Oggetto del Consiglio n. 1829 del 28 gennaio 1991 - Resoconto
OGGETTO N. 1829/IX - Rapporto conoscitivo della Commissione speciale sulla realizzazione del Mercato Unico Europeo. (Approvazione di risoluzione)
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.
Lanivi (ADP) - Mi trovo abbastanza in imbarazzo nel fare questo intervento perché, da un lato, mi sembra doveroso riconoscere il lavoro ponderoso che la Commissione ha svolto. Ma, fatto questo riconoscimento, mi preme formulare alcune osservazioni che vogliono rappresentare un apporto critico a questa relazione, che secondo me non risponde alla domanda essenziale. Il problema che sta a cuore al Consiglio regionale e alla comunità valdostana è quello dell’approccio della comunità valdostana, della Valle d’Aosta rispetto a questa nuova dimensione che si va costituendo, cioè l’Europa. Mi pare che questa domanda resti assolutamente priva di risposta in questa relazione e cercherò di illustrare perché, e anche di dare un mio giudizio sul tipo di risoluzione che viene presentata.
Questa relazione mi pare fatta da un osservatore privo di una propria identità, cioè, la base del ragionamento contenuto in questa relazione non è di alto profilo, ma piuttosto di basso profilo. Si dice che con la definizione del mercato europeo verranno meno per la Valle d’Aosta i grossi proventi dell’IVA da importazione e, sommessamente, viene suggerita la via di trovare un meccanismo di sostituzione di questi fondi con altri introiti da parte regionale. E questa è una prima opzione.
Seconda opzione: vi è tutta una serie di interventi a livello europeo, vediamo dunque come la Valle d’Aosta può ritagliarsi degli spazi al loro interno e soprattutto come può pescare nell’ambito dei vari progetti, i fondi per finanziare progetti particolari. Mi pare troppo poco, dato il momento che stiamo vivendo e ciò che la costruzione europea va a rappresentare per la Valle d’Aosta: la comunità valdostana si trova ad affrontare, dopo circa mezzo secolo, lo stesso problema che aveva alla fine della seconda guerra mondiale, cioè come mantenere all’interno di una dimensione politica e istituzionale la sua specificità, i suoi dati caratteristici originali, i quali oggi vanno riferiti al nuovo contesto europeo.
Mi pare che la risposta sia tutta sulla difensiva: abbiamo dei fondi, l’apertura del mercato europeo può mettere in discussione questi introiti delle finanze regionali e allora li sostituiamo con un’altra legge; vediamo poi come la nostra regione può inserirsi all’interno dei vari progetti e ottenere denari.
A mio avviso, questo è molto poco e indicherei una via diversa per affrontare questo tipo di problemi.
Primo punto: non viene dato nessun giudizio sulla legislazione europea e sulla filosofia che la guida; si accettano tout court come buone queste direttive senza misurarne gli effetti sulla realtà regionale nel loro complesso. Si parla, nella relazione, della creazione del grande mercato senza frontiere. Qui bisognerebbe fare intanto alcune considerazioni che l’attuale conflitto nel Golfo mette in evidenza, e sarà questo uno dei problemi grandi nei prossimi anni. Questo grande mercato è il mercato europeo, è un mercato piccolo a livello mondiale e pone all’Europa il grosso problema se diventare una cittadella assediata, una cittadella dove il tenore di vita e la qualità anche della vita è decisamente superiore ad altre parti del mondo, e quello di decidere se la scelta strategica dell’Europa sia di difendere questa cittadella assediata da nugoli di affamati che rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale.
Le regole che ne derivano, cioè di considerarsi un mercato in qualche modo privilegiato all’interno della comunità mondiale, non credo vadano prese acriticamente, ma valutate e giudicate per vedere se le norme che stanno alla base della creazione di questo grande mercato siano lesive o meno delle culture locali e delle comunità locali di cui è composta l’Europa.
Non assumere il dato più proprio e caratteristico dell’Europa, quello di avere come cultura la cultura delle libertà, può essere, se non preso come discriminante, comunque altamente lesivo per la Valle d’Aosta. Quindi primo dato: giudicare che il momento decisionale della formazione delle decisioni europee non è un fatto neutro, non è un fatto apolitico, ma è un fatto sostenuto da forze economiche e politiche presenti in Europa che sono prevalenti, e queste direttive possono incidere sulla dimensione delle comunità minori, delle realtà culturali presenti in Europa che da queste decisioni possono ricavare impatti e limiti decisamente negativi.
Seconda osservazione. Il problema di fondo che la Commissione e il Consiglio regionale poi devono affrontare è di stabilire, di proporre, di definire qual è il ruolo e qual’è la funzione della comunità valdostana nella nuova dimensione europea, con l’obiettivo preciso di garantire la sopravvivenza della sua propria specificità.
