Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 1750 del 9 gennaio 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 1750/IX - Interventi per prevenire il fenomeno della prostituzione di colore nelle strade tra Nus e Chambave. (Ritiro di mozione)

Presidente: Do lettura della mozione presentata dal Consigliere Gremmo:

MOZIONE

Attesa la preoccupante invasione di prostitute di colore nelle strade fra Nus e Chambave;

preocccupato che il pericolo che tale deprecabile fenomeno rappresenta per le popolazioni locali e per tutta la nostra collettività;

ritenendo doveroso intervenire urgentemente per prevenire tale piaga;

Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta

impegna

il Presidente della Giunta ad avvalersi dei suoi poteri prefettizi istituendo nella zona, come primo atto concreto, un sotto-commissariato fisso di pubblica sicurezza o organismo analogo operante in specie nelle ore serali e notturne.

Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.

Gremmo (UAP): Signor Presidente e colleghi consiglieri, ho ascoltato con molta attenzione le dichiarazioni politiche, peraltro largamente equilibrate e tutto sommato condivisibili in astratto, dei colleghi che sono intervenuti sulla questione di Bologna, facendo per la verità delle acute e penetranti osservazioni concernenti anche la nostra Valle. Devo dire che, per certi versi, l'intervento del Consigliere Mafrica mi è parso estremamente puntuale nel sottolineare l'esistenza - io avevo preso appunti - "di nuove trame e di nuovi oscuri disegni che stanno attraversando il nostro Paese" e che portano a queste provocazioni, violenze, assassini ed a questi atti di vergognoso, deprecabile e mai troppo condannato razzismo, che colpisce i diseredati.

In effetti, è proprio partendo da questo ragionamento che io ho presentato la mia mozione, perché, come molto opportunamente è stato ricordato anche dal Consigliere Rollandin, alcuni atti di delinquenza e di violenza che si stanno verificando all'interno della Valle d'Aosta non avvengono casualmente, cioè non sono fatti della vecchia delinquenza spicciola ed occasionale, che in qualche modo dava fastidio, ma che comunque le forze dell'ordine riuscivano a tenere sotto controllo.

Io sono convinto che il nostro Paese sia decisamente entrato nell'occhio del ciclone di quelle che, giustamente, il collega Mafrica chiamava "nuove trame". Uno degli aspetti di queste nuove trame e di questi oscuri disegni che stanno entrando nel nostro Paese riguarda il grande, complesso, articolato e difficile problema della immigrazione dal Terzo Mondo.

Come è vero che non è possibile considerare in blocco le presenze dei cittadini stranieri in modo ostile, perché rifugge da noi una concezione di questo tipo, è però altrettanto vero che i fenomeni che hanno interessato il nostro Paese non sono stati governati, non sono stati correttamente interpretati e non sono stati opportunamente tenuti a freno.

Ecco allora che negli ultimi anni noi abbiamo assistito alla presenza nel nostro Paese di una massa enorme di persone arrivate senza che, come diceva il Consigliere Trione, da parte nostra ci fosse una cultura dell'accoglienza, una capacità di predisporre delle strutture che permettessero a queste persone di avviare processi di integrazione. Con una analogia che forse è un po' troppo forzata, ci siamo trovati nella situazione dell'America dei primi del secolo, dove gli arrivi non sufficientemente programmati di persone da altri continenti hanno trovato le strutture sociali locali largamente impreparate.

In questa situazione noi ci siamo trovati nell'assoluta incapacità, che ormai verifichiamo tutti giorni, di dare a questa massa di persone, arrivata nel nostro Paese, una possibilità di integrazione.

Dove io vedo, a monte, un qualche cosa di oscuro? Qui si è parlato molto, e direi anche giustamente, del pericolo di guerra nel Medio Oriente, ma io vorrei brevemente richiamare l'attenzione su un'altra vicenda che in qualche modo, in questi giorni, è sulle prime pagine dei giornali: la vicenda della Somalia.

Quante volte abbiamo visto il dittatore somalo abbracciato con Bettino Craxi e tutta la squadra socialista? E' una immagine che abbiamo visto parecchie volte sui giornali e non è stata una vicenda occasionale, perché abbiamo anche letto sui giornali che una strada, del tutto inutile ed esattamente parametrabile alle "cattedrali nel deserto" che a suo tempo sono state fatte con la Cassa per il Mezzogiorno a Gioia Tauro, ma molto remunerativa dal punto di vista degli interessi economici di qualcuno, è stata fatta in Somalia, con i soldi italiani. Così i soldi che potevano essere adoperati per aiutare quelle popolazioni, in realtà sono stati gettati per costruire un'opera perfettamente inutile.

