Oggetto del Consiglio n. 201 del 28 maggio 1975 - Verbale

OGGETTO N. 201/75 - APPROVAZIONE DI ORDINE DEL GIORNO CONCERNENTE IL RINVIO DELLA PROPOSTA DI LEGGE N. 98, PRESENTATA DAL GRUPPO CONSILIARE DEL PARTITO COMUNISTA IN MATERIA DI CONCESSIONE DI MUTUI A TASSO AGEVOLATO NEL SETTORE DEL TURISMO.

Caveri (U.V.) - La parola ad uno dei firmatari della legge. Siete stati presi un po' in contropiede dall'eccessiva bontà del Presidente della Giunta che ha accolto la vostra richiesta...

...(voci)...

Manganoni (P.C.I.) - Il Presidente della Giunta ha dimostrato della coerenza.

Lo scopo per cui abbiamo presentato questa proposta di legge ha l'intento di modificare la legge sui fondi di rotazione anche per vedere di correggere alcune insufficienze riscontrate in seguito. È normale, non vi è nulla di perfetto ed è solamente col tempo che ci si accorge della necessità di rivedere e di correggere. Presentando questa bozza di legge ci siamo anche riferiti a quanto avviene altrove. Non diciamo che dobbiamo sempre copiare, comunque siamo della tesi che dobbiamo anche guardare quello che fanno le altre Regioni e possiamo anche imitare quelle che fanno bene per correggere ciò che noi facciamo meno bene.

Ora io vi accennerò alla legge di una Regione che titola "Provvedimenti per l'incentivazione turistico-ricettiva". Mentre la nostra Regione non ha limiti e può anche sovvenzionare speculatori, gente che viene in Valle solamente per colonizzare, deturpare e farsi dei quattrini, questa Regione mette un limite che non ha la nostra legge, e ve lo accenno: "opere di costruzione, ricostruzione, ammodernamento, ampliamento, e adattamento di alberghi... - esclusi quelli di categoria lusso, quelli sono esclusi - ... esclude i contributi nei Comuni che superano i 2.500 abitanti... - partendo dal principio che i poli di sviluppo che scoppiano non dobbiamo noi incentivarli perché scoppino di più ancora, quindi dobbiamo particolarmente incentivare le zone meno sviluppate - ... si stabilisce inoltre in almeno cinque anni la residenza nei rispettivi Comuni ove si intende realizzare l'opera". Questo evita in un certo modo di dare quattrini a certi speculatori e a certe Società immobiliari che arrivano, non sappiamo da dove, con miliardi. Ora, ancora più avanti, accenna al fatto che questi contributi vengono dati agli Enti locali e alle Società con prevalente partecipazione di capitale pubblico. Dico "prevalente", e questo significa, oltre il 51%, alle Cooperative, ai Consorzi di piccoli operatori turistici ed alle Associazioni che a fine di lucro svolgono attività dirette ad incrementare il turismo sociale e giovanile, nonché alle piccole e medie aziende a prevalente conduzione familiare. È chiaro lo spirito di questa legge è di venire in aiuto particolarmente alle popolazioni locali, ai piccoli, escludendo gli speculatori.

Ora, qualcuno di noi penserà che quello l'hanno fatto le "Regioni rosse"... no, no, questo l'ha fatto una Giunta Democristiana della Regione Piemonte, presieduta dall'Avvocato Oberto. Questo vi denota che non solamente nelle Regioni rosse si evita di dare i quattrini a coloro che ne hanno già troppi e vogliono esclusivamente fare della speculazione, ma anche in altre Regioni dove le Sinistre non sono in Giunta, però sono sensibili a questi fattori, e cioè: evitare la speculazione, il massacro, il blocco di piccole aziende a conduzione familiare. Cinque anni di residenza nei Comuni piccoli escludono i grandi alberghi. Noi non abbiamo voluto pedestremente copiare, e potrei citarvene altre di leggi regionali, ma non voglio affliggervi. Mi sono limitato a citare la Regione confinante, la più vicina a noi, e questo valga anche per i Democristiani, affinché i loro colleghi di parrocchia, qui, lo sappiano. D'altronde lo si dice nella relazione di escludere le attività di immobili gestionali, di immobili ad attività non attinenti al settore turistico-ricettivo dove vi è nello stesso tempo la gestione di alberghi e la costruzione di condomini, quindi speculazione sfrenata. Pertanto che si privilegino le piccole imprese turistiche a conduzione prevalente familiare stabilendo una limitazione, diciamo un plafond massimo, perché forse la deficienza di questa legge sta in questo fatto: mentre per i plafonds minimi si rimanda al Regolamento, dove vengono stabiliti i minimi non si parla dei massimi.

Anche la questione degli standards sarà da rivedere per non escludere i più piccoli, perché oggi praticamente li escludiamo. Dobbiamo però mettere un limite, in modo che i quattrini della Regione non vadano in mano alla speculazione. Noi pertanto abbiamo proposto un limite, un plafond di 80 milioni dell'importo dei mutui. Forse 80 milioni possono anche essere pochi e, tenuto conto che questa legge l'abbiamo elaborata circa sei o sette mesi fa, che in questo periodo la lira ha subito un altro slittamento e che purtroppo continuerà a subirlo, gli 80 milioni possono anche essere portati a 100. Noi non ci focalizziamo sulla cifra, l'importante è stabilire una cifra plafond come abbiamo stabilito un plafond nel numero delle camere dei posti letto. Noi sappiamo che con gli alberghi a conduzione strettamente familiare aiutiamo, sì, le popolazioni locali (il turismo aiuta e permette di vivere), mentre invece incrementando i grandi alberghi, lì la popolazione locale tutt'al più potrà andare a lavare i piatti ed a fare il servo, come già avviene oggi. Non solo, il turismo popolare lo si sviluppa non con i grandi alberghi e con i prezzi proibitivi, ma con la piccola pensione familiare, con l'albergo a gestione familiare che può praticare prezzi ragionevoli e favorire lo sviluppo del turismo popolare.

Abbiamo evitato la cumulabilità di mutui. Forse non era precisato bene nell'altra legge, ma penso di aver esposto grosso modo le ragioni che ci hanno indotto a presentare questa proposta di legge per correggere le deficienze, diciamo "le storture" che abbiamo riscontrato in questo anno e mezzo dell'esistenza di questa legge.

Lustrissy (D.P.) - Questa proposta di legge viene in Consiglio per decorrenza di termini utili per la discussione in Commissione.

Noi, come Gruppo dei Democratici Popolari, ci rammarichiamo di non aver avuto la possibilità di confrontarci in Commissione, con la maggioranza del Consiglio e in modo particolare con la Giunta, in quanto in ben due riunioni di Commissioni fatte non abbiamo avuto né l'onore, né il piacere di avere né una relazione della Giunta, né la presenza fisica di un membro della Giunta, né del Presidente della Giunta, né di un Assessore incaricato per il settore del turismo. Noi riteniamo che la proposta di legge comunista abbia degli aspetti positivi e proprio per questo motivo valeva la pena discuterla e confrontarci su questi problemi.

Noi Democratici Popolari, che siamo stati un po' i propugnatori della legge sui fondi di rotazione, riconosciamo che quella legge ha pure avuto dei limiti, che si evidenziano anche in sede interpretativa dalle carenze sottolineate dalla legge oggi sottoposta all'esame del Consiglio, in modo particolare e soprattutto per il settore del turismo, perché in questa sede si tratta di fare una scelta precisa di campo, della politica che l'Amministrazione regionale intende perseguire nel settore del turismo. Ebbene, io riconosco, senza fare con questo grossi atti di umiltà, che nell'articolo 6 e nell'articolo 7 della legge sui fondi di rotazione esistevano alcune carenze le quali permettevano una interpretazione abbastanza estensiva dell'intervento dell'Amministrazione regionale nel settore specifico del turismo.

Orbene, se questa proposta di legge ha un pregio, è quello di richiamare l'attenzione di questo Consiglio su tale problematica che in definitiva si riduce alla modifica dell'articolo 7 se vogliamo ridurla in senso stretto dell'intervento regionale a favore di un certo tipo d'imprenditoria. La proposta è questa: vogliamo favorire qualsiasi tipo di iniziativa nel settore turistico oppure vogliamo favorire in modo principale l'iniziativa imprenditoriale locale a livello familiare, cioè l'impresa familiare valdostana? Ecco questa è grosso modo la problematica che ci viene posta sul piano politico del progetto che oggi ci troviamo a discutere, e questa problematica dovrebbe trovare una risposta politica da parte di questo Consiglio regionale. È anche per questo motivo che se fosse stata fatta l'istruttoria in Commissione forse oggi avremmo le idee più chiare sulle modifiche da apportare alla legge, perché non nascondiamoci anche il pericolo che comporta ogni modifica a questa legge, che ha già avuto - come ricordato in altre occasioni - un iter travagliato sul piano dell'approvazione. Ora, pur non nascondendoci queste preoccupazioni non possiamo d'altra parte neanche nasconderci di fronte ai problemi che la legge ancora lascia aperti.