Tengo a precisare che questo tema, e quindi il ruolo delle Regioni e il ruolo e la funzione della Valle d’Aosta, è trattato in documenti che riguardano la Valle d’Aosta e che sono già allo studio a livello europeo, quindi mi parrebbe molto strano che il Consiglio regionale dimenticasse questo suo compito, questo suo dovere essenziale, mentre questa funzione e questo ruolo, che derivano dalla specificità della Valle d’Aosta, vengono riscoperti all’esterno della Valle d’Aosta stessa.
Quindi, la preghiera è anche di andare a ricercare quei documenti di organismi internazionali, che assegnano alla Valle d’Aosta nella nuova Europa una funzione particolare originale e specifica, che supera quella di un adattamento tout court alle normative europee e agli spazi che queste normative possono aprire per la Valle d’Aosta. Così, mi sembra decisamente superficiale cancellare il tema della Zona Franca così come è stato fatto in questa relazione. Mi pare troppo superficiale non approfondire il tema della Zona Franca proprio in questi documenti.
Molto probabilmente il problema va affrontato superando la logica della settorializzazione, perché, se seguiamo quella le culture locali vengono cancellate. Questo non lo dico io, è già stato sottolineato più di una volta. Seguire la logica della settorializzazione, adeguarci ad una filosofia che spezza ogni realtà in mille considerazioni ci fa perdere l’unità del discorso. E in questo caso l’unità del discorso va riferita alla realtà valdostana rispetto alla realtà europea che va costruita.
In secondo luogo, occorre superare la logica della provincializzazione, il discorso cioè di ricerca egoistica di equilibri o di interessi all’interno della nostra realtà.
La via di uscita è il ragionamento che proporrei. La Valle d’Aosta si confronta a livello europeo, ponendosi come ruolo e funzioni date le sue caratteristiche che sono, è vero, storiche, culturali, territoriali, ma sono anche riferibili alla sua piccola dimensione, alla semplificazione istituzionale della sua realtà, alla sua realtà bilingue, all’essere un fatto del tutto particolare in Europa, cioè essere una comunità alpina di montagna con possibilità di autogoverno, e questa credo sia una eccezione a livello europeo. Queste sono le carte a mio avviso possibili per un confronto con un’Europa che ponga la Valle d’Aosta come laboratorio soprattutto riferito alle politiche sociali e del rapporto uomo/territorio.
Una Valle d’Aosta, quindi, non ridotta a provincia di uno Stato, come quello italiano, né assoggettata a decisioni che sappiamo essere il frutto soprattutto di pressioni di tipo politico, economico e finanziario poco attente alle realtà come la nostra, le quali per vivere hanno bisogno di un riconoscimento in quanto minoranze, riconoscimento quindi di specificità e di qualità sulle quantità e sulla uniformità, per avere con l’autorità europea un rapporto diverso e "privilegiato". Le condizioni per avere questo rapporto privilegiato stanno nelle specificità della nostra Regione.
Le cose che sto dicendo non sono neppure tutte farina del mio sacco, ma ci sono istituti di ricerca e ci sono organismi a livello europeo che già richiedono che vi siano delle aree, delle dimensioni a livello europeo in grado di svolgere funzioni diverse, date le loro caratteristiche. Credo che in questo caso a livello europeo sia necessario giocare sui punti di forza della nostra regione, senza appiattirci su una presa d’atto di direttive CEE e, quindi, su una semplice ricerca di spazi all’interno di condizioni che altri ci pongono. Se accettassimo questo tipo di filosofia, il ruolo di questa Valle verrebbe fortemente condizionato, se non messo addirittura in discussione. Scenderemmo di livello, perché verrebbero ancora ridotte le condizioni di quella trattativa lunga, difficile, travagliata quale è stata quella con lo Stato italiano, per impegnarci in un campo ancora più complesso con l’autorità europea, nel caso in cui non riuscissimo ad avere con questa un tipo di confronto e un’affermazione di ruolo diverso da quello che si desume da questa relazione.
Queste erano le considerazioni che volevo fare; rispetto alla risoluzione, è vero che si prende atto della relazione, ma almeno dal mio punto di vista non mi sento di approvare linee che non esistono, né contenuti (vengono indicati dei ventagli di condizioni): per questo chiederei che questo tipo di analisi che ho fatto venga preso se non altro in considerazione.