Quando abbiamo visto esplodere la ribellione democratica e popolare in Somalia, il mio pensiero ha fatto un accostamento mentale di questo tipo: quante volte la politica del governo italiano, anzi di certi settori ben identificabili e di certi ministri degli esteri, anch'essi ben identificabili, di certi momenti, nel Terzo Mondo, ma specialmente nel Nord Africa, è stata così miope da accordare credito a dei dittatori, a dei massacratori e a della gente che poi abbiamo scoperto non avere alcuna sensibilità nei confronti di quelli che, come ricordava il Consigliere Trione, sono i principi più alti dell'uomo, cioè la tolleranza e la democrazia? Quante volte poi, specialmente verso i regimi di alcuni Paesi del mondo arabo che si affacciano sul Mediterraneo - vorrei ricordare tre Paesi estremamente interessanti: Marocco, Tunisia e Libia - il Governo italiano ha fatto degli accordi e sottoscritto delle concessioni che alla fine si sono rivelati dei boomerang per noi?

Pensiamo a quanti nostri connazionali, che, dopo aver lavorato per tanti anni in Libia, sono stati buttati fuori dal regime dittatoriale di Gheddafi, senza essere per nulla risarciti dal Governo italiano. Perché i cittadini italiani buttati fuori da Gheddafi non sono stati risarciti? Perché la ragion di Stato permetteva, garantiva ed obbligava il Governo italiano a fingere che certe cose non ci fossero.

Allora l'ipotesi oscura ed angosciante, che si è fatta strada in me, ma anche in tanti altri, è che, sulla pelle di questi poveri disperati "déracinés" del Terzo Mondo, che arrivano nel nostro Paese, ci siano stati degli accordi per cui alcuni settori del Governo italiano hanno detto: "Noi accogliamo tutto e tutti, perché in questa maniera alleggeriamo la pressione demografica nei nostri Paesi, noi trasformiamo lo Stato italiano in una specie di zona franca, dove possono arrivare tutti quelli che potete mandare, così in cambio noi abbiamo un elettrodotto, un metanodotto con la Tunisia, rapporti privilegiati con il dittatore somalo, delle aperture di credito politico o di materie prime da parte di altri...".

Secondo me, questa trama oscura si è palesata proprio per l'atteggiamento sbagliato e, starei per dire, incosciente che chi può ha avuto nei confronti dell'immigrazione dal Terzo Mondo. Torno a ripetere, un Paese che era completamente impreparato ad affrontare tale immigrazione - le stime ufficiali parlano di un milione o di un milione e mezzo di clandestini che arrivano dal Terzo Mondo, mentre in realtà sono molti di più - ed impreparato a garantire anche un minimo di sopravvivenza ai propri cittadini è andato ad aprire in modo incondizionato le sue frontiere, permettendo la presenza al proprio interno di un numero strabocchevole di persone.

Quando poi i buoi erano scappati dalla stalla - e questa è la cosa più grave - esce la normativa Martelli, la quale, in tutte le sue configurazioni, non si pone neanche il problema di risolvere in nessuna maniera la questione di come affrontare l'emergenza vita posta da questo milione e mezzo di persone.

E' vero che la legge Martelli si pone in qualche modo l'obiettivo di fermare nuovi afflussi - e ci mancherebbe anche che, in uno Stato come l'Italia, peraltro giovani ed in età di lavoro, che, con la normativa Martelli, hanno la possibilità di fare affluire i parenti con i visti turistici, cosa che capita regolarmente specialmente dalla Tunisia e dal Marocco - ma non si è posta e non si pone il problema di come dare a questo milione e mezzo di persone una possibilità di reale sopravvivenza.

Chi ne ha approfittato? Ecco che a questo punto ha ragione il Consigliere Mafrica quando parla di trame, di disegni e di giochi. Noi sappiamo - non credo di dire una cosa nuova, visto che la dicono tutti - che nel nostro Paese la mafia, la 'ndrangheta e la camorra, che all'inizio erano delle formazioni di tipo tribale, che riguardavano il sottosviluppo mentale e culturale di certi ceti egemonici, che purtroppo opprimevano delle splendide regioni della penisola, negli ultimi anni hanno trasformato la loro struttura ed i loro centri di interesse, hanno trasferito in nuove zone di aggressione i propri centri di delinquenza organizzata. E allora, proprio a causa della miopia, dell'incapacità e dell'impossibilità di dare una soluzione decente al problema che riguarda un milione e mezzo di esseri umani, gran parte di questi esseri umani sono stati vittime della possibilità di essere intruppati come manovalanza a basso costo nelle attività di tipo delinquenziale delle organizzazioni mafiose.