Orbene, non avendo avuto la possibilità di approfondire questi contenuti, noi ci dichiariamo, come Democratici Popolari, favorevoli a questa proposta contenuta nella modificazione dell'articolo 6, contemplata all'articolo 1 di questa legge, che tende soprattutto a incentivare l'economia e l'imprenditorialità locale nel settore turistico ponendo limiti abbastanza precisi. Il motivo del ritardo per cui solo oggi si discute degli standards urbanistici e delle tipologie è anche dovuto al fatto che in sede interpretativa della legge ci siamo trovati poi di fronte a questo dilemma, cioè fino a quale limite noi possiamo accettare queste iniziative e quali di queste possiamo finanziare. Ecco perché questo limite viene stabilito con più precisione nell'articolo 7, perché stabilisce delle esclusioni intanto per certi tipi di iniziative e poi anche dei plafonds massimi di intervento da parte dell'iniziativa regionale nei confronti delle proposte dei privati. Forse sarebbe necessario un maggior approfondimento anche delle percentuali dei limiti, perché qua si tratta di fare dei calcoli precisi sul costo attuale degli investimenti nel settore turistico, che grosso modo si valuta intorno ai 5 milioni posti letto come nel settore ospedaliero; l'incidenza è quella, ci potrebbero essere ancora valutazioni più approfondite sul plafond massimo dell'intervento che intende effettuare l'Amministrazione regionale.

Pur con i suddetti limiti, se si decide oggi di passare alla votazione della legge, noi ci dichiariamo favorevoli con la proposta così come è stata formulata, perché risponde abbastanza alle esigenze della proposta politica dell'articolo, della modifica dell'articolo 6, cioè favorire in linea di massima l'imprenditorialità locale escludendo a queste iniziative quelle immobiliari o para-immobiliari, perlomeno le speculazioni nel settore turistico che di per sé stesse hanno la capacità, se vogliono, di realizzare dei complessi turistici come li hanno realizzati in tutto il mondo. Non mi risulta che le grosse catene di alberghi operanti in Italia e all'estero abbiano avuto una qualsiasi sovvenzione da parte di Enti pubblici!

Orbene, queste iniziative sono nate così spontanee perché una vocazione, per la ricerca del capitale privato dell'investimento, di un certo tipo di investimento che si è dimostrato allora, forse allora meno redditizio sul piano delle infrastrutture turistiche, dotando e istituendo una serie di infrastrutture di livello in grado di soddisfare un certo tipo di clientela. Ebbene, qualora ci fossero tali iniziative, queste possono benissimo esplicarsi o estrinsecarsi di per sé stesse, non hanno bisogno dell'incentivazione dell'operatore pubblico. Perché il problema politico dell'operatore pubblico è dell'incentivo: cosa incentiviamo? Quali fini vogliamo realizzare con questa legge? Secondo me, i fini primi da realizzare sono quelli di dare una capacità interna all'imprenditore locale che opera nella Regione Valle d'Aosta di organizzarsi sotto il profilo turistico, qualora ne abbia le capacità, per poter realizzare un domani a suo profitto e al profitto della sua famiglia un reddito che gli dia la possibilità di una vita dignitosa. Questo corrisponde, almeno secondo noi, a una delle aspirazioni di questo Consiglio regionale.

Detto questo, vorrei anche dire che siamo favorevoli - tralascio gli altri argomenti di dettaglio - alla proposta contenuta nell'articolo 5 che tende a spostare le percentuali dal settore turistico al settore agricolo, perché? Perché ci siamo accorti in prima sede di applicazione che purtroppo nel settore dell'agricoltura, essendo venuti a mancare certi finanziamenti da parte dello Stato, l'unica possibilità di ricorso al credito per l'agricoltore per ammodernarsi le proprie strutture e la propria organizzazione aziendale era ancora rappresentata dall'intervento dell'Amministrazione regionale, ed è tuttora rappresentato dall'intervento dell'Amministrazione regionale perché, nonostante le promesse ancora recenti da parte del Ministro dell'Agricoltura, non si sono ancora realizzate appieno quelle facilitazioni nel settore del credito per i miglioramenti fondiari e nel credito di esercizio di conduzione dell'azienda agricola, non si è ancora realizzata una situazione "di favore" per l'agricoltura. Ecco perché, essendo venuti a cessare da alcuni anni i finanziamenti del Piano Verde, la Valle d'Aosta si trova - come d'altra parte le altre Regioni - a far fronte a queste esigenze con le sue proprie risorse per permettere alla nostra agricoltura quella ristrutturazione che è in atto lentamente per consentire alle nostre aziende di beneficiare di quei capitali di esercizio e di conduzione che - voi lo sapete meglio di me - sono indispensabili annualmente a qualsiasi azienda per dare il giro alla propria attività, senza le quali molte aziende avrebbero grosse difficoltà.

Ecco perché noi oggi siamo favorevoli, dopo la prima esperienza, in sede di applicazione nel primo anno: perché ci siamo trovati di fronte a richieste nel settore dell'agricoltura valutate in un modo abbastanza ancora superficiale, ma che devono ancora essere approfondite. Però nel settore agricolo esiste anche una larga esigenza del ricorso al credito in questi due settori che, secondo me, devono essere un po' i pilastri, il basamento sul quale si muove qualsiasi discorso di riorganizzazione della nostra agricoltura: mutui, miglioramenti fondiari e capitale di esercizio per permettere alle nostre aziende di acquisire annualmente i beni, i mezzi strumentali di produzione necessari all'azienda di anno in anno.

Anche perché, se nel settore del turismo si dovesse realizzare l'ipotesi prevista nell'articolo 1 di questa legge con il massimale introdotto a modifica dell'articolo 7, i fondi previsti per il turismo dovrebbero essere sufficienti, almeno da una prima analisi, a soddisfare le esigenze dell'imprenditoria locale se vogliamo ricondurci a queste esigenze; se, invece, si vuole spostare il discorso sull'iniziativa di tipo diverso, sull'accettazione perlomeno di proposte di tipo diverso, di più largo respiro, che vengono dall'esterno, noi possiamo fare anche quel tipo di scelta. Come Democratici Popolari saremmo più favorevoli a questo tipo di intervento nell'interpretazione della legge, piuttosto che lasciare, diciamo così, questa risoluzione della legge come era in precedenza, abbastanza vaga e non definita sul piano degli interventi.

Io non ho molte altre cose da dire, ma ritengo che, indipendentemente dalle posizioni politiche dei singoli Gruppi consiliari, sarebbe proprio stato necessario questo confronto fra le diverse forze politiche in Commissione su questa proposta, perché è estremamente interessante, in quanto tende in sede interpretativa a portare un chiarimento per migliorare quella legge che oggi riconosciamo indispensabile. Essendo venuti a mancare i fondi e i crediti sul piano dell'intervento generale nel nostro Paese, questa piccola legge che noi abbiamo in sede regionale permette ancora all'Amministrazione regionale di dare un po' di fiato e di ossigeno a queste attività che sono poi fondamentali per la nostra economia: l'attività turistica, l'attività industriale e l'attività agricola.

Noi dobbiamo renderci conto che oggi, pur nella limitatezza dei fondi a disposizione, questa legge interessa. Il discorso dovrà poi essere rivisto, perché non si è più adeguati alle disposizioni interministeriali sul credito, si dovrà essere aggiornati, ma comunque questo è un discorso tecnico che dovrà riguardare poi le percentuali di interesse previste dalla legge, comunque sempre interessanti sotto il profilo degli interessi e del capitale che viene messo a disposizione di questi settori di attività economica per tirare un po' il fiato e per permettere quel necessario ammodernamento delle nostre strutture, sia nel settore industriale, sia nel settore agricolo che in quello del turismo, senza i quali è impossibile è impensabile un qualsiasi progresso nel campo economico.

Chanu (D.P.) - Io vorrei soltanto aggiungere a quanto già esaurientemente detto dal Consigliere Lustrissy che il problema, che si era già presentato in sede di Commissione Turismo quando ho avuto l'onore di presiederla con la precedente Amministrazione, si risolve in pochi ma significativi punti. La situazione delle nostre attrezzature turistiche è questa: abbiamo un quid di impianti alberghieri vetusti e necessitanti di ristrutturazione e di ammodernamento; abbiamo la necessità di incentivare l'attività del piccolo imprenditore locale e c'è, infine, il terzo fenomeno della costruzione dell'impianto a carattere... non direi più "industriale" nel piccolo senso della parola "industriale-turistico", ma nel vero senso industriale, nel senso lato, cioè della grossa catena, del grande albergo, della nuova costruzione che ha le sue finalità.