Rollandin (UV) - Le rapport qui a été lu de la part de M. Mafrica va résumer le travail de la Commission, compte tenu de toute une série des difficultés, mais je crois qu’au moment où on avait prévu cette Commission, il y a 2 ans, et surtout au moment où on avait donné certaines adresses à cette Commission, je crois qu’on avait cru d’y voir une tendance à mettre en évidence, ou mieux encore à souligner quels pouvaient être les travaux que notre Région pouvait mener, compte tenu de certaines échéances.
Je crois que là en effet une série de remarques doivent être faites. Tout le monde a fixé une date, 1992-début 1993, mais du point de vue des résultats de cette relation elle est déplacée au moins de 3-4 années: c’est-à-dire 1996, 1997, où, si les choses se passeront ainsi que les travaux de la Commission compétente ont suggéré, 1998.
Pendant cette période il y a eu une série de conséquences liées aux changements, comme cette relation a essayé de dire, aux pays de l’Est, mais, au delà de ça, je crois que les modifications les plus importantes doivent être vues en rapportant notre Région à la Communauté existante et à la Communauté du futur.
Par rapport à la Communauté existante, je crois que ce qui manque dans ce rapport c’est le poids politique qui peut être joué de la part des Administrations locales, notamment des Régions, face à un Etat qui doit partager une politique dans une Communauté qui est en train d’être modifiée. Je voudrais là faire une série de remarques à ce sujet.
Je crois que depuis les premiers pas de la Communauté, le Traité de Rome, beaucoup de choses ont changé et par rapport à cette représentativité des communautés locales, qui autrefois étaient non pas déléguées, mais avaient été octroyées de la part des Etats membres; à présent, au contraire, il y a une revendication toujours plus massive de la part des populations et, de façon spécifique des Régions, d’être représentées à l’intérieur de la Communauté européenne. Je crois que de plus en plus on parle de la Communauté des Régions et non plus de la Communauté des Etats membres, et la chose est encore plus intéressante compte tenu des modifications qui se sont passées aux pays de l’Est. Je voudrais rappeler que déjà aujourd’hui il y a des Régions de la Yougoslavie, de la Roumanie, qui participent et qui ont envie de faire partie des travaux des Commissions de la Communauté européenne.
Alors si on va examiner la position de notre Région par rapport à ce qui sera l’Europe avec une participation active de notre part, les choses peuvent être assez différentes.
Aujourd’hui, et c’est là un peu la limite du travail de cette relation, on a donné comme absolument certain qu’il n’y ait aucune possibilité de modifier les rapports des Commissions compétentes, là où malheureusement la partie technique a travaillé beaucoup plus que la partie politique. Il est évident qu’après le semestre italien il y avait toute une série de propositions qui avaient été préparées de la part des techniciens qui n’ont pas été acceptées de la part des représentants des Etats. Je crois que les changements de l’Allemagne ont influencé la partie surtout financière; de la part des rapports sociaux, je crois que les événements liés à la mobilité des travailleurs pas seulement de l’Afrique mais aussi des pays de l’Est sont un problème qui autrefois n’était pas examiné.
Alors vis-à-vis à ce qui a été présenté avec ce rapport, je crois qu’il y a l’exigence de replacer le rôle de notre Région, par rapport pas seulement à une Communauté qui est en train de changer, mais j’espère aussi à un état comme le nôtre, qui est en train de se modifier.
On a écouté le rapport institutionnel et les modifications qui doivent y être au delà des thèses les plus intéressantes, mais si jamais il y avait un Etat fédéré déjà les choses se modifiaient. Le rapport est surtout lié à défendre la loi de la répartition financière, et dans le rapport on a souligné: attention, notre loi est faible par rapport à la loi 386 de l’Haut Adige, parce que là on dit que, quand il y aura des modifications par rapport à la T.V.A. et à d’autres taxes existantes à l’heure actuelle, il y aura une substitution de l’intervention de l’Etat qui soit rapportée à l’existant. Ce qui sans doute est un élément très utile du point de vue de l’assurance qu’une Région ait quand même une disponibilité financière qui soit à même de donner une continuité à l’Administration. Mais en même temps je crois que le point qui n’a pas été considéré, même si l’Haut Adige a des assurances par rapport à l’Etat italien, c’est que des modifications qui sont possibles au niveau de la Communauté européenne, peuvent dépasser aussi cet état de choses. Et c’est là l’effort qui doit être fait; des assurances nationales ne sont plus suffisantes, compte tenu que de plus en plus le pouvoir sera communautaire et si l’hypothèse c’est de faire compter la Communauté, surtout la Communauté des Régions, j’espère qu’il y aura l’intelligence pour proposer et non pas pour donner comme acquis une série de règlements qui jusqu’à présent ont été adoptés sans avoir l’avis des Régions intéressées.
