussi, monsieur Rusci a bien fait de demander un consensus à l'extérieur; ce n'est pas une petite réforme à faire entre nous. Il faut chercher l'opinion des gens, mais l'opinion des gens n'est pas faite de la queue du mardi au bureau d'un assesseur.

Les besoins de nos gens sont autre chose; il faut raisonner à l'échelle de la qualité du gouvernement et de la qualité de la législation que nous produisons. Et les deux, je me permets de le dire, font défaut. C'est donc un petit coup de reins que nous pouvons donner et notre contribution de majorité dans ce sens voudrait s'exprimer par une résolution que, dans le cadre de cette discussion, nous souhaitons présenter au Conseil et qui résume le sens du débat d'aujourd'hui en rappelant qu'une analyse profonde et sérieuse avait déjà été faite en 1990-1991, que l'urgence de ces modifications et le besoin d'une séparation des rôles est devenu irrenonçable; c'est une résolution qui, en évaluant positivement l'établissement de ce principe, trouve aussi son encadrement dans un cadre plus vaste.

Le mandat est un mandat impératif; le Président auquel, dans cette assemblée, j'ai déjà adressé quelques sollicitations, ne sera pas insensible, j'espère, au caractère impératif de ce mandat et nous voudrons bien tous ensemble faire cet effort pour présenter en automne les fruits de notre travail; pour une réflexion plus sérieuse, plus approfondie que ce que les temps très courts de cette soirée nous aurons permis.

Risoluzione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Richiamata la propria risoluzione del 28 gennaio 1991 con cui veniva dato mandato alla Ia Commissione consiliare permanente di presentare proposte di riforme dello Statuto regionale e di eventuali altre modifiche istituzionali.

Constatata l'urgenza di promuovere serie modificazioni dell'assetto istituzionale della nostra regione, al fine di migliorare la funzionalità e di assicurare una precisa distinzione dei ruoli fra l'organo legislativo e l'esecutivo regionale.

Valutando positivamente, nel contesto delle più ampie riforme necessarie nell'ambito del nostro ordinamento, la possibilità che sia introdotta una regola di incompatibilità fra le funzioni esecutive e il mandato di Consigliere regionale.

Ritenuta necessaria una verifica tecnico-legislativa di ordine alle possibilità e alle modalità di introduzione di tale principio nell'ordinamento regionale valdostano.

Impegna

la I Commissione consiliare permanente "Istituzioni e Autonomia'" ad effettuare entro 90 giorni i necessari approfondimenti al fine di presentare al Consiglio un'organica proposta tesa a definire un moderno e funzionale assetto istituzionale per la Regione Valle d'Aosta.

F.to Louvin.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bondaz, ne ha facoltà.

Bondaz (DC) Io chiedo una breve sospensione del Consiglio.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 22,31 alle ore 22,44.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) Volevo brevemente riassumere quanto i gruppi di minoranza hanno esaminato e proporrebbero. Premesso che mi sembra ci sia una comune volontà di trovare un accordo su un testo che deve appartenere un po' a tutti e noi riterremmo che il testo della risoluzione vada bene per il 90 percento, proponiamo queste seguenti modifiche:

dopo il 1° capoverso richiamata, aggiungere:

"Preso atto delle mozioni presentate dai gruppi consiliari della DC e del PSI e dell'ampia discussione che ne è seguita".

dopo "un'organica proposta tesa a definire", sostituire "un moderno e funzionale assetto istituzionale per la Regione Valle d'Aosta con la seguente frase:

"una precisa distinzione dei ruoli fra l'organo legislativo e l'organo esecutivo".

Noi abbiamo utilizzato le stesse parole che sono contenute nella risoluzione presentata dalla maggioranza. A queste condizioni ci sentiamo di sottoscriverla. Potrebbe quindi essere una risoluzione presentata da tutti i Capigruppo presenti in Consiglio.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin, ne ha facoltà.

Louvin (UV) Président, nous demandons une courte suspension, afin d'évaluer les propositions de l'opposition.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 22,47 alle ore 23,15.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin.

Louvin (UV) Merci, monsieur le Président! Juste pour dire qu'au terme de cette réunion, nous avons accepté dans la substance les requêtes de modifications qui étaient présentées par les forces de l'opposition et le texte auquel nous sommes parvenus me paraît résumer bien l'ensemble du débat qui s'est dérouler et qui vise à insérer, à encadrer cette réforme et surtout celle qui tiendra une précise distinction des rôles entre l'organe législatif et l'exécutif dans un cadre plus vaste de réforme institutionnelle. Nous remettons donc à la Présidence le texte et je prierai le Président de le lire dans sa texture qui ne comprend que deux courtes modifications au texte présenté au départ de cette résolution.

Risoluzione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Richiamata la propria risoluzione del 28 gennaio 1991 con cui veniva dato mandato alla Ia Commissione consiliare permanente di presentare proposte di riforme dello Statuto regionale e di eventuali altre modifiche istituzionali.

Constatata l'urgenza di promuovere serie modificazioni dell'assetto istituzionale della nostra regione, al fine di migliorare la funzionalità e di assicurare una precisa distinzione dei ruoli fra l'organo legislativo e l'esecutivo regionale.

Valutando positivamente, nel contesto delle più ampie riforme necessarie nell'ambito del nostro ordinamento, la possibilità che sia introdotta una regola di incompatibilità fra le funzioni esecutive e il mandato di Consigliere regionale,

Ritenuta necessaria una verifica tecnico-legislativa in ordine alle possibilità e alle modalità di introduzione di tale principio nell'ordinamento regionale valdostano; dopo ampio e articolato dibattito,

Impegna

la Ia Commissione consiliare permanente "Istituzioni e Autonomia" ad effettuare entro 90 giorni i necessari approfondimenti al fine di presentare al Consiglio un'organica proposta tesa a definire una precisa distinzione dei ruoli fra l'organo legislativo e l'organo esecutivo.

F.to Louvin, Andrione, Martin, Bajocco, Rusci, Milanesio, Trione, Gremmo, Riccarand e Maquignaz

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) Avendo raggiunto un'intesa fra i vari gruppi, credo che sia, non solo opportuno, ma necessario, ritirare la nostra mozione.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bondaz, ne ha facoltà.

Bondaz (DC) Anche se questa proposta che è stata firmata è minimale rispetto alla proposta che noi avevamo avanzato, ritiriamo la mozione.

Presidente Pongo in votazione la risoluzione sottoscritta dai consiglieri Capigruppo.

Esito della votazione:

Presenti, votanti e favorevoli: 33

Il Consiglio approva all'unanimità.

Presidente Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta Lanivi, ne ha facoltà.

Lanivi (GM)Voglio sottoporre all'attenzione del Consiglio una proposta per il proseguimento dei lavori di questa adunanza: di invertire cioè l'ordine del giorno e di passare immediatamente a discutere la mozione concernente i problemi della Cogne e successivamente riprendere l'esame degli altri oggetti all'ordine del giorno, partendo dal punto 31.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.

Beneforti (DC) Io non vedo perché si debba modificare l'ordine dei lavori. Noi riteniamo di andare avanti come d'accordo nella conferenza dei Capigruppo.