Oggetto del Consiglio n. 145 del 18 aprile 1975 - Verbale
OGGETTO N. 145/75 - COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. (BATTAGLIONE AOSTA - STABILIMENTO MONTEFIBRE DI CHÂTILLON)
Caveri (U.V.) - Do lettura di una lettera che mi è stata indirizzata dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito per la questione del Battaglione Aosta. La lettera è del 9 aprile 1975 e mi è stata consegnata venerdì scorso.
"Mi riferisco all'ordine del giorno e alla mozione approvati dal Consiglio della Regione autonoma della Valle d'Aosta, che V.S. Onorevole mi ha inviato con lettera del 19 febbraio u.s.. Entrambi i documenti interpretano e comprovano i profondi vincoli affettivi che legano la Valle agli Alpini, e in specie al Battaglione che da essa trae nome ed origini. Legami del genere, riscontrabili del resto in tutto il Paese con confortante frequenza, sono tenuti nella massima considerazione dallo Stato Maggiore dell'Esercito. Sono lieto, pertanto, di comunicare a V.S. Onorevole che i programmi di riordinamento delle Truppe Alpine, recentemente conclusi, prevedono il mantenimento in vita del Battaglione Alpini "Aosta", nella sua attuale sede. La maggior parte dei giovani di leva della Valle potrà così continuare, come per il passato, a svolgere il servizio militare in località prossime a quelle di origine".
Questa è la lettera di cui do comunicazione.
Pedrini (P.L.I.) - Soltanto anche qua molto brevemente - perché sennò iniziamo i lavori a mezzogiorno - per manifestare l'estrema soddisfazione per questa lettera che lei ha letto, soddisfazione non soltanto mia, ma, penso, di tutti coloro che si sono preoccupati del problema e di tutti i Valdostani in genere che vengono così ad essere tutelati in quello che era un loro diritto, questo sia ben chiaro. Mi pare che quanto ha letto il Presidente sia, per noi, di estrema soddisfazione. Grazie.
Lustrissy (D.P.) - Non mi sembra di poter manifestare la stessa soddisfazione, in quanto la lettera del Capo di Stato Maggiore non precisa per niente quale sarà la destinazione del Battaglione Aosta. Dai comunicati stampa e dalle notizie diffusi in questi ultimi periodi pare che le affermazioni contenute in quella lettera non corrispondano alla situazione reale, tanto è vero che il Battaglione Aosta è in fase di smobilitazione e, a quanto pare, il Corso Allievi Ufficiali verrà assorbito dal Battaglione Aosta che rimarrà solo nominalmente. Non si sa, quindi, come i giovani della Valle d'Aosta potranno prestare servizio di leva nel Battaglione Aosta così riformato se non saranno ammessi a frequentare i Corsi Allievi Ufficiali, cosa che è di pochi e non riguarda l'intero servizio di leva.
Continuiamo, pertanto, a manifestare le nostre perplessità sulle soluzioni adottate e rimaniamo in attesa degli ulteriori sviluppi della situazione assumendoci poi l'impegno di presentare al momento opportuno adeguate proposte.
Caveri (U.V.) - Altri interventi? Io non riterrei che i dubbi espressi dal Consigliere Lustrissy possano corrispondere alla realtà delle cose, perché quella lettera del Capo di Stato Maggiore mi è stata consegnata a mano da un Colonnello dello Stato Maggiore, venuto espressamente da Roma. Questo Colonnello mi ha confermato il contenuto della lettera che ho letto testé e mi ha detto che le reclute della Valle d'Aosta potranno prestare il loro servizio in Aosta, nel Battaglione Aosta. Questa è la comunicazione che mi è stata fatta verbalmente a conferma di quanto è scritto in quella lettera. Non è male, comunque, di essere vigilanti e di seguire il corso degli avvenimenti.
Se non ci sono altre osservazioni su questa lettera e su questo argomento, io darei lettura di un'altra lettera che, invece, è nettamente negativa, ed è una lettera della Montedison che risponde alla mia lettera di trasmissione dell'ordine del giorno e della mozione del Consiglio regionale. Evidentemente so che c'è stata una corrispondenza tra il Presidente della Giunta e la Direzione di tale Società, ma alla mia lettera in data 4 marzo 1975 risponde la Montedison con una lettera datata 3 aprile 1975 che è ben poco soddisfacente; anzi, per conto mio, è nettamente negativa. Do lettura della risposta inviatami dalla Montedison:
"Rispondo alla Sua comunicazione del 4 marzo 1974, inviata al Presidente della Montedison, in riferimento allo Stabilimento Montefibre di Châtillon. Nell'esprimere l'apprezzamento della Società per l'attento impegno con cui il Consiglio regionale segue la problematica relativa allo Stabilimento in questione, ritengo mio dovere precisarle che quanto sta avvenendo in Piemonte ed in Val d'Aosta non risponde ad una logica di disimpegno del Gruppo, ma si giustifica in ragione della nuova situazione verificatasi nel settore fibre. Nel corso dell'ultimo anno, infatti, nel quadro della generale recessione dell'economia, si è registrata, in modo specifico, una grave caduta di domanda per quanto riguarda i tessili. La congiuntura ha dimostrato una volta di più, che anche il mercato delle fibre è vincolato, dal punto di vista economico e tecnologico, alla realizzazione di monoproduzioni altamente specializzate e tecnicamente avanzate, concentrate in impianti di dimensioni tali da consentire il conseguimento di elevate economie di scala ed un livello di produttività tale da garantire la competitività nel mercato internazionale. In tali condizioni la mancata erogazione dei fondi della 464 e l'ulteriore espansione di capacità produttive eccedentarie sul piano interno ed internazionale hanno modificato radicalmente la convenienza e l'economicità degli impianti sostitutivi programmati nell'area piemontese. Si è resa quindi necessaria la riconsiderazione di un programma, ormai inattuabile, per motivi completamente estranei alla volontà della Montedison, a meno di non volere ricreare nel medio periodo, nuovi punti di crisi. Nella speranza...", eccetera.
Questa è la lettera. La Commissione speciale per lo Stabilimento Montefibre di Châtillon, che è composta dai Consiglieri Bordon, Dujany, Fosson, Marcoz, Milanesio, Pedrini e Tonino, è convocata per mercoledì prossimo.
Se non vi sono interventi su questo argomento, passiamo alla trattazione dell'ordine del giorno.
Il Consiglio prende atto.