Un autre problème très important c’est justement celui de la politique agricole. Là on a dit que tout de même cette politique a été appréciée de la part des agriculteurs de la Communauté; je crois qu’elle a été appréciée de la part des agriculteurs des Pays-Bas, mais pour le restant je crois qu’il y a des manifestations partout en France, en Italie, en Allemagne, pour dire que cette politique agricole n’a plus aucune raison d’être.
Le problème de dire que la plupart des fonds qui avaient été alloués pour l’agriculture ont été utilisés pour maintenir un certain prix, c’est-à-dire pour ne pas donner un élan à la concurrence, c’est un faux problème. Le problème réel c’est que dans chaque communauté il y a des différences qui sont beaucoup plus nuancées que celles qui ont été dites jusqu’à présent au niveau de la Communauté, qui sont liées à toute une série de problèmes, aux territoires, aux systèmes de gestion et à une série d’autres problèmes culturels très importants. Si on va au delà de ces problématiques, pour une Région comme la nôtre cela n’aurait plus aucun sens. Au niveau de la Communauté européenne il suffirait d’avoir dans la Vallée d’Aoste un abattoir, deux ou trois grandes étables pour ce qui est de l’agriculture vue comme zootechnie; pour ce qui est de la viticulture il suffirait d’avoir une grande cave coopérative, point c’est tout. Et alors le système de planifier l’agriculture ne peut tenir face à des réalités qui seulement les communautés bien représentées au niveau des Régions peuvent être à même de présenter. Sur ce point malheureusement il n’y a eu pas seulement une réponse, mais pas même une indication. On a dit que les fonds de l’agriculture ont été mal utilisés, on n’a pas eu les résultants conséquents, on s’est posé la question de combien de fonds notre Région a eu à disposition.
Je crois que dans le secteur agricole, comme dans les autres secteurs, le problème c’est toujours que les possibilités d’avoir des fonds sont liées au Produit Intérieur Brut, sont liées au système économique qui donne à notre région toujours des caractéristiques qui sont à la base des choix communautaires. Donc, que ce soit dans le domaine de l’environnement, que ce soit dans les autres domaines, nous auront toujours des difficultés à faire reconnaître notre spécificité s’il n’y pas la participation active de la Région.
On a eu la possibilité d’avoir des financements pour l’industrie, mais au moment où on a présenté une série de données qui étaient conséquentes aux problèmes de l’Ilssa Viola, de Châtillon, et d’Aoste, parce qu’alors les milliards qui vont arriver dans l’année prochaine sont liés à cette exigence de revoir une industrialisation qui soit à même de donner une réponse sérieuse.
Il y a les deux filières qui doivent être réexaminées comme thème de base et d’analyse: la filière technique et la filière politique.
La filière technique doit prévoir qu’il y ait une élaboration des règlements qui soit à même de représenter les éléments de nouveauté de la participation active des Régions et des autres communautés locales. Cela est la base de différents choix possibles, car cette rélation est trop figée sur le mot "armonizzazione"; mais ce concert européen ne peut être réalisé s’il n’y a pas des acteurs qui soient changés. Et là alors "harmoniser" signifie uniquement accepter les choix qui malheureusement n’ont pas eu la possibilité de maintenir une attention aux collectivités locales les plus petites et les plus défavorisées. Et à ce propos, il suffirait de relire un acte qui avait été adopté de la part de la Communauté européenne il y a une année, qui allait jusqu’à fixer les caractéristiques des étables de montagne, et par contre lire les actes qui sont approuvés du Parlement italien. Par exemple, on n’a examiné pas tellement dans les détails toutes les conditions qui ont été approuvées, et je crois très favorables pour le Frioul dans ces derniers temps, là où pas seulement on a reconnu beaucoup plus qu’une Zone Franche, mais on a inséré toute une série d’activités dans les différents domaines. Alors quelle a été l’harmoni-sation avec la Communauté européenne? Là avec un acte très simple on a pris compte de toute une série de problèmes locaux.
En même temps, sur la filière technique il faut qu’il y ait la possibilité d’élaborer des documents qui puissent être proposés aux Commissions compétentes.
De point de vue politique, là je crois que la deuxième partie, concernant le rapport et les conséquences d’un système qui devrait se poser par rapport à la politique locale, ne prend pas acte de ce qui a été fait dans ce domaine. On dit qu’il faudrait favoriser la "reindustrializzazione", qu’il y aurait la possibilité de reprendre des lignes qui jusqu’à présent n’ont pas été suffisamment exploitées, mais je crois que là les aires industrielles nous les connaissons et il y a la tentative de donner surtout des services, c’est-à-dire d’avoir des industries comme nous aurons dans quelques temps en Vallée d’Aoste, qui sont déjà le point d’arrivée au niveau international.