Il problema si presentava in questi termini e necessitava di una scelta, anzi tutto per quello che riguardava l'ammontare obiettivo di questi fondi di rotazione e il loro indirizzo nel settore del turismo riguardo al problema delle ristrutturazioni dei vecchi alberghi. Noi qui stiamo piangendo lacrime di coccodrillo quando vediamo i proprietari o i gestori degli alberghi che, per la loro struttura vetusta, non possono più andare avanti, che trasformano tutto quanto e ottengono la possibilità di modificare la struttura alberghiera, che ha un senso ed un significato, in un vero e proprio condominio. Esempi di tale specie sono moltissimi e tante gloriose industrie alberghiere, che però si trovavano nelle condizioni di vetustà tali da non poter andare avanti, da non poter tenere il passo con le nuove costruzioni, si sono trasformate in quegli insediamenti edilizi su cui poi noi puntiamo gli occhi facendo gli scandalizzati, perché effettivamente l'insediamento edilizio, a differenza di una struttura alberghiera, si risolve in un'operazione di speculazione finanziaria, di acquisto di vecchio immobile, di vendita di alloggi ristrutturati con tutte le conseguenze che ci sono.

La scelta era questa: di fronte al problema di dare respiro all'iniziativa della piccola imprenditoria locale che voleva anche portarsi in avanti, esisteva il terzo problema, e cioè quello del grosso insediamento alberghiero di carattere prettamente industriale che pure avanzava le sue proposte, le sue esigenze, le sue richieste.

Per i Democratici Popolari, trattandosi di scelta, ci si era orientati - e così l'intervento dell'amico Lustrissy deve essere interpretato - per dare prevalente priorità in questo momento ai due aspetti del fenomeno: ristrutturazione e incentivazione delle piccole industrie locali alberghiere rispetto al terzo fenomeno, soprattutto in relazione al fatto che la grossa industria alberghiera, se veramente è tale, se veramente non costruisce l'albergo con l'arrière pensée nel giro di pochi anni di compiere poi l'ardita operazione di trasformazione, di liberarsi dal peso della conduzione alberghiera per ritrasformare l'immobile in un condominio e specularci una seconda volta, ha le possibilità e i mezzi di poterlo fare, nei limiti e negli ambiti delle disposizioni urbanistiche esistenti, senza aver bisogno del ricorso ai fondi di rotazione.

Avevamo anche un'altra riserva, che proveniva in un certo senso dall'esperienza avuta nella destinazione dei fondi di rotazione per l'industria. È fatale che se non ci sono dei limiti il grosso insediamento, la grossa ipotesi imprenditoriale riesce sempre ad avere il sopravvento e la prevalenza sulle necessità delle piccole imprese alberghiere che vogliono essere portate avanti e soprattutto sulla necessità impellente di salvaguardare quelle vecchie industrie, quelle vecchie imprese alberghiere che si trovano nelle condizioni che tutti conosciamo. Era per questa ragione che già in sede di Commissione, quando si era dibattuto il problema, erano venuti fuori dei contrasti fra le tesi di chi evidentemente ci teneva a veder valorizzata con una grande opera - anche perché la grande opera poteva avere un significato in una determinata zona, incentivandola - e chi, come noi, riteneva invece prioritario salvaguardare le altre due esigenze di cui ho parlato prima. In sede di Commissione il discorso si era fatto vivace e la discussione era aperta.

La proposta di legge comunista - lo ha detto Manganoni e lo ha ripetuto Lustrissy - dal punto di vista del principio è da noi condivisa. Evidentemente è un peccato - e qui mi riallaccio a quanto detto da Lustrissy - che non si sia potuto verificare già in sede di Commissione: primo, quale poteva essere l'orientamento della Commissione e delle varie forze rappresentate in Commissione sul grosso problema della scelta di cui ho parlato prima; secondo, una volta risolto questo problema dell'orientamento, se effettivamente sulle parti strettamente tecniche, sulle percentuali, sui limiti, sul plafond che nel progetto di legge sono stati presentati, si poteva aprire un discorso magari di precisazione e di approfondimento maggiore.

Ora, Signori della Giunta, ritenete di portare avanti la discussione o ritenete piuttosto che non sia opportuno, proprio sotto questo profilo, fare ammenda delle difficoltà che hanno impedito alla Commissione di riunirsi, di sentirsi e di decidere un qualche cosa su questo argomento, che è importante, e di portare magari il progetto di legge all'esame della Commissione? Se la maggioranza non ritiene questo, soprattutto non lo ritiene la Giunta, è evidente che il Gruppo dei Democratici Popolari si orienterà a favore del progetto di legge presentato dai Comunisti che, seppur suscettibile di miglioramenti, potranno anche essere fatti in futuro. Tuttavia esso contiene dei principi che noi condividiamo e riteniamo validi, proprio per la salvaguardia della struttura di piccola Regione che deve incentivare anzi tutto sé stessa ed evitare che dall'incentivazione altrui possa derivare poi in definitiva un danno alle proprie forze economiche e alle proprie forze imprenditoriali, le quali hanno bisogno di avere in primis il sostegno dell'Amministrazione regionale.

Si dà atto che alle ore 18,37 assume la presidenza il Vice Presidente Maria Celeste Perruchon.

Milanesio (P.S.I.) - Io ritengo che su questa proposta di legge valga la pena svolgere alcune considerazioni generali.

Intanto ritengo che le affermazioni contenute, sia nella relazione, sia negli interventi svolti da alcuni Consiglieri che mi hanno preceduto, vadano verificate nella realtà e nei fatti. Qui si fa più che altro attenzione a svolgere un'argomentazione che ha un fondamento accettabile anche per noi Socialisti, si fa un pochettino attenzione ai toni - se me lo consentite - demagogici. Per intenderci: qui si parla di macroscopiche forme di speculazione, si dice che si rende necessario apportare alcune modifiche e si parla di esclusione dalla concessione dei mutui agevolati previsti al Capo II della citata legge regionale per quelle Società che svolgono in modo esclusivo o prevalente attività di gestione di immobili o attività non attinenti al settore turistico e ricettivo. Non credo che questo sia contenuto nella legge regionale sui fondi di rotazione, né un concetto di questo genere era contenuto nella norma che la passata Giunta voleva presentare al Consiglio e che poi non ha presentato alcuni mesi or sono. Io ricordo benissimo come era formulato il disegno di legge in cui questo concetto non era assolutamente contenuto, quindi questa affermazione del Partito Comunista è quanto meno gratuita, perché nessuna legge di questa Regione ha mai contenuto questi tipi di concetti. Si è sempre parlato di attività alberghiera e non certamente di attività immobiliare o di gestione di immobili o attività non attinenti al settore turistico-ricettivo. Questa è un'affermazione gratuita, cioè qui si fa il processo alle intenzioni, ma nessuno ha mai manifestato queste intenzioni, né nella passata Amministrazione, né nell'attuale, quindi se questa proposta di legge è ispirata a questi principi ci fa tanto piacere, ma anche l'altro disegno di legge era ispirato a questi principi.

Secondo punto: privilegiare le piccole imprese turistiche a conduzione prevalentemente familiare. Questo è un concetto sul quale noi siamo d'accordo e lo ribadiamo, però qui dobbiamo fare attenzione al concetto di privilegiare e a quello che significa la parola "privilegiare". La parola privilegiare significa dare priorità, non significa escludere altri. Evidentemente la priorità va data nell'ambito degli stanziamenti, dei fondi, delle disponibilità, quindi sul concetto di privilegiare noi siamo d'accordo.

Quanto alla limitazione a 80 milioni dell'importo dei mutui previsti a tasso agevolato e a 50 camere con 50 posti letto della capacità ricettiva delle singole strutture alberghiere, se io avessi affermato che un posto letto in un'attrezzatura alberghiera costa cinque milioni certamente qualcuno avrebbe potuto dire che questo doveva essere sottoposto a verifica. Lo ha affermato il Consigliere Lustrissy che è un sostenitore di certi concetti, e allora a questo punto dobbiamo dire che se la legge intende dare il 70% sulla spesa ritenuta ammissibile, gli 80 milioni su una spesa di 120 milioni potrebbero essere circa il 70%, il che vuol dire che noi vogliamo che si costruiscano in Valle d'Aosta alberghi da 25 posti letto, perché se costano cinque milioni noi mettiamo un limite abbastanza drastico e diciamo: limitazione a 80 milioni dell'importo dei mutui previsti a tasso agevolato. Ecco, scusatemi, ma un minimo di verifica mi pare che ci dica che questa cifra è perlomeno campata per aria o ha degli intenti che io non so individuare al di là dell'intenzione demagogica di fissare un tetto, purché sia tanto per poter dire che si vogliono aiutare i piccoli, quando nessuno ha detto che si vogliono aiutare i grossi e che non si vogliono aiutare i piccoli.

