Oggetto del Consiglio n. 147 del 18 aprile 1975 - Verbale
OGGETTO N. 147/75 - PROBLEMI CONCERNENTI LA SOCIETÀ NAZIONALE "COGNE". PROBLEMI CONCERNENTI LA POLITICA DELL'EGAM. (MOZIONI UNIFICATE)
Mozione
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta
Ricordato che solo uno sviluppo della Cogne può offrire quelle garanzie occupazionali di cui necessita la nostra Valle e che una eventuale riduzione di posti di lavoro avrebbe ripercussioni estremamente negative su tutte le attività economiche della Regione.
Venuto a conoscenza che l'impresa PUMA, azienda che esegue lavori in appalto nell'interno della Nazionale Cogne, ha licenziato in data 4.2.1975 nove operai e che la Cogne, malgrado precedenti accordi sindacali, non ha assunto i suddetti operai licenziati e che ai medesimi è stato annullato il licenziamento e sono stati collocati, su richiesta della Società PUMA, in cassa integrazione.
Tenuto conto che altri 300 operai dipendono da imprese appaltatrici simili alla PUMA.
Preoccupato per le dichiarazioni rilasciate dai Dirigenti Cogne che prospettano la possibilità di un massiccio ricorso alla cassa integrazione anche per i propri dipendenti in quanto le commesse sarebbero diminuite notevolmente.
Ricordati i recenti incontri avvenuti tra le OO.SS., Dirigenti Cogne e Amministrazione Regionale, in cui si sottolineava e si assicurava ufficialmente da parte dei Dirigenti Cogne la non riduzione degli occupati
Delibera
di impegnare la Giunta a intervenire energicamente presso la Direzione Cogne per ottenere la garanzia che nessuna riduzione verrà apportata all'organico attuale né tramite riduzione di personale né tramite ricorso alla cassa integrazione sia per i dipendenti della Nazionale Cogne sia per le imprese appaltatrici.
Aosta, lì 18.2.1975
F.to: Chincheré - Tonino Aldo - Manganoni
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Mozione
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta
Premesso che il Gruppo EGAM, al quale appartengono alcune Società operanti in Valle d'Aosta, ha acquistato, tramite una Consociata, il 33% del pacchetto azionario della Villain e Fassio, proprietaria di sei navi petroliere, di una società assicuratrice e di attività editoriali;
Considerato che tale iniziativa contrasta con i fini istitutivi dell'Ente stesso fissati dalla legge 7 marzo 1973 n. 69 riguardante "attività e disciplina dell'Ente autonomo di gestione per le Aziende minerarie e metallurgiche" e allontana l'EGAM dall'attività che le è propria di rilancio e di sviluppo dell'attività mineraria e metallurgica;
Rilevata la gravissima situazione in cui - per contrasto - versano le Miniere di Cogne e il precario andamento aziendale che si sta manifestando negli stabilimenti Cogne di Aosta e lavorazioni connesse;
Invita
la Giunta Regionale ad assumere:
1) immediate iniziative presso il Governo per costringere l'EGAM a recedere da interventi contrastanti con i fini dell'istituto;
2) sollecita azione presso l'EGAM per garantire la regolarità del rapporto di lavoro dei dipendenti delle Miniere di Cogne, respingendo ogni intesa limitata nel tempo, come quella recentemente portata a conoscenza del Presidente della Giunta dai rappresentanti della EGAM e della COGNE, che prevede una garanzia solo fino al prossimo mese di giugno;
Invita altresì
la Giunta Regionale a portare a conoscenza del Consiglio Regionale i risultati dell'azione di cui ai punti predetti, nonché a riferire sull'attuale situazione della COGNE anche in merito allo sfavorevole andamento, di cui ha recentemente parlato la stampa, onde, in accordo con i Sindacati, possa essere indetto un confronto con l'EGAM, la COGNE e la SADEA per la soluzione, a tempi brevi, dei problemi già prospettati in modo globale e ripetutamente negli anni passati dalla Giunta e dal Consiglio ai Responsabili di dette attività industriali operanti in Valle d'Aosta.
F.ti: G. Chanu - A. Pollicini - F. Lustrissy - C. Benzo - Dujany - G. Maquignaz - Albaney
Caveri (U.V.) - Intendiamo discutere separatamente le due mozioni o fare una discussione unica? Cosa pensa il Consiglio regionale al riguardo? Pensiamo di unificare la discussione? Consigliere Chincheré.
Chincheré (P.C.I.) - Due Consigli fa, se non vado errato, si era deciso di unificare la discussione proprio perché un problema rientra benissimo all'interno dell'altro: non possiamo slegare il problema delle imprese appaltatrici all'interno della Cogne dal problema della Cogne e non possiamo sottrarre al problema della Cogne il problema più generale dell'EGAM. Pertanto, pur chiedendo votazioni separate per quanto riguarda le due mozioni, pensiamo che la discussione generale possa benissimo, senza forzatura alcuna, essere unica. A noi pertanto va benissimo la discussione generale unificata intorno alle due mozioni e, dato che il problema più generale riguarda l'EGAM, credo che i Consiglieri presentatori della seconda mozione possano partire aprire loro il dibattito stesso evidentemente riservandoci di intervenire e sul dibattito generale della mozione dell'EGAM e sul dibattito particolare per quanto riguarda le imprese appaltatrici all'interno della Cogne.
Caveri (U.V.) - Cosa dicono i D.P.? Pensate di illustrare prima voi la vostra mozione? Va bene. Chi domanda la parola? Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, l'argomento della mozione dei D.P. sulla politica dell'EGAM è stato già anticipato con il numero speciale di Nouvelles Valdôtaines, organo dei D.P.. Vi è stato uno slittamento della mozione per l'impegno del Consiglio, ma l'argomento è di strettissima attualità nonostante qualche fatto recente come l'accordo del 12 aprile, siglato fra il Coordinamento siderurgico dell'EGAM e i rispettivi Organi sindacali delle aziende interessate.
Affrontare il problema della Cogne in un momento di crisi generale del Paese, affrontare il problema della Comunità di Cogne, cioè di un Paese che rischia di morire se muore la Miniera, è affrontare una realtà che interessa da vicino la vita e il futuro di tante famiglie, il futuro di una parte rilevante di lavoratori valdostani; significa per questo Consiglio trovarsi di fronte ad uno dei nodi principali della nostra vita economica e sociale con il compito di scioglierlo secondo le sue funzioni e le sue prerogative.
A noi, tutto sommato, poco importano le manovre dei clan democristiani, i "giochi di corrente", a noi ciò che interessa è che questi giochi non abbiano come conseguenza di produrre una crisi negli stabilimenti EGAM in Valle. Qui vorrei dare lettura a un passo di un comunicato del Consiglio di fabbrica della Cogne redatto nel mese di marzo di quest'anno e che porta il n. 57. Il comunicato, a un certo punto, dice che il Consiglio di fabbrica della Cogne, nella sua riunione del 17 marzo, dopo aver discusso le richieste dell'EGAM, ha sottolineato il fatto che le stesse vengono avanzate dopo che a seguito della nota vicenda EGAM-Fassio - che ha visto l'EGAM impegnata in un'operazione finanziaria la quale nulla ha a che vedere con le finalità di un'Azienda di Stato - il Ministro del Tesoro ha bloccato il pagamento dei ratei del fondo di rotazione dell'EGAM per gli anni 1974 e 1975, ha contestato le scelte produttive e gli investimenti fatti dall'Azienda per i prossimi cinque anni, ha respinto un'eventuale richiesta di cassa integrazione che poi non c'è stata, come vedremo nell'accordo, e il blocco delle assunzioni attuato dalla Cogne.
Quello che a noi sta a cuore è che il congelamento di questi ratei disposto dal Ministro del Tesoro, che per gli anni citati ammonta a 93.000.000.000, comporti un ulteriore pedaggio a carico dei lavoratori della Cogne. In sintesi: non intendiamo essere strumento di giochi politici e di giochi di poteri. D'altra parte è ormai notorio che è in corso un'azione che tende ad allontanare progressivamente ogni interesse dell'EGAM dallo sviluppo delle sue Aziende in Valle d'Aosta. Notiamo che, nel passato, vi erano obiettivi opposti a quelli che si stanno attuando, cioè l'allontanamento del centro decisionale che una volta, pochi anni fa, era, sì, fuori da Aosta, a Torino, ma comunque dentro un'area in cui l'azienda viveva e prosperava in base a esigenze locali. La politica di attenzione verso Aosta è iniziata proprio il giorno in cui il nuovo Presidente della Cogne Franco Froio ha fatto una dichiarazione, riportata sui giornali del 1° maggio 1968, laddove affermava che era prossimo il trasferimento ad Aosta della Presidenza della Cogne e, in un secondo tempo, anche quello della Direzione Generale - così ha detto - per far beneficiare la Regione valdostana anche delle tasse erariali che ora vengono versate a Torino per la vendita di materiale prodotto ad Aosta.
Abbiamo visto questo aspetto del problema ed ora è opportuno fare, sia pure in termini brevissimi - me lo riprometto - un pochino di cronistoria. Nella seduta consiliare del 2 luglio del 1968, nel corso della discussione di una mozione presentata dal Gruppo Comunista inerente la proposta di istituzione di una Commissione di studio sulla Cogne, ebbi a dire in riferimento a voci - a quell'epoca erano ancora voci - su una costituenda società commerciale fra la Cogne di Aosta e la Breda di Milano, che, sotto il profilo politico, l'inquadramento della Cogne in un Ente le cui direttive venissero assunte e attuate senza una intima connessione con le possibilità e le necessità di lavoro in Valle, sarebbe giunta inevitabilmente a posizione di contrasto con l'interesse della Valle stessa. In definitiva, dicevo, l'autonomia della Cogne è considerata una delle componenti dell'autonomia politico-amministrativa della nostra Regione. Qualsiasi tentativo rivolto a modificare tale posizione è considerato un vero e proprio atto di scardinamento dei principi autonomistici da noi propugnati.
Ritengo - e lo ripeto - che si debba al tipo di autonomia che la Cogne aveva all'epoca, se nel Dopoguerra essa non ha seguito la sorte di licenziamenti in massa così come hanno subito tutte le Aziende siderurgiche del Gruppo IRI. Ad Aosta c'è ancora chi ricorda la triste esperienza vissuta negli anni 1934-1935, allorquando il Governo fascista tentò un inquadramento della Cogne nell'IRI che soltanto l'opposizione dei Valdostani, in quell'epoca, riuscì a scongiurare. Sembra un'ironia, ma quello che non è riuscito allora certamente sta riuscendo, anzi è già attuato, in questi tempi.
Quali sono le conseguenze di porre la Cogne alle dipendenze dell'EGAM? Abbiamo buone ragioni per temere, visto il maggior peso politico delle altre Regioni in cui opera l'EGAM, che la Cogne, da Azienda madre, capo gruppo, si veda declassata a "Cenerentola", ad Azienda periferica e, conseguentemente, l'auspicato e premesso potenziamento di attività in Valle rischia di rimanere una speranza. Per inciso voglio ricordare che nel 1968, compresa Imola e Castellamonte con circa 700 dipendenti, la Cogne aveva 9.619 dipendenti. Nel 1962 era scesa a 6.362, nel 1966 aveva 6.586 dipendenti ed ora è di poco superiore ai 5.000 dipendenti. Se ci prefiggiamo una comparazione occupazionale negli stabilimenti siderurgici di Aosta, vediamo che a quella data vi erano 7.214 dipendenti ed ora i dipendenti degli stabilimenti Sider di Aosta sono poco più di 4.500, anzi, mi pare, 4.600 e qualche unità, quindi con una riduzione di circa il 36%, mentre noi continuiamo ad affermare in tutti i nostri documenti che la crescita e lo sviluppo della Valle siano legati, per una parte considerevole, alle vicende della Cogne. È evidente che questo è vero: noi, però, facciamo un'affermazione in positivo e qui facciamo una constatazione in negativo.
Vediamo ora il problema delle Miniere di Cogne. Abbiamo qui un documento del Coordinamento EGAM in Valle, un documento recentissimo che porta la data del 14 febbraio di quest'anno. Sulle Miniere di Cogne il documento sindacale della Segreteria della Federazione Valdostana CGIL, CISL, SAVT e UIL dice: "Come previsto dalla legge istitutiva, l'EGAM (Ente Gestione Aziende Minerarie) ha il compito di potenziare il settore minerario nel quadro di una politica degli approvvigionamenti per i minerali di cui siamo produttori tramite un piano di sviluppo che comprenda: lo studio e l'impostazione di un programma di ricerche, il censimento delle Miniere ed i giacimenti scoperti e le loro prospettive di coltivazione, la condizione dell'economia delle zone minerarie, le eventuali attività sostitutive in caso di saturazione e chiusura della Miniera, le condizioni sociali e urbanistiche delle zone minerarie degli ambienti di lavoro e la sicurezza all'interno della Miniera, i rapporti con lo Stato e la Regione in cui si trovano i cantieri minerari". Di tutto questo l'EGAM non ha tenuto conto; anzi, oltre a non prevedere nel suo ambito una verticalizzazione del settore, non ha stabilito quali investimenti intende impiegare, ha dimostrato solo le sue intenzioni, che sono quelle di ridurre l'attività mineraria e l'occupazione fino a giungere alla chiusura delle Miniere stesse come accade per la Miniera di Cogne.
Il programma dei Sindacati per la Miniera di Cogne, come risulta dal loro documento, è il seguente piano: un piano di ricerche minerarie da estendersi in tutte le zone dove è prevedibile la presenza di minerale; tale piano deve essere realizzato in tempi brevi e con il controllo delle Organizzazioni Sindacali. Secondo: un più organico e razionale sfruttamento di giacimenti già in coltivazione, manutenzione degli attuali impianti, difesa dell'ambiente di lavoro e delle condizioni antiinfortunistiche. Terzo: riapertura immediata delle assunzioni, dato che gli attuali organici sono del tutto insufficienti (non vengono sostituiti nemmeno quelli che lasciano il lavoro per raggiunti limiti di età o per malattia). Quarto: impedire il trasporto su strada del minerale e l'eliminazione di un turno all'interno della Miniera, in quanto tali iniziative favorirebbero la chiusura della Miniera, obiettivo a cui tende la società. Questo è il documento del Coordinamento sindacale.
Aggiungiamo poi un altro documento del Congresso sindacale del 1973, laddove si afferma, sulla situazione dell'industria mineraria regionale, che nonostante le promesse fatteci da anni, la situazione della Miniera non solo non è rimasta stazionaria, ma ha peggiorato, tanto da non essere più sostenibile; a dimostrazione di ciò basta esaminare i dati dell'occupazione e della produzione. Per quanto riguarda l'occupazione si è passati, nel 1960, da 750 dipendenti agli attuali 300, mentre la produzione è scesa da 1.600 tonnellate al giorno alle attuali 900 (cito il dato del 1973). Il calo dell'occupazione nella Miniera è stato del 50%: non vengono più sostituiti nemmeno coloro che lasciano il lavoro per limiti di età o per invalidità. Ciò dimostra come alla Società Nazionale Cogne non stiano a cuore i problemi della Miniera e, tanto meno, quelli dell'economia della Valle di Cogne dove il turismo stagionale è l'unica fonte di vita. Il documento continua augurandosi che l'EGAM rispetti gli impegni assunti dalle Conferenze minerarie nazionali - alle quali gli unici assenti erano i lavoratori - e presenti, entro i tempi stabiliti, il programma di sviluppo del settore minerario che è stato richiesto in occasione dell'approvazione dei finanziamenti. Questi i documenti.