C’est dans ce domaine qu’on a déjà prévu qu’il fallait intervenir pour avoir une Région qui soit à même de gérer - c’est un mot que j’ai trouvé rappelé dans ce rapport - le problème de la concurrence. On dit que dans certains secteurs il faudra tenir compte de cet aspect, mais que pour le restant il y a la possibilité de trouver des accords et par conséquent il n’est pas dit qu’il y ait cette concurrence. On a parlé de l’énergie comme d’un facteur très secondaire, on dit 30%, je crois que ce n’est même pas 30%, ce n’est que 20% de l’énergie produite en Vallée d’Aoste qu’on utilise pour fournir l’industrie du nord de l’Italie. Sur la possibilité de gérer les ressources de notre territoire il y a un domaine à exploiter qui va au delà des rapports avec la Communauté européenne.
Par conséquent, quant aux possibilités de gérer une certaine disponibilité financière - ce qui n’est pas l’unique problème du rapport avec l’Europe - je crois que cet aspect doit être signalé et doit être remarqué avec un autre poids, autrement on risque de faire croire que l’échéance 1993, ou 1996 comme il a été dit, c’est l’unique tracas de notre Région.
Au contraire le problème de la disponibilité financière est lié aux règlements qui seront appliqués dans les différents domaines et qui donneront comme conséquence une réglementation de la TVA d’une façon différente. N’oublions pas qu’il y a une proposition de toutes les Régions d’avoir dans le futur un pourcentage de l’Irpeg, de l’Ilor et même de la TVA, justement pour le fait qu’il n’y aura plus l’aspect lié à l’endroit, à la régionalisation, mais c’est un aspect qui est encore à régler.
Je crois donc que la filière politique doit être exploité d’une façon différente.
S’il est vrai que les reformes institutionnelles pourront modifier le rapport Région-Etat, je crois qu’encore mieux la nouvelle législation, et surtout la participation et le système d’élection au niveau européen doivent être des points de repère des modifications qui peuvent vraiment préparer notre Région à gérer la participation active dans cette Communauté.
Voilà les remarques que je me permets de faire et j’espère qu’elles seront considérées dans le travail que la Commission poursuivral.
Encore un point à propos de la Zone Franche. Je ne peux partager ce qui a été dit de la Zone Franche dans ce rapport, là où on fait allusion à la réglementation communautaire, n. 2154, pour dire que la Zone Franche pourrait même être un point qui va défavoriser de point de vue économique le système et créer des difficultés. A ce sujet, il faudrait examiner avec un peu plus d’attention ce qui se passe déjà dans les Zones Franches existantes, ce qui est absolument contraire à cette affirmation. Le problème de la Zone Franche c’est justement de revoir les conséquences d’une législation européenne qui sans doute peut être modifiée, mais au delà de ça les effets positifs sont évidents, pas seulement pour les bâtiments existants mais surtout pour l’évolution des bâtiments et des industries qui viennent.
Là il y a toute une série de conséquences positives qui ont déjà été analysées même de la part d’une Commission spéciale de la Communauté euro-péenne pour soutenir que, en accord avec les Statuts là où on prévoit les Zones Franches, les requêtes (car dans ce sens il y a déjà des requêtes des différentes pays qui veulent prévoir des Zones Franches) doivent être examinées avec attention compte tenu des réflexes sur les zones limitrophes.
Le dernier point que je me permets de souligner c’est le rapport avec les pays non membres de la Communauté (ce qui a été analysé d’une façon un peu superficielle), la Suisse dans le cas échéant. Là l’analyse doit être faite d’une façon différente, car analyser les rapports avec la Suisse signifie analyser les rapports qui ne sont pas seulement du point de vue financier mais sont des rapports de culture, de possibilité d’exploiter des liaisons entre les sociétés qui parfois existent déjà et qui dépasseront les conséquences positives de ce qui est en train de se faire avec l’Autriche.
Là ce sont les points qui n’ont pas eu à notre avis cette analyse exhaustive qu’on pourrait s’attendre et surtout je crois que, au delà des différents points de repère, les conséquences de la mobilité des travailleurs sans doute c’est un problème important, mais n’oublions pas que ce même thème pour ce qui est de l’aire francophone n’est pas pour l’instant à même de créer des problèmes, compte tenu du fait que les modifications ne sont pas à même de prévoir des bouleversements tellement hauts.
Je crois que le problème ce sera sans doute avec les travailleurs qu’aujourd’hui on appelle encore extra-communautaires, mais pour les autres ce n’est pas le problème. Pour ce qui est des appels d’offres, sans doute le système ne sera pas de l’entreprise hollandaise qui vient faire des travaux ici, mais le problème se posera d’une façon de liaison, de coopération entre les différentes entreprises, ce qui déjà est en train de se faire au niveau de participation publique.