Un albergo con 50 camere e 100 posti letto è ancora un piccolo albergo, si ritiene che i piccoli alberghi arrivino a 100 posti letto; i medi dai 100 ai 200 - non è una classificazione rigorosa, è tutto da discutere, sia ben chiaro - e che oltre i 200 posti letto si possa parlare di grandi alberghi. Io dico solo questo: non vedo perché si debbano fare a priori delle distinzioni e delle discriminazioni. Accettiamo il concetto di privilegiare le conduzioni familiari o a prevalente conduzione familiare perché di alberghi a conduzione esclusivamente familiare non ce ne sono praticamente più, in quanto al di sopra di un certo numero di posti letto occorrono dei collaboratori. La conduzione familiare è la piccola locanda che sta scomparendo, a prevalente conduzione, ma non esclusiva, ed è la maggior parte degli alberghi presenti in Valle d'Aosta.

Si aggiunge poi il concetto della non cumulabilità di questi mutui con qualsiasi altra provvidenza, su questo siamo d'accordo. Però anche l'altro disegno di legge prevedeva le stesse cose, non credo si siano introdotti concetti nuovi: l'unica cosa che io contesto è il tetto a 80 milioni che mi sembra semplicemente ridicolo e che comunque non parte da considerazioni obiettive e reali. Contesto inoltre l'affermazione che vanno bene gli alberghi se hanno 50 camere e 100 posti letto e al di sopra di quello c'è la speculazione.

Scusate, vorrei poi aggiungere alcune considerazioni su quanto ricordato prima da Chanu ed anche da Lustrissy e da Manganoni: intanto gli alberghi che hanno chiesto ed ottenuto la trasformazione ai sensi di legge - e non gliela si poteva neanche negare, tra parentesi - sono per il 90% di quelli a conduzione familiare, erano piccoli alberghi o medi alberghi e... perché è avvenuto questo? Non è avvenuto perché l'attività alberghiera non rende più o non rendesse più, ma semplicemente per vicende familiari legate al conduttore, alla famiglia del conduttore, al decesso, al fatto dei figli che hanno studiato e non hanno più voglia di fare l'albergatore perché l'attività dell'albergatore richiede anche del sacrificio, ci sono dei mesi vuoti dove non si lavora, ma ci sono mesi dove bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare anche 15-16 ore al giorno. Ebbene, per vicende familiari molti di questi hanno ritenuto di vendere l'albergo, hanno fatto due conti: se si trovavano in una località turistica affermata, dove c'era stato uno sviluppo edilizio, a venderlo come albergo o a darlo in gestione con tutti i rischi che comporta una gestione, ci rimettevano, oppure approdavano a quell'altro lido a cui noi non vogliamo che si approdi, cioè quello della trasformazione in condominio, che ha un valore immobiliare abbastanza elevato fatte le trasformazioni. Quindi il risultato inevitabile di chi decideva di abbandonare l'attività alberghiera era questo: l'abbandono era non già per l'incapacità di dare reddito, ma per vicissitudini familiari che ognuno ha e che si risolve nel modo più opportuno. Se vogliamo quindi fare il discorso della speculazione sulla trasformazione da albergo in condominio, questo è avvenuto solo in casi sporadici da parte di Società che avevano costruito l'albergo e poi avevano il preciso compito di trasformarlo in condominio, premesso che se ci sono stati dei contributi dello Stato o della Regione questo era impossibile, o perlomeno diventava possibile nella misura in cui venivano restituiti questi denari avuti a titolo di prestito, anche perché la legge lo prescrive tassativamente. L'eventuale disegno machiavellico di grossi complessi, di venire in Valle d'Aosta per costruire alberghi per poi trasformarli in condominio, è talmente complesso e costoso che tanto vale costruire subito dei condomini che non costruire degli alberghi per poi trasformarli in condominio, tanto per essere chiari.

Scusatemi, ma tutta questa ostilità nei confronti dei grandi alberghi io non la capisco, e perché non la capisco? Perché tra l'altro non ne abbiamo mica poi tanti in Valle d'Aosta e non troviamo nessuno che voglia venire ad insidiarne di nuovi. Questo, tanto per essere chiari, è semplicemente per dire che qui si sta agitando lo spauracchio del grande albergo per far passare una proposta di legge estremamente discutibile ed estremamente illogica, io direi, ma poi in realtà questo grande albergo non c'è. Queste richieste erano state avanzate a suo tempo dalla Società Alpila, che era l'unica Società a porsi l'obiettivo di costruire un grande albergo. Tra l'altro questo grande albergo può anche essere funzionale per un certo discorso turistico di una certa zona, ma io non voglio fare - perché non lo sono - il difensore dell'Alpila, né delle grandi iniziative, però voglio fare il difensore della logica del nostro sviluppo turistico e della nostra struttura turistica.

Ebbene, questo che cosa comporta? Che questi fondi di rotazione favoriscono il sorgere di nuove unità alberghiere, che, come ho detto prima, trovano un'alternativa validissima sul piano del reddito nella costruzione invece di condomini. Non dimentichiamo che accanto alla costruzione di nuovi esercizi alberghieri vi è il problema del mantenimento del patrimonio alberghiero esistente, mantenimento molto difficile, perché invece i vecchi alberghi hanno bisogno di radicali modificazioni, di spese consistenti. Ultimamente sono uscite delle norme in materia di sicurezza antincendi che gli albergatori conoscono, e sono drastiche e severe: impongono, nei limiti dei 30 giorni, di apportare delle modifiche che possono rivelarsi quasi impossibili o costosissime per certi esercizi, per certi alberghi che, tra l'altro, sono prevalentemente costruiti in legno e il legno, come sappiamo, è un materiale molto combustibile.

Ebbene, qui sentiamo delle proposte che, scusatemi, a mio avviso sono un po' estemporanee e intanto puntano a ridimensionare un certo intervento nel settore del turismo, intervento che non si è potuto esplicare per la mancanza di norme adeguate e si dice: diamo questo all'agricoltura. Io non voglio, non vorrò mai fare una polemica fra turismo e agricoltura, perché ritengo sia assurdo essere partigiano di un settore piuttosto che di un altro. Voglio solo far presente che quando il Consiglio regionale ha deliberato i fondi di rotazione lo ha fatto con cognizione di causa, ha stabilito delle quote che andavano ai vari settori, e non credo si sia modificata la situazione economica e generale; anzi, il turismo, caso mai, in questo momento ha più bisogno di prima di certe agevolazioni, di certi interventi e di certi sostegni, anche perché è ancora uno dei settori trainanti della nostra economia, oserei dire forse "il solo settore trainante", il solo che in questi ultimi anni ha avuto uno sviluppo commensurabile in termine di presenze, di reddito, di occupati. E poi abbiamo sempre fatto il discorso di cercare di far fare un salto di qualità al nostro turismo, di portarlo da attività estemporanea che riempiva il tempo ad un'attività "industrializzata" - mi si passi l'espressione - nel senso positivo del termine, nel senso che garantisse un'occupazione la più possibile permanente, stabile agli addetti nel settore.

Pensiamo che il nostro turismo debba continuare ad essere un turismo di chi apre l'albergo quattro mesi all'anno e poi lo chiude negli altri mesi? Pensiamo di riuscire a dare un servizio in questo modo? Pensiamo di dare in questo modo un'occupazione? Io ritengo di no, in questo modo noi creiamo dei super-occupati in certi momenti dell'anno e dei sotto-occupati in altri periodi, in questo modo noi non garantiamo un'occupazione al personale alberghiero che deve ricorrere alle stagioni, alle emigrazioni e agli spostamenti! Io non credo che questo sia il modello di turismo che proponiamo. Questo non significa che occorre privilegiare il grosso o il medio insediamento, perché vi ho detto prima che con il livello di 100 posti letto siamo ancora in un piccolo albergo; è al di sopra dei 100 che si può parlare di medio, ed è al di sopra dei 200 posti letto che si può parlare di grande albergo.