A questi documenti sindacali di preoccupazione documentata dai fatti, indubbiamente in tutto questo tempo vi è stata una costante attenzione da parte della Giunta Dujany fintantoché è rimasta in carica, ma, recentemente, la nuova Giunta ci ha sorpresi con un comunicato emesso in data 7 marzo 1975, comunicato laddove si dice che, in seguito all'incontro tra i dirigenti della Cogne e il Presidente della Giunta Andrione, sono stati esaminati i problemi relativi alla difficile situazione della Miniera di Cogne. In seguito all'intervento del Presidente Andrione, i rappresentanti dell'EGAM e della Società Nazionale Cogne si sono impegnati a mantenere l'attuale utilizzazione degli impianti sino al prossimo mese di giugno. A nessuno può però sfuggire che il mese di giugno coincide con le elezioni amministrative; è evidente che noi non possiamo non considerare che un tipo di comunicato del genere abbia l'unica funzione di comunicato elettorale. Dopo giugno e le elezioni che cosa succederà? Questa cambiale in bianco, così come Nouvelles Valdôtaines l'ha definita, firmata dal Presidente Andrione, consente alla Cogne di impegnarsi soltanto sino all'epoca delle elezioni, nessuna garanzia per il futuro, nessuna prospettiva per quello che succederà dopo giugno per la Miniera di Cogne e, quindi, per la Comunità che vive a Cogne.
A questo punto prendiamo in esame l'accordo recentemente firmato. Questo accordo ci dà la controprova di quello che andavamo dicendo, e cioè che dal piano di investimenti EGAM la Valle d'Aosta ne è rimasta esclusa. Noi avevamo dato il segnale di allarme, ma la nuova Giunta di Andrione ci pare che sia rimasta assente di fronte a questo importante appuntamento o, comunque, non è intervenuta a tempo, visti i risultati. Quindi la Regione dentro cui è nata, vive, ha prosperato un'Azienda base quale la Cogne, che ha consentito di fare da trampolino di lancio per la costituzione dell'attuale EGAM, è praticamente l'unica azienda esclusa da un potenziamento degli impianti, da investimenti che consentono di poter vedere un futuro un pochino più roseo di quello che in effetti oggi si vede.
La Cogne è quindi esclusa da qualunque prospettiva di espansione per il futuro e di questo noi ne facciamo carico alla Giunta Andrione. È più che legittima, quindi, la nostra preoccupazione quando leggiamo il testo, composto di 18 pagine, dell'accordo fra il Coordinamento siderurgico dell'EGAM e le Organizzazioni Sindacali, e vediamo i nuovi insediamenti. In questo accordo, dove vi sono gli impegni dei nuovi insediamenti e relativi finanziamenti, vediamo che, fra i nuovi insediamenti, vi è la Società meridionale acciai speciali che sarà costruita a Sibari dove sono previsti 3.200 posti di lavoro; vediamo, altro nuovo insediamento, le acciaierie del Tirreno a Milazzo, in Sicilia: 800 posti di lavoro; vediamo la siderurgica del Belice a Sciacca, in Sicilia: 340 posti di lavoro; vediamo la nuova Tecnocogne ad Avellino: 350 posti di lavoro. In totale vediamo investimenti per istituire 4.690 posti di lavoro, investimenti previsti in questo accordo pari a 450 miliardi.
Ribadiamo che è nostro diritto pretendere che gli obiettivi della Cogne tengano conto della realtà valdostana e non siano perseguiti a prescindere dalla realtà valdostana, poiché la Cogne è della Valle d'Aosta, poiché da essa trae le sue risorse umane e le sue risorse naturali. Questo non lo diciamo solo noi, lo disse anche il defunto Presidente della Giunta, Bionaz, in un'intervista alla Gazzetta del Popolo, pubblicata il 1° maggio del 1968, in cui egli affermava che la Cogne è nostra e d'ora innanzi la cureremo come cosa effettivamente nostra. E, proprio nel corso dell'intervista, vediamo fra le altre cose un'affermazione dell'allora Presidente Bionaz che ci pare estremamente importante, e cioè che nel Consiglio di amministrazione della Cogne vi sono 5 Valdostani e che quindi era certo che d'ora in poi, in base a queste presenze, l'interesse della Valle d'Aosta sarebbe stato tutelato. Vediamo anche che in un'intervista molto più recente, del 12 gennaio 1971, il Presidente Froio e l'Amministratore delegato Mario Einaudi, sul programma degli investimenti ebbero a dire che non esistevano preoccupazioni: il piano finanziario per 60 miliardi avrebbe consentito investimenti per 119 miliardi nel prossimo quinquennio con la creazione di oltre 3.000 nuovi posti di lavoro; abbiamo visto poi cosa che ne è venuto fuori! L'intervista continua esaminando le prospettive di sviluppo della Cogne nella Valle d'Aosta. Froio e Einaudi affermano che i Valdostani temono che la Società trascuri la Valle a favore di iniziative di altre Regioni nel Sud ed assicurano che la maggioranza delle risorse sarà destinata allo sviluppo e al potenziamento degli impianti valdostani.
Ora io mi domando qual è il rapporto privilegiato che la Cogne, cioè che la Regione avrebbe dovuto avere nei confronti dell'EGAM. Da queste dichiarazioni siamo partiti quasi per anestetizzare l'ambiente, quasi per anestetizzare la Valle d'Aosta alla scalata di un impero industriale di cui noi non abbiamo nulla da dire, se non per la parte che ci interessa. Questo impero non deve costruirsi a danno nostro e a danno dell'occupazione in Valle d'Aosta: ci troviamo a dover constatare che, mentre con il boom industriale e con i fortissimi investimenti nelle aziende siderurgiche o nelle aziende in genere vi è stato un notevole aumento di occupazione, noi abbiamo assistito a una costante diminuzione di occupazione e oggi, sembra assurdo, ci rallegriamo della stazionarietà che negli ultimi anni la Cogne ha avuto o di un qualche leggerissimo - dico "leggerissimo" - aumento. Ma noi non possiamo dimenticare qual è stata la riduzione di personale che trovava occupazione negli stabilimenti Cogne di Aosta. Noi siamo riusciti, quindi, solo a contenere il dissanguamento occupazionale nell'Azienda di Stato e questo è un discorso che ci preoccupa notevolmente. Nel 1971 avevamo promesso 3.000 posti di lavoro ed oggi siamo di fronte alla constatazione del fallimento delle promesse: non vi sono margini di credibilità nei confronti della gestione EGAM in Valle d'Aosta. I fatti sono questi: riteniamo che la Cogne sia stata il trampolino di lancio per obiettivi faraonici, riteniamo che la Cogne sia stata strumentalizzata per disegni che nulla hanno a che fare con la Valle d'Aosta e che, anzi, sono forse contro la Valle d'Aosta.
I finanziamenti, non è da escludere, così come sono stati scelti, sono stati fatti anche in funzione di pressioni politiche che riteniamo pesanti, pesantissime, però a questo punto non possiamo non constatare che la tranquillità del Presidente Andrione ha consentito che le pressioni altrui fossero più forti delle nostre e che, per noi, non fosse riservata una fetta consistente di questi finanziamenti per sviluppare, verticalizzare, cioè lavorare a valle i prodotti e non mandare via i semilavorati. Sì, è vero, abbiamo un'iniziativa a Verrès, che però è di dimensioni limitate, ed è stata costituita con l'intervento anche della Regione; è anche il trasferimento di una lavorazione che avveniva ai "sider" di Aosta, non la si può portare come esempio di un notevole impulso sul piano occupazionale della Cogne in Valle d'Aosta. Quindi la tranquillità - mi sia consentito, in termini buoni - del Presidente Andrione è un atto di accusa contro di lui: era questo il momento di intervenire e non si è intervenuti in maniera che portasse a frutti positivi, cioè i disegni dell'EGAM sono esplosi appena la Giunta Dujany è caduta.
Noi non possiamo dimenticare la necessità che la Cogne ha ancora oggi di potenziare i suoi impianti, migliorando un tipo di lavorazione che deve essere quella di portare a prodotti finiti; certo, non continuare a potenziare impianti pesanti, questo no, a noi interessa potenziare impianti che ci consentano anche di utilizzare i nostri giovani, quindi impianti tecnologicamente sviluppati di lavorazione che richiedano preparazione tecnica.
Ebbene, nella passata legislatura, abbiamo votato un ordine del giorno - e anche questo suona ironico - proprio sui problemi della Cogne. Il Consiglio, all'unanimità, il 30 dicembre del 1970 richiamava l'attenzione del Governo, dei suoi Organi e delle Assemblee parlamentari sulla grave situazione dell'occupazione in Valle, affermando, nel contempo, come politica irrinunciabile dell'Amministrazione regionale, i seguenti principi. Primo: lo sviluppo della Nazionale Cogne e il conseguente programma di investimenti, deve essere coerente e in armonia con il piano regionale di sviluppo, onde evitare, come purtroppo è spesso accaduto, che le direttrici di sviluppo della Cogne siano avulse dalla realtà valdostana. Secondo: ogni assetto definitivo della struttura dell'Azienda deve essere preventivamente discusso con le Organizzazioni Sindacali competenti e con i rappresentanti della Comunità valdostana. Questo lo affermava all'unanimità tutto il Consiglio, il 30 di dicembre 1970.
Proprio facendo riferimento a questo documento, abbiamo una lettera datata 12 febbraio 1974 del Presidente della Giunta Dujany al Presidente della Cogne, laddove si diceva, fra l'altro, che la Regione Valle d'Aosta da molti anni ha chiesto di poter procedere, insieme alla Cogne stessa, all'esame dell'intera problematica della Cogne in Valle d'Aosta e il Presidente Dujany richiamava i due principi della politica della Valle d'Aosta in rapporto ai problemi della Cogne enunciati in modo esplicito dal Consiglio regionale nell'ordine del giorno approvato il 30 dicembre 1970. La lettera continua sostenendo che "Se noi accettassimo oggi di affrontare solo l'esame di problemi circoscritti, di quelli cioè che vengono posti alla nostra attenzione, unilateralmente, secondo gli interessi o le logiche del momento, finiremmo per tradire la politica affermata dal Consiglio regionale. Finora, infatti, inutilmente abbiamo atteso una risposta alle nostre richieste di riconoscere la portata e la natura degli investimenti e dei progetti della sua Società essendo la Cogne un'Azienda pubblica, è innegabile che essa debba adattare i propri programmi a quelli più vasti di sviluppo nel contesto regionale in cui opera". La lettera così proseguiva: "Poiché da numerosi anni - ricordo, per inciso, la mia richiesta ufficiale e pubblica del gennaio 1971, rimasta senza risposta - abbiamo cercato di conoscere il programma di investimenti della sua Società e poiché non abbiamo ottenuto soddisfazione è evidente che oggi non si può porre attenzione esclusivamente al singolo problema, dimenticando il problema più complesso e generale degli investimenti e dei progetti dal cui esame deve incominciare il nostro rapporto. Pertanto Le chiedo di volermi fornire risposta a queste domande di carattere preliminare: quali sono gli investimenti riservati alla Cogne nell'ambito del piano EGAM o nell'ambito di altri programmi; che cosa intende fare la Cogne di questi finanziamenti, se effettivamente esistono, quale parte di essi intende riservare per la soluzione dei problemi connessi agli inquinamenti dell'aria e dell'acqua, a quelli della sicurezza e della salute dei lavoratori all'interno della fabbrica, a quelli della formazione professionale, a quelli dell'edilizia e dei servizi sociali. Tutti i problemi particolari, dal Quartiere Cogne alla Miniera, dalla destinazione del patrimonio aziendale alle condizioni di lavoro, devono infatti essere visti in un quadro generale atteso, per esempio, che nessun risultato hanno ottenuto sinora i nostri interventi, eseguiti a seguito di mandato del Consiglio regionale per quanto concerne il gravissimo problema dell'abbattimento dei fumi e dell'eliminazione degli inquinamenti". Poi la lettera così prosegue: "... ma noi, Regione Autonoma della Valle d'Aosta, che abbiamo giustamente l'orgoglio di procedere in maniera autonoma, sarà bene che, qualche volta, guardiamo cosa fanno le altre Regioni". Abbiamo visto la Sardegna, il cui Governo regionale ha protestato ufficialmente contro il Governo e contro l'EGAM per l'atteggiamento nei riguardi della Sardegna stessa. Abbiamo assistito anche recentemente - mi pare il 25 febbraio di quest'anno - a una richiesta del Consiglio regionale con la quale si domandava una riunione presso la Presidenza del Consiglio sui problemi della Cogne e ancor oggi questo non è avvenuto.
Abbiamo pertanto l'esigenza che la Giunta ci riferisca sulle situazioni che oggi stanno gravando sulla Valle d'Aosta. In particolare, con il nostro documento che è stato pubblicato anche sul nostro giornale, chiediamo che la Giunta assuma iniziative immediate presso il Governo, anche mediante colloqui e interventi personali del Presidente della Giunta nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro delle Partecipazioni Statali, affinché il Governo sappia che anche la Valle d'Aosta esige il ritiro dell'EGAM da attività che non rientrano nei programmi di istituto di tale Ente, come quelli della Villain-Fassio, affinché si possa recedere da questo intervento.
Chiediamo che la Giunta regionale respinga l'accordo del 7 marzo scorso con il quale l'EGAM e la Cogne si sono impegnate a mantenere l'attuale situazione sino al prossimo mese di giugno. Chiediamo che la Giunta agisca immediatamente per garantire la continuità di lavoro nelle Miniere di Cogne con un più organico e razionale sfruttamento di giacimenti, riaprendo le assunzioni ed eliminando ogni trasporto su strada del minerale. Chiediamo che la Giunta agisca immediatamente per garantire la continuità e la completa regolarità del rapporto di lavoro negli stabilimenti Cogne-EGAM in Valle d'Aosta. Chiediamo che la Giunta esiga l'attuazione immediata di quanto ripetutamente prospettato alla Cogne e all'EGAM circa l'abbattimento dei fumi, l'eliminazione di ogni inquinamento dell'aria e dell'acqua causato dagli stabilimenti Cogne e dalla Sadea... no, sbaglio, la Sadea no, un'altra fabbrica... quella dell'ossigeno. A proposito dell'abbattimento dei fumi, un dato tecnico estremamente importante è che i gas di depurazione dell'altoforno gettano, in media - sembra impossibile - due tonnellate di polvere al giorno nella nostra città.
Chiediamo pertanto che la Giunta regionale indichi con urgenza un confronto con l'EGAM, la Cogne e la Sadea, con la partecipazione del Consiglio regionale e delle Organizzazioni Sindacali, al fine di riesaminare la situazione globale per la soluzione a tempi brevi dei problemi già prospettati negli anni passati, con insistenza, sia dalla Giunta Dujany, sia dal Consiglio regionale, sia dagli altri responsabili dell'attività in Valle d'Aosta. In particolare, teniamo anche conto di alcuni aspetti che nascono dall'esigenza di porre piede alla ristrutturazione del cantiere del Quartiere Cogne, di cui se ne parla regolarmente ad ogni elezione comunale ma poi non se ne fa più niente.
Chiediamo, per terminare, che la Giunta tenga informato il Consiglio sull'andamento della situazione della Cogne e che dia notizie immediatamente allo stesso. Abbiamo necessità di avere un'attenzione costante su ciò che avviene alla Cogne e se è vero, come è vero, che la Democrazia Cristiana ha voluto questa Giunta - e il collega Ramera, Segretario regionale della D.C., ne è stato protagonista, ne siamo tutti convinti, ne abbiamo anche dato atto pubblicamente, e non soltanto noi - è altrettanto vero che, essendo egli membro del Consiglio di amministrazione della Cogne, ci pare dimostrato il nesso di collegamento fra interessi dell'EGAM e la Giunta Andrione. Abbiamo quindi necessità di chiarire queste cose.