Par conséquent je ne crois pas qu’il y ait de ce point de vue des problèmes; je crois que le problème réel c’est de voir jusqu’à quel niveau nous seront préparés du point de vue de la gestion des différents problèmes sociaux, que ces modifications sans doute apporterons à notre réalité culturelle.
On a souligné qu’ici on parle français et donc quelques avantages on pourrait l’avoir, c’est-à-dire il y aura la possibilité pour les valdôtains d’aller travailler en France; mais je crois que ce n’est pas là le problème. Le problème c’est de donner la possibilité d’exploiter jusqu’au bout finalement les ressources que nous avons et donner des solutions actives au niveau de notre réalité. Donc je pense que là aussi une défense de la spécificité doit être faite d’une autre façon, car c’est aussi la vrai raison d’être de cette analyse un peu différente. Autrement on risque de faire toute une série de propositions qui n’auront plus aucun sens s’il n’est pas accepté le fait que la spécialité est liée à ces caractéristiques.
Je crois donc qu’il y a une série de problèmes encore à analyser, une série de thèmes qui doivent être approfondis et c’est dans ce sens qu’a été présentée cette résolution qu’on ira voter et qui donnera mandat à une nouvelle Commission de continuer le travail.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
Riccarand (VA) - Sono sostanzialmente d’accordo con la relazione che è stata presentata, del resto facevo parte della Commissione. Credo che per bene interpretare il lavoro della Commissione e il rapporto che è stato letto dal Presidente della Commissione vada tenuto presente che la Commissione ha lavorato su questo tema del mercato unico europeo nel corso del 1989, mentre il lavoro nel corso del 1990 non ha potuto proseguire per una serie di vicende legate soprattutto al dibattito politico all’interno della nostra Regione.
La Commissione aveva prefigurato un percorso che comprendeva una prima fase di fotografia della situazione, che è quella contenuta nel rapporto, mentre aveva individuato fin dall’inizio la necessità di una ulteriore fase di approfondimento per meglio definire il ruolo che la Valle d’Aosta, come comunità particolare all’interno dell’Europa che si va configurando come una entità unitaria, deve e può svolgere. Quindi una serie di rilievi, che giustamente sono stati fatti dal Consigliere Lanivi e dal Consigliere Rollandin, devono tener presente questa condizione di lavoro da parte della Commissione.
Quello che è a mio avviso il dato importante che è emerso da questa prima fase di lavoro della Commissione è che ci troviamo di fronte ad un quadro europeo che è in rapido e forte cambiamento. E’ molto difficile riuscire a mettere dei punti fermi, perché l’evoluzione delle decisioni, l’evoluzione delle scelte all’interno della Comunità e intorno alla Comunità è talmente rapida che diventa difficile riuscire a fermarsi un momento su quello che è il quadro che si delinea, perché immediatamente esso è modificato.
Questa relazione, che si basa soprattutto sui dati accertati nel 1989, è già di fatto al suo interno modificata da una serie di avvenimenti molto grossi, cambiamenti sconvolgenti che si sono verificati nel corso del 1990, primo fra tutti l’unificazione della Germania, che pone già le dimensioni di questa Comunità europea in termini nuovi. L’evoluzione dei rapporti con i paesi dell’Est ha introdotto una dinamica che è tutta sotto i nostri occhi e che andrà a modificare ulteriormente la realtà di questa Europa unita. Da qui deriva, a mio avviso giustamente, questa proposta di rilanciare il lavoro della Commissione, ricostituirla nella sua pienezza in modo che possa funzionare, e riprendere quindi un’analisi che vada sia a rivedere le modificazioni che nel corso del 1990 e adesso in questi mesi si introdurranno sui temi che già erano stati analizzati, sia ad affrontare altri filoni che non hanno potuto essere affrontati in questa prima parte e che riguardano il tipo di organizzazione della Comunità europea.
I problemi che ponevano i Consiglieri Lanivi e Rollandin riguardano anche il tipo di organizzazione della Comunità europea e il tipo di ruolo che la Regione, come entità politica, può svolgere all’interno di questa Comunità. Questo è un filone che non è stato approfondito e che è molto importante. Sappiamo tutti che una serie di centri decisionali si stanno rapidamente spostando da Roma a Bruxelles, per cui una serie di decisioni che prima dovevano essere viste a livello nazionale, adesso hanno una sede europea, con in più un dato di fondo preoccupante, che questo avviene senza strumenti di controllo democratico delle decisioni.