E' proprio quello che sta accadendo per quanto attiene al problema della prostituzione - io non sono mai nazista e non ho mai fatto questione di colore della pelle per quanto attiene ai cittadini; ho una nipotina di carnagione più scura, il cui papà, fortunatamente per lei, è un signore di colore delle Antille e non mi sono mai posto, né credo che nessuno di noi si sia mai posto il problema del colore della pigmentazione della pelle- ma è evidente che la presenza di prostitute in numero anche notevole nella nostra regione, pone alla nostra attenzione un fenomeno che fino a qualche anno fa non esisteva.

Io credo che questo fenomeno sia presente in Valle d'Aosta proprio perché le trame mafiose e delinquenziali, di cui si parlava prima, cioè la struttura che trasforma questi esseri umani in pedine dello scacchiere di delinquenza diffusa realizzato dalle organizzazioni mafiose, sta emergendo. In realtà cioè la mafia e la delinquenza, per colpa della miopia di chi ci ha governato, hanno potuto disporre di una massa di manovra di un milione e mezzo di persone.

Non stupiamoci, allora, se accadono de fenomeni che vedono il nostro Paese trasformato ormai in un terreno di caccia, dove cominciano ad esserci le guerre tribali. Non stupiamoci se nel nostro Paese accadono, come accadono, degli scontri interetnici, che vedono delle forme di violenza al massimo livello portate in quella che è non solo una guerra fra poveri, ma una guerra tra popoli. Non stupiamoci se accadono queste cose, perché, nel momento in cui non si è organizzato e programmato nulla, queste cose possono accadere facilmente. Non stupiamoci però soprattutto se la mafia e la delinquenza organizzata vedono tradizionalmente realizzati, nella droga da un lato e nella prostituzione dall'altro, i canali privilegiati del suo profitto illecito.

Che cosa sta accadendo allora? Noi abbiamo verificato che la diffusione della droga, feno-meno una volta limitato e che comunque riguardava noti spacciatori ed un mondo chiuso, si è ora dilatata a dismisura, perché purtroppo gran parte di questo milione e mezzo di persone viene irretita per lo spaccio minuto della droga.

Non rischiano più di tanto, non sono consumatori, perché la grande massa di questi spacciatori di tipo nuovo non è costituita da consumatori di droga, ma da gente che commercia questa sostanza per arricchimento, e quindi hanno una massiccia capacità di diffusione. Sono inoltre incontrollabili, perché, contrariamente a quello che si dice, la stessa norma di controllo della legge Martelli non ha realizzato un controllo reale delle presenze di immigrati del Terzo Mondo nel nostro Paese, perché sono stati censiti e controllati solo quelli che avevano i documenti in regola, cioè quelli che erano legali, ma non è stata neanche lontanamente avvicinata la grande maggioranza degli immigrati. Ecco allora che lo spaccio della droga nel nostro Paese, da fenomeno di tipo marginale, è diventato un fenomeno ormai diffuso.

Io non voglio, e non mi permetterei mai, mettere la croce sulle spalle di questa povera gente - credo che non ci siano dubbi che in ogni caso la vittima sia sempre da considerare vittima - ma non possiamo sempre girare con la pelle di salame davanti agli occhi e non dire come stanno le cose. Purtroppo le cose stanno in questi termini e voi capite che un'immigrazione numericamente così massiccia (un milione e mezzo di persone) corrisponde a quindici volte la popolazione della Valle d'Aosta...

E' vero che qualcuno considera la Valle d'Aosta una realtà che non vale niente e questo qualcuno è l'eurodeputato della Lega Lombarda signor Peroni, che neanche quindici giorni fa ha dichiarato che non si può andare in Europa con una realtà insignificante come la Valle d'Aosta, ma io credo che la realtà della Valle d'Aosta valga ancora qualcosa. Pensate comunque cosa possano significare un milione e mezzo di persone arrivate in questo modo.

Un altro settore su cui la delinquenza organizzata di tipo mafioso ha trovato larga possibilità di movimento è proprio quello della prostituzione di colore. Povera gente, donne trattate veramente come bestie e sfruttate da protettori senza nessuno scrupolo, vengono tenute in alcuni alberghi di Torino - individuati tra l'altro anche dalla polizia, perché ogni tanto appaiono sui giornali i nomi degli alberghi in cui vengono tenute queste povere donne - e ad una certa ora della sera vengono accompagnate ai treni dai protettori italiani, mafiosi e legati alle organizzazioni delinquenziali, e dirottate alle varie località come carne da macello e psicologicamente lo diventano nel momento in cui mercificano il loro corpo.