Chiediamo pertanto al Presidente Andrione una decisa e precisa posizione e chiediamo al Consiglio una responsabile e possibilmente unanime posizione sul testo della mozione da noi proposta. Siamo disposti a confrontarci nell'interesse dei lavoratori dell'EGAM in Valle e nell'interesse della Comunità di Cogne, davanti alla quale sta la prospettiva più drammatica.
Si dà atto che dalle ore 10,45 assume la Presidenza il Vice Presidente Maria Celeste Perruchon e che dalle ore 10,50 la riassume il Presidente Severino Caveri.
Chincheré (P.C.I.) - Non crediamo possibile affrontare questo importante argomento senza fare preliminarmente lo sforzo di andare a cercare dove, come e quando è nata questa situazione, in quale ambito sociale ed economico e politico si colloca, e trovare così la strada per uscire da questo vicolo cieco che caratterizza lo sviluppo industriale della nostra Regione e dell'intero Paese.
Crediamo altresì necessario individuare con chiarezza le piccole e le grandi responsabilità o, meglio, prima le grandi e poi le piccole responsabilità di carattere politico che hanno determinato questo grave regresso industriale, condizione per individuare correttamente le vie di uscita. Lo stato della realtà industriale della Valle d'Aosta non è anomalo, la sua gravità non ha nulla da invidiare al resto del Paese ed è lo specchio fedele della situazione in cui ci troviamo e i cui termini sono: contrazione dell'occupazione, cassa integrazione, blocco delle assunzioni, crescita zero dello sviluppo economico. Ne deriva che oggi è in discussione tutto un sistema di potere, di quel potere di cui è stata protagonista la D.C. e i suoi più stretti alleati, che spesso e volentieri hanno confuso il governo della cosa pubblica con il sottogoverno, gli interessi di Partito, di correnti, di sottocorrenti, con gli interessi di ristretti strati sociali privilegiati.
L'accertata gravità della crisi economica - e non solo economica - che attraversa la società italiana ormai è un dato costante e generalizzato. Alla base di questa crisi vi è il contrasto sempre più profondo tra un Paese vivo che cambia, che vuole cambiare, che sta cambiando e che vuole andare avanti sulla strada di un profondo rinnovamento, e la direzione politica, imperniata principalmente sulla D.C., direzione politica logora, priva di idee, dell'autorità politica e morale del senso di responsabilità nazionale che sono indispensabili per fronteggiare la situazione, mobilitando le grandi energie democratiche del Popolo italiano e indicando ad esso quei traguardi nuovi che possono giustificare gli sforzi e i necessari sacrifici che oggi la situazione richiede.
L'Italia è cambiata, dicevo, è cambiata la qualità delle lotte operaie e popolari, è cresciuta la coscienza antifascista, si tratta di mutamenti profondi che tendono a spostare i generali rapporti di forza e che mettono in crisi ogni giorno di più la linea politica della D.C., i suoi collegamenti con la realtà. Il nostro Paese - e la Valle d'Aosta non fa eccezione - non può più essere governato in funzione della difesa di assurdi privilegi sacrificando le forze produttive alla conservazione di rendite, di speculazioni, di arretratezza, di fameliche corporazioni.
Non regge più un sistema di Governo che da più di 25 anni si serve della divisione - naturalmente in nome dell'Anticomunismo - fra le masse popolari per assicurare il monopolio del potere ad una ristretta oligarchia, la quale ha potuto così lottizzare lo Stato estendendo i metodi del clientelismo e del sottogoverno fino a determinare gli attuali gravissimi fenomeni di degenerazione politica e lo scandalo EGAM, di cui oggi stiamo parlando (è solo uno dei tanti). In realtà le radici della crisi italiana sono assai lontane e profonde e hanno trovato il loro terreno di coltura nel tipo di sviluppo asfittico e distorto imposto dai gruppi dominanti del capitalismo favorito dalla D.C. e dai suoi governi.
Oggi la D.C. cerca di scaricare la sua crisi di prospettive e di ideali sugli alleati di Governo, sui Sindacati e sulle masse popolari, in definitiva sul Paese intero. Bisogna sconfiggere questo tentativo, costringere la D.C. alle sue responsabilità, battere questo Partito che antepone agli interessi della collettività quelli di Partito e di potere. Da qui la necessità di una decisa svolta democratica, di una nuova direzione politica del Paese che abbia il consenso e la fiducia delle masse popolari.
Una svolta democratica non può prescindere da una nuova politica economica che noi Comunisti indichiamo nei seguenti punti: a) combattere contro l'inflazione diminuendone il tasso di accrescimento che è giunto a livelli non più sopportabili; b) diminuire il deficit della bilancia dei pagamenti del bilancio complessivo dello Stato; c) difendere i livelli di occupazione; d) salvaguardia rigorosa dei redditi più bassi; e) avviare le ormai non più indifferibili riforme (casa, scuola, sanità); f) investimenti nell'agricoltura, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle zone di montagna. Questi obiettivi possono essere raggiunti congiuntamente solo se le stesse misure urgenti di tipo congiunturale tenderanno ad elevare la produttività media del nostro sistema economico, ad avviare un nuovo tipo di sviluppo a una trasformazione dell'attuale organizzazione della società, ad eliminare sprechi e parassitismi, compresi soprattutto quelli legati alla degenerazione della vita pubblica e al sistema di potere democristiano, - e la Valle d'Aosta anche in questo senso non fa assolutamente eccezione - a cambiare, insomma, la struttura e la qualità della domanda. Il nostro Paese non uscirà fuori dalla profonda crisi economica che lo attraversa se non prevarrà una linea severa e rigorosa, ma sicuramente innovatrice, basata sulle riforme che possa portare ad un'espansione produttiva qualificata.
La classe operaia, i lavoratori, le masse popolari sono disposti a fare la loro parte, a compiere sforzi e sacrifici solo se sarà chiara la prospettiva di trasformazione e di progresso sociale verso cui si protende. Certo, siamo in una situazione in cui non è possibile soddisfare tutte le esigenze; ci sono investimenti e spese, pur necessari, che bisogna rinviare, ma per compiere le inevitabili scelte è innanzitutto essenziale aver chiaro quale via e quale tipo di sviluppo si vuole perseguire. Un nuovo sviluppo economico non può essere portato avanti se non vengono impostati in modo nuovo i rapporti tra le diverse parti dello Stato. Un decentramento reale dell'apparato statale è condizione essenziale per la rapidità, per il coordinamento e la selezione dell'intervento pubblico che non può essere più affidato ad una pesante macchina centralistica, ma deve servirsi assolutamente delle Regioni. Bisogna, in sostanza, modificare il rapporto che si è andato stabilendo tra potere politico e potere economico andando verso forme di controllo democratico sul settore pubblico dell'economia, rompendo le trame del sottogoverno e sfrondando la selva degli Enti inutili. Per rendere vincente la battaglia regionalista e autonomista occorre che fra Stato e Regioni sia al più presto stabilita quella saldatura organica, condizione per fare dell'economia un reale inscindibile momento del potere regionale. Su questa ipotesi regionalista invitiamo al confronto, in quanto le generiche battaglie contro Roma sono mistificanti, nascondono una volontà regionalista generica e impotente, soprattutto non individuano né le cause, né i responsabili politici a Roma e ad Aosta della mancata applicazione dei diritti speciali per la Valle d'Aosta.
In questo quadro trovano piena e giusta comprensione sia la situazione fallimentare dell'EGAM, provocata da un modo banditesco di condurre gli Enti pubblici, sia le proposte che noi Comunisti, e per fortuna non solo noi, facciamo. La realtà è che si mette l'industria regionale e nazionale in balia del primo incapace che passa per la strada, che ha l'unico merito di essere iscritto alla D.C. e di essere fedele vassallo di qualche feudatario democristiano che di professione, fra una cordata e l'altra, fa il capo corrente di quel Partito.
Veniamo al fatto specifico che nella sua chiarezza, da solo, prova la veridicità di quanto noi Comunisti andiamo affermando. In data 7 marzo 1973, con il n. 69 veniva promulgata dal Presidente della Repubblica la legge il cui titolo è: "Attività e disciplina dell'Ente autonomo di gestione per le Aziende minerarie metallurgiche - EGAM". Si tratta di una legge abbastanza interessante, composta da 13 articoli, che prescrive e delimita quali sono i compiti, le funzioni e il modo di operare di questo Ente di gestione. Sono passati 3 anni dalla promulgazione di questa legge e noi oggi possiamo affermare, senza timore di smentita alcuna, che tale legge non è stata assolutamente applicata; anche l'Ente di gestione autonomo delle Aziende minerarie e metallurgiche ha violato costantemente questa legge e si è mosso in direzioni tutt'altro che conformi a quanto prescriveva e lo spirito e la lettera della legge. L'unico elemento di rispetto di questa legge è stata la presentazione, nell'ottobre del 1973, da parte dell'EGAM di questo malloppo che si chiama "Piano minerario e metallurgico: programma delle attività e prospettive del settore minerario e metallurgico". Evidentemente vorremmo anche entrare nel merito di questo volume e dire quali sono - che poi è lo specchio fedele di un certo modo di comportarsi dell'EGAM - le nostre proposte per ovviare agli inconvenienti gravissimi contenuti in questo piano e confrontarci con le altre forze politiche sulle proposte per la Valle d'Aosta.
Data la nostra serietà, correttezza e responsabilità, è abitudine di noi Comunisti sottolineare sempre gli aspetti positivi che ci sono nelle cose e noi giudichiamo positivamente la presentazione da parte dell'EGAM del Piano minerario e metallurgico, anche se è avvenuto con un anno di ritardo e contiene gravi carenze. Il giudizio è positivo non solo perché con detta presentazione si adempie formalmente ad un mandato - gli articoli 7 e 8 lo prevedono espressamente - ma per la volontà che, in questo modo, viene espressa di incamminarsi verso un'utilizzazione attiva e piena delle forze regionali nella soluzione dei gravi problemi delle industrie minerarie e metallurgiche in tutte le sue molteplici articolazioni e connessioni. Viene così giustamente premiato il ruolo non solo di stimolo politico, ma anche di approfondimento tecnico, economico e sociale che le Regioni hanno in ordine alla questione mineraria che diventa progressivamente un fatto di sempre maggiore rilevanza nazionale.
Non possono comunque essere sottaciuti, in ordine a questo piano, alcuni rilievi fortemente critici. Il piano presentato, infatti, valorizza maggiormente certe impostazioni aziendalistiche e non scioglie alcuni nodi più generali che si pongono a monte degli interventi operativi degli Enti pubblici. È opportuno perciò che il Governo definisca quanto prima i propri orientamenti in ordine ai seguenti punti: 1) la strategia complessiva che esso deve seguire per garantire alle attività economiche nazionali la sicurezza degli approvvigionamenti delle materie prime e dell'energia a prezzi possibilmente costanti o, comunque, non soggetti a fluttuazioni determinate da fattori speculativi; 2) i rapporti politici di collaborazione economica e tecnica che il Governo italiano intende instaurare con il Governo dei Paesi produttori di materie prime e di fonti energetiche; 3) il complesso delle iniziative nel campo della ricerca mineraria di base e operativa, una linea strategica programmatica di interventi in tutto il settore minerario che consolidi la presenza della mano pubblica intervenendo in settori dove è carente e che dia un indirizzo di razionalizzazione con concentrazioni e specializzazioni alle attività gestite dagli Enti o Società a partecipazione statale; 4) le linee di intervento per modificare la legislazione vigente al fine di renderla più moderna e in linea con le normative esistenti negli altri Paesi della Comunità europea.
Prima di scendere nei particolari del piano è opportuno fare alcune brevi considerazioni di ordine generale su alcuni suoi aspetti che, ci sembra, non sono stati sufficientemente chiariti e senza i quali possono essere fatti, nella nostra Regione, interventi non positivi. Infatti, valutando l'economicità di un'industria mineraria e metallurgica, non si dovrà tenere conto solo della redditività di impresa ma dovranno anche essere considerati: i benefici in termini economici e sociali, derivanti dalla permanenza di un'attività che potrebbe risultare determinante per il sostegno dell'economia di importanti aree socio-economiche, e il costo che la società deve tributare all'esigenza di aver garantito l'approvvigionamento di materie prime strategiche allo sviluppo industriale. La previsione di chiusura di Miniere impone la necessità di programmare la realizzazione nell'area di industrie sostitutive che dovrebbero entrare in attività in concomitanza della chiusura della Miniera. Sarà altresì necessario prevedere, in questi casi, gli opportuni corsi di qualificazione e riqualificazione e l'inserimento dei minatori nei nuovi cicli produttivi. La programmazione di corsi di qualificazione potrà essere demandata alle Regioni, le quali dovranno ricercare le opportune intese con altre Amministrazioni Pubbliche e con le Società interessate. Questo per quanto riguarda la nostra posizione sul piano del suo complesso.
Con queste premesse risulta evidente che i contenuti dei piani presentati limitatamente alla Valle d'Aosta sono in buona parte da valutare con forti riserve. A nostro avviso non si può prescindere dalle seguenti considerazioni. L'industria mineraria e metallurgica è la principale fonte di reddito e di occupazione in Valle d'Aosta: infatti, malgrado il ridimensionamento dell'occupazione, che in questi ultimi 20 anni per la Miniera è passata da 700 a 300 unità e per la Cogne Sider da 9.500 a circa 4.500 unità, questa industria resta la spina dorsale della nostra economia regionale e base primaria per ogni serio sviluppo industriale futuro. Allo scopo di meglio valutare l'incidenza della diminuzione di occupazione offerta dall'attività mineraria e siderurgica, basti pensare che la popolazione attiva addetta a tale settore secondario è passata, nello stesso lasso di tempo, da un totale di 19.000 addetti, pari al 43,9% dell'intera popolazione attiva, a circa 15.500, pari ad un 35% scarso.
A questo proposito il piano indica una nuova politica industriale quando in realtà - e lo ricordava Pollicini, particolarmente la Sadea - non rappresenta che un decentramento di reparti già esistenti alla Cogne Sider di Aosta e, quindi, non può certo essere considerata un inizio di verticalizzazione della produzione Cogne. Questo è ancora più avvalorato dalla considerazione che l'occupazione presso tali stabilimenti non supera attualmente le 130 unità. Non va altresì sottaciuto che la Sadea è nata non solo in una situazione politica particolare, ma anche con un rilevante intervento finanziario dell'Amministrazione regionale. Per la Valle d'Aosta, sempre nel piano, non è previsto nessun piano di ricerca minerario, né di potenziamento della Miniera già esistente; anzi, si lascia intravvedere a più o meno breve termine una chiusura della Miniera di Cogne senza offrire nessuna alternativa occupazionale e nessuna riconversione degli impianti esistenti. Ciò metterebbe in crisi l'intera area socio-economica del Comune di Cogne, che non è certamente in grado di costruire da solo un'alternativa occupazionale valida.
A nostro avviso è pertanto necessario che gli interventi siano così articolati: verticalizzazione della produzione Cogne Sider al fine di una maggiore garanzia occupazionale qualificata e stabile. Tale esigenza è stata manifestata ed illustrata in modo pressante nella Conferenza mineraria nazionale da parte di tutte le Regioni e in modo del tutto particolare, come preminente, dalla Regione Valle d'Aosta. Ne consegue l'esigenza di una riqualificazione delle lavorazioni dello Stabilimento siderurgico Cogne con effettiva istituzione di lavorazioni successive all'attuale limitato ciclo siderurgico. Tali lavorazioni nelle quali si verifica un più elevato valore aggiunto fanno conseguire un'offerta occupazionale di livello specializzato e qualificato onde venga invertita l'attuale tendenza che vede progressivamente gonfiarsi la percentuale di manodopera occupata a basso livello di preparazione professionale. Con questo nuovo indirizzo si raggiungerebbe lo scopo di limitare l'esodo di personale qualificato dalla Regione e si offrirebbe, altresì, una garanzia di valida e effettiva programmazione delle attività scolastiche e di preparazione professionale esercitate dalla Regione.