Non credo che la proposta a suo tempo formulata dalla Giunta fosse da respingere o consentisse di farne carne di porco, scusate l'espressione, in materia alberghiera o di iniziative alberghiere. Io ritengo che la proposta di legge comunista, così come viene formulata, sia nociva, perché contiene due elementi che, a mio avviso, non possono essere accettati: uno è quel famoso tetto degli 80 milioni e delle 50 camere con 100 posti letto... ma vi siete chiesti quanti alberghi ci sono in Valle d'Aosta che hanno più di 50 camere e più di 100 posti letto, che sono medi alberghi, che sono gestiti e sono stati costruiti da gente residente da sempre in Valle d'Aosta, che è nata qui? Chiedetevelo, spulciate un attimo l'elenco degli alberghi, vedete le camere, i posti letto che hanno e vi accorgete che in questo modo noi tagliamo fuori la metà circa dei nostri esercizi alberghieri, o comunque la metà della nostra capacità ricettiva! Ora non so se questi calcoli sono stati fatti, io mi permetto semplicemente di sottolineare e di sottoporre all'attenzione del Consiglio queste considerazioni, perché una certa esperienza credo di averla nel settore; comunque voglio solo fare presente queste considerazioni.

A ciò si aggiunga poi che si introduce il concetto di modificare la legge dei fondi di rotazione: è un concetto pericoloso per tutte le implicazioni che può avere. Voi sapete come è passata quella legge, con quali traversie? Ora dico: vogliamo rimetterla in discussione? Io ritengo che, tra l'altro, la sede più adatta per fare dei consuntivi sugli stanziamenti effettuati nei vari settori e quindi per prendere delle decisioni sull'avvenire sia caso mai il bilancio di previsione, o comunque la discussione generale sul bilancio, come stabilito con la legge che consolidava i fondi di rotazione.

Io non credo che questa proposta di legge, così come viene presentata, possa avere il voto favorevole del mio Partito. Io dico solo questo: che do per scontato l'esclusione dalla concessione dei mutui agevolati previsti al Capo II di coloro che non svolgono attività turistica, ma questo lo abbiamo sempre detto tutti. Siamo d'accordo sul privilegiare, che significa dare priorità alle imprese turistiche a conduzione prevalentemente familiare; non siamo d'accordo sul tetto, che è deleterio, che è assurdo, e sulla non cumulabilità che è prevista addirittura nei principi generali della legge. È ovvio che noi non riteniamo che siano cumulabili con altre provvidenze.

A questo punto invitiamo la Giunta regionale a farsi interprete di queste esigenze, di queste indicazioni e a voler in termini brevi presentare un provvedimento che recepisca quanto di positivo c'è stato in questa discussione. Non voglio dire che gli interventi dei Consiglieri Manganoni, Chanu e Lustrissy non abbiano contenuto degli elementi positivi, voglio solo dire che alcuni aspetti sono stati, a mio avviso, sottaciuti, altri sono stati esasperati, ma non si è colta la sostanza del problema, che è un'altra: la struttura della nostra ricettività e della nostra attrezzatura alberghiera è diversa da quella che è stata lumeggiata in questa sala. Facciamo un'analisi, cerchiamo di farla. Non credo che questa proposta di legge, con questi limiti, possa essere produttiva per la nostra attività alberghiera e per il suo rilancio, perché ha bisogno di essere sostenuta e rilanciata in questo momento abbastanza difficile.

Concludo dicendo che noi invitiamo il Partito Comunista, se lo riterrà, a ritirare questa proposta di legge e invitiamo contemporaneamente la Giunta regionale e il Presidente della Giunta a farsi interprete di quanto unitariamente può essere scaturito ed emerso, perché su alcuni concetti noi siamo d'accordo e l'ho ribadito, l'ho detto chiaramente, tanto da poter presentare una proposta più acconcia, più congruente con la realtà e con le necessità del nostro turismo. Grazie.

Si dà atto che alle ore 18,51 riassume la Presidenza il Presidente Severino Caveri.

Andrione (U.V.) - Molto brevemente, per non ripetere cose già dette.

Vorrei aggiungere, a quanto diceva Lustrissy, che se è vero che siamo tutti d'accordo sul fatto di privilegiare i piccoli a conduzione familiare, e da un lato il fondo di rotazione è stato studiato per questo scopo, dall'altro vi è anche la necessità di garantire le strutture alberghiere tali da rispondere alla domanda media in questo momento. Non mi sembra opportuno tirare talmente la corda da far sì che si tagli il paletot - come troppo sovente avviene in Valle d'Aosta - su esigenze personali che sono "transeunte" [traduzione letterale dal latino: "passate"] e quindi si spendono molti soldi, si danno incentivi di grave peso per l'Amministrazione regionale con dei risultati molto passeggeri; gli standards qualitativi hanno anche, non dico esclusivamente, ma hanno anche la funzione di dare delle strutture alberghiere adeguate alla Valle d'Aosta.

È per questo che, a nostro avviso, è necessario che il fondo di rotazione sia maneggiato in maniera elastica e che i risultati possano essere confrontati soltanto quando le quote, così come previsto dalla legge, saranno effettivamente state spese. Perché dico questo? Perché il cumulo delle domande, anche di domande medio-piccole o, se preferite, grosso modo medie, è tale che se noi oggi facessimo degli spostamenti mortificheremmo certamente gente che ha contato su questi incentivi per prendere certe iniziative. Soltanto quando noi avremo fatto un'analisi consultiva di alcuni anni di applicazione del fondo di rotazione potremo esattamente calibrare certi rapporti. D'altra parte il fondo di rotazione avrà la sua piena esplicazione dal punto di vista economico soltanto quando, rifinanziato più volte, avrà raggiunto quel volano introitando dall'altra parte quel volano sufficiente per rispondere alle esigenze di una Regione come la nostra; per ora evidentemente è un inizio, è un cammino che abbiamo cominciato che si presenta abbastanza faticoso, ma che, a nostro avviso, non può essere mutato colpo per colpo sotto l'impressione di un momento. Deve essere mantenuto e verificato con dei parametri economici, e non sotto la spinta di impressioni che non sono state condotte fino in fondo sul terreno.

Per quanto riguarda le garanzie, la legge sui fondi di rotazione che abbiamo trasmesso al Consiglio in questi giorni prevede come unica garanzia seria il vincolo alberghiero per 20 anni trascritto alla Conservatoria delle Ipoteche. Noi non crediamo assolutamente alle espressioni vaghe come "medie" o "piccole aziende", crediamo agli strumenti giuridici che la legge mette a nostra disposizione; per cui, senza ripetere quanto è stato detto prima, noi accettiamo come raccomandazione il privilegiare le aziende medie e medio-piccole che rispondano a degli standards qualitativi logici. Ci impegniamo a presentare un atto in materia, e abbiamo già adottato una delibera di Giunta con la quale il fondo di rotazione può essere concesso soltanto dopo esame comparativo di tutte le domande pervenute entro una certa data, di maniera che il Consiglio regionale, attraverso questa comparazione, attraverso i suoi organi e le sue Commissioni, sia perfettamente in grado di calibrare lo sforzo laddove ritenga che sia più necessario, senza privilegiare coloro che non vuole privilegiare, senza dare dei fondi a chi, come è stato ripetuto più volte, può averli in altra maniera perché trattasi di grandi società.

Detto questo, non riteniamo approvabile la proposta di legge. In particolare ci sembra che sarebbe un grave errore approvare l'articolo 5 che, stravolgendo i vari rapporti del fondo di rotazione, inganna gli utenti che hanno fatto le loro domande in funzione degli stanziamenti regionali previsti con legge, rifinanziati con il bilancio regionale del 1975; non solo, ma non ci permette di fare un conto economico esatto e verificato delle scelte di questo Consiglio.

Caveri (U.V.) - Consigliere Lustrissy.

Lustrissy (D.P.) - Evidentemente il recepire potrebbe anche significare dialogare. Invece di respingere tout court una proposta di legge così come viene presentata, si potrebbe - questo apparterrà ai proponenti - iniziare forse in Commissione, assieme, quel dialogo che sinora non c'è stato per perfezionarla e migliorarla. L'abbiamo riconosciuto anche noi: pur mantenendo fermi certi principi che noi riteniamo debbano essere riaffermati o, meglio, affermati, ci sono delle discussioni tecniche da fare, ad esempio sui plafonds per il finanziamento rapportato ai costi per l'esecuzione delle opere.