Io vado a Torino molto spesso per dovere d'ufficio, come si suol dire, ma ad una certa ora alla stazione di Porta Nuova arrivano queste persone che, sotto gli occhi di tutti, dal protettore sono dirottate: 20 verso Casale, 18 verso Alessandria, 32 verso Pinerolo ed un certo numero verso la Valle d'Aosta. Col treno che parte da Torino alle 19,20 capita spesso che un vagoncino o una parte consistente del treno sia occupata da queste persone che poi scendono a Chambave od a Nus,secondo come l'organizzazione criminale - questo è il problema - decide di stanziarle.

La situazione si è fatta talmente pesante ed allarmante in quella zona, e non casualmente, che i cittadini si sono allarmati e si sono mobilitati come potevano: sono state fatte petizioni popolari, si è sentito del malcontento, fortunatamente qualche mese fa molti organi di stampa - del resto la mia mozione è di novembre - hanno dedicato ampio spazio a questo problema... tanto più che in Valle d'Aosta è emerso - e su questo voglio insistere - che la presenza di tale prostituzione non è occasionale, cioè non è un fatto sporadico, ma organizzato da precise organizzazioni mafiose, che hanno interesse ad utilizzare questa massa di manovra che viene dirottata a ventaglio sui treni locali, peraltro molto meno controllati di altri, in Piemonte ed in Valle d'Aosta.

Qual è allora il senso di questa iniziativa di sapore tutto politico? Non ritengo certamente che le forze dell'ordine non abbiano fatto o non stiano facendo il loro dovere, anzi ritengo il contrario, ritengo però che la struttura che attualmente sta controllando quella zona sia insufficiente.

Ricollegandomi a quello che diceva prima il Consigliere Trione, ritengo che se vogliamo fare penetrare dapprima nella nostra coscienza e poi in quella degli altri il sentimento della cultura dell'accoglienza, cioè il sentimento della volontà di capire il problema di chi viene da noi, occorre che noi - e questo vale più nel loro che non nel nostro interesse - distinguiamo bene i termini della questione.

Quando si parla in astratto di immigrati, di extracomunitari o di persone di colore, senza tener conto che la realtà è in effetti estremamente articolata, perché c'è l'extracomuniatario che ha la laurea (30 per cento) e che può diventare un fior di cervello capace di arricchire la nostra civiltà e la nostra cultura, che deve essere distinto dall'extra-comunitario che viene qui solo in una posizione di marginalismo, si cade in una generalizzazione che non ci permette di capire il problema. Quando si parla in astratto di questioni che riguardano gli immigrati, senza distinguere la ragazza per bene, che viene qui a fare un lavoro fisso perché vuole inserirsi in questa realtà, dalla prostituta di colore che viene irretita dall'organizzazione mafiosa, offendiamo la dignità della ragazza del Terzo Mondo che viene equiparata mentalmente ad una realtà che con lei non ha niente a che fare.

Secondo me, è proprio questa demagogia a favorire il razzismo, che è paura di qualcosa che non si conosce; ma se le cose vengono spiegate e dette nei loro giusti termini, ecco che allora il rischio del razzismo, cioè della paura verso ciò che non si conosce, diminuisce, perché si è psicologicamente portati ad accettare ciò che si conosce.

Allora, diciamo la verità: siamo di fronte ad un problema di tipo sociale e delinquenziale, che concerne i rapporti di sicurezza della nostra Regione. Questo non ha nulla a che fare con il problema dell'extracomunitario.

Prima mi è stato dato un questionario, che riguarda la rivista "Milieu rural", che peraltro non stimo. Ebbene, l'inserimento nell'agricoltura valdostana di extracomunitari che vanno a fare certi lavori che, purtroppo, alcuni nostri giovani non hanno più intenzione di fare, è un elemento positivo di arricchimento, con cui dobbiamo coraggiosamente avere un atteggiamento di tipo nuovo. Andando in questa direzione, secondo me, possiamo imbatterci in tutto ciò che di positivo possiamo trovare.