Particolare cura dovrà essere dedicata al miglioramento degli ambienti di lavoro per una più efficace prevenzione e salvaguardia degli infortuni. A tale azione, tenuto conto della particolare ubicazione degli impianti Cogne in zone a forte destinazione turistica, dovrà aggiungersi l'attuazione di tutte le provvidenze che l'attuale tecnologia predispone ai fini dell'eliminazione o della fortissima riduzione dell'emissione di fumi, polveri, sostanze dannose sospese nelle acque di scarico, allo scopo di ridurre al minimo possibile gli attuali livelli di inquinamento atmosferico e di superficie e il rilevamento di dati geo-strutturali e geo-minerali in tutta la Regione, al fine di una conoscenza esatta della potenzialità della Valle d'Aosta in ordine alla produzione mineraria. La Regione deve rivendicare, a nostro avviso, che la rielaborazione della gestione del Piano minerario e metallurgico riguardante la Valle d'Aosta, veda la presenza attiva delle forze politiche regionali che, esse sole, possono verificare l'aderenza del piano stesso alle esigenze della nostra Regione.
Si rileva come lo Stato, affidando ad un Ente che nonostante la sua natura pubblica dimostra di agire in prospettive puramente aziendalistiche l'elaborazione e lo sviluppo del Piano minerario nazionale, rinuncia, in pratica, alla sua funzione di guida e di indirizzo della politica nazionale e favorisce interessi settoriali.
Occorre ancora aggiungere altre considerazioni finali che il piano EGAM, nella sua attuale struttura, suggerisce. L'EGAM si preoccupa dei soli settori in cui agiscono le sue consociate, mentre grossa parte dell'attività mineraria è gestita da altre società, sia private, sia addirittura a loro volta consociate ad altri Enti di gestione. L'organicità e la competenza di un piano che dovrebbe comprendere invece tutta l'attività nazionale del settore, nonostante le evidenti difficoltà derivanti da tradizionali posizioni di potere dei vari Enti, dovrebbe essere ricercata in una ristrutturazione di tali Enti sulle basi tecnologicamente e operativamente più organiche. Altri Enti, per esigenze diverse, compiono ricerche nel sottosuolo che, pur non raggiungendo talvolta l'obiettivo prefisso dalla ricerca, permetterebbero di riscontrare e forse raggiungere conoscenze di dati per settori diversi. Occorrerebbe, quindi, che venisse istituzionalizzato uno scambio continuo di informazioni di tal genere fra Enti di gestione che agiscono in settori diversi evitando possibili duplicati e sprechi nelle attività di ricerca. Se è importante il momento della programmazione non lo è certo da meno quello della gestione di tali programmi; anzi, talvolta è questo il momento della più seria incidenza nel tessuto socio-economico.
La Valle d'Aosta, a nostro avviso, deve confermare anche in questa sede la richiesta già avanzata all'atto della preparazione e discussione della legge sull'EGAM e cioè che, a far parte dei Consigli di amministrazione delle Società consociate, siano chiamati non più i rappresentanti dei Partiti di maggioranza o di Governo, bensì siano eletti i rappresentanti degli Enti pubblici, soprattutto in quelle Regioni dove le Società svolgono la loro principale attività. Verrebbe così assicurata l'esigenza irrinunciabile della presenza continua delle forze regionali al momento della verifica della validità dei programmi predisposti. Questo è il giudizio che noi diamo del Piano minerario e metallurgico che, anche se con un certo ritardo, arriva al momento giusto, in quanto si è dimostrato che di fatto l'EGAM procede su questo piano malgrado il parere negativo non soltanto penso della Valle d'Aosta, ma di tutte le Regioni italiane. Crediamo che sia necessario arrivare ad una svolta decisiva nel modo di gestire l'EGAM.
Evidentemente, e vengo alla nostra mozione, non possiamo sottacere anche alcuni problemi specifici che riguardano l'occupazione all'interno della Società Nazionale Cogne. All'interno della Cogne agiscono circa 40 imprese appaltatrici, esistono accordi sindacali che prevedono l'assorbimento da parte della Cogne, in caso di difficoltà occupazionale, di queste imprese all'interno degli organici stessi della Cogne, esistono leggi nazionali che impediscono o dovrebbero impedire da parte degli Enti pubblici il subappalto ad imprese private, e sono: la legge 23 ottobre 1960, n. 1349 e la legge 22 novembre 1961, n. 1192.
Noi chiediamo che, anche sui problemi più specifici dell'occupazione all'interno della Cogne, la Giunta assuma un atteggiamento chiaro di pieno appoggio alle rivendicazioni degli operai e delle loro Organizzazioni Sindacali, perché finalmente la Cogne non prosperi e non viva al di fuori delle esigenze della Valle d'Aosta, ma si sviluppi secondo quanto decide il potere politico che è rappresentato da questo Consiglio regionale.
Tonino (P.C.I.) - Oltre alle cose che sono già state dette da altri Consiglieri, io vorrei allargare il discorso alla situazione occupazionale generale della Valle d'Aosta e incomincio anch'io, naturalmente, dalla Società Nazionale Cogne.
Ci pare importante l'accordo raggiunto fra Sindacati ed EGAM sulla non riduzione dell'orario di lavoro con intervento della cassa integrazione e di tutta una serie di provvedimenti, tra cui l'impegno del mantenimento dell'attuale livello di occupazione fino al 30 settembre. Ecco, questo ci tranquillizza momentaneamente, non dimenticando però che, con il 30 settembre, tutto sarà nuovamente rimesso in discussione e purtroppo proprio nel periodo in cui, contemporaneamente, si dovrà discutere dei nuovi contratti di lavoro. Quindi il discorso sarà molto più difficile da portare avanti, ma, dicevo, a prescindere da questo accordo raggiunto che, ripeto, è importante sul piano programmatico, però, sul discorso del corretto rapporto tra Cogne e Regione, per cui la Società Nazionale Cogne, proprio perché Azienda di Stato, non dovrebbe essere estranea - e queste sono le parole che abbiamo sovente sentito dappertutto - non dovrebbe essere estraneo al futuro piano socio-economico della Valle d'Aosta, sul piano dei nuovi insediamenti, sapere quali sono gli intendimenti programmatici a lunga scadenza sul futuro della Miniera a Cogne, sul futuro di un più approfondito esame di ricerche minerarie e soprattutto sul discorso di un rapporto programmatico che deve, per forza di cose, instaurarsi fra Regione e Nazionale Cogne. Di tutte queste cose noi ne sappiamo ben poco e, non essendoci questi corretti rapporti, che tipo di piano socio-economico noi andiamo a varare non conoscendo quelle che sono le intenzioni future, ciò che vuole programmare la Nazionale Cogne?
Noi, sul nostro piano socio-economico, ipotizziamo delle zone a vocazione industriale, ma non credo che basti ipotizzarle, bisognerà poi realizzarle, e realizzarle come? Acconsentiamo, dico così, una cosa a caso, per esempio, che a Villeneuve si insedi uno Stabilimento che costruisca, non so, degli accendini o altre cose, mentre, secondo la Nazionale Cogne vi potrebbe essere l'intenzione di costruire uno Stabilimento collaterale di altro tipo. L'una o l'altra scelta può andare bene a seconda della localizzazione della zona, a seconda delle esigenze della zona, a seconda di quello che il piano prestabilisce. Quindi, mancando un costante e corretto rapporto, un minimo di seria collaborazione congiunta, rischiamo di capovolgere il significato di un piano di sviluppo dell'intera Regione. Si dice che nell'accordo raggiunto tra EGAM e Sindacati sono previsti nuovi insediamenti nel Meridione, in Sicilia, a Scafati - lo ricordava poco fa il Consigliere Pollicini - e... in Valle d'Aosta? Perché non si è sentita la Regione in proposito? Quali sono i rapporti tra Regione e Nazionale Cogne, tra Regione e EGAM? Sappiamo queste cose leggendo i giornali, si decide di insediare nuovi stabilimenti nel Meridione che possono anche andare bene per tutte le ragioni che conosciamo, che può anche voler dire un certo assestamento di equilibri nell'intero Gruppo EGAM, ma, fino a prova contraria, lo Stabilimento che, fino a pochi mesi fa, abbiamo sentito per bocca dei dirigenti della Società Nazionale Cogne avrebbe avuto un notevole sviluppo nel campo dell'acciaio speciale era lo Stabilimento della Valle d'Aosta, in cui ora si decide di ridurre la produzione! Perché allora non si vuole sentire anche e soprattutto il parere della Regione in scelte così importanti che coinvolgono direttamente il futuro della Cogne e, per conseguenza, la nostra Regione? Questi non sono quei corretti e cordiali rapporti più volte auspicati che poi in realtà vogliono dire fregarsene altamente sia delle Regioni e sia delle loro popolazioni.
Tutti d'accordo, quindi, sulla parte positiva dell'incontro EGAM-Sindacati, ma dobbiamo protestare vivacemente per il perdurare di atteggiamenti scorretti e irresponsabili nei confronti della Regione e questo, sia ben chiaro, non per colpa dei Sindacati, ma per colpa di chi non vuole che la Regione ci metta il becco anche quando si discute di problemi così importanti che riguardano il futuro della Valle d'Aosta. Questo discorso va poi allargato a tutta la situazione occupazionale della Regione: siamo in una situazione che veramente fa drizzare i capelli, non c'è più un'azienda, tolti pochi casi, che non abbia un determinato numero di operai in cassa integrazione, né conosciamo con esattezza quale sia la reale situazione di questa azienda. Ovunque si parla di una forte caduta delle ordinazioni senza però sapere come queste aziende intendono superare questa crisi che noi crediamo non trattarsi più di una delle solite crisi cicliche, ma di ben altra natura, crisi di sistema di conduzione, crisi di potere, dove alcune piccole aziende, pur con la loro buona volontà, sono costrette a rimanere chiuse dentro a un determinato modello di sviluppo oggi messo alle corde. È tutto questo sistema capitalistico ad essere messo in crisi: la sua grossa colpa è nel modo in cui non si è voluto, in questi 30 anni di mal governo, far ricorso a strategie diverse per riparare il guasto di fondo. In sintesi: non ci si è mai voluti servire della Democrazia rappresentativa per riorganizzare una ristrutturazione programmatica della nostra economia ed è abbastanza logico dover constatare amaramente come il sistema di potere della D.C. non abbia voluto fare uso delle Istituzioni per cambiare il metodo delle strutture produttive nel nostro Paese; per 25 anni abbiamo voluto fare uso della sua forza per non rischiare di uscire allo scoperto da un determinato modello capitalistico. Tralascio tutta una lunga serie di analisi che si potrebbero fare proprio attraverso la somma dei guasti di questo sistema di potere che ha determinato qualunquismo, opportunismo, pericolo per le stesse istituzioni democratiche.
Perché ho voluto fare tutto questo discorso? Qualcuno potrebbe anche dire che non c'entra nulla con la crisi industriale ed occupazionale. Perché riteniamo che il nocciolo della questione sia proprio un'analisi seria di dove si siano cacciati e questo, secondo noi, è il modo nuovo per uscire da questa crisi. Intanto le Regioni, che costituiscono la nuova base di un nuovo corretto rapporto fra istituzione democratica e società nel suo assieme, a noi pare che abbiano molte cose da dire e da fare, nel momento in cui la loro nascita è servita in parte a scoprire l'immagine che alcuni gruppi del ceto medio si erano fatti di un certo sistema di sviluppo nel senso capitalistico, ridotto oggi alle corde.
Quello che occorre fare è il non demandare agli altri quelli che sono i compiti di una Regione come la nostra, che ha tutte le carte in regola per poter creare le premesse di uno sviluppo coordinato nell'intera Regione. Occorre creare, attraverso gli strumenti che abbiamo, un nuovo rapporto corretto fra Regione e Società Nazionale Cogne, fra Regione e imprenditori privati, fra Regione e tutto il potenziale della categoria artigiana, che non deve essere punita con metodi restrittivi quali quello assunto dall'attuale Giunta Andrione sull'inasprimento del tasso di interesse. Occorre non essere chiusi nel settarismo, troppo sovente marcato nella conduzione politica; occorre aprire un dialogo costruttivo e corretto fra tutte le componenti produttive della Regione, programmando assieme il futuro della Valle d'Aosta. Uno dei primi compiti che si è posta la Regione Emilia-Romagna, all'indomani della sua nascita, è stato proprio quello di un serio coordinamento, di un minimo di programmazione attraverso un corretto rapporto continuo fra l'Ente Regione e i settori produttivi, in modo da creare le premesse di un coordinato sviluppo regionale. Da noi manca questo rapporto, anche se nati 25 anni prima delle Regioni a Statuto ordinario; abbiamo continuato con la politica del contributo senza avere, da parte del contraente, quella collaborazione reciproca di programma e di investimento necessario per tranquillizzare sia l'una che l'altra parte e in questo modo la politica dell'incentivazione alle industrie è servita spesso e sovente a far vivacchiare un certo tipo di sviluppo.
Noi diciamo che occorre cambiare e che è possibile cambiare anche di fronte ad una grave crisi come questa. La politica del contributo regionale sotto forma di mutuo sui fondi di rotazione, deve, se necessario, essere ancora più incisiva solo mediante corretti rapporti fra chi dà e chi riceve. Direi che le condizioni essenziali che dobbiamo porre alle aziende per ottenere le agevolazioni finanziarie necessarie devono passare attraverso il preciso impegno delle aziende stesse ad un corretto rapporto fra azienda beneficiaria e Regione: pretendere e subordinare l'aiuto economico all'azienda richiedente ad un minimo di programmazione per il futuro delle aziende stesse. Mancando questo presupposto, mancando questa reciproca collaborazione fra azienda e Regione, nessun contributo, secondo me, nessun incentivo dovrebbe essere elargito. Sappiamo che non è facile stabilire questi rapporti di corretta collaborazione fra azienda e Regione. Bisogna però, a nostro parere, incominciare in tale senso. Crediamo che premessa indispensabile per giungere a questo nuovo tipo di rapporto fra imprenditori privati e pubblici e l'Ente Regione sia la promozione di una o più conferenze organizzative di dibattiti a livello regionale tra operatori economici delle varie categorie e Regione con partecipazione delle Organizzazioni Sindacali e delle forze politiche, dei Comuni e delle Comunità Montane, al fine di avviare quel minimo di collaborazione e di programmazione fra imprenditori e Regione con la partecipazione attiva dei Sindacati e delle categorie interessate.
Crediamo sia indispensabile inoltre legiferare in materia di intervento finanziario nei riguardi dei settori delle Cooperative di produzione e di lavoro, oggi figlie di nessuno, come pure occorre rivedere con responsabilità l'importante ruolo che ricoprono in Valle d'Aosta le piccole aziende artigiane. Ecco, noi crediamo che se la Regione in un modo unitario sarà capace di esprimere queste necessità, di avere un minimo di conoscenza programmatica fra aziende, siano esse private o pubbliche, con l'Ente Regione, avremo davanti a noi un quadro approssimativo delle varie situazioni in conformità col piano di sviluppo. Se, invece, crediamo di intervenire e di tamponare di volta in volta situazioni di varia natura con interventi improvvisati, non faremo certamente delle cose serie e non saremo mai in grado di conoscere determinate situazioni che potrebbero essere sanate se davanti a noi avessimo quel minimo di programmazione che è strumento indispensabile per un processo socio-economico evolutivo nella Regione.