Infatti, mentre nei confronti delle decisioni di Roma quanto meno c’è un Parlamento che è alla base delle scelte del Governo, a livello europeo sappiamo che le decisioni dell’esecutivo europeo non derivano dal Parlamento europeo, ma dalla somma dei Governi nazionali, per cui una serie di decisioni, che a livello nazionale il governo magari non può assumere perché sono scelte contrastate dal Parlamento, vengono riproposte a Bruxelles con una decisione che scavalca le sedi parlamentari. Ed è il problema che è indicato come il cosiddetto "deficit democratico" della Comunità europea, ovvero la necessità di individuare degli strumenti di partecipazione democratica, perché questo mercato unico europeo che si sta creando non sia solo un elemento economico, ma sia espressione di una realtà politica realmente democratica. Ma per questo occorre anche una riforma democratica della Comunità e occorre individuare anche i canali di espressione all’interno di questa realtà politica europea da parte delle realtà regionali, delle popolazioni, dei popoli che costituiscono questa realtà europea, perché adesso c’è sì un organismo consultivo delle regioni, ma è soltanto un organismo consultivo. Credo che la Commissione bene farebbe ad esaminare questo settore riguardante il tipo di organizzazione politica, gli scenari che si vanno delineando e il ruolo che una realtà di Regione Autonoma come la Valle d’Aosta potrà svolgere in una Europa unita, andando a modificare una serie di meccanismi e quindi cercando di individuare un ruolo politico essa può svolgere sia a livello nazionale che internazionale.
Ritengo che comunque sia stato positivo decidere di costituire questa Commissione, di avviare una serie di ricerche, di acquisire una serie di consulenze, in quanto tutto questo è servito a stabilire una serie di collegamenti che adesso vanno mantenuti ed approfonditi, in modo da avere una serie di informazioni che continuamente si aggiornano con la stessa velocità con cui vengono prese determinate decisioni, assunti nuovi orientamenti a livello europeo.
Il nostro orientamento come Gruppo politico è di esprimerci favorevolmente alla ricostituzione della Commissione, rilanciare i lavori di questa Commissione, aggiornare il lavoro già fatto e possibilmente individuare nuovi filoni di ricerca che sono emersi dal dibattito consiliare.
Presidente - Colleghi Consiglieri, è stato distribuito un testo sottoscritto da numerosi Consiglieri, quindi pregherei di vedere, prima della sua votazione, se ci sono delle osservazioni.
Se nessuno intende prendere la parola, penso che si potrebbe dare la parola al Consigliere Mafrica.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - Ha precisato il Consigliere Riccarand che il lavoro svolto da parte della Commissione è stato un primo tipo di approfondimento, che la Commissione si ripromette di continuare queste sue indagini perché la materia dell’Europa è una materia complessa e mutevole.
La Commissione è partita per il suo lavoro dall’impulso di affrontare la questione dell’IVA, perché sembrava essere quella determinante e di più immediato interesse per la Regione, ed ha allargato ad alcuni altri aspetti, quali l’impatto sulla economia, la circolazione dei lavoratori, l’ambiente. Non ha ritenuto in questa prima fase di affrontare questioni pure importanti quali quelle sottolineate dai Consiglieri Lanivi e Rollandin. Indubbiamente la questione del ruolo che le comunità locali e le Regioni hanno e avranno nella Comunità che si sta anche modificando è un tema molto ampio, decisivo, importante che dovrà costituire uno degli elementi da seguire nei lavori futuri.
Anche altri aspetti più di tipo politico sono stati per il momento lasciati da parte, per affrontare quelle che già erano tematiche, anche se a livello tecnico, interessanti, non molto conosciute. Quindi il prendere atto che esistono dei problemi interessanti e vitali per la nostra Regione, il decidere di continuare nell’esame credo sia stato un lavoro utile sia per la conoscenza che questo Consiglio ha della tematica europea, sia per le determinazioni che dovranno essere prese per il futuro.
Si chiedeva, ad esempio, un giudizio su come si colloca l’Europa rispetto alla guerra del Golfo; personalmente ritengo che l’Europa non abbia svolto in questa fase il ruolo che poteva svolgere, credo che in futuro la Comunità europea avrà un ruolo superiore da giocare negli assetti internazionali e credo che dovranno essere introdotte anche delle modifiche nella struttura della Comunità europea in senso federale, proprio per dare a questa comunità sovranazionale una maggiore legittimazione. E’ chiaro che se si tratta solo di una struttura che toglie i poteri agli Stati, senza però rappresentare un punto di riferimento per le comunità locali, essa rischia di diventare ancora più difficile da collegarsi con le comunità locali.