Questo però non deve assolutamente essere confuso con la realtà della prostituzione di colore, che sta arrivando in Valle d'Aosta perché le organizzazioni mafiose e di delinquenza - in questo senso ha ragione il Consigliere Mafrica che ce lo ricordava prima - stanno tramando per distruggere il senso della convivenza nel nostro Paese. Questo è il vero problema. Lo spaccio della droga, la prostituzione di colore organizzata - questo è il fenomeno nuovo - gli atti di violenza e l'aizzare gruppi di cittadini l'uno contro l'altro, sono tutte iniziative fatte in modo preordinato, per scardinare le nostre istituzioni democratiche.

Ecco allora che s'è data prova di grande miopia da parte di quelle forze politiche che non hanno capito che la vera trama del terrore degli anni '90 non è più quella del terrore di tipo ideologico, com'era la trama delle "brigate rosse" e delle trame nere degli anni '70 ed '80, ma quella etnica.

Qualcuno sta cioè tentando di "balcanizzare" il nostro Paese, perché in questa maniera il tessuto connettivo, democratico e progressivo del nostro Paese viene alterato. E' proprio quello che sta accadendo ora, tant'è che non a caso, in mezzo a questa immigrazione incontrollata, cominciamo a scoprire un numero sempre più crescente di agitatori di professione legati ai movimenti terroristici del Medio Oriente.

Sappiamo molto bene che, in mezzo a quelli che venivano definiti "gli studenti palestinesi", si mimetizzavano i terroristi violenti, che da sempre attentano alla libertà, alla sovranità ed alla democrazia dello Stato di Israele. La cautela deve quindi essere massima.

Io ho presentato questa mozione su un tema molto specifico, al quale vorrei che il Consiglio prestasse la dovuta attenzione, perché sono convinto che il fenomeno non può essere estirpato dalla sera alla mattina. A fronte di quella importante, saggia, pacifica, non violenta ed intelligente manifestazione di alto senso civico dei cittadini di Chambave, guidati dal loro sindaco, a cui gli elogi non possono che essere massimi, per aver avuto il coraggio di assumere una posizione così difficile, pur in termini così equilibrati, ho francamente constatato una diffusa indifferenza da parte delle forze politiche.

Quella manifestazione è parsa o comunque è stata presentata da qualche organo di stampa - ma ben conosciamo tutta la mia disistima per certi organi di stampa - come una manifestazione di razzismo paesano o di xenofobia montanara. In realtà, quei cittadini sono stati molto più allertati della nostra classe politica, forse perché quel problema lo vivevano sulla loro pelle.

Ecco allora che io mi permetto di fare presente - e questo è il senso politico della mia iniziativa - che non è con iniziative lasciate alla spontanea rabbia dei cittadini che si può risolvere il problema. Questa volta si tratta dell'immigrazione della prostituzione di colore, ma tra qualche settimana ne riparleremo inevitabilmente, perché si moltiplicheranno le proteste dei cittadini del Quartiere Cogne, che giustamente lamentano il fatto che lo IACP ha lasciato degli alloggi di edilizia popolare, che le graduatorie, la legge ed i regolamenti dicono che devono essere dati ai cittadini valdostani indigenti, in mano a degnissime persone, ma che comunque dal punto di vista culturale, perché la cultura ha comunque un senso, dal punto di vista della mentalità, perché la mentalità ha comunque un senso, e che dal punto di vista della voglia di integrarsi nella comunità che li circonda hanno creato dei problemi.

Adesso parliamo quindi della prostituzione di colore, ma fra due settimane dovremo parlare per forza - perché sono problemi che la gente comincia a vivere - di questo problema, perché evidentemente non è giusto creare delle ingiustizie in casa nostra rispetto a gente che, magari, per tutta la vita ha aspettato un alloggio dello IACP, e che poi si vede assegnare quell'alloggio a persone che comunque creano dei problemi di integrazione umana rispetto alla comunità. Dovremo parlare del problema droga in termini nuovi, perché, se è vero che la delinquenza mafiosa ha trovato deI canali di spaccio di tipo differente, questi canali non si fermano a Pont-Saint-Martin, ma arrivano, e direi anche in modo privilegiato, anche nella nostra Regione.

Voglio sgomberare il campo da qualunque ipotesi di mie posizioni preconcette, ma cominciamo a ragionare tutti assieme su questi fenomeni, perché, fino a quando noi diciamo: "La legge Martelli stabilisce che un extracomunitario che delinque sia espulso (in realtà non viene mai espulso, perché è sufficiente che ricorra al TAR per bloccare il decreto di espulsione, che quindi risulta inefficace da questo punto di vista), La legge Martelli li ha censiti (non è vero neanche questo, perché ha censito solo quelli che erano legalmente presenti nel nostro Paese, mentre le centinaia di extracomunitari non legalmente presenti non si sono presentati)...."; In realtà però non siamo garantiti in nulla, perché abbiamo centinaia di giovani - per loro fortuna sono quasi tutti giovani - allo sbando ed allo sbaraglio, concentrati nelle grandi metropoli e senza centri di aggregazione di alcun tipo.