Ripeto, però, che, per portar avanti questo discorso è necessario il massimo di unità: tutti devono remare nel medesimo senso, non vi devono essere fratture profonde fra chi crede di essere più regionalista di altri. I discorsi che sentiamo nei paesi in questi giorni per la formazione delle liste elettorali fanno rabbrividire. Certi discorsi che mirano all'isolamento del nostro Partito e di altri Partiti nazionali in cui la Democrazia Cristiana sta con piacere a questo gioco non servono, a nostro avviso, a portare avanti quel discorso unitario a cui noi Comunisti tendiamo ovunque possibile per risolvere i grossi problemi che ci stanno davanti e non già il numero dei Consiglieri da inserire in lista. I problemi si risolvono se vi è una volontà politica di risolverli, se vi è unità soprattutto, non con le etichette, ma con la volontà di essere uniti per risolvere soluzioni urgenti. Se si continua invece sulla strada della divisione ben poco di serio faremo, se non quello di dividere sempre più i Valdostani e far pagare adesso il prezzo di una concessione politica che è retriva e condannabile sotto ogni punto di vista.
Venendo nuovamente al problema occupazionale e della programmazione delle aziende sia pubbliche che private, oltre alle proposte già formulate da altri Consiglieri, riteniamo che la politica del contributo a mezzo mutuo con i fondi di rotazione vada concesso e incentivato ancora maggiormente a quella gente che dimostra di voler collaborare con la Regione e con quel minimo di programmazione necessaria. Secondo: occorre legiferare in materia di contributi per incentivare la cooperazione nel settore delle cooperative di produzione di lavoro. Terzo: occorre rivedere tutta la problematica riguardante le piccole imprese artigiane. Quarto: occorre promuovere una conferenza di organizzazione fra Regione, Sindacati, Comuni, Comunità Montane, imprenditori pubblici e privati affinché gli stessi non rimangano fuori da quello che deve essere il processo di sviluppo socio-economico della nostra Regione.
Fosson (U.V.) - Io non avevo intenzione di prendere la parola su queste due mozioni, perché nel campo dell'EGAM e della Cogne in passato abbiamo espresso in quest'aula, a più riprese e molto chiaramente, quali erano gli orientamenti dell'Union Valdôtaine, ma dinanzi a certe affermazioni fatte - mi permetto di dire - con troppa leggerezza o direi quasi con incoscienza da parte di qualcuno, io mi sento in dovere di fare alcune precisazioni.
Quando il Consigliere Pollicini afferma che la tranquillità del Presidente Andrione è un atto d'accusa contro il Presidente Andrione e la sua Giunta e poi mette in relazione tutta la crisi EGAM con il momento della caduta della Giunta Dujany, io ritengo che, su questo, bisogna fermarsi un momento e ricordare, a coloro che eventualmente hanno la memoria corta, le affermazioni fatte da noi, ancora pienamente valide; affermazioni fatte da noi, responsabilmente, in quest'aula, quando eravamo in un primo tempo al Governo (e mi riallaccio al 1954), affermazioni responsabili fatte anche quando eravamo all'opposizione (e mi riferisco agli anni 1968-1969). Tali affermazioni le possiamo fare ancora tranquillamente oggi, nel 1975, ricordando a quelli che hanno la memoria corta che i passi delle nostre dichiarazioni sono consegnati a verbale senza fare assolutamente della fantasia, in modo che si possa essere il più precisi possibili.
Incominciamo col dire che non abbiamo aspettato il 1975 per portare in quest'aula i problemi della Cogne, li abbiamo portati fin dal 1954. Non sto oggi a ripetere quello che è successo allora, quando abbiamo parlato di questi problemi, perché non vorrei appesantire troppo il mio intervento. Vi rimando, quindi, a quanto è stato detto sia dall'Avvocato Caveri, sia dal sottoscritto nella seduta del 22 novembre 1969 e che ciascuno di voi può leggere attraverso il "Libro Bianco" della Cogne.
Veniamo, invece, alle cose che si riferiscono più da vicino alla situazione e alla denuncia che oggi si fa dai vari banchi sulla situazione Cogne e sulla situazione EGAM.
Noi avevamo visto il pericolo fondamentale fin dal momento della creazione dell'EGAM e ci siamo sempre battuti, in passato, per l'indipendenza della Cogne, prima verso l'IRI e poi verso l'EGAM. Io potrei dire, guardando anche qualcuno che è qui presente, che dopo la Liberazione, quando c'era di nuovo il "pericolo IRI", non tutti erano d'accordo con la posizione dell'Union Valdôtaine di combattere "l'irizzazione della Cogne", comunque in quel momento abbiamo superato quell'impasse. Devo però ricordare che, come membro della Commissione interna, ho trovato molta gente che oggi fa il difensore della Cogne e che allora si opponeva a una richiesta fondamentale, fatta da noi: che la Direzione della Cogne e la Presidenza della Società Cogne venissero trasferite ad Aosta. Questo solo per ricordare dei tempi lontani.
Veniamo ora ai problemi di produzione della Cogne. Non voglio leggervi tutto il mio intervento fatto in data 22 novembre 1969, ma alcuni passi permettetemi che ve li infligga, proprio per le ragioni che ho esposto prima, al fine di fare poi un commento insieme. Cercherò di essere il più breve possibile e di prendere dei paragrafi brevi. Parlando della situazione economica e produttiva e delle prospettive di sviluppo, facevo questa affermazione: "Dirò di più: senza naturalmente interferire nella conduzione dell'azienda, la Regione ha il diritto e il dovere di concorrere, anche in base ai compiti assegnatile dalla programmazione, all'elaborazione dei programmi di massima della Società, poiché tali programmi costituiranno sempre la base della programmazione regionale". Su questo punto, mi sembra che, attraverso la discussione fatta in Consiglio, ci fosse l'accordo praticamente di tutti i Gruppi. Più avanti affermavo: "Parlando oggi della situazione produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, noi siamo costretti a prendere in esame delle decisioni che possiamo condividere o non condividere, ma sulle quali nessun Organo regionale ha potuto esprimere preventivamente un parere, nemmeno il Comitato Regionale della Programmazione. Questa per me è la cosa più grave".
Venendo alla questione degli acciai speciali dicevamo: "Il campo degli acciai speciali, per le ragioni a cui ho fatto cenno, avrebbe dovuto essere in gran parte riservato alla Cogne dalla programmazione nazionale e, conseguentemente, avrebbero dovuto essere garantiti alla Società i finanziamenti necessari per affrontare e risolvere i vari problemi connessi a tale indirizzo produttivo, non dimenticando la possibilità di giungere, anche qui, in Valle d'Aosta, a delle lavorazioni finite a valle della Cogne, con industrie dipendenti dalla Società o collaterali, in modo da aumentare in questo senso il fatturato". C'è un nesso logico in quello che dico per quello che poi voglio concludere dopo. "L'annuncio che la Società pensa di intraprendere da sola o in partecipazione con altri Gruppi finanziari la creazione di un nuovo Stabilimento nel Sud per la fabbricazione di acciai speciali e ultra speciali per l'industria aeronautica, è la dimostrazione più lampante che, nei programmi previsti dalla Cogne, non si è tenuto e non si tiene alcun conto dei preminenti interessi della nostra Regione nell'attività di detta Società, ci si prepara, in una parola, a disinvestire dalla nostra Regione un capitale prezioso che si è formato nel tempo attraverso la formazione di maestranze qualificate, attraverso l'esperienza, attraverso mille fattori, per investirlo in altre zone". Qui facevo il rilievo che l'Avvocato Einaudi, in sede di Commissione consiliare, ebbe a dire che la Cogne pensa ad incrementare la produzione degli acciai speciali di Aosta. Oggi sentiamo che tale incremento sarà da un'altra parte perché è nell'intenzione della Società costruire un apposito Stabilimento per la produzione di acciai speciali nel Sud dell'Italia. Questa è una delle incongruenze che noi come Consiglieri regionali dobbiamo sottolineare e contro simile iniziativa ad un certo momento dovremo vedere tutto quello che è possibile fare intensificando i nostri sforzi in tale via.
Noi avevamo altre indicazioni e concludevo, dopo queste indicazioni programmatiche della Cogne che venivamo a conoscere in quel momento - parlavo dell'acquisto dell'acciaieria di Modena, della bulloneria di Monfalcone, e via dicendo - dicendo che tutto questo, a mio avviso, rappresentava un'indubbia dispersione di mezzi, un qualche cosa che ritengo sia contrario agli interessi della nostra Regione.
Più avanti, siccome il Consigliere Chincheré ha toccato tutta la questione degli Amministratori della Cogne, avevo parlato molto chiaramente anche di questo problema e, com'è mia consuetudine, avevo detto quello che pensavo concludendo in tal modo: "Non voglio risollevare delle polemiche, si tratta di una cosa abnorme che noi dobbiamo oggi evidenziare senza ombra di personalismi con il Consigliere Ramera o con gli altri Consiglieri a cui mi sono riferito. Noi dobbiamo avere il coraggio di dirle queste cose poiché è certo che verrà il giorno in cui quegli uomini che con molta disinvoltura dopo la loro nomina affermavano che la Cogne è una cosa nostra, dovranno rispondere del loro operato alla Popolazione valdostana. Essi, infatti, con la loro passività e la loro inesperienza nel ramo, indipendentemente dalla loro buona volontà, non hanno certamente potuto dare un contributo fattivo alla conduzione della Società e alla difesa degli interessi della Regione". Qui mi riferivo particolarmente a certi rappresentanti di Partiti nominati nel Consiglio di Amministrazione della Cogne, dai quali né l'Amministrazione regionale, né il Consiglio regionale, né la Giunta regionale hanno avuto una relazione sulla situazione della Cogne.
Più avanti nella conclusione dicevo: "Io sono d'accordo con chi ha affermato che il Consiglio regionale deve poter dire la sua parola sul programma della Cogne. Ho cercato di chiarire, il più brevemente possibile, che forse, su certe scelte, noi oggi siamo in ritardo per dire la nostra parola; ma ci saranno ancora altre scelte da fare. Si chiede la nostra collaborazione per avere dei finanziamenti e noi siamo perfettamente coscienti che è necessario che la Cogne abbia altri finanziamenti. Diciamo però altrettanto chiaramente che noi appoggeremo - mi sembra che il Consigliere Caveri abbia aderito anche alla proposta, fatta nella seduta antimeridiana, di costituire eventualmente una delegazione unitaria per sottoporre i problemi della Cogne ai competenti Organi dello Stato - che noi saremo d'accordo di appoggiare la concessione di questi finanziamenti, alla seguente condizione: che il Consiglio regionale non sia estraniato dalle decisioni e possa portare in seno alla Cogne la sua voce, in modo di difendere quelli che sono i preminenti interessi che noi abbiamo il dovere di difendere, cioè quelli dei lavoratori della Cogne e della popolazione della Valle d'Aosta". Questa era la conclusione del mio intervento.
Siccome oggi sono anche venute fuori giustamente le preoccupazioni per l'accordo fra il coordinamento EGAM - io non l'ho visto questo accordo - ho preso nota della volontà di istituire la Società meridionale acciai speciali a Sibari, l'acciaieria del Tirreno, l'acciaieria del Belice, la nuova Tecnocogne di Avellino.
Ora, noi avevamo messo le mani avanti, allora, nel 1969, su queste cose, e praticamente in quel momento siamo stati accusati di provincialismo. Voglio leggere un intervento di qualcuno che faceva questa accusa ai nostri interventi. Allora permettetemi che io legga un intervento a questo proposito - quasi in polemica con i nostri e con il mio - del Consigliere Germano, allora Capo Gruppo del Partito Comunista, che sosteneva: "Ormai anche le forze operaie e il Consiglio Regionale sono in grado di capire che, oggigiorno, la Società Nazionale Cogne non può più stare chiusa nel suo guscio, perché, se lo facesse, morirebbe a breve scadenza poiché tale è lo stato di sviluppo del Paese. Anche noi ci rendiamo benissimo conto che la Nazionale Cogne deve svolgere un suo ruolo nel mercato nazionale e internazionale e che questo ruolo, per la sua formazione storica ed economica, lo deve giocare sul mercato degli acciai speciali e non su altre produzioni, contando con il peso e la qualità della sua produzione specializzata. Le forze della classe operaia ed i suoi rappresentanti sono oggigiorno in grado di capire che un'impostazione di questo tipo con gli insediamenti industriali dell'ALFA-Sud e della FIAT-Sud, impone anche alla Cogne la costruzione di uno Stabilimento Cogne-Sud; anche tali forze sanno oggi andare al di là del campanilismo, perché bisogna fornire acciai speciali a queste industrie, e che, per fare questo, bisogna impiantare nuovi stabilimenti nel Sud; anche gli operai della Cogne sono oggi in grado di capire che, solo giocando questo ruolo, la Società Nazionale Cogne può sviluppare un'ulteriore lavorazione dell'acciaio in Valle d'Aosta mediante la costruzione di un nuovo Stabilimento per la lavorazione a freddo che, si dice, sorgerà nella zona di Villeneuve o Aymaville, mediante il potenziamento dei reparti ai Sider di Aosta, con relativo aumento del livello di occupazione".
Nel 1969, quando ho sentito fare questa affermazione, ho visto e ho misurato tutto il pericolo che noi avevamo di fronte, perché essa era in contrasto con quello che noi dicevamo e con l'impostazione nostra di difesa del lavoro della Cogne ad Aosta. È per questo che, ribadendo all'intervento del Consigliere Germano, prima della fine della discussione, nella seduta del 22 novembre 1969, volli fare un richiamo al Consiglio regionale del seguente tenore: "Dopo certe affermazioni che ho sentito fare in quest'aula, vorrei ancora una volta richiamare in modo particolare l'attenzione dei Consiglieri regionali su un punto che io mi ero già permesso di sottolineare nel corso del mio precedente intervento quando avevo commentato il piano di sviluppo della Cogne illustrato dal Consigliere Ramera. Ora, siccome tanto il Consigliere Germano quanto l'Assessore Milanesio, entrambi Capi Gruppo dei rispettivi Gruppi consiliari del P.C.I. e del P.S.I., nei loro successivi interventi si sono dichiarati favorevoli alla costruzione di uno Stabilimento Cogne nel Sud d'Italia per la produzione di acciai speciali e hanno dato per scontata questa iniziativa, io richiamo nuovamente l'attenzione dei Consiglieri regionali sull'iniziativa medesima, perché essa sarebbe il principio della fine per noi. Questa mia affermazione non è dettata da motivi campanilistici, ma ha soltanto lo scopo di rivendicare agli Stabilimenti Cogne di Aosta quel tipo di produzione che ha avuto la sua culla ad Aosta. Se la Cogne deve fare qualche cosa nel Sud, faccia altro che non una acciaieria per la produzione di acciai speciali. Ho ritenuto opportuno insistere su questo punto perché sarebbe un autolesionismo, da parte nostra, il lasciar passare inosservata in sede di Consiglio regionale la notizia di una simile iniziativa della Cogne". Credo che con questo brevissimo ritorno a quello che si disse nel 1969 - i Consiglieri vogliano scusarmi di questo ricordo - ma tutto questo è tranquillamente inquadrato nel problema che si ripropone oggi di nuovo al Consiglio regionale e che si ripropone ai lavoratori della Cogne.