Credo che comunque questi aspetti del cosiddetto filone istituzionale e politico, i rapporti che devono esistere fra la realtà valdostana e la più ampia realtà europea potranno essere approfonditi nella seconda fase dei lavori. La risoluzione che è stata proposta da numerosi Gruppi all’approvazione del Consiglio dà appunto alla Commissione il mandato per continuare l’approfondimento dei temi già esaminati, per allargarli ad altri di interesse regionale, al fine di presentare entro un anno ulteriori considerazioni e proposte. Ritengo che la ricostituzione della Commissione, che in questi mesi ha avuto difficoltà di funzionamento connesse all’incompatibilità di alcuni suoi membri, diventati Assessori, con il ruolo di membri della Commissione, potrà permettere un lavoro proficuo. Si è intravisto un campo di indagine estremamente interessante e credo che sarà utile far seguire a questi propositi lavori concreti, in modo che l’attività della Commissione porti a proposte utili per la nostra Regione.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
Bondaz (DC) - Prendo la parola solo per dichiarazione di voto. Vorrei anzitutto ringraziare il Presidente della Commissione e tutta la Commissione per il lavoro svolto.
Le critiche costruttive che sono state fatte in questa sede vanno nell’ottica di cercare di definire al meglio quale dovrà essere la posizione della Regione Valle d’Aosta nei confronti della costituenda Europa. E’ un problema di non facile soluzione, che impegnerà tutte le forze politiche e tutti i Consiglieri in un esame sufficientemente approfondito di tutto il contesto.
Tengo peraltro a dire che in sede di comunicazione nell’ultima assemblea dell’ARE (Associazione Regioni d’Europa), tenutasi a Strasburgo un mese e mezzo fa, su proposta del Presidente dell’ARE, Ministro Bernini, è stata approvata una risoluzione che ha previsto una sessione straordinaria per definire i rapporti fra le singole comunità regionali e la Comunità europea, proprio perché l’organo stesso si è reso conto della difficoltà di trovare una soluzione che possa armonizzare le esigenze di varie popolazioni che insistono sull’Europa.
Voglio altresì comunicare al Consiglio che la Giunta a questo riguardo non si è arenata, ma ha portato avanti un discorso, nel senso che ai primi di marzo sono previsti degli incontri a Bruxelles, per esaminare le possibilità di definizione dei rapporti fra la Valle d’Aosta e la CEE.
E’ ovvio che in questa ottica chiederemo al Presidente della Commissione per le questioni europee di far parte di questo gruppo di lavoro, perché credo che attraverso questi incontri a livello ministeriale riusciremo ad individuare le nostre ipotesi di lavoro nei confronti dell’Europa.
Credo che da tutti i Gruppi sia stata messo in evidenza l’intendimento, la volontà di arrivare ad una soluzione la migliore possibile per quanto riguarda la nostra presenza; mi auguro che questo desiderio, questa volontà trovi espressione nella Commissione che continuerà il proprio lavoro, e che quelle critiche costruttive che sono state avanzate in questa aula trovino ascolto nella Commissione, in modo che questa abbia la possibilità di esaminarle e di portarle a compimento.
Penso che la risoluzione che è stata presentata vada in questa ottica, pertanto mi auguro che tutto il Consiglio regionale provveda a votarla.
Presidente - Nella risoluzione si dà mandato alla Commissione speciale sulla realizzazione del Mercato Unico, ricostituita tenendo conto delle incompatibilità ecc.; in proposito, faccio presente che sarà l’Ufficio di Presidenza ad attivare formalmente le sostituzioni necessarie, chiedendo ai Capigruppo i nominativi in quanto alcuni componenti sono diventati Assessori e vanno sostituiti.
Pongo in votazione la risoluzione di cui dò lettura:
RISOLUZIONE
Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta
Nel prendere atto del rapporto conoscitivo sulla realizzazione del Mercato Unico Europeo, predisposto dalla Commissione speciale istituita il 16 dicembre 1988, ne approva le linee ed i contenuti;
considerata inoltre la necessità di aggiornare e approfondire i temi già affrontati, estendendo l’esame ad altri ritenuti di interesse regionale e di verificare le possibilità di utilizzazione di fondi, programmi o progetti comunitari;
dà mandato
alla Commissione speciale sulla realizzazione del Mercato Unico, ricostituita tenendo conto delle incompatibilità, di proseguire i suoi lavori, in collegamento con le strutture regionali competenti, al fine di presentare entro un anno ulteriori considerazioni e proposte connesse alla realizzazione del Mercato Unico Europeo.
Esito della votazione
Presenti, votanti e favorevoli: 30
Il Consiglio approva all’unanimità
Presidente - I lavori sono terminati. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio per il 14 e 15 febbraio.
La seduta è tolta.
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