Se avessero avuto almeno l'intelligenza - questo sarebbe stato facilmente attuabile - di obbligare queste persone a risiedere in centri di non grande congestione abitativa, forse il problema sarebbe stato meno drammatico. Ma voi capite bene che, quando abbiamo centinaia di queste persone concentrate a Torino, Milano o Genova, per la delinquenza organizzata è facilissimo attingere a piene mani a questa massa di manovra.

Ecco allora che la mia mozione, molto modestamente, per quel niente che io conto, vuole essere un segnale, un campanellino d'allarme che mi permetto di suonare per quelli che contano, che comandano e decidono. Ho pensato che fosse giusto cominciare a porre questo problema, perché ho visto purtroppo che, al di là delle parole - a parole ciascuno di noi è toccato dal problema e ritiene di avere un certo atteggiamento - nei fatti non siamo in grado di entrare nel merito delle cose.

Qual è il merito delle cose? E' che il fenomeno della prostituzione di colore, così come si è configurato nella nostra Valle, è di tipo nuovo, allarmante e pericoloso, perché è inserito in un contesto di delinquenza di tipo mafioso, che ha lo scopo di scardinare lo Stato democratico, di limitare la sovranità e la sicurezza dei cittadini. Questo è il problema. Alla mafia interessa ormai conquistare i gangli vitali dello Stato. La mafia dei colletti bianchi ha ormai un potere economico diffuso e certe trame nere, nel senso peggiore del termine, che si stanno muovendo nel nostro Paese, sono funzionali a questi progetti.

Torno a ripetere che, se la delinquenza terroristica dei passati decenni aveva delle connotazioni ideologiche, oggi le ha di tipo etnico. Noi non dobbiamo sottovalutare il problema, altrimenti faremmo torto a noi stessi. Questo è un micro-problema, se lo si intende affrontare nell'ottica delle forze dell'ordine, per le quali dieci o quindici prostitute non rappresentano certamente un problema, ma il retroterra di allarmante dietrologia che esso comporta, secondo me, dovrebbe allertarci.

Io ho presentato una mozione e continuerò a presentare delle mozioni, perché ritengo che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, nella sua sovranità ed intelligenza, debba avere il coraggio di dare, come ha fatto spesso, delle risposte alte a questi problemi. Abbiate pazienza, ma se noi ci accodiamo alle risposte molto basse, terra-terra e pressappochiste date da altre istituzioni al problema, sbagliamo.

Il Governo centrale ha appena votato una legge che stanzia dei fondi per i centri di accoglienza per gli extracomunitari. Anche su questo aspetto del problema, sarà bene valutare come ed in che direzione spendere i soldi che arriveranno in Valle d'Aosta, perché la demagogia in queste cose corre il rischio di aggravare i problemi, ma non di risolverli.

Qualcuno teorizza che ormai si deve andare verso una società multirazziale. Non credo che questa sia la prospettiva, credo invece che dobbiamo andare verso delle società in cui ogni popolo ed ogni etnia, nel suo territorio, debba avere il diritto di decidere in che modo ed in che direzione aprirsi, perché la sovranità appartiene al popolo, ma al popolo appartiene anche un territorio, nel quale non è detto e non è giusto - e gli esempi che abbiamo sotto gli occhi ci indicano che sarebbe sbagliato - che si vada ad una alienazione e ad una distruzione delle identità.

In America, dove è stata tentata la strada della cosiddetta società multirazziale, oggi ci sono città invivibili, perché gli scontri interetnici tra bande tribali violente in lotta tra di loro, che noi purtroppo stiamo cominciando ad assaggiare ed a leggere sui nostri giornali ("A Roma, banda di marocchini attacca la banda dei libici... Scontri tra zingari e slavi... Scontri tra negri ed arabi..."), sono all'ordine del giorno.

E' questo il modello? Siamo così servi della visione americana del mondo, da pensare di voler avere anche noi delle città come New York o come altre città americane, dove la gente non solo non può uscire di sera, ma neanche di giorno? E' questo il modello? Siamo così filoamericani nel senso peggiore del termine, da pensare di costruire una società dove i portoricani di sera si riuniscono in bande per andare ad ammazzare i negri e dove i mafiosi, venuti da certe regioni dello Stato italiano, imperversano nello spaccio della droga? E' questo il tipo di società che vogliamo? Cerchiamo di stare attenti.

Partendo da questo ragionamento, continuerò a richiamare l'attenzione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta sul fatto che, se non affronteremo il problema dell'immigrazione clandestina, in tutte le sue sfaccettature, con delle proposte nuove e ci adeguiamo ad una certa demagogia, saremo sconfitti.

Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Monami Cristina; ne ha facoltà.

Monami Cristina (PCI): Mi associo alla preoccupazione del collega Gremmo in relazione al problema della prostituzione, grave e preoccupante, non per motivi morali o moralistici, ancor meno per motivi di facciata e meno ancora forse per motivi di colore, come lo stesso Consigliere Gremmo ha testé affermato.

Questo problema ci preoccupa ed offende in parte anche la dignità umana, perché dà occasione allo sfruttamento più feroce ed indiscriminato della persona sulla persona - non si può più dire dell’uomo sulla donna, perché sappiamo che la prostituzione colpisce l’uno e l’altro sesso - e procura guadagni illeciti a chi esercita violenza. Il luogo di prostituzione dà opportunità di incontro a sottoculture, come il mondo della droga, della malavita, l’emarginazione ed ora anche l’immigrazione; dà origine al propagarsi di malattie gravi, come l’AIDS...

Sono d’accordo, quindi, sul fatto che questo Consiglio regionale debba porre la sua attenzione anche a questo problema e sono d’accordo anche sul concetto di prevenzione citato dalla mozione. E’ peraltro vero che il concetto di prevenzione, che evoca azioni importanti, finisca talvolta per diventare una parola vuota e priva di senso. Cerco ora di spiegare meglio che cosa intendo dire.

Se si parla di prevenzione, io chiamerei in ballo l’Assessore alla Pubblica istruzione, perché si dia da fare, inventi, pensi e rifletta su come la scuola possa intervenire rispetto a questo problema; tiro in ballo l’Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale, perché credo che sia anche di sua competenza mantenere sotto controllo se non altro le conseguenze del problema; tiro in ballo gli Assessori alla casa, al turismo ed all’industria, perché noi sappiamo che la disoccupazione, la mancanza di case e di occupazione per i giovani creano emarginazione e gettano i nostri giovani nel mondo della droga, della criminalità ed anche della prostituzione; chiamo in ballo il Presidente della Giunta, quale capo del governo regionale ed anche quale Prefetto. Ecco, io la prevenzione la vedo e la intendo in questo modo.

Non mi convince la soluzione proposta, cioè che "un sottocommissario fisso di pubblica sicurezza o organismo analogo operante in specie nelle ore serali e notturne" possa costituire prevenzione a questo grave problema. Non mi convince anche perché mi sembra che la nostra società, in relazione alla prostituzione, si sia sempre e solo affidata alle forze dell’ordine. Ed allora, in un mondo che sta cambiando - si va verso emigrazioni massicce che nessuno può fermare, si va verso una società multirazziale - credo che noi, come Consiglio regionale, non possiamo proporre come rimedio a questo grave fenomeno vecchi metodi già sperimentati, che però non hanno dato risultati.

Per quello che ne so io, per quello che ho letto sui giornali ed ho visto nei servizi televisivi, le prostitute - questa "e", plurale e femminile, potrebbe anche essere sostituita da una "i", maschile e plurale - vengono regolarmente schedate da anni. Se su questa mozione ci fosse scritto che dovrebbero essere schedati anche i loro avventori, potrei pensare che questa soluzione darebbe qualche risultato. Qui però non c’è scritto e comunque non credo che sia quella la strada da percorrere.

Nel ringraziare il Consigliere Gremmo per aver cercato di attirare l’attenzione del Consiglio su un problema così grave, cosa che io condivido, devo anche precisare che non sono del tutto d’accordo sul modo in cui, alla fin fine, la mozione propone di porre rimedio al grave problema.

Presidente: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Bondaz; ne ha facoltà.

Bondaz (DC): Il problema evidenziato dalla mozione ha sicuramente varie sfaccettature, come risulta del resto anche dagli interventi susseguitisi in quest’aula. Non credo pertanto che esso possa essere facilmente risolvibile nel senso proposto dalla mozione. e forse sono necessari interventi molto più diversificati per giungere ad una definizione che oltretutto è molto difficile visto e considerato che una tale attività probabilmente è nata insieme al mondo.