Noi, in passato, abbiamo difeso molte volte il lavoro della Miniera di Cogne, direttamente sul posto, abbiamo sempre avuto delle assicurazioni, le abbiamo avute personalmente, le abbiamo avute come rappresentanti dei lavoratori e l'Avvocato Einaudi ha sempre detto che le ricerche sarebbero ricominciate, si sarebbe fatto un piano di ricerche; sono passati cinque, sei anni ormai e queste ricerche non sono state fatte.
Abbiamo sempre avuto delle rassicurazioni, degli inviti a rimanere tranquilli; noi non eravamo al potere in quel momento, quindi queste rassicurazioni le ha avute eventualmente la Giunta Dujany. Noi le abbiamo avute, in quel momento, come rappresentanti dei lavoratori, rassicurazioni circa la buona volontà e di non aver paura che Aosta non sarebbe mai stata dimenticata negli investimenti, che Aosta sarebbe sempre stata la "culla degli acciai speciali". Ora, però, si opera in senso completamente opposto, perché non solo si fanno stabilimenti ad Avellino, ma adesso addirittura si parla di uno Stabilimento di acciai speciali a Sibari.
Ora io ho voluto ricordare queste cose - essendo fuori dalle mie intenzioni ogni spirito di polemica - solo perché, a un certo momento, dobbiamo tutti insieme avere un minimo di serietà e non cambiare completamente il nostro atteggiamento a seconda che si sia al Governo o all'opposizione cercando, come ha fatto Pollicini, di scaricare la responsabilità sulla Giunta attuale.
Vedete che le mosse partono da molto lontano, questo disegno c'è sempre stato e noi, a suo tempo, abbiamo cercato di fare capire qual era il punto di arrivo di questo disegno. Molte volte non siamo stati presi sul serio perché, come dico, qualche volta siamo stati tacciati di essere campanilisti, certe altre volte di non vedere l'interesse generale della Nazione, del Paese. Noi non avevamo preoccupazioni di grande economia industriale della nostra Nazione, ci preoccupavamo esclusivamente, tanto quando siamo stati al Governo come quando eravamo all'opposizione, dell'economia della nostra Regione, perché ritenevamo che in questo campo potevamo dire una nostra parola, mentre certamente non siamo in grado di dirla, nel nostro Consiglio regionale, riguardo alla politica economica nazionale.
Noi abbiamo quindi la coscienza tranquilla di aver parlato molto chiaramente in Consiglio regionale e desidereremmo che tutti ne prendessero atto, che tutti insieme, collegando gli sforzi, indipendentemente da un Partito o dall'altro, da chi è al Governo o da chi è all'opposizione, si facesse un qualche cosa nella direzione di tutelare gli interessi dei lavoratori e della nostra popolazione che, in definitiva, sono interessi che noi dobbiamo difendere.
Questo è l'auspicio che io voglio trarre da quanto ho detto ed è per questo che mi sono permesso di intervenire su queste due mozioni, perché, a forza di fare della demagogia attraverso le mozioni, noi non facciamo certamente un bene ma finiamo per fare del male. Rimbocchiamoci le mani tutti insieme, cerchiamo di fare quello che è possibile, con la buona volontà di tutti.
Ramera (D.C.) - Confesso che ammiro sempre il Consigliere Pollicini per il suo ordine, per la sua documentazione, mentre io sono sempre un disordinato; sarà che non credo molto a queste discussioni, comunque sono un disordinato, per cui ho sempre un sacco di appunti e non so da dove incominciare. Pollicini è tanto bravo che viene in Consiglio con due paia di occhiali; io, invece, ho dovuto imprestarne uno perché neanche quello ho portato con me.
Comunque ci troviamo di fronte a due mozioni e, se dovessimo essere molto più sintetici di quello che siamo stati occupando l'intera seduta della mattinata, avremmo dovuto ascoltare i due presentatori. Poi, viste le proposte del Consigliere Pollicini di formulare insieme un ordine del giorno congiunto che effettivamente rispecchi la posizione concreta del Consiglio regionale e non un'accademia di oratoria più o meno buona, più o meno informata, potremmo veramente passare oltre, lasciando ad alcuni volenterosi la formazione di questo documento sul quale potrebbe convergere l'unità del Consiglio per fare veramente gli interessi e di coloro che operano nelle aziende dell'EGAM e della Regione. Tuttavia, dato che l'accademia c'è stata e forse ci sarà ancora, mi corre l'obbligo di dire alcune cose in base, appunto, a questi elementi raccolti che ho qui davanti e che forse non avranno un nesso cronologico esatto. Cercherò di essere il più breve possibile.
Innanzitutto parto dalla Bassa Valle. Io, quando si è alzato il collega Tonino, speravo, tanto per dirne una, che mi parlasse finalmente dell'Ilssa-Viola, perché in questo Consiglio - ormai sono sette anni che ne faccio parte - abbiamo sentito a più riprese affermare che la Nazionale Cogne dovrebbe, lo Stato dovrebbe, l'Azienda pubblica dovrebbe... non ho mai sentito, però, fare altrettanti discorsi sulla seconda azienda della Regione, la quale mette la gente in Cassa Integrazione tranquillamente, non prende alcuna iniziativa per verticalizzazioni della lavorazione del prodotto e quella va tutto bene, proprio perché è un'azienda privatistica.
Molto probabilmente l'amico Tonino, se si fosse interessato meglio dell'azienda a cui è tanto vicino, forse avrebbe scoperto anche i motivi delle attuali difficoltà dell'EGAM, dato che i padroni dell'Ilssa credo che ne sappiano più di me e molto più di noi su quello che è stato lo scandalo sollevato in tutta Italia con le famose sei navi della Fassio. Perché se le sei navi della Fassio sono una cosa da criticare... io qui non sono a difendere nessuno, anche se mi si è dato del "baronetto", non sono stato investito certo dal Presidente dell'EGAM, semmai dal Ministro delle Partecipazioni Statali, quindi non sono qui a difendere nessuno... è chiaro come il sole che le sei navi sono state il falso scopo di tutta un'operazione costata miliardi e miliardi di campagna pubblicitaria fatta attraverso giornali che, a parole, sono orientati a Sinistra, ma che non sono stati insensibili a svolgere una campagna in senso privatistico e di cui l'azienda vicina all'amico Tonino non è certo estranea per interessi del rame a cui è collegata. Vedete che dico parole chiare senza paura di correre certi rischi ...(voce)...
Io avrei quindi desiderato che, come si chiedono certe cose all'azienda pubblica, si abbia il coraggio di chiederle altrettanto all'azienda privata, e non si parli qui di situazioni da far drizzare i capelli, di situazioni derivanti dal sistema capitalistico instaurato dalla Democrazia Cristiana, perché l'attuale situazione economica è tale e quale in tutto il Mondo Occidentale e anche in certi Paesi dell'Est, dove tutto avrebbe dovuto essere risolto: direi che è una situazione mondiale. Inviterei a non fare della demagogia, ma a cercare di discutere qui per tutelare gli interessi della Regione, di chi opera nelle aziende e, soprattutto, di coloro che si attendono una futura occupazione.
Devo dire, invece, che il collega Pollicini è stato nel complesso molto più serio, molto più aderente alla realtà obiettiva della situazione, anche se naturalmente non si è lasciato sfuggire l'occasione della polemica per la polemica. Cogliendo al volo alcuni appunti che mi sono preso, è partito diciamo da tempi lontani per arrivare alla situazione odierna e tralascio alcuni particolari che non hanno molto interesse, tipo il trasferimento della Direzione generale ad Aosta. Infatti credo lo sappiano anche i sassi che, a un certo momento, sono intervenute e le Organizzazioni Sindacali di Torino e le forze politiche per non lasciar operare questo trasferimento. È una cosa da poco, però quando si rifà al famoso "accordo sindacale" firmato sabato scorso a Milano, egli sfrutta un momentino gli investimenti al Sud. Io vorrei dire: siamo obiettivi, noi leggiamo sempre, in tutti i giornali, che i Partiti politici e le Organizzazioni Sindacali debbono impegnarsi sempre per portare qualche cosa al Sud. Sembra quasi che tutto questo piano catastrofico che poi è stato siglato dalle Organizzazioni Sindacali sia stato voluto da Andrione e che questa EGAM abbia studiato questa strategia, non della tensione, diciamo la "strategia della demolizione" in questi tre mesi passati, ma non sia stato oggetto di studi attenti, di progettazioni, di diffusioni che avvengono da qualche anno e che quindi erano al corrente dei Democratici Popolari quando sedevano al banco del Governo e il Presidente Andrione sedeva al banco dell'opposizione. Tutto questo voi lo sapevate e, se lo sapevate, io vi chiedo perché non avete mai investito il Consiglio regionale per una protesta verso questa politica meridionalistica dell'EGAM e a tutela delle aziende che ci interessano, e cioè la Cogne e le "aziendine satelliti" della Cogne. Ora dico: tutto questo poteva essere fatto anche da voi, quindi questo passaggio nel discorso di Pollicini che io ho afferrato mi ha portato a pensare che il discorso è stato abbastanza serio, però in mezzo ha infilato alcune frecciate.
I rapporti tra Regione e Nazionale Cogne: qui io chiamo in causa allora l'amico Dujany per dire che mi sono sempre fatto promotore di questo; egli mi ha visto sempre arrivare insieme ai Dirigenti della Cogne perché questo rapporto ci fosse e questo rapporto, attualmente informativo, di discussione, continua con la nuova Giunta, almeno con il nuovo Presidente. Io ritengo che, quindi, ci si scandalizzi poi di apprendere cose che sembra quasi siano state fatte di nascosto, chissà dove, e che la Regione Valle d'Aosta non sia mai stata informata, così come circa il problema delle Miniere. Letto così, quel passaggio della mozione in cui si invita la Giunta ad assumere iniziative... e infatti lo abbiamo sentito anche da Pollicini, sembra quasi che questo termine di giugno abbia un senso elettoralistico o elettorale... ma questo lo sanno tutti, che entro giugno, semmai, la Società doveva incontrarsi nuovamente con i rappresentanti sindacali per metterli a conoscenza di quanto era oggetto dei nuovi piani per le Miniere, cioè studio, ricerche, utilizzazione degli impianti e così via. E non mi si venga a dire che non è stato assunto più nessuno alle Miniere di Cogne, perché in questi anni da me è venuta una processione di persone che lavorano alle Miniere di Cogne e vogliono scendere ad Aosta! Pollicini, tu, che lavori alla Cogne, sai benissimo che non trovi nessuno che sia oggi disponibile a lavorare nelle Miniere, semmai preferiscono tutti entrare negli Stabilimenti. Direi di più: oggi la siderurgia non è neanche più considerata azienda valida per una civiltà progredita come quella occidentale, semmai viene considerata da scaricare a Paesi meno progrediti rispetto ai Paesi Occidentali. Questo è a conoscenza di tutti.
Per ultimo, dato che si è parlato così, en passant, del piano per il Quartiere Cogne, se esso viene presentato o meno, tale piano ha avuto il suo iter con le mille difficoltà che ci sono anche da parte degli Organi amministrativi del Comune, per cui adesso esso è stato presentato dal Comune, passeranno ancora dei mesi perché adesso ci sono le elezioni, quindi non verrà esaminato. Il piano, comunque, dovrà essere discusso dalla Commissione Urbanistica; è stato elaborato, studiato da progettisti, pagato anche profumatamente, e rimane lì.
Allora che cosa rimane da dire? Rimane da dire che la situazione attuale è difficile per tutte le aziende. Io direi però che tale situazione si è sdrammatizzata con l'accordo del 12 aprile, a Milano, tra le Organizzazioni Sindacali e la controparte delle aziende. Per i prossimi sei mesi, Consigliere Tonino, questa situazione ancora drammatica... mentre in tutta Italia aziende con molta più facilità di lavorare sono andate in cassa integrazione, questo paventato pericolo qui lo abbiamo allontanato, e lo abbiamo allontanato anche perché, proprio il 1974, per la prima volta nella storia della Cogne, è stato un anno attivo: l'Azienda per la prima volta nella sua storia ha chiuso in attivo, ma subito dopo, già nell'ultimo periodo dell'anno, c'è stato il famoso "crollo del mercato" dove oggi notiamo che i piazzali dell'Azienda sono stracarichi di materiale, le vendite non si fanno e i quattrini non ci sono.
Ora noi notiamo in quest'aula che, qualunque sia il problema in discussione, bisognerebbe spendere; però, alla base di tutto, io chiedo: i quattrini come si danno e come li si ottiene? Perché se non si vende non si incassa e, se non si incassa, si corrono seri pericoli di andare in crisi, ma in crisi seria. È certamente comodo discutere - per noi, che siamo una specie di Consiglio di Amministrazione pubblica di tutta una Regione - sulle altre problematiche, quando sarebbe bene guardarci in fondo agli occhi e vedere quali sono le nostre produzioni, perché, se facessi un esame di coscienza di quello che siamo stati capaci di produrre veramente con tutto quel po' po' di bilancio che abbiamo, forse altre aziende potrebbero fare polemica e passarci ai raggi X.
Ora, dicevo, questo accordo sindacale supera le mozioni presentate, perché la mozione comunista che si preoccupa delle aziende ...(voce)... sì, d'accordo, per carità, voi avete sollevato un problema validissimo, così come io mi sono preoccupato - perché in quest'aula è facile preoccuparsi - del fatto che l'Azienda non conceda più appalti, anche a costo di rimetterci, a Società provenienti da fuori Valle, proprio per evitare che, anche se c'è un guadagno, si possano mettere in difficoltà ditte e maestranze di Società locali. Un altro aspetto: io sostengo quindi che la mozione sia superata dai tempi, non nella formulazione, perché tale questione è stata prevista nell'accordo sindacale.
La mozione dei Democratici Popolari, invece, non è superata, tanto è vero che io accetto, a nome della Democrazia Cristiana, la proposta di formulare un ordine del giorno unitario, ma vorrei che gli amici che hanno firmato la mozione capissero l'importanza del documento. Lo dico già subito: se vogliamo fare della polemica, il primo punto, quello delle iniziative da assumere "presso il Governo per costringere l'EGAM a recedere da interventi contrastanti con i fini dell'Istituto", se vogliamo possiamo lasciarlo benissimo, perché, come dico, non ho da difendere nessuno, però faccio notare che è stata installata una Commissione d'inchiesta, e lo ha ripetuto ancora avantieri il Ministro Bisaglia. Tale Commissione dovrebbe esprimere - credo in questi giorni - il suo parere definitivo su questa operazione tanto contestata. Io non ho quindi difficoltà a metterlo anche nell'ordine del giorno, però, dato che vorrei che l'ordine del giorno fosse positivo ai fini che ci prefiggiamo, direi invece di chiedere al Governo che solleciti il Ministro del Tesoro a versare quei famosi 93 miliardi del fondo di rotazione, perché - e qui devo dare atto a quanto ha affermato Pollicini - noi non dobbiamo essere le vittime di cose di cui siamo all'oscuro. Questi 93 miliardi devono essere versati, perché altrimenti si corre il rischio di mandare a pallino numerose aziende del Gruppo EGAM che non solo hanno già pressanti passivi dovuti a interessi per mutui a breve termine, ma che si troverebbero addirittura nell'impossibilità di recepire o di raccogliere denaro dalle banche, in quanto le banche, con tutta la polemica che c'è stata e con l'attuale situazione, difficilmente potrebbero concedere del denaro ad aziende di cui diciamo non si conosce la fine. Quindi io direi che nel documento deve esserci una nostra presa di posizione nei confronti del Governo perché versi questi quattrini. Per tutto il resto sono d'accordissimo, che si inviti senz'altro la Giunta a un incontro con i rappresentanti delle aziende per sapere come vanno le aziende. Io però ritengo - e l'ho già detto prima - che le aziende si siano sempre confrontate con la Regione, hanno sempre informato i Presidenti della Regione di quanto accadeva.