Il Consigliere Milanesio e il Presidente della Giunta sostengono che le percentuali di intervento, di ripartizione stabiliti dalla legge sono immutabili e immodificabili. Eh no! Noi le vogliamo rendere tali perché all'articolo 17 della legge è previsto espressamente che, di anno in anno, il Consiglio regionale autorizza a destinare in misure percentuali diverse i fondi tra i vari settori di intervento, stabilendo altresì, qualora lo ritenga opportuno, i criteri di priorità da osservare nell'erogazione dei fondi all'interno di ogni singolo settore. Questo tipo di impostazione che doveva venire fuori in questa occasione... c'era una proposta di legge che mirava soprattutto a cosa? A fissare questa autorizzazione concreta del Consiglio regionale mediante un'altra legge, al che mi si potrebbe obiettare: il Consiglio regionale potrebbe stabilire determinate cose con deliberazione invece che con legge? Qua si tratta di norme procedurali, di formalismi, però il contenuto della legge, al di là di certi dettagli - che sono quelli poi dei plafonds di intervento - è l'unica parte che può essere discussa ed è discutibile rapportandola ai costi effettivi di costruzione oggi degli alberghi. Se questa è l'intenzione della maggioranza, se questa è l'intenzione della Giunta, si potrebbero benissimo recepire alcuni concetti in sede interpretativa così come è affermato nell'articolo 17, tentando di riportare questa discussione nella sede opportuna, riprendendo quella discussione che sinora non c'è stata. Oggi, per la prima volta, voi ci dite come Giunta... e lo afferma anche Milanesio, a nome della maggioranza, che invita la Giunta a recepire certi concetti in sede di interpretazione della legge... allora perché questo lavoro non l'abbiamo fatto in sede di Commissione? Perché in alternativa a questa proposta di legge la Giunta non ha proposto niente di diverso, ecco perché questo silenzio-rifiuto viene sempre interpretato come una negazione a questa interpretazione autentica della legge, così come intendiamo affermare con questa proposta.

Ora, che ci sia l'esigenza di dare perlomeno - nel limite interpretativo - questa definizione che l'intervento tenderà a privilegiare certe situazioni piuttosto che altre, nella proposta di legge non appare, anche se possiamo dare per scontato - e questo è nelle intenzioni dell'Amministratore - che la proposta di legge potrebbe essere applicata correttamente in quel modo lì, perché non è detto che essa tenda a favorire le speculazioni immobiliari nel settore alberghiero, ma, ove non detto e ove non precisato potrebbe benissimo avvenire che si utilizzino questi fondi con destinazioni per attività che non tendono affatto a privilegiare quelle attività economiche come noi lo intendiamo. Ecco perché il problema della modificazione delle percentuali tra i singoli settori di intervento è aperto, lasciato alla deliberazione - di anno in anno o periodicamente - del Consiglio regionale. È una possibilità concreta offerta dalla proposta di legge. Esiste altresì una stessa possibilità concreta di rivedere in sede di interpretazione questi criteri, in modo che siano recepiti, perlomeno da come l'ho inteso dal discorso da parte del Presidente della Giunta e di Milanesio, che invitava la maggioranza e la Giunta a recepire certi concetti espressi dalla proposta legge. Allora, Signori, riprendiamo la discussione della proposta di legge invece di respingerla tout court e rinviamola in Commissione. Questa è una facoltà dei presentatori, ma in Commissione potremo meglio valutare e approfondire assieme questo argomento.

Io ho un dubbio solo: sono d'accordo sui concetti espressi e, grosso modo, abbiamo ripetuto alcune cose che ci possono fare intravvedere una soluzione positiva del problema, perché su certi aspetti, perlomeno sul privilegiare e sulla revisione delle percentuali, esaminando anche la situazione ad un anno dall'applicazione e le domande giacenti presso i singoli Assessorati nei diversi settori di intervento, potremmo anche benissimo operare una scelta sul piano delle percentuali. Rimane il fatto che certi concetti oggi affermati dalla legge possano poi essere respinti, potrebbero anche non trovare successivamente una puntuale precisazione da parte dell'Esecutivo e una puntuale applicazione. Ci preoccupa anche che la proposta di legge in sede applicativa. Visto che oggi con gli standards e con certe procedure già messe in atto da parte della Giunta la legge per la parte applicativa è in corso e se ne sta dando attuazione, che poi in sede di applicazione tutti questi "concreti intendimenti" non vengano disattesi per certe soluzioni che proprio non collimano con le dichiarazioni fatte da parte di tutti, anche se oggi, nelle intenzioni, non ho sentito dissensi sul privilegio dell'imprenditoria locale. Siamo tutti d'accordo a parole, ma vogliamo concretizzarlo anche nei fatti con un atto deliberativo da parte del Consiglio regionale.

Vorrei anche dire di non fare il processo alle intenzioni, perché la procedura è aperta, la legge non ha intendimenti speculativi; questo è evidente, perché altrimenti non avremmo certo fatto una legge di questo tipo. La legge - l'abbiamo ammesso un po' tutti quanti - per certi versi forse dovrebbe essere interpretata in un modo un po' più puntuale e preciso, interpretazione che viene confortata poi dallo stesso articolo 17, il quale dà l'opportunità al Consiglio regionale, forse anche senza adottare provvedimenti legislativi nuovi, di modificare questo... no, no, qui non si parla del bilancio consuntivo, si parla di resoconto, ma questo comma in cui si dice che il Consiglio regionale "autorizza a destinare" non fa riferimento al bilancio... ma in sede di interpretazione, di attuazione, ed è questo il momento, perché se noi lo rimandassimo ad un altro momento non daremmo un'interpretazione autentica alla legge. Il Consiglio regionale, in sede di interpretazione, verificato il primo anno di applicazione, può decidere di adeguarsi ad un certo tipo di comportamento, questo perlomeno potrebbe essere recepito.

Il problema delle percentuali. Milanesio afferma che la legge è immutabile. No, le percentuali sono state stabilite in un primo momento, la legge le propone e il problema rimane aperto, perché il Consiglio regionale, in qualsiasi momento, preso atto delle diverse situazioni di intervento nei settori, può modificare le percentuali e può benissimo portare quelle modificazioni in sede di applicazione senza con questo adottare nuovi provvedimenti legislativi, ma almeno, se questo darà il parere tecnico anche di coloro che devono interpretare la legge in sede tecnica, si potrà attuare mediante deliberazione di Consiglio e non con legge. Su questo potrei anche concordare, l'ho già premesso, perché io personalmente, avendo vissuto le vicende per l'approvazione della legge, avrei dei timori - non per il settore del turismo, perché lì abbiamo competenze che non sono soggette all'attività tutoria del Mercato Comune Europeo - soprattutto per quanto riguarda l'agricoltura, quando si modificano delle percentuali potrebbe anche succedere, perché lì si è fatto anche in sede tecnica la valutazione percentuale e volume di investimento. Anche questo discorso è stato fatto: voi, col 15% sui tre miliardi e qualcosa, mettete a disposizione dell'imprenditoria locale un numero "x" di milioni, va bene, fino a quel punto siamo d'accordo anche sulla percentuale del 15%, ma potrebbe forse succedere un qualcosa del genere. Allora, se abbiamo questi timori - e io personalmente ne ho qualcuno che ho già espresso in sede di Commissione, nella prima riunione della Commissione quando si è presa in esame la proposta di legge - si potrebbero benissimo dire le stesse cose con una deliberazione di Consiglio che però consegua gli stessi risultati. Perché non approfittare di questa occasione se c'è la volontà da parte di tutti quanti di apportare questi miglioramenti alla proposta di legge e riportarla nella sede più competente, tecnica, di modo che si arrivi in Consiglio con una valutazione più puntuale e più precisa? Sempre, beninteso, che l'Esecutivo questa volta sia presente in Commissione, che porti il contributo di un'esperienza di chi applica la legge e anche una valutazione da parte dei singoli Consiglieri aventi esperienza in questo settore particolare di intervento.

Questa potrebbe essere oggi una soluzione razionale al problema nel quale ci troviamo di fronte, altrimenti qua ci potremmo al limite scontrare sulla votazione di una legge con chi mantiene le proprie posizioni, con chi, pur dichiarandosi nell'intenzione favorevole a certi concetti, si contraddice poi nella votazione, però dipende poi come vengono utilizzate queste intenzioni, come vengono dichiarate in sede finale.

Caveri (U.V.) - Chi conclude? Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Non ho mai detto che gli standards sono immutabili, ho detto soltanto che, secondo noi, possono essere mutati dopo che vi è stata una verifica. Dal 1973 ad oggi questa verifica non è stata possibile materialmente, perché quanto è stato stanziato per il settore del turismo non ha potuto essere assegnato in mancanza della definizione degli standards qualitativi. È evidente che questa è un'opinione, così come credo che tutto quanto ha detto il Consigliere Lustrissy possa essere definito un'opinione.

Caveri (U.V.) - Milanesio, poi Chincheré, poi Manganoni.

Milanesio (P.S.I.) - La proposta potrebbe essere questa: io presenterei al Consiglio una proposta di ordine del giorno come via di uscita da questa situazione che potrebbe suonare in questo modo:

"Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta,

esaminata la proposta di legge n. 98, presentata dal Gruppo consiliare del P.C.I.;

nel rilevare che detta proposta contrasta in primo luogo con la legge regionale 8 ottobre 1973, n. 33, istitutiva dei fondi di rotazione regionali per la promozione di iniziative economiche nel territorio della Valle d'Aosta e che inoltre propone l'introduzione di criteri e limiti nella concessione di mutui a tasso agevolato che richiedono una seria verifica tecnica da parte degli organi competenti;

Delibera

1°) il rinvio della proposta di legge;

2°) di dare mandato alla Giunta regionale di presentare in tempi brevi precise proposte che, nel favorire l'attività alberghiera in genere, privilegino in particolare le imprese turistiche a conduzione prevalentemente familiare".