Siccome la mozione chiede di impegnare il Presidente della Giunta ad adempiere un certo atto, devo segnalare al Consigliere proponente che questa Presidenza è intervenuta più volte presso gli organi di polizia per sollecitare l’intensificazione della loro vigilanza nelle zone interessate dal fenomeno della prostituzione e più precisamente nei Comuni di Chambave, Verrayes, Saint-Denis e Nus. Il problema è stato altresì posto all’attenzione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Queste cose le avevo già segnalate rispondendo ad una precedente interpellanza.

Faccio osservare che l’azione delle forze dell’ordine è sempre stata tempestiva e, a quanto mi risulta, efficace, prova ne sia, al di là delle singole valutazioni, che sono stati emessi vari decreti di espulsione nei confronti di prostitute di colore, giustificati da mancanza di documenti, certificazioni e cose di questo genere.

Al Consigliere proponente posso dire che oggi il fenomeno è tenuto costantemente sotto controllo, anche perché sussistono problemi di carattere igienico, specie in prossimità di alcune scuole, cui ho già fatto cenno in una precedente seduta, tal che si può sostenere che sia l’intervento dei carabinieri, sia quello della questura sono molto attivi ed efficaci.

Anche per delle grosse difficoltà di ordine burocratico che potrebbero frapporsi all’istituzione del posto di polizia richiesto dal Consigliere Gremmo e tenuto conto che la Valle d’Aosta è una Regione abbastanza piccola e che le forze dell’ordine stanno svolgendo con efficacia il loro lavoro, nella certezza di dire cose assolutamente esatte ed oggettivamente valutabili, chiederei al Consigliere Gremmo se queste considerazioni che ho esposto, sono ritenute da lui sufficienti.

Se così fosse, gli chiederei la cortesia di ritirare la mozione in quanto essa sarebbe superata dalla constatazione che le forze dell’ordine stanno già eseguendo lodevolmente il loro lavoro.

Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.

Gremmo (UAP): Effettivamente devo dare atto che il problema era stato affrontato, tant’è che prima il Presidente Rollandin e poi anche lei vi siete interessati della prostituzione di colore ed è esatto che sono stati emessi degli ordini di espulsione. Questa mozione risale infatti a novembre ed è stata presentata sull’onda della protesta popolare ed era servita a richiamare l’attenzione delle forze politiche sullo specifico problema della prostituzione di colore.

Io non ho alcuna difficoltà a ritirarla, a condizione che venga fatto quanto chiesto dalla collega Monami. Mi rendo conto che la mia ottica era un po’ riduttiva, nel senso che non è certamente l’intervento della polizia il modo migliore per affrontare il problema, ma la mozione era stata presentata sull’onda di un problema immediato.

E’ chiaro che, se io ho sete, non mi si può magnificare la bontà della Coca Cola, visto e considerato che mi basta un normale bicchiere d’acqua. Le cose dette dal Presidente ci testimoniano che per ora c’è almeno il bicchiere d’acqua.

Io ritiro la mozione, ma resta il mio impegno a vigilare, come del resto è già nostro dovere istituzionale, ed a ritornare in qualche modo sull’argomento qualora fosse necessario.

Il vero problema è quello prospettato dal Consigliere Monami Cristina, cioè che noi non possiamo cercare di risolvere il problema in modo occasionale e neppure ritenerlo risolto solo perché una volta apriamo un centro di accoglienza, un’altra volta facciamo una manifestazione culturale di un certo tipo ed un’altra ancora organizziamo una retata. In realtà, o la Valle d’Aosta, ed in questo noi potremmo essere propositivi, dimostra a tutti che conta qualcosa e che è in grado di avere una sua visione globale del problema, di tipo nuovo, perché non ci sono scelte sufficienti (sono sbagliate quelle proposte finora dalla legge Martelli e mi paiono deboli quelle proposte dalle regioni vicine, tant’è che non ho difficoltà a dire che le scelte della Regione Piemonte sono inaccettabili in tutti i sensi), riuscendo a creare qualcosa di nuovo, oppure non ci muoviamo affatto.

La maggioranza, di cui peraltro io non faccio parte, potrebbe forse delegare al collega Monami la possibilità di ragionare, nell’ambito di quella Commissione che avete costituito con il collega Bich, più su questi termini che su problemi che riguardano il Terzo Mondo geografico.

Presidente: Allora, come chiesto dal Presidente della Giunta ed accettato dal Consigliere proponente, la mozione iscritta al punto 4 dell’ordine del giorno è da considerare ritirata.

Il Consiglio prende atto

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