Vorrei finire dicendo - dato che sono stato chiamato in causa - che m'interessa anche dire, con brevissime parole, quanto nell'accordo è previsto per la Sadea di Verrès, che è un'azienda floridissima a cui, la settimana scorsa, sono stati appaltati notevoli quantità di materiale all'asta della Zecca italiana. Almeno per i prossimi tre anni la Sadea avrà lavoro assicurato e continuativo, tant'è vero che - lo dicevo scherzando - bisognerebbe anche lavorare di domenica per far fronte a questa produzione, non solo, sono stati ...(voce)... sarò io, è un trucco per aumentare la produzione, per questo sono già stati presi contatti - che appaiono anche interessanti - con le Zecche di Norvegia, Olanda, Brasile, Malta, Spagna, Mali, Portogallo e Francia; inoltre stanno per essere investiti i denari ed approvati i progetti di costruzione. Inoltre viene istituito un terzo turno nella linea dei tondelli per la Zecca, sono previsti il reparto per la produzione di barrette piatte in acciaio inossidabile per griglie e supporti e guide di fasce tubiere per generatori di vapore, di centrali termonucleari, altrettanto per raffinerie petrolchimiche... insomma, c'è un investimento previsto di circa 4 miliardi. È un'azienda, quindi, che nel giro di pochi anni potrà raggiungere il numero di 250 unità, un numero di lavoratori per un'azienda modello tipo, funzionante, che si è fatta in Bassa Valle, caso strano, senza tante orchestrazioni di Consiglio, ma che forse si è fatta in una sala vicino. L'amico Dujany si ricorda: si sono condotte le trattative seriamente, abbiamo portato a termine l'operazione nell'interesse di quella zona che tutti ci chiedevano di sollevare dal problema dell'occupazione. Tutti insieme abbiamo fatto l'operazione ...(voce)... No, beh, bravo! Questa è una bella battuta che raccolgo dall'amico Monami, però normalmente le cose più serie si fanno sempre nel silenzio delle sale particolari e non quando si deve dare prova della propria abilità o dell'accademia oratoria di fronte al pubblico che ci ascolta.
La Democrazia Cristiana darà quindi il proprio contributo - se verrà accettato da tutte le parti - per un documento unitario che contempli tutti questi punti sollevati dai Comunisti, dai Democratici Popolari e dall'Assessore Fosson, in maniera che lo stesso serva veramente per portare a termine in maniera concreta quello che noi ci siamo prefissi.
Si dà atto che dalle ore 12,12 assume la Presidenza il Vice Presidente Maria Celeste Perruchon e che dalle ore 12,17 la riassume il Presidente Severino Caveri.
Tonino (P.C.I.) - Un brevissimo e secondo intervento per chiarire meglio al Consigliere Ramera il senso dell'intervento che ho fatto in precedenza.
In precedenza ho affermato che abbiamo preso atto dell'accordo raggiunto tra EGAM e Sindacati sulla non riduzione di orario di lavoro con l'intervento della cassa integrazione e di tutta una serie di provvedimenti per mantenere l'impegno degli occupati fino al 30 settembre. Ho detto queste cose - non so se lei era presente quando sono intervenuto ...(voce del Consigliere Ramera)... ebbene, io ho detto che abbiamo preso atto di questo e poi mi pare di esser stato l'unico ad aver parlato delle industrie private ...(voci)... dove si notava una crisi generale in quasi tutte le industrie private che hanno gli operai in cassa integrazione, ivi compresa, quindi, l'Ilssa-Viola. Sono stato forse l'unico che ha parlato di "aggancio del contributo regionale" che dovrebbe essere dato alle aziende, affinché le aziende mantengano con la Regione un corretto rapporto costruttivo e di programmazione.
Mi pare quindi che tutto quanto ha detto lei non corrisponda all'intervento da me prima svolto.
Caveri (U.V.) - Bene, altri interventi?
Andrione (U.V.) - Vorrei brevemente esporre la situazione attuale in relazione ai problemi sollevati con le due mozioni. Credo sia necessario separare nettamente il problema della Cogne, azienda siderurgica, da quello della Miniera di Cogne.
Per quanto riguarda lo Stabilimento siderurgico è evidente che non possiamo accettare il principio, quale che sia la politica seguita in campo nazionale, per il quale alla Cogne non si fanno nuovi investimenti. Non crediamo - anche per il fatto che, come tutti sanno, le industrie siderurgiche richiedono investimenti estremamente pesanti, ammortizzabili in tempi lunghi - e non riteniamo che la Cogne possa avere un futuro se, fin da oggi, non vi è una programmazione specifica dei futuri compiti demandati, nel campo degli acciai speciali, alla Cogne stessa. Su questo punto ho avuto tre incontri con l'Avvocato Einaudi: vi è stata, ancora una volta, una serie di promesse e di impegnative da parte del Presidente dell'EGAM che dovranno essere formalizzate nel corrente del prossimo mese o, al più tardi, all'inizio di giugno.
L'attuale situazione della Cogne è estremamente pesante, come è già stato ricordato da altri, legata ad una crisi globale della produttività e, quindi, allo smercio di prodotti semi-definiti. La Cogne dovrebbe, dico "dovrebbe", secondo quelle che sono le previsioni di tutti gli esperti in campo mondiale, migliorare nettamente con la fine di quest'anno e rapidamente nei primi mesi del 1976. Il nostro impegno adesso è quello di riuscire a superare questo scoglio che, per quanto riguarda la siderurgia in genere, è congiunturale, anche se molto grave, così come ottenere un impegno preciso anche dalla parte politica sul futuro dello Stabilimento siderurgico di Aosta.
Per quanto riguarda invece la Miniera il discorso è più difficile e più complesso, anche perché nella numerosa serie di incontri che abbiamo avuto, presenti le Organizzazioni Sindacali e i minatori di Cogne, non abbiamo finora ottenuto informazioni tali da sapere, da poter orientare esattamente la nostra azione in funzione dell'analisi della situazione. Permangono infatti numerose contraddizioni in quelle che sono le affermazioni della Direzione dell'azienda quando si propone il passaggio del trasporto del minerale dall'attuale sistema del treno al sistema su gomma, quando si sostiene contemporaneamente che il minerale di Cogne è ancora economico a bocca di Miniera ma certamente antieconomico una volta effettuato il trasporto nei confronti del minerale che giunge via mare nei porti di Genova o di Taranto, e quando si afferma, contemporaneamente, di voler fare, sotto le pressioni della Regione, le opportune ricerche. Al tempo stesso si sa che vi sono almeno 4 milioni di tonnellate di minerale di ferro che possono essere aggiunte con lo scavo di pozzi perché, attualmente, si trovano a un livello inferiore della quota di 1014, se ricordo bene, che è l'ultima quota alla quale è giunto lo sfruttamento sino a questo momento. Di ambedue i problemi, una volta fatta questa delibazione continua con le Organizzazioni Sindacali e con la Direzione della Società, ho avuto modo di parlare venerdì scorso in maniera estremamente pressante con l'Onorevole Aldo Moro, Presidente del Consiglio dei Ministri, e spero, conformemente ai suoi impegni, di poterlo rivedere nella seconda decade di maggio proprio al fine di sbloccare, secondo noi, con l'unica maniera valida sul piano politico, la grave situazione della Cogne. Perché, nel marasma economico attuale, e con una legislazione che premia largamente tutti gli investimenti al Sud, è chiaro che qualsiasi Presidente di Ente nazionale che sia l'EGAM, che sia la Montedison, o che siano altri Enti, cercherà di arraffare la più grossa fetta di denaro messa a disposizione dallo Stato, qualche volta anche troppo generosamente, trasferendo i suoi impianti al Sud con risultati che non sempre sono stati, almeno finora, positivi.
La Giunta regionale non ritiene che questo tipo di politica, che dimentica completamente la Valle d'Aosta, che dimentica il fatto che noi non dimentichiamo invece che la Cogne è stata installata in Valle soprattutto per italianizzare la Valle stessa e che già da allora si sapeva che sarebbe stato un investimento anti-economico - perché questo non è mai stato negato da nessuno - ebbene, tenute presenti tutte queste cose, come Consiglio regionale noi crediamo di avere notevoli possibilità di pesare sulle decisioni anche di certi Enti che purtroppo in Italia si comportano come dei grandi feudatari riottosi all'autorità dello Stato.
Riprendendo quanto era già stato proposto anni fa, noi accettiamo le due mozioni presentate nella sostanza, e riproponiamo, qualora sia possibile, che una delegazione unitaria si presenti a Roma e che rappresenti, nelle più alte sedi - qui proporrei proprio alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - la situazione occupazionale della Bassa Valle, che non investe, purtroppo, soltanto le aziende dell'EGAM in questo momento. In particolare, molto brevemente, vi è il rischio che l'IMVA di Verrès vada in cassa integrazione. Ho avuto l'altro giorno l'incontro con l'Ilssa-Viola che si trova anch'essa in cattive acque e la Regione cercherà di intervenire per aiutare l'occupazione nella Bassa Valle. La situazione della Montefibre è già stata discussa in questo Consiglio. Veramente la situazione valdostana è tale da esigere sia l'impegno del Consiglio, sia un impegno nazionale per evitare che vi sia un crollo globale dell'occupazione industriale in Valle.
Su quanto è stato detto, vorrei sottolineare, riferendomi all'intervento di Chincheré, la necessità di studiare contemporaneamente per certe strutture, e in maniera pianificata, le soluzioni alternative che si dovessero rendere indispensabili. Questo è anche il cammino sul quale si è mossa finora la Giunta regionale, proponendo per giugno non una data fissa, ma proponendo ai Dirigenti della Cogne un incontro per lo studio di un piano e di un programma che essi si sono impegnati a presentare per quella data. Questo è quello che noi abbiamo cercato di fare. Non crediamo che la crisi sia esplosa in questi ultimi mesi, purtroppo si tratta di una grave carenza di molte strutture industriali in Valle, si tratta di un argomento che noi pensiamo grave anche per scelte fatte nel passato, ma che oggi dobbiamo affrontare e correggere. Abbiamo bisogno di investimenti per 15 miliardi solo per l'Ilssa-Viola, abbiamo bisogno di investimenti per numerose decine di miliardi per la Cogne, per quanto riguarda la Miniera non sappiamo ancora, non posso dire se è una questione di investimenti. Credo che Chincheré, che è venuto con me e con altri a visitare la Miniera stessa, abbia ricevuto un pochettino la stessa impressione: non sappiamo ancora se si tratta solo di una questione di investimenti o se si tratta effettivamente di una Miniera che, anche per il tipo di coltivazione adottato in questi ultimi anni, passa una brutta crisi.
Questo è quanto possiamo dire e, superando alcuni aspetti polemici, credo sia dovere della Giunta e mio personale ringraziare il Consiglio se tutti i Gruppi si affiancheranno in questa lotta dalla quale certamente dipende gran parte dell'avvenire della nostra Valle.
Caveri (U.V.) - Adesso dovremmo arrivare ad una conclusione ...(voce del Presidente Andrione)... non so, prima si è parlato di votare le due mozioni e poi viene fuori l'idea dell'ordine del giorno... bisogna decidersi tra una soluzione o l'altra.
Monami (P.C.I.) - Signor Presidente, al di là della conclusione di questo dibattito o del voto sulle due mozioni presentate o su un altro ordine del giorno che sintetizzi le due ed apra un dibattito nuovo impostando nuovamente il problema, al di là di questa decisione che prenderemo assieme, mi pare che vada ancora aggiunto qualche cosa a questo modo di dibattere i problemi nel nostro Consiglio regionale.
Vorrei incominciare con il dire al collega Ramera - mi spiace sia assente, ma lo posso fare con il collega Bordon - che la mia non era una battuta quando ho detto "sciogliamo il Consiglio regionale", voleva essere una cosa seria, perché partiva dal presupposto che questi problemi, se è vero che possono trovare concretizzazione in piccole sale, en petits Comités, non possono prescindere, secondo noi e secondo me, da un dibattito più ampio e più generale di questi problemi sulle indicazioni che debbono scaturire da questo Consiglio, indicazioni che sono apportatrici di elementi per poi concludere, se si vuole, en petits Comités.
Per concludere, come e in quale direzione il Consiglio ritiene di dover suggerire delle indicazioni? Beh, io penso che, discutendo del grosso problema della Cogne e dell'EGAM, non possiamo prescindere dalla situazione economica nazionale, una situazione grave e difficile che, secondo me, viene attenuata, credo, in questi ultimi giorni per voce di autorevoli membri del Governo, non so tanto se perché veritiera o perché rispondente ad un'esigenza elettorale di nascondere la gravità della situazione che si tende a voler sottacere o a diminuire, ma neppure questo - la situazione politica economica generale del Paese - non deve però non farci vedere o non farci cercare i guasti che stanno anche a monte di questa situazione economica. Come esempio unico dirò, riprendendo un'affermazione del Presidente della Giunta, che non è vero che la Cogne è stata creata per un processo di italianizzazione della Valle d'Aosta, perché - se la memoria non mi fa errore - le Miniere di Cogne erano sfruttate fin dai Romani; semmai è la gestione di quel complesso che produce un processo di italianizzazione della nostra Regione, non certo la creazione di uno Stabilimento in questa Valle che deve produrre la supposta italianizzazione o no di questa Valle.
Ebbene, proprio legato a questo discorso vanno esaminati alcuni elementi di fondo che stanno a monte di questa situazione e cioè, amici e Consiglieri regionali, qual è il collegamento, l'intreccio che c'è oggi fra i dirigenti politici del Partito dello Scudo Crociato con i potentati delle Aziende pubbliche. Ecco, su che cosa oggi noi dobbiamo individuare e ricercare i guasti esistenti nel nostro Paese e nelle Aziende pubbliche, senza vedere qual è la connessione dell'aiuto reciproco che si danno i politici della Democrazia Cristiana per mantenere ed estendere un certo loro potere, un certo loro regime nel nostro Paese con la collaborazione di questi potentati che sono alla ricerca e danno a questo Partito il sottobanco, il sottogoverno economico e clientelare per estendere questo loro regime politico. Ecco, se non andiamo a vedere la connessione che esiste fra queste esigenze politiche di un Partito che ha instaurato in Italia un regime e questi potentati delle industrie di Stato, difficilmente riusciremmo a capire perché queste Aziende di Stato si comportano e agiscono in questo modo. E mi pare che proprio questa mattina, per sfuggire al discorso, sia i presentatori della mozione - me lo consentano gli amici Democratici Popolari - sia soprattutto gli amici della Democrazia Cristiana, hanno eluso il punto di partenza di quella mozione, cioè da quell'episodio EGAM-Fassio su cui non sono io autorizzato a rientrare nel discorso, ma su cui gli stessi presentatori della mozione e tutti hanno sorvolato. Ebbene, noi dobbiamo avere il coraggio di dire che quell'operazione, se è fatta bene o male, se rientra negli interessi della Cogne, se è un investimento produttivo e valido economicamente e finanziariamente lo dirà probabilmente la Commissione d'inchiesta che è stata nominata. Ma perché succedono queste cose? Succedono proprio per quella famosa connessione a cui mi riferivo all'inizio. Una certa corrente politica della Democrazia Cristiana aveva l'esigenza di sottrarre ad un'altra corrente politica dello stesso Partito elementi e posizioni di potere per assumerli in proprio e si creano, quindi, attraverso le Aziende di Stato che sono sorte con la simpatia dell'opinione pubblica italiana. Quando sono sorte queste Aziende la gente ha guardato a qualcosa che mirasse non alla logica del profitto, ma alla logica dello sviluppo economico del Paese. Ci siamo invece accorti che questi sono diventati strumenti che non seguivano né la logica del profitto, né la logica dello sviluppo industriale ed economico del nostro Paese, ma quella della detenzione di un potere politico attraverso i potentati economici e attraverso i Dirigenti politici della Democrazia Cristiana. L'operazione EGAM-Fassio rientra in questa logica che è la logica stringente di coloro che, attraverso tali operazioni, mirano a consolidare e a estendere questo potere che si vedono eroso, minacciato, messo in pericolo dalle lotte della classe operaia, dalle lotte sindacali, da una marcia in avanti e dalla crescita di tutto il Paese, perché contro queste posizioni non si battono soltanto gli operai e i Sindacati, ma si battono tutte le Associazioni economiche, gli operatori economici nel nostro Paese che vedono in questa gestione una gestione pericolosa.