Questo consentirebbe quel confronto e quel dialogo a livello di Commissione che è stato auspicato da più parti e sul quale noi ci sentiamo di convenire; non significa respingere la proposta di legge, significa semplicemente rinviarla tanto per poterla confrontare con una iniziativa governativa. Questa è la proposta che mi sento di fare e mi auguro che il Consiglio possa accoglierla. Qui non ci sono né vinti, né vincitori, c'è la possibilità di un confronto che riteniamo necessario, perché abbiamo visto che nella proposta di legge vi sono alcuni criteri quanto meno discutibili.

Dolchi (P.C.I.) - È chiaro che la mancanza di un confronto in Commissione ha portato a questa situazione e il dibattito diventa difficile; diventa difficile, anche perché noi, come proponenti, siamo perfettamente d'accordo di discutere sia sull'articolo 5 che su quello che riteniamo un punto abbastanza importante, cioè il plafond.

Dice il collega Milanesio che nessuno ha mai detto di non voler aiutare i piccoli, ma invece ha detto che intendiamo favorire i grossi. Noi siamo perfettamente d'accordo, però lo scopo della nostra iniziativa tendeva proprio - e su questo insistiamo, perché una volta tanto intendiamo indirizzare il contributo - a privilegiare. Noi limitiamo questo privilegio con un plafond, o con esclusione dei grossi, se esiste il plafond, o con norme precise che danno un significato concreto alla parola "privilegiare". Ecco perché privilegiare può essere considerato in vari modi. Se noi esauriamo i fondi, privilegiando in modo inversamente proporzionale i piccoli o quelli che costruiscono, il cui intervento si rivolge a zone non sviluppate turisticamente, questo è un criterio sul quale c'è una base per stabilire quale deve essere il privilegio, e cioè non è a discrezionalità. Può anche darsi che non definendo il plafond si arrivino ad esaurire tutti i fondi per quegli interventi che intendiamo privilegiare e su cui si sono anche pronunciati, oltre che il collega Milanesio, altri colleghi che hanno preso la parola; se poi esistono ancora fondi si potrà anche venire incontro ad interventi più sostanziosi.

La mancanza del confronto in Commissione e questa serie di chiarimenti sono indispensabili; capisco che diventano difficili da farsi in sede consiliare, come gli 80 milioni che risalgono a parecchio tempo addietro, ed è ovvio che, non fosse altro che per la svalutazione della moneta e la lievitazione dei costi di fabbricazione, noi stessi riteniamo che debbano essere rivisti in aumento. Tutto questo può essere fatto in Commissione, in linea di massima non siamo contrari. La nostra preoccupazione è che esiste un provvedimento che riguarda gli standards che, con la loro approvazione, immettono nella gara e quindi nell'interpretazione si cerca il privilegiare coloro che hanno fatto domanda.

Per non fare mistero, ci sono un certo numero di domande, ieri se n'è parlato in Commissione per il Turismo; ci sono circa due miliardi a disposizione (1.920.000.000), interamente disponibili. Noi vorremmo avere una certa garanzia: ad esempio che si prendano in considerazione una serie di interventi da 100 milioni l'uno (e fanno 19 interventi) e non un intervento solo - che potrebbe anche esserci - di 1.920.000.000. Questa garanzia può essere data da una presa di posizione del Consiglio che dice: in attesa degli opportuni provvedimenti legislativi la Giunta, in questo suo esame, non può intervenire per contributi regionali superiori a una cifra "x", che potremmo concordare, potrebbero essere 120.000.000 che equivalgono a costruzioni di 200 milioni, in base al 60%. Ecco, se ci fosse data questa garanzia da un voto sull'ordine del giorno, su una presa di posizione, potremmo anche accedere alla proposta che, in modo sollecito, la proposta di legge ritorni in Commissione, e che in modo altrettanto sollecito ritorni in aula, purché il Consiglio sia d'accordo, proprio per rendere ulteriormente valida la cautela, la limitazione che noi chiediamo: che anche gli standards siano discussi in Consiglio regionale dopo il ritorno in aula consiliare della proposta di legge che stiamo discutendo.

Per concludere, quindi, vorrei solo accennare che, in base alle statistiche delle camere, solamente il 10% degli attuali alberghi supera le 39 camere e solo il 20% supera le 30. C'è quindi già anche una situazione di fatto in Valle d'Aosta: è evidente come la piccola conduzione sia ancora quella più distribuita e più ripartita nella Regione. Non vorrei entrare in altri dettagli.

Concluderei proponendo al Consiglio queste due alternative: o rimandare in Commissione sia gli standards che la proposta di legge affinché ritornino sollecitamente per l'approvazione consiliare, o rimandare in Commissione la proposta di legge. Allora noi accederemmo a questa tesi solamente se il Consiglio si pronunciasse in modo palese sulla limitazione che porremmo alla Giunta in questo periodo, cioè fino all'approvazione degli opportuni provvedimenti legislativi, di non superare un certo plafond nell'assegnazione degli interventi.

Manganoni (P.C.I.) - Su quanto ha detto Dolchi sono d'accordo, però voglio fare alcune precisazioni.

Con il mio intervento ho detto: noi abbiamo proposto 80 milioni sei mesi fa, ma oggi non abbiamo nessuna difficoltà a proporne 100 o anche di più. Io mi sono fatto un calcolo e 50 camere a 5 milioni per camera fanno 250 milioni, quindi il 60% ammesso a mutuo farebbe 150 milioni, no? Ora noi possiamo anche accedere a questa cifra di 150 milioni, abbiamo già detto prima che gli 80 milioni erano di allora, quindi tutti gli alberghi e camere verrebbero ammessi con le percentuali. L'ha citato Dolchi, non sono la metà che verrebbero esclusi, perché in tutta la Valle il 10% degli alberghi ha oltre 40 camere, mentre da 50 in su saranno forse il 7 o 1'8%, non la metà degli alberghi: c'è una quantità minima di alberghi che superano le 50 camere in Valle d'Aosta, queste sono le statistiche che io ho rilevato. Parliamo di camere, non di posti-letto, perché noi abbiamo detto camere; se le camere hanno un posto letto o due noi non ci fossilizziamo su questo, noi abbiamo parlato di 50 camere.

Ora, scusi, gli alberghi trasformati in condomini non sono piccoli alberghetti, perché per un piccolo alberghetto che ha quattro, cinque, dieci o dodici camere ci vuole molto di più per trasformarlo in un condominio. L'esempio tipico è quello de La Jolie Bergère, non è un piccolo alberghetto, perché è stato costruito da una società e poi ha diversi passaggi o gestioni. L'altro piccolo albergo, che effettivamente è piccolo, sarà una locanda vicino a La Jolie Bergère, perché quello non si presta nemmeno ad essere trasformato.

Noi non siamo contro i grandi alberghi, ma i grandi alberghi - l'ha detto Lustrissy e non voglio ripeterlo - se vogliono fare delle speculazioni se le paghino loro, noi dobbiamo favorire il piccolo albergo.

Ora, qui c'è tutta una discussione da fare sull'albergo a conduzione prevalentemente familiare. Se sono a conduzione familiare devono essere esclusivamente i membri della famiglia a condurlo; è logico che si ricorra ad un numero di personale limitato. Noi qui parliamo sempre dell'agriturismo, dell'agricoltura e poi, quando si tratta di seguire gli esempi dei nostri vicini, che in quel campo ci danno dei punti, noi li ignoriamo completamente. In Savoia, ad esempio, gli gîtes ruraux, che sono locande non con 50-100 camere ma 5 o 6, hanno avuto un risultato e un'affermazione che neanche speravano: l'anno scorso erano già 25.000. In questo modo ancori la gente in campagna; noi, però, questi esempi li ignoriamo completamente. Ecco cosa succede in questo Consiglio: in certi casi ci si sciacqua la bocca con l'agricoltura, con l'agriturismo, e poi, quando si tratta di passare ai fatti e di destinare i milioni, allora questi discorsi si ignorano completamente perché non è con un grosso albergo che si fa dell'agriturismo. Ora, io direi di andare a visitare questi gîtes ruraux; anzi, non sarebbe male se la Regione organizzasse qualche viaggio - non dico tutti, ma alcuni di questi potrebbero essere utili - particolarmente per i Consiglieri regionali, o anche per altre persone, per una visita agli gîtes ruraux, vedremmo cosa stanno facendo in Savoia e che affermazione hanno avuto. Non dico che si debba sempre copiare, ma vediamo cosa stanno facendo! Invece noi no, noi continuiamo con grandi affermazioni e poi facciamo sempre esattamente il contrario!

Ora, il Presidente della Giunta diceva: noi l'accettiamo come raccomandazione. Noi abbiamo una lunga esperienza sulle raccomandazioni accettate dalla Giunta (e non mi riferisco solo a questa, ma a tutte le Giunte): "accettare le raccomandazioni" vuol dire lasciare le cose come sono; finita la seduta del Consiglio le raccomandazioni nessuno se le ricorda più! Il Presidente della Giunta dice poi ancora: privilegiamo le medie e le piccole aziende... ma come le privilegiamo? Si devono privilegiare con delle disposizioni legislative. Le siffatte disposizioni legislative sono contenute nella legge del Piemonte, ma sulla nostra proposta di legge non c'è una parola in tal senso! Queste sono affermazioni magari di buona volontà del Presidente, ma alle quali io non posso prestare nessuna fiducia, perché le parole sono parole, quello che conta è la legge.

Noi vogliamo poi escludere la speculazione; allora, se noi non stabiliamo dei plafonds, è inutile che parliamo di privilegiare. Se noi vogliamo escludere la speculazione dobbiamo stabilire i plafonds massimi. Io qui mi ero preparato le dichiarazioni fatte dal Presidente, però me le tengo buone, perché verrà il momento opportuno per ricordargliele, quando faceva lodevoli affermazioni di principio che tutti condividiamo. Non le leggo, però penso che il Presidente se le ricordi, ma alla prossima occasione avremo occasione di leggerle. Oggi, per non far perdere tempo, gliene faccio grazia. Allora, se noi vogliamo trasformare in frasca queste affermazioni del Presidente occorre che facciamo delle leggi chiare, non bastano le affermazioni con le quali si accettano le raccomandazioni. Specifichiamolo nelle leggi come si privilegeranno: stabilendo dei plafonds. Siete d'accordo che si stabiliscano dei plafonds? E allora diciamolo!

Noi abbiano proposto delle cifre, possono diventare 150 milioni, fate delle proposte! Volete aumentarli? Ma che siano proposte concrete! Noi non accettiamo le raccomandazioni che non contano niente, quello serve solo per la polvere negli occhi. D'altronde io ho l'impressione che questa legge vada rivista, prescindiamo da questo. Poi le percentuali di interesse sono state stabilite in circa due anni, mi pare. Allora i tassi praticati dalle banche si aggiravano sul 10-12%, oggi si aggirano sul 15-18%. Le percentuali di interesse, da allora ad oggi, non dico che sono raddoppiate, ma quasi, ed allora queste percentuali vanno riviste.

L'agricoltura ha modificato i tassi: in un caso in cui era previsto l'1% l'ha portato al 5%. A me è stato detto che il 3,50% è rimasto, perché c'erano due tassi, quello dell'1% che è stato portato al 5%, perché le leggi dello Stato - così mi è stato spiegato dai tecnici - devono valere anche per la Valle d'Aosta, poiché sono collegate con la CEE, e se stabiliscono il 5% la Regione deve adeguarsi. Comunque per me va bene, perché prestare il denaro all'1% vuol dire favorire gli speculatori, perché io vi faccio dei prezzi all'1% e poi li porto in Banca e mi piglio il 7%, no? Ora, se per l'agricoltura questi tassi sono stati elevati, a mio parere era giusto elevarli, ma per le altre attività economiche non andiamo a rivederli? Allora, se noi dobbiamo rivederli anche per le altre attività economiche questa legge va comunque rivista e le nuove proposte, l'aggiornamento dei tassi di interesse, dovranno ritornare in Consiglio.

Io concludo, quindi, concordando con quanto ha proposto Dolchi sull'ordine del giorno, o comunque per il rinvio degli standards, in modo da evitare che quando poi si arriverà con la legge sui plafonds i buoi non siano già fuori dalla stalla, cioè siano già state accolte richieste speculative. Noi non vogliamo fermare o ostacolare lo sviluppo edilizio. Sia molto chiaro: siamo pienamente d'accordo che questo vada avanti, però con un limite, in modo da evitare che possano accedere a questi mutui anche degli speculatori.

Caveri (U.V.) - Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - Mi sembra che una delle proposte di Dolchi sia accettabile.

Io proporrei di modificare, di aggiungere un comma sesto all'ordine del giorno, adesso poi lo distribuisco, e dire: "1°) rinvio della proposta di legge... (e via dicendo); ... 2°) di limitare a 150 milioni i finanziamenti accoglibili sul fondo di rotazione fino a quando il Consiglio non abbia adottato le proposte di cui al comma precedente". Insomma, rimane fissato; sono praticamente tredici le domande accettabili, ho messo 150 milioni perché i casi che conosco sono di un impegno di circa 300 milioni. Per sicurezza l'ho fatto battere.

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Dolchi.

Dolchi (P.C.I.) - Non inserirei nell'ordine del giorno un giudizio sulla proposta di legge come indicato da Milanesio, secondo cui essa contrasta con la legge regionale n. 33/1973. Direi, se raggiungiamo l'accordo in questo senso, di non anticipare se la proposta di legge è in contrasto o no. Diciamo che il Consiglio deve approfondire maggiormente il contenuto e le norme previste dalla proposta di legge e decide di rinviarla in Commissione.

Andrione (U.V.) - Lo rileggo rapidamente, ma comunque non cambia niente.

"Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, esaminata la proposta di legge n. 98, presentata dal Gruppo consiliare del P.C.I.; rilevato che detta proposta di legge propone l'introduzione di criteri e limiti nella concessione di mutui a tasso agevolato... delibera: 1°) di rinviare... 2°) di limitare a 150 milioni i finanziamenti accoglibili sul fondo di rotazione..."

(voce) - Guarda che le altre le correggo.

Caveri (U.V.) - Si sopprime la frase relativa al contrasto con la legge vigente. E poi, dopo il rinvio della proposta di legge, il dispositivo proposto dal Presidente della Giunta ricalca nel punto 1°) la proposta di Milanesio, cioè si rinvia la proposta di legge e si dà mandato alla Giunta regionale di presentare, in tempi brevi, precise proposte che, nel favorire l'attività alberghiera in genere, privilegino, in particolare, le imprese turistiche a conduzione prevalentemente familiare. Poi c'è un punto 2°) che dice di limitare a 150 milioni i finanziamenti accoglibili sul fondo di rotazione fino a quando il Consiglio non abbia adottato le proposte di cui al comma precedente.

Con l'esclusione della frase relativa al contratto e con questi due punti che ha letto il Presidente della Giunta e che io ho ripetuto per maggior chiarezza per i Consiglieri, mi pare che si possa dire di essere arrivati ad un accordo, Consigliere Dolchi.

Dolchi (P.C.I.) - Sono d'accordo. Solamente così, per scrupolo, una precisazione: che il rinvio della proposta di legge n. 98 vada all'esame della competente Commissione, in modo che non sia solo un rinvio così, sine die, e poi ci ritroviamo a confrontarci con la Giunta, qui, in aula; dato che poi dà mandato alla Giunta di presentare le proposte, che ci sia un'istruttoria in Commissione.

Caveri (U.V.) - D'altra parte nella seduta che c'era stata della Commissione per il Turismo si era stabilito di rimandare ad un'altra seduta e di discutere con il Presidente della Giunta perché, a un certo momento, o lui o qualcuno della Giunta deve essere presente per arrivare ad un accordo, altrimenti si arriva ad una nuova discussione in Commissione e poi si arriva in aula e si rinvia nuovamente alla Commissione.

Non occorre quindi mettere in votazione il nuovo testo. Procediamo con la votazione. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.

Esito della votazione:

Presenti, votanti e favorevoli: 28

Il Consiglio approva all'unanimità.

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Il Consiglio approva il sottoriportato ordine del giorno:

Ordine del giorno

Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta,

esaminata la proposta di legge n. 98 presentata dal Gruppo consiliare del P.C.I.;

rilevato che detta proposta propone l'introduzione di criteri e limiti nella concessione di mutui a tasso agevolato che richiedono una seria verifica tecnica da parte degli organi competenti;

delibera

1°) di rinviare la proposta di legge n. 98 all'esame della competente Commissione e di dare mandato alla Giunta Regionale di presentare, in tempi brevi, precise proposte che, nel favorire l'attività alberghiera in genere, privilegino, in particolare, le imprese turistiche a conduzione prevalentemente familiare.

2°) di limitare a 150 milioni i finanziamenti accoglibili sul fondo di rotazione fino a quando il Consiglio non abbia adottato le proposte di cui al punto precedente.

Il Consiglio prende atto.