Se noi non prescindiamo da questa impostazione politica generale, non possiamo poi vedere anche quello che avviene all'interno della Cogne. Mi permetta il Consigliere Ramera di riprendere una sua frase, quando dice che siamo le vittime di cose di cui siamo all'oscuro. Tale dichiarazione mi dispiace, perché dimostra che prevale la mentalità della soluzione del "petit comité" e della stanza a fianco, poiché attendevamo con questo dibattito che uomini responsabili della gestione della Cogne e dell'EGAM venissero loro ad illuminarci, venissero loro a farci conoscere e a parlarci di quelle cose oscure di cui noi siamo le vittime.
Io non so se il collega Ramera è solo Presidente della Sadea, gli auguro in quella poltrona lunghi anni di seria e di prospera attività, visto che in questi due anni la Sadea ha fatto passi da gigante, anche se, scherzosamente, dicevo che è lui che alimenta il mercato nero delle monete col Giappone per far ritrovare al suo Stabilimento un motivo di esistenza. Se però Ramera, oltre ad essere Presidente della Sadea, potesse darci informazioni circa lo sviluppo della prima linea del tondello da 50 e un mero sviluppo della seconda linea del tondello da 100 o cose di questo tipo, o potesse, invece, come componente del Consiglio di Amministrazione della Cogne, venire qui e - sia pure con la sua mentalità di uomo disordinato che io comprendo e capisco, perché lo vedo con i medesimi occhi del mio disordine interiore ed esterno - dirci, sia pure in modo disordinato, quale è il contributo dei Consiglieri di Amministrazione della Cogne che, come lui, sono legati alla nostra Valle, ci illuminasse su quelle cose oscure e ci dicesse qual è il piano di sviluppo che la Cogne si propone nel prossimo quinquennio, quale è il piano di sviluppo che sta alla base delle trasformazioni tecnologiche che si fanno ancora alla Cogne... Andrei oltre: esaminando qual è la prospettiva della Cogne, è vero che fra otto o dieci anni - e la cosa è controversa - si esaurirà il filone della produzione di minerale alla Cogne? Quale sarà il tipo di ristrutturazione aziendale? Saremo in grado di affrontare fra dieci anni l'esaurimento del minerale di Cogne e avremo provveduto per una trasformazione tecnologica che preveda l'utilizzazione di rottami o di minerali provenienti dall'oltre mare? In quale modo? Con quali processi produttivi nuovi? A questo proposito formulo una domanda: il nuovo impianto di colata continua che, probabilmente, non è l'ottimo per la produzione di acciai speciali... non sono un tecnico, ma dall'età di cinque anni, direi dalla nascita, ho succhiato il latte della Cogne; certo, non ho contribuito a salvarla, modestamente non potevo, ma quelli che ne avevano i mezzi come Ramera non hanno dato certamente un contributo maggiore per salvarla... dicevo, l'impianto di colata continua che può non essere - ma può anche diventarlo - mezzo tecnologico avanzato per gli acciai speciali, quale funzione potrà assolvere davanti alle future ristrutturazioni imposte da una mancanza di produzione mineraria in Valle d'Aosta? Quando noi saremo chiamati a trasformare ancora il minerale in acciaio e a minerale mancante avremo già in dotazione una produzione di leghe e di superleghe, condizione indispensabile per la trasformazione da rottame o da altro tipo di minerale? Ecco alcuni elementi e suggerimenti che ci dovrebbero far rientrare all'interno della capacità di questo Stabilimento di realizzarsi, non come deve essere oggi e anche come deve essere domani o per far fronte ad una risolta crisi, ma come dovrà essere per far fronte ad una situazione in prospettiva della quale immagino neppure i massimi Dirigenti sappiano oggi dare una risposta.
È ovvio che questa risposta non la posso dare io, né il mio Gruppo, il Partito Comunista, anche se nelle indicazioni date nell'intervento del compagno Chincheré vi erano elementi di indicazione. Ma in che modo saranno tenuti conto? Perché questa Cogne, caro Ramera, non è di proprietà del vecchio Presidente della Giunta Dujany o del nuovo Presidente Andrione o del prossimo Presidente della Giunta - speriamo fra non molto... fra molto dici tu, fra non molto dico io... - non è di proprietà dei Presidenti, e il dibattito deve avvenire qui, e noi dobbiamo conoscere quelle cose oscure di cui non vogliamo essere vittime, collega Ramera!
L'altro punto che mi premeva mettere in evidenza era quello che può sembrare una contraddizione fra la posizione che il Partito Comunista assumeva nel 1965 per voce del suo Capo Gruppo, qui, e che nel medesimo anno assumeva in incontri sindacali con la Cogne per voce del sottoscritto sulla disponibilità per gli investimenti al Sud. Lo diremo agli elettori della Democrazia Cristiana che Ramera non è d'accordo per tali investimenti... Noi siamo d'accordo, invece, perché non è una contraddizione spostare attività industriali a Sibari, a Scafati o a Marsala. Ecco, bisogna vedere quali sono i tipi di Stabilimenti che là si creano, bisogna sapere cosa intende fare la Cogne di quegli Stabilimenti, quali sono gli sviluppi o i danni collaterali alle produzioni fondamentali della Cogne. Neanche mi stupirei e mi scandalizzerei se a Sibari, per esempio - ed è previsto, oltre che a Sibari, anche a Scafati - vi fossero due tipi di produzione di acciai speciali. Non voglio fare lezione a nessuno, ma mi pare che la capacità produttiva della Cogne nell'ambito degli acciai speciali possa ricoprire all'incirca - perdonatemi l'eventuale errore, ma Ramera dovrebbe essere in grado di correggermi, mi auguro che mi corregga - il 18% dell'esigenza nazionale, quegli acciai speciali che noi chiamiamo "acciai al carbonio e da costruzione" e che hanno una particolare proprietà: sono capaci e sufficienti per le bullonerie e lo stampaggio di un determinato tipo di nastri a caldo che sono impiegati per una particolare produzione, o quell'altro tipo di acciai speciali che noi neppure produciamo, cioè gli acciai superlegati, quelli che hanno bisogno delle superleghe che la Cogne, in questo momento, neppure produce. C'è la possibilità di differenziare questa produzione senza incidere e senza menomare la produzione della Cogne che, proprio nella direzione degli acciai speciali di cui l'Italia ha tanto bisogno, trova grossa concorrenza nella FIAT.
Ecco, avrei voluto sentirti dire questo, collega Ramera: di quella FIAT che si vede danneggiata nella produzione degli acciai speciali, di quella FIAT che si è sentita fare la guerra del rame da parte dell'EGAM ed ha scatenato tutto lo scandalo EGAM-Fassio. Come, e per contro, ci possa entrare un poco anche l'Ilssa-Viola, consentimelo: sono briciole nel deserto nel caos dell'economia italiana. Si tratta di differenziare la produzione, ma si tratta di essere d'accordo sul fatto che nel Sud si costruiscano degli Stabilimenti, se non vogliamo, ancora una volta, creare qui delle zone sommerse da una immigrazione che va alla ricerca del lavoro, per non compromettere lo sviluppo industriale, turistico, urbanistico delle nostre zone, per non congestionare ulteriormente le già congestionate zone industriali del triangolo industriale. Ecco perché noi siamo per una politica meridionalistica così intesa; ecco perché siamo favorevoli che anche il Gruppo EGAM agisca in quelle zone; certo, né a scapito, né a danno della Cogne, perché altri sono i settori che là si possono produrre. Le ferriere di Marsala possono andare bene e altre iniziative possono ancora andare bene. Quando avremo dalla Cogne queste indicazioni? Quando avremo dal collega Ramera un'approfondita relazione su questa indicazione?
Io, Consigliere regionale, se non sapessi queste cose perché vivo in mezzo alla classe operaia e perché lavoro in fabbrica, come posso sapere di questi orientamenti per poter poi dire qual è il compito che spetta alla Regione se vuol dirigere una programmazione democratica regionale? Qui, Signor Presidente, non servono solo delegazioni a Roma per discutere dei problemi della Cogne, qui c'è la necessità e l'esigenza di vedere questo strumento fondamentale di sviluppo economico che è la programmazione economica, nel quale quadro non può non agire e non si può non tenere conto di questa Cogne che non può e non deve essere confinata nella Regione autonoma della Valle d'Aosta. Prima si usava dire che non ci poteva essere una Repubblica nella Repubblica, ma in termini regionalisti, almeno in questo senso. E allora la delegazione a Roma, certo, ma anche la delegazione alla CEE!
Quali sono le garanzie che la CEE dà al nostro Paese? Quali garanzie abbiamo che la Cogne ha chiesto il finanziamento alla CEE per la ristrutturazione del Quartiere Cogne? Non sappiamo niente! Sappiamo soltanto che c'è stato - e questa può essere la violazione di un segreto d'ufficio, non lo so, sarò perseguito - un viaggio alla CEE di due Dirigenti della Nazionale Cogne che un giorno si sono presentati alla CEE con un voluminoso dossier e, dopo aver discusso con i Dirigenti di quell'Organizzazione, se ne sono ritornati via con quel dossier senza lasciarlo alla CEE perché potesse studiare i mezzi, i modi e i metodi di finanziamento! Ecco dove dobbiamo intervenire noi come Consiglio regionale, ecco dove il nostro peso deve essere determinante se abbiamo a cuore le sorti del nostro regionalismo e soprattutto della vita economica del nostro Paese! Soprattutto dobbiamo chiamare a raccolta - e lo faremo - gli operai, i lavoratori, i Sindacati e le categorie economiche perché sia spezzato questo dominio politico che la Democrazia Cristiana ha intessuto con le industrie di Stato a danno di tutto il Paese, a danno di tutta la Nazione.
Milanesio (P.S.I.) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, la discussione sulla mozione presentata dai colleghi Democratici Popolari ha registrato diversi interventi e mi pare d'aver capito che, sostanzialmente, vi è una convergenza delle forze politiche presenti in questo Consiglio - seppur con differenza di toni e di accenti - a voler intervenire con forza verso il Governo, verso il Ministero delle Partecipazioni Statali al quale l'EGAM dovrebbe rispondere, ammesso che ne risponda come non ne rispondono Cefis e la Montedison. Mi pare che si sia registrata una sostanziale identità di vedute per un intervento il più autorevole possibile e il più robusto possibile.
Io non voglio ripetere cose dette da altri Consiglieri, perché certamente la vicenda EGAM, soprattutto in riferimento al tentato acquisto della società Villain-Fassio, ha fruttato all'EGAM peggior stampa di quanto non ne avesse già in precedenza. Questo EGAM, che è stato definito da molti commentatori economici "la pattumiera delle Partecipazioni Statali" perché si è preso l'incarico di rilevare tutte quelle aziende che erano in difficoltà, ebbene, forse ha travalicato un po' da quelli che erano i compiti di istituto e ha tentato un'operazione di acquisizione di Società che non avevano e nulla hanno a che fare con l'attività istituzionale dell'EGAM stesso. Questo è stato condannato da quasi tutti i Partiti a livello nazionale, è inutile che io stia qui a ricordare quello che ha fatto il Partito Socialista, perché dovrei fare così, per essere all'altezza della situazione: qui tutti ricordano cosa hanno fatto i loro rispettivi Partiti. Basta andare a rileggere i giornali. Ecco, io voglio solo ricordare che i Consiglieri Socialisti nell'EGAM si sono dimessi per protesta e hanno aperto una crisi assieme ai Repubblicani, che erano presenti in notevoli proporzioni, rimbalzando la questione al Governo.
Io credo sia necessario, al di là delle differenze di accenti e di toni, arrivare ad una conclusione possibilmente unitaria di questo Consiglio. Mi pare che sia stata fatta una proposta in questo senso, perché il nostro peso specifico - che non è già così altissimo, purtroppo - sia almeno corroborato e trovi conforto in un'adesione - me lo auguro - unanime del Consiglio regionale su certe richieste, su certe posizioni che la Giunta o una delegazione potrà rappresentare al Ministro delle Partecipazioni Statali, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Presidente dell'EGAM.
Concordando sostanzialmente su molti interventi svoltisi questa mattina, che però non hanno aggiunto molto alla polemica giornalistica sulle vicende EGAM-Fassio, invito concretamente il Consiglio regionale a non far sì che sia solo la vuota cassa di risonanza di cose che si sostengono in altre sedi e con altri mezzi espressivi. Gradirei che il Consiglio regionale dimostrasse senso di responsabilità arrivando ad una votazione su un documento possibilmente unitario. Invito quindi le forze politiche a fare uno sforzo di questo tipo senza evidentemente abbandonare posizioni che possono essere qualificanti per certe forze politiche; ma troviamo un accordo, approviamo un documento unitario che faccia possibilmente aumentare il peso specifico del Consiglio regionale nella pressione che dovrà fare sul Governo e sull'EGAM.
Non aggiungo altro. Voglio solo dire che evidentemente la Valle d'Aosta si aspettava qualcosa dall'EGAM e l'EGAM pare che abbia dimenticato bellamente la Valle d'Aosta, che stia inseguendo sogni e manie di grandezza che nulla hanno a che fare con gli interessi dei lavoratori valdostani, ma neanche di quelli italiani. Ritengo che obbedisca semplicemente ad una logica di acquisizione di potere che è stata magnificamente illustrata in un libro da me letto nelle pause di questo Consiglio: "Razza Padrona", che consiglio di leggere a tutti i Consiglieri, perché forse avrebbero evitato di ripetere cose dette molto meglio in quel libro e in modo molto pregnante.
Einaudi voleva diventare un piccolo Cefis; non è detto che ci riesca, speriamo che non ci riesca, se non altro perché Cefis ha dato cattiva prova di sé stesso e dell'azione che ha condotto. Penso che se vi potrà essere un intervento della nostra Regione, unendolo al coro delle proteste e degli autorevoli interventi che sono stati fatti a livello nazionale da quasi tutte le forze politiche, forse servirà a qualcosa. Grazie.
Caveri (U.V.) - Sono le ore 12,59. I Consiglieri regionali sono pregati di spremere le loro meningi per arrivare al documento unitario. Rimandiamo alle 16?
Andrione (U.V.) - Chiedo scusa, sarebbe opportuno che da parte dei vari Gruppi si designasse chi partecipa alla stesura del documento unitario, così guadagniamo del tempo...
Caveri (U.V.) - Allora propongo che il Consiglio sia rimandato alle ore 16,30 e che i Capi Gruppo si trovino alle ore 16 nella Sala pre-consiliare.
Però non posso fare a meno di rilevare che in fondo questa grande discussione, partita con toni roboanti, finisce per... "desinit in piscem" si dice in latino, cioè "termina a coda di pesce", direi... come dice? Sì, ma per il momento siamo alla coda di pesce, speriamo di avere una ripresa nel pomeriggio.
Il Consiglio prende atto.
La seduta è tolta.
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La seduta termina alle ore 13,